Torino 5G, droni e automobili a guida remota (senza conducente): il futuro è Wi-Fi, un salto nel vuoto (in dispregio del Principio di Precauzione)


Droni nello spazio, auto senza pilota. Per quanti (ancora) non se ne fossero accorti, ci troviamo a un bivio. O forse, nella morsa del drago, spalle al muro in un vicolo cieco. L’intelligenza ‘artificiale’ approvata dal Governo Conte col l’asta plurimiliardaria bandita per le inesplorate frequenze di quinta generazione (senza studi preliminari sul rischio sanitario), mina alle fondamenta la conservazione della specie umana. Qui non c’entra Rosa Luxemburg. La nostra non è una critica neo-luddista da Terzo Millennio, né un attacco sfacciato al progresso conquistato con le tecnologie avanzate.
Ma un grido d’allarme contro chi, come non mai, giorno dopo giorno puntella con sistematica scientificità l’essenza naturale dell’esistenza, soppiantandola di artificiose realtà virtuali pericolose, principalmente, per la salute pubblica (oltre che per la tenuta psicologica delle persone ‘digital-narcotizzate’). Chi ci segue sa come OASI SANA si batta senza remore, denunciando i rischi sanitari della manovra 5G: nulla sarà più come prima e il brodo elettromagnetico nel quale verremo sommersi giorno e notte in modalità ubiquitaria lascia sgomenti quanti, come noi, con tenacia difendono la vita come principio naturale e diritto essenziale di nascita. Col silenzio complice dei media che perseverano ad ignorare il rischio elettrosmog, il Principio di Precauzione sancito dall’Unione Europea verrà calpestato da uno tsunami a radiofrequenza di microonde millimetriche (cancerogene per l’OMS) utilizzati anche droni satellitari, Wi-Fi dallo spazio e automobili senza conducente.
La notizia di Torino è la cartina di tornasole!

                                     

Nei prossimi giorni partirà una campagna popolare di crowdfunding per raccogliere fondi da destinare all’acquisto di spazi pubblicitari sui maggiori quotidiani nazionali dirigendo, sulle pagine in rassegna al Parlamento, appelli cautelativi e validati studi scientifici per chiedere alla politica italiana di fermare una sciagurata manovra adottata sulla pelle dei cittadini, ignari dei possibili effetti biologici delle radiazioni 5g: OASI SANA aderisce all’iniziativa STOP5G per difendere in ogni modo il sacrosanto diritto alla salute. Prima di ogni altra cosa. Prima di ogni robotica trovata commerciale.
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di Marco Staffiero

C’è il guadagno, ci sono in ballo miliardi di euro, c’è il business delle grandi occasioni.
La salute dell’essere umano e del pianeta non ha importanza nella galassia della super tecnologia.
La tecnocrazia ha la meglio nonostante il continuo appello dal mondo medico, scientifico e dalle varie associazioni in difesa del diritto alla tutela della salute pubblica: si continua ad andare avanti, esponendo milioni di persone ad un pericolo invisibile, radiofrequenze, le onde elettromagnetiche, elettrosmog ora anche sulle vetture, senza conducente!



A Torino (Palazzo Madama e Piazza Castello) sono state presentate una serie di ‘demo live’, tra queste un’automobile di serie guidata da remoto, turismo virtuale in HD, soluzioni smart city per l’ottimizzazione dei servizi pubblici e di robotica industriale, oltre a droni per il monitoraggio ambientale, tutti ovviamente abilitati dalle tecnologie 5G. Per l’occasione, la prima volta in un centro storico italiano, in Piazza Castello è stata accesa la prima antenna 5G a microonde millimetriche.
Si tratta del primo evento in Italia aperto al pubblico in cui è stato possibile toccare con mano la nuova rete 5G attraverso servizi che saranno presto disponibili per conto di TIM, che si è aggiudicata per 2,4 miliardi di euro le “migliori frequenze” 5G messe in gara dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Mentre Ericsson ha lavorato alla prima auto connessa e guidata da remoto su rete 5G.


Si tratta di un sistema che, ricevendo tutte le informazioni sull’ambiente circostante, consente ad una persona di controllare il veicolo facendolo muovere da remoto. Tutto questo ignorando gli appelli lanciati più volte, da quel sano mondo accademico, che non scende a patti con nessuno.
Il danno sugli esseri viventi a causa dell’esposizione dell’essere umano e non solo dalle onde elettromagnetiche sarà disastroso. Più volte sottolineato, proprio il Prof. Martin L. Pall, Professore emerito di Biochimica e di Scienze Mediche di Base della Washington State University, ha inviato (qualche settimana fa) alle istituzioni europee e statunitensi una revisione di studi che dimostrano la pericolosità della tecnologia 5G. Il Prof. Pall non lascia scampo ad equivoci: il 5G provoca danni cellulari al DNA – rottura al filamento singolo del DNA, rottura del filamento doppio, ossidazione delle basi del DNA; diminuzione della fertilità maschile e femminile, aumento di aborti spontanei, abbassamento di ormoni come estrogeni, progesterone e testosterone, abbassamento della libido; danni neurologici e neuropsichiatrici; apoptosi e morte cellulare; stress ossidativo e aumento dei radicali liberi (responsabili della maggior parte delle patologie croniche); effetti ormonali; aumento del calcio intracellulare; effetto cancerogeno sul cervello, sulle ghiandole salivari, sul nervo acustico.

Insomma, c’è poco da scherzarci, l’impatto sull’intera popolazione sarà davvero dannoso.
Da non dimenticare l’appello di 170 scienziati indipendenti, che hanno chiesto alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei.


“Serviranno molte nuove antenne con un’implementazione su larga scala che in pratica si tradurrà in un’installazione di antenne ogni 10-12 case nelle aree urbane, aumentando così in modo massiccio l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici – dicono gli scienziati – Con “l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza fili” nessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto ‘Internet delle Cose’. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza”.

Fonte: www.oasisana.com
Articolo di Marco Staffiero

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