domenica 28 gennaio 2018

Interferenti endocrini e soprattutto Glifosato - armi per la femminilizzazione dei maschi e la mascolinizzazione delle femmine.








Sappiamo di vivere costantemente sotto attacco di agenti chimici, di ogni tipo; respiriamo, ingeriamo e veniamo a contatto con ogni tipo di sostanza chimica, si tratta di un mero attacco alla nostra salute e all’equilibrio fisiologico del sistema corpo, di conseguenza al nostro equilibrio immunitario. 
Conosciamo da decadi ormai le conseguenze dovute al contatto con sostanze chimiche cancerogene presenti nei concimi e nei diserbanti utilizzati nella coltivazione.
Per quanto ci si voglia proteggere le contaminazioni e le assunzioni di queste sostanze sono inevitabili, tanto più se ad utilizzare agenti chimici altamente nocivi come il Glifosato, sono colossi come la multinazionale Monsanto, che forte grazie a collusioni e appoggi dall’alto, può permettersi di violare qualunque codice etico e legislativo in materia di utilizzo di sostanze pericolose per l’uomo perché controlla, omette e arriva anche a contraffare documenti di ricerca che dimostrano la pericolosità di prodotti come il diserbante Roundup.
La domanda che ci poniamo, la quale sorge supportata da un dubbio ormai corroborato da diverse fonti, prove e informazioni che molto di ciò che sta accadendo di pericoloso, deplorevole e amorale a riguardo, e di cui siamo testimoni non sia un caso, né un incidente, o una mancanza di zelo, è: cosa si nasconde dietro l’uso di queste sostanze, in particolar modo il Glifosato? 
Il Glifosato è il diserbante più usato al mondo, un erbicida totale e non selettivo, il cui brevetto è appartenuto alla Monsanto fino al 2001, così come controllate dalla stessa Monsanto sono state, negli anni, le ricerche relative alla cancerogenicitá e patogenicitá del Glifosato. 
Nel 2015 è stato dimostrato dall’organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer), che tale sostanza, così come i fitofarmaci che la contengono, è potenzialmente cancerogena e induce gravi danni genetici alle cellule. Tra gli agricoltori che utilizzano il glifosato, è stato rilevato un aumento dei linfomi di non Hodgkin. Tuttavia l’erbicida é stato inserito nella categoria di cangerogenicitá 2A, alla stregua di sostanze come il DDT o gli steroidi anabolizzanti o più apparentemente innocue sostanze come le bevande calde o alimenti come le carni rosse. Di certo non per chiarire il valore della pericolosità di tale sostanza, anzi.
In seguito, per la precisione nel 2015, l’EFSA, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ha posto l’attenzione sui residui di glifosato presenti negli alimenti e richiesto controlli più severi, ma ciò nonostante ha dichiarato che il glifosato non è cancerogeno, scatenando reazioni e critiche da parte di una commissione composta da novanta ricercatori in materia. 
Nel 2016 anche l’OMS, la FAO e l’ECHA ( l’agenzia per le sostanze chimiche dell’Unione) si sono dichiarate concordi con quanto sostenuto dall’EFSA. 
Quindi il glifosato non sarebbe ne cancerogeno, ne genotossico, giusto?

Possiamo stare sereni allora!
Senonché... 
Ci sono dei conflitti di giudizio e di interessi, ricerche viziate e manipolate dai produttori di prodotti che lo contengono.
Altre ricerche scientifiche indipendenti, infatti, dimostrano cose allarmanti. Ovvero che il glifosato, anche a piccole dosi, non solo ha effetti genotossici e quindi causa mutazioni cellulari, ma è un interferente endocrino, ha effetti androgeni, ed ha anche un effetto antibiotico che lede gli equilibri della flora batterica intestinale.
Uno studio in vitro pubblicato sul Journal of Toxicology, ha dimostrato che l’erbicida Roundup della Monsanto, contenente glifosato, distrugge il testosterone diminuendone la concentrazione fino al 35% ed induce sterilità maschile. Collegate alla pericolosa sostanza numerose patologie quali cancro, disfunzioni epatiche, danni al DNA e malformazioni alla nascita. 
Piuttosto inquietante se ci soffermiamo sui dati riguardanti la difficoltà, sempre in aumento, delle coppie di avere figli e la costante crescita della sterilità maschile. 
È infatti in costante aumento il numero delle coppie che ricorrono alla procreazione assistita e si stima che la sterilità maschile sia pressoché raddoppiata negli ultimi venti anni. 
Uno studio pubblicato nel 2013 dalla rivista scientifica Journal of Endocrinological Investigation, ha mostrato dati sulla riduzione delle dimensioni medie del pene nella popolazione maschile. 
Si parla di una vera e propria “Femminilizzazione” degli individui maschi, in cui interferenti endocrini come il glifosato, ad esempio, svolgono un ruolo attivo; a seconda dei casi, mimano o bloccano l’attività ormonale endogena. 
Anche i processi ormonali femminili sono sotto continuo attacco a causa di interferenti che alterano gli equilibri e causano svariate neoplasie dovute dell’acuta tossicità, ma non solo; aborti ripetuti, policisti ovarica, endometriosi, malattie autoimmuni, e sono state trovate inoltre tracce di interferenti endocrini anche nel latte materno. 
E ancora, possono compromettere lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto durante la gravidanza, pertanto causare problemi neurologici o in seguito disturbi cognitivo-comportamentali. 
Nelle donne in gravidanza con elevate concentrazioni di pesticidi nel sangue, è stato riscontrato che il rischio di sviluppare il diabete gestazionale aumenta di 4,4 volte. 
Questo quanto dimostrato da due studi greci presentati al congresso dell’EASD di Stoccolma. 
E non solo; un’analisi effettuata su oltre 66 mila soggetti, ha dimostrato inoltre che i pesticidi aumentano il rischio di sviluppare il diabete del 61%. 
Il glifosato, secondo ricerche del Toxicology Journal, causa nelle donne patologie tiroidee, tumori ormono-sensibili, ma anche infertilità. 
Alcuni pesticidi agiscono come inibitori degli ormoni femminili, gli estrogeni. 
Il glifosato è stato trovato anche in diversi vaccini per i bambini, come dimostrato dalla Microbe Inotech Laboratories Inc. di St. Louis nel Missouri, ed il vaccino MMR II ( Merck ), collegato dal Dottor William Thompson, membro del CDC, ente di farmaco vigilanza USA, all’autismo, ha presentato livelli superiori di glifosato di ben 25 volte rispetto agli altri vaccini. 
Altre ricerche indipendenti successive hanno confermato quanto dimostrato in precedenza. 
La presenza del glifosato nei vaccini è dovuta al fatto che alcuni virus vaccinali vengono coltivati in gelatina, la quale è ricavata dai legamenti di alcuni suini che vengono alimentati con mangimi OGM irrorati di erbicidi contenenti glifosato. 
Gli squilibri ormonali, causati dagli interferenti endocrini, sempre più frequenti nella popolazione, sono la causa di riduzione delle dimensioni degli organi genitali, della pubertà tardiva nei soggetti maschi, di deformazioni genitali, di diminuzione del testosterone e aumento della presenza di tratti femminili negli individui di sesso maschile. Sempre maggiori problemi genitali riscontrati alla nascita, disfunzioni dei testicoli, e un’incidenza superiore alla media di sterilità negli adulti maschi. 
La fertilità della specie umana è infatti in costante diminuzione, e recenti studi dimostrano che gli alimenti di cui facciamo uso siano tra le principali cause di questo trend alquanto inquietante, e ciò vale sia per gli uomini, che per le donne. 
La femminilizzazione e sterilizzazione del maschio avviene già in fase fetale quando il bambino è ancora nel grembo materno, ciò a causa del contatto della madre con sostanze che inibiscono la produzione dell’ormone maschile testosterone; quali i composti perfluorurati ad esempio, (PFC), che sono presenti negli abiti che indossiamo, nei pesticidi, nelle varie plastiche di cui fruiamo. Secondo uno studio condotto dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs, su un numero di 43 ragazzi di età compresa tra i 10 e i 15 anni, la quantità di molecole di interferenti endocrini causa di alterazioni ormonali presente in un capello, variava da un minimo di 34 ad un massimo di 54. La preoccupazione deriva dall’evidenza del progressivo aumento della femminilizzazione maschile e della mascolarizzazione femminile, la diminuzione della qualità e quantità del liquido seminale, e la previsione di una diffusa e allarmante infertilità nel 2070.
Anche i farmaci comunemente consumati dalla popolazione, come antidolorifici, aspirina, anti infiammatori sono stati identificati come causa di disturbi ormonali in test di laboratorio sui testicoli di soggetti adulti. 
Il Bisfenolo A ( BPA ), con cui veniamo a contatto utilizzando plastica, contenitori metallici per cibo e bevande, è stato associato a bassi livelli di testosterone, disfunzione erettile, riduzione della libido e crescita delle mammelle negli uomini ( ginecomastia ). 
Il Triclosan, agente antibetterico e fungicida contenuto nelle salviettine intime, nei deodoranti e anche nel dentifricio Colgate Total, nel Mentadent, nel dentifricio Conad, Coop, Mirato ( Benefit ), nei detergenti intimi Chilly, Intimo Roberts, SO.DI.CO. s.r.l. ( Dermasensitive ), Selex, Conad, Auchan, ha un’azione antiandrogena e pro estrogenica, condiziona lo sviluppo maschile, la riproduzione, la motilità degli spermatozoi, la concentrazione degli stessi.
Anche gli ftalati sono collegati alla diminuzione di testosterone e sono presenti, anche quest’ultimi, nella plastica, nei detersivi, nei cosmetici.
È stato osservato che alcune specie animali subiscono alterazioni a livello riproduttivo e di comportamento, così come alterazioni del sistema immunitario. Nelle aree naturali contaminate da interferenti endocrini infatti, sono stati rilevati fenomeni di mascolinizzazione o femminilizzazione nei pesci e nei molluschi. Pesci maschi che producono le uova nei testicoli, un numero sempre in aumento di anfibi ermafroditi, e il cambio di sesso nelle specie esposte. È stato osservato, in molte popolazioni di gabbiani del Nord America, a contatto con interferenti endocrini, la presenza di un numero piuttosto elevato di esemplari femmina, e quando esposte a contaminazioni da DDT, sono stati rilevati frequenti accoppiamenti tra femmine. Indice di ciò la presenza di un numero inconsueto ed abbondante di uova nei nidi ( “Supernormal clutches”). Questo fenomeno è stato segnalato durante gli anni 1978-1981, osservando i gabbiani del Lago Michigan, i quali furono a contatto con alte concentrazioni di organoclorurati, compreso il DDT. 
I policlorobifenili PCB, interferendo durante i processi di sviluppo embrionale di alligatori e tartarughe, causano la mutazione del sesso dei maschi, trasformandoli in femmine o esemplari intersex, ovvero esemplari i cui i genitali, i cromosomi sessuali e/o i caratteri sessuali secondari, non possono essere classificati esclusivamente come femminili o maschili. Ciò vuol dire, nel caso di individui appartenenti alla specie umana, di bambine nate sprovviste dell’orifizio vaginale, ma con un clitoride molto sviluppato, o di bambini con un pene molto ridotto. 

Inevitabile l’associazione al condizionamento mediatico e di costume, attraverso la moda, che sollecita le masse ad accettare modelli dal genere sessuale sempre meno definito e più ambiguo, maschi sempre più femminilizzati, travestitismo maschile sulle più prestigiose passerelle, inevitabile l’associazione all’ideologia gender.
I cosiddetti perturbatori endocrini pertanto, come il glifosato, sembrerebbe siano proprio molto d’ausilio alla causa. 
È in corso un vero e proprio attacco, massiccio, alle leggi naturali, ai suoi perfetti, preziosi ed armonici sistemi, alla specie umana ed animale; un’interferenza folle a disturbo del prosieguo della specie e della presenza della vita, così come natura l’ha generata e protetta, offrendole favorevoli condizioni e giusti equilibri sul pianeta terra. Un uomo antropocentrico, vanaglorioso ed invaso da deliri di onnipotenza, posseduto dall’arroganza e dalla cecità del controllo, del profitto, del complotto e dell’inganno, è stato definito cancro, virus, l’unico essere vivente che distrugge l’ambiente che lo ospita, che lo nutre, l’unico che si autodistrugge. 
È inoltre, alla luce di questi aberranti fatti, un interferente “divino”. Follia. 

Le ultime news sul Glifosato, del 19 gennaio 2018, riportano la decisione da parte del parlamento europeo, di istituire una commissione di trenta specialisti che verifichi pericolosità, informazioni e provvedimenti sull’uso a tutt’oggi in corso, dell’erbicida, e i rischi causati delle sostanze che sono state approvate nei paesi membri dell’Unione. La commissione non potrà revocare nessuna decisione già presa, ci si chiede pertanto quale sia lo scopo di tale provvedimento. 

Di Marguerite Blanche


Approfondimenti:

https://www.sott.net/article/341717-Endocrine-disruptors-Weapons-of-mass-feminization

http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini

https://movimento5stelle.qdp.it/progetti/ambiente-e-salute/42-approfondimenti-sugli-interferenti-endocrini

https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato- altera-il-sistema-ormonale/

https://renovatio-zak.blogspot.it/2012/03/lerbicida-roundup-di-monsanto-distrugge.html?m=0

https://www.evolutamente.it/glifosato-nei-vaccini-dei-bambini/

giovedì 18 gennaio 2018

INTROVIGNE RIABILITA LA ABRAMOVIC. E ‘PAPA FRANCESCO’, GIUDA.



“Alcuni media accusano l’artista serba Marina Abramovic d’essere satanista. Io, che ho scritto sul satanismo un libro accademico di 700 pagine – Satanism, a Social History – considero quest’accusa ridicola”.

E’ Massimo Introvigne –a cominciare così la difesa di Marina Abramovic, la ‘performer’ che – risulta da certe mail – ha invitato i due fratelli Podesta (vedi Pizzagate) ad un suo rituale che chiama “Spirit Cooking”.

Una vera arringa difensiva, quella di Introvigne, che trovo in un sito inglese, a cui rimando. Un pezzo quasi incredibile.



 Spirit Cooking, Satanism – Art and the Occult

Introvigne sente il bisogno di scagionare la Abramovic; perché, lo sa lui. Certo che è molto cambiato negli ultimi tempi, da quando ha lasciato Alleanza Cattolica – un gruppo tradizionalista – al termine di un lungo percorso come “studioso di esoterismo”, neocon filo-israeliano, incaricato dalla Lituania (sic) a rappresentare all’OSCE la “lotta contro il razzismo, xenofobia, discriminazione”, per finire da ultimo a fare il papista bergogliano, estensore di liste di cattolici “tradizionalisti” che secondo lui sono ostili a “Francesco”.

L’articolo è, in ogni caso, profondamente interessante, rivelatore più del nostro papista che della maga cara ai Podesta. Introvigne è pieno di simpatia per la cosiddetta artista, la stima, vuol farci sapere che la conosce bene: “Recentemente ho partecipato ad una conferenza all’università di Belgrado sull’esoterismo di Marina Abramovic”. Quindi, se della signora si parla in università, si vede che è rispettabile. Introvigne avvicina la sua arte a quella di Mondrian, dell’Arte Povera. Ne stima la “spiritualità”. Ricorda che un prozio della artista è stato patriarca della Chiesa Serba, “sicchè non possiamo escludere l’elemento cristiano nella formazione della sua spiritualità”. Vero è che i genitori di Marina, invece, erano nella cerchia interna al vertice del regime comunista yugoslavo; però tranquilli, “studi recenti hanno confermato che dentro il Partito Comunista Yugoslavo si coltivavano seriamente interessi esoterici e parapsicologici…Questo è l’ambiente in cui Marina è cresciuta” – e dove ha potuto ulteriormente nutrire la sua “spiritualità” di altri ingredienti.


 
Introvigne, l’Esperto

“Lei ha sempre dichiarato che le sue prestazioni hanno un contenuto terapeutico”. Una guaritrice. “In un modo più discreto, in attività meno pubbliche, ella ha elaborato quel che chiama Metodo Abramovic, che guarisce attraverso qualcosa che, ancora una volta, opera artistica e rituale allo stesso tempo. Il metodo usa quarzo, cristallo ed altre pietre sacre, magneti, ricerca delle linee energetiche della Terra, e un’antica tecnica orientale come contare grani di riso”.

Un metodo che “è stato segreto per decenni”, nel corso dei quali la Abramovic ha dato “lezioni sul Metodo a clienti privati, fra cui Lady Gaga”, quell’angelica creatura.

Come vedete, nulla di sinistro. Ma non monocorde, sia chiaro. “Abramovic è anche interessata alla Santeria ed ha collaborato con il guaritore spiritista brasiliano John of God, ed ha servito come medium spiritista”.



Non staremo qui a chiederci, da provincialotti, se la Santeria e lo spiritismo non abbiano qualche aspetto maleodorante – siamo uomini di mondo. Anzi ci tranquillizza apprendere da wiki che “John of God”, Joao de Deus,al secolo Joao de Faria, è un “chirurgo psichico”; ancorché ritenuto da certuni un ciarlatano arricchito, compie interventi chirurgici paranormali guidato dalle sue Entità protettrici, quindi si resta nel rasserenante ambito sanitario.

Andiamo avanti: le “performances” chiamate Spirit Cooking, con “sangue di maiale sui muri”? Sono solo “scherzi beffardi”, ci informa il Sociologo….”per gli insiders, gli inizati, la Abramovic alludeva, a volte in modo ironico, a varie tradizioni esoteriche orientali ed occidentali, senza necessariamente approvarle”, ci assicura il Massimo.

“Ancora una volta: non è satanismo”, assevera reciso il grande studioso della Lettonia.

Difatti “il 666 e gli altri simboli ‘sinistri’ sono usati dalla Abramovic in modo scherzoso, una punzecchiatura alle critiche evangelico-fondamentaliste che ritengono ogni occultismo ed esoterismo come satanico”, il che è “ovviamente senza senso”. Come le idee di “quei cattolici per cui New Age, Halloween e ogni concepibile movimento esoterico” sono “satanismo”. Che stupidi!

Si privano così della benefica comprensione dell’arte della Abramovic. Lo sperma usato nello Spirit Cooking? “E’ un’implicito riferimento a Crowley, ma rituali con sperma non sono unici di Crowley…Mircea Eliade ha dimostrato che risalgono a fonti indiane e cinesi e di scuole esoteriche occidentali, per lo più molto distanti dal satanismo […] La Abramovic conosce queste scuole esoteriche, ma non è d’accordo con esse. Di fatto, ella crede che i loro metodi non funzionano”.

Ma tutto questo non è satanismo, insiste il Massimo. Perché – è l’autore del tomo di 700 pagine che ve lo conferma con rigore scientifico – “un gruppo satanista è un gruppo che dà culto alla figura chiamata Diavolo o Satana nella Bibbia”. E la Abramovic non lo fa. Anzi: “In un capitolo del mio libro ho spiegato perché anche Crowley non era satanista”.



Benissimo, ora abbiamo capito. Lo stesso Satana non è, tecnicamente, un satanista (“Io non sono marxista”, ghignava Marx).

Si resta senza parole. Se è uno studioso delle religioni, a Introvigne non può sfuggire che una cosa è la ritenzione del seme di certe tradizioni tantriche, e ben altro l’uso dello sperma in ricette e fatture di streghe; non può non cogliere che tutti gli elementi del “Metodo” (maiuscolo) Abramovic richiamano sistematicamente il lato Oscuro; la forza ‘sottile’ di certi simboli – le corna di caprone, il sangue, il latte di donna e lo sperma – – che sono evocazioni; che mirano a soggiogare il potere magico di infetti residui psichici di morti, dei klippoth, che sono prossimi alla negromanzia.

Non può essere così stupido, Introvigne. Quando l’ho conosciuto non lo era; né puo’ averlo reso tanto stupido e rozzo l’esperienza lèttone (o si dice lettòne?). Dunque non resta che una spiegazione, purtroppo: la disonestà intellettuale.

La capziosità, artificiosità dei suoi argomenti a discarico della serba, salta purtroppo all’occhio. Oltretutto, sorvola completamente sullo sfondo di perversione sessuale orrenda, la pedofilia di cui i fratelli Podesta, amici e clienti della Abramovic, sono accusati ormai palesemente dalla voce pubblica. Della sua protetta, vuol far sapere che sa tutto; di quelli, non sa niente. Nemmeno un commento sulla pizzeria Comet Ping Pong con il suoi affreschi di donne nude che reggono teste tagliate di bambini, o dei quadri che il fratello di Podesta si tiene in casa…



Eppure sarebbero una ghiotta occasione per “studioso di religioni” e conoscitore di “esoterismi”, nonché grande accusatore di “bufale” sul web. Strano, i Podesta non li difende.

Sicché torna la domanda: perché ha voluto scrivere questa difesa? Sostenere senza pudore che le “tecniche” della Abramovic mirano “a mobilitare ciò che è positivo e luminoso nella tua vita e nelle energie della Terra”, quando è così evidente che non è certo la Luce quella che viene evocata con residui cadaverici?

Perché ha voluto invitarsi nel discorso pubblico rovente sulla corruzione profondissima del circolo dei Clinton per dimostrare che non è satanista? Con una simile arrampicata sugli specchi, che non gli fa onore?

Scorgiamo un motivo possibile alla fine del suo pezzo: Introvigne sente l’urgenza di combattere ”i populisti”. Infatti: “Non c’è dubbio – scrive – che i politici populisti amano dipingere i loro avversari come appartenenti a gruppi segreti coinvolti nell’occulto”. Pensate, questi stupidi già nel 19 mo secolo scatenarono “campagne contro la Massoneria, accusata – falsamente – di adorare il Diavolo”.

Il punto è, spiega, che oggi “la paura dell’occulto diventa paura delle elites”. Ecco dunque Introvigne che sente l’urgenza, l’impulso generoso e disinteressato di difendere le “elites” le tecnocrazie, le oligarchie non-votate il cui potere occulto (non occultista) è minacciato dai “populismi”. Così ne approfitta per far pubblicità ad una conferenza che terrà presto alla sessione annuale della American Academy of Religion di San Antonio, Texas, dove una sezione è dedicata alla “Paura dell’Occulto” – una paura che l’uomo di mondo e politicamente corretto deve deridere – e dove lui, il Massimo, terrà una conferenza sul tema “Paura dell’Occulto e Politica”, per attaccare i “populisti”. Insomma quelli che hanno sconfitto Hillary Clinton e il suo circolo correttissimo e potentissimo.
El Papa usa lo stesso metodo

E qui potremmo congedarci da questo obliquo arrampicatore sugli specchi. Senonché ce lo impedisce una certa consonanza di metodo dialettico, obliquità e capziosità, che ci ha colpito nei giorni scorsi. Dove? In una omelia di Santa Marta, di quelle che “Francesco” tiene per attaccare i suoi nemici interni con artificiose letture del Vangelo.

(https://it.zenit.org/articles/santa-marta-il-popolo-vittima-dei-sedotti-dal-clericalismo-e-si-allontana-dalla-chiesa/)

Si sa che adesso El Papa è pieno di rabbia contro i quattro cardinali che gli hanno chiesto di chiarire – a loro e ai fedeli – i “dubia” sulla sua pseudo-enciclica dove lui, con Kasper, vuole ammettere alla Comunione i divorziati risposati che continuano a vivere more uxorio. Sono ancora valide le norme del matrimonio cattolico? La dottrina secondo cui chi va’ con una donna che non è la moglie, commette adulterio, non è in grazia di Dio e non può accedere all’Eucarestia?



Invece di rispondere a tali domande con un sì o un no – cosa che “Francesco” non può e non vuol fare – egli attacca ogni giorno i cardinali; e lo fa senza nominarli, subdolamente, con tendenziose parabole. Il 12 dicembre, a Santa Marta, per l’ennesima volta, se l’è presa contro gli “intellettuali della religione” che strumentalizzano la legge “intellettualistica, sofisticata, casistica”, ma dimentica di quella del Signore, i “sedotti del clericalismo”, ovvero “i chierici che si sentono superiori, che si allontanano dalla gente”, che non hanno tempo per ascoltare “i poveri, i sofferenti, i carcerati, gli ammalati”e i divorziati.

Come esempio della insensibilità dei clerici, ha preso Giuda. Sì, “ha peccato di brutto, eh!”. Però poi “si è pentito”, tanto che, come racconta il Vangelo, “è andato ridare le monete” ai Farisei. E cosa hanno fatto questi “chierici che si sentono superiori”? Mica l’hanno perdonato, il povero Giuda bisognoso di misericordia. Han detto: “Arrangiati come tu puoi! È un problema tuo!”. “E lo hanno lasciato solo: scartato!”.

Conclusione del Bergoglio: “Il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori”. Tale è la lezione che ne trae “Francesco”. “Questi avevano dimenticato cosa fosse un pastore. Erano gli intellettuali della religione, quelli che avevano il potere, che portavano avanti la catechesi del popolo con una morale fatta dalla loro intelligenza e non dalla rivelazione di Dio”.

Ecco, Francesco ha sentito ancora una volta l’urgenza di insultare i cardinali a cui non vuol rispondere. D’accordo. Ma perché farlo usando una lettura così falsa, capziosa, e se non da ignorante, da disonesto, del Vangelo?

Anzitutto: Giuda non chiede perdono ai farisei, quando riporta loro il denaro dicendo “Ho peccato perché ho tradito il sangue innocente”. Sperava, lo sciagurato, che restituendo il prezzo del tradimento, il tradimento potesse essere non-avvenuto? Ma sapeva che non erano certo i “dottori della legge”, gli “intellettuali della religione”, che avevano il potere di perdonarlo. E non se l’erano mai arrogato, del resto.

Uno solo poteva perdonarlo, e lo avrebbe perdonato se si fosse gettato ai suoi piedi: Gesù, il Verbo incarnato. Che in quelle ore pendeva da una croce, in agonia, e aveva già – in quella condizione di totale impotenza – salvato ed assolto uno dei ladroni. Giuda poteva gettarsi sotto quella croce, implorando: Salvami, Signore! non lo fece. “Gettate le monete nel tempio, andò a impiccarsi”.

Da sempre la dottrina insegna che il peccato imperdonabile di Giuda non fu l’aver consegnato il suo Maestro ai nemici; fu la convinzione che il suo peccato era così grande, che l’Onnipotente non poteva perdonarlo. Un peccato di superbia. Giuda è anche forse il solo di cui la dottrina ci dà la certezza che egli sia, eternamente, nelle gelide tenebre esteriori, “là dove non è che pianto e stridor di denti”. Lo desume dalla frase che Cristo disse alla fine della Cena, dopo che Giuda, preso il boccone, uscì nella notte. “Sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».


Per nessun altro Gesù ha detto parole così gravi. Al punto che la critica anticlericale le cavalca: perché allora l’ha fatto nascere, se è Dio così buono? E la risposta non po’ essere che l’inchinarsi davanti alla sapienza divina e ai suoi rapporti col mysterium iniquitatis.

Ma il punto, qui, è che “Francesco” strumentalizzi un passo così tremendo delle Scritture per dare un calcetto negli stinchi ai quattro cardinali, consumare la sua meschina vendettuccia . E lo fa in un modo così rozzo, da non lasciare che due alternative: o è ignorante, o è disonesto. Perché oltretutto usa la Scrittura con tale goffaggine, che il suo argomento potrebbe essere rovesciato a favore dei suoi nemici ecclesiastici. Sono “vanitosi, superbi, orgogliosi”? “intellettuali della legge”, “clericali” che scartano “il popolo umile e povero che ha fede nel Signore”? Sono Farisei? Ebbene – potrebbero ritorcere gli accusati: proprio per questo non siamo noi a poter assolvere i divorziati che vanno a letto con la seconda moglie; solo Cristo può assolverli. Vediamo dunque: cosa dice Cristo del matrimonio?

Ahimé, Cristo è più duro dei Farisei, che – al contrario di quel che dice Bergoglio – erano di manica più larga. Con loro sgomento, cambia addirittura la legge di Mosé, che ammetteva il ripudio. “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio. Non sono più due, ma una sola carne. L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”.

E’ un ordine tassativo e sgradevolissimo per “i poveri, gli scartati, i pubblicani, i peccatori”, di cui Francesco si fa’ difensore contro i “farisei” di oggi. Lo era anche allora. Tanto che, a nome del “popolo umile che teme il Signore” di tutti i secoli avvenire – ed anche del sottoscritto – “i discepoli gli dissero: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Matteo, 19 – 10). E Lui: “Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. E si mette a parlare di quelli che “si fanno eunuchi per il regno di Dio”.

Invece “Francesco” darebbe la Comunione ai divorziati. Lui non li condanna. Assicura che i Farisei non erano pastori, “si ergevano a tali davanti al popolo umile e scartato, che soffriva ingiustizie e condanne ma che conosceva il vero pentimento anche senza aver compiuto la legge”. Capito l’allusione?

Anche “il povero Giuda traditore e pentito non è stato accolto dai pastori”, evidenzia Francesco. “Questi avevano dimenticato cosa fosse un pastore”. Lui e Kasper invece se lo ricordano, come si fa il pastore: si assolve sempre. Si capisce benissimo che lui, Francesco, assolve anche Giuda. “Il povero Giuda traditore” ma “pentito“.

Che poi, scusate, se Bergoglio è più misericordioso di Cristo, come mai è così vendicativo da aver trasformato il Vaticano in un “regno del terrore”? Seguiremmo tutti le sue nuove dottrine e nuove letture del Vangelo, se lui le praticasse almeno un po’ lui.

Il lettore che ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui avrà notato, spero, la consonanze: Introvigne assolve la strega Abramovic, “Francesco” , riabilita Giuda. Entrambi lo fanno con atletiche arrampicate sugli specchi e sofismi subdoli. Entrambi, hanno uno scopo obliquo e non dichiarato: Francesco insultare ancora una volta i cardinali a cui non vuol rispondere onestamente e direttamente; Introvigne, proteggere “le elites” dai “populisti” che ne minacciano il potere occulto.
 E’ lo stesso Introvigne che difende “Francesco” dai suoi critici “tradizionalisti”, stilandone liste per esporli al ludibrio di Repubblica, La Stampa e simili alleati di El Papa. E’ proprio vero: Dio li fa e poi li accoppia. Solo che forse in questo caso, Dio c’entra poco.

Si ringrazia il sito Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.




lunedì 8 gennaio 2018

Transumanesimo: una costola delirante del darwinismo



I collegamenti tra i congelatori di cadaveri, il transumesimo e la Sigularity University.
Epifenomeni di un movimento che prepara il futuro.


A pochi giorni dalla pubblicazione da parte del Corriere della Sera di un servizio sulla conservazione di cadaveri surgelati in vista di un futuro ritorno in vita (vedi CS “Rinascerò fra 300 anni”: il delirio dello scientismo), sullo stesso quotidiano viene pubblicato un altro servizio intitolato “La nanorobotica, ovvero il segreto della vita eterna degli organi” su futuristiche tecnologie in grado di rendere “eterni” gli organi del corpo e quindi anche gli esseri umani stessi. Si tratta di una video intervista a “Ralph Merkle“, un crittografo statunitense, che viene accompagnata da poche righe:

Questa settimana incontriamo il Dottor Ralph Merkle che, dalla Singularity University, ci introduce ad una famiglia di nanobot medici, capaci di operare all’interno del nostro corpo per riparare i danni a livello cellulare. “Questione di decenni,” dice, e mostra un braccialetto molto particolare che, quando cesseranno le sue funzioni vitali, lo avvierà ad un interessante destino.

Un campo davvero molto interessante quello delle nanotecnologie, ma nella brevissima presentazione la parte più importante è nascosta nelle ultime due righe e precisamente nella frase: “mostra un braccialetto molto particolare che, quando cesseranno le sue funzioni vitali, lo avvierà ad un interessante destino”, cosa è mai questo braccialetto particolare? Quando giungiamo alla fine del video scopriamo che si tratta di un dispositivo che in caso di pericolo di morte allerta la Alcor (se ne è parlato proprio in “Rinascerò fra 300 anni”: il delirio dello scientismo“), una società specializzata nella crioconservazione dei corpi di persone decedute che, previo versamento di circa 150.000 dollari, si fanno surgelare nella speranza di essere riportate in vita in un futuro in cui la tecnologia dovrebbe essersi sviluppata al punto di poterlo fare.

L’idea è di di stravolgere la visione antropologica basata sulla religione e l’essenza stessa dell’essere umano, un’idea che appartiene all’ideologia sorta con l’Humanist manifesto I, redatto negli anni’ 30 del novecento. Il movimento fu presentato con due “Manifesti“, il primo del 1933 si presentava come una “nuova religione” che avrebbe sostituto quelle precedenti, e il secondo del 1973, con la presenza di nomi quali Francis Crick e Jacques Monod, Nobel per la Medicina nel 1965 e autorevolissimo esponente del neo-darwinismo. Nel terzo manifesto, quello del 2003, troviamo, tra le altre, le firme di Richard Dawkins (il più grande divulgatore del darwinismo dell’ultima parte del XX secolo e di questi primi anni del XXI, di Edward Osborne Wilson (darwinista fondatore della sociobiologia), di James Randi (molto caro al CICAP) e ancora quello del Nobel, scopritore della struttura del DNA, Francis Crick.

Dopo il movimento umanista è sorto anche quello “Transumanista“, un termine coniato dal biologo evoluzionista Julian Huxley, colui che coniò anche il termine “Sintesi Moderna dell’evoluzione” (neo-darwinismo), il movimento transumanista si ispira all’idea che il progresso tecnologico trasformerà radicalmente l’umanità. Per i transumanisti il loro “avvento” ha un nome: “Singolarità”. Leggiamo sul sito dell’Associazione Italiana Transumanisti di cosa si tratta:


L’avvento dei transumanisti ha un nome, “singolarità”, introdotto dallo scrittore Vernor Vinge all’inizio degli anni ’90 per definire un vero e proprio salto quantico del progresso tecnologico. Il “singolarianesimo”, l’attesa profetica della singolarità che inaugurerà l’era postumana, è pertanto il credo laico professato dai transumanisti…

Oltre ad essere collegato alla società Alcor, Ralph Merkle è anche docente alla Syngularity University, un’istituzione che riporta nel nome proprio l’ “avvento” del transumanesimo, fondata nel 2008 e che non è accreditata, cioè non può rilasciare diplomi riconosciuti dallo Stato, ma con l’ambizione di formare con il suo “Graduate Studies Program” i futuri leader e che conta tra i suoi finanziatori realtà di rilievo come ad esempio la Nokia. In un articolo del Corriere della Sera a firma di Cristina Gabetti (che segue per il Corriere le ciò che riguarda il transumanesimo) del 23 settembre 2014 intitolato “Viaggio nel campus dove si vede il futuro“, si apprende che la Singularity è sostenuta dalla NASA e che non rilascia diplomi riconosciuti solo perché è talmente all’avanguardia da rinnovare troppo velocemente il curriculum:


L’istituzione, che ha sede nel campus della Nasa dedicato a ricerca e sviluppo, è stata fondata nel 2008 da due eminenze: il futurologo e padre nobile dell’Intelligenza Artificiale Ray Kurzweil e Peter Diamandis, ingegnere aerospaziale e imprenditore. Non è ufficialmente accreditata come università perché, per tenere il passo con l’innovazione, aggiorna il curriculum ogni due mesi, dunque non lo può registrare.



Che la Singularity sia una propaggine della NASA nella Silicon Valley è confermato anche da Michele Casucci, “ambasciatore” della Singularity University in Italia, sulla pagina a lui riservata sul portale dell’Audi.

I seguaci del ritorno dalla morte surgelata non sono sono quindi degli isolati fanatici della fantascienza ma rappresentano la “scienza”, intesa come una parte di una comunità riconosciuta e non una frangia di estremisti fanatici dello scientismo. Non solo, nello stesso articolo pubblicato sul Corriere apprendiamo che nel corso del viaggio ufficiale del settembre 2014 effettuato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi negli USA, una tappa è stata riservata proprio alla Singularity University:


Mentre voi leggete, Matteo Renzi è dall’altra parte del mondo, alla Singularity University, per incontrare gli italiani che hanno trovato nella Silicon Valley il terreno fertile per far fiorire le loro idee. L’istituzione, che ha sede nel campus della Nasa dedicato a ricerca e sviluppo, è stata fondata nel 2008 da due eminenze: il futurologo e padre nobile dell’Intelligenza Artificiale Ray Kurzweil e Peter Diamandis, ingegnere aerospaziale e imprenditore….

La missione di questa singolare istituzione è di insegnarci a integrare le tecnologie esponenziali, perché se no l’intelligenza artificiale avrà la meglio su di noi. I moduli di insegnamento sono brevi: nei 6 giorni dell’Executive Program dirigenti di multinazionali, banche d’affari, imprenditori, free-lance, stravolgono la loro visione del mondo; il master di 10 settimane chiede agli studenti di elaborare progetti capaci di cambiare la vita a un miliardo di persone


Ma sarebbe un errore pensare che il nome di Renzi sia particolarmente legato alla scelta di visitare la Singularity University, infatti oltre a rappresentare la “Scienza” con la S maiuscola, la SU ha come finalità quella di formare la classe dirigente del futuro, quale che sia il Governo in carica, una classe dirigente transumanista per un mondo transumanista. La forma più avanzata di ideologia è quella che si maschera da scienza, come aveva preannunciato Aldous Huxley in “Ritorno al Mondo Nuovo”:


Ma sotto un dittatore scientifico l’educazione funzionerà davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell’amore della servitù e mai sogneranno la rivoluzione. Non si vede per quale motivo dovrebbe mai crollare una dittatura integralmente scientifica. 
Si ringrazia l'Autore Enzo Pennetta  per la gentile concessione

giovedì 4 gennaio 2018

DALLO ZEP TEPI AI “SEGUACI DI HORUS”, QUANDO L’EGITTO ERA GOVERNATO DAGLI DÈI



Di Giuseppe Di Re

Prima del dominio dei faraoni e dell’unificazione dell’Alto e Basso Egitto da parte del leggendario sovrano Narmer, prima ancora della dinastia “0” (zero) e del Regno predinastico, gli dèi, i Neteru, governavano le antiche terre d’Egitto durante lo “Zep Tepi”.

Lo Zep Tepi, noto anche come “il primo tempo“, è una ricostruzione storica tramandata dagli egizi in cui viene narrata la storia dei regnanti, divini e umani, che colonizzarono in un’epoca ancestrale l’antico Egitto, prima del dominio vero e proprio dei Faraoni e della cronologia comunemente tramandata a scuola, e cioè quella che farebbe risalire la nascita dell’Egitto “solo” al 3100 a.C., mentre la storia dello “Zep Tepi” rimanda a una cronologia ben più remota, “mancando all’appello” così ben 27.000 anni! Ma andiamo con ordine.





Il tempio di Horus a Edfu, sulle cui pareti sono incise le cronache dell’antica battaglia tra i compagni di Horus e i seguaci di Seth

L’epoca dello “Zep Tepi” viene citata soprattutto nel “Papiro di Torino“, nella “Pietra di Palermo” e in altri antichi e importantissimi testi egizi, e viene riportato nelle cronache di molti storici antichi che vissero e visitarono l’Egitto più di 2.000 anni fa.

Di quest’epoca ancestrale parlò ad esempio Manetone (Sebennito, inizio III secolo a.C. – …) storico e sacerdote egizio che visse durante il regno di Tolomeo I e Tolomeo II. Egli – e come vedremo anche molti altri dopo di lui – riferì della presenza di antichi e potenti sovrani di natura divina e semi-divina che civilizzarono e governarono l’Egitto sotto forma di faraoni, come menzionato nel suo lavoro “Aegyptiaca” (“Storia dell’Egitto”).

Secondo la mitologia egizia, Geb e Nut procrearono Osiride, Iside, Seth e Nephtis. Osiride e Iside a loro volta generarono Horus, l’ultimo sovrano della dinastia divina celeste. Questa vicenda, riportata anche da Manetone, è nota con il termine greco di “Enneade”.

Secondo lo storico greco Eusebio di Cesarea (265-340, vescovo e scrittore greco), che cita gli scritti di Manetone, la primordiale civiltà egizia può essere suddivisa in quattro dinastie, due di origine divina, una composta da semidèi e una quarta di faraoni mortali.
DESCRIZIONE DELLO “ZEP TEPI”





Nella fila in alto sono rappresentati i primi dieci “Neteru” (divinità) che colonizzarono e governarono poi l’Egitto

Eusebio, citando Manetone, dà inizio alla civiltà egizia ben nel 30.544 a.C., una data molto remota rispetto alla cronologia a cui siamo abituati comunemente a pensare, e la sua nascita viene fatta risalire a 7 grandi e potenti dèi, i “Neteru”: Ptah, Ra, Shu, Geb, Osiride, Seth e Horus, che regnarono complessivamente per 13.900 anni, di cui Osiride fu il quinto sovrano.

I “Neteru“, dèi primordiali che colonizzarono l’Egitto, regnarono sulle terre del Nilo durante il cosiddetto “primo tempo”, lo “Zep Tepi” cioè in lingua egiziaca antica, quando questa terra era abitata sia appunto dai “Neteru” che da un’altra stirpe, gli “Urshu”.

Dopo questi grandi sovrani ci fu una seconda dinastia a governare l’Egitto e fu quella guidata da Toth, composta a sua volta da 12 faraoni di origine divina che governarono per più di 1.255 anni.

A questa stirpe ne seguì una di natura semidivina, che regnò per 1.817 anni. Altri trenta re regnarono complessivamente per 1.790 anni, poi altri dieci regnarono sulla sola Tebe per 350 anni, laddove oggi sorgono le città di Karnak e Luxor.

Infine, per 5.813 anni abbiamo l’ultimo periodo predinastico, quello in cui regnarono gli “Shemsu-Hor“, chiamati anche “Spiriti venerabili”, che venivano generalmente identificati con i “seguaci di Horus”, e il loro simbolo era il falco.

Diodoro Siculo (storico greco in Sicilia, 80-20 a.C.) riporta in dettaglio una cronaca complessiva risalente al 23.100 a.C., mentre lo storico Erodoto, nelle sue “Storie”, con i suoi 39.000 anni complessivi è quasi in accordo con quanto riportato nel “Papiro dei Re“, la fonte principale della storia dello “Zep Tepi”.

IL “PAPIRO DEI RE”



Frammenti del “Papiro Reale” conservati nel Museo egizio di Torino

“Il Papiro dei Re“, conosciuto anche come “Canone regio” o “Lista Reale” o anche come “Papiro di Torino”, è un documento risalente alla XIX dinastia egizia, scritto in ieratico – una scrittura geroglifica egiziana – durante il regno di Ramses II (1290 a.C. – 1224 a.C.).

Questo documento, appartenente alla collezione Drovetti, fu acquistato nel 1824 da Carlo Felice di Savoia. È stato esaminato e studiato attentamente da Champollion, Seiffarth e Giulio Farina.

In questo importante e antico papiro si leggono ben novanta nomi tra cui i primi dieci “Neteru” (le divinità principali del Pantheon egizio) che regnarono come faraoni in un paesaggio lussureggiante, dall’aspetto diametralmente opposto all’attuale landa arida e deserta.

Insieme ai loro nomi, sono indicati anche gli anni di regno di ciascuno, talvolta anche con i mesi e i giorni.

Segue l’elenco dei sovrani, dall’unificazione dell’Alto e Basso Egitto fino al momento della compilazione (durante la XIX dinastia) del papiro. Il riepilogo finale del documento menziona il regno dei “venerabili” Shemsu-Hor, della durata di 13.420 anni, mentre attribuisce 23.200 anni ai regni precedenti gli Shemsu, per un totale di 36.620 anni.

Purtroppo la solita autoreferenziale “accademia”, nata e sviluppatosi in seno alla cultura illuminista, assegna l’inizio della civiltà egizia partendo solo dal 3.100 a.C., non degnandosi minimamente di considerare neanche i nomi dei sovrani appartenuti ai periodi precedenti tale data.

Vista la quasi impossibilità di risalire ad ulteriori fonti di questa primigenia epoca dell’Antico Egitto, non potendo quindi avere accurate notizie della loro provenienza, considerando anche la poca documentazione giunta al riguardo fino ai giorni nostri, ora ci concentreremo sulle epoche successive a quella dello “Zep Tepi”, quando cioè l’Egitto era governato dagli “Shemsu-Hor”, ovvero dai compagni del dio Horus, una delle ultime dinastie semidivine prima dell’avvento dell'”ultima dinastia”, quella alla quale si attribuisce la comune storia dell'”Antico Egitto” (3.100 a.C. e seguenti).

GLI “SHEMSU-HOR”, I COMPAGNI DI HORUS




Sempre dal tempio di Edfu, scena di lotta tra i seguaci di Seth e quelli di Horus

Si può affermare senza tema di essere smentiti che i “Seguaci di Horus” rimangono uno dei più grandi e fitti enigmi per i ricercatori, gli storici e più in generale gli appassionati di egittologia che cercano di ricostruire la storia delle origini di questa antica civiltà.

L’egittologo Kurt Sethe individuò negli “Shemsu-Hor” gli antichi sovrani della città di Hierakompolis, la “Città del Falco”, nome greco dell’antica necropoli di Nekhen, e di Buto, un’antica località situata sul delta del Nilo a circa 20 km a nord di Sais, la cui storia è narrata in un papiro geroglifico di epoca romana che narra di tradizioni e leggende popolari.

Questi preistorici e misteriosi sovrani, secondo la tradizione egizia, sarebbero coloro che avrebbero affiancato il dio Horus nella battaglia contro Seth, nella località di Buto, per la conquista della corona del Basso Egitto.

Sulle pareti del tempio di Edfu è stato ritratto il resoconto di queste leggendarie battaglie. Nei dipinti i seguaci di Horus sono rappresentati su barche a vela armati di arpioni, mentre si scagliano contro i seguaci di Seth, rappresentati invece con ippopotami.

La vittoria di Horus e dei suoi compagni fece si che questi regnassero sull’Egitto dopo lo Zep Tepi, ovvero l’epoca in cui i Neteru (gli Dei) regnarono sulla Terra, fino alla cosiddetta “Dinastia 0”.

Gli “Shemsu-Hor” avrebbero fatto rinascere la civiltà nel Basso Egitto nel nome dell’ultimo “Neteru” Horus, dio-falco figlio di Iside e Osiride in contrapposizione alla dominazione sviluppatasi nel Medio e Alto Egitto sotto i seguaci del dio Seth, nell’immagine a sinistra rappresentato con la testa di canide.

Alcuni studiosi credono che gli “Shemsu-Hor” siano appartenuti al gruppo di “el-Gerza”, antichi e misteriosi uomini dolicocefali (dal cranio allungato), dai capelli biondi (un attributo abbastanza inusuale per quelle latitudini) e dall’alta statura, considerati grandi guerrieri e incredibili costruttori, e che portarono progresso a partire proprio dal Basso Egitto (intendendo per Alto e Basso Egitto rispettivamente le zone di più remoto scorrimento del fiume Nilo e quella invece di vicinanza alla foce mediterranea).



La cultura gerzeana, dei seguaci cioè altissimi e biondi del dio Horus, si estese all’Alto Egitto partendo dal Basso. Scontrandosi e vincendo gli adepti di Seth, gli “horusiani” ottennero così la formazione di un unico regno, sul quale regnarono i successivi sovrani.



Medio Regno, XII dinastia, dalla statua del faraone Sesostri: dettagli del trono raffiguranti Horus e Seth con il simbolo dell’unità dei due Paesi che composero l’Antico Egitto (Alto e Basso Egitto). Reperto proveniente dalla località di Al Lisht, ora esposto al Museo egizio del Cairo

A tal proposito, lo studiosi tedesco Walter Belz sostiene che il famoso mito dello scontro tra Horus e Seth sia proprio la trasposizione leggendaria di antichissime battaglie avvenute realmente tra due sovrani predinastici che si affrontarono per estendere il rispettivo dominio e aggiudicarsi antichi territori.

Circa l’identità degli Shemsu, l’egittologo inglese Walter Bryan Emery (1902-1971) ha scritto che verso la fine del IV millennio a.C.,il popolo noto come “Shemsu-Hor” corrispondeva ad una precisa classe di aristocratici che governava l’intero Egitto.


L’egittologo e orientalista inglese Ernest Alfred Thompson Wallis Budge (1857- 1934), famoso soprattutto per aver lavorato per il British Museum e per aver pubblicato molte importanti opere sul vicino Oriente antico, ha offerto invece un’interpretazione propria e alquanto originale della questione, traducendo il nome di “Shemsu-Hor” con “fabbri di Horus“, al servizio del dio “Horus”, preferendola dunque a quella più diffusa di compagni (o seguaci) di Horus.

Nel tempio di epoca tolemaica di Hathor, a Dendera, ci sono iscrizioni che riportano di antichi eventi accaduti in epoche precedenti a quella di Pepi I, della VI dinastia, e che confermano l’esistenza di un tempio ancor più antico.

In particolare, sono state rinvenute in una cripta delle iscrizioni che menzionano un periodo pre-dinastico e i leggendari “Shemsu-Hor”.

Queste antiche iscrizioni ci dicono che furono proprio gli “Shemsu-Hor” a progettare il tempio, e la citazione riporta anche il particolare secondo cui fu il sovrano Thutmose III (1481 a.C. – 1425 a.C.) della XVIII dinastia a voler erigere l’edificio, avendo ritrovato nella città di Dendera degli antichi disegni del progetto eseguiti sia su un rotolo di pelle del periodo degli “Shemsu-Hor” sia una riproduzione del muro del lato sud già edificato in precedenza dal sovrano Pepi I.

LA “TOMBA 100”: PARTICOLARI





Riproduzione di W. Green raffigurante l’affresco di Nekhen (la “Tomba 100”) nel suo stato originario. Si notino le “navi” incagliate nella sabbia. Qui una raffigurazione ancora più grande dell’affresco. E’ probabile che le parti dipinte in arancio rappresentino acqua mentre quelle in giallo, dove si trovano le barche incagliate, siano sabbia o terra (più probabilmente sabbia)


Come accennato nell’articolo sul culto del toro, in una necropoli situata nell’antica città egizia di Nekhen chiamata successivamente dagli ellenici “Hierakonpolis” – la “città del falco” – fu rinvenuta una tomba chiamata la “Tomba 100“, e in alcuni frammenti di un dipinto posto originariamente nella tomba stessa – e relegati ora in una sala al piano superiore del Museo Egizio del Cairo, lontano dalla vista di curiosi, visitatori e turisti appassionati – sono rappresentate svariate scene di caccia e di guerra con la presenza di guerrieri che si danno battaglia; questi hanno le braccia aperte e dirigono gruppi di animali raccolti in una fila; vi è la presenza di sei grandi navi, cinque bianche e una nera, e di alcune donne prigioniere legate ed inginocchiate; ci sono anche altre scene di sanguinose battaglie tra due gruppi diversi di uomini, alcuni dipinti con la pelle bianca altri con la pelle più scura.

La questione più scottante – a parte l’allusiva “disposizione in disparte” dei resti del dipinto nel museo – è lo scopo e la provenienza di quelle imbarcazioni: che ci fanno delle navi incagliate nella sabbia, e soprattutto rappresentate in un monumento funerario, dunque indicative di qualcosa di importante riguardo alla provenienza probabilmente del defunto?

Anticipiamo alcune conclusioni: è probabile che si tratti di imbarcazioni fluviali, dunque dedicate alla navigazione sul fiume Nilo, che venivano smontate e rimontate per poter attraversare zone di terra non altrimenti superabili: e quali potevano essere queste zone di terra se non le coste adiacenti il Nilo e dunque quelle del Mar Rosso che portavano nel Vicino Oriente?

La “tomba 100” era la sepoltura di uno sconosciuto uomo appartenente alla preistoria egizia (3500 – 3200 a.C.) e doveva essere una persona importante se l’artista a cui era stata commissionata l’opera aveva voluto immortalare un momento decisivo della storia delle “Due Terre”.


Frammenti dell’affresco della “tomba 100” come conservato nel Museo egizio del Cairo. La parte in verde scuro nella parte bassa dovrebbe rappresentare acqua, dunque probabilmente – ma non certo – rappresenterebbe il Mar Mediterraneo.



Nell’affresco si vedono uomini armati di mazza che minacciano non solo animali: non ricordano queste rappresentazioni il tipico gesto di Narmer e dei faraoni, quello del re che colpisce il nemico? E lo stesso era l’atto distintivo dei Compagni di Horus? E non è anche la postura con cui viene rappresentato il dio Baal nelle statuette fenicie e babilonesi?

Secondo alcuni ricercatori questa scena rappresenterebbe proprio la leggendaria battaglia avvenuta nel delta del Nilo tra i sostenitori di Seth e i compagni di Horus per la conquista e l’unificazione delle due terre.

Come abbiamo visto, i seguaci di Horus furono indicati negli scritti e nelle tradizioni come semidèi, forse perché i loro antichissimi nomi non giunsero fino al tempo in cui furono compilate le prime “Liste Reali”, e le loro vicende sono un chiaro esempio in cui storia e leggenda si mescolano dando origine al “mito”.
CONCLUSIONE

Accenniamo ad alcune considerazioni conclusive: l’obbligo di far risalire la nascita dell’antica civiltà egizia non al 3.100 a.C., come comunemente viene fatto dalla storiografia di ascendenza illuminista, ma di “storicizzare” ed includere nella storia dell’Antico Egitto anche “altri” 27.000 anni finora dimenticati, che comprenderebbero il regno di decine di dèi e semidèi descritti nei monumenti calcarei o papiracei giunti fino a noi, dunque comprendendo il processo di unificazione dell’Antico Egitto frutto della lotta finale tra i precedenti abitanti dell’Alto Egitto seguaci del “dio” Seth e i nuovi adepti del biondo ed alto dio Horus, forse antico abitante, viste le sue caratteristiche fisiche e la confidenza con i mezzi di trasporto acquatico della sua stirpe, dall’antico continente perduto di iperborea (collocato nell’attuale Circolo polare artico) o dell’altra mitica terra di Atlantide.

Ci sono anche somiglianze tra la storia di Horus e quella di un altro “mitico” fondatore di civiltà antiche come Viracocha, che era allo stesso modo biondo e si muoveva a bordo di un’imbarcazione (questa volta senza remi, mentre quelle degli “horusiani” erano dotate di alte vele) e che avrebbe colonizzato il Centro e Sud America.

Infine, la lotta e l’inglobamento del regno di Seth in quello dei vincitori, i seguaci di Horus, ultimo discendente delle stirpi egizie di origine divina, potrebbe essere rimasto nella memoria collettiva degli egiziani – da cui non a caso viene fatta discendere “ufficialmente” la “storia” dopo la fine delle dinastie di ascendenza divina – a ricordare qualche epica “lotta”, forse storica appunto, tra differenti concezioni di civiltà, non solo egizia o relativa all’Antico Egitto. Forse di questo contrasto sarebbe rimasta traccia anche nella successiva cultura semitica coeva all’anno 0.

Si ringrazia per la gentile concessione il Sito: "L'immagineperduta"
Link all’articolo originale: [link dal sito www.immagineperduta.it]  Autore: Giuseppe Di Re