mercoledì 22 marzo 2017

Gender, i pediatri americani escono allo scoperto: "E' abuso sui minori".



I Pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul GENDER. La traduzione è libera ma aderente al testo. Per gli inglesisti in fondo pagina c'è il link al testo originale.

Ora basta indottrinare i nostri ragazzi: QUESTO DA OGGI IN POI SARA' CONSIDERATO ABUSO SUI MINORI!

Ecco l'octalogo, da mandare a memoria e diffondere in ogni dove!

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio

2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso

3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.

5. Il 98% dei ragazzini e l'88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.

6. L'uso di ormoni per impersonare l'altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro

7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo

8. E' da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l'altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici

https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children


sabato 18 marzo 2017

MUSICO TERAPIA (EUFONIA) MUSIC THERAPY (EUPHONY)


La musica fa parte del Vivente e nell'Umano non esiste cultura antica o moderna che non l'abbia vissuta per il magico intreccio fra musica, emozioni, memoria ed identita' che e' vastissimo.
L’eufonia (*) è una tecnica psicopedagogica che studia i principi dell’educazione all’uso armonico, equilibrato e modulato del suono naturale che, applicati alla vocalità, vengono sonorizzati, verbalizzati e mediati con l’uso del linguaggio con toni appropriati.
L’etimo "eufonia" deriva dal sostantivo greco "eufonia eufonias" che significa suono gradito, armonioso, ovvero bella o buona voce; parola composta dall’avverbio "eu" (bene) e dal sostantivo "fonè fonés" (suono), o anche da "eus-eeos" (buono) + "fonèa" (emettere un suono).
Essa studia i principi generatori del suono, gradevole, armonioso e fisiologico, ma è anche tecnica della moderna Musico terapia, di cui può essere indirizzo specialistico. L’origine della disciplina è antica e profondamente connessa all’uso che l’uomo faceva del suono e del ritmo e delle tecniche di evocazione energetica per pregare, maledire e guarire.

(*) L'eufonia (dal greco "buon suono") è, in linguistica e musica, l'effetto gradevole prodotto da un suono (vocale o strumentale) o da più suoni di parole che si incontrano. È l'opposto della cacofonia e si riferisce a una tipologia di suono (vocale o strumentale) piacevole.

Nel “Trattato di Sushruta”, classico del!a medicina tradizionale dell’India, vi è un capitolo dedicato all’azione terapeutica degli "strumenti medicinali", specie i tamburi.
Per quanto riguarda l’Etnomedicina, si può dire che non vi sia sistema di cura dove il tam-tam o il piffero o altro strumento non vi facciano la loro apparizione”.
I Persiani avevano codificato ritmi sonori somministrati ai pazienti per correggere lo squilibrio energetico di un particolare centro od organo. Nell’antico Egitto era considerata una disciplina olistica psicopedagogica.
Celso e Galeno trattavano l’insonnia con i suoni melodici. Talete e Aristotele ammettevano la musica nelle malattie mentali.
Dai filosofi greci era intesa come educazione propria dell’esistenza umana in sintonia e comunicazione con la natura, con gli dei e con l’energia primordiale percepita in termini di vibrazione sonora. Pitagora aveva creato "emendamenti sonori" che somministrava ai suoi discepoli con l’uso della lira e della voce.
Eufonia è anche sinonimo di "terpnos logos", ovvero di quel tipo di verbalizzazione persuasiva, con voce dolce, armoniosa con il quale il psico pedagogo e il terapeuta dirigono l’intervento durante le sedute.
Omero nel IX secolo a.C. la descriveva come "eposo" (parola che cura) nel "terpnos logos" parlato e cantato;
Platone (nel dialogo tra Socrate e Carmide) racconta come Socrate curasse l’emicrania mediante l’uso di una certa pianta alla quale aggiungeva una formula magica (parola curativa) e di come avesse ricevuto questo trattamento da un medico Tracio della corte del Re Almoxis; e spiegava come il "terpnos logos" agisse sullo spirito vitale (stato psicosomatico) generando la "sofrosiune", lo stato di calma e di concentrazione.
Ad Epidauro nel Peloponneso furono rinvenute tracce di queste pratiche; nel Santuario di Asclepio esistono ancora i resti di un ospedale in cui i malati venivano curati in quarantena con trattamenti medicali integrati; in un locale a volta con fori nelle pareti, i pazienti venivano "trattati" dai sacerdoti medici durante il sonno, con "suggestioni di guarigione".
Nel 1811 P. Linchenthal scrive un "Trattato dell’influenza della musica sul corpo umano".
La musica produrrebbe sia nell’uomo che negli animali, modificazioni apprezzabili su certe funzioni organiche. E’ stato sperimentalmente dimostrato che la musica agisce intensamente sulla funzionalità dello stomaco (peristalsi, secrezione di succhi gastrici, produzione di acido cloridico). Pare inoltre che la stessa rimarginazione delle ferite possa essere affrettata notevolmente con l’ausilio dei suoni.
L’eufonia è dunque una disciplina naturistico olistico.
Può avere applicazioni in ambito pedagogico, sociologico e psicologico, l’obiettivo di questa tecnica è l’ottimizzazione della qualità e della intellegibilità del suono per il miglioramento della comunicazione; applicata alla vocalità può essere utile a migliorare l’impostazione e l’emissione della voce favorendo i processi dell’apprendimento.
Di notevole interesse sono le applicazioni in psicoterapia come strumento di anamnesi e di auto terapia; in Sofrologia come tecnica di persuasione e suggestione per l’intervento sugli stati di alterazione della coscienza; in medicina psicosomatica ha applicazioni utili a risolvere condizionamenti e blocchi psicologici.

Tratto da: http://www.mednat.org/cure_natur/tecniche/musicoterapia.html



 Foto web: http://www.blogdellamusica.eu/wp-content/uploads/2016/01/musicoterapia-tomba-dei-leopardi-tarquinia-incursioni-nel-palazzo.jpg

domenica 12 marzo 2017

La copertura nevosa dell’emisfero nord se ne frega altamente del riscaldamento globale



Di Enzo Ragusa


Guardate il grafico dell’estensione nevosa dell’emisfero nord di ieri 10 marzo 2017. Ha raggiunto una misura spropositata, tanto che la linea rossa di misurazione che delinea l’estensione è uscita dal grafico! Dovranno ampliare il grafico per poterne vedere la misura reale.




È proprio il caso di dirlo, la copertura nevosa se ne frega altamente del riscaldamento globale… o forse, è grazie al fatto che fa sempre più caldo il motivo dell’avanzare in modo così sfacciato della copertura nevosa?

Fonte:
Attività Solare http://www.attivitasolare.com/la-copertura-nevosa-dellemisfero-nord-ne-frega-altamente-del-riscaldamento-globale/

giovedì 2 marzo 2017

Cosa dicono i filosofi Greci sull’omosessualità? (… con due parole anche sui Romani)



Prima di tutto, due parole sulla pedofilia. In Grecia era praticata la pederastia, cioè il rapporto fra l’adulto ed il ragazzo dai 12 ai 16 anni, ma essa probabilmente era circoscritta agli ambienti intellettuali (su ciò cfr. S. Musitelli – M. Bossi – R. Allegri, Storia dei costumi sessuali in Occidente. Dalla preistoria ai nostri giorni, Rusconi, 1999, pp. 84-85) e non era approvata da chiunque: da alcuni era anzi considerata «un’impudenza», come si ricava dal Simposio di Platone (192 A).


Che dire dell’omosessualità tra adulti?

Spesso si cita Platone, come ha fatto tante volte Gianni Vattimo. E, allora, per quanto riguarda Platone, bisogna menzionare due testi: di nuovo il Simposio e le Leggi. Nel Simposio si trova una giustificazione dell’omosessualità, ma non è del tutto chiaro se Platone la condivida, se la faccia propria. Probabilmente sì, ma forse no. Il problema interpretativo è dovuto al fatto che questo testo è un fitto gioco di maschere (cfr. al riguardo l’interpretazione di Giovanni Reale) e di finzioni. Comunque, anche qualora all’epoca del Simposio Platone sia stato favorevole all’omosessualità, egli l’ha di certo condannata ne le Leggi, la sua ultima opera. In questo testo (cfr. 836 A-C) viene trattato il seguente problema: «come [in uno Stato] si potrebbe garantirci dagli amori precoci di fanciulli e fanciulle, dall’omosessualità maschile e femminile, da queste perversioni che sono responsabili di incalcolabili sciagure, non solo per la vita privata dei singoli, ma anche per l’intera società?». E, probabilmente, Platone condivide la legislazione precedente a Laio, la quale considerava «indecente l’amplesso tra maschi e l’unione con adolescenti».

Giovanni Vitali ci ricorda che nel Gorgia c’è un altro esempio sulla questione in Platone. Nella terza parte, il dialogo fra Socrate e Callicle, il giovane e ribelle aristocratico sostiene che la felicità coincide con l’avere desideri infiniti di ogni sorta e riuscire a soddisfarli. Allora Socrate, al solito, lo mette in imbarazzo con tre esempi. L’ultimo di questi è quello dell’omosessualità maschile: “[Socrate] E, stando così le cose, insomma, la vita dei dissoluti non è forse terribile, brutta e infelice? O avrai il coraggio di dire che costoro sono felici, purché abbiano in abbondanza ciò di cui sentono il bisogno? [Callicle] Non ti vergogni, o Socrate, di portare il ragionamento a tali conclusioni? [Socrate] Sono forse io che lo porto a tali conclusioni, mio caro, o piuttosto chi sostiene senza ritegno che felici sono coloro che godono, in qualsiasi modo godano, e non distingue, fra i piaceri, quali siano buoni e quali siano cattivi?”. Tradotto con “dissoluto” è κίναιδος, che è, nella Grecia antica, l’omosessuale passivo. Callicle s’indigna quindi al solo affermare che il suo ragionamento possa arrivare a contemplare esempi tanto indecenti.

……


Ma, sempre per stare ai Greci, veniamo ad Aristotele, il quale nell’Etica Nicomachea (1148b 24-30) dice che «fare all’amore tra maschi» è uno dei «comportamenti bestiali». Sono solo accenni, che richiederebbero molto precisazioni (tra l’altro non abbiamo ricostruito le argomentazioni, invero leggermente sbrigative, di Platone e Aristotele a supporto di queste loro tesi). Bastano però per mostrare come due fra i più grandi Greci (anzi fra i più grandi pensatori di tutti tempi) siano stati contrari all’omosessualità.

Se poi ci spostiamo tra i Romani, le condanne, anzitutto del matrimonio omosessuale, ma anche dell’omosessualità, abbondano. In effetti, come ha rilevato una grande e compianta storica come Marta Sordi, il matrimonio romano è sempre stato monogamico e solo tra un uomo e una donna. Perciò, le nozze omosessuali di Nerone vennero biasimate duramente da autori come Tacito, Svetonio e Cassio Dione. Per continuare con gli esempi, Musonio Rufo (stoico del I secolo d.C.) specialmente nella Diatriba XII afferma chiaramente: «Gli unici tipi di unioni che dovrebbero essere considerate giuste, sono quelle che hanno luogo all’interno di un matrimonio e sono finalizzate alla procreazione di bambini, […] laddove quelle che perseguono il mero piacere sono ingiuste e illegittime, anche qualora dovessero avere luogo all’interno di un matrimonio».

Quanto a Seneca (forse il più grande tra i filosofi stoici), loda l’amore sponsale contrapponendolo ad altre unioni che considera contro natura (Epistulae ad Lucillium, 116, 5; 123, 15). E nel De matrimonio insiste proprio sulla liceità delle sole unioni sponsali finalizzate alla generazione. Infine Epitteto, analogamente, biasima le unioni non matrimoniali ed approva solo quelle dirette alla procreazione (Diatribe, III 7, 21; II 18, 15-18; III 21, 13). Potremmo continuare a lungo, ma una cosa dovrebbe essere chiara: la condanna dell’omosessualità e del matrimonio omosessuale non l’ha affatto cominciata il cristianesimo.

https://ontologismi.wordpress.com/2015/06/22/cosa-dicono-i-filosofi-greci-sullomosessualita-con-due-parole-anche-sui-romani/