Simbolismo

Una rappresentazione russa del XIX secolo della Grande meretrice seduta sulla bestia a sette teste

Alcuni, come lo scrittore Richard Coombes[15] pensano che la Statua della Libertà abbia significative somiglianze con la Grande prostituta biblica. Innanzitutto è stata modellata sulla dea romana Libertas, che si suppone derivi dalla divinità babilonese Ishtar, il cui culto promuoveva la completa libertà personale e uno stile di vita edonistico e disinibito. La caratteristica di sedere su molte acque, inoltre, potrebbe attagliarsi tanto agli Stati Uniti, che si estendono dal Pacifico all'Atlantico, quanto alla Statua stessa, la cui corona rappresenta i sette oceani e continenti del mondo[16]. https://it.wikipedia.org/wiki/Babilonia_la_Grande




Dipinto tibetano del XVI secolo che rappresenta Śambhala, conservato presso il Rubin Museum of Art di New York
Pubblico dominio
File:Śambhala map.jpg

Il toponimo "Śambhala" ha origine nella tradizione hindū dove, nel Mahābhārata e in alcuni Purāṇa, indica un villaggio di brahmani, collocato in luogo imprecisato, nel quale, secondo le profezie lì riportate, alla fine di questa èra oscura detta del kali-yuga nascerà l'ultimo avatāra di Viṣṇu, Kalki, al fine di ristabilire la giustizia e il dominio dei brahmani[2].https://it.wikipedia.org/wiki/Śambhala

Maahes
Statuetta in bronzo di un dio dalla testa di leone, con la corona atef in capo e un coltello in mano. Periodo tolemaico.

«Maahes il potente farà uscire un leone verso i figli di Maahes con l'ordine di riportarli a me: le anime del dio, le anime dell'uomo, le anime dell'oltretomba, le anime dell'orizzonte, gli spiriti, i morti, così che oggi mi dicano la verità riguardo a ciò su cui sto indagando.»
(Papiro Magico di Londra e Leida[1])

Maahes (talvolta anche Mihos, Miysis, Mios, Maihes o Mahes[2], in greco: Μαχές, Μιχός, Μίυσις, Μίος o Μάιχες)[3] è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Era un dio della guerra[4], dalla testa di leone, e il suo nome significa "Colui che è davvero al suo (di lei) fianco": cioè al fianco di Maat, dea dell'ordine della verità, che Maahes proteggeva con la forza[2]. Era venerato come figlio del dio-creatore Ptah e di una dea felina della quale condivideva la natura: nel Basso Egitto era ritenuta Bastet, mentre nell'Alto Egitto sua madre era Sekhmet, dea-leonessa strettamente legata alla guerra, in evidente analogia con lui

Image: http://collections.lacma.org/sites/default/files/remote_images/piction/ma-31946303-O3.jpg Gallery: http://collections.lacma.org/node/245684 copia archiviata su Wayback Machine(archiviato il 21 gennaio 2019) https://it.wikipedia.org/wiki/Maahes#/media/File:Figurine_of_a_Lion_Headed_Deity_Holding_Knife_LACMA_M.80.203.107_(1_of_2).jpg

https://it.wikipedia.org/wiki/Maahes
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Quando... la fine dell’Età Kali sarà prossima, una parte di quell’Essere Divino che esiste per la propria natura spirituale (Kalkî Avatâra) ….discenderà sulla Terra....dotato delle otto facoltà superumane... Egli ristabilirà la giustizia sulla terra; e la mente di coloro che vivranno alla fine del Kali Yuga sarà risvegliata e resa trasparente come il cristallo. Gli uomini così trasformati... saranno il seme di esseri umani e daranno origine ad una razza che seguirà le leggi dell’Età Krita (o Età della Purezza). Poiché è detto: “Quando il Sole e la Luna e (l’Asterismo Lunare) Tishya, ed il pianeta Giove saranno in una medesima casa, l’Età Krita (o Satya) ritornerà…..
http://fuoridimatrix.blogspot.com/2017/06/vishnu-purana-cenni-profetici-maytreya.html?fbclid=IwAR16HOPfRQ-D54YxP9aC6mPppsWdAUyZp4whq-j-eEPXUu-ZSOxUfYcKhh4

Nel buddismo di scuola Kalachakra egli è invece noto come Kulika, e sarà re di Shamballa, il leggendario regno che sarà fondato quando tutta l'umanità sarà illuminata.
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Immagine; Kalki Avatar by Raja Ravi Varma
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Cavalcata delle valchirie, illustrazione del 1809

John Charles Dollman
- Guerber, H. A. (Hélène Adeline) (1909). Myths of the Norsemen from the Eddas and Sagas. London : Harrap. This illustration facing page 176. Digitized by the Internet Archive and available fromhttps://archive.org/details/mythsofthenorsem00gueruoft Some simple image processing by User:Haukurth.

The Ride of the Valkyrs (the title given to the work in the list of illustrations on page vii).


Nella mitologia norrena una valchiria è un essere femminile al servizio di Odino che decide chi in battaglia può morire o sopravvivere. Dopo aver scelto i caduti in battaglia, le valchirie portano una parte dei loro prescelti al Valhalla, la sala dell'aldilà dei guerrieri governata da Odino e la restante parte al campo Fólkvangr, presieduto dalla dea Hela. Lì i guerrieri diventano Einherjar; quando essi non si stanno preparando alla grande battaglia finale di Ragnarǫk, dove combatteranno insieme ad Odino, le valchirie portano loro dell'idromele. Le valchirie talvolta appaiono come amanti di eroi e mortali e qui sono descritte come figlie di regali spesso accompagnate da corvi e a volte con cavalli o cigni.
Le valchirie sono attestate nell'Edda poetica, una raccolta di poemi composti nel XIII secolo derivanti da fonti tradizionali anteriori: L'Edda in prosa, l'Heimskringla di Snorri Sturluson e la Njáls saga ossia una delle Saghe degli Islandesi. Appaiono anche nei componimenti degli scaldi, in una formula magica del XIV secolo e in varie iscrizioni runiche.I termini di antico inglese wælcyrge e wælcyrie sono presenti in numerosi manoscritti di antico inglese; gli studiosi hanno indagato se compaiono nell'antico inglese per mediazione dell'influenza norrena, o riflettono una tradizione natia nel paganesimo anglosassone. Le ipotesi degli studiosi si basano sulla relazione tra valchirie, Norne e Dísir tutte figure mitologiche legate al fato.

 Valchirie, dipinto di Peter Nicolai Arbo, 1869 
La parola valchiria deriva dal norreno valkyrja (plurale valkyrjur) che è formata da due parole: il sostantivo vain (i guerrieri caduti in battaglia) e il verbo kjósa (scegliere). Valchiria dunque significa colei che sceglie i guerrieri caduti in battaglia. La parola norrena valkyirja è analoga all'antico inglese wælcyrge.[1] Altri termini per valchiria includono óskmey (norreno "vergine desiderabile"), che compare nel poema Oddrúnargrátr e Óðins meyjar (in norreno: "vergini di Odino"), nel Nafnaþulur. Óskmey potrebbe riferirsi al nome di Odino Óski (in norreno, col significato di "realizzatrice di
auspicio"), in riferimento al fatto che Odino riceve i guerrieri caduti nel Valhalla.[2]

Descrizione
Nell'arte moderna le valchirie sono dipinte come graziose ragazze armate sopra cavalli alati, con elmo e lancia, tuttavia nell'inglese antico "valkyrie horse" era un sinonimo di lupo. Piuttosto che i cavalli alati, le loro cavalcature erano i branchi di lupi che frequentavano i cadaveri dei guerrieri morti in battaglia.
Dal momento che il lupo era la cavalcatura della valchiria, la valchiria stessa appariva simile ad un corvo e volava sopra i campi di battaglia per scegliere i corpi. Così, i branchi di lupi e i corvi che spazzavano un campo dopo una battaglia potevano essere stati visti come mezzo per la scelta degli eroi.
Le valchirie sono così citate al verso 30 della Vǫluspá:

(NON)
«Sá hon valkyriur
vítt of komnar,
görvar at ríða
til Goðþióðar.
Skuld helt skildi,
en Skögul önnur,
Gunnr, Hildr, Göndul
ok Geirskögul;
nú eru talðar
nönnur Herians,
görvar at ríða
grund valkyriur.» (


IT)
«Vide, lei, le Valchirie
venire da lontano,
pronte a cavalcare
verso il popolo dei Goti.
Skuld teneva lo scudo,
seconda era Skögul,
Gunnr, Hildr, Göndul
e Geirskögul.
Ora ho elencato
le fanciulle di Heriann,
pronte a cavalcare
la terra, le Valchirie.»

Odino entra nel Valhalla in groppa a Sleipnir attorniato dalle valchirie che reggono corni in mano. Particolare della Pietra Tjängvide, manufatto di era vichinga.

Molte valchirie appaiono con caratteri principali in alcuni miti:
Þrúðr (figlia di Thor e Sif)
Hnoss figlia di Freia e Óðr, nel poema Gylfaginning, la si definisce la "più bella", tale che il suo nome significa gioiello.

Altre Valchirie sono quelle del ciclo di Richard Wagner Der Ring des Nibelungen, citate nella prima giornata Die Walküre:
Silvia
Siegrune
Rossweisse
Helmwige
Schwertleite
Grimgerde
Gerhilde
Ortlinde
Waltraute
Le valchirie in un dipinto di WIlliam T. Maud
Sono in totale nove, figlie di Wotan (Odino) ed Erda (figura creata da Wagner sulla base della Gea greca). Tra queste, la più importante è Brünnhilde, che incarna la volontà stessa del padre e che, compiendo questa, viene punita per aver disubbidito ad un ordine impostole controvoglia da Wotan. Addormentata, verrà svegliata da Siegfried nell'omonima giornata, per poi diventare essenziale nello svolgimento dell'ultima giornata, Götterdämmerung

Note
^ Byock (2005:142–143).
^ Simek (2007:254 and 349).
Bibliografia
Andrén, A.; Jennbert, K.; Raudvere, C. (2006) "Old Norse Religion: Some Problems and Prospects" in Old Norse Religion in Long Term Perspectives: Origins, Changes and Interactions, an International Conference in Lund, Sweden, 3–7 June 2004. Nordic Academic Press. ISBN 91-89116-81-X
Byock, Jesse (Trans.) (2006). The Prose Edda. Penguin Classics. ISBN 0-14-044755-5
Davidson, Hilda Roderick Ellis (1990). Gods and Myths of Northern Europe. Penguin Books. ISBN 0-14-013627-4
Dobat, Siegfried Andres (2006). "Bridging mythology and belief: Viking Age functional culture as a reflection of the belief in divine intervention" in Andren, A.; Jennbert, K.; Raudvere, C. Old Norse Religion in Long Term Perspectives: Origins, Changes and Interactions, an International Conference in Lund, Sweden, 3–7 June 2004. Nordic Academic Press. ISBN 91-89116-81-X
Faulkes, Anthony (Trans.) (1995). Edda. Everyman. ISBN 0-460-87616-3
Greenfield, Stanley B.; Calder, Daniel Gillmore; Lapidge, Michael (1996). A New Critical History of Old English Literature. New York University Press. ISBN 0-8147-3088-4
Grimm, Jacob (1882) translated by James Steven Stallybrass. Teutonic Mythology: Translated from the Fourth Edition with Notes and Appendix by James Stallybrass. Volume I. London: George Bell and Sons.
Kennedy, Maev (2013). "Flight of the valkyrie: the Viking figurine that's heading for Britain". Theguardian.com, Monday 4 March 2013. Online: [1]
Hollander, Lee Milton (Trans.) (2007). Heimskringla: History of the Kings of Norway. University of Texas Press. ISBN 978-0-292-73061-8
Finnur Jónsson (1973). Den Norsk-Islandske Skjaldedigtning. Rosenkilde og Bagger. (DA)
Larrington, Carolyne (Trans.) (1999). The Poetic Edda. Oxford World's Classics. ISBN 0-19-283946-2
Lindow, John (2001). Norse Mythology: A Guide to the Gods, Heroes, Rituals and Beliefs. Oxford University Press. ISBN 0-19-515382-0
MacLeod, Mindy; Mees, Bernard (2006). Runic Amulets and Magic Objects. Boydell Press. ISBN 1-84383-205-4
Näsström, Britt-Mari (1999). "Freyja: The Trivalent Goddess" in Sand, Reenberg Erik; Sørensen, Jørgen Podemann (1999). Comparative Studies in History of Religions: Their Aim, Scrope and Validity. Museum Tusculanum Press. ISBN 87-7289-533-0
North, Richard (1997). Heathen Gods in Old English Literature. Cambridge University Press. ISBN 0-521-55183-8
Orchard, Andy (1997). Dictionary of Norse Myth and Legend. Cassell. ISBN 0-304-34520-2
Orel, Vladimir (2003). A Handbook of Germanic Etymology. Brill. ISBN 9004128751
Simek, Rudolf (2007) translated by Angela Hall. Dictionary of Northern Mythology. D.S. Brewer ISBN 0-85991-513-1
Wessén, Elias; Sven B.F. Jansson (1953–58). Sveriges runinskrifter: IX. Upplands runinskrifter del 4. Stockholm: Kungl. Vitterhets Historie och Antikvitets Akademien. ISSN 0562-8016 (SV)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Valchiria



Hel. Illustrazione di Johannes Gehrts, (1889).

Hel- Hella-Hela (divinità)

Il regno di Hel è omonimo alla dea: è un luogo gelido al quale si accede attraverso la grande caverna Gnipahellir custodita dal feroce segugio Garmr. Superata la caverna, i defunti attraversano il fiume Gjöll sopra un ponte d'oro custodito dalla gigantessa Móðguðr. Reggia di Hel è il palazzo Éljúðnir nel quale vengono accolte le anime. In un luogo separato, detto Náströnd, le anime degli assassini e dei traditori vengono privati delle unghie allo scopo di costruire la nave Naglfar (Nave di Unghie) sulla quale i morti torneranno per combattere nel giorno del Ragnarǫk.

Hel ha due servitori: Ganglati (pigro), Ganglöt (sciatta).

Hel esce raramente sulla terra, ma quando lo fa porta sventura e malattia: passa per le strade e nei villaggi e la gente si ammala all'improvviso. Se spazza la strada con un rastrello vi saranno sopravvissuti, se invece ha una scopa moriranno tutti.

Hel viene descritta come una donna in qualche modo duplice: con metà viso nero o cadaverico e l'altra metà normale. Questo potrebbe rispecchiare l'iter della sua figura nella mitologia. Nei tempi più antichi, infatti, Hel fu la grande madre dea terra, che sfama gli affamati e dà loro ristoro, ma successivamente divenne molto simile ad un Plutone femminile e il suo regno divenne paragonabile all'Ade greco. Alcuni tratti della dea hanno suggerito a diversi studiosi di metterla in relazione, assimilandola con Parvati-Kālī oppure con Persefone o ancora con Ecate.

Sempre in riferimento alla figura della morte impersonata da una creatura di genere femminile Davidson, in uno studio del 1998, sostiene che "...una dea della morte che rappresenta gli orrori della macellazione e di degrado è qualcosa di ben conosciuto altrove, la figura di Kali... [Essa] è terrificante in apparenza, nero o scuro. Colore, di solito nudo, ornato con teste mozzate o braccia o i cadaveri dei bambini, le labbra imbrattato di sangue. Lei ossessiona il terreno di battaglia o la cremazione di cadaveri [...] Con tutto ciò che è il destinatario della devozione ardente da innumerevoli devoti che il suo approccio come La Madre [...]" 




L'asteroide Apophis è stato scoperto dagli astronomi del Kitt Peak National Observatory, in Arizona, nel giugno 2004; nello stesso anno, un gruppo di scienziati australiani riuscì a rintracciare l'asteroide, affermando c'erano il 2,7% delle possibilità che colpisse la Terra.

Nell'immagine seguente, Il gigantesco serpente Apopi tenuto a bada dal dio Atum. Illustrazione al Libro delle Porte che si dipana sulle pareti della tomba di Ramses I (KV16), Valle dei Re[1]. Apopi è raffigurato mentre si avvolge su sé stesso 12 volte, a simboleggiare le 12 Ore notturne, durante le quali il sole (Atum era divinità solare) doveva lottare per risorgere al mattino[2].

Egitto
Apophis Apopi

Apopi (anche Apofi; in greco antico: Ἄποφις, Apophis) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, incarnazione della tenebra, del male e del Caos (Isfet, Asfet nella lingua egizia) e antitesi della dea Maat, che rappresentava l'ordine e la verità. Veniva raffigurato come un gigantesco serpente[3][4]. La prima menzione di Apopi risale alla VIII dinastia; venne particolarmente onorato nei nomi del faraone Apopi[5] della XIV dinastia e del faraone hyksos Ipepi (o Apopi)[6][7].




Stampi rinvenuti nella valle dell'Indo British Museum. Nell'angolo in alto a destra il simbolo dela svastica.


René Guénon
Il Re del Mondo

IX - L’«Omphalos» e i betili

Stando a quel che riferisce Ossendowski, il «Re del Mondo», in tempi lontani, apparve più volte in India e nel Siam «benedicendo il popolo con una mela d’oro sormontata da un agnello»; questo particolare assume tutta la sua importanza se lo si accosta a quanto dice Saint-Yves del «Ciclo dell’Agnello e dell’Ariete»[1]. D’altra parte, e questo è ancora più notevole, nella simbolica cristiana esistono innumerevoli rappresentazioni dell’Agnello su una montagna dalla quale scendono quattro fiumi che sono evidentemente identici ai quattro fiumi del Paradiso terrestre[2]. Abbiamo detto prima che l’Agarttha, anteriormente all’inizio del Kali-Yuga, portava un altro nome; tale nome era Paradêsha, che in sanscrito significa «Contrada suprema», e ciò si adatta bene al centro spirituale per eccellenza, designato anche come il «Cuore del Mondo»; da questa parola i Caldei hanno tratto Pardes e gli Occidentali Paradiso. 


                                    



Il suono dell'essenza è chiamato dai Sufi “Saute Surmad”, che significa: “l'intero universo ne è pervaso.” I Sufi chiamano il suono fondamentale “Saute Surmad”, la nota che riempie il cosmo. 
Le frequenze di questo suono sono troppo sottili per essere viste con gli occhi o udite con le orecchie...Fu il “Saute Surmad”, la nota dell'essenza che Maometto percepì quando ricevette l'illuminazione nella grotta di Gare Hira. Anche il Corano conosce il suono il cui significato è “Sia fatto...”. Mosè udi il medesimo suono sul monte Sinai durante la sua unione con Dio, lo stesso vale per Gesù quando nel deserto si unì al padre celeste. Shiva udi lo stesso “Anahad Nada” nel suo Samadhi nelle grotte dell'Himalaya. Il flauto di Krishna è il simbolo di questo suono. 
E' il suono sorgente di tutta la manifestazione, che i Maestri ricevono da dentro...”Colui che conosce il mistero del suono conosce il mistero dell'intero universo”.

Hazrat Inayat Kahn




                                               

Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi.
Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S. Giovanni e San Michele, feste istituite dagli Iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell'universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione.
L'invio di tali forze è organizzato e regolato da grandi spiriti che hanno ai loro ordini molti altri spiriti di minore importanza, incaricati di distribuire le energie sulla superficie del pianeta. Una moltitudine di spiriti si dedica a questa attività. Non bisogna pensare che, in natura, tutto si produca meccanicamente; non è così, ogni cambiamento è dovuto all'opera di entità incaricate di occuparsi dei minerali o dei vegetali, degli animali o degli uomini.

Il 21 settembre ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.
I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l'essere umano.
Come il frutto si separa dall'albero e il seme dal frutto, l'anima si separa dal corpo.
Il corpo corrisponde all'involucro e l'anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l'uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.

E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: «Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità». Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l'autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l'Arcangelo Michele viene a separare l'anima dal corpo, così l'Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L'Arcangelo Michele separa l'anima dal corpo perché l'anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.
La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall'Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l'apprendere a separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento.

Le forze presiedute dall'Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L'arte di separare i contrari è la più difficile che ci sia; ed è in natura che gli Iniziati si sono istruiti in quest'arte. Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?

Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall'Arcangelo Michele.
Sarà l'Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un'immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E' lui quello di cui si dice che... seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell'umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l'Arcangelo Michele è in grado di vincere quest'egregora.
Con l'aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perchè dobbiamo collegarci all'Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perchè non partecipare a quell'evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell'Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell'Angelo del fuoco. Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà !





                                    

 Archeometra, dal greco il suo significato è misura del Principio, è il monumento più ammirevole, nel campo dell'Esoterismo, che sia mai stato elevato alla gloria del Verbo Universale.

È uno strumento sintetico applicabile a tutte le manifestazioni del Verbo, che permette di ricondurre tutte al loro Principio comune e di rendersi conto del posto che esse occupano nell'Armonia Universale; è in una parola un relatore ciclico, codice cosmogonico di alti studi religiosi, scientifici e artistici.
Niente nell'Archeometra è arbitrario: i diversi elementi vi si trovano posti in modo rigorosamente matematico...
La sintesi che esso comporta non può essere espressa in un sistema qualsiasi che sarebbe necessariamente una formula chiusa.
È una chiave sintetica che permette di determinare il valore intrinseco di ogni sistema filosofico, scientifico o religioso e di riallacciarlo all'Albero universale della Scienza o della Tradizione.
La base numerica dell'Archeometra è il duodenario, sebbene questo duodenario sia generato da un ternario.
Esso è composto da diverse zone concentriche di corrispondenti che mostrano i rispettivi rapporti dei colori, dei pianeti, dei segni zodiacali, delle note musicali, dei caratteri alfabetici e infine, dei numeri.
La parte centrale della figura rappresenta quattro triangoli equilateri intrecciati inscritti in un cerchio, e formano dodici vertici o punti ad ognuno corrisponde un determinato colore.
Al primo triangolo corrispondono i tre colori fondamentali così disposti: il giallo al vertice, il blu a destra della base e il rosso a sinistra.
Al secondo triangolo capovolto corrispondono i tre colori intermediari formati dal miscuglio dei colori fondamentali due a due e così distribuiti: il violetto (rosso + blu), al vertice; l'arancione (rosso +giallo) a sinistra; infine a destra il verde (giallo+blu).
Negli altri due triangoli disposti ugualmente in modo simmetrico rispetto ai primi due e i cui vertici occupano i punti mediani, corrispondono altri colori intermediari sempre prodotti dalla mescolanza, due a due di colori immediatamente vicini.
Al centro c'è il bianco, sintesi di tutti i colori; è la regione dell'Unità principiale.
Al di fuori dei diversi cerchi che costituiscono l'Archeometra è presupposto il nero che è l'assenza di ogni luce e di conseguenza di ogni colore: è la regione delle Tenebre Esteriori.
I quattro triangoli di cui parliamo sono quelli dei quattro elementi: il primo, il cui vertice è in alto, Terra: il secondo, il cui vertice è in basso, Acqua; il terzo, il cui vertice è a sinistra, Fuoco; il quarto, il cui vertice è a destra, Aria.
I dodici segni dello Zodiaco corrispondono tre a tre ai quattro elementi presi nel seguente odine: Fuoco, Terra, Aria, Acqua.
Questi dodici segni sono domicili dei sette pianeti; ogni pianeta ha un domicilio diurno e uno notturno, ad eccezione del Sole e della Luna che non hanno che un solo domicilio ciascuno.
Si vede che i triangoli del Fuoco e del'Aria contengono tutti i pianeti diurni, e che i triangoli della Terra e dell'Acqua contengono tutti i pianeti notturni; è importante notare che quest'ultimi sono esattamente i due triangoli principali.
Ogni pianeta è situato di fronte al segno zodiacale nel quale esso ha il suo domicilio; considerando successivamente ciascuno dei pianeti nei suoi domicili, nei suoi rapporti con i colori, ecco le corrispondenze ottenute:
Saturno notturno, nel Capricorno, Giallo.
Saturno diurno, nell'Acquario, Giallo-Arancione.
Giove diurno, nel Sagittario, Giallo-Verde.
Giove notturno, nei Pesci, Arancione.
Marte notturno, nello Scorpione, Verde.
Marte diurno, nell'Ariete, Rosso-Arancione.
Venere diurna, nella Bilancia, Blu-Verde.
Venere notturna, nel Toro, Rosso.
Mercurio diurno, nella Vergine, Blu.
Mercurio notturno, nei Gemelli, Rosso-Violetto.
Il Sole diurno, nel Leone, Blu-Violetto.
La luna notturna, nel Cancro, Violetto.
Ad ogni pianeta, ad eccezione del Sole e della Luna, corrispondono due colori: sono i colori degli ossidi dei metalli che corrispondono agli stessi pianeti, ogni metallo avendo generalmente almeno due ossidi; d'altronde sono anche i colori della maggior parte dei sali degli stessi metalli.
Le corrispondenze dei metalli con i pianeti sono le seguenti :
Sole - Oro
Luna - Argento
Saturno - Piombo
Giove - Stagno
Marte - Ferro
Venere - Rame
Mercurio - Argento-vivo
Queste corrispondenze date dall'Archeometra per i colori non concordano con quelle che si indicano comunemente.
Questa divergenza trae origine dal fatto che i colori dati dall'Archeometra si riferiscono piuttosto all'aspetto dei metalli stessi.
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon



Manipura deriva dalle due parole sanskrite: mani, che significa gioiello, e pura, che significa città.
Perciò letteralmente manipura significa “città dei gioielli”.
Nella tradizione tibetana questo chakra è conosciuto come mani padma, che significa “loto ingioiellato”.
Manipura è un centro molto importante per quanto riguarda il risveglio di kundalini shakti. Esso è il centro del dinamismo, dell’energia, della volontà e della conquista, ed è spesso paragonato al calore e all’energia abbagliante del sole, senza il quale la vita sulla terra non esisterebbe.

Da notare le somiglianze tra il Chakra Manipura e il simbolo presente sul torace del noto supereroe della Marvel Supermen 

                                               

                                  


                                           



La Chiesa rappresenta l'Arca di Noè.Traghettatrice delle anime disperse in mare,nelle acque primordiali della madre.Come raffigurato nello stemma :

                                      

http://soscollemaggio.com/images/stories/Linsostenibile_Parte4/image140.gif




Archetipo della vita
Archetipo dell'amore e della vita, Venere nel suo percorso tra la Terra e il Sole disegna una stella a cinque punte perfettamente regolare,[1] che i pitagorici, cultori della musica delle sfere, vedevano riflessa nelle forme vegetali della natura: ogni segmento del pentagramma infatti risulta suddiviso dagli altri in una sezione aurea, rinvenibile nei numeri e nelle geometrie delle piante.[2]

Nella foto seguente il pentagramma disegnato da Venere secondo la visuale geocentrica della Terra, situata al centro di esso, e del cerchio tracciato dal Sole




L'Obelisco
Ci viene da chiedere se collocare un obelisco in un punto determinato della città sia un puro atto decorativo oppure se esso sottenda qualcosa di più "sottile". Perché, ad es., praticamente ogni città inglese, dalla più grande e importante al più piccolo villaggio ne ha almeno uno eretto in qualche punto strategico dell’assetto urbano?

La spiegazione può sussistere nel fatto che un obelisco ha un’importanza simbolica fondamentale che è connessa alle "energie della terra", espressione del principio attivo e fecondante che penetra e irradia l’elemento passivo e fecondato. Come simbolo solare, l’obelisco ha una forte caratterizzazione maschile, ed infatti non a caso la sua forma alta e imperiosa richiama ovviamente l’elemento fallico. L’alternarsi del sole e delle stagioni provocava nell’antico Egitto gli straripamenti del fiume Nilo, che al suo ritirarsi lasciava sull’arida sabbia una limo altamente fertilizzante, di colore scuro, che rendeva la terra fertile e coltivabile, assicurando così la vita e la sopravvivenza della comunità. Questa terra nera, che nell’antico egizio si chiamava al-kemya (con l’articolo al- preposto), ha dato il nome alla disciplina ermetica dell’Alchimia, che ne riprende simbolicamente il principio (la prima fase della Grande Opera è detta nigredo, o "fase al nero", ed è quella in cui la Prima Materia, di colore nero, deve putrefarsi per potersi in seguito trasformare – morte per la rinascita – ed è anche la "morte mistica" dei filosofi, e tante altre allegorie similari).

Dunque l’obelisco è l’elemento fallico inserito all’interno della terra, principio femminile, simbolo del grembo, o utero, della Madre Terra. Così eretto, l’obelisco diventa il tramite per la ricongiunzione delle energie della terra ("telluriche", spesso simboleggiate dalla figura di un serpente) con quelle del cielo ("cosmiche", spesso simboleggiate da un uccello o da un semplice paio d’ali). Questa unione simbolica delle energie ha assunto nelle varie filosofie ed epoche simboli differenti; uno di questi è certamente il Caduceo, o verga alata di Mercurio, una staffa sulla quale sono avvolti dei serpenti che dal basso risalgono verso l’alto. Al termine della staffa vi è sovente un paio d’ali, a sottolineare questa sublimazione energetica, e una sfera dorata, simbolo della nuova conoscenza acquisita.

Tornando all’obelisco, dunque, questo elemento, posto in corrispondenza di uno dei punti nodali della città, contribuisce favorevolmente alla sublimazione delle energie del luogo e apporta benessere e fertilità a tutta la regione. Esso, dunque, svolge la stessa funzione di quelle pietre di forma conica o ovoidale che erano poste negli antichi templi oracolari (gli omphaloi, termine anch’esso derivato dal greco, plurale del sostantivo οµφαλος, omphalos, che vuol dire "ombelico"), come quello, celeberrimo, di Delfi.

Non solo: allo stesso medesimo scopo servivano (e servono) anche tutti gli altri elementi architettonici che abbiano sviluppo verticale: campanili, minareti, torri, colonne e steli, così come gli archi a sesto acuto delle cattedrali gotiche, studiati per assolvere la stessa funzione all’interno di un edificio sacro.


                                               




“ CON L’ACQUA SI LAVANO LE VESTI ; LA MENTE SI LAVA CON LA VERITA’ E CON L’INNOCENZA L’ANIMA ; L’INTELLETTO SI LAVA CON LA CONOSCENZA.”
(SAGGEZZA HINDU’)
“UNA VITA SENZA RICERCA NON E’ DEGNA DI ESSERE VISSUTA.”
(SOCRATE)’



                                            


Inno all'Aton (tomba di Ay ad Amarna)
 
Tu sorgi amabile all’orizzonte del cielo, o vivente Aton, principio della vita.
Quando sorgi all’alba dall’oriente, tu riempi ogni terra della tua bellezza.
I tuoi raggi abbracciano la terra nella sua piena estensione da te creata, perché tu sei Ra e tu raggiungi i suoi confini e la sottometti al tuo prediletto figlio.
Tu sei lontano, e tuttavia i tuoi raggi arrivano sulla terra.
Tu sei nella vista degli uomini, anche se le tue vie ci sono sconosciute.
Quando ti posi all’orizzonte occidentale, la terra cade nel buio alla maniera della morte.
Gli uomini trascorrono le loro notti in casa col corpo coperto, e l’occhio non vede il suo compagno.
Le loro ricchezze potrebbero essere rubate, anche se le tengono sotto la testa.
Ogni leone esce dal suo covo e i serpenti mordono.
L’oscurità é l’unica luce e la terra tace quando il creatore riposa nella sua dimora.
La terra splende quando tu sorgi all’orizzonte dell’est e come Aton brilli nel trascorrere del giorno.
Tu scacci la notte allorché protendi in avanti i tuoi raggi.
Le due terre sono in festa.
Esse si svegliano e si levano in piedi perché tu le hai sollevate.
Esse lavano le loro membra, vi pongono sopra le vesti e levano le braccia in adorazione al tuo apparire.
Tutta la terra si pone al lavoro.
Tutto il bestiame sta in pace nei suoi pascoli.
Gli alberi e le piante crescono verdi.
Gli uccelli volano dai loro nidi, con le ali [alzate] in lode al tuo spirito.
Tutti gli animali saltano sulle loro zampe, tutta la creazione alata vive quando tu ti sei levato per essa.
Le barche risalgono e discendono il fiume.
Tutte le vie sono aperte al tuo albeggiare.
Il pesce del fiume salta alla tua presenza.
I tuoi raggi sono nel mezzo del mare.
Tu sei colui che fa concepire le donne in modo da assicurare la discendenza dell’uomo, colui che da la vita al fanciullo nel ventre della madre, che lo conforta in modo che non pianga mentre vi sta racchiuso.
Tu sei la matrice, anche nel ventre, colui che da l’alito per vivificare tutto ciò che ha creato.
Quando il fanciullo esce dal corpo nel giorno della nascita, tu apri completamente la sua bocca e fornisci il sostentamento.
Quando il pulcino pigola entro il guscio dell’uovo, tu gli dai il fiato che lo sostiene la dove è racchiuso.
Tu stabilisci il termine entro cui dovrà cessare di stare nell’uovo, cosi che esso romperà il guscio e uscirà fuori per testimoniare il suo completamento, mentre correrà intorno sulle sue due zampe allorché sarà uscito.
Come sono multiformi le tue opere.
Esse sono nascoste alla vista degli uomini, o unico dio, simile al quale non ve ne è nessun altro.
Tu hai foggiato la terra secondo il tuo desiderio allorché eri solo.
Tutti gli uomini, tutti gli animali grandi e piccoli, tutti quelli che sono sulla terra correndo sui propri piedi o che con le loro ali si levano verso l’alto.
E le terre di Siria, del Kush e dell’Egitto; tu collochi ogni uomo al suo posto e soddisfi i suoi bisogni.
Ciascuno riceve il suo sostentamento e i suoi giorni sono numerati.
Essi parlano lingue diverse e diverse sono le loro qualità; essi s differenziano per il colore, perché tu hai distinto le nazioni.
Tu produci le acque sotto la terra e tu le fai scorrere a tuo piacimento per sostenere la gente d’Egitto cosi come lo hai fatto vivere per te, o divino signore di ogni terra, per cui splendi, disco Aton della luce del giorno, grande nella tua maestà.
Anche di tutte le lontane terre straniere; tu hai creato la loro vita.
Tu hai collocato un Nilo nel cielo, il quale vien giù per esse e inonda le montagne, come se fosse mare, affinché siamo irrigati i campi dei loro villaggi.
Come eccelsi sono i tuoi disegni, o signore della eternità.
Un Nilo nel cielo e il tuo dono agli stranieri e agli animali delle loto terre; ma il vero Nilo sgorga sotto la terra d’Egitto.
I tuoi raggi nutrono ogni campo, e quando tu splendi essi vivono e crescono per te.
Tu fai le stagioni per sostenere tutto quello che hai creato; l’inverno per rinfrescarlo, il calore dell’estate affinché possa provare
Tu hai creato il cielo lontano per poter contemplare tutto quello che hai fatto quando eri solo, apparendo sotto il tuo aspetto di Aton vivente, innalzandoti e splendendo in alto.
Tu fai sgorgare da te milioni di forme, città, villaggi, campi, stalle, il fiume.
Tutti gli occhi ti vedono innanzi a loro, perché sei Aton e splendi ogni giorno su tutto quello che hai creato.
Tu sei mel mio cuore, ma non c’e nessun altro che ti conosca tranne tuo figlio, Akhen-Aton.
Tu lo hai creato saggio nei tuoi piani e nella tua potenza.

Fonte: Giuseppe Nibar Barresi - Dai Faraoni ai Costruttori -Tipheret - 2010 (a sua volta tratto da Aldred C. AkhenAton, Il faraone del sole.Nweton & Compton, 1987)



E vidi fra settentrione e oriente qualcosa come un monte altissimo, pieno di tenebre verso nord e pieno di luce verso est, cosicché né la luce poteva toccare le tenebre, né le tenebre potevano toccare la luce. E udii una voce dal cielo che mi diceva: Attraverso le cose visibili e temporali si manifestano quelle che sono invisibili ed eterne"

Hildegardis Liber Scivias (ed. A. Führkötter, A. Carlevaris, "Corpus Christianorum - Cont. Mediaevalis" vol. XLIII A/B, Turnholti, Brepols, 1978): "Visio tertia primae partis"
Il visibile e l'invisibile] H ildegard von Bingen: Il grande uovo cosmico

                                               



La simbologia della divinità BA nella religione Egizia

                                     
                                      

Il Ba è la parte divina, totalmente spirituale, riconducibile alla personalità dell'anima di una persona.
È l'essenza soggetta alla permanenza nei mondi spirituali. Esso poteva moltiplicarsi in relazione alla potenza del suo detentore.Il Ba usciva dal corpo del defunto e vi ritornava a mummificazione avvenuta.


La divinità BA degli Egizii e la simbologia dell'Aquila

Secondo l'antica visione aria della vita, l'immortalità è qualcosa di privilegiato: non significa semplice sopravvivenza alla morte, ma partecipazione eroica e regale allo stato di coscienza che definisce la divinità olimpica. Fissiamo alcune corrispondenze.
La veduta ora accennata circa l'immortalità è anche propria alla antica tradizione egizia. Solo una parte dell'essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria - il cosidetto Ba. Ora, questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata appunto come un'aquila o uno sparviero (per le condizioni di ambiente, lo sparviero qui è il surrogato dell'aquila, l'appoggio più prossimo offerto dal mondo fisico per esprimere la stessa idea). È sotto forma di sparviero, che nel rituale contenuto nel Libro dei Morti l'anima trasfigurata del morto incute spavento agli stessi dèi e può pronunciare queste parole superbe: "Io son sorto a similitudine di sparviero o di aquila divina ed Oro mi ha fatto partecipe secondo simiglianza dello spirito suo, a che prenda possesso di quel che nell'altro mondo corrisponde ad Osiride". Questo retaggio superterreno corrisponde esattamente all'elemento olimpico. Infatti nel mito egizio Osiride è una figura divina che corrisponde allo stato primordiale "solare" dello spirito, il quale, dopo aver subito alterazione e corruzione (uccisione e dilaceramento di Osiride), viene restau rato da Oro. Il morto consegue l'indiamento immortalante partecipando  della forza restauratrice di Oro, che riconduce ad Osiride, che provoca il "risorgere" o il "ricomporsi" di Osiride
Tratto da ; "Il simbolismo dell'aquila"
di Julius Evola 



Source Image : http://www.britishmuseum.org/images/070610_ani.jpg

Anubi

Protettore delle necropoli,aveva il compito di accompagnare il Ba (anima del morto) oltre le porte della Duat, nel mondo dell'aldilà. Illuminando il cammino con la Luna che teneva nel suo palmo, conduceva l'anima del defunto nella Sala delle due Verità, davanti al tribunale degli dei. Qui, insieme allo scriba Thot ne pesava il cuore.

 Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli dei, così come narrato nel "Libro dei morti", illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa "Colui che apre la strada" ed era anche assimilato all'altra divinità canide Khentamentyu ossia "Colui che è a capo della necropoli".



                 


Gli Esseri Elementali
Ad un livello vibrazionale - e di coscienza - più elevato, entriamo nell'ordine delle schiere angeliche e deviche (*), dei veri e proprio Esseri di Luce che sorvegliano e guidano le forze della Natura, canalizzate e vitalizzate tramite gli esseri elementali gerarchicamente sottostanti.
Gli Esseri Elementali sono le creature che plasmate - unicamente o in maniera predominante - da uno dei quattro elementi costituitivi della Natura (Terra, Acqua, Fuoco, Aria). Nell'essere umano questi elementi vibrano in equilibrio (dis)armonico, ma gli Spiriti della Natura hanno il compito di canalizzare uno in modo specifico.
Il primo a studiare gli elementali più approfonditamente fu il medico ed alchimista svizzero Paracelso (1493-1541); questi esseri sono fatti della sostanza specifica di ogni particolare elemento, hanno un corpo astrale permanente ed un veicolo eterico che materializzano a piacimento (è attraverso questo veicolo che possono essere visti) vengono definiti "costruttori della forma" in quanto la loro specialità consiste proprio nel tradurre le forme-pensiero in forme fisiche trasformando modelli mentali in eterici e quindi in modelli fisici, ricevono ordini dai Deva superiori
                                       

Nel papiro di Ebers è presente il cosiddetto “Trattato dei Vasi”, uno scritto che, a differenza di ciò che sostiene la moderna egittologia, traducendo “vasi” per vene ed arterie che partono dal cuore, descrive il percorso energetico dei meridiani, quei “sottili” canali in cui scorre l’energia che ci sostiene. Nel suddetto papiro, infatti, leggiamo: “Quanto all’uomo, vi sono in lui dodici Mo verso il suo cuore.” (Ebers, 102-1) E questi, in stretto rapporto con il cuore, non sono altro che i dodici meridiani principali, chiamati dagli Indù “Nadis”. La “Chandogya Upanishad” (ottava lettura, sruta 1 e 2), ci dice in proposito: “Le vene sottili (nadi) che escono dal cuore consistono in una sostanza sottile…” E più in là: ”Come una via maestra tra due villaggi va dall’uno all’altro, ugualmente i raggi del Sole vanno ai due mondi, quelli di qui in basso e quelli di là in alto. Dal Sole che è là, in alto questi raggi fluiscono in queste vene, in esse insinuandosi, da queste vene essi fluiscono, insinuandosi nel Sole.” Inoltre, nel papiro di Berlino 163b vi è, analogamente a quanto asserito dalla medicina tradizionale cinese, la descrizione dei 22 Mo che percorrono il capo e che “portano Aria al suo cuore ed Aria a tutte le parti del corpo”.


                                                            


Aspetti sanguinari del mito Hathor
La natura essenzialmente benigna di Hathor la rese estremamente popolare[24], ma possedeva anche un lato distruttivo evidenziato da un mito sulla fine del dominio di Ra sulla terra, il dio, adirato con gli uomini che avevano cospirato contro di lui, inviò Hathor fra gli uomini, sotto forma di Sekhmet, per distruggerli. Nel mito, al termine della battaglia la sete di sangue della dea non era ancora domata e ciò la portò a intraprendere la distruzione dell'umanità intera. Per porre freno alla strage e salvare il genere umano, Ra tinse della birra con ocra rossa ed ematite perché sembrasse sangue. Scambiando la birra per sangue, Sekhmet si ubriacò e non portò a termine il massacro, ritornando da Ra ammansita - in alcune versioni, nelle sembianze di Hathor[42][43].
Sekhmet e Hathor, qui identificate come figlie di Ra e per questo sormontate dal disco solare. Tempio di Kôm Ombo.
Questo mito, detto della Distruzione dell'umanità, compare, per esempio, nel Papiro 86637 del Museo egizio del Cairo, detto Calendario dei Giorni Fortunati e Sfortunati, ove le azioni di Sekhmet, Horus, Ra e Uadjet vengono ricondotte al sistema stellare Algol, nella costellazione di Perseo[44]. Una sua versione si è anche conservata nelle iscrizioni che corrono intorno al grande sacello dorato che conteneva i sarcofagi di Tutankhamon, nella sua tomba, risalente al 1323 a.C.[45] https://it.wikipedia.org/wiki/Hathor

                                      


Nel corso dell'evoluzione, avvengono durante certe fasi cicliche ben precise delle scissioni all'interno delle varie onde di vita, compresa ovviamente quella di cui facciamo parte noi esseri umani viventi nel sistema solare. In seguito a quelle scissioni, una parte degli esseri appartenenti alla stessa onda di vita seguono un certo tipo di evoluzione superiore, mentre un'altra parte ne segue un'altro di livello inferiore. Questo, abbiamo detto, fa parte del disegno cosmico e pertanto in esso non vi è alcunchè di anomalo. A proposito di queste scissioni e di ciò che ad esse può essere collegato, diremo oggi alcune cose riguardo ad un tema su cui è veramente difficile trovare informazioni precise nella letteratura esoterica. Si tratta della cosiddetta Ottava Sfera, un mondo in formazione che verosimilmente ospiterà coloro che, in seguito alla futura scissione, seguiranno un percorso evolutivo di livello inferiore. Come al solito, è nell'Antroposofia di Rudolf Steiner che siamo riusciti a trovare alcune informazioni su questo tema così delicato e di cui gli esoteristi sono così restii a parlare.


Chi ci segue o conosce i fondamenti della Teosofia saprà che il sistema solare si evolve sulla base di un ciclo settenario, a sua volta caratterizzato dalla formazione di sette diversi stati del sistema stesso detti Globi. L'umanità si è sviluppata gradualmente iniziando dal primo Globo, cui è stato attribuito il nome di 'Saturno' (da non confondere con l'omonimo pianeta) che era costituito da sostanza di calore, un secondo detto 'Sole' costituito da calore e gas, un terzo detto 'Luna' costituito da calore, gas e liquidi e un quarto, la nostra attuale Terra, costituito da calore, gas, liquidi e solidi. L'attuale Terra rappresenta la fase di massima densificazione, infatti i successivi Globi detti 'Giove', 'Venere' e 'Vulcano' saranno progressivamente sempre meno densi e materiali e sempre più 'sottili' e spirituali. Ripetiamo ancora che questi Globi non vanno confusi con i pianeti attuali che portano gli stessi nomi, si tratta di due cose diverse. Questo è lo schema evolutivo di base che verrà seguito da quella parte dell'umanità che si evolverà, per così dire, in modo 'regolare'. Oltre a questi sette Globi ce n'è tuttavia un'altro, l'Ottava Sfera appunto, la cui formazione ed evoluzione è guidata dagli spiriti luciferici e ahrimanici. Questo mondo in formazione e attualmente allo stato non solido attirerà l'umanità che seguirà un livello di evoluzione inferiore, ed è ipotizzabile che si tratti di quel mondo che le varie tradizioni religiose identificano come Inferno, Abisso, Lago di Fuoco e altri nomi simili. http://fuoridimatrix.blogspot.it/2017/06/lottava-sfera.html



Il Tridente di Paracelso: "Praticamente, in mano maschile, questo strumento serve come perfetta spada magica, atta a dominare e - in caso di necessità - disperdere le pericolose concentrazioni di forze invisibili. Questo accade durante le operazioni magiche quali le evocazioni di spiriti del tipo inferiore, ed essa viene usata semplicemente come arma di difesa. E' specialmente efficace contro ogni tip di larva, creata da un nemico, o anche dall'uomo stesso, come abbiamo precedentemente spiegato". https://marcomaculottiblog.wordpress.com/2016/04/07/il-fenomeno-della-paralisi-nel-sonno-interpretazioni-folkloriche-e-ipotesi-recenti/


                                         


Il viaggio di Dante nell’Aldilà, come il “rapimento” di Enoch ed Elia, e la visione del Carro Divino (Merkavah) di Ezechiele, sarebbero in realtà una palese allegoria di un percorso mistico che vede, in differenti gradi di elevazione di coscienza, una perenne trascendenza verso le dimensioni superiori del Sè.

Ogni Canto (Inferno, Purgatorio, Paradiso) si chiude con un riferimento alle stelle, come a voler rimarcare il raggiungimento di un traguardo elevato non accessibile a tutti, una sorta di simbologia legata al raggiungimento alchemico del Corpo di Luce che, guarda caso, passa anch’esso per tre stadi:


Nigredo-Albedo-Rubedo.  




Le Gerarchie Spirituali - Rudolf Steiner

Come l'uomo passa da un'incarnazione all'altra, come passa da una metamorfosi all'altra, così tutti gli esseri dell'universo, dal minimo al massimo, passano attraverso a reincarnazioni; ed anche un essere qual'è la nostra Terra stessa, ossia un essere planetario, passa attraverso reincarnazioni. La nostra Terra non è nata già come Terra, ma fu preceduta da un'altra condizione. Già spesso abbiamo detto che come l'uomo in questa sua esistenza è la reincarnazione di una vita precedente, così anche la Terra è la reincarnazione di un antico pianeta che l'ha preceduta. Noi denominiamo Luna quel pianeta precedente la Terra, e con ciò non intendiamo la Luna di oggi, ch'è solo un frammento, un residuo della Luna antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo chiamare pralaja, così come l'uomo passa per uno stato spirituale dopo la morte. Quel pianeta lunare è poi rinato, come rinasce l'uomo. A sua volta però lo stato planetario della Luna è la reincarnazione di uno stato planetario precedente che chiamiamo Sole. Questo Sole, che però non è il Sole attuale ma un essere del tutto diverso, è la reincarnazione dell'ultimo pianeta al quale dobbiamo guardare, quando parliamo delle diverse reincarnazioni della nostra Terra, e cioè l'antichissimo Saturno. Abbiamo così quattro reincarnazioni successive: Saturno, Sole, Luna, Terra.






Il 'Sigillum Dei'

Conformemente alla dottrina cristiana di cui egli è fervente portavoce, Kircher non risparmia di sottolineare quanto il sigillo sia pericoloso, blasfemo ed eretico, oltre che impreciso per l’errata traslitterazione di alcuni termini dalla lingua ebraica, di cui egli era certamente esperto conoscitore. Kircher aggiunge ancora che il sigillo appartiene logicamente alla sfera dei sigilli di Venere (per la posizione centrale del Pentagramma, che è noto emblema venusiano) e che quindi poteva essere utilizzato anche per pratiche molto più licenziose, come quelle di aiutare il mago ad avere potere sulle donne e soggiogarle ai propri lascivi desideri.


Nella Bibbia e nel simbolismo satanico, il demonio è rappresentato dal numero 666. Nella Bibbia 3 è il numero perfetto che rappresenta la Trinità nei suoi vari aspetti. Il 333, indicato una volta, cioè per 1, esprime il mistero dell'unità di Dio; il 333, indicato due volte, indica le due nature, quella divina e quella umana, unite nella Persona divina di Gesù Cristo; il 333, indicato tre volte, cioè per 3 (come 999), indica il mistero delle Tre Persone divine, distinte e una sola. 999 è il numero più sacro (3 x 3 scritto per tre volte), mentre 666 è il rovesciamento del più sacro dei numeri. Nell'Apocalisse di San Giovanni (13,18): Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d'uomo; e il suo numero è 666.




                 
 

Possiamo comparare Bhu-mandala con uno strumento astronomico chiamato astrolabio, molto popolare nel Medioevo. Sull'astrolabio, un cerchio decentrato rappresenta l'orbita dell'eclittica del sole. La Terra è rappresentata in proiezione stereografica su un piano piatto, denominato mater. Il cerchio dell'eclittica e di importanti stelle sono rappresentati su un altro piano, chiamato rete. Diverse orbite planetarie possono essere anche rappresentate da diversi piani, e queste sarebbero visualizzate proiettate sul piano Terra guardando verso il basso sullo strumento.
Il Bhagavatam presenta allo stesso modo le orbite del Sole, della Luna, dei pianeti, e di altre importanti stelle su una serie di piani paralleli al Bhu-mandala.
Vedendo Bhu-mandala come proiezione polare si ha un esempio di come la Terra non sia rappresentata piatta.

Bhu-mandala come una mappa del sistema solare

Ecco un altro modo di osservare Bhu-mandala che dimostra anche di non essere un modello di Terra piatta.
Le descrizioni di Bhu-mandala hanno caratteristiche che la identificano come un modello di sistema solare. Nella sezione precedente abbiamo interpretato Bhu mandala come mappa planisferica. Ma ora lo interpreteremo come letteralmente piano. Quando facciamo questo, sembra in un primo momento che siamo di nuovo alla ingenua Terra piatta, con la volta celeste sopra e i mondi infernali sotto.

Gli studiosi Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend hanno effettuato uno studio approfondito dei miti e delle tradizioni ed hanno concluso che la cosiddetta Terra piatta dei tempi antichi in origine rappresentava il piano dell'eclittica (l'orbita del sole) e non la Terra su cui ci troviamo.








Da tutto ciò sembra risultare che in natura giallo e azzurro sono divisi da una certa frattura, che mediante incrocio e mescolanza può essere atomisticamente colmata e superata nel verde (…)

(Goethe, Teoria dei colori (1810), § 539)


Il giallo è una luce che è stata attenuata dalle tenebre; il blu è un’oscurità indebolita dalla luce.

(Goethe, Teoria dei colori (1810), § 502)





Il nome divino dato alla prima Sephirah e’ il “Nome del Padre” (Esodo III,4): AHIH, Eheieh: 
IO SONO. Cioe’ ESISTO o ESISTENZA.
La seconda Sephirah rappresenta la SAGGEZZA. E’ il Padre al quale si unisce la Madre, che e’ il numero 3. Questa Sephirah e’ rappresentata dai nomi divini IH, Yah, IHVH cioe’ Yahveh. Vi ricorda nulla questo nome?
La terza Sephirah e’ la Triade. E’ detta l’ INTELLIGENZA (N.d.R.:intesa come COMPRENSIONE). Questa Sephirah completa la Trinita essendo la Madre questa,congiungendosi con il Padre, mantiene l’ ordine dell’ universo.

La prima Sephirah e’ il numero 1. In questo numero sono nascosti gli altri 9. Rappresenta il grande e immutabile Padre del Tutto: Dio. E’ un numero considerato immutabile. E’ sommabile ad altri numeri, dando origine ad una serie numerica. L’ 1 puo’ essere duplicato dando origine alla “riflessione di se stesso” e al numero 2. Il numero 1 da’ inizio ad una “vibrazione”: vibra dall’ immutabilita’ alla definizione e all’ immutabilita’ ritorna. E’ considerato il padre di tutti i numeri e quindi di tutte le cose.


La grande vasca che poggiava sui dodici buoi fatta costruire da Re Salomone (simbolo delle Dodici Tribù d’Israele) aveva la forma del fiore di giglio. I RE 7:23-26
L’Inno di Davide è chiamato “il giglio della testimonianza”. (Salmo 60)
Periodo di gestazione per far maturare una certa cosa ( carta 30 esoterica Sibille di Lenormand)
(I legami , la discendenza e l’eredità )
Nei paesi anglosassoni è presente nei funerali.

                                          




                                   





"Sappi che l'anima è il padrone del carro, che il corpo è il carro stesso, la ragione è il cocchiere e le redini sono il pensiero".
~
Katha Upanishad

"Il Sé è il passeggero a cui il veicolo appartiene e la cui destinazione è nota, e la Mente il conducente che mantiene le redini per mezzo delle quali i destrieri sensibili (i sensi*) sono trattenuti e guidati. I cavalli possono essere ben addestrati omeno; mentre la Mente stessa, grazie alla sua duplice qualità, umana e divina, pura e impura, può permettere ai cavalli di allontanarsi dalla via maestra verso lidi pagani, oppure indirizzarli per mezzo dello Spirito".

* [“Osserva come la Saggezza Divina viene segretamente racchiusa nella percezione sensibile, e quanto meravigliosa sia la contemplazione dei cinque sensi spirituali nella loro conformità ai sensi corporali” - S. Bonaventura, De reductione artium ad theologiam]

A. Coomaraswamy - On the Indian and Traditional Psychology, or Rather Pneumatology ["There is no empirical psychology in India. Indian psychology is based on metaphysics" - Jadunath Sinha]:










I 72 Angeli e Demoni della Cabala 

Nella Cabala ci sono 72 geni (o angeli) così divisi: 18 trasmettono i loro poteri dall’elemento «fuoco», 18 dall’elemento «aria», 18 dall’elemento «terra» e 18 dall’elemento «acqua». Ciascuno dei 18 geni ha un lavoro da compiere e con le nostre invocazioni o con le nostre preghiere chiediamo a questi angeli di aiutarci a compiere il bene e per certi il male.

Invero c'erano degli uomini che si rifugiavano presso i Jinn, e questo non fece che aumentare la loro follia
- Corano LXXII. Al-Jinn (I Demoni), 6


Angeologia: ANAEL, ANTICO SIMBOLO DI VENERE




                                                                       
Il ricercatore Robert Beauval aveva notato che nel 2450 a.C., la Camera del Re puntava sulla stella Zeta Orionis nella costellazione di Orione, mentre il canale settentrionale puntava su Alpha Draconis.
Notò inoltre che, sempre nello stesso anno, il canale a sud della Camera della Regina puntava su Sirio, mentre quello settentrionale era direzionato verso l’Orsa Minore,mettendo in risalto l'evidenza, ovvero che le piramidi rispecchiano nel cielo la posizione delle stelle della costellazione di Orione: le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino corrispondono perfettamente alla cintura di Orione, quella di Nebka corrisponde a Saiph e la piramide di Zawat al Aryan corrisponde alla stella Bellatrix.



 


« Fiorì per prima l'età dell'oro; spontaneamente, senza bisogno di giustizieri, senza bisogno di leggi, si onoravano la lealtà e la rettitudine. »
(Ovidio, Metamorfosi, I 89-90)





Il ciclo dei vari Yuga secondo Sri Yukteswar, attraverso le ere zodiacali: oro–argento–bronzo–ferro discendenti dall'alto in basso; di nuovo ferro–bronzo–argento–oro ascendenti dal basso verso l'alto.

Jezebel, Queen of Israel

Jezebel is described in the Book of Kings (1 Kings 16:31) as a queen who was the daughter of Ithobaal I of Sidon and the wife of Ahab, King of Israel.
According to the Books of Kings in the Hebrew Bible, Jezebel incited her husband King Ahab to abandon the worship of Yahweh and encourage worship of the deities Baal and Asherah instead.

Gezabele introduce in Israele il culto del dio fenicio Baal ("Signore”), nomina ben 850 nuovi sacerdoti e favorisce la costruzione di un complesso di templi e santuari.

Dopo la morte di Acab in battaglia contro i nemici, Gezabele rimane vedova e i suoi figli salgono al trono. Però Acazia, il primogenito, muore per una caduta e il secondo, Ioram è vittima del colpo di stato promosso dal generale Ieu, sostenuto dai sacerdoti. La regina, saputo della morte del figlio e che Ieu stava arrivando a palazzo con l'esercito, capì di essere la prossima vittima. Coraggiosamente, Gezabele si truccò gli occhi, si abbigliò e si acconciò i capelli e si mise di vedetta presso un'alta finestra (secondo libro dei Re 9,30). Da lì ebbe il coraggio di insultare Ieu, mentre passava nella strada sottostante, chiamandolo anziché sovrano, “assassino del suo signore”. Subito i suoi stessi servi, all'incitazione di Ieu "Chi è con me?", per ingraziarsi ii nuovo re, la scaraventano giù dalla finestra del palazzo, facendola morire. Il suo corpo è lasciato temporaneamente insepolto all'aperto, per spregio. Quando andarono a recuperarlo, lo trovarono parzialmente mangiato dai cani, come aveva predetto il profeta Elia.

Nella prima foto Lokifear (il Dio della mitologia norrena associato alle forze del male e del caos, nella seconda Lucifero









Maat la Dea dell'ordine in opposizione al caos







  

Maat

Storia

Intesa come ordine della natura e della società, sia nel mondo terreno che nell'aldilà, Maat fece la sua comparsa nell'Antico Regno, e precisamente nei testi della piramide di Unis (ca. 2375 a.C. - 2345 a.C.), faraone della V dinastia egizia[8].

Successivamente, nelle vesti di dea, fu considerata la controparte femminile del dio Thot, dio dell'aritmetica, della scrittura, delle misurazioni e del giudizio dell'anima del defunto, talvolta anche come sua sposa[9], assimilata in ciò alla dea Seshat, che presiedeva la scrittura, le misurazioni e l'architettura[10].
Maat come principio


Maat espressa dal geroglifico che la raffigura, sull'obelisco situato nel tempio di Luxor.

Maat rappresentava il principio etico e morale che ogni egizio doveva seguire nel corso della sua vita; Maat era infatti parte integrante della società, garante dell'ordine pubblico[11].

Il principio di Maat si formò all'incontro delle diverse necessità dello Stato egizio nato da poco, che abbracciava popoli diversi con interessi anche conflittuali[12]. Tale concetto etico e morale voleva scongiurare il disordine all'interno dello Stato; pragmaticamente, divenne la basse della legge egizia. Sin dal periodo più antico della storia dell'Egitto, il faraone cominciò ad appellarsi Signore di Maat, sottolineando la credenza che i suoi decreti fossero espressione della Maat che governava il suo cuore[11]. Il sovrano aveva come compito primario quello di presiedere al rispetto della legge e dell'ordine per questo molti sovrani portarono come nome Meri Maat, che letteralmente significa Amato da Maat[13].

L'importanza di Maat giunse al punto di coinvolgere ogni aspetto dell'esistenza, incluso l'equilibrio fondamentale dell'universo, delle relazioni fra le parti che costituiscono la sostanza della realtà, del ciclo delle stagioni, dei movimenti celesti, delle speculazioni religiose, dei rapporti equi, dell'onestà e della fiducia fra gli uomini[12]. Gli egizi credevano fermamente nella fondamentale sacralità e unità dell'universo. L'armonia della realtà era preservata da una corretta vita pubblica e religiosa; si riteneva che ogni atto contro Maat, cioè ogni atto che disturbasse l'ordine stabilito delle cose, avrebbe avuto delle conseguenze sull'individuo e sullo Stato. Un faraone empio, per esempio, avrebbe gettato il Paese nella carestia, così come un individuo blasfemo avrebbe potuto perdere la vista[14]. Opposta all'ordine espresso da Maat, esisteva l'idea di Isfet, cioè il caos, la menzogna e la violenza[15]

Nella mentalità egizia, Maat legava tutte le cose in una unità indistruttibile: l'universo, il mondo naturale, lo Stato e gli individui erano visti come tasselli di un ordine superiore generato da Maat. Un passaggio delle Massime di Ptahhotep presenta Maat come segue:

<< Maat è il bene e il suo valore è duraturo. Non è stata disturbata sin dal giorno del Suo Creatore, mentre chi trasgredisce le sue disposizioni è punito. Come un cammino, si trova anche di fronte a chi non sa nulla. Il misfatto non si è spinto fino alla[sua] porta. È pur vero che il male può portare ricchezza, ma la forza della verità è ciò che dura. >>[16]



Maat alata inginocchiata su fiori di loto, simbolo dell'Alto Egitto. Disegno da una scena nella tomba di Ramesse III nella Valle dei Re.


Maat e la legge

Esistono poche fonti letterarie originali sulla antica legge egizia. Maat era più venerata come lo spirito della legge e della sua amministrazione che non come la formale esposizione delle norme giuridiche. Maat simboleggiava i valori su cui si fondava l'amministrazione della giustizia, oltre a essere l'entità indirettamente offesa dal crimini; la sentenza equa rappresentava il ritorno di Maat. A partire dalla V dinastia (2510 a.C. - 2370 a.C.) i visir responsabili della giustizia e i giudici cominciarono a essere contemporaneamente sacerdoti di Maat[17], oltre a indossare immagini della dea[18]. A sottolineare il proprio legame inscindibile con la dea, il faraone era vertice dell'ordinamento giuridico e primo amministratore della giustizia[19].
Maat come dea


Maat con la piuma in capo, dalle pareti della tomba di Seti I nella Valle dei ReMuseo archeologico nazionale di Firenze.

Maat era la dea dell'armonia, della giustizia e della verità, raffigurata nell'arte come una giovane donna[20] recante il lungo scettro uas, simbolo di potere, e l'ankh, simbolo di vita eterna. Comunemente veniva raffigurata con ali fuse alle braccia e una piuma di struzzo sulla testa[21]. Tali immagini sono rintracciabili su molti sarcofagi come simbolo di protezione per l'anima del defunto, idealmente avvolto dalle ali protettive della dea. Il significato dei suoi simboli è incerto, benché il dio Shu, che in alcuni compare come fratello di Maat, li indossi[22]. Le più antiche immagini di Maat come dea antropomorfa risalgono alla metà dell'Antico Regno (2680 a.C. - 2180 a.C.[23])[24].

Il dio-sole Ra si elevò dalla collinetta primordiale della creazione solo dopo aver posto sua figlia Maat[2] al posto di Isfet, il caos. I faraoni ereditarono il dovere di garantire il trionfo di Maat e si diceva che il sovrano, così come Ra, viveva in Maat. Akhenaton (1351 a.C. - 1334 a.C.[25]) enfatizzò il proprio ruolo di garante di Maat, che il re considerava seconda solo ad Aton[26], a tal punto che i suoi contemporanei lo tacciarono di intolleranza e fanatismo[27]. Il suo rifiuto di essere rappresentato secondi i canoni idealizzati tradizionali per enfatizzare e caricare i propri difetti fisici potrebbe rappresentare un tributo alla verità di Maat[26]. Alcuni faraoni inglobarono Maat nei loro nomi e nella loro titolatura, venendo chiamati Signori di Maat oppure Amati da Maat (Meri-Maat)[13].


Quando, nell'antico Egitto, cominciò a stabilirsi la fede di Thot si iniziò ad affermare l'idea di Maat come madre dell'Ogdoade e di Thot come il padre.

Maat e l'aldilà
La pesatura del cuore
Lo stesso argomento in dettaglio: Psicostasia.


Ostrakon con uno schizzo del faraoneRamesse IX (ca. 1129 a.C. - 1111 a.C.) nell'atto di presentare Maat. Maat veniva usualmente offerta dal sovrano, nelle scene del culto. Metropolitan Museum of ArtNew York.

Gli egizi credevano che nel Duat, ossia gli inferi così come erano intesi dalla religione egizia, il cuore di ogni defunto fosse soppesato, nella Sala delle due Verità, o delle due Maat[28] sul piatto di una bilancia custodita da Anubi: sull'altro piatto stava la piuma di Maat[7]. Il peso del cuore non doveva superare quello della piuma. Questo è il motivo per cui il muscolo cardiaco non veniva asportato dalla salma durante la mummificazione, a differenza di tutti gli altri organi; il cuore (chiamato ib) era considerato la sede dell'anima. Se il cuore risultava dello stesso peso della piuma di Maat, o più leggero, ciò significava che il trapassato aveva condotto una vita virtuosa e sarebbe perciò stato condotto nei campi Aaru, luogo di beatitudine, presso Osiride. Se invece pesava più della piuma, il cuore veniva divorato dal mostro Ammit e il suo possessore era condannato a rimanere in eterno nel Duat, senza speranza d'immortalità[29].


Scena della pesatura del cuore sulle pareti del tempio di Hathor a Deir el-Medina. Maat, con la piuma in capo, è in piedi a sinistra. La sua piuma è adagiata su un piatto della bilancia. Thot, a destra, prende nota dell'esito.

La pesatura del cuore, o psicostasia, solitamente raffigurata nelle illustrazioni del Libro dei morti e nelle pitture sulle pareti delle tombe, presenta Anubi mentre supervisiona la pesatura e il mostro Ammit accovacciato in attesa del risultato. Un'altra tradizione voleva che Anubi recasse l'anima al cospetto del defunto Osiride, il quale compiva la psicostasia. Mentre il cuore veniva pesato, il defunto recitava le cosiddette 42 confessioni negative[28].
Maat nei testi funerari (Il Libro dei morti e iscrizioni tombali)[modifica | modifica wikitesto]

Era costume funerario degli egizi che nelle tombe comparissero vari testi religiosi o magici finalizzati ad aiutare l'anima del defunto attraverso le numerose insidie dell'aldilà. Il più famoso e analizzato di tali testi è il Libro dei morti, una versione del quale è il Papiro di Ani (British Museum). Le 42 confessioni negative sono chiamate, in tale copia, 42 dichiarazioni di purezza[30]. Trascritte su misura a seconda del defunto, variano leggermente di tomba in tomba, e non possono perciò essere considerate definizioni canoniche e univoche di Maat: esprimono piuttosto ciò che il defunto fece per vivere secondo Maat. Molte formule, d'altronde, sono simili, e rendono un'idea abbastanza omogenea di Maat e del genere di azioni che si riteneva potessero offenderla[30].

Le 42 confessioni negative (dal Papiro di Ani)

Non ho commesso peccato.
Non ho commesso furti con violenza.
Non ho rubato.
Non ho ucciso né uomini né donne.
Non ho rubato grano.
Non ho sottratto offerte.
Non ho rubato le proprietà degli dei.
Non ho mentito.
Non ho sottratto cibo.
Non ho proferito maledizioni.
Non ho commesso adulterio, non ho giaciuto con uomini.
Non ho fatto piangere nessuno.
Non ho mangiato il cuore [cioè Non ho rattristato inutilmente, Non ho provato rimorsi].
Non ho attaccato alcun uomo.
Non sono un ingannatore.
Non ho rubato terra coltivata.
Non ho spiato.
Non ho calunniato.
Non mi sono adirato senza ragione.
Non ho corrotto la moglie di nessuno.
Non ho corrotto la moglie di nessuno. (Ripete l'affermazione precedente, ma rivolto a un altro dio.)
Non mi sono contaminato.
Non ho terrorizzato nessuno.
Non ho trasgredito la legge.
Non sono stato iroso.
Non ho chiuso le mie orecchie alle parole della verità.
Non ho bestemmiato.
Non sono un uomo violento.
Non sono un agitatore di contese (o un disturbatore della pace.)
Non ho agito (o giudicato) frettolosamente.
Non ho curiosato nelle varie questioni.
Non ho moltiplicato le mie parole nel parlare.
Non ho fatto torti, né ho fatto il male.
Non ho compiuto sortilegi contro il Re, né proferito blasfemie contro il Re.
Non ho fermato [il corso del]l'acqua.
Non ho alzato il tono della mia voce (parlando con arroganza, o con ira).
Non ho bestemmiato il Dio.
Non ho agito con ira malefica.
Non ho rubato il pane degli dei.
Non ho sottratto alle anime dei morti le torte khenfu.
Non ho strappato il pane al bambino, né trattato con disprezzo il Dio della mia città.
Non ho abbattuto la mandria appartenente al Dio



Amuleto di Maat accovacciata, in faience blu. La piuma, originariamente inserita sul capo, è mancante. Walters Art MuseumBaltimora.

I 42 giudici di Maat

I giudici di Maat erano 42 divinità giudicanti[28], di cui esiste una lista nel Papiro di Nebseni[33]. Il defunto si rivolgeva proprio a loro quando pronunciava le 42 confessioni negative, nel Papiro di Ani[34]. Rappresentavano i 42 nomi (province) dell'Egitto, e venivano chiamati gli dei nascosti di Maat, Che si nutrono di Maat nel corso degli anni della loro vita. Erano divinità minori della giustizia, cui bisognava presentare offerte[30]. Mentre il defunto procede nella professione delle 42 confessioni negative, si rivolti direttamente a ciascuno dei 42 giudici di Maat, menzionando il nomo di cui la divinità era patrona: così facendo, sottolineava l'unità delle differenti regioni dell'Egitto[33].
L'Universo matematico ed il culto di Maat

Nella composizione del vocabolo Maat appare il simbolo del cubito, lo strumento di misura lineare degli antichi egizi, un concreto concetto matematico immediatamente reso astratto nel senso di ordine, verità, giustizia. La dea Maat personifica questi tre concetti, e appare nel pantheon egizio senza alcun luogo particolare di venerazione ma con un culto giornaliero amministrato dallo stesso faraone.

Nel mito cosmogonico il demiurgo Ra, unico Uno creatore di ogni cosa, si manifesta sulla collina sorta dall'oceano primordiale del Nun dopo aver messo Maat dove prima era il Caos. Maat è figlia di Ra ma il padre non può vivere senza la figlia:[35] la potenza demiurgica è limitata e ordinata da leggi matematiche. Thot, patrono delle scienze esatte, figura come suo sposo, anzi più precisamente, fecondatore di Maat.

Simbolo geometrico di questo ordine è un rettangolo da cui sorge la testa piumata della dea, che delimita anche il cosiddetto Lago della Verità.

Il termine Maat riappare in copto, in babilonese e in greco. In greco la radice: Ma, Math, Met entra nella composizione di vocaboli contenenti le idee di ragione, disciplina, scienza, istruzione, giusta misura, e in latino il termine materia indica ciò che può essere misurato.

All'inizio del Papiro di Rhind si trova questa affermazione: "Il calcolo accurato è la porta d'accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri".[36]

Note

^ Pierre Montet, Eternal Egypt, Phoenix Press, London 2005. ISBN 1-89880-046-4. p.151.
a b c Guy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). ISBN 88-7605-818-4. pp.185
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a b David (2002). p.158.
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a b David (2002). p.89.
a b Norman Rufus Colin Cohn (1993). Cosmos, Chaos and the World to Come: The Ancient Roots of Apocalyptic Faith. ISBN 978-0-300-05598-6. p.9.
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^ Jan Assmann, Religion and Cultural Memory: Ten Studies, trad. Rodney Livingstone, Stanford University Press, 2006, ISBN 0-8047-4523-4. p.34.
^ Frankfort, Henri. Ancient Egyptian Religion. p. 62.
^ David (2002). pp.200, 288.
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^ "The Oxford Essential Guide to Egyptian Mythology", cur.Donald B. Redford, Berkeley, 2003, ISBN 0-425-19096-X. p.190.
^ Jürgen von Beckerath, Chronologie des Pharaonischen Ägypten, Mainz, 1997, p. 190.
a b David (2002). p.237.
^ John D. Ray, "Reflections on Osiris", Profile books,2002, ISBN 186197 490 6. p.64.
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^ David (2002). p.158-9.
a b c Papyrus of Ani, su africa.upenn.edu.
^ The Book of the Dead. Gramercy. 1995. ISBN 978-0-517-12283-9. pp.576-82.
a b Papyrus of Nebseni, su touregypt.net.
^ Budge, The Gods of the Egyptians Vol.1. pp. 418-20.
^ Boris de Rachewiltz, Egitto Magico Religioso, Capitolo: L'universo matematico. Il culto di Maat, dea astratta della verità e della Giustizia.
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
Boris de Rachewiltz, Egitto Magico Religioso, Milano, Terra di Mezzo, 2014.
Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol. I, Torino, Ananke, 2014, ISBN 88-7325-064-5.
Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5.
Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5.


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Dio del lampo e del tuono, Thor appare nella mitologia nordica con in mano il potente martello Mjöllnir, che usa per proteggere Asgard, la fortezza celeste degli dèi, dai giganti.
Il significato dell’amuleto è chiaro: “Era il potere protettivo che contava”, dice Peter Pentz, archeologo presso il Museo nazionale danese. “Spesso vediamo il martello di Thor e le croci cristiane apparire insieme, fornendo una doppia protezione”.

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