venerdì 29 aprile 2016

La presa di Roma. Uno sguardo dalla parte dei vinti


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Dopo la presa di Roma, e quindi caduta della (Stato della) Chiesa, anno 1870, di cui Roma era la sua Capitale (Capitale dello Stato Pontificio, detto anche Stato della Chiesa o Stato Ecclesiastico) si ha gli albori, l'inizio del Nuovo Ordine Mondiale, che già tanto si era vociferato in passato.
Non che la Chiesa fosse stata del tutto impeccabile prima, tutt'altro; lo dimostra il fatto che sia crollata radicalmente - soltanto le cose perfette sono eterne -, ed è un dato di fatto incontrovertibile (basta documentarsi sulla vera storia). Ma era comunque un Potere, anzi il Potere cardine di quel mondo che fu, che cercava di mantenere ordine, anche con forza e autorità se era necessario ("emanazione" o non "emanazione" diretta di Dio che sia), e aveva fra i più importanti compiti quello di preservare la "sacralità" soprattutto della figura femminile, vero grande archetipo di vita, forse il più grande mai esistito.
Si ricorda che se c'è una "Chiesa", vuol dire che esiste il suo opposto "AntiChiesa", e quindi il 1870 ha sancito di fatto l'avvento della figura dell'Anticristo che attualmente domina il mondo, ovviamente il tutto in maniera celata.
Si attende quindi una vera e propria liberazione, nella coscienza, nell'animo umano, innalzamento di coscienza, piano terrestre di evoluzione; si pensa, ipotizza che la Chiesa sarà una delle diverse chiave di volta. Del resto, se la Chiesa continua ad esistere, seppur fra mille difficoltà e perplessità, infiltrazioni di ogni tipo e genere (la massoneria e altro ha preso il comando della Chiesa attuale), ci sarà pur sempre un motivo e nulla è al caso..




Era il 20 SETTEMBRE 1870 quando La città eterna e libera giacque sotto le cannonate dei mercenari bersaglieri di Cadorna che al grido “Savoia” occuparono Roma trovando il popolo stretto al suo amato Papa Re
l’11 settembre (da sempre gran brutta data) del 1870, alle cinque del pomeriggio, 65.000 soldati piemontesi passano la frontiera tra il Regno d’Italia e quello che resta dello Stato Pontificio.
Dieci anni prima, sempre l’11 settembre, era iniziata l’aggressione alle province pontificie delle Marche e dell’Umbria con l’offensiva di Cialdini su Pesaro. Coincidono volutamente le date e coincidono anche le modalità: aggressione ad uno stato sovrano senza dichiarazione di guerra.
Nessuna guerra è “legale” senza l’atto formale della sua dichiarazione, un documento che denuncia gravi trasgressioni e accuse, che chiede riparazioni e che prevede la soluzione armata qualora non vengano accettate.
L’invasione quindi va dalla storia annoverata tra gli atti di brigantaggio e Vittorio Emanuele II (me ne dispiace assai!) finisce sottobraccio a Saddam Hussein che centovent’anni dopo avanza tra le sabbie del Kuwait. A posteriori si giustificò l’aggressione, motivandola col fatto che gravi disordini erano scoppiati a Roma e nel suo contado per il malcontento della popolazione oppressa dai mercenari papalini.
Peccato però che a Roma fosse tutto tranquillo e che, a parte qualche attentato terroristico ad opera di infiltrati stranieri, in quegli anni la gente continuasse a volere un gran bene e Pio IX e a manifestarglielo in ogni occasione.
Parola di Garibaldi, nel suo “Il governo del monaco” del 1867: tutto il popolo romano, salvo una sparuta minoranza, era clericale! Ci penserà Nino Bixio a fargliela purgare il 20 settembre.
 
I mercenari papalini
Dai vecchi sussidiari delle elementari in su, l’esercito pontificio è così descritto: mercenari papalini, soldataglia prezzolata arruolata tra la feccia del pianeta, gente che per amor di soldo e saccheggio difendeva il traballante trono di Pio IX e opprimeva il popolo romano, ultimo residuo delle tristi compagnie di ventura del peggior medioevo. Se si guarda con attenzione, si scopre le cose erano all’opposto. Di questi “mercenari”, 13.624 per l’esattezza agli ordini del generale Kanzler, 8.300 erano romani e 5.324 volontari stranieri (tra cui una buona parte italiani). Quindi più di un terzo dell’esercito era costituito da sudditi pontifici, volontari pure loro giacché nelle terre del Papa non vi era la coscrizione obbligatoria.
Gli stranieri erano ancor più strani “mercenari”, appartenevano per la maggior parte alla nobiltà e alle classi possidenti e si vantavano di militare sotto le insegne pontificie, non solo senza ricevere “soldo alcuno”, ma pagando di tasca propria vitto, divisa e armamento.
Eloquente è la vicenda di Giuseppe Sacchetti, fondatore nel 1868 del secondo circolo italiano di Azione Cattolica, quello di Padova, e in seguito grande figura del giornalismo italiano. Dopo aver fatto testamento, parte per Roma nell’agosto del 1870 per arruolarsi nel corpo dei volontari pontifici della riserva; ha venticinque anni. Dalla Città Eterna scrive alla madre tre lettere, rispettivamente il 31 agosto, il 4 e il 24 settembre, dalle quali appare la sua straordinaria fede di giovane disposto al sacrificio supremo per amore di Dio e del Pontefice e, contemporaneamente, ancora sottomesso alla madre, tanto da chiederle il permesso per passare dalla riserva a un corpo attivo e stabile.
La risposta della madre la dice lunga sui sogni della gente italiana su Roma capitale; la donna del Veneto cattolico non ha dubbi e sprona il figlio “a difendere una causa tanto giusta che nobilita l’uomo e lo fa maggiore di sé”.
 
Gli squadriglieri di Viterbo
La provincia di Viterbo da sola fornì all’esercito di Pio IX 2.000 volontari, che organizzati e guidati dal colonnello Azzanesi, un veterano di Castelfidardo, formarono il corpo degli squadriglieri pontifici.
Erano compagnie di contadini, vestiti col loro costume tradizionale, ben addestrati alla guerriglia, perfetti conoscitori del territorio, armati di tutto punto e ben inquadrati; avevano ripulito le province meridionali del Patrimonio di San Pietro dal brigantaggio e soprattutto avevano dato filo da torcere ai diversi tentativi di infiltrazioni garibaldine del decennio 1860-1870.
Azzanesi avrebbe voluto impegnare con i suoi uomini, in un’estenuante guerriglia, l’esercito che, superato il Garigliano, avanzava verso Roma da sud al comando del generale Angioletti, ma Pio IX era stato tassativo: non voleva spargimenti di sangue, ma solo la chiara dimostrazione per il mondo che il Papa cedeva solo davanti alla violenza dell’invasione di un esercito nazionale.
Tra il 12 e il 16 settembre, gli squadriglieri si ritirarono così senza combattere, accolti e aiutati ovunque dalle popolazioni fedeli al Papa-Re, mentre l’esercito piemontese entrava in Viterbo “liberata” acclamato da una folla di dodici “patrioti”.
 
Le mura di Roma
A parte la battaglia di Civita Castellana, dove 3.400 piemontesi, ebbero la meglio sulla disperata resistenza dei 110 zuavi del capitano De Rèsimont, dopo aver cannoneggiato per una mattina il vecchio castello con una pioggia di duecentoquaranta proiettili da 18 bocche da fuoco (i difensori avevano solo i fucili), Cadorna giunse sotto le mura di Roma senza colpo ferire e il 15 settembre pose la città sotto assedio. A parte Trastevere, col suo terreno dominante, Castel Sant’Angelo e le mura bastionate della Città Leonina, nessun’altra zona di Roma poteva pensare ad una difesa prolungata.
La Città era infatti cinta, più che difesa, da Porta del Popolo al Testaccio, da un lungo muro, che per lunghi tratti era ancora quello edificato dall’imperatore Aureliano 1.500 anni prima, senza alcuna piattaforma per posizionare l’artiglieria. Le mura, pensate per difendere Roma in epoche ormai lontane e con altri criteri d’assedio, erano troppo alte per piazzarvi i fucilieri e in alcuni punti così poco spesse per opporre resistenza all’artiglieria.
La breccia di Porta Pia venne aperta in un tratto dove le fortificazioni avevano meno di un metro di spessore.
Il 16 settembre Pio IX, alle cinque del pomeriggio, uscì per l’ultima volta dal palazzo apostolico per recarsi a pregare nella chiesa dell’Aracoeli: una folla immensa lo acclamò ovunque, mentre volontari romani accorrevano sulle mura della Città Leonina per unirsi agli Svizzeri nella difesa della persona del Papa.
La giornata del 19 vide alcune scaramucce attorno alle mura e niente più.
Dopo avere inviato a Kanzler alcuni inviti alla resa, puntualmente respinti, il generale Cadorna aveva deciso di sferrare l’attacco all’alba del giorno successivo per porre fine a quella che diceva essere “la dominazione di truppe straniere che imponevano la loro volontà al Papa e ai Romani”.
 
Nino Bixio “uomo d’onore”
La notte tra il 19 e il 20 settembre passò insonne entro le mura di Roma.
I soldati del Papa si confessarono tutti e ricevettero il viatico e l’unzione.
Erano convinti di morire uno ad uno nella difesa, casa per casa, della Città Santa. La croce rossa fu appuntata sul petto di quegli ultimi crociati e risuonò per le mura il grido di “W Pio IX, W il Papa-Re”.
Cadorna aveva pianificato di attaccare Roma lungo tutto il perimetro delle mura, ad eccezione di quelle della Città Leonina, aprire diverse brecce e penetrare in città da più parti per spezzare la difesa degli zuavi. Alle cinque del mattino i cento cannoni italiani aprirono il fuoco martellando le difese.
Sull’altra sponda del Tevere il generale Nino Bixio, eroe dell’impresa dei Mille, aveva posto il suo quartier generale a Villa Pamphili e aveva l’ordine di attaccare Porta San Pancrazio e le mura fortificate di Trastevere. Sicuro che il popoloso quartiere sarebbe insorto e gli avrebbe aperto le porte e informato che il settore era difeso solo da truppe indigene, Bixio aveva inviato emissari per invitare alla diserzione i difensori di Trastevere; pensava che sarebbe toccata a lui la gloria di entrare per primo in Roma “liberata”.
Per questo tardò l’ordine di aprire il fuoco di circa un’ora. Non sapeva però che solo tre giorni prima una delegazione di Trastevere era salita dal Pontefice per offrire l’intera popolazione del quartiere come guardia personale di quello che consideravano “il loro Papa”.
Iniziato l’attacco, si avvide presto che la resistenza a Trastevere era più decisa che negli altri settori: le mura solide non cedevano, gli abitanti del quartiere erano saliti a difenderle e le sue truppe si trovavano ora tra il tiro incrociato delle mura leonine e di quelle trasteverine. Irritato, tra le otto e le nove, fece dirigere il fuoco di alcuni cannoni sugli edifici all’interno delle mura, devastando case, conventi e ospedali e facendo vittime tra i civili.
Poco prima delle dieci, quando le artiglierie italiane avevano aperto una larga breccia nelle mura di Porta Pia e si stava preparando l’assalto, giunse alla porta un dragone a cavallo con l’ordine di resa da parte di Pio IX: il Papa non voleva uno spargimento di sangue.
Alle dieci e dieci minuti la battaglia per Roma era finita.
Anche sulle mura di Trastevere venne issata la bandiera bianca, ma le batterie di Nino Bixio continuarono a bombardare il quartiere ancora per mezz’ora.
Anche dieci anni prima, ad Ancona, i cannoni di Cialdini e Fanti avevano continuato a sparare per molte ore sulla città, rea di essersi arresa all’ammiraglio Persano.
 
La gioia dei Romani liberati
I Romani si chiusero in casa e sbarrarono porte e finestre, appendendo drappi neri alle finestre in segno di lutto. Alcuni portoni di case nobiliari non riaprirono i loro battenti che nel 1929, all’indomani della “Conciliazione”.
Cinquemila facinorosi, autoproclamatisi “esuli romani”, erano al seguito dell’esercito ed entrarono subito in città, inneggiando a Vittorio Emanuele e all’unità d’Italia, mentre nel pomeriggio treni speciali portarono a Roma nuova gente a far gazzarra, al punto che “La Nazione”, giornale liberale di Firenze, poté scrivere: “Roma è stata consegnata come res nullius a tutti i promotori di disordini e di agitazioni, a tutti gli approfittatori politici di professione, a coloro che amano pescare nel torbido, ai bighelloni di cento città italiane. Si potrebbe pensare che il governo voglia fare di Roma il ricettacolo della feccia di tutta Italia”. I disordini continuarono per giorni in Roma finalmente “liberata”.
 
tratto da: Il Popolo, (settimanale della diocesi di Tortona)

sabato 16 aprile 2016

“Le persone in salute emettono fotoni coerenti” Dr. F. A. Popp



Fritz Albert Popp sta rivoluzionando la fisica, la biologia e la medicina ma nessuno ne parla, eppure è più di 40 anni che le sue scoperte sono accessibili e le sue conferenze in tutto il mondo ne sono la prova. La sua carriera universitaria è stata rapida e brillante, e dalla fisica teorica è passato alla fisica delle radiazioni, quindi alla biofisica, ottenendo ben presto una cattedra di radiologia all’università di Marburg.

Studiando l’effetto delle radiazioni sui sistemi viventi, il professor Popp si è imbattuto in alcune proprietà molto interessanti dei composti chimici cancerogeni: tali composti infatti agiscono da “rimescolatori di frequenze” in un range molto preciso, quello dei 380 nanometri.

Fece il test su 37 sostanze chimiche diverse, alcune causanti cancro, altre no. Il risultato è stato sempre lo stesso: i composti che erano cancerogeni prendevano la luce UV, la assorbivano e cambiavano la frequenza.


Indagando sulla particolare radiazione luminosa con lunghezza d’onda di 380 nanometri scoprì che essa è associata al fenomeno della foto-riparazione. Se se si inonda una cellula di luce UV al punto che il 99% della cellula, incluso il suo DNA, viene distrutto, è possibile riparare il danno interamente e in un solo giorno, semplicemente illuminando la cellula con la stessa lunghezza d’onda ad una intensità molto più debole. C’è di più: questa riparazione è molto più efficace e veloce se si usa la luce a 380 nanometri.

Ecco allora l’intuizione: le sostanze cancerogene sono quelle che assorbono la frequenza dei 380 nanometri e la cambiano impedendo così la riparazione cellulare!

Queste sue prime scoperte lo portarono ad avere fama e notorietà, ed a partecipare ad un congresso internazionale ove espose la sua convinzione che la spiegazione più ovvia di quanto da lui scoperto fosse che i sistemi viventi emettessero della luce a determinate frequenze e che i composti cancerogeni (in quanto rimescolatori di frequenze) ne bloccassero la trasmissione … e che proseguendo l’indagine su quella strada si potesse arrivare a scoprire una cura naturale per il cancro basata sull’utilizzo di particolari frequenze elettromagnetiche.

A questo punto però si trovò di fronte alla sfida di dimostrare tale supposizione, ovvero di provare che vi fosse luce nei corpi degli esseri viventi, e che tali organismi emettessero realmente della luce (luce propria e non riflessa ovviamente).
Per fortuna Popp entrò in contatto con un dottorando, Bernhard Ruth, che costruì un apposito strumento (basato su di un fotomoltiplicatore) permettendo a Popp di dimostrare senza ombra di dubbio che i vegetali, anche se cresciuti e tenuti all’oscurità, emettono dei fotoni, ovvero delle particelle di luce. Era il 1976, ed erano stati finalmente scoperti i bio-fotoni.


Siamo nel 2016: quanti di noi sanno dell’esistenza di tale tipo di radiazione? Pochi, pochissimi, quasi nessuno? Forse perché si tratta di un tipo di conoscenza che non deve essere diffusa? Ben sappiamo come vengono osteggiati i medici che scoprono rimedi naturali contro il cancro e le altre malattie, malattie che fanno incassare alle case farmaceutiche migliaia di miliardi di fatturato nel mondo!

Ed infatti la fama, la notorietà, e la carriera di Fritz Albert Popp stavano per affrontare un blocco improvviso, perché qualcuno molto in alto ben presto decise che i suoi studi non dovevano più proseguire né avere ampia diffusione. Quando infatti proseguì nelle sue ricerche e pubblicò gli strabilianti risultati ottenuti iniziò a subire l’ostilità dell’ambiente accademico, e gli studenti che volevano studiare con lui i biofotoni venivano ostacolati. Alla scadenza del contratto l’università decise di non rinnovarlo e due gironi prima di tale scadenza i funzionari dell’università fecero irruzione nel suo laboratorio per sequestrare la sua strumentazione (ufficialmente denigravano i risultati ottenuti con tali strumenti, ma poi cercarono di accaparraseli). Per fortuna restarono a mani vuote perchè Popp, avvertito in tempo del blitz, aveva nascosto i suoi preziosi strumenti. Da notare che l’università si rifiutò persino di pagare a Popp una cifra di 40.000 marchi (circa 25.000 euro) che gli spettava di diritto, e che il professore ottenne solo dopo avere intentato una causa civile.

Ma cosa aveva scoperto di tanto incredibile e di così fastidioso Fritz Albert Popp? Aveva scoperto che l’emissione di biofotoni mostrava una caratteristica altamente inattesa, ovvero quella della coerenza (fotoni che vibrano in sintonia, in concordanza di fase e con la stessa frequenza). Tale coerenza è un fenomeno che si manifesta artificialmente nei laser ed era incredibile poterla osservare come risultato di un processo biologico. E andando avanti scoprì che le molecole all’interno delle cellule rispondono a determinate frequenze, che le radiazioni bio-fotoniche sono collegate allo stato di malattia o di salute di un organismo, che esse vengano utilizzate dalle cellule di un organismo vivente per una sorta di efficientissima comunicazione elettromagnetica inter-cellulare, che vengono anche scambiate tra organismi della stessa specie (dai batteri alle pulci d’acqua), che la molecola vivente che più di ogni altra è deputata alla ricezione ed alla trasmissione dei bio-fotoni è il DNA.

Tutte queste scoperte messe assieme distruggevano l’intero costrutto assiomatico della biologia ortodossa fondato sul primato del DNA ed aprivano la strada alla nuovo biologia fondata sulla genetica ondulatoria e sull’epigenetica.
La scoperta dei bio-fotoni permetteva di spiegare tramite quale mezzo avvenissero queste comunicazioni e sincronizzazioni fra cellule di uno stesso organismo, ma anche tra colonie o branchi di esseri della stessa specie, anche se restava da comprendere dove fosse scritto il programma di costruzione di un organismo, dato che al momento nessuno studioso del DNA ha trovato in esso nessuna informazione codificata che corrisponda al piano di sviluppo di un essere pluricellulare (e nemmeno monocellulare).
Un’ipotesi rivoluzionaria è quella del biologo R. Sheldrake che considera che tali programmi vengano depositati e poi letti nei cosiddetti campi morfici che potrebbero da un punto di vista puramente fisico, essere contenuti nelle vibrazioni del Campo di Punto Zero, ovvero in una struttura vibratoria del vuoto quantistico. Lo stesso Popp del resto pensava che l’emissione dei bio-fotoni interagisse col Campo di Punto Zero.

Dal punto di vista della salute le scoperte di Popp sui bio-fotoni permettevano di giustificare l’efficacia dell’omeopatia, informazione energetica memorizzata nei farmaci omeopatici sotto forma vibrazionale e quindi trasmessa al corpo, ed apriva la strada ad importanti applicazioni curative.

Ora, che tipo di luce è presente in chi è malato? Popp fece delle prove su una serie di pazienti malati di cancro. In ognuno dei casi, questi pazienti avevano perso i loro ritmi periodici naturali e la loro coerenza. Aveva perso il loro collegamento con il mondo: in effetti la loro luce stava svanendo. Gli organismi in buona salute emettono bio-fotoni molto coerenti e gli organismi in cattiva salute emettono fotoni meno coerenti.

Con la sclerosi multipla, però, si nota l’esatto opposto. La sclerosi multipla è uno stato di troppo ordine. I pazienti con questa malattia introducono troppa luce, inibendo così l’abilità delle loro cellule a fare il loro lavoro. Troppa armonia cooperativa impedisce fessibilità ed individualità: come nel caso di troppi soldati che marciano allineati mentre attraversano un ponte, provocando la sua caduta.

Forte di tali scoperte Popp riuscì a guarire una donna, malata terminale di cancro, utilizzando dell’estratto di vischio. Il rimedio fu scoperto testando diversi estratti vegetali su un campione di tessuto malato della donna e notando che il vischio tendeva a ripristinare lo stato di coerenza dei bio-fotoni.


Oggi sappiamo che l’uomo, in sostanza, è un essere di luce. E la scienza moderna di fotobiologia sta attualmente dimostrando questo. In termini di guarigione, le implicazioni sono immense. Ora sappiamo, per esempio, che i quanti di luce sono in grado di avviare, o arrestare, reazioni a cascata nelle cellule, e che un danno cellulare genetico può essere virtualmente riparato, in poche ore, da deboli fasci di luce. Siamo ancora sulla soglia di comprendere appieno il complesso rapporto tra la luce e la vita, ma ora possiamo dire con forza, che la funzione di tutto il nostro metabolismo dipende da luce
~ Dr. Fritz Albert Popp
http://www.dionidream.com/popp-biofotoni-coerenti-salute/

martedì 5 aprile 2016

PAPA PIO II SULLA REPUBBLICA DI VENEZIA - Memoirs of a Renaissance




Ma cosa può importare ai pesci della Legge? "Esattamente come,tra le bestie brute,le creature acquatiche sono dotate dell'intelligenza più infima,così di tutta la razza umana,i Veneziani sono i meno onesti,i meno compassionevoli e meno dotati di senso della giustizia.Ed è naturale,poiche vivono sul mare e trascorrono le loro vite sull'acqua.utilizzano navi piuttosto che cavalli.Sono meno ben disposti nei confronti degli uomini di quanto lo siano nei confronti dei pesci e dei mostri marini.Desiderano apparire come Cristiani agli occhi del mondo.Ma essi in realta non pensano mai a Dio,se non nella forma di Stato,che considerano una divinità a tutti gli effetti.
Essi venerano la loro Repubblica come se fosse un Dio e non c'è niente altro di santo per loro, niente di sacro.
Essi considerano solo ciò che serve la loro Repubblica, unicamente ciò che può aumentare il loro dominio."Papa Pio II  Memoirs of a Renaissance 


Traduzione testo; Riccarda per Fuori di Matrix


Full text of "Pius II (Aeneas Silvius Piccolomini) the Humanist Pope"

L'ultimo viaggio 327

Venezia fu conquistata dalla Morea (Peloponneso) https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Morea;i dazi della provincia valevano tremila Ducati l'anno, e la relativa situazione rendeva probabile il divenire il "centro del commercio mondiale", deve passare sotto il dominio veneziano sia in termini di legge che di governo; così Pio lavoro' senza illusioni per quanto riguardò Venezia, ma comprese anche come fosse dipendente dal suo aiuto e decise così di cooperare lealmente con lei (Venezia).
Venezia, tuttavia, non aveva il reale desiderio di una comune guerra contro la Turchia.
Il suo obiettivo era di deviare l'attenzione del Papa sulla campagna militare in terraferma, condotta dall'Ungheria in modo che lei potesse essere lasciata libera di controllare le operazioni navali.
I preparativi per l'equipaggiamento della flotta papale fornita dall'inviato veneziano a Roma con difficoltà e nel gennaio 1464 egli inizio' ad affermare apertamente che sarebbe stato molto meglio per il Papa non andare in Crociata di persona .
I documenti diplomatici del tempo ci costringono alla conclusione che le infinite trattative inerenti le navi che dovevano essere fornite da Venezia per il trasporto, le scuse puerili e gli interminabili ritardi, tutto faceva parte di un deliberato schema per raggirare il Papà rendendolo aiutante degli scopi della Repubblica.
Fu un inganno crudele, eppure era eminentemente caratteristico della politica veneziana.
Ma cosa può importare ai pesci della Legge? "Esattamente come,tra le bestie brute,le creature acquatiche sono dotate dell'intelligenza più infima,così di tutta la razza umana,i Veneziani sono i meno onesti,i meno compassionevoli e meno dotati di senso della giustizia.Ed è naturale,poiche vivono sul mare e trascorrono le loro vite sull'acqua.utilizzano navi piuttosto che cavalli.Sono meno ben disposti nei confronti degli uomini di quanto lo siano nei confronti dei pesci e dei mostri marini.Desiderano apparire come Cristiani agli occhi del mondo.Ma essi in realta non pensano mai a Dio,se non nella forma di Stato,che considerano una divinità a tutti gli effetti.
Essi venerano la loro Repubblica come se fosse un Dio e non c'è niente altro di santo per loro, niente di sacro.
Essi considerano solo ciò che serve la loro Repubblica, unicamente ciò che può aumentare il loro dominio."

Traduzione testo; Riccarda per Fuori di Matrix

Memoirs of a Renaissance Pope: The Commentaries of Pius II
http://www.forgottenbooks.com/readbook_text/Pius_II_Aeneas_Silvius_Piccolomini_the_Humanist_Pope_1000671740/365

https://archive.org/stream/piusiiaeneassilv00adycuoft/piusiiaeneassilv00adycuoft_djvu.txt

Foto web http://ecx.images-amazon.com/images/I/41JzNsV1dtL._SX367_BO1,204,203,200_.jpg