sabato 25 maggio 2019

IL COMPLOTTO DI CHERNOBYL – IL WOODPECKER RUSSO

Chernobyl
A circa 10 chilometri a sud dalla centrale nucleare: Chernobyl-2

Nel trentennale del disastro di Chernobyl, arriva in anteprima al festival Il complotto di Chernobyl, il film di Chad Gracia vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance 2015.

E se non fosse stato solo un incidente? 

Wonder Pictures presenta l’anteprima del Complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker, di Chad Gracia. Il film, già vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance 2015, a 30 anni dall’esplosione del reattore a Chernobyl getta una nuova luce sulle origini e le motivazioni dietro il disastro.

Presentato in anteprima italiana a Biografilm 2015, dove ha vinto il premio Premio Hera “Nuovi Talenti” per la migliore opera prima, Il complotto di Chernobyl sarà distribuito nei cinema italiani da I Wonder Pictures a partire dal 7 aprile.

Il complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker (Ucraina, Stati Uniti, Regno Unito/2015/82′) di Chad Gracia 30 anni fa l’incidente di Chernobyl ha risvegliato nel mondo l’attenzione sui rischi dell’energia nucleare. Ancora oggi è l’unico grande disastro nucleare riconosciuto ufficialmente come causato da un errore umano. Ma se non si fosse trattato di un errore? Fedor nel 1986 aveva solo quattro anni. Quando sceglie d’indagare su quella catastrofe, arriva a scoprire la Duga, una gigantesca antenna che doveva interferire con le comunicazioni occidentali e infiltrarle di propaganda sovietica. Una struttura che non ha mai funzionato e che, forse, non è estranea allo scoppio del reattore…
Nel bel mezzo della rivoluzione ucraina, Fedor porta alla luce una verità pericolosa per sé e per chi gli sta accanto, in un thriller politico scandito dal rumore inquietante e cadenzato della minacciosa Duga, simile in tutto e per tutto a quello di un grosso picchio.

L’anteprima è a ingresso gratuito ed è realizzata in collaborazione tra I Wonder Pictures, Festival Internazionale del Giornalismo e Cinema Postmodernissimo di Perugia.
FONTE http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2016/the-russian-woodpecker



Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e in anteprima italiana a Biografilm Festival di Bologna. Sarà distribuito nelle sale italiane a partire dall‘8 aprile 2016, con un’anteprima il 7 aprile al Festival del Giornalismo di Perugia.

Pagina sul film http://www.russianwoodpecker.com/about/

NOTA

L’inclusione delle proteste euromaidan nel film.

Durante la produzione del film, il direttore della fotografia Artem Ryzhkov è stato ferito da un cecchino a euromaidan e la sua attrezzatura è stata distrutta. Due persone in piedi accanto a lui sono stati uccisi in quel momento.


ESTRATTO DEL LIBRO PIANETA TERRA ARMA DI GUERRA di ROSALIE BERTELL (testo inedito)

Riscaldatori della ionosfera: HAARP e Woodpecker

Uno dei prodotti delle ricerche di Tesla, la tecnologia del riscaldatore ionosferico, fu il cosiddetto Picchio (“Woodpecker”) russo, che probabilmente è in grado di scatenare terremoti.
Negli anni 1970, in una inusuale collaborazione fra americani e sovietici durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti diedero ai sovietici un gigantesco magnete, che di fatto divenne una parte del loro Progetto Woodpecker. Nel 1974, nell’ambito degli Accordi di Vladivostock, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica presero la decisione congiunta di sciogliere la calotta polare artica.11 Non si tratta di un accordo bilaterale registrato dell’ONU, perciò non divenne mai accessibile a coloro i quali – più tardi – furono messi in allarme dal rapido scioglimento dei ghiacci e delle nevi polari, e dalla situazione degli orsi polari che ne è risultata. Per il pubblico, lo scioglimento della calotta polare artica è diventato un segnale forte e inquietante del cambiamento climatico, talmente forte che negli Stati Uniti ai media è stato richiesto di non parlare mai di orsi polari! A causa del segreto militare la gente è stata indotta a pensare che il controllo industriale delle emissioni di CO2 riporterebbe tutto a posto nell’Artico!

Il sovietico Woodpecker (simile a quello che in seguito negli USA fu HAARP) era uno strumento di Tesla situato in Ucraina, in quella che in seguito, nel 1986, divenne la zona non accessibile del disastro del reattore nucleare di Chernobyl (che forniva energia per il Woodpecker).
Secondo Tom Bearden, un semplice guasto per il Woodpecker (oppure per HAARP) potrebbe essere una catastrofe per la sua fonte di energia, cioè in questo caso per il reattore di Chernobyl. Inviando un’onda scalare invertita sull’onda Woodpecker osservata negli Stati Uniti, il Woodpecker fu messo fuori uso, il che a sua volta fece guastare il reattore di Chernobyl, che gli forniva energia.12

Lo stesso tipo di onde scalari invertite potrebbe interferire con il sistema energetico scalare che controlla il sistema di retroazione Sole-Terra, Sole-Luna e Terra-Luna. Inoltre:

“Se il sistema di scambio di radiazione scalare ad anello concluso Terra-Sole fosse inavvertitamente “pizzicato” nell’anello di retroazione dalla Terra al Sole, così che fosse stimolata una grande risonanza scalare, …, il Sole potrebbe emettere una potentissima “eruttazione” risonante, che semplicemente spazzerebbe via tutta la vita sulla Terra in una tempesta di fuoco”.13

“Particolarmente sensibili sono le risonanze dei sistemi Sole Terra, quella Sole-Luna e quella Terra-Luna.”14

Il Woodpecker originale fu abbandonato nel 1989 e si può ancora vederlo, come una mastodontica schiera di torri di trasmissione a poca distanza dal reattore nucleare rovinato…

Il riscaldatore della ionosfera sovietico fu chiamato “Picchio” (“Woodpecker”) dagli osservatori USA che constatarono che i caratteristici suoni pulsati che emetteva assomigliavano al battito di un picchio sul tronco. Una persona potrebbe riconoscere l’attività di influsso sul tempo locale provocata da HAARP o da Woodpecker, osservando delle nuvole che hanno la forma dei raggi di una ruota di bicicletta, oppure delle pale di un ventilatore: si chiamano nuvole radiali (“radial clouds”). Un altro indicatore sarebbero delle inconsuete interruzioni di corrente e l’insolita comparsa di punti bianchi sugli schermi dei televisori. I punti rimarrebbero visibili per circa due minuti e comparirebbero a distanza di tre-dieci minuti, e alla fine lo schermo diventerebbe scuro. Altri effetti riferiti sono: cavi elettrici che schioccano all’interno delle pareti, rumori di canto e di suoni a bocca chiusa (“humming”) provenienti da cavi all’interno delle pareti, un forte odore di ozono, lampadine a incandescenza che si fulminano, caffettiere che ronzano, ecc.; tutti fenomeni che possono manifestarsi immediatamente prima dell’interruzione di corrente. Talvolta le lampadine a incandescenza sfarfallano e poi si assestano su una debole luminosità arancione, poi la luce si fa molto chiara e le lampadine cessano di funzionare. Alcune persone riferiscono di aver visto un bagliore verde nel cielo notturno, oppure si parla di una netta deviazione della corrente a getto, che fa arrivare aria fredda dal Nord. È stato riferito di anomali rumori tonanti nell’aria, oppure di “scosse dell’aria”. Altri indicatori si possono trovare nell’Appendice I dell’edizione del 1986 del libro di T. Bearden Fer de Lance. (L’Appendice è riportata nell’edizione del 2002.)

…..12 Thomas Bearden, Fer de Lance: A briefing on Soviet Scalar Electromagnetic Weapons (“Fer de Lance. Un’informativa sulle armi elettromagnetiche scalari sovietiche”), Cheniere Press, Santa Barbara, California, 1986. Con aggiorn. 2002, pp 129-134. Secondo Bearden, i sovietici stavano per avviare un processo che avrebbe causato un grande terremoto lungo l’intera faglia di San Andrea, per distruggere l’intera costa occidentale degli USA. 

Un gruppo di scienziati USA ha identificato l’attacco e inviato un impulso-replica gigante coniugato in direzione inversa (“a giant conjugate replica pulse backtracking”) verso il trasformatore (trasmettitore?) [sic, N.d.T.] sovietico, facendolo incendiare e distruggendo anche la sua fonte di energia: il reattore di Chernobyl.


L’ORA DI CHERNOBYL

Il tempo della “atomnaja stanzija” di Chernobyl non si è fermato. E così il cronista che ha vissuto i giorni della catastrofe va a rileggere il diario dell’epoca per tornare a riflettere su quella che era stata una catastrofe annunciata. Proprio perché quanto avvenne all’una di notte del 26 aprile 1986, in uno sconosciuto villaggio dell’Ucraina sovietica, era già stato narrato, con tremenda e diabolica forza anticipatrice, da un fine artista come il regista Andreij Tarkovskij il quale, con il film “Stalker”, aveva descritto una catastrofe epocale che aveva isolato dal mondo un’intera regione.
Allora si parlò del film come di un viaggio spirituale di conoscenza in un panorama di fantascienza. E tutto fu incasellato nella cineteca delle opere da non dimenticare.

Ma proprio nel giorno dell’apocalisse nucleare nessuno ricordò l’ammonimento di Tarkovskij. Perché in quella notte le “autorità” dell’Ucraina sovietica tennero nascosta la notizia a tutti.
Alla gente del posto che aveva, forse, sentito il “botto” fu detto che si era trattato di un semplice incidente e che, comunque, ogni cosa era sotto controllo. Cominciava, invece, proprio in quei momenti il tempo di Chernobyl. Con la vicenda che fu nascosta anche dalle fonti più autorevoli del Cremlino, a partire da Gorbaciov. 

Nessuna notizia, nessun allarme. Furono solo alcune emittenti occidentali che, dal nord Europa, lanciarono un primo allarme. Ma nell’Urss ufficiale non si credette a niente. Il cronista rilegge gli appunti di quelle ore. Non trova una riga sulla Pravda e resta ancora attonito ricordando che, nella serata del 29 aprile, lo speaker del telegiornale centrale Vremija annunciò: “La propaganda borghese sta alzando molta polvere su chernobyl” e andò poi avanti dicendo che erano “false le notizie su migliaia di morti”. Disse allora che “le vittime sono solo due e i ricoverati 197”. Per il resto la tv presentò una foto della centrale dopo l’esplosione affermando che “come si vede i danni sono minimi”. Tutto si svolse, quindi, con una perfetta sceneggiatura. Il perché era semplice: il paese si stava preparando alla Festa del Primo maggio. E così le strade delle città e dei villaggi dell’intero paese erano già coperte di bandiere. E a Kiev – ad appena 150 chilometri da chernobyl – si doveva svolgere la tradizionale parata con donne, bambini e uomini in festa.E fu proprio l’organo del Cremlino – Izvestija – che nell’edizione serale del 1 maggio titolò su una Ucraina “felice, colorata dai tulipani e dal rosso delle bandiere”. Ma la domanda che si poneva già allora a livello generale era questa: perché Gorbaciov tace? L’informazione, la chiarezza, la glasnost e la sincerità non sono forse i suoi cavalli di battaglia? Tutto, invece, veniva ovattato mentre su tutta l’Europa si diffondeva l’allarme per il rischio di contaminazione radioattiva. Tra la popolazione si registrava la corsa all’accaparramento di scorte alimentari. Il Cremlino si vedeva costretto ad emanare una serie di disposizioni che proibivano la vendita delle verdure e la somministrazione di latte fresco alle gestanti e ai bambini. E così, a poco a poco, si scopriva la tragica realtà: la nube radioattiva proveniente da chernobyl contaminava già in maniera seria 150.000 km quadrati attorno alla centrale, un’area popolata da circa di 7 milioni di persone. Venti e piogge la spingevano fino all’Europa Occidentale. Con l’area attorno alla centrale – un raggio di 30 km – che veniva a poco a poco evacuata mentre la nube radioattiva contaminava in maniera seria 150.000 km quadrati attorno alla centrale….

Fonte:
Seguirà un articolo di approfondimento. 

sabato 18 maggio 2019

Curare cancro con l’ascorbato di potassio? I risultati del dottor Pantellini




limone
Pantellini cura per il cancro

Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Prima che scoppiasse il caso Di Bella, il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini era sicuramente la terapia contro il cancro più usata e più conosciuta in Italia, nel campo della medicina alternativa.
Come la maggior parte delle scoperte scientifiche più importanti, anche questa trae origine da un caso fortuito e da un errore. Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Immaginatevi la sorpresa quando, dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro.

Cos’era successo?

Il paziente, per errore, non aveva usato il Bicarbonato di Sodio, ma quello di potassio.
“Ebbi come una botta in testa”, raccontò un giorno Pantellini. “Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’Ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi.
Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore”. (Il cofattore K, ediz. Andromeda).
Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’Ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni.
Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato ?
Alcune denunce da parte dell’Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l’aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Chi volete che abbia interesse a prescrivere l’Ascorbato di Potassio, un prodotto che costa poche migliaia di lire per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ?

Intervista al Dr. Gianfrancesco Valsé Pantellini:

“Ci sono degli interessi enormi, prima di colpire questi interessi bisogna stare attenti anche noi di colpirli bene così da farli degradare nel tempo. Tutto il mondo oggi vive sul denaro, e lei sa quanti migliaia di miliardi ci sono in giro in questo momento sulla sua testa. Se la medicina si è instradata su un’unica strada questa non è colpa mia.
E’ colpa del destino dell’umanità. Anche del vostro! Perché di li al 2015, se non prenderemo provvedimenti seri, saremo uno contro uno col cancro”

Intervista a Gianfranco Valsé Pantellini Di Giuseppe Cosco

Cosco: Professore che cosa è il cancro ?

Pantellini: Il cancro è una malattia degenerativa che ha anche un’origine genetica. Fino a poco tempo fa io non avevo un’idea lucida di quale fosse l’origine di questa patologia, ma oggi ho la certezza che a provocare questa manifestazione siano i radicali liberi, radicali liberi che vengono messi in libertà nella cellula dai mitocondri. I mitocondri, con questi radicali liberi, colpiscono il nucleo della cellula diecimila volte al giorno, cercando di sovvertirlo. A questa azione dei mitocondri si antepone un enzima connaturato alla stessa cellula che, per natura propria, elimina questi radicali liberi. La produzione di questo enzima viene regolata da un gene. Quest’enzima è la superossido-dismutasi, fortemente riducente e contrastante l’azione dei radicali liberi. Se i radicali liberi, per condizioni particolari fisiologiche e anche per stress endogeni, stress ossidativo interno, riescono ad eliminare dalle cellule o da una cellula quest’enzima è certo che si scatena il tumore. Il cancro è una manifestazione di questo difetto cellulare.

C. : Cosa ne pensa della chemioterapia ?

Pantellini: Non dico nulla della chemioterapia, perché si sa già tutto. Essa ha un’azione deleteria e devastante sull’intero organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un paradosso: “Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce”, guardi a che assurdità si è arrivati. Nella chemioterapia, la ciclofosfammide non è altro che un iprite chelata che viene introdotta nell’organismo, causa sui tessuti delle reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico. Quindi come si può pensare di curare il cancro con l’acido cloridrico ?

C. : Come è arrivato a capire l’importanza dell’ascorbato di potassio per la prevenzione e la cura del cancro ?

Pantellini: Fu un malato che mi mise sulla strada dell’ascorbato di potassio. Scambiò il bicarbonato di sodio con il bicarbonato di potassio… (Il professor Pantellini racconta che nel 1948 una donna, il cui marito versava in gravissime condizioni, in quanto aveva un cancro allo stomaco giudicato inoperabile, si rivolse a lui perché almeno si riuscisse ad alleviare i tremendi dolori del poveretto. Pantellini le consigliò di fargli bere limonate zuccherate con del bicarbonato di sodio. Mesi più tardi vide quest’uomo per strada, quando lo credeva già morto e scoprì che, per errore, al posto del bicarbonato di sodio nelle limonate aveva messo bicarbonato di potassio. N.d.A.) …e da lì è partita la mia ricerca.

C. : Questo sale…

Pantellini: E’ il più forte antiossidante che abbiamo a disposizione oggi. Non è dannoso, viene assorbito rapidamente e agisce sul cancro. Difatti i tumori trattati con ascorbato di potassio o regrediscono o si fermano oppure vanno più lentamente avanti. La casistica è molto, molto, molto vasta e positiva.

C. : Quali sono i dosaggi ?

Pantellini: Per la prevenzione si possono somministrare due o tre dosi la settimana, la mattina a digiuno, per quattro o cinque mesi consecutivi, poi interrompere un mese e ricominciare. Per la cura, invece, di dosi bisogna assumerne tre al giorno. Cioè occorre prendere la dose preventiva di gr. 0.15 di acido ascorbico e gr. 0.30 di bicarbonato di potassio, tre volte al giorno.

C. : Posso scrivere che in caso di tumori definiti iniziali, con l’ascorbato, si ottiene la guarigione completa ?

Pantellini: Certamente, si ha il 100% di regressione del tumore.

C. : Ci sono altre malattie che rispondono bene a questo trattamento?

Pantellini: L’assunzione dell’ascorbato di potassio nei malati di AIDS mantiene l’individuo sieropositivo però non lo fa passare nella fase successiva. Stiamo portando avanti un protocollo di terapia sperimentale al riguardo e i risultati sono molto interessanti.

C. : Le persone in cura preventiva dal 1970 hanno…

Pantellini: Nessuna di loro, e sono molte centinaia, è stata colpita da cancro o da malattie virali.

C. : Professore lei è solo in questo lavoro ?

Pantellini: Sono affiancato da molti altri ricercatori, italiani e stranieri e poi in America diversi scienziati (tra cui Irwin Stone, Cameron e Pauling, N.d.R.) portano avanti protocolli sperimentali simili (fondati sull’ascorbato di sodio).

C. : Se l’ascorbato di potassio fosse somministrato su larga scala avremmo risultati incredibili ?

Pantellini: Si, ma non sono cose che posso fare io, io posso dare delle indicazioni. Si deve mobilitare chi è preposto alla salute pubblica, cominciando dal ministro della sanità.

C. : Il cancro è anche un affare e gli interessi economici che vi ruotano intorno sono davvero tanti e da tutto ciò che è emerso, le porcherie della “malasanità” di Stato…

Pantellini: Era una cosa logica. Non è una scoperta che ci sia la malasanità. Era meglio se i politici italiani avessero visto più a fondo l’interesse e la salute della gente, ossia pochi farmaci, ma buoni, sperimentati, che moltissimi farmaci anche con prezzi altissimi che non servono a nulla e fanno male.

C. : Sperimentano molto sugli animali…

Pantellini: E’ difficile riportare l’esperienza fatta su animali all’uomo. L’uomo ha riflessi farmacologici molto diversi. Per esempio un coniglio mangia anche l’atropina senza avere nessun disturbo, l’uomo, invece, muore.

C. : Secondo lei la cecità dei cattedratici è frutto di ignoranza o di malafede ?

Pantellini: Io non so cosa nasconda, ma sono morti anche molti di loro di cancro, che io ho tentato di salvare.

C. : Visto il bassissimo costo dell’ascorbato di potassio, poche centinaia di lire, le industrie farmaceutiche hanno tentato di metterle i bastoni tra le ruote ?

Pantellini: Hanno provato, tramite anche i loro emissari appartenenti ad un certo tipo di classe medica, ma è difficile fermare la marcia dell’ascorbato di potassio.

C. : Ci sono dei medici in Italia che usano l’ascorbato ?

Pantellini: Ci sono dei bravissimi medici in Italia, dei bravissimi chirurghi, anche dei bravissimi oncologi che utilizzano l’ascorbato di potassio.

C. : Dove si può trovare l’ascorbato di potassio ?

Pantellini: Molte farmacie lo preparano bene, io non posso dire i nomi, però, ci sono farmacie a Firenze, Treviso, Verona, Milano e Bologna che hanno l’ascorbato di potassio perfettamente dosato e chiuso in bustine ermetiche.

C. : Professore un’ultima domanda. L’ansia e lo stress hanno importanza nella genesi di un cancro?

Pantellini: Certamente. La mente e i suoi complessi legami col corpo, rivestono una grande importanza. Io sono certo che l’insorgenza tumorale sia dovuta al riemergere di una struttura evolutiva della materia vivente, avvenuta qualche milione di anni fa, e che ciò si ripeta, oggi, quando i geni autoregolatori della chimica cellulare sono inattivati nel loro chimismo enzimatico per uno stress di qualsiasi natura.

Giuseppe Cosco

Nota bene: dai tempi di questa intervista ci sono stati diversi sviluppi nello studio dell’ascorbato e delle modalità di utilizzo del medesimo, di cui trovate documentazione presso la fondazione Pantellini. In particolare informandovi sul sito scoprirete che la formulazione dell’ascorbato più ribosio sembra potenziare l’efficacia dell’ascorbato di potassio, così come l’associazione con la vitamina B12 (tenere presente sempre però quanto scritto in apertura del post).

6 Ottobre 2010

Come indicato nel sito Naturopatiaonline l'articolo è pubblicato con la seguente licenza: 

domenica 12 maggio 2019

Douglas Rushkoff: gli algoritmi elimineranno lavori e limiteranno le nostre personalità

mass media
Douglas Rushkoff
Douglas Rushkoff: gli algoritmi elimineranno lavori e limiteranno le nostre personalità

By Danilo Bologna /Mag 18, 2016 /Intelligenza Artificiale

L’industrializzazione digitale continua: i processi produttivi sono sempre più automatizzati e algoritmi sofisticati stanno sostituendo gli impiegati umani. Secondo Douglas Rushkoff, teorico dei media, scrittore e professore alla City University of New York, l’industrializzazione è la separazione dei lavoratori dalle loro attività e oggi questa prosegue inesorabilmente attraverso il mercato digitale.

Douglas Rushkoff evidenzia i vantaggi e gli svantaggi nell’applicazione di algoritmi nei i processi lavorativi: se si risparmia, se si crea valore e per chi, e se producono un reale vantaggio competitivo. Le sue domande ci spingono a riflettere: forse la soluzione sta nel trovare un certo equilibrio tra algoritmi e competenze umane. C’è solo una certezza: per agire in modo corretto in un mondo così competitivo, abbiamo bisogno tutti di essere più consapevoli sulle dinamiche dell’universo digitale.

Di seguito il suo intervento per Big Think, con la relativa trascrizione in italiano.
Gli algoritmi elimineranno i lavori e limiteranno le nostre personalità



“Quello che le persone devono ricordare è che l’oggetto dell’industrialismo non era creare più cose meglio e velocemente. Era scollegare il lavoro dal valore che avevano creato. Quindi, se ho una fabbrica di scarpe, non voglio assumere calzolai e ciabattini costosi nel mio business. Voglio andare al parcheggio di Home Depot, trovare un gruppo di stranieri privi di documenti e pagarli due centesimi all’ora. Per cui spiegherò loro qualcosa che richiederà 15 minuti, insegnerò loro come piantare un chiodo nella scarpa e poi passarla al prossimo ragazzo. In realtà, la persona che capisce come funziona tutto questo è mio nemico.

Quindi si prosegue fino ad oggi, dove implementiamo tecnologie digitali. Proviamo a crearle in modi per sbarazzarci delle persone. Non vogliamo dipendenti. Se hai bisogno di esseri umani, come raggiungi la scala industriale? Deve essere un algoritmo. Il modo più facile per pensarci è che la prima interazione con un computer per la maggior parte delle persone è stata con un sistema di segreteria telefonica. E certo, capisco che una società ha una receptionist umana seduta lì. Lei ha uno stipendio. Ha il sussidio. Ha un pacchetto assicurativo. Sbarazzati di lei. La ‘inerisci’ in un computer, così chi contatta la tua società impiegherà un po’ più di tempo per superare tutti quei menù. Risparmierai molti soldi e ti fa sembrare altamente tecnologico.

Ma mentre risparmi denaro, tutti coloro che chiamano la società ora trascorrono più tempo tra i menù. Hai effettivamente creato più lavoro, non di meno. Hai esternalizzato il costo della tua receptionist umana verso tutti gli altri. Allora cosa fanno? Ora tutti devono avere operatori informatici perché devono esternalizzare il costo verso tutti gli altri. Tutti finiamo col spendere più tempo ed energia navigando attraverso questi menù rispetto a quando assumevamo qualcuno, perché siamo molto prevenuti contro l’assunzione, perché il prezzo delle azioni di una società salirà. Se questa può mostrare che ha assunto meno persone, ci ritroviamo col perpetuare quel sistema.

Così, quando implementiamo tecnologie digitali per togliere di mezzo le persone, per farle fuori dalla società, finiamo davvero con l’uccidere l’unica competenza che abbiamo. Se stai usando gli algoritmi e i big data per capire la tua prossima linea di prodotto piuttosto che i deisgner, qual è il tuo vantaggio competitivo? L’altra azienda sta usando gli stessi dati e probabilmente sta assumendo le stesse società di analisi di big data per capire l’andamento futuro. Così ora sei stato trasformato in un prodotto. No, nell’era digitale devi invertire. Tu vuoi le persone più qualificate che puoi trovare in modo che il tuo business possa in effetti differenziarsi da tutte le altre piattaforme algoritmiche automatiche che non hanno senso.

Ciò che i consumatori devono capire è che c’è una proposta di valore per tutto quello che usano. Devono essere in grado, e attualmente non possono, di chiedere a loro stessi: ‘Questa piattaforma crea valore per me o sono io che creo valore per essa? O c’è uno scambio di cui sono consapevole e che mi sta bene?

Voglio vivere la mia vita sociale su Facebook? Questo è uno scambio che mi piace? Mi piace definirmi in quel modo? Mi piacciono questi pulsanti di opzione? Voglio presentare me stesso al mondo con questa piattaforma e mi sta bene che sanno tutto di me? Non lo so.

Mi sta bene ricevere notizie e informazioni attraverso un newsfeed che è algoritmicamente ottimizzato per farmi cliccare su cose, per limitare e farmi capire chi sono? Mi sta bene vivere su una piattaforma che sta usando i miei dati del passato per pubblicizzarmi e commercializzarmi un futuro che ancora non ho deciso di vivere?’

Se loro sanno che c’è un 70 od 80% di possibilità che possa mettermi a dieta in un mese, cosa avranno intenzione di fare? Iniziano a riempire il mio newsfeed con ‘Hey, sembri abbastanza grasso. C’è qualcosa di sbagliato con te’. E proveranno a guidarmi nell’essere più costante con il mio profilo, a rendermi un consumatore più prevedibile e cooperativo.

Penso possa andare bene nel caso fosse una dieta, e quindi mi incoraggeranno a seguirla. Ma per quanto riguarda l’altro 20% delle persone? Che dire di quello che avrei potuto fare, invece? Che dire dell’imprevedibilità che mi avrebbe reso diverso dal ragazzo accanto e che mi avrebbe permesso di innovare qualcosa? Che mi avrebbe permesso di avere una nuova idea, di avere una vita personale più strana e anomala?

Beh, forse mi va bene arrendermi a ciò. Forse voglio essere più come il resto del mio profilo statistico. Ma almeno dovrei saperlo. Forse dovrei sapere che i miei risultati di ricerca sono diversi dai tuoi. Perché? Perché Google vuole che io faccia qualcosa. Google vuole aiutarmi ad essere il vero me. Ma come fanno a sapere qual è il vero me? Qual è l’algoritmo che stanno usando e a quale scopo?”

Si chiude con un paio di interrogativi questo interessantissimo intervento di Douglas Rushkoff. Come a dirci che non dovremmo essere troppo superficiali nell’utilizzo delle piattaforme online. Ma partiamo dall’inizio.

Douglas Rushkoff introduce il discorso descrivendo quello che è il classico beneficio per un’azienda che può fare affidamento su algoritmi: costi minori. Dopo un primo importante investimento, chi dirige l’impresa non dovrà preoccuparsi degli stipendi, delle assicurazioni, eccetera. Ma automatizzare il tutto, crea davvero dei vantaggi che ci consentiranno di avere la meglio competitor? Solo in parte, sostiene Douglas Rushkoff. Il valore di un prodotto consiste soprattutto nel suo essere diverso da tutti gli altri, nel non essere standardizzato. E questo non è certo un lavoro per gli algoritmi: è un lavoro per persone specializzate, che sfruttano la loro creatività, ovvero una qualità esclusivamente umana.

D’altra parte, è anche vero che le piattaforme ci facilitano molto le cose. Più dati forniamo loro e più tutti i processi di acquisto, condivisione e conversazione ci risultano facili ed intuitivi. Ciò che ci spinge ad utilizzarle è la loro presunta gratuità: presunta perché, in realtà, le paghiamo fornendo loro i nostri dati: nome, cognome, età, sesso, luogo di nascita, interessi, e così via. Ed ecco spiegate le pubblicità mirate, le offerte che potrebbero soddisfare i nostri bisogni. Bisogni che forse, ancor prima di navigare, di conversare con parenti e amici sul web, non avevamo. Quella dei dati personali è una faccenda molto delicata descritta anche dal futurista Gerd Leonhard che ha espresso le sue preoccupazioni sul funzionamento di Facebook.

“Ciò che i consumatori devono capire è che c’è una proposta di valore per tutto quello che usano“, dice Rushkoff. La proposta di valore, la promessa dell’azienda che offre quel prodotto o quel servizio che migliorerà la nostra vita. Siamo noi che facciamo una scelta autonoma o sono le piattaforme a spingerci ad agire in determinati modi? Siamo liberi di esprimere noi stessi o le nostre personalità sono limitate dalla vetrina personale che vogliamo mostrare agli altri? E poi, quella che forse è la domanda più importante, ci sta bene tutto questo?

Per rispondere davvero a quest’ultimo quesito, bisogna avere un certo grado di consapevolezza della situazione. Cioè bisogna sapere in generale come funzionano i motori di ricerca come Google, che i risultati di ricerca si differenziano in base agli interessi e alle navigazioni degli utenti, che nei termini e nelle condizioni d’uso che accettiamo per un’app o una piattaforma diamo il consenso alla condivisione di una bella fetta di dati personali e di informazioni sui nostri dispositivi. Bisognerebbe dare un certo peso a questi dettagli. Una buona formazione scolastica/accademica sul funzionamento e sulle modalità di utilizzo delle piattaforme digitali potrebbe essere una soluzione per aumentare la consapevolezza e la responsabilità.

Se sappiamo come funzionano queste piattaforme digitali, allora potremo decidere davvero se tutto questo ci sta bene, se ne vale la pena e se per noi “dati in cambio di servizio gratuito” è uno scambio equo e conveniente. Altrimenti non possiamo in alcun modo intavolare un discorso sull’autonomia decisionale nei confronti di applicazioni, siti e servizi online.

Infine, Douglas Rushkoff ci vuole far riflettere su due questioni. “Google vuole aiutarmi ad essere il vero me. Ma come fanno a sapere qual è il vero me? Qual è l’algoritmo che stanno usando e a quale scopo?“. Loro non sanno qual è il vero te, ma possono ricostruire le tue abitudini, i tuoi interessi, ciò che ti piace e che non ti piace, attraverso i dati che fornisci loro durante la navigazione. Google non ci svelerà mai del tutto come funziona il suo algoritmo perché “la persona che capisce come funziona tutto questo è [un suo] nemico“, giusto? E Google non vorrà mica averci come nemici, proprio noi che siamo il motore del suo motore di ricerca? Lo scopo di ogni azienda è innanzitutto fare soldi, non dimentichiamolo mai.

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