mercoledì 25 maggio 2016

Il grande equivoco tantrico


Precisazioni sul significato di tantra e tantrismo

Se Tantra significa “tecnica per controllare il meccanismo” e lo Yantra è il meccanismo stesso, allora Tantrismo dovrebbe in realtà significare lo yoga della Kundalini. La Kundalini è infatti il congegno che unisce l’attenzione umana all’assoluto, ed è risvegliata e sollevata con un atto sahaj, naturale, che non dipende dai nostri sforzi o dalla nostra volontà.



La Kundalini, essendo la coscienza residuale, un residuo della primigenia energia della creazione, è simile alla plumula di un seme ed è riposta nell’osso sacro. Il germogliare di questo seme può avvenire solo quando sia pronto per farlo. Solo un vero guru (satguru) o un sahaja yogi può risvegliare la Kundalini dal suo stato dormiente: uno yogi perché è un illuminato o un’anima realizzata, un sahaja yogi perché è uno yogi che conosce l’arte di risvegliarla. Come un giardiniere che innaffia le sue piante per farle germogliare e crescere, così un satguru o un sahaja yogi versano sul ricercatore (sadhaka) l’acqua di vibrazioni che scaturisce dalla loro divina personalità.

Ogni essere umano ha la sua Kundalini individuale, che è la madre di quell’individuo, ed egli è il suo unico figlio. Poiché la Kundalini è una parte dell’Energia onnipervadente di amore divino, solo un satguru o un’anima realizzata, autorizzata da Dio, possono farla muovere. Deve trattarsi di una personalità retta e divina, perché lei istintivamente capisce e riconosce le qualità di un essere spirituale. Solo una persona così conosce in dettaglio la Kundalini di ognuno, può sapere immediatamente dov’è l’ostacolo sul suo percorso e con le dita alzarla e dare la Realizzazione del Sé. Deve essere chiaramente compreso che una persona così deve essere un modello di virtù. I così detti tantrici sono l’esatto opposto.

Shri Mataji Nirmala Devi



Quando la Kundalini è risvegliata da un satguru o da un sahaja yogi, non ci sono effetti esteriori, gesticolazioni strane o esperienze dolorose a danno del ricercatore. A occhio nudo si può vederla salire lungo la colonna vertebrale. È anche possibile vederla chiaramente pulsare nell’osso sacro, dove risiede, quando si blocca in uno dei centri sottili. Quando ha attraversato tutti i chakra, passa infine l’area della fontanella (brahmarandra), sulla sommità del capo, e stabilisce l’unione col Potere onnipervadente d’amore divino. Chi possiede la capacità di dare questa ‘seconda nascita’ è un vero tantrika, perché padroneggia il meccanismo (yantra), cioè la Kundalini, con la sua tecnica (tantra) fatta di puro e casto amore divino.

Ora è subito chiaro il grande equivoco del tantrismo che è venuto a significare, nel tempo, l’esatto contrario del risveglio della Kundalini: è venuto a indicare il metodo attraverso il quale la Kundalini viene offesa e danneggiata, metodo che ora è diventato una sinistra scuola, abbracciata da grandi gruppi di persone, che distrugge ogni possibilità di risveglio; di conseguenza, la loro evoluzione spirituale è troncata sul nascere.






Una spiegazione tecnica sui pericoli del tantrismo

Dei sette centri sottili, il Mooladhara chakra è quello posto più in basso e Shri Ganesha, simbolo d’innocenza, è la deità che lo presiede. Come ultimo chakra, è posto molto al di sotto della Kundalini e, di fronte ad esso, c’è la prostata. Questo importante centro è collocato al di fuori della colonna vertebrale e controlla i quattro sub-plessi del plesso pelvico, e questo, a sua volta, controlla il sesso nell’uomo. Dal Mooladhara chakra, Ganesha custodisce il protocollo per l’accesso alla Kundalini. È importante notare che, dall’area dove è collocato il sesso, non c’è nessun accesso alla Kundalini, poiché la Kundalini è posta nell’osso triangolare chiamato Mooladhar, molto più in alto del primo centro energetico. Così il risveglio della Kundalini ed il sesso non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro.

Quando qualcuno cerca di usare il sesso per risvegliare la Kundalini, viene negato l’archetipo del fanciullo, che rappresenta l’innocenza, e si sviluppa un calore innaturale e doloroso nel corpo. Shri Mataji descrive questo come la collera di Shri Ganesha che surriscalda o il sistema simpatico di sinistra o quello di destra, o entrambi contemporaneamente. Questi due sistemi si trovano al di fuori del midollo spinale e sono le espressioni fisiche dell’Ida e Pingala nadi, i canali energetici che corrono invece all’interno del midollo.

L’intero sistema nervoso è collegato sia a sinistra che a destra con l’ultimo centro, il Mooladhara chakra, ed è interamente agitato e iperattivo quando ne insultiamo il principio di innocenza.

Il sistema nervoso parasimpatico è invece l’espressione fisica del canale sottile centrale (Sushumna nadi) e non può essere attivato dagli sforzi di un ricercatore: ogni volta che il ricercatore si sforza, la sua attenzione immediatamente si muove lungo il sistema nervoso simpatico, mai lungo il parasimpatico.

La collera di Shri Ganesha nei confronti di queste persone, eccitate per fini sbagliati, le induce in trance, o a saltare o urlare senza controllo, o a sperimentare un fortissimo calore. Su alcuni si formano vesciche, altri soffrono come se fossero stati punti da uno sciame di vespe e sentono dolore come se i loro corpi fossero stati consumati dal fuoco. Questi sintomi sono spesso simili a quelli sperimentati dai malati di tumore in fase terminale (che è anch’esso causato dall’iperattività del sistema nervoso simpatico). Queste cose accadono solo quando ricercatori alle prime armi o persone non autorizzate, cercano di risvegliare la Kundalini. Sono la manifestazione della rabbia di Shri Ganesha, non il vero risveglio. Come madre del ricercatore, la Kundalini ha aspettato pazientemente per tutte le sue vite il momento della salvezza senza sforzi. In realtà, non torturerebbe mai il suo unico figlio, ma non salirà a meno che il ricercatore non incontri un vero satguru o uno yogi. Solo loro, autorizzati strumenti scelti da Dio, possono davvero benedire il ricercatore con la loro presenza di grazia (shaktipat). Solo allora la Kundalini salirà spontaneamente attraverso il canale sottile centrale della spina dorsale, la Sushumna nadi, dando la Realizzazione del Sé.

Nel mio lavoro con Sahaja Yoga, in India come in occidente, centinaia di migliaia di persone hanno avuto il risveglio della Kundalini, e senza sforzo hanno ottenuto la Realizzazione del Sé. Finora non c’è stato un solo caso di incidente o di sintomi dolorosi come quelli sopra descritti. Al contrario: l’ascesa della Kundalini ha curato migliaia di pazienti che soffrivano di malattie incurabili come cancro, diabete, leucemia e persino AIDS.

Shri Mataji Nirmala Devi



Dopo la Realizzazione del Sé, le persone sperimentano la consapevolezza senza pensieri entrano nello stato di nirvichara samadhi, stato in cui si percepisce le vibrazioni fresche e calme (chaitanya lahiri). Se gradualmente imparano a decodificare le vibrazioni e a padroneggiare la propria Kundalini possono raggiungere la consapevolezza collettiva diventando capaci di dare la Realizzazione del Sé ad altri, attraverso il risveglio della Kundalini. Numerosi sahaja yogi hanno loro stessi curato migliaia di persone che soffrivano di malattie croniche o incurabili come il cancro. La cura in se stessa non è lo scopo, ma un ‘effetto secondario’ della Realizzazione del Sé. Non dovrebbe essere confusa con la ‘guarigione spirituale’ (attraverso entità/spiriti) che si ottiene dai guaritori non realizzati.

Molte persone sostengono di dare la Realizzazione del Sé attraverso il risveglio della Kundalini e chiamano la loro tecnica ‘shaktipat trance’, persino ‘Sahaja Yoga’, ma non c’è alcun risveglio della Kundalini. Al contrario, l’intero corpo si riscalda, e cominciano a saltare e a gridare. Alcuni di questi truffatori sostengono anche di aprire il ‘terzo occhio’ agendo sul Mooladhara chakra, cioè eccitando l’area sessuale, o lavorando sull’Agnya chakra, che si trova al centro del talamo ottico. C’è un accesso a quest’ultimo centro sottile posto nel mezzo della fronte, e Shri Mataji racconta che i cosìddetti tantrici possono inserire una negatività nell’ego o nel superego del ricercatore attraverso questo chakra. Quando questo accade, il ricercatore vede, per un breve periodo, una scintilla o un punto di luce. In questo modo la sua attenzione viene corto-circuitata nell’area del subconscio collettivo, ed egli può sentire la pace, ma come la sente un ubriaco o un drogato. Pensa di essere in pace con se stesso, ma non è capace di trasmettere questa felicità agli altri. La sua consapevolezza umana affonda a livello animale, il suo senso di responsabilità si sposta dalla mente conscia alla mente subconscia, e così fugge dalla realtà. A questo punto smette di pensare, ma non è in grado di cambiare o trasformare se stesso. Non uno solo riesce a conoscere la realtà del vero Sé, che resta dormiente.

Quando risvegliato, questo vero Sé si esprime, e si sentono le vibrazioni fresche della Realizzazione. Le vibrazioni cominciano a fluire, soprattutto dalle dita. Questo è il potere dell’Amore divino che pensa, pianifica, organizza ed ama. Facendo questo primo passo nella dimensione dell’Energia onnipervadente, si entra nel regno della consapevolezza senza pensieri. Decodificando le vibrazioni, si rinasce e si evolve. Lo stato della attualizzazione del Sé deve essere veramente percepito dal ricercatore, che deve sentire la sua Realizzazione come una esperienza personale.

Un sahaja yogi diventa tranquillo, in salute e saggio. Ha ricevuto la certezza di avere la conoscenza della realtà. Questo vuol dire che conosce i problemi della sua Kundalini e di quella degli altri cercatori. Li sente spontaneamente, senza la mediazione del pensiero, come sensazioni di caldo e di freddo sulla punta delle dita. In questo modo, con le dita, egli può identificare malattie, problemi emotivi, ostacoli spirituali e blocchi causati da guru principianti e maligni tantrici. Egli sa anche, grazie al mio insegnamento di Sahaja Yoga, come rimuovere questi ostacoli e come decodificare i diversi segnali provenienti dal Divino.

La conoscenza dei principi dello Spirito (Atmatattwa) e di Dio Onnipotente albeggia sulla sua consapevolezza, e gradualmente si identifica con lo stato di silenzio interiore. A poco a poco sente realmente la presenza di Dio Onnipotente come una incorporea forma dell’Energia e del Potere onnipervadente dell’amore divino. Sente il flusso delle vibrazioni e, come un testimone, le vede agire. In Sahaja Yoga si rimane in questo stato di testimonianza (sakshi swaroop) e si guarda al mondo come spettatori di una rappresentazione che sta andando in scena.

L’ostacolo più significativo alla Realizzazione del Sé deriva dal cattivo uso della Kundalini e dei centri sottili ad opera di maliziosi tantrici, o da metodi insensati provati dal ricercatore vittima di cattiva informazione. Danneggiare la Kundalini di qualcuno e metterne in pericolo l’ascesa può essere il peccato peggiore che si possa commettere agli occhi di Dio Onnipotente. Un ricercatore che si inchina ad una di queste persone non autorizzate, se in seguito viene in Sahaja Yoga, è un caso molto difficile per la Realizzazione del Sé. Perché Dio perdona facilmente tutti i peccati tranne uno: come esseri umani, epitome7 della sua creazione, non dovremmo mai chinare il capo di fronte a persone empie che si oppongono al suo piano. Anche quando lo facciamo senza saperlo, Dio non perdona facilmente questo peccato. Quando queste persone vengono innanzi me, tremano senza controllo, ed emanano un calore rovente che ogni anima realizzata può sentire. È interessante notare che le persone con malattie psichiche, ospiti di ospedali psichiatrici, si comportano esattamente allo stesso modo quando sono davanti a me ma, sorprendentemente, emettono meno calore.

Shri Mataji Nirmala Devi





Il regno sconosciuto delle energie del passato






Tantrici e mantrici (coloro che usano impropriamente i mantra) sono responsabili di aver danneggiato un numero incalcolabile di ricercatori. Lo hanno fatto per lo più in piena coscienza dei loro atti. Shri Mataji racconta che il tantrismo è una pratica antica, ripristinata dall’incarnazione di molti rakshasa tantrici.

Diavoli come Ravana, Mahishasura, Madhu, Kaitabha e Kolasura sono nati in questo Kali Yuga, come anche demoni femminili (rakshirini) quali Tadika, Hidimba, Puma e Shurpanakha. Queste entità non hanno anima, nessuna coscienza e nessun sentimento. Alcuni di loro conducono una vita molto degradata, in privato praticano sui loro seguaci metodi segreti di eccitazione sessuale che la decenza mi impedisce di descrivere. Bramano la ricchezza, il sesso e l’alcool, e con indifferenza rovinano la Kundalini altrui.

Shri Mataji Nirmala Devi



Per spiegare in dettaglio come sono riusciti a danneggiare l’evoluzione umana, è necessario fare la seguente premessa: dobbiamo prima capire chiaramente quelli che per gli esseri umani sono i regni del conosciuto e dello sconosciuto.


Disegno originale di Shri Mataji



In questo disegno di Shri Mataji, la personalità umana è ritratta in relazione al suo ambiente sottile. Sul lato sinistro, al di là dell’Ida nadi, si trova il regno del subconscio collettivo, che conserva tutto ciò che è passato. Questo canale sottile si esprime a livello fisico come sistema nervoso simpatico di sinistra ed immagazzina, attraverso il superego, tutto ciò che nella mente è condizionato. Sul lato destro della personalità umana invece, al di là della Pingala nadi, si trova il regno del sopra-conscio collettivo che contiene tutto ciò che è rivolto al futuro. Dopo la morte, l’anima lascia il corpo e va in una sorta d limbo (preta loka) fino a che non si reincarna. La nostra rinascita (luogo, famiglia, situazione) è regolata a seconda del grado di evoluzione e del nostro Karma, ovvero quello che abbiamo fatto nella vita precedente.

Questo è quello che succede nella norma.

Ci sono casi in cui le persone che muoiono non vanno nel limbo, ma rimangono sulla terra e così non possono rinascere. Questo succede quando per qualche motivo rimangono attaccati alla terra, o perché sono ambiziosi, oppure perché sono attaccati a qualcuno, o perché hanno subito soprusi o sono morti di morte violenta. I casi sono vari e molto diversi. Queste anime allora vanno nel subconscio o nel sopraconscio collettivo e possono disturbare le persone viventi.

In ogni caso, una persona realizzata non dovrebbe preoccuparsi di queste cose, perché non può essere influenzata da queste forme degradate di energia. Coloro che hanno risvegliato il principio di innocenza rimangono nell’area dell’inconscio collettivo e non vengono disturbati da queste entità, come se appartenessero a mondi disgiunti e lontani.

Le persone che muoiono con troppi condizionamenti si trovano, dopo la morte, nel subconscio collettivo mentre il sopraconscio collettivo conserva quelli eccessivamente orientati al futuro, i più ambiziosi. Ognuna di queste due aree collettive ha sette strati, occupati da spiriti di diversi tipi di persone morte.

Gli strati più bassi sul lato sinistro ospitano in forma di spirito le persone sataniche più depravate e corrotte (pischachchas), mentre negli strati più bassi sul lato destro ci sono gli spiriti demoniaci insoddisfatti (rakshasa). Nel diagramma le anime realizzate hanno il loro posto nelle aree del sopraconscio, che si trova sopra la testa dell’Essere primordiale. Le persone comuni si trovano negli strati superiori più vicini al canale centrale della Sushumna, mentre la zona inferiore della personalità umana è esposta verso l’inferno con i suoi numerosi strati.

Quando un individuo esaurisce tutta la sua santità, è gettato nell’inferno da Shri Ganesha.Quando un ricercatore tenta per la prima volta di usare il suo centro sessuale per la meditazione, Shri Ganesha appare nel suo Mooladhara chakra per avvertirlo del suo gravissimo errore. Lancia ondate di calore lungo il suo sistema nervoso simpatico che lo agitano in molti modi. Il simbolo di Shri Ganesha gli appare effettivamente in meditazione, suggerendogli che, come ricercatore, dovrebbe essere così innocente sul sesso come lo è un bambino. Se il ricercatore non presta attenzione a questo avvertimento, Shri Ganesha poi mostra la sua rabbia per questo comportamento. Alcune volte il ricercatore può vedere una scintilla di luce apparire nel suo Agnya chakra, o anche un occhio. La luce indica un corto circuito, e l’occhio è quello del Signore Gesù Cristo, la divinità che presiede questo chakra. All’inizio guida il ricercatore nell’ascesa, ma scompare dal suo essere se poi continua a utilizzare l’eccitazione sessuale per l’ascesa.

Shri Mataji Nirmala Devi



L’area superiore della personalità umana è la mente inconscia, che viene colmata dall’Energia divina d’amore. La Kundalini è una parte residua di questa stessa energia divina. Con la benedizione di un satguru o di un sahaja yogi, attraverso la Kundalini risvegliata, l’attenzione umana viene guidata fino all’area delle ossa della fontanella. Qui diventa un tutt’uno con l’Energia onnipervadente che è pura consapevolezza (Sat Cit Ananda). Questo è il vero yoga.

Nell’Hatha Yoga, come descritto negli Shastra di Patanjali, un satguru teneva i suoi discepoli nelle foreste, lontano dalla contaminazione della società. I discepoli intraprendevano sei impegnative tecniche per prepararsi alla loro ascesa. I capifamiglia erano espressamente esclusi da questo percorso, solo i brahmachari (i celibi) erano accettati. In questo stile di yoga individuale, occorrevano molte vite per sperimentare le vibrazioni divine, e molte altre per raggiungere la coscienza collettiva.

In Sahaja Yoga invece si raggiungono entrambi gli stati in un tempo molto breve, perché è impiegato il metodo inverso: si costruisce in primo luogo la cupola, la parte più alta, mentre le fondamenta sono poi gettate dagli sforzi di pulizia del ricercatore. Mi chiedo sempre: come potete pulire il vostro ego e superego se non siete realizzati? Ogni volta che un’anima non illuminata tenta o fa degli sforzi per ascendere, può solo salire lungo il sistema nervoso simpatico di destra o lungo quello di sinistra. Questi terminano rispettivamente nell’ego e nel superego. Per raggiungere l’Infinito con le menti finite, si deve prima diventare illuminati attraverso la Realizzazione del Sé, e poi costruire se stessi attraverso le vibrazioni Divine.

Shri Mataji Nirmala Devi





I danni causati dal tantrismo






Come già spiegato, il tantrismo è arrivato a significare il contrario del suo significato vero: invece di fare riferimento allo yoga della Kundalini e alla sua ascesa, è arrivato a significare i modi per danneggiarla. Mai prima d’ora – in nessun ambito della vita – una simile contraddizione era stata accettata così facilmente. Nella sua moderna accezione, il tantrismo è demoniaco e satanico in ogni sua pratica e precetto. Non ha nulla a che fare con la divinità, la religione o Dio. È contro tutto ciò che riguarda l’evoluzione, ed è anche utilizzato per contrastare l’ascesa evolutiva dell’uomo. I tantrici, che da soli si conferiscono autorevolezza, non conducono una vita religiosa né insegnano nessuna virtù ai loro seguaci. Al contrario, sono interessati solo ad accumulare ricchezze e alla condizione finanziaria e sociale dei loro discepoli. L’intero edificio del tantrismo si basa sul soffocare l’aspirazione religiosa con metodi molto sottili e astuti.

Uno dei metodi più scaltri e degradanti utilizzati dai tantrici era quello di distruggere la Kundalini insultandola. Hanno scoperto che quando un atto sgradevole, empio e peccaminoso è compiuto davanti ad una rappresentazione della Deità, causa fastidio all’archetipo rappresentato dalla Deità stessa, che allora si eclissa nella coscienza personale e colletiva. Shri Mataji ha spiegato che l’attenzione di Dio Onnipotente, che guarda attraverso le Divinità, alla fine retrocede quando un simile atto è compiuto in un tempio o in presenza delle Deità. Questo significa che i principi che risiedono nei centri sottili del midollo spinale degli esseri umani che questi archetipi rappresentano vengono negati, distruggendo il sistema di valori della società.

Shri Mataji racconta che in un primo momento le Deità si infuriano con i ricercatori che sono così ignoranti in materia esprimendo la loro rabbia in molti modi. Di solito l’individuo sente ondate di leggero calore che possono durare per giorni o talvolta anni. Quando si compiono atti sessuali in nome di Dio o alla sua presenza, come in un tempio santificato, Shri Ganesha provoca in queste anime peccatrici un forte calore, che addirittura procura vesciche. Alcuni reagiscono saltando su e giù come rane, altri vanno in trance. Sembrano davvero posseduti e cantano e ballano in maniera incontrollata.

Non è la Kundalini che agisce, in nessuna di queste circostanze. In questi individui lei si ghiaccia e, accompagnata da Shri Ganesha, alla fine scompare. È proprio come un riflesso chiaro in uno specchio, che svanisce quando lo specchio si sporca o si appanna. All’inizio, alcuni ricercatori si sentono molto scossi. Ma nonostante le chiare indicazioni a cambiare rotta, la natura umana è tale che molti accettano il parere e il consiglio di questi ‘esperti maestri’ che li ingannano e li sviano facendo loro credere che tutto quello che accade sia parte della prova. Ingannati, continuano nel loro erroneo percorso. E il risultato è che sono spronati a fare maggiori sforzi che insultano il Divino ancora di più. Alla fine, sono completamente svuotati della divinità e della santità. Il Signore Gesù Cristo all’Agnya chakra o il Signore Ganesha che sorveglia le porte dell’inferno dal Mooladhara chakra, scompaiono dal loro essere. In questo modo le porte dell’inferno si aprono, e la loro attenzione li porta verso il basso, alla rovina. Dall’Ida e dalla Pingala nadi, entità morte entrano contemporaneamente nelle loro menti coscienti e le sopraffanno. Ora, completamente posseduti, questi individui cominciano ad agire in modi molto strani.

Alcuni tantrici assumono persone perché si levino i vestiti di fronte ad una folla. Quelli intorno, vedendo una persona nuda in mezzo a loro, si comportano come pecore e fanno la stessa cosa. Tutto il senso del pudore è perduto, ed anche la facoltà di ragionare si offusca. Mentalmente sopraffatto da questi spiriti, il ricercatore non fa più domande. Come fosse posseduto, obbedisce ciecamente agli ordini di un simile guru, che lo ha letteralmente ipnotizzato. Gli psicologi utilizzano l’ipnosi per molti dei loro esperimenti, ma non sanno spiegare come funzioni. Come ha spiegato Shri Mataji, in realtà l’ipnosi è una possessione spiritica temporanea, come per l’ESP, dove qualcuno è aiutato da spiriti ficcanaso che, attraverso il medium, danno informazioni su eventi futuri. In India sono conosciuti come karnapischachas, coloro che sussurrano nelle orecchie.





L’errore all’origine del tantrismo






Agli albori della ricerca umana sulla realtà, potrebbe essere stato fatto, da alcuni cercatori, un errore naturale. Devono essere entrati, spingendo lì la loro attenzione, in uno stato di chiaroveggenza (asahaja). Devono essere entrati nei loro corpi sottili, guardato nel loro Mooladhara chakra e visto la proboscide, avvolta a spirale, di Shri Ganesha. Poiché si credeva erroneamente che questo chakra fosse la sede della Kundalini, devono aver ulteriormente sbagliato nel confondere la proboscide a spirale di Shri Ganesha con la Kundalini stessa. In questo modo è stata fatta l’erronea connessione della Kundalini con il sesso. Come errore è stato davvero tombale. Quando le persone cieche ricercano, possono arrivare a conclusioni davvero sbagliate, come abbiamo visto nella storia dell’elefante.

Gli esseri umani sono stati programmati per l’evoluzione in un modo per cui il sesso non ha alcun ruolo in essa. Alcuni ricercatori hanno usato i discutibili metodi tantrici per se stessi e per altri, alterando e umiliando la religione, abbassandola ad un livello umano per giustificare le loro follie e manie.

Questo errore potrebbe essere stato favorito da alcune persone demoniache che, vedendo il progresso di altri, che erano innocenti, ed essendo gelose di loro, lo hanno incoraggiato. In questo modo, si è data via libera all’inferno su questo bel pianeta, con le pratiche tantriche di questi sadici rakshasa. Qualunque sia la spiegazione, qualunque sia il motivo addotto da molti autori per l’anomalo accostamento del tantrismo alla ricerca spirituale, il fatto è che coloro che lo professavano non erano all’inizio sicuri di dove fossero finiti. Più tardi, quando divennero satanici, appresero e padroneggiarono i segreti della morte e del peccato, che sono ora i loro strumenti di commercio.

Shri Mataji Nirmala Devi



Come gli animali, gli esseri umani sono nati con un impulso sessuale, ma si sono evoluti molto di più, sono diventati esseri superiori. I rapporti sessuali negli esseri umani dovrebbero svolgersi quindi con la dovuta temperanza e con un senso di santità. L’uomo non dovrebbe tornare al livello animale e, per far avanzare la sua natura spirituale, non è certamente la sua natura sessuale che dovrebbe usare. Gli antichi saggi scoprirono in meditazione l’istituzione del matrimonio, così come i santi rapporti di madre, sorella, fratello e padre. È solo allo stadio umano che esistono questi sentimenti elevati, ed essi rendono bella la società umana.

Le Incarnazioni hanno sempre sottolineato l’importanza della castità e della fedeltà, che non esistono nella consapevolezza degli animali. Queste qualità dimostrano che gli esseri umani sono molto più evoluti rispetto ai loro omologhi animali.




La tradizione tantrica






Le radici del tantrismo sono antiche quanto la consapevolezza della religione, ma esso è entrato in pieno vigore tra il 900 e il 1400 d.C. Dopo l’avvento di Adi Shankaracarya, il grande santo riformatore indù, o anche prima, sotto l’imperatore Ashoka, forze anti-religiose si svilupparono in India come reazione all’ascetismo estremo. Il gainismo, che aveva raggiunto la sua altezza spirituale attraverso le conquiste di pochissimi aderenti, fu abbracciato da molti ministri del governo. Crearono un ascetismo artificiale e visibilmente austero. I re, sentendosi oppressi da questo stile di vita estremamente innaturale, diedero sostegno regio al tantrismo. In seguito, molti altri funzionari della Corte svolsero un grande ruolo nel creare l’atmosfera necessaria per la rapida diffusione del tantrismo. Guardando indietro, dal VI secolo, gli assurdi stili di vita monastici nelle tre religioni ufficiali induismo, buddismo e giainismo, resero la gente scolorita e stereotipata. Ironicamente, tutte e tre le religioni credevano nella ‘via di mezzo’ della virtù.

I re volevano solo indulgere nel sesso, mentre i loro consiglieri bramavano il potere ed erano disposti a farsi aiutare da spiriti del sopraconscio, che potevano assisterli nella loro scalata politica col pensiero, la pianificazione e la creatività. Questa è stata la ragione per la quale questi consiglieri hanno accolto come guru i sesso-yoga tantrici: avevano il controllo sugli spiriti del regno del sopraconscio. Questi guru non usavano il sesso per iniziare i loro discepoli, ma semplicemente davano loro un mantra, o sussurravano nell’orecchio il nome di un’entità spirituale. Un altro metodo era quello di apporre un simbolo sulla loro fronte, o semplicemente pronunciare un nome appropriato. Qualunque fosse il metodo impiegato, il guru metteva il discepolo in contatto con lo spirito che lo avrebbe posseduto, ma che in un primo momento agiva come uno schiavo. L’iniziato diventava dinamico, rilassato e la sua salute migliorava. Era una persona nuova, ma ben presto cominciava a manifestare una personalità peggiore. Se beveva, diventava alcolizzato. Indulgeva nella violenza su se stesso e sugli altri. Diventava un ladro di grande successo o un contrabbandiere, se questa era la sua inclinazione. Improvvisamente poteva anche trasformarsi in un maniaco sessuale o in un dongiovanni. Lo spirito che lo possedeva usava tutte le astuzie per sfruttare a suo piacimento e in modo sempre più sottile la debolezza riguardo al sesso, al denaro o al potere di chi lo ospitava. Ahimè, dopo dieci anni al massimo, l’iniziato cigolava come un vecchio catenaccio, la salute era rovinata e la sua vita cadeva in miseria.

Sebbene il matrimonio fosse celebrato come un sacramento religioso, le convenzioni religiose avvilivano fortemente la vita sessuale anche nelle normali famiglie. In una fase successiva il giainismo, e soprattutto il buddismo, predicarono la completa rinuncia alla sessualità nella vita religiosa, e le famiglie furono guardate con disprezzo da monaci e asceti. Successivamente questi asceti (sannyasi) abbandonarono le loro abitazioni nelle foreste e divennero parassiti della società, chiedendo elemosina per tutta la vita. Godevano dei frutti delle fatiche di operose famiglie asserendo, in aggiunta, di essere al di sopra del peccato. Alcuni divennero ministri e consiglieri reali. In nessun modo erano asceti nel temperamento, piuttosto erano ipocriti che indossavano le vesti del sannyasi e poi dominavano tanto i re quanto i sudditi. Anche tra gli indù il percorso del celibato (brahmachari) fu accettato come l’unico percorso valido per raggiungere Dio. Per reazione, il desiderio represso di normali esseri umani diede il via ad una spontanea, pubblica approvazione del tantrismo, la cui pratica era tutto tranne che celibato. A seguito di tale comune accettazione, furono istituiti in tutti i templi ‘culti della fertilità’, che costituirono un’indelebile macchia. Il tantrismo soggiogò un gran numero di regni in India, e molti intellettuali e artisti, da sempre sensibili alle nuove idee, lo accettarono come parte della vita culturale. Gli artisti scrissero libri sull’arte tantrica. Furono scritti altri libri addirittura sulla dottrina dell’iconografia (shalipastra) dove venivano descritte le varie posizioni dell’atto sessuale. Fu raccolta in questi libri una gamma completa di diversi stili per rappresentare il sesso.

Decoratori innocenti, semplici e fondamentalmente religiosi furono ingannati e indotti, da convincenti spiegazioni e argomentazioni, a creare arte erotica. L’argomentazione dei tantrici era la seguente: se l’arte è assolutamente perfetta nella sua espressione, allora la gente diventa gelosa di essa e degli artisti che la producono. Tale gelosia getta un incantesimo malvagio sull’opera d’arte, così per salvarla dalle disgrazie deve essere resa meno perfetta. Ogni pezzo d’arte dovrebbe includere dunque una macchia o una imperfezione per togliere il ‘malocchio’. Sviare il ‘malocchio’ era una pratica superstiziosa comune in quei giorni. Questo giustificò l’uso di oscenità: era la macchia, l’imperfezione suggerita agli artigiani religiosi giainisti che non avrebbero in realtà voluto decorare i loro templi con erotismi peccaminosi. I tantrici asserivano che gli spiriti maligni non sarebbero venuti in prossimità di un affresco osceno, e dunque questo avrebbe reso un tempio veramente sacro. Dunque in Nepal dissero agli artisti che la Dea del fulmine era vergine e quindi, per tenere lontano il tempio dai danni della pioggia, del vento e dei fulmini, era necessario dipingere arte erotica sui muri del tempio stesso. Un altro argomento ‘ingegnoso’ era che gli uomini dovevano lasciare le loro passioni e lussuria fuori del tempio durante il culto, così tutto ciò che era male nell’uomo doveva essere scolpito sulle pareti esterne dei templi. Più tardi ancora, tutto ciò che era al di fuori riuscì a strisciare all’interno dei santuari, e molte divinità furono adorate in forme erotiche.

In luoghi come Konarak, Khajuraho e Nepal, queste sculture hanno grande evidenza. In Khajuraho si diceva che la regina Hemavati avesse commesso il peccato di una relazione illecita. Come segno del suo pentimento fu costretta a renderlo pubblico ed a costruire un tempio (Bhand Deval), espressione del suo pentimento davanti a Dio onnipotente. La decenza impedisce di trattare tutti i metodi sporchi e distruttivi utilizzati dalle forze sataniche introdotte dal tantrismo. È incredibile come gli esseri umani seguano il peccato invece che la religione. Il modo in cui il fuoco del tantrismo si è diffuso, sostituendo negli esseri umani la religione, non può che essere attribuita a questa debolezza umana.

I tantrici, che erano persone limitate, ossessionate dal sesso, divennero molto popolari. Essi presero il potere su re affamati di sesso, esemplari di una umanità molto povera. Pienamente consapevoli delle loro capacità, tentarono di sfruttare le debolezze umane in tutti gli aspetti della vita. Cercarono di collegare ogni attività umana col sesso, nel tentativo di ridurre la consapevolezza umana ad un mera questione sessuale:

❧ L’insulto alla Divinità raggiunse un livello tale che ad un certo punto crearono un’immagine della dea Durga dalla polvere calpestata da piedi di prostitute.

❧ Cambiarono testi antichi e inserirono versi erotici e osceni nelle Scritture per giustificare le loro azioni. Ci furono così tante alterazioni di scritti sacri da parte di intellettuali tantrici che avevano in loro potere questi licenziosi re, che alcune volte è impossibile distinguere quel che è vero da quello che non lo è.

❧ Descrissero la cerimonia del fuoco sacro (Yagña) di Ashwamedha come una cerimonia di culto della fertilità.

❧ Cercarono di cambiare i Veda descrivendo l’Ashwamedha Yagña come una cerimonia sessuale, dove il re cercava di sopraffare il nemico attraverso un atto sessuale.

❧ Correlarono il Signore Shiva e la sua energia Shakti col sesso. Naturalmente si sbagliavano poiché le divinità sono al di sopra delle sensazioni sessuali.

❧ Inventarono molte storie lascive su Shri Krishna, Shri Radha e le gopi (contadine).

❧ Scrissero molti nuovi libri, come il Kamasutra e Kamakala Yantra, che hanno riempito le biblioteche dei re. Altri volumi descrivevano come raggiungere Dio attraverso il sesso. Per aver creato tutta questa pornografia ricevettero terre e ricchezze. Scrissero di tutto, relazionando tutto con l’atto sessuale.

Si tennero concorsi per artisti che fossero in grado di produrre le migliori immagini di pose erotiche in legno o in pietra. Tutti i regni che, da un’estremità all’altra dell’India, seguirono il tantrismo, subirono un completo lavaggio del cervello grazie a queste prodezze intellettuali dei furbi tantrici. I loro seguaci si sentivano impegnati nella cosiddetta religione ‘sacra e segreta’ come fosse una superstizione. Oltre alla letteratura, crearono una società licenziosa, con molte ricorrenze comunemente rispettate. Usavano un linguaggio osceno e cantavano canzoni con contenuti volgari ed erotici. Scherzavano con i loro parenti più stretti con un linguaggio molto indecente; anche il rapporto tra fratello e sorella non fu risparmiato dall’avvilimento tantrico di tutto quel che è puro e santo. Anche gli abitanti dei villaggi furono incoraggiati alla volgarità, e in questo modo riuscirono nel loro intento di ridurre la società umana a una mera questione sessuale.





Un modello demoniaco della società






I tantrici così facendo, crearono una società dove ‘il vino, le donne e le canzoni’ erano gli unici valori In questo modo controllavano lo stile di vita delle persone comuni, in precedenza virtuoso. Questa attitudine licenziosa e permissiva nei confronti della vita creò una società in cui le donne che si prostituivano diventavano socialmente importanti, e venivano praticamente adorate al posto della devota moglie che provvedeva alla casa .

Questo modello è stato chiaramente poi ripreso nell’era contemporanea. Con la connivenza degli intellettuali degradati di quei giorni, i tantrici riuscirono a dare ad intendere che il sesso fosse l’unico obiettivo per l’unione spirituale o yoga. Propagarono l’idea che l’uomo è creato a immagine di Dio, la donna invece a immagine della Shakti. Per creare l’atmosfera ideale per l’unione finale, entrambi dovrebbero accoppiarsi e provare quanti più metodi di accoppiamento sia possibile. Questo fu diabolico perché piacque a tante persone.

La verità è che negli esseri umani sia Shiva, che rappresenta lo Spirito di Dio onnipotente (Atma), che la sua energia Shakti, che è la Kundalini, sono entrambi posti nella personalità di ciascuno. Quindi per unificare l’attenzione o la consapevolezza, umana (cioè unire la Kundalini con l’Atma) non c’è bisogno di un’altra persona che svolga un ruolo complementare. Inoltre, come già detto, la Kundalini è la madre Gauri che, ancor vergine, fu sposata a Shiva. La leggenda narra che stava per lavarsi nella privacy della sua stanza da bagno. Mise Shri Ganesha, che aveva creato dalla polvere del suo stesso corpo, di guardia fuori la porta, per proteggere la sua castità (lajja). Shri Ganesha non permette a nessuno di entrare dalla porta di servizio. Nell’immagine allegorica questa storia rende chiaro il rapporto tra la Kundalini (Shri Gauri) e il Mooladhara chakra (Shri Ganesha), e il fatto che l’accesso a Lei attraverso il sesso (la porta di servizio) non è possibile.

Ancora più astutamente alcuni, e sono stati abili nel farlo, hanno rovesciato secolari barriere culturali. Si son fatti beffa di tutte le idee sul senso di castità, e hanno dichiarato di essere tutti incarnazioni di Shri Krishna, il quale aveva egli stesso cercato di denudare le gopi (contadine). In realtà il Signore Krishna, all’innocente età di cinque anni, si era messo a scherzare con le gopi. Era un bambino, e non aveva alcuna consapevolezza del sesso. Quando Durodhana successivamente tentò di molestare la castità di Draupadi, Krishna, all’epoca re di Dwaraka, fu il primo a precipitarsi ad Hastinapur (vicino a Delhi) per difenderne l’onore.

Ci sono stati due tipi di tantrismo, nati dalle due teorie che giustificavano il loro comportamento:
Il primo gruppo era chiamato Wama Marga e predicava tutte le forme di indulgenza. Iniziarono ‘lo yoga indulgente’ delle Cinque Ma’kars, e predicavano di eccitare il corpo attraverso il vino, il sesso e il mangiare la carne degli animali di grandi dimensioni.
Il secondo tipo erano gli Hatha Yogi che credevano in una astinenza apparente e forzata e che svilupparono la scuola sessuo-yogica. Usavano le posizioni dello yoga per l’atto sessuale, e solennemente credevano che l’attività sessuale, se controllata durante il sesso, avrebbe portato al risveglio della Kundalini. Più tardi, per godere loro stessi del sesso, insegnarono che il guru deve dare l’iniziazione ai propri discepoli attraverso di esso. Per giustificare ulteriormente il loro comportamento, insegnarono che il guru, se controlla l’emissione del seme, non indulge nell’atto sessuale. Queste persone senza vergogna incoraggiavano la pratica dell’omosessualità, e con essa tutti gli atti sporchi e innaturali. Essi sostenevano apertamente questo stile di vita, scrivendo libri che spiegavano questa ‘grande verità’.

I wama margi, quando indulgevano troppo nel processo cui si dedicavano, spingevano l’attenzione verso l’Ida nadi e verso molte altre nadi parallele. Furono sbattuti verso il confine estremo del lato sinistro del corpo umano e caddero all’inferno. I praticanti dell’altra scuola, quella delle pose sessuo-yogiche, furono gettati oltre la Pingala nadi fino a raggiungere la fine estrema sulla destra del corpo umano, e sono stati alla fine ugualmente espulsi da Shri Ganesha nell’inferno.

Shri Mataji Nirmala Devi





Un utilizzo non autorizzato dei mantra






I wama margi praticavano anche mantra cantati, e utilizzavano simboli dello Yantra (meccanismo della Kundalini). Questi meccanismi, disegnati su carta o incisi nella pietra, erano oggetto di adorazione, un culto non autorizzato. Indulgendo per anni e anni in atti fastidiosi e sporchi nel tempio di una particolare Divinità, l’attenzione di quella Divinità si allontanava da quel che facevano e dal tempio. L’attenzione della Divinità, il suo spirito vivente, scompariva dalle immagini che la raffiguravano. In quei templi vuoti i tantrici adunavano entità morte provenienti dai reami del subconscio e del sopraconscio collettivo. Portavano devastazioni e disastri con l’aiuto di queste negative entità del passato. In un primo momento controllavano queste energie, ma in seguito sviluppavano malattie molto gravi e dolorose a causa delle loro abitudini innaturali. Quando questi tantrici si ammalavano, soffrivano di fini orribili dopo dolorosissime agonie, in luoghi miseri e desolati. Alcuni hanno sofferto morti davvero insolite e misteriose, mentre altri sono stati addirittura uccisi con la lapidazione!

Il tantrismo si diffuse rapidamente perché fu sapientemente avvolto nello pseudo-soprannaturale dai sessuo-yogi. La più intelligente fra le loro ‘evolute’ teorie, espressa con tutta l’astuzia di cui furono capaci, insegnava che il sesso era l’unica via per la Realizzazione del Sé. Offrendo come riferimento questa confusa miscela, gli yogi tantrici offuscavano lo yoga col tantra. Un’altra delle loro tecniche fu quella di utilizzare mantra, capaci di stimolare il potere delle divinità o di risvegliare la Kundalini, per i propri fini diabolici. Questi mantra furono poi cantati da persone depravate che usarono metodi di culto sgradevoli e osceni. Tutto questo era peccaminoso e assolutamente contro la legge di Dio. Lo stesso mantra agisce sulla Deità in modi diversi, e le Deità sparirono da questi luoghi di culto.



I tantrici controllavano gli spiriti individualmente o in gruppo, e assegnavano loro – come nomi in codice – dei mantra. Per esempio, il mantra ‘Om Aim Rheem Kleem Chamundaya Vichai Namah’, viene usato correttamente per risvegliare l’Adi Shakti nel suo aspetto di Jagadamba o di Chamunda. Questo mantra, bello e potente, dovrebbe essere utilizzato solo da un’anima realizzata sotto la guida di un Guru evoluto. Ma questo stesso mantra fu utilizzato dai tantrici in modo tale che ogni sillaba era determinante per evocare un gruppo di spiriti morti da imbrigliare ed utilizzare. È lo stesso principio che consiste nel dare ad un vostro servitore il nome di una divinità, per esempio Rama, uso piuttosto comune in India. Per chiamare il vostro servitore pronunciate il nome di Rama, e lui sarà a vostra completa disposizione. Ma Dio non è altrettanto disponibile come ogni Tom, Dick o Harry. Uno deve essere un’anima realizzata e avere un’autorizzazione per chiamare Dio. Coloro che lo chiamano senza tale autorizzazione potranno solo evocare i servizi di spiriti morti come schiavi. Tali esseri morti risponderanno al risuonare del nome ‘Rama’, se questo era il loro nome nella vita terrena. Dio però non ha bisogno dell’omaggio di questi schiavi.

Shri Mataji Nirmala Devi



Al di là dell’Ida nadi e della Pingala nadi si trova il dominio che è fuori dei limiti delle attività umane. Una volta che un ricercatore, che ha da poco iniziato, sia calato nel pantano della criminalità anti Dio, trova quasi impossibile sfuggire alle grinfie di questi tantrici. Durante il periodo di cui sto parlando, e anche in seguito, molti templi furono costruiti da re che seguivano il tantrismo. Sorprendentemente, i re avevano i wama margi come guru, mentre i loro consiglieri seguivano i tantrici del sesso-yoga. I templi sono stati edificati sotto la guida di questi depravati guru tantrici e il loro tema, naturalmente, soddisfaceva l’estetica di questi re affamati di sesso.



L’arte perfetta non ha bisogno di volgarità per promuovere il suo fascino. In particolare, in oriente le persone non sono state mai attratte dal nudo. Credevano nel creare l’arte di Dio attraverso l’arte dell’uomo. Ma la nudità e la volgarità vennero descritte come arte in un libro sull’architetura scritto da un genio del male, e questo libro divenne un modello per l’arte dei secoli successivi. Ancora nel XV secolo i resti di queste macchie erano visibili nel paesaggio spirituale dell’India. Il sesso, senza riservatezza e santità, perde tutto il suo gioioso fascino. Quando è reso pubblico diventa ripugnante al Divino che è dentro l’essere umano. Non è questione di opinione, ma è un fatto assoluto. Le persone che non sono ancora evolute al di là dei loro istinti animali possono ancora goderne, ma tali sporche esibizioni nauseano un’anima realizzata. Il che può essere verificato con le vibrazioni divine: mettere l’attenzione su queste figure erotiche provoca bruciore alle dita, bloccando i centri del nostro sistema energetico.

Alcune pitture murali, invece, causano il congelamento della Kundalini, in particolare un pannello che raffigura un atto sessuale tra la Dea Gauri e Shri Ganesha, suo figlio. Un piccolo gruppo di sahaja yogi, vedendo questo abominio, si ammalò fisicamente. È vero che, trattandosi di relativamente pochi sahaja yogi, quella reazione non può dirsi rappresentativa, ma il fatto è che dopo la realizzazione siamo connessi all’assoluto. Questa reazione dovrebbe dare una linea guida in questo mondo confuso, che non sa distinguere tra il bene e il male.

Questi regni crollarono dopo due o trecento anni dalla loro fondazione. Alcuni di quei templi caddero in completo degrado, e sprofondarono sotto la Madre Terra, come se lei volesse coprirli per la vergogna. Quando furono dissotterrati, gli studiosi inglesi ebbero più interesse per le sculture e i dipinti erotici che per l’architettura. Gli studiosi occidentali purtroppo non hanno notato o avvertito la lotta interiore, l’agitazione e il dolore intenso patito dagli artigiani nel peccaminoso lavoro di costruzione di quei templi. Sotto una pressione fortissima, questi artisti sono stati costretti ad accettare le idee dei re e dei loro consiglieri. Ma nonostante tutti questi sforzi per rovinare il gusto dell’estetica e la cultura indiana, gli artigiani hanno fatto del loro meglio per nascondere tutto ciò che era brutto.

Con l’eccezione di Konark, in tutti i templi gli artisti hanno cercato di sminuire le sculture erotiche. Le statue più vivide e sane di Dei e Dee sono state messe in bella vista, mentre quelle erotiche sono di solito collocate in qualche nicchia oscura o in un angolo. E nonostante gli sforzi dei tantrici, gli scultori hanno volontariamente messo una rappresentazione di una madre e un di bambino, di Gauri e Ganesha, nella maggior parte di questi templi. Anche oggi gli abitanti dei paesi di quei luoghi non sono consapevoli del materiale erotico e chiamano tali luoghi ‘templi Kumarika’. Kumarika significa ‘vergini’ e il suggerimento è che le vergini non dovrebbero visitare questi luoghi. Il Tempio al Dio Sole di Konark è stato in realtà costruito da un re tantrico, e l’architetto capo era lui stesso un ardente tantrico che aveva abbandonato la moglie e il figlio. Nel suo tempio, la danza nuda della volgarità è palesemente raffigurata.

Questo è il modo in cui gli esseri umani, sotto l’influenza di questi tantrici, hanno reso omaggio ai loro Genitori primordiali, Dio il loro padre e l’Adi Shakti la loro Madre. Hanno veramente peccato contro la virtù della castità. La castità è il potere dell’Adi Shakti, la madre primordiale e, ovunque i tantrici abbiano governato, le donne sono state insultate e trattate come un possesso e un giocattolo per il piacere crudele degli uomini. Le immagini erotiche, che danneggiano questi bellissimi templi, non devono essere prese come segno di approvazione da parte dell’opinione pubblica. È stato il parere di pochissime persone che hanno governato sotto ipnosi, persone che in quei giorni contavano e che furono convinte di aver raggiunto la liberazione sessuale scavando nel sesso. Molte persone sante hanno protestato contro il ricatto e la pornografia di quei tempi. Ci sono prove storiche di rivolte contro quei re che hanno cercato così tanto di disonorare Dio. Nei periodi successivi, molti poeti coraggiosi come Kabir e Nanak usarono il loro talento di scrittori per fustigare i tantrici.

Shri Mataji Nirmala Devi



Secondo Markandeya, antico gigante spirituale e autore di un importante Purana, queste forze demoniache sono state distrutte molte volte in forma fisica, e vengono gettate all’inferno per soffrire pene indicibili. Nonostante la punizione che subiscono lì, non cessano mai la loro ricerca di sempre più sottili e astuti metodi di distruzione della moralità degli esseri umani che cercano sinceramente Dio. Come prigionieri liberati dal carcere, tornano sulla terra ancora e ancora, per insidiare e indebolire la moralità, che invece sviluppa il senso religioso nell’uomo (dharma). Il dharma è il sostentamento dell’uomo.

Ogni cosa creata ha il suo dharma ed esiste in virtù del sostegno che dal dharma riceve. L’oro, per esempio, ha il dharma dell’inossidabilità. Gli esseri umani hanno dieci dharma, più comunemente conosciuti come i Dieci Comandamenti. Essi sostengono la vita umana, e il più importante dharma è la castità (pavitrya).

Tutto il sesso perverso è diametralmente opposto al dharma e va contro l’evoluzione umana. Il rispetto della propria innocenza è un dovere assoluto se un essere umano vuole ascendere ed evolvere, se deve superare le inclinazioni della società e della religione.

I tantrici sono esseri demoniaci e possono nascere come despoti, psicologi o come grandi scienziati. Adescano migliaia di persone con la loro parola, e arrivano a spingere le nazioni a fare guerra contro altri paesi che scelgono una base morale, religiosa o spirituale a proprio fondamento. Nei tempi moderni ci sono molte di queste personalità che si sono incarnate in India e in Occidente. Seducono e ipnotizzano esseri umani creduloni, e usano i loro cosiddetti poteri spirituali per accumulare ricchezze e per ricavare soddisfazione sessuale. Dominano e schiavizzano, da sadici, i loro masochisti seguaci. In nome della modernità, stanno dando un colpo mortale alla ‘vecchia religione’ con il pretesto di fornire un’impostazione nuova. Predicano spudoratezza nel nome del permissivismo e hanno affascinato molte società, soprattutto in Occidente. Il loro genio creativo, la loro sottile intelligenza e la loro conoscenza diretta della materia, insieme ad antiche filosofie che spingevano all’indulgenza totale o all’astinenza ipocrita, son riuscite a distruggere molte pratiche che erano occasione di devozione. In questi giorni, alla gente piace leggere tutto ciò che sfida vecchie ed accettate idee. Poiché non vi è alcuna possibilità di misurazione assoluta, e nessuno può dimostrarne la validità, gli antichi comandamenti religiosi non sono più accettati dall’uomo moderno. Per i tantrici, un’atmosfera così è la migliore per diffondere il loro contagioso attacco alla debolezza umana, sostenendo e promuovendo tali inclinazioni.

Predicano teorie assurde come la liberazione sessuale, combinata con manifestazioni esteriori di ascetismo. Questi autocertificati ‘apostoli della religione’ hanno scritto molti libri sul tema della religione, ma sono proprio loro quelli intenzionati a distruggerla. Con l’incremento dell’intelligenza dell’uomo e dell’alfabetizzazione moderna, la ricerca della verità usa come mezzo i libri. Questi geni del male sono stati dunque capaci di insinuarsi molto facilmente nella psiche umana con le loro iniziazioni e i loro testi. Sono gli stessi tantrici dei tempi antichi, che sono tornati con una conoscenza accresciuta e nuovi metodi per irretire la gente. Utilizzano la maggior parte delle tecniche di comunicazione per vendere la loro merce e reclutare nuovi discepoli. Il grande successo che hanno ai nostri giorni può essere attribuito soprattutto alla tecnologia moderna, che li ha direttamente aiutati a diffondere i loro insegnamenti e le loro tecniche in tutto il mondo. Facile impresa per questi sedicenti guru, che utilizzano sfruttano le leggi moderne per i loro turpi scopi. Si sono comprati senza sforzo la generazione presente, prendendola all’amo con vecchi trucchi barattati per iniziazioni, e con le loro conferenze. Alcuni hanno anche riattivato il vecchio artificio dell’eccitazione sessuale, mettendo dentro i loro discepoli entità energetiche negative per controllarli direttamente.

Ci sono così tante entità sospese nell’atmosfera ai nostri giorni, attratte dalla tendenza dell’uomo a scivolare verso il male, che l’intero mondo sembra carico delle loro maligne vibrazioni e saturo di queste orribili personalità sataniche. Molte delle malattie e della violenza del mondo trova la sua fonte in questi tantrici che si atteggiano a capi religiosi e grandi scienziati. Da parte loro, scienziati veri ma ignari, che nulla sanno dei nascosti poteri degli spiriti morti, sono stati facilmente imbrogliati quando è stato chiesto loro di esaminare risultati di esperimenti dove, ap- punto, erano stati usati gli spiriti. Non è stata loro fornita alcuna ragione del successo di quegli esperimenti.

È giunto davvero il tempo di svegliarsi alla verità, alla verità su noi stessi e sul reame che giace oltre i confini della consapevolezza umana. Senza il risveglio del Divino non può esserci fine al caos psicologico creato da questi demoni reincarnati.

Shri Mataji Nirmala Devi





Conclusioni






Come abbiamo visto, nei tempi antichi i tantrici hanno camuffato i loro poteri attraverso culti della fertilità; nei tempi moderni usano altre diverse etichette per contrabbandare il tantrismo. Molti Lama tibetani o nepalesi, oltre a i turpi e falsi guru indiani si comportano esattamente come i Wammargis di un tempo, fanno disegni (tantra) che poi adorano nei loro riti. Hanno anche ripreso la pratica di dare insegnamenti ai loro discepoli in modo segreto e appartato e, in queste circostanze, eccitano i loro organi sessuali. Tutte queste pratiche sono anti-Dio, ed è oltremodo difficile alzare la Kundalini a persone che sono state esposte a queste iniziazioni tantriche. La loro Kundalini non salirà o, se lo fa, collasserà di nuovo rapidamente nell’osso sacro.




Shri Mataji ha spiegato che la Realizzazione del Sé per questi ricercatori danneggiati è davvero molto difficile e che sarebbe per loro una fortuna avere una breve visione dell’inferno, magari nei loro sogni, per aiutarli a vedere dove stanno andando a sbattere e che i tantrici che praticano questi metodi orribili devono dimenticarli totalmente se vogliono salvarsi dalla definitiva autodistruzione. E’ per noi chiaro che non riusciranno ad ottenere la Realizzazione del Sé, ma almeno eviteranno di rovinarsi completamente.

https://benvenutiinparadiso.wordpress.com/2014/12/26/il-grande-equivoco-tantrico/

domenica 22 maggio 2016

La stella Sirio e i Santi Cani di Agosto

                              San Cristoforo Cinocefalo, Museo Bizantino e Cristiano di Atene

I giorni estivi, quelli più caldi di agosto, dominati dal segno del Leone, sono detti anche della Canicola perché anticamente, in estate, splendeva nel cielo la costellazione del Cane Maggiore, che contiene, proprio sul muso, Sirio la stella più luminosa del firmamento, spesso indicata essa stessa come Cane.
Il nome Sirio deriva dal greco seiriào, che significa ardente.


La costellazione del Cane Maggiore e la Stella Sirio

Ai tempi degli egizi, levava a ridosso del Solstizio estivo e annunciava, come una sentinella, la piena del Nilo. A causa della progressione degli equinozi, nel primo millennio avanti Cristo, levava con il sole a luglio, dominando così i giorni più caldi d’estate, mentre ai tempi nostri leva a settembre per apparire ad ottobre verso sud est.
Molti sono i miti legati alla costellazione del Cane. Secondo alcuni rappresenta il cane di Orione, raffigurato dalla vicina costellazione; secondo un’altra vulgata, si tratterebbe di Maira, la cagna di Icario. Icario era un giardiniere dell’Attica, al quale Dioniso dopo aver rivelato la coltivazione della vite, diede ordine di partire per diffonderla fra gli uomini. Alcuni contadini, dopo essersi ubriacati, pensando che volesse derubarli, lo uccisero e ne sotterrarono il corpo.


Dionisio, Erigone e Icario

Fu la figlia Erigone, accompaganta dalla cagnetta Maira, a ritrovarlo e dal dolore si impiccò. Strana vicenda quella di Erigone: vergine povera ed errante, ma unica fra le donne legate in qualche modo a Dioniso, ad accedere al Cielo, nella costellazione della Vergine. Il suo ricordo restò vivo nell’immaginario greco ricordata nella cerimonia delle Antesterie, quando le ragazzine ateniesi poco prima di lasciare la fanciullezza e prendere marito, si dondolavano sulle altalene e appendevano bamboline ai rami degli alberi.
Di una Vergine Errante raccontano anche gli egizi: accompagnata dal cane Anubi, Iside vagò a lungo alla ricerca dello sposo – fratello Osiride, associato alla costellazione di Orione.


Il Dio Anubi – Libro dei Morti

Si dice che Iside, dopo la morte di Osiride, si strappò un ricciolo dai capelli; lo stesso fece anche Erigone. Ed infatti, poco distante dal Cane e dalla Vergine c’è un’altra costellazione immaginata come un ricciolo: la Chioma di Berenice. La levata eliaca di Sirio avviene mentre la costellazione della Vergine sorge ad Est. Questo molto verosimilmente è il motivo perché questo particolare momento fu associato ad una dea-vergine.

Priamo, dalle altis­sime mura della città di Troia, vede soprag­giun­gere il temi­bile Achille, rab­bioso come un cane nella sua splen­dente arma­tura: «rag­giante come una stella cor­reva per la pianura;/ come si leva l’astro autun­nale, chiari i suoi raggi/ appa­iono fra innu­me­re­voli stelle nel cuor della notte:/ esso è chia­mato il Cane d’Orione,/ ed è il più lucente, ma dà pre­sa­gio sinistro/ e molta feb­bre porta ai mor­tali infe­lici».
Nell’Iliade ogni imma­gine, ogni meta­fora è stu­diata e con­di­visa da chi l’ascolterà. Qui Achille è preso da lyssa, la rab­bia dei guer­rieri, e tra poco, furente, «come il fuoco», farà a pezzi il suo rivale Ettore, mas­sa­cran­done il cada­vere come un cane idro­fobo. Quando, molti secoli dopo, si sco­prì il virus che tra­smette la rab­bia, non fu un caso se lo si chiamò Lyssavirus.


Achille contro Ettore

Achille per Omero è la stella Sirio, della costel­la­zione del Cane d’Orione (Cane Mag­giore), il mitico cac­cia­tore ucciso dalla dea Diana e da Giove tra­sfor­mato in costellazione.

La stella Sirio segnava l’inizio del caldo sof­fo­cante, della cani­cola (da cani­cula, «pic­colo cane»), quando sor­geva e tra­mon­tava con il Sole, secondo una tra­di­zione medie­vale da san Cri­sto­foro a san Bar­to­lo­meo, cioè dal 24 luglio al 24 ago­sto. Forse la sua «forma» canina è legata al fatto che gli anti­chi abi­tanti del Medi­ter­ra­neo cono­sce­vano gli effetti che il periodo aveva sui cani: certo più agili e sve­gli durante la cac­cia, ma il loro affan­noso ansi­mare poteva con­durli ad un’eccessiva disi­dra­ta­zione e quindi alla malat­tia e alla rab­bia. Pli­nio scrive: «la rab­bia dei cani è dan­no­sis­sima per l’uomo quando insorge durante il periodo (…) in cui brilla la stella Sirio: nelle per­sone che sono state così morse si sviluppa una letale idro­fo­bia». In una men­ta­lità intrisa di magi­che con­nes­sioni il rime­dio sarà la radice di una rosa, cono­sciuta oggi come rosa canina. E allora San Rocco, festeggiato il 16 ago­sto, è rappresentato accom­pa­gnato da un cagno­lino con in bocca una rosetta. Sarebbe stato infatti il qua­dru­pede a sal­var­gli la vita por­tan­do­gli quo­ti­dia­na­mente da man­giare quando era ancora debole e solo, appena scam­pato dalla malattia.


San Rocco e il cane

San Cristoforo, il cinocefalo tra­ghet­ta­tore di umani, è ricor­dato il 25 luglio, la sua sto­ria viene nar­rata da Jacopo da Vara­gine in modo molto roman­zato: era un gigante di altis­sima sta­tura che, desi­de­roso di ser­vire il re più potente della terra, si mise al seguito di vari per­so­naggi, com­preso il dia­volo.


Santi Cristoforo cinocefalo e San Giorgio, Macedonia, VI-VII secolo

Ma un giorno, vedendo costui tre­mare davanti a una croce, comin­ciò a cer­care Cri­sto, con­ver­ten­dosi al cri­stia­ne­simo. Divenne un tra­ghet­ta­tore di per­sone lungo un fiume piut­to­sto peri­co­loso ma, visto che era un gigante, gli veniva abba­stanza facile. Un bel giorno, gli chiese di essere tra­ghet­tato un bam­bino, che però durante il per­corso divenne sem­pre più pesante, come un piombo, tanto che lo stesso Cri­sto­foro cre­dette di anne­gare. Giunti final­mente a riva, Cri­sto­foro spiegò la sua paura e disse che gli sem­brava di aver tra­spor­tato tutto il peso del mondo. A que­sto, il «bam­bino» spiegò: «Non stu­pirti, Cri­sto­foro, per­ché sulle tue spalle non sol­tanto hai por­tato tutto il mondo, ma colui che ha creato il mondo».


San Cristoforo cinocefalo, Bitinia (Chiesa di San Giorgio, Cegelkoy, Turchia)

Nella tra­di­zione orien­tale Cri­sto­foro è un gigante con la testa di cane, pro­ve­niente dalla terra cana­nea o da Cino­poli, la «città dei cani». Il suo mar­ti­rio fu all’insegna del calore, essen­do­gli stato, tra l’altro, calato sul capo un casco arro­ven­tato men­tre sedeva su di una sedia, anch’essa rovente.
Un altro cane, con una tor­cia accesa in bocca, ritorna nell’iconografia di san Dome­nico di Guz­man, festeg­giato il 6 ago­sto. Fon­da­tore dell’ordine dei pre­di­ca­tori, in un gioco di parole detti «Domini canes», i «cani del Signore», ovvero i Dome­ni­cani. La sua legenda rac­conta che la madre, ancora incinta di lui, avesse sognato di por­tare in grembo un pic­colo cane con in bocca una tor­cia con la quale infiam­mava l’universo.


Coello Claudio “San Domenico di Guzman” – Olio su tela, 1685, Museo del Prado, Madrid


Due cani all’ingresso della chiesa dominicana di San Lucifero a Cagliari

Dalla furia di Achille al cagno­lino sco­din­zo­lante di san Rocco, vin­ci­tore su di un altro sim­bo­lico fuoco, quello della Peste Nera, la cani­cola nei mil­lenni è stata oggetto di una rein­ter­pre­ta­zione in chiave mitico-rituale che ha per­messo agli uomini di gestirla, di sop­por­tarla, di non averne paura. Per­ché a volte può essere dav­vero peri­co­losa, soprat­tutto quando il sole è allo zenith, a mez­zo­giorno, tempo in cui la natura sem­bra fer­marsi e gli effetti fecon­danti dell’astro solare cedono il passo a sen­sa­zioni oppri­menti, al tae­dium vitae e ai demoni più ter­ri­bili: dalle empuse al dio Pan e alle ninfe, che in agguato presso le sor­genti d’acqua acce­cano chiun­que osi guar­darli; dalle sirene, già nell’antichità messe in rela­zione con la stella Sirio, alle arpie o ai vam­piri, sem­pre pronti a dis­sec­care gli incauti che sfi­dano gli dei e i tabù dei demoni meri­diani. Ma anche ai pic­coli insetti che mor­dono e rimor­dono sotto i lividi cieli asso­lati del Medi­ter­ra­neo: chi ha detto che il male debba neces­sa­ria­mente appo­starsi nell’ombra? Il caldo abba­gliante del mez­zo­giorno può essere ben più mali­gno, acce­cante e allucinatorio.

https://sandrozicari.com/2015/08/24/la-stella-sirio-e-i-santi-cani-di-agosto/

Maria, la Stella Maris e la Stella del Mattino





Alle miriadi di stelle stanno, come sta l'anima al corpo, le miriadi di angeli che costituiscono l'Armata Celeste, l'Esercito degli Angeli, creati prima dell'Uomo, e ordinati da Dio in 3 Gerarchie e 9 Cori. Attraverso gli angeli Dio opera nei Mondi della Creazione.

Le stelle simboleggiano nel cielo il linguaggio divino sulla terra: la Stella Polare, la "stella dei naviganti", è chiamata "Stella Maris", titolo che san Gerolamo nella sua opera "Onomasticon" attribuì alla Vergine Maria.

La Stella Polare, che domina per la sua altezza nel cielo tutte le altre stelle, fu considerata dagli antichi il Capo dell'Armata Celeste e il "Trono" di Dio. Questo simbolismo celeste fu applicato alla Vergine Maria, la più santa delle donne, e fu considerato come un'interpretazione del suo nome ebraico Miriam.


Le 4 Stelle Reali rappresentano i 4 Esseri Viventi, l'Haioth, che stanno "in mezzo al trono e intorno al trono" (Ap. 4, 6) e i 4 Angeli che presiedono alle 4 Parti del Mondo (Ap. 7,1).

Le 7 Stelle delle Pleiadi simboleggiano "i 7 Spiriti davanti al suo trono" (Ap. 1,4), e i 7 Arcangeli.


La Stella più luminosa del Cielo, Sirio, la stella del Cane Maggiore, nel suo sorgere eliaco simboleggia l'Angelo di Dio (Mc 3, 1) che precede la venuta del Messia, il Sole della Verità. Giovanni Battista nella liturgia è chiamato, la "Stella del Mattino".

Il sorgere eliaco di Sirio, la stella Sotis, per gli antichi Egiziani, era annunciatrice di un nuovo ciclo di manifestazione della Luce, la "nuova nascita", detto, dal nome stesso della stella, "Ciclo di Sotis".

Sirio, "La stella delle Acque", chiamata da Plutarco "il Portatore d'Acqua" probabilmente perché in certe epoche sembrava causare lo straripamento delle acque del Nilo, il Fiume Sacro, è Isis-Sotis, la Madre di Oro, il divino Fanciullo, la Vergine Celeste, prefigirazione di Maria, "la Stella del Mare", la Madre del Figlio di Dio, Gesù Cristo, Colui che apre e chiude (Ap.3,7) i Cicli della Rivelazione divina, che nasce nell'Umanità, affinché l'Umanità possa nascere nel Divino.


Maria è chiamata "Stella del Mattino" e "Stella del Mare" con un riferimento a Venere (Amore-Purezza), la "Stella" più luminosa del Cielo.

Maria è la "Stella del Mare" e il "Mare delle Stelle".


"La Stella radiosa del Mattino", come attesta l' Apocalisse, è Gesù (Ap.22, 16. Conf.: Gb. 38, 32; 2Pt 1, 19 ).


"Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio,
che chiamerà Immanuel" (Is;cfr.Ap.21 ,3).


Il cielo stellato comincia gradualmente ad assumere i colori dell'aurora, in direzione Oriente si accendono le luci che precedono l'alba, le emanazioni del sole prima di apparire. Nel cielo dell'aurora, all'Oriente, sorge Venere, la Stella del Mattino,con Sirio eliaca, che precede il sorgere del Sole della Verità. Il blu fondo del Cielo diviene l'Azzurro trapunto di stelle, l'azzurro della Verità assoluta unita alla fede e alla purezza. Il colore azzurro sfuma successivamente in una serie di colori-luce: verde smeraldo della rigenerazione spirituale, rosa lilla dell'amore,
luminoso oro della vita divina che nasce, e che crescendo gradualmente d'intensità, con l'Alba e il sorgere del Sole, si fonde con la sua stessa Sorgente.


L'Aurora è la giovane Regina del Cielo, Maria, l'Angelo che annuncia l'Alba del Nuovo Giorno, il sorgere del Sole, il re-surgere del Re.

La Vergine Celeste, il Mare immacolato della Vita Universale, sotto l'azione della Grazia, della Potenza, e dello Spirito di Dio concepisce il Figlio, la Luce Vera "Veniva nel mondo (Giov.1,9)


"Domina in mezzo ai tuoi nemici.
A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell'Aurora,
come rugiada, io ti ho generato" (Sal.110)


Alessandro Benassai
Estratto da L'Angelo, la Donna e il Messia


http://www.archeosofica.org/component/content/article/29-articoli-estratti-dai-libri-di-a-benassai/525-maria-la-stella-maris-e-la-stella-del-mattino.html

VENERE NELLA MITOLOGIA








Un'altra figura importante del mito di Afrodite, è Adone. Girava voce che Smirna, la figlia del re Cinira di Cipro, fosse molto più bella di Afrodite/Venere. La moglie di Cinira si vantava infatti della bellezza delle sue figlie e finì per provocare la natura vendicativa della dea. Venere fece un incantesimo a Smirna, a causa del quale questa si innamorò del padre: una notte si recò dallo stesso mentre questi era in preda agli effetti del vino e ne rimase incinta. Quando Cinira scoprì quello che era successo, andò alla caccia di Smirna per ucciderla e proprio mentre stava sollevando la spada per trafiggerla, Afrodite trasformò Smirna in un albero di mirra. L'albero venne così spaccato in due e ne uscì Adone. Adone venne poi condotto da Persefone (la Regina degli Inferi) affinché l'allevasse ed entrambe le dee, Persefone e Afrodite, finirono per innamorarsi di lui, reclamandone ognuna la compagnia esclusiva. Quando le Muse vennero chiamate a risolvere la contesa, stabilirono che Adone avrebbe trascorso un terzo del tempo con Persefone, un terzo con Afrodite e il terzo rimanente da solo a cacciare sulle colline.


A questo punto l'indole disonesta di Venere ebbe il sopravvento e la dea usò il suo potere per fare innamorare di sé Adone ed averlo tutto il tempo con lei anziché attenersi alla decisione delle Muse. In preda all'ira, Persefone lo riferì ad Ares/Marte, il quale si trasformò in un cinghiale e sfidò Adone sulle pendici del Monte Libano, dove Adone venne incornato e lasciato morire davanti agli occhi di Afrodite la quale, ancora riluttante all'idea di separarsene, pregò Zeus di intervenire. Zeus decise allora che Adone avrebbe trascorso metà dell'anno sulla terra e l'altra metà nel regno dei Inferi.

Ishtar

Questa storia è molto simile a quella della dività Sumera Ishtar. I Sumeri, dai quali l'Astronomia greca trasse molti concetti, chiamavano questo pianeta Inanna, o anche Ishtar o Eshtar, ovvero la Stella del Mattino e la Dea dell'Amore, in particolare l'amore dei sensi e quello per la guerra e le battaglie. Nelle sue rappresentazioni la dea era alata, cavalcava un leone ed era armata di arco e frecce. Normalmente viene ritratta vicino al dio Sole, poiché si trova sempre vicino al Sole. Aveva una sorella - la sua controparte serotina, che era di guardia all'ingresso del Regno degli Inferi. http://archive.oapd.inaf.it/othersites/venere/ESO/d9.htm

martedì 17 maggio 2016

SCIAMANISMO TOLTECO ED ENERGIA SESSUALE.






Pag74, Fuoco Dal Profondo,libro n.7 : Parla Don Juan Matus _ << Attraverso l’Energia sessuale l’Aquila concede consapevolezza. Così quando gli esseri coscienti compiono l’atto sessuale, le emanazioni all’interno dei bozzoli fanno del loro meglio per conferire consapevolezza al nuovo essere che stanno creando >> Durante l’atto sessuale le emanazioni contenute nei bozzoli di entrambi i partner subiscono una profonda agitazione il cui punto culminante è l’unione, la fusione di due pezzi di energia consapevole, uno per ognuno, staccatasi dai bozzoli. << L’atto sessuale è sempre una donazione di consapevolezza anche se questo dono non provoca la creazione di un nuovo essere vivente >> aggiunse. << Le emanazioni contenute nel bozzolo dell’essere umano non conoscono l’atto sessuale come piacere >>.

La castità è uno dei requisiti di base per un guerriero. Accumulare energia sessuale è il primo passo verso il corpo etereo, il viaggio nella consapevolezza e la libertà totale. Gli atti sessuali ci indeboliscono. Tutto il sesso, inclusa la masturbazione - tranne quando l'atto non è legato all'ordine sociale -, è un prosciugamento energetico. Il corteggiamento è la parte più prosciugante della procreazione, può impegnare l80% e più della nostra energia.

L'ordine impartito dall'Aquila è che l'energia sessuale venga usata per creare vita. Attraverso l'energia sessuale l'Aquila concede la consapevolezza. Così quando gli esseri coscienti compiono l'atto sessuale, le emanazioni all'interno dei bozzoli fanno del loro meglio per conferire consapevolezza al nuovo essere che stanno creando. Durante l'atto sessuale le emanazioni contenute nei bozzoli di entrambi i partner subiscono una profonda agitazione il sui punto culminante è l'unione, la fusione di due pezzi di energia consapevole, uno per ognuno, staccatasi dai bozzoli. L'atto sessuale è sempre una donazione di consapevolezza anche se questo dono non provoca la creazione di un nuovo essere vivente. Le emanazioni contenute nel bozzolo dell'essere umano non conoscono l'atto sessuale come piacere.

L'errore dell'uomo è agire con totale disprezzo per il mistero dell'esistenza e credere che l'atto sublime di donare vita e consapevolezza sia solo un impulso fisico che si può modificare a volontà.

 I guerrieri spostano i propri punti di unione quanto basta per rendersi conto del tremendo prezzo che è stato pagato per le loro vite. Questo spostamento dà loro il rispetto e il reverente terrore che i loro padri non provarono mai per la vita in generale e per esser vivi in particolare.

Per i guerrieri l'unica energia che possediamo è l'energia sessuale, creatrice di vita. L'energia sessuale è qualcosa di estrema importanza che deve essere controllata e usata con molta cautela. Controllo vuol dire risparmio e ricanalizzazione di energia. Il sesso è un problema di energia. Le persone che sono il risultato di un coito noioso e che dunque nascono stanche e annoiate è bene che non abbiano rapporti sessuali, in modo da poter accumulare la poca energia a disposizione.
Se i guerrieri vogliono avere la forza sufficiente a vedere, devono diventare avari con la propria energia sessuale.

 L'interesse per il sesso indebolisce, rende difficile radunare la conoscenza.

I figli, buchi nell'uovo luminoso Avere figli fa diminuire il fulgore della consapevolezza. I veggenti vedono che avendo un figlio, il fulgore della consapevolezza dei genitori diminuisce mentre aumenta quella del bambino. In alcuni genitori deboli e nervosi questo fulgore sparisce quasi completamente. Come i figli allargano la propria consapevolezza, così si sviluppa nei bozzoli dei genitori una macchia oscura nel posto medesimo da cui sparì la luminosità che diede vita a questi ragazzi. In genere si trova nel centro del bozzolo. A volte queste macchie possono perfino vedersi come se fossero incollate al corpo.

La riproduzione ha dunque l'effetto di far apparire un buco sotto lo stomaco sia nei corpi degli uomini che in quelli delle donne. Esse sono come aree opache ma prive di profondità. Chi ha queste macchie appare stanco, mite; la parte superiore del loro profilo oblunga è vizza, sembra opaca in confronto la resto del loro luccichio. Le uova luminose senza macchie sono invece di uno splendore accecante, vibranti, pieni di energia e di candore.

Ad uno stregone una persona completa appare come un uovo luminoso fatto di fibre; tutte le fibre sono complete, sembrano corde ben tese. In una persona vuota invece le fibre sono arruffate ai bordi del buco. Quando una persona ha avuto molti figli le sue fibre non sembrano più neanche fibre; essa appare come due metà di un uovo luminoso, separate da uno spazio nero.

 Nell'uovo luminoso gli uomini dalle donne si distinguono dalla forma di certi filamenti, delle "radici". Le donne hanno grossi fasci di filamenti che assomigliano a una coda di leone, crescono verso l'interno dei genitali. Quelle radici sono la fonte della vita. L'embrione per crescere si attacca a una delle radici nutrici e la consuma tutta lasciando solo un buco. Gli uomini invece hanno filamenti corti che guizzano e galleggiano quasi indipendentemente dalla massa luminosa dei loro corpi.

Chi ha avuto figli è una persona incompleta e quando si diventa incompleti si è vuoti, come una zucca che è stata scavata perché abbiamo dato a qualcuno la nostra integrità. Gli uomini, per lo più non sanno chi li ha svuotati. Le donne sono più fortunate: sanno chi le ha svuotate, con sicurezza.

Quando il buco è a sinistra, la creatura che l'ha prodotto è dello stesso sesso. Quando invece il buco è a destra, è stata una creatura di sesso diverso. Il buco a sinistra è nero, quello a sinistra marrone scuro.

Uno stregone riesce a vedere distintamente questi buchi. Ci sono due modi per vederli: in sogno oppure guardando la persona fisica. Uno stregone che vede non ha difficoltà a discernere se c'è un buco nella luminosità del corpo. Ma anche se uno stregone non è veggente, può lo stesso distinguere il buco attraverso i vestiti.

Uno stregone può tappare questi buchi quando vuole. Ma tapparli produce una toppa priva di luminosità. Per farlo egli mette nei corpi la sua stessa luminosità usando le mani. Chiunque vede o sogna questi buchi tappati, nota come una toppa di piombo nella gialla luminosità del resto del corpo. Sta a noi dunque poi ripristinare la luminosità, la lucentezza.

Quando si ha un figlio questo smussa lo spirito, toglie il filo al tuo spirito. Per una donna avere una femmina significa la perdita di quella affilatura. Un maschio, invece, porta via la maggior parte del suo filo al padre. Un po' di pazzia, un po' di nervosismo, un po' di potere che prima era nei genitori, se ne va con un figlio; è nel bambino che corre per casa, pieno d'energia, pieno d'illusioni. In altre parole completo. Osservando i bambini ci si accorge di quanto sono arditi, si muovono a balzi. A osservare i loro genitori, invece, ci si accorge quanto sono pavidi e cauti. La gente lo spiega dicendo che i genitori sono adulti e hanno responsabilità. Ma in realtà la verità è che hanno perso il filo.

Il filo dello spirito di una persona che muore torna indietro ai donatori, vale a dire al padre e alla madre. Se i genitori però sono morti e la persona ha figli, il filo va al figlio completo. Se sono tutti completi, il filo va a quello che ha più potere, e non necessariamente al migliore o al più diligente.

Un uovo vuoto sfrutta l'integrità di una donna completa. Una donna completa è pericolosa nella sua integrità anche più di un uomo. E' nervosa, imprevedibile, capace di grandi mutamenti. Le persone vuote, d'altro canto, non possono più saltare qua e là, ma danno maggior affidamento. Le persone vuote sono come vermi che si guardano intorno prima di strisciare avanti un poco, poi si ritraggono, poi avanzano ancora un pochino. Le persone complete, invece, procedono di slancio, a grandi balzi e capriole e spesso finiscono a gambe all'aria.

Per entrare nell'altro mondo da vivi bisogna essere completi, con tutto il nostro filo, tutto il nostro potere, insomma la nostra completezza. Per essere stregoni bisogna avere tutta quanta la propria luminosità; niente buchi, niente tappi, niente toppe; e lo spirito affilato, con tutti i bordi intatti. Quindi uno stregone vuoto deve riacquistare la sua pienezza. Uomo o donna, deve essere completo per entrare nell'altro mondo. E per tornare ad esserlo deve riappropriarsi del filo perduto. Dopo averlo ottenuto con le brutte, bisogna recuperarlo nello stesso modo, con le brutte. Prima di tutto bisogna rifiutare l'amore verso i nostri figli, in sogno. Quando poi essi non significano più nulla per noi, bisogna rivederli, posare gli occhi e le mani su di loro, accarezzar loro la testa e far sì che il nostro fianco sinistro porti via loro il filo. A quel punto per loro non fa grande differenza, sono come due persone adulte, vuote, senza quella pazzia che gli abbiamo portato via. Noi invece siamo senza quella pesantezza del corpo e dello spirito che avevamo prima, siamo dei nuovi esseri.

 Portar via il filo ai nostri figli non significa non voler loro più bene, ma è come voler bene a degli estranei.

Una volta che uno stregone ha riacquistato la sua integrità, egli è equilibrato, mentre uno stregone che è sempre stato integro e completo è un po' fuori squadra. Dunque, la vuotezza che prima era a nostro svantaggio, una volta riacquistata la completezza diventa un vantaggio.

Scopate noiose

Gli stregoni non hanno nessuna ideologia sul sesso, tuttavia raccomandano il celibato e la castità; non per ragioni morali, ma perché non abbiamo sufficiente energia.

Gli sciamani sostengono che siamo tutti "scopate noiose" nel senso che siamo stati concepiti in uno stato di noia parziale o totale. Quindi la nostra energia è ad un livello mediocre e per questo è meglio che non la spendiamo sprecandola.


 La maggior parte di noi è stata concepita nel pieno della noia coniugale. Gli stregoni credono che l'ammontare di energia che i genitori espellono quando concepiscono è essenziale nel determinare se si può fare o no del sesso. Il concepimento è qualcosa di molto importante: se la madre non è stata in grado di avere un orgasmo al momento del concepimento, il risultato è "una scopata noiosa". In tali condizioni non c'è energia. Per coloro che sono stati concepiti in tali circostanze è dunque raccomandato il celibato. Se una persona, invece, è sufficientemente equipaggiata per fare sesso senza prosciugare la sua energia, allora può fare sesso.

 L'energia sessuale è l'energia più potente. Il 90% della nostra energia è impiegata nella presentazione di se stessi, di cui l'88% per essere attraenti verso il sesso opposto. Se allontaniamo la nostra energia da questo comportamento, essa va a vantaggio della nostra percezione. Tuttavia, se siamo ossessionati dal sesso, è meglio farlo. Il celibato deve essere una scelta personale, non può essere imposto. La nostra fissazione sul sesso è imposta, principalmente, dai media. L'energia sessuale sta diminuendo - gli uomini e le donne stanno iniziano a diventare sempre più sterili.

 I vermi energetici

Gli stregoni sottolineano che, durante l'atto sessuale, le donne sono tassate energeticamente due volte rispetto agli uomini. Quando il maschio eiacula, infatti, non solo emette il seme ma in quel momento di scoppio energetico sono emessi dei cosiddetti vermi energetici, filamenti che rimangono nel corpo. Da un punto di vista biologico questi filamenti assicurano che il maschio ritorni dalla stessa femmina e si prenda cura della prole. Il maschio riconoscerà che è la sua discendenza dai filamenti ad un livello energetico. Energeticamente, deve essere stabilito un collegamento per occuparci della discendenza, affinché ci sia la sicurezza che le donne si prendano cura dei bambini. Inoltre, un uomo deve tornare alla configurazione di energia così stabilita. Le donne sostengono gli uomini energeticamente deboli - e non in termini psicologici -. Prima di liberarsi dei vermi una donna deve passare sette anni senza avere atti sessuali. Oppure può effettuare una ricapitolazione degli atti sessuali.

Riferimenti:

Il Fuoco dal Profondo di Carlos Castaneda 

https://groups.yahoo.com/neo/groups/fuoco_sacro/conversations/messages/7653


sabato 14 maggio 2016

RAMA







RAMA (San.) - Il settimo Avatar, o incarnazione, di Vishnu; il figlio maggiore del Re Dasaratha, della Razza Solare. Il suo nome completo è Rama-Chandra, la sua sposa è Sita, Avatar femminile di Lakshmi, moglie di Vishnu, che fu rapita da Ravana, il Re-Demone di Lanka - atto che portò alla famosa guerra. È il primo re della dinastia divina degli Ariani primitivi. Suprema divinità della mitologia indù, aveva molti attributi di Marte, o di Ercole. Si favoleggiava che fosse figlio del Sole e della principessa Causelya, sotto il quale nome sarebbe disceso in terra Vishnu, nella sua settima metamorfosi, per liberare la amabile Sita dalle mani del gigante Ruana. Le sue eroiche imprese sono cantate, in lingua sanscrita, nel celebre poema Ramayana, scritto dal venerando vate Valmici.
 http://www.teosofica.org/it/glossario-dottrina-segreta/glossario/,32?alfa=R&start=70

giovedì 12 maggio 2016

La Cosmologia del Bhagavata Purana



TOVP Temple of the Vedic Planetarium - Mayapur, India


Cosmologia e Astronomia vedica del Bhagavata Purana


compilazione di Marco Stefanelli, Ph.D. Indovedic Psychology

traduzione e impaginazione di Alan Perz

altri autori e fonti varie in fondo alla pagina




Mappa globale dei "Cieli" Materiali e Spirituali


La Cosmologia del Bhagavata Purana


by Richard L. Thompson


Panoramica

La mente umana anela naturalmente a curiosare e capire l'universo e la posizione dell'uomo in esso. Oggi gli scienziati si basano su potenti telescopi e computer sofisticati per formulare teorie cosmologiche. In passato la gente traeva le proprie informazioni dai tradizionali libri di saggezza. I seguaci dell'antica cultura indiana, per esempio, hanno imparato a conoscere il cosmo dalle Scritture come il Bhagavatam detto anche Srimad Bhagavatam o Bhagavata Purana. Ma le descrizioni dell'universo del Bhagavatam spesso vengono confuse o male interpretate dai moderni studenti della letteratura vedica. Qui lo scienziato del Bhaktivedanta Institute, Dr. Richard Thompson, suggerisce un quadro di riferimento per comprendere le descrizioni del Bhagavatam comparabili con le nostre esperienze e le moderne scoperte.



Jambudvipa e la base del Monte Meru

Jambudvipa: Il Bhagavatam narra che l'universo materiale si trova all'interno di una serie di gusci sferici e che è diviso in due da un piano terreno chiamato Bhu-mandala. Una serie di dvipas, o "isole" e gli oceani costituiscono Bhu-mandala. Nel centro di Bhu-mandala c'è l'isola circolare di Jambudvipa (nella figura), la cui caratteristica più importante è la forma a cono del Monte Meru.
La figura mostra una visione ravvicinata di Jambudvipa e la base del Monte Meru.

Il Bhagavatam presenta una concezione geocentrica del cosmo. A prima vista questa cosmologia può sembrare strana, ma uno sguardo più attento rivela che non solo la cosmologia del Bhagavatam descrive il mondo della nostra esperienza, ma presenta anche una fotografia cosmologica molto più grande e più completa. Mi spiego meglio.

La modalità di rappresentazione del Bhagavatam è molto diversa rispetto ai familiari metodi moderni. Anche se la "Terra" del Bhagavatam (a forma di disco Bhu-mandala) può sembrare irrealistica, dopo un attento studio mostra che il Bhagavatam usa Bhu-mandala per rappresentare almeno quattro modelli ragionevoli e coerenti:

(1) una mappa polare di proiezione del globo terrestre,
(2) una mappa del sistema solare,
(3) una mappa topografica dell'Asia centro-meridionale, e
(4) una mappa del regno celeste, degli esseri celesti.

Caitanya Mahaprabhu osserva: "In ogni versetto del Bhagavatam e in ogni sillaba, ci sono vari significati." (Caitanya-caritamrita, Madhya 24,318)

Questo sembra essere vero, in particolare, nella sezione cosmologica del Bhagavatam, ed è interessante vedere come possiamo far emergere e chiarire alcuni dei significati con riferimenti alla moderna astronomia.


Figura 1

Quando una struttura viene utilizzata per rappresentare diversi elementi in una mappa composita può presentare delle contraddizioni. Ma queste non causano difficoltà se si capisce l'intento sottostante. Possiamo fare un parallelo con alcuni dipinti medievali raffiguranti varie parti di una storia in una composizione. Ad esempio, la pittura di Masaccio "Il Tributo" (Figura 1) mostra San Pietro in tre parti di una storia biblica. Lo vediamo prendere una moneta da un pesce, parlare a Gesù, e pagare un esattore delle tasse. Dal punto di vista letterale risulta contraddittorio avere San Pietro a fare tre cose in una sola volta, ma ogni fase del racconto biblico ha un senso nel proprio contesto.


Figura 2

Un dipinto simile dell'India (Figura 2) mostra tre parti di una storia di Krishna. Tali dipinti contengono apparenti contraddizioni, come le immagini di un personaggio in diversi posti, ma una persona che capisce la trama intrinseca non verra' disturbata da ciò. Lo stesso vale per il Bhagavatam, che utilizza un modello per rappresentare diverse caratteristiche del cosmo.


Il Bhagavatam Immagine a prima vista

Il Quinto Canto del Bhagavatam racconta di innumerevoli universi. Ognuno è contenuto in un guscio sferico circondato da strati di materia elementare che segnano il confine tra lo spazio materiale e il mondo spirituale illimitato.


Figura 3

La regione all'interno del guscio (Figura 3) si chiama Brahmanda, o "Uovo di Brahma". Esso contiene un disco di terra o piano chiamato Bhu-mandala che la divide in una metà superiore celeste e una metà inferiore sotterranea, riempita di acqua. Bhu-mandala è diviso secondo una serie di caratteristiche geografiche, tradizionalmente chiamate dvipas, o "isole" varshas, o "regioni", e oceani.


Figura 4

Nel centro di Bhu-mandala (Figura 4) c'è l'isola circolare di Jambudvipa, con nove suddivisioni Varsha. Queste includono Bharata-Varsha, che può essere inteso in un certo senso, come l'India e in un altro, la superficie complessiva abitata dagli esseri umani. Nel centro di Jambudvipa si trova la forma conica del Monte Sumeru che rappresenta l'asse del mondo ed è sormontato dalla città di Brahma, il creatore universale.
Per qualsiasi persona colta e moderna ciò può sembrare fantascienza. Ma è così?
Prendiamo in considerazione i quattro modi di interpretare le descrizioni del Bhu-mandala nel Bhagavatam.


Figura 5

Iniziamo a considerare l'interpretazione di Bhu mandala come un planisfero o una proiezione della mappa polare del globo terrestre. Questo è il primo modello del Bhagavatam. Una proiezione stereografica è un antico metodo di mappatura a punti di una superficie sferica su un piano. Possiamo usare questo metodo per mappare un moderno globo terrestre su un piano, la conseguente proiezione piana viene chiamata planisfero (Figura 5).


Figura 6

Allo stesso modo possiamo visualizzare Bhu mandala come una proiezione stereografica di un globo (Figura 6).

In India tali globi esistono. Nell'esempio qui illustrato (figura 7) la superficie tra l'equatore e l'arco montuoso è Bharata-varsha, corrispondente alla grande India. L'India è ben rappresentata, ma a parte un paio di riferimenti a luoghi limitrofi, questo globo non dà una mappa realistica della Terra. Il suo scopo era soprattutto astronomico piuttosto che geografico.


Figura 7

Anche se il Bhagavatam non descrive esplicitamente la terra come un globo, lo fa indirettamente. Ad esempio si osserva che la notte prevale diametralmente opposta ad un punto in cui è giorno. Analogamente il sole tramonta in un punto opposto a dove sorge. Pertanto, il Bhagavatam non presenta l'ingenua visione della Terra piatta.

Possiamo comparare Bhu-mandala con uno strumento astronomico chiamato astrolabio, molto popolare nel Medioevo. Sull'astrolabio, un cerchio decentrato rappresenta l'orbita dell'eclittica del sole. La Terra è rappresentata in proiezione stereografica su un piano piatto, denominato mater. Il cerchio dell'eclittica e di importanti stelle sono rappresentati su un altro piano, chiamato rete. Diverse orbite planetarie possono essere anche rappresentate da diversi piani, e queste sarebbero visualizzate proiettate sul piano Terra guardando verso il basso sullo strumento.
Il Bhagavatam presenta allo stesso modo le orbite del Sole, della Luna, dei pianeti, e di altre importanti stelle su una serie di piani paralleli al Bhu-mandala.
Vedendo Bhu-mandala come proiezione polare si ha un esempio di come la Terra non sia rappresentata piatta.


Figura 8

Bhu-mandala come una mappa del sistema solare

Ecco un altro modo di osservare Bhu-mandala che dimostra anche di non essere un modello di Terra piatta.
Le descrizioni di Bhu-mandala hanno caratteristiche che la identificano come un modello di sistema solare. Nella sezione precedente abbiamo interpretato Bhu mandala come mappa planisferica. Ma ora lo interpreteremo come letteralmente piano. Quando facciamo questo, sembra in un primo momento che siamo di nuovo alla ingenua Terra piatta, con la volta celeste sopra e i mondi infernali sotto.

Gli studiosi Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend hanno effettuato uno studio approfondito dei miti e delle tradizioni ed hanno concluso che la cosiddetta Terra piatta dei tempi antichi in origine rappresentava il piano dell'eclittica (l'orbita del sole) e non la Terra su cui ci troviamo. Successivamente, secondo de Santillana e la Von Dechend, l'originale comprensione cosmica della Terra fu apparentemente perduta, e la Terra sotto i nostri piedi fu considerata come una lastra piana. Anche in India, la terra dei Purana è stata spesso considerata come letteralmente piatta. Ma le indicazioni fornite nella Bhagavatam dimostrano che la sua cosmologia è molto più sofisticata.

Non solo il Bhagavatam utilizza il modello dell'eclittica, ma si scopre che il disco di Bhu-mandala corrisponde in dettaglio al sistema solare (Figura 8). Il sistema solare è quasi piatto. Il Sole, la Luna e i cinque tradizionali pianeti da Mercurio a Saturno attraversano tutti un'orbita quasi sul piano dell'eclittica. Così Bhu-mandala si riferisce a qualcosa di piatto, ma che non è la Terra.


Figura 9

Una caratteristica sorprendente delle descrizioni del Bhagavatam ha a che fare con la dimensione. Se confrontiamo Bhu-mandala con la Terra, il sistema solare fino a Saturno, e la Via Lattea, Bhu-mandala corrisponde esattamente al sistema solare, sebbene radicalmente diverso nelle dimensioni dalla Terra e la galassia. Inoltre, le strutture di Bhu-mandala corrispondono alle orbite planetarie del sistema solare (Figura 9).


Figura 10

Se confrontiamo gli anelli di Bhu-mandala con le orbite di Mercurio, Venere (Figura 10), Marte, Giove e Saturno, troviamo diversi allineamenti stretti che danno peso all'ipotesi che Bhu-mandala sia stato deliberatamente concepito come una mappa del sistema solare.
Fino a tempi recenti, gli astronomi generalmente hanno sottovalutato la distanza dalla Terra al Sole. In particolare, Claudio Tolomeo, il più grande astronomo dell'antichità classica, ha sottovalutato seriamente la distanza Terra-Sole e le dimensioni del sistema solare. È evidente, quindi, che le dimensioni di Bhu-mandala nel Bhagavatam siano coerenti con quelle moderne sulle dimensioni dell'orbita del Sole e il sistema solare nel suo complesso.
[Cfr BTG, novembre / dicembre 1997.]


Jambudvipa come una mappa topografica dell'Asia centro meridionale

Jambudvipa, il fulcro centrale di Bhu-mandala, può essere inteso come una mappa topografica della zona di parte dell'Asia centro-meridionale. Questa è la terza delle quattro interpretazioni di Bhu-mandala. Nell'interpretazione planisferica, Jambudvipa rappresenta l'emisfero settentrionale del globo terrestre. Ma le caratteristiche geografiche dettagliate di Jambudvipa non corrispondono alla geografia dell'emisfero settentrionale. Essi, tuttavia, corrispondono a una parte della Terra.


Figura 11

Sei catene montuose orizzontali e due dividono Jambudvipa in nove regioni, o varshas (Figura 11). La regione più meridionale è chiamata Bharata-Varsha. Studi accurati hanno dimostrato che questa mappa corrisponde all'India più alcune aree contigue dell'Asia centro-meridionale. Il primo passo di questa interpretazione è quello di osservare che il Bhagavatam assegna molti fiumi dell'India al Bharata-Varsha. Così il Bharata-Varsha rappresenta l'India. Lo stesso si può dire di molte montagne del Bharata-Varsha. In particolare, il Bhagavatam pone l'Himalaya a nord di Bharata-Varsha in Jambudvipa (Figura 11).

Uno studio dettagliato di fonti puraniche permette alle altre catene montuose di Jambudvipa di essere identificate con le catene montuose della regione nord dell'India. Anche se questa regione comprende alcuni dei paesi più desolati e montuosi nel mondo, è stata comunque molto importante nei tempi antichi. Per esempio, la famosa Via della Seta attraversa questa regione. Le montagne del Pamir possono essere identificate con il Monte Meru e Ilavrita-Varsha, la regione piatta nel centro di Jambudvipa. (Si noti che il Monte Meru non rappresenta l'asse polare in questa interpretazione.)
Altri Purana danno maggiori dettagli geografici che supportano questa interpretazione.


Bhu-mandala come mappa del Regno Celeste dei Deva

Possiamo anche interpretare Bhu mandala come una mappa del regno celeste, degli esseri celesti, o deva. Una caratteristica curiosa di Jambudvipa è che il Bhagavatam descrive tutte le altre varshas del Bharata-varsha come regni celesti, dove gli abitanti vivono per diecimila anni senza soffrire. Ciò ha indotto alcuni studiosi a pensare che gli indiani le utilizzino per immaginare le terre straniere come paradisi celesti. Ma il Bhagavatam si riferisce ai popoli barbari di fuori dell'India, come Unni, Greci, Turchi e Mongoli, che si pensava vivessero come in paradiso. Un modo per aggirare la questione è quello di supporre che Bharata-Varsha includa l'intero globo terrestre, mentre gli altri otto varshas si riferiscano a regni celesti al di fuori della Terra. Si tratta di una comprensione comune in India.

Ma la spiegazione più semplice, per le caratteristiche celesti di Jambudvipa, è che Bhu-mandala sia stato destinato anche a rappresentare il regno dei deva. Come per le altre interpretazioni che abbiamo considerato, anche questa si basa su un insieme di punti reciprocamente coerenti nella cosmologia del Bhagavatam.

Prima di tutto, prendiamo in considerazione le grandi dimensioni delle montagne e delle aree territoriali in Jambudvipa. Ad esempio, l'India si dice che sia 72.000 miglia (9.000 yojana) da nord a sud, o quasi tre volte la circonferenza della Terra. Allo stesso modo, l'Himalaya si dice che sia alta 80.000 miglia.


Figura 12

La popolazione indiana dei tempi antichi usava andare in pellegrinaggio a piedi da un capo all'altro dell'India, quindi sapeva quanto era grande. Perché allora il Bhagavatam dà tali distanze non realistiche? La risposta è che in Jambudvipa tutto viene moltiplicato come in un modello di regno celeste, in cui tutto è rappresentato in scala sovrumana. Il Bhagavatam ritrae gli esseri celesti e altri esseri divini che abitano questo regno come altrettanto grandi. Figura 12 mostra Siva in proporzione all'Europa, secondo un testo del Bhagavatam.


Figura 13

Perché il Bhagavatam descrive Jambudvipa sia come parte della Terra che parte del Regno celeste? Perché c'è una connessione tra i due. Per capire meglio consideriamo l'idea di mondi paralleli. Con siddhi, o poteri e perfezioni mistici, si possono prendere scorciatoie attraverso lo spazio. Questo è illustrato da una storia dal Bhagavatam in cui il mistico yogini Citralekha rapisce Aniruddha dal suo letto in Dvaraka e lo trasporta misticamente ad una città lontana (Figura 13).

Oltre che per spostarsi da un luogo ad un altro nello spazio ordinario, le siddhi mistiche consentono di viaggiare nell'etere onnipervadente o per entrare in un altro continuum. L'esempio classico di un continuum parallelo è il Regno trascendentale di Krishna in Vrindavana, definito illimitatamente espansivo e di esistere in parallelo alle terre di Vrindavana in India.



Figura 14

La letteratura sanscrita abbonda di storie di mondi paralleli. Ad esempio il Mahabharata racconta la storia di come la principessa Naga Ulupi rapì Arjuna mentre faceva il bagno nel fiume Gange (Figura 14). Ulupi non affondò Arjuna nel letto del fiume, come ci aspetteremmo, ma nel regno dei Naga (esseri simili a serpenti celesti), che esiste in un'altra dimensione.

Il viaggio mistico spiega come il mondo dei deva sia collegato con il nostro mondo. In particolare spiega come Jambudvipa, il regno celeste deva, sia connesso con il Jambudvipa della Terra o parte della Terra. Così il duplice modello di Jambudvipa ha senso nei termini di comprensione puranica dei siddhi.




Osservazioni conclusive:

La dimensione verticale nel Bhagavata Cosmologia

Per secoli la cosmologia del Bhagavatam è sembrata incomprensibile alla maggior parte degli osservatori, incoraggiando molte persone a respingerla sommariamente o accettarla letteralmente con fede cieca. Se prendiamo alla lettera la cosmologia del Bhagavatam non solo si differenzia dalla moderna astronomia, ma ancora più si rilevano contraddizioni interiori e violazioni del buon senso comune. Proprio queste contraddizioni, tuttavia, indicano la via per una diversa comprensione della cosmologia Bhagavata in cui emerge un sistema profondo e scientificamente sofisticato di pensiero. Le contraddizioni sono causate dalla sovrapposizione di interpretazioni auto-consistenti che utilizzano gli stessi elementi testuali per esporre idee diverse.

Ognuna delle quattro interpretazioni che ho presentato merita di essere presa in considerazione perché ognuna è supportata da molte parti dei testi che sono coerenti tra loro e in accordo con l'astronomia moderna. Ho applicato l'approccio sensibile al contesto o multi-aspetto, in cui lo stesso soggetto ha significati diversi in contesti diversi. Questo approccio consente di memorizzate una grande quantità di informazioni in un'immagine o un testo e ridurre il lavoro richiesto all'artista o allo scrittore. Allo stesso tempo ciò significa che questo lavoro non può essere preso alla lettera come modello di realtà uno-ad-uno e richiede allo spettatore o al lettore di comprendere le diverse pertinenze dei contesti. Tutto ciò può risultare difficoltoso quando la conoscenza del contesto viene dimenticata per lungo tempo.

Nel Bhavagatam l'approccio sensibile al contesto è stato reso particolarmente appropriato dalla convinzione che la realtà, in ultima analisi, sia avak-manasam o al di là della portata della mente condizionata o delle semplici parole. Questo implica l'irraggiungibilità di un modello letterale uno-ad-uno della realtà ma che però permette di descrivere i vari significati possibili all'interno di una descrizione necessariamente incompleta dell'universo. La cosmologia del Bhagavata Purana è un sofisticato sistema di pensiero, con più livelli di significato, sia fisici che metafisici. Esso combina comprensione pratica dell'astronomia con le concezioni spirituali per produrre un quadro significativo dell'universo e della realtà.

Richard L. Thompson ha conseguito il dottorato di ricerca in matematica presso la Cornell University. È autore di diversi libri, di cui Misteri del Sacro universo è il più recente.




"O Brahma, Io sono questa Persona Suprema, che esisteva prima della creazione, quando nient'altro esisteva eccetto Me stesso, e quando la causa della creazione, la natura materiale, non era ancora manifestata. Io sono Colui che tu vedi ora, Dio, la Persona Suprema, e sono anche Colui che continuerà ad esistere dopo la distruzione."
(SB. 2.9.33)





L'Universo di Krishna

di T. Valentinuzzi

I Veda sono un’eredità preziosa dell’India. Il termine “Veda” significa "conoscenza" e include anche la conoscenza astronomica. In molte fonti vediche si può notare l’importanza attribuita all’osservazione del cielo e al calcolo delle posizioni del Sole e della Luna, dei principali pianeti e delle stelle.
Ma nella storia dell’astronomia occidentale è stato quasi del tutto trascurato il contributo indovedico, spesso ignorato perché considerato ascientifico e mitologico o postulando che attingesse alla tradizione greco-babilonese e che, quindi, non costituisse un apporto originale. In realtà ci sono tracce, talvolta evidenti e talvolta nascoste nella poesia, di una profonda conoscenza astronomica racchiusa nei Veda in generale e in alcune loro sezioni in particolare.

Secondo l’attuale ricerca scientifica, l’universo è una distesa immensa di milioni di galassie che interagiscono tramite l’attrazione gravitazionale. E' così vasto che un raggio luminoso lo attraversa tutto in circa tredici miliardi di anni. Alcune cosmologie che si avvalgono della teoria delle superstringhe (un nuovo metodo di concepire l’origine dell’universo) affermano che il nostro non è l’unico universo, ma che esistono “grappoli di universi”. La Terra è un infinitesimale e fragile globo che si muove all’interno di questa vastità senza confini. Ebbene, è ciò che anche i Veda tramandano da millenni. Nel Bhagavata Purana, un’opera vedica risalente a 5.000 anni fa, leggiamo che “tutti gli universi sono raggruppati insieme e sembrano un’enorme agglomerato di particelle” (BP 3.11.41), oppure che “ci sono innumerevoli universi oltre al nostro e, benché siano estremamente estesi, si muovono come atomi in Te” (BP 6.16.37); inoltre in innumerevoli passi si afferma che il pianeta Terra è solo uno dei tanti pianeti, cosa che ipotizzarono anche Democrito, Epicuro e Giordano Bruno. La moderna ricerca sul fondo cosmico di microonde che pervade il nostro universo ha constatato che la formazione delle strutture cosmiche è avvenuta grazie a una serie di note “sonore” armoniche; che siano forse le stesse note del flauto di Krishna, che sono la matrice sonora generatrice di tutta la manifestazione cosmica secondo la tradizione vedica? Ancora più affascinante risulta essere il racconto dei momenti iniziali della vita di Brahma, primo essere creato secondo la cosmogonia vedico-puranica e demiurgo creatore della varietà universale; appena venuto al mondo sopra il fiore di loto che spuntava dall’ombelico di Vishnu (Dio, La Persona Suprema) si guarda intorno e vede l’immensa distesa di un “fluido primordiale” simile ad un oceano (BP 2.9.1-10). Anche questa descrizione è estremamente simile a quella che ci potremmo aspettare nei primi momenti di vita dell’universo secondo la recentissima teoria cosmologica basata sulla materia oscura fredda con costante cosmologica; è solo una coincidenza?

Nell’affrontare lo studio delle scritture vediche, e specialmente di quelle parti che presentano contenuti di carattere scientifico, è opportuno liberarsi dai preconcetti di superiorità nei confronti degli antichi, perché potrebbero impoverire un’analisi dalla quale si può attingere grande saggezza e verità . Gli antichi saggi vedici svilupparono le scienze astronomiche, mediche, del linguaggio, dell’architettura e della spiritualità in modo straordinariamente approfondito e preciso, tanto che ancora oggi sono tutt’altro che superati; antichi non è sinonimo di primitivi.




La scienza del tempo

Per millenni l’uomo si è chiesto che cosa sia il tempo e che tipo di influenza abbia sulla vita dell’uomo. Nell’era moderna gli scienziati hanno trattato in profondità l’argomento, ma sono ancora ben lontani dall’afferrare completamente il significato del tempo. Per alcuni è solo una successione di istanti o, in altre parole, un sistema di riferimento, un’illusione; per altri è l’essenza stessa dell’universo. Aristotele affermava che il tempo è lo studio del movimento nella prospettiva “del prima e del poi”; Einstein ha introdotto il concetto di inseparabilità e relatività di spazio e tempo ma diceva che “il tempo non è nella fisica, non può essere oggetto di scienza”; Bergson confermava che il tempo è un soggetto troppo complesso per la scienza. Il grande fisico russo e premio Nobel Ilya Prigogine spiega la natura del tempo introducendo nella fisica il concetto di irreversibilità come indicatore della freccia del tempo, o della sua direzione univoca. In fisica un fenomeno si dice irreversibile quando non è possibile riportare allo stato iniziale un sistema reale senza un intervento energetico dall’esterno. Prigogine commenta: “…per me, l’uomo fa parte di questa corrente di irreversibilità che è uno degli elementi essenziali, costitutivi dell’universo.” Egli considera l’irreversibilità, l’unidirezionalità dei processi fisici e quindi del tempo, come principio creatore od organizzatore delle strutture del macrocosmo e del microcosmo; sostiene infatti che “dobbiamo considerare il tempo ciò che conduce all’uomo e non l’uomo come creatore del tempo”.

Negli scritti vedici tali concetti sono trattati in modo piuttosto approfondito. Uno dei risultati della teoria della relatività di Einstein è che il tempo appare essere più lento per corpi che viaggiano a velocità molto elevate, prossime a quella della luce; il tempo non è dunque un’unità di misura fissa, ma è variabile o relativo. Un esempio di questa “dilatazione del tempo” si trova nel Bhagavata Purana (9.3.30-32) quando si narra di un uomo che volle raggiungere i pianeti celesti per porre alcune domande al Creatore; si fermò per venti minuti ma, quando ritornò sulla Terra, erano passati millenni e non vi ritrovò né familiari né amici. Questo Purana ci informa allora che ci sono diverse scale temporali in diversi luoghi dello spazio cosmico e spiega anche che “Il tempo elementare viene misurato secondo lo spazio atomico che copre….” (3.11.4), stabilendo in modo inequivocabile la stessa stretta connessione fra spazio e tempo elaborata dalla teoria di Einstein, oggi formalmente riconosciuta.

Nella Bhagavad-Gita (11.32), la più famosa tra le Upanishad vediche, Krishna spiega: “Io sono il Tempo, il grande distruttore dei mondi”; viene qui indicata l’importanza del fattore tempo e del suo ruolo nella creazione. Il Tempo consuma le cose di questo mondo, compresi i nostri corpi che sono inesorabilmente destinati a morire. Il tempo è la sorgente di tutti i movimenti, è il supremo controllore del tri-guna , le tre energie che in-formano l’universo. Il tempo ha quindi vita propria separata dall’universo; anzi ne è all’origine, è la matrice che lo sostiene e che gli dà vita e significato.




L’Astronomia vedica

Gli scritti vedici sono una fonte inesauribile di importanti indicazioni che i grandi saggi del passato hanno elaborato, ma soprattutto, come vuole la tradizione, vissuto e realizzato. La presenza nei Veda di concetti astronomici che sono considerati attualmente di una certa modernità è piuttosto frequente e se ne può dedurre che, nell’antichità vedica, c’era un vivo interesse per la ricerca e l’osservazione scientifica.
Il Bhagavata Purana riporta l’interessante descrizione di una montagna circolare che si trova a 125.000.000 di yojana dalla Terra (circa 1 miliardo e mezzo di chilometri) e che distingue la parte del sistema solare illuminata dal Sole da quella non illuminata. “Poi, oltre l’oceano di acqua dolce, esiste una montagna che lo circonda completamente e che si chiama Lokaloka; essa divide le zone piene di luce da quelle non illuminate dal Sole” (BP 5.20.34); essa si troverebbe proprio tra Saturno e Urano, l’ultimo pianeta del nostro sistema solare a non essere visibile a occhio nudo in cielo e, quindi, “non illuminato dal Sole”.

L’Aitareya Brahmana (3.44) dichiara: “In realtà il Sole non sorge e non tramonta mai… poiché quando arriva la fine del giorno produce due effetti opposti, crea la notte per quelli che stanno sotto e il giorno dall’altra parte. Raggiunta la fine della notte crea il giorno per quelli che stanno sotto e la notte dall’altra parte”. Similmente, nella Satapatha Brahmana (1.6.1-3), troviamo: ”…dato che mentre i primi stanno ancora arando e seminando, gli altri stanno già raccogliendo e trebbiando… ”. Questi passi esprimono chiaramente l'idea della rotazione della Terra e, quindi, della sua sfericità e sono confermati anche dal Bhagavata Purana (5.21.9): “La gente che vive in regioni diametralmente opposte a dove il Sole si vede sorgere, vedranno il Sole tramontare, e se si tira una linea diritta in corrispondenza del Sole a mezzogiorno, nelle regioni nella parte opposta della linea sarà mezzanotte”. Il Visnu Purana presenta inoltre una descrizione del funzionamento del fenomeno delle maree: “In tutti gli oceani la quantità totale di acqua rimane la stessa e non cresce né decresce; ma, come l’acqua in un calderone si gonfia per il calore, così le acque dell’oceano crescono al crescere della Luna. Le acque, benché non aumentino né diminuiscano, si dilatano e si contraggono mentre la luna cresce e cala…”.

E’ interessante notare che il Markandeya Purana (54.12) descrive la Terra come schiacciata ai poli e rigonfia all’equatore, indicando che essa non possiede una forma perfettamente sferica (nozione astronomica di una certa attualità…); descrive perfino che la causa del colore azzurro del cielo è la dispersione della luce solare (Markandeya Purana, 78.8, 103.9). Similmente è possibile trovare passi in cui si afferma che il Sole si trova al centro del sistema solare (Markandeya Purana, 106.41) e che l’universo ha avuto origine da una sorta di stato condensato ad altissima temperatura, come milioni di soli estremamente brillanti (BP 3.20.16) e che in seguito c’è stata una sorta di esplosione o espansione (BP 3.10.7), descrizione straordinariamente simile alla famosa teoria del Big Bang.
Il Bhagavata Purana (5.22.1-2) illustra poeticamente il moto relativo dei pianeti e delle stelle in cielo con la metafora delle formiche sulla ruota del vasaio. Poiché sembravano contraddittorie le affermazioni secondo cui il Sole gira con l’asse di rotazione alla sua destra (moto orario) e, a volte, alla sua sinistra (moto antiorario), il grande saggio Sukadeva Goswami, narratore del Bhagavata Purana, spiega che dal punto di vista del moto di rotazione giornaliero della Terra il Sole gira in senso orario, mentre dal punto di vista del suo moto di rivoluzione annuo gira in senso antiorario (rispetto alla Terra).




Conclusioni

Un tempo tre uomini ciechi si avvicinarono a un elefante, cominciarono a toccarlo e a congetturare. Il primo toccò una zampa e disse:” Oh, l’elefante è come un pilastro!”, il secondo toccò la proboscide e disse “Oh, l’elefante è come un serpente!”, mentre l’ultimo toccò il fianco e disse: “Oh, l’elefante è come una grossa nave!”. Chiaramente nessuno dei tre fu in grado di dare una descrizione appropriata dell’elefante, in quanto erano tutti e tre ciechi. Ci troviamo in una situazione simile quando studiamo l’universo; da una parte c’è la limitazione dei sensi (la cecità), dall’altra lo stato mentale (i preconcetti) che ci porta a pensare e valutare in base alla nostra limitata esperienza e ai paradigmi personali. Basti considerare che siamo in grado di percepire solo una piccolissima parte dello spettro elettromagnetico; l’occhio umano vede solo tra 400 e 800 micron circa, una frazione infinitesimale dell’insieme delle vibrazioni elettromagnetiche presenti nel nostro universo. Ma anche in questo range di frequenze i nostri occhi e i nostri preconcetti talvolta ci ingannano; infatti, per esempio, gli oggetti lontani ci appaiono piccoli anche se non lo sono.

Oggi, per evitare tali errori, si usano apparecchiature scientifiche sempre più sofisticate e potenti che in parte risolvono questi problemi. Eppure i dati da esse prodotti vengono poi comunque analizzati da esseri umani che sono soggetti agli errori di cui sopra. Si potrebbe dunque concludere che qualunque tipo di scienza umana è limitato in qualche modo dagli strumenti che usa. Poiché i sensi sono collegati alla mente e la mente può proiettare immagini nelle percezioni, spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere e non ciò che c’è veramente di fronte a noi. Come gli uomini ciechi della storia.
La saggezza racchiusa nelle scritture vediche indica l’esistenza, in passato, di una civiltà tutt’altro che primitiva, di una società incentrata sulle pratiche spirituali e sulla ricerca scientifica nei vari campi della conoscenza. La tradizione culturale vedica è olistica a tutti gli effetti, comprende e mette in relazione tutti i campi del sapere; ma, soprattutto, sottolinea con grande enfasi l’importanza della ricerca spirituale e dell’affermazione dei valori della vita e li integra in modo sorprendentemente armonico con la vita di tutti i giorni.

Circa trent’anni fa il famoso Swami Bhaktivedanta disse: “La moderna civiltà sembrerebbe fare progressi nella conoscenza scientifica, ma che cos’è la conoscenza scientifica? Essa si concentra soprattutto sui comfort del corpo senza comprendere che, per quanto si possa mantenere confortevolmente il corpo, esso è inesorabilmente destinato alla distruzione.” Egli, pur riconoscendo e apprezzando la conoscenza scientifica a cui siamo abituati e il moderno progresso tecnologico, in quanto rappresentante dei saggi della tradizione vedica, alla quale si collegava tramite la successione di maestri, ricordava al mondo che è la dimensione spirituale a caratterizzare il vero progresso di una civiltà; per questo che i Veda presentano all’interno di dialoghi e racconti edificanti e illuminanti le informazioni di carattere scientifico, che ricevono luce e valore se inserite in un contesto di sviluppo globale dell’individuo.

Come spiegate questo declino e cosa impedì di progredire e di tramandare tali conoscenze?

Eppure nel VI secolo a.C. Pitagora insegnava ai suoi allievi che la Terra era una sfera, Anassagora spiegava che l'eclissi solare era dovuta al fatto che la Luna oscurava il Sole, se non ricordo male Dante parla di "sfere celesti" nella Divina Commedia e c'è la discesa all'inferno, nel II secolo d.C. Chang Heng descriveva la Terra come un uovo che puntava verso la stella polare e nella Kabbalah si legge: "tutta la Terra gira, come una sfera gira su se stessa. Quando una parte è giù, l'altra parte è su. Quando per una parte c'è luce, per l'altra è oscurità."

Per quale motivo 2000 anni dopo i Sumeri, i Greci e i Romani svilupparono l'idea che la Terra fosse piatta e al centro dell'universo? Fino alla scoperta ufficiale di Galileo...

 http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/cosmologia-vedica-bhagavatam.html