lunedì 14 maggio 2018

John F. Kennedy. Il Discorso del presidente e la stampa. La Dichiarazione di una Guerra Segreta


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John F. Kennedy Discorsi
Il presidente e la stampa: Rivolto prima alla American
Newspaper Publishers Association, 27 Apr 1961

Questo è il discorso completo che secondo me erroneamente viene chiamato "Discorso sulle Società Segrete", la descrizione che si può leggere nei documenti allegati è :

"Nel suo discorso il presidente Kennedy rivolge il suo malcontento per la copertura delle notizie della stampa prima, durante e dopo l'incidente della Baia dei Porci, suggerendo che vi è la necessità di "una gran lunga maggiore informazione pubblica" e"un molto più grande segreto d'ufficio".
Quello che si evince dalla lettura del discorso è che si preoccupa del fatto che il nemico visibile, il comunismo, possa apprendere informazioni riservate dai giornali ma si concentra sul fatto che nello stesso tempo la popolazione debba essere informata, informata di :

"una cospirazione monolitica e spietata che si basa principalmente su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza", una Guerra Segreta non dichiarata e che "le dimensioni della sua minaccia incomberanno all'orizzonte per molti anni". Questo pare essere l'argomento principale semi mascherato del discorso : "E questo è il nostro obbligo di informare e allertare il popolo americano".
Quindi se si volesse rinominare il titolo del discorso quanto mai attuale a cinquant'anni dal suo pronunciamento anche tenendo presente i fatti e le realtà attuali incontrovertibili che sono giornalmente sotto gli occhi di tutti e conseguentemente ne paghiamo le conseguenze, il titolo dovrebbe essere"Discorso sulla Guerra Segreta", una Guerra Segreta all'Umanità e per questo insieme ad altre questioni :

L'opposizione alla Federal Reserve con la stampa delle United States Notes.
L'opposizione alla Bomba Atomica Israeliana.
La persecuzione che ovviamente avallava di suo fratello Bob Kennedy alla mafia.
Il ritiro delle truppe USA dal Vietnam con conseguente uscita dalla futura guerra.
Le riforme applicate per aumentare la spesa pubblica, soprattutto per ciò che riguardava le esplorazioni spaziali, programmi sociali, e tentativi di integrazione razziale.
L'avvicinamento con Nikita Krusciov e la svolta per la pace con i nemici comunisti.
L'iniziò un segreto dialogo con Fidel Castro, allo scopo di normalizzare le relazioni tra Stati Uniti e Cuba.
il New York Times riportò che Kennedy disse a uno dei più alti funzionari della sua amministrazione di voler «ridurre la CIA in mille pezzi e gettarli al vento».
gli sono costate la vita, stando alle conoscenze attuali ben si può capire che la matrice degli interessi lesi dal Presidente che a questo punto ha dato la vita per tutti noi era sempre la stessa, resta quindi del tutto inutile chiedersi ancora chi abbia ucciso i due fratelli Kennedy, a questo punto mi pare di scoprire l'acqua calda.
Ben mi guardo di avallare l'operato del Presidente Obama ma in occasione del cinquantenario dell'assassinio del Presidente nella serata della consegna delle medaglie presidenziali della libertà, la più importante onorificenza conferita negli Usa a civili, istituita dal presidente Harry Truman nel 1945 e reintrodotta da Kennedy nel 1963, pochi mesi prima che venisse assassinato, ha detto :

"Questa è l'eredità di un uomo che avrebbe potuto ritirarsi in una vita di lusso e agio, ma che ha scelto di vivere la vita sul campo", "Navigando a volte contro il vento, a volte con il vento",queste parole spiegano e riepilogano tutto, mi pare, ricco, bello e famoso poteva tranquillamente farsi i fatti suoi navigando con il vento come ha certamente dovuto fare per arrivare dove è arrivato ed invece navigando contro il vento ci ha lasciato la pelle.
Queste dinamiche valgono per tutti, ovviamente a livelli diversi, rimane una questione di dignità e di coscienza, chi ne è fornito e chi no, è una bella differenza.
Per chiudere questa analisi aggiungerei che l'argomento del discorso sembra abbinarsi inesorabilmente a quello che scrisse cinque anni prima ma molto più occultato perchè parlava del solo comunismo, il nuovo volto del comunismo, Edgar Hoover, il Capo dell' FBI :

"L'individuo è handicappato dal trovarsi faccia a faccia con una cospirazione così mostruosa che non può credere che esista. La mente americana semplicemente non è venuta ad una realizzazione del male che è stato introdotto in mezzo a noi. E respinge anche l'ipotesi che creature umane potrebbero sposare una filosofia che in definitiva deve distruggere tutto ciò che è buono e decente". "The Elks Magazine (agosto 1956)".
Il "numero 1" dei "complottisti" dell'epoca moderna pare essere il Presidente John F. Kennedy e non a caso il termine "Teoria del Complotto"fu introdotta dalla CIA verso chi metteva in dubbio la vergognosa versione ufficiale dell'assassinio di Dallas, dove fu scelta una data fortemente simbolica, il 22 novembre, 22 e 11. Il numero 11, con i suoi multipli, è spesso la firma degli Oscurati, come per l'11 settembre 2001 o l'altro giorno 13/11/2015 per "la Guerra" a Parigi.



Waldorf-Astoria Hotel, New York
27 apr 1961

Signor Presidente, signore e signori:

Apprezzo molto il vostro invito generoso per essere qui stasera.

Voi portate pesanti responsabilità in questi giorni e un articolo che ho letto qualche tempo fa mi ha ricordato come particolarmente pesantemente gli oneri degli attuali eventi del giorno gravano sulla vostra professione.
Si può ricordare che nel 1851 il New York Herald Tribune con il patrocinio e la pubblicazione di Horace Greeley, impiegavano come corrispondente da Londra un giornalista oscuro con il nome di Karl Marx.
Ci viene detto che il corrispondente estero Marx, completamente senza denaro, e con una famiglia malata e denutrita, faceva costantemente appello a Greeley ed al caporedattore Charles Dana per un aumento del generoso stipendio di $ 5 per puntata, uno stipendio che lui ed Engels ingratamente etichettavano come una "pidocchiosa truffa piccolo-borghese".
Ma quando sono stati rifiutati tutti i suoi appelli finanziari, Marx si guardò intorno per altri mezzi di sostentamento e fama, alla fine chiuse il suo rapporto con il Tribune e dedicò il suo talento a tempo pieno alla causa che ha lasciato in eredità al mondo i semi del leninismo, lo stalinismo, la rivoluzione e la guerra fredda.
Se solo questo giornale capitalistico di New York lo avesse trattato con più gentilezza; se solo Marx fosse rimasto un corrispondente estero, la storia avrebbe potuto essere diversa. 
E spero che tutti gli editori terranno questa lezione in mente la prossima volta che riceveranno un povero appello per un piccolo aumento del conto spese di un giornale da un uomo oscuro.

Ho scelto come titolo del mio intervento questa sera "Il Presidente e la stampa". 
Alcuni potrebbero suggerire che questo sarebbe stato più naturale formularlo "Il presidente Contro la Stampa". Ma quelli non sono i miei sentimenti stasera.

E' vero, tuttavia, che quando un noto diplomatico di un altro paese ha chiesto di recente che il nostro Dipartimento di Stato ripudiasse certi attacchi dei giornali alla sua collega non era necessario per noi rispondere che questa Amministrazione non era responsabile per la stampa, perchè la stampa aveva già messo in chiaro che non era responsabile di questa Amministrazione.

Tuttavia, il mio scopo qui stasera non è di esprimere il solito assalto alla cosiddetta stampa del partito. Al contrario, negli ultimi mesi ho raramente sentito alcuna lamentela circa pregiudizio politico sulla stampa, tranne da alcuni repubblicani. Né è il mio scopo stasera è per discutere o difendere la trasmissione televisiva di conferenze stampa presidenziali. Penso che sia estremamente utile avere 20.000.000 americani seduti regolarmente in queste conferenze per osservare, se così si può dire, le incisive, intelligenti qualità cortesi visualizzate dai vostri corrispondenti di Washington.

Né, infine, sono queste osservazioni lo scopo di esaminare il corretto grado di privacy che la stampa dovrebbe consentire a qualsiasi presidente e alla sua famiglia.

Se negli ultimi mesi i vostri giornalisti e fotografi della Casa Bianca sono stati ad assistere alle funzioni religiose con regolarità, sicuramente non ha fatto loro alcun male.

D'altra parte, mi rendo conto che le agenzie di stampa ed i fotografi di servizio possano lamentarsi che non godono degli stessi privilegi ai verdi campi da golf locali come facevano una volta.

E 'vero che il mio predecessore non ha obiettato come faccio le immagini dell'abilità del golf in azione. Ma né d'altra parte ha mai "testa" un uomo dei servizi segreti.

Il mio argomento stasera è una più sobria preoccupazione per i giornalisti e gli editori.

Io voglio parlare di nostre responsabilità comuni di fronte a un comune pericolo. 
Gli eventi delle ultime settimane possono aver contribuito ad illuminare quella sfida per alcuni; ma le dimensioni della sua minaccia incomberanno all'orizzonte per molti anni. Qualunque sia le nostre speranze possono essere per il futuro - per ridurre questa minaccia o per vivere con essa - non può sfuggire né la gravità o la totalità della sfida per la nostra sopravvivenza e per la nostra sicurezza - una sfida che si pone di fronte in modi inconsueti in ogni sfera dell'attività umana.

Questa sfida mortale impone alla nostra società due requisiti che riguardano direttamente sia alla stampa che il Presidente - due requisiti che possono sembrare quasi in tono contraddittorio, ma che devono essere riconciliati ed evasi se vogliamo far fronte a questa pericolo nazionale. 
Mi riferisco, in primo luogo, alla necessità di una ben maggiore informazione pubblica; e dall'altra, alla necessità di un gran lungo maggior segreto d'ufficio.

I
La stessa parola "segreto" è ripugnante in una società libera ed aperta; e noi siamo come popolo intrinsecamente e storicamente opposti alle società segrete, ai giuramenti segreti ed alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli di un eccessivo e ingiustificato occultamento di fatti pertinenti ha di gran lunga superato i pericoli che vengono citati per giustificarlo. 
Ancora oggi, c'è poco valore nel contrastare la minaccia di una società chiusa imitando le sue restrizioni arbitrarie. Ancora oggi, c'è poco valore per assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa. E c'è un molto grave pericolo da una annunciata necessità di una maggiore sicurezza che sarà presa da coloro che sono ansiosi di espandere il suo significato ai limiti della censura ufficiale e di occultamento. 
Che io non intendo consentire nella misura in cui è in mio potere. E nessun ufficiale della mia Amministrazione, sia il suo rango alto o basso, civile o militare, dovrebbe interpretare le mie parole qui stasera come una scusa per censurare le notizie, per soffocare il dissenso, per coprire i nostri errori o trattenere alla stampa i fatti che il pubblico merita di sapere.

Ma chiedo ad ogni editore, ogni redattore, e ad ogni giornalista della nazione di riesaminare i propri standard, e di riconoscere la natura del pericolo del nostro paese. In tempo di guerra, il governo e la stampa si sono abitualmente uniti in uno sforzo in gran parte basato sulla auto-disciplina, per impedire la divulgazione non autorizzata al nemico. In tempo di "pericolo chiaro e presente", la giurisprudenza ritiene che anche i diritti privilegiati del primo emendamento devono cedere il bisogno del pubblico alla sicurezza nazionale.

Oggi nessuna guerra è stata dichiarata - e comunque una feroce lotta può essere, non potrà mai essere dichiarata in maniera tradizionale. Il nostro modo di vita è sotto attacco. Quelli che sono il nostro nemico avanzano in tutto il mondo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Eppure nessuna guerra è stata dichiarata, senza che i confini siano stati attraversati dalla marcia dei soldati, non sono stati sparati missili.

Se la stampa è in attesa prima di una dichiarazione di guerra che impone l'auto-disciplina delle condizioni di combattimento, allora posso solo dire che nessuna guerra non ha mai posto una minaccia per la nostra sicurezza. Se si aspetta la constatazione di un "pericolo chiaro e presente", allora posso solo dire che il pericolo non è mai stato più chiaro e la sua presenza non è mai stata più imminente.

Esso richiede un cambiamento di prospettiva, un cambiamento di tattica, un cambiamento delle missioni - dal governo, dal popolo, per ogni uomo d'affari o leader di lavoro, e da tutti i giornali. 
Noi siamo opposti in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si basa principalmente su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza - in infiltrazione invece di invasione, sulla sovversione invece delle elezioni, su intimidazioni invece della libera scelta, sulla guerriglia di notte invece che di eserciti di giorno. Si tratta di un sistema che ha arruolato vaste risorse umane e materiali nella costruzione di una stretta maglia, una macchina altamente efficiente che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

Le sue preparazioni sono nascoste, non pubblicate. I suoi errori sono sepolti, non in evidenza. I suoi dissidenti sono messi a tacere, non lodati. Nessuna spesa è messa in discussione, nessuna voce viene stampata, non un segreto viene rivelato. Conduce la Guerra Fredda, in breve, con una disciplina da tempo di guerra che nessuna democrazia potrebbe mai potuto sperare o desiderato eguagliare.

Tuttavia, ogni democrazia riconosce le limitazioni necessarie di sicurezza nazionale - e la domanda rimane se tali restrizioni devono essere più strettamente rispettate se vogliamo contrastare questo tipo di attacco, così come l'invasione a titolo definitivo.

I fatti della questione sono che i nemici di questa nazione hanno apertamente vantato di acquisire tramite il nostro giornali informazioni che altrimenti avrebbero dovuto assumere agenti per acquisire mediante furto, corruzione o spionaggio; che i dettagli di preparazioni segrete di questa nazione per contrastare operazioni segrete del nemico sono stati disponibili ad ogni lettore del giornale, amici e nemici; che le dimensioni, la forza, la posizione e la natura delle nostre forze e di armi, ed i nostri piani e la strategia per il loro uso, sono stati tutti individuati nella stampa e altri mezzi di informazione in misura sufficiente a soddisfare qualsiasi potenza straniera; e che, almeno in un caso, la pubblicazione di dati riguardanti un meccanismo segreto con cui i satelliti sono stati seguiti ha richiesto la sua alterazione a scapito di tempo e denaro.

I giornali che hanno stampato queste storie erano leali, patriottici, responsabili e ben intenzionati. Se fossimo stati impegnati in una guerra aperta, certamente non avrebbero pubblicato tali articoli. 
Ma in assenza di una guerra aperta, hanno rispettato solo i parametri del giornalismo e non i parametri della sicurezza nazionale. E la mia domanda è se stasera parametri aggiuntivi non devono essere adottati.

E' una domanda a cui solo voi potete rispondere. Nessun funzionario pubblico dovrebbe rispondere per voi. Nessun piano governativo dovrebbe imporre le restrizioni contro la vostra volontà. 
Ma io mancherei al mio dovere alla nazione, nel considerare tutte le responsabilità che noi oggi portiamo e tutti i mezzi a disposizione per soddisfare queste responsabilità, se non raccomandassi questo problema alla vostra attenzione, e invitarvi ad una sua premurosa considerazione.

In molte occasioni precedenti, ho già detto - i vostri giornali e ho sempre detto - che questi sono tempi che fanno appello al senso di ogni cittadino di sacrificio e autodisciplina. 
Chiamano ogni cittadino a soppesare i suoi diritti e le sue comodità di fronte ai suoi obblighi nei confronti del bene comune. Non posso ora credere che quei cittadini che lavorano nel business dei giornali si considerassero esenti da tale appello.

Non ho alcuna intenzione di stabilire un nuovo Ufficio di Informazioni di Guerra per governare il flusso di notizie. Non sto suggerendo eventuali nuove forme di censura o eventuali nuovi tipi di classificazioni di sicurezza. Non ho una risposta facile al dilemma che ho posto, ed eviterei di cercare di imporlo se ne avessi una. Ma io chiedo all'industria ed ai membri della professione giornalistica di questo paese di riesaminare le proprie responsabilità, di prendere in considerazione il grado e la natura del pericolo attuale, e di ascoltare il dovere di autocontrollo che questo pericolo impone a tutti noi .

Ogni giornale ora si chiede, per quanto riguarda ogni storia: "E' una notizia?" Tutto quello che suggerisco è che si aggiunga la domanda: "E' nell'interesse della sicurezza nazionale" 
E spero che tutti i gruppi in America - sindacati, imprenditori e funzionari pubblici ad ogni livello - farsi la stessa domanda sui loro sforzi, e sottoporre le loro azioni alle stesse prove impegnative.

E se la stampa d'America considerasse e raccomandasse l'assunzione volontaria di specifici nuovi passi o macchinari, vi posso assicurare che noi coopereremo con tutto il cuore, con tali raccomandazioni.

Forse non ci saranno raccomandazioni. Forse non c'è una risposta al dilemma affrontato da una società libera e aperta in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione di questo argomento, e qualsiasi azione che ne risulti, sono dolorose e senza precedenti. 
Ma questo è un momento di pace e pericolo che non conosce precedenti nella storia.

II
E' la natura senza precedenti di questa sfida che dà anche origine ad un vostro secondo obbligo - un obbligo che condivido. E questo è il nostro obbligo di informare e allertare il popolo americano - per accertarsi di possedere tutto quello di cui hanno bisogno, e capire pure loro - i pericoli, le prospettive, gli scopi del nostro programma e le scelte che abbiamo di fronte..

Nessun presidente dovrebbe temere il controllo pubblico del suo programma. Poiché dal controllo viene la comprensione; e da quella comprensione proviene il sostegno o l'opposizione. 
Ed entrambi sono necessari. Non sto chiedendo i vostri giornali per sostenere l'Amministrazione, ma io chiedo il vostro aiuto nel tremendo compito di informare e allertare il popolo americano. Io ho piena fiducia nella risposta e la dedizione dei nostri cittadini ogni volta che sono pienamente informati.

Io non solo non riuscivo a soffocare la polemica tra i vostri lettori. Me ne rallegro. 
Questa Amministrazione intende essere sincera sui propri errori; come un uomo saggio una volta disse: "Un errore non diventa un errore fino a quando si rifiuta di correggerlo". Abbiamo intenzione di accettare la piena responsabilità dei nostri errori; e ci aspettiamo che ce li indichiate quando non ce ne rendiamo con.

Senza discussione, senza critiche e senza amministrazione nessun paese può avere successo - e nessuna repubblica può sopravvivere. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò un crimine per qualsiasi cittadino che si tirasse indietro dal dibattito. Ed è per questo la nostra stampa è protetta dal Primo Emendamento - l'unica attività in America specificamente protetta dalla costituzione - non principalmente per divertire e intrattenere, non per enfatizzare il banale ed il sentimentale, non semplicemente per "dare al pubblico ciò che che vuole "- ma per informare, suscitare, per riflettere, per affermare i nostri pericoli e le nostre opportunità, per indicare le nostre crisi e le nostre scelte, a condurre, plasmare, educare e talvolta anche la rabbia dell'opinione pubblica.

Ciò significa una maggiore copertura e analisi delle notizie internazionali - perché più è lontano e straniero ma è a portata di mano e locale. Significa una maggiore attenzione a una migliore comprensione delle notizie, come pure il miglioramento della trasmissione. E significa, infine, che il governo a tutti i livelli, deve rispettare l'obbligo di fornire informazioni il più possibile al di fuori dei limiti stretti della sicurezza nazionale - e abbiamo intenzione di farlo.

III
E 'stato all'inizio del secolo XVII che Francis Bacon rimarcato che tre invenzioni recenti stavano già trasformando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora i legami tra le nazioni prima forgiati dalla bussola ci hanno reso tutti i cittadini del mondo, le speranze e le minacce di uno diventano le speranze e le minacce di tutti noi. Negli sforzi del mondo per vivere insieme, l'evoluzione della polvere da sparo al suo limite ultimo ha messo in guardia l'umanità delle terribili conseguenze di un fallimento.

E così è per la stampa - al registratore delle azioni dell'uomo, il custode della sua coscienza, il corriere della sua notizia - in cui cerchiamo forza e assistenza, sicuri che con il vostro aiuto l'uomo sarà ciò per cui era nato per essere libero e indipendente.


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