sabato 26 novembre 2016

STORIA PROIBITA: I CRISTIANI ERANO ROMANI E CRISTO IL ROMANO ESPULSE I GIUDEI DA ROMA



Il vaso di pandora è stato scoperchiato completamente, e quello che si nascondeva sotto la vera storia e identità di Gesù è qualcosa di incredibile da credere. Gesù era di sangue imperiale romano e suo figlio Paolo di Tarso promosse il cristianesimo sfruttando abilmente la sua liberazione nel processo sotto Ponzio Pilato facendo credere che resuscitò da una mai avvenuta morte.

I Cristiani erano un movimento politico promosso da Romani di sangue imperiale che contrastavano il Giudaismo fino alla loro espulsione da Roma promossa proprio da Gesù quando era imperatore suo cugino Claudio, mentre la famosa persecuzione dei Cristiani fu dovuta alla scoperta del tentato colpo di stato dei Pisoni contro Nerone, che vide coinvolti Paolo di Tarso, suo fratello Rufo, Costobaro II, Lucio Anneo Seneca, i Pisoni e altri contro l’imperatore, nonostante fosse cugino di Gesù. Ma iniziamo la storia dall’inizio.

Siamo nel 34 d.C. e dopo la morte del tetrarca Erode Filippo il Tetrarca, fratellastro di Gesù in quanto figlio di Erode I il Grande e di Cleopatra di Gerusalemme (identificata con Maria Boeto, alias la Maria dei vangeli) – mentre Gesù nacque dalla relazione di Maria Boeto con Giuseppe figlio di Heli, cioè figlio di Alessandro Helios e di Ottavia minore, sorella di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (nato Gaio Ottavio) – l’imperatore Tiberio mandò uno dei suoi messi, Carios, a dire che la successione della tetrarchia di Erode Filippo fosse data a Gesù.

A questo punto Erode Antipa il Tetrarca si mise d’accordo con Erodiade, moglie di Gesù, per unirsi in matrimonio con lei e si recò da Tiberio a Roma per farsi assegnare la tetrarchia di Erode Filippo, dicendo all’imperatore che spettava a lui in quanto egli era figlio di Erode I il Grande e non Gesù nato dalla relazione adulterina di Maria con Giuseppe figlio di Heli.

Tiberio recedette dalla decisione iniziale assegnando la tetrarchia a Erode Antipa, e Gesù promosse una rivolta insieme al suo parente Giovanni Battista, figlio di Elisabetta Boeto, contro Erode Antipa che lo aveva disonorato sposando sua moglie Erodiade. Erode Antipa chiamò in suo soccorso il prefetto Ponzio Pilato, che, dopo aver sedato la sommossa, uccise Giovanni Battista e processò Gesù, che si discolpò dicendo che il suo non era stato un tentativo di rivolta contro le nuove decisioni di Tiberio, ma contro il tetrarca che lo aveva disonorato sposando sua moglie.

La moglie di Ponzio Pilato, Claudia Procula, santa per la Chiesa ortodossa orientale e per la Chiesa ortodossa etiopica (Chiesa quest’ultima che annovera anche Ponzio Pilato fra i suoi santi), membro della gens Claudia, intercesse in favore di Gesù.

Tertulliano riporta, nella sua opera Apologetico, i seguenti tre brani:

Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entrò nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria Palestina, che colà la verità avevano rivelato della Divinità stessa, sottomise al parere del senato, votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poiché quei fatti non aveva esso approvati, li rigettò. Cesare restò del suo parere, pericolo minacciando agli accusatori dei Cristiani1.


Da codesta vostra trascuranza si eccepisce contro di voi che non esiste quello che neppur voi mettere in chiaro osate. Un ben diverso ufficio al carnefice imponete nei riguardi dei Cristiani: a far si che essi, non già quello che fanno, dicano, ma che quello che sono, neghino. L’origine di questa dottrina, come già abbiamo esposto, risale al tempo di Tiberio. La verità ha avuto origine insieme con l’odio contro di essa: appena appare, è nemica. Tanti sono i suoi nemici, quanti gli estranei: e propriamente i Giudei per ostilità, i soldati per ricatto, quelli stessi di casa nostra, anche, per natura2.


Tutti questi avvenimenti riguardanti Cristo, Pilato, egli pure dentro di sè cristiano, al Cesare di allora, Tiberio, annunziò. Ma anche i Cesari avrebbero in Cristo creduto, se o i Cesari non fossero necessari al mondo, o i Cesari essere anche cristiani avessero potuto3.


Pertanto Tertulliano fa sapere che Pilato comunicò all’imperatore Tiberio i fatti di Gesù Cristo. Inoltre sappiamo che Tiberio sottomise al parere del Senato, se il nuovo culto a Gesù dovesse o meno essere ammesso nel pantheon degli dei romani. Il Senato però rigettò l’accettazione del nuovo culto e lo dichiarò illecito.

Dopo che suo padre Giuseppe d’Arimatea lo salvò da Ponzio Pilato, lo nascose facendo credere che fosse svanito il suo corpo come attestato dai vangeli:

Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto4.

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò5.

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto6.

Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino7.

I sinottici concordano nel racconto, ma l’evangelista Marco aggiunge delle informazioni importanti.


Giuseppe era un autorevole membro del sinedrio e discepolo di Gesù.


Ponzio Pilato si meraviglia del fatto che era già morto, essendo Gesù stato crocifisso solamente da poche ore, quando in realtà passavano anche giorni prima di morire tramite questa esecuzione.


Ponzio Pilato manda a chiamare il centurione per verificare se Gesù fosse morto.


Giuseppe trasporta la salma di Gesù e fa rotolare da solo il masso enorme all’entrata del sepolcro.

Se ci fu corruzione per salvare Gesù ancora in vita, da questi versi dei vangeli veniamo a sapere che, forse, bastava corrompere un solo centurione che era di guardia; ma anche se anche fossero stati più d’uno non ci sarebbero stati problemi a corromperli.

Dal papiro copto di Torino delle Memorie di Nicodemo II (papiro copto di Torino):

Dopo la condanna, Pilato aveva ordinato di scrivere il titulus in lettere greche, Romane ed ebraiche, in base a ciò che era stato detto dagli Ebrei, cioè: «Egli è il re degli Ebrei». Anna e Caifa dissero: […] «Il fatto è invece che i discepoli hanno dato molto denaro ai soldati e hanno preso il corpo di Gesù»8.

Dopo la liberazione vediamo le apparizioni di Gesù per cercare di scoprire se gli evangelisti si sono lasciati sfuggire qualche indizio che ci fa capire che il “Cristore” non era un essere di luce, ma una persona in carne ed ossa che continuò ad interagire con i suoi amici e parenti.


Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro9.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un pò del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». Enessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?».10

Dal Vangelo degli Ebrei:

Inoltre, il vangelo detto degli Ebrei, che ho tradotto recentemente in greco e latino, che Origene usa spesso, dichiara, dopo la risurrezione del Salvatore: «Ora il signore, dopo aver dato i suoi indumenti sepolcrali al servo del sacerdote, apparve a Giacomo, poiché Giacomo aveva giurato che non avrebbe mangiato pane dal momento in cui aveva bevuto dal calice del signore fino a che lo avrebbe visto risorto dai morti». E poco tempo dopo il Signore dice: «Portare una tavola e del pane». E subito si aggiunge [nel testo]: «Egli prese il pane e lo benedisse, lo spezzò e lo diede a Giacomo il Giusto e gli disse: “Fratello mio, mangia il tuo pane, poiché il Figlio dell’Uomo è risorto dai i morti”».

Un uomo in carne ed ossa che dice di toccarlo: quindi non è un fantasma, dal momento che mangia insieme ai suoi amici che lo davano per morto e che interagisce con loro in tutti i sensi come un qualsiasi uomo mortale. I Giudei volevano Gesù morto in quanto di sangue romano imperiale, inoltre Gesù li osteggiò in più di un’occasione, sia quando scaraventò a terra i tavoli dei cambiavalute che praticavano l’usura prestando il denaro nel Tempio di Gerusalemme sia in altri passi dei vangeli dove li chiama “razza di vipere”, “adoratori del diavolo” ecc.

Gesù si vendicò dei Giudei facendoli espellere da Roma, quando il “Cristo Re” era nell’Urbe sotto suo cugino l’imperatore Claudio, come raccontato da Svetonio nel testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii (Vita di Claudio), che recita:

Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit11.

La traduzione in italiano è:

[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine12.

Espulsione confermata dagli Atti degli Apostoli dove leggiamo:

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo13.

Nel 68 d.C. i Giudei si vendicarono infine di Gesù crocifiggendolo, come riportato da Tito Flavio Giuseppe Flavio nella versione della sua Guerra giudaica in russo antico:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio14.

Nel passo russo antico di Guerra giudaica, viene imputata ai Giudei la crocifissione materiale di Gesù; nel testo greco leggiamo invece:

In breve li presero e li uccisero; poi, accalcandosi presso i loro cadaveri, beffeggiavano Anano per il suo amor di patria e Gesù per il suo discorso dalle mura. Giunsero a tal punto di empietà, da gettarli via insepolti, mentre i giudei si danno tanta cura di seppellire i morti, che finanche i condannati alla crocifissione vengono deposti e sepolti prima del calar del sole. Non credo di sbagliare dicendo che la morte di Anano segnò l’inizio della distruzione della città, e che le sue mura caddero e lo stato dei giudei andò in rovina a cominciare dal giorno in cui essi videro scannato in mezzo alla città il loro sommo sacerdote e il capo della loro salvezza15.

Perché parlare del fatto che i Giudei seppellivano anche le persone uccise per crocifissione in questo frangente e nel passo di Guerra Giudaica russa si dice che furono i Giudei a crocifiggerlo? Sappiamo che Giudei e Idumei accusarono Gesù di aver chiamato i romani in loro soccorso e T. Flavio Giuseppe ci fa sapere che Anania chiamò effettivamente Vespasiano, sappiamo inoltre che Gesù era romano e che i Giudei lo sapessero è scontato; quindi la loro vendetta su Gesù fu quella di applicare su di lui una pratica romana come la crocifissione per cercare di denigrarlo e deriderlo così come in molti passi dei testi talmudici dove leggiamo:

Viene chiamato cristiano colui che segue i falsi insegnamenti di quell’uomo, che aveva loro insegnato a celebrare la festa il primo giorno del Sabato, cioè, di rendere il culto a Dio il primo giorno dopo il Sabato16.

Di tutti coloro che sono colpevoli di morte secondo la Legge, egli solo viene preso con uno strattagemma. In che modo? Accendono una candela in una stanza interna e mettono dei testimoni in una stanza accanto da dove, senza essere visti, possono vederlo e udirlo. Poi quello che egli aveva cercato di sedurre gli dice: «Per favore, ripeti qui privatamente quello che mi hai detto prima». Se il seduttore ripete quello che aveva detto, l’altro gli chiede : «Ma come possiamo lasciare il nostro Dio che è nei cieli e servire degli idoli?». Se il seduttore si pente, allora tutto è a posto. Ma se egli dice: «È nostro dovere e diritto di farlo», allora i testimoni che l’hanno sentito dalla stanza accanto lo portano davanti al giudice e lo uccidono con la lapidazione. Questo è ciò che fecero al figlio di Stada a Lud, ed essi lo appesero alla viglia della pasqua. Perché questo figlio di Stada era il figlio di Pandira. Infatti il rabbino Chasda ci dice che Pandira era il marito di Stada, sua madre, ed egli visse durante la vita di Paphus, il figlio di Jehuda. Ma sua madre era Stada, Maria di Magdala (una parrucchiera per signore) che, come dice il Pumbadita, aveva lasciato il marito17.

Maria era chiamata Stada, cioè prostituta, perché, secondo l’insegnamento del Pumbadita, aveva lasciato il marito (Erode) e commesso adulterio. Questo appare anche nel Talmud di Gerusalemme.


Il rabbino Eliezer disse agli Anziani: «Non è vero che il figlio di Stada esercitava la magia egizia incidendosela nella carne?». Essi risposero: «Era un pazzo, e noi non prestiamo attenzione a quello che fanno i pazzi. Il figlio di Stada, il figlio di Pandira […] [cfr. Talmud, Sanhendrin, 67a]18.

Il testo Beth Jacobh così spiega la magia del figlio di Stada:

I Magi, prima di lasciare l’Egitto, prestarono particolare attenzione a che la loro magia non fosse messa per iscritto per evitare che altri la imparassero. Ma egli aveva escogitato un nuovo modo di scriverla nella pelle, o di fare dei tagli nella pelle inserendovela. Quando le ferite si rimarginavano, non era possibile vederne il significato19.

Essi [gli anziani] dissero a lui [Eliezer, parlando di Gesù]: «Era un folle, e nessuno presta attenzione ai folli»20.


E Gesù disse: «Non è vero che Isaia e Davide, miei antenati, profetarono su di me? Il Signore mi ha detto, tu sei mi o figlio, oggi ti ho concepito, ecc. In maniera simile, in un altro punto: Il Signore ha detto al mio Signore, siedi alla mia destra. Ora io ascendo al Padre mio che è in cielo e siederò alla sua destra, come potrete vedere con i vostri occhi. Ma tu, Giuda, non arriverai mai a quell’altezza. Allora Gesù pronunciò l’alto nome di Dio (IHVH) e continuò a farlo fino a che venne un vento che lo portò in alto fra la terra e il cielo. Anche Giuda pronunciò il nome di Dio e in simil modo fu preso dal vento. In questa maniera entrambi fluttuarono nell’aria fra lo stupore degli astanti. Poi Giuda, pronunciando di nuovo il Nome Divino, prese Gesù e lo spinse in basso verso la terra. Ma Gesù cercò di fare lo stesso a Giuda e così lottarono l’uno contro l’altro. E quando Giuda vide che non poteva averla vinta sulle arti di Gesù, gli urinò addosso, ed entrambi, divenuti immondi caddero a terra; e nemmeno poterono di nuovo usare il nome Divino fino a che non si furono lavati»21.


[Le parole «Nessun flagello verrà mai vicino alla tua casa»22 sono spiegate come segue] Che tu non possa mai avere un figlio o un discepolo che sali il suo cibo tanto da distruggersi il gusto in pubblico, come Gesù il Nazzareno. «Salare troppo il proprio cibo, o distruggere il proprio gusto», viene detto proverbialmente di chi corrompe la sua moralità o si disonora, o che cade in eresia ed idolatria e le predica apertamente ad altri23.



Mar disse: «Gesù sedusse, corruppe e distrusse Israele»24.



Nello Zohar si legge che Gesù morì come un animale e fu seppellito in quel «mucchio di immondizie […] dove gettano le carcasse dei cani e degli asini, e dove i figli di Esaù e di Ismaele, inclusi Gesù e Maometto, non-circoncisi e immondi come carcasse di cani, sono seppelliti»25.


Nonostante questo si è diffusa una concezione unitaria del concetto di divino espresso in Antico e Nuovo Testamento, senza tener conto delle influenze sulla religione proveniente dall’esterno, presentando la religione come qualcosa di statico e monolitico nei secoli, dalle storie dei Patriarchi e di Mosè fino a quelle su Gesù.


Andrea Di Lenardo26


Alessandro De Angelis27


1TERTULLIANO, Apologetico, V, 2.


2Ibid., VII, 2-3.


3Ibid., XXI, 24.


4Mc 15, 43-47.


5Mt 27, 57-60.


6Lc 23, 50-53.


7Gv 19, 38-42.


8Memorie di Nicodemo, Vangelo di Nicodemo, II, 3-6.


9Lc 24, 13-43.


10Gv 21, 9-15.


11SUETONIUS, Vita Claudii, XXV, 4.


12SVETONIO, Vita di Claudio, XXV, 4.


13At 18, 1-5.


14T. FLAVIO GIUSEPPE, Guerra giudaica, versione russa.


15Ibid., versione greca, IV, 316-318.


16Talmud, Abhodah Zarah, 6a.


17Ibid., Sanhedrin, 67a.


18Ibid., Shabbath.


19Ibid., Beth Jacobh.


20Ibid., Shabbath, 104b.


21Toledoth Yeshu.


22Sal XCI, 10.


23Talmud, Sanhedrin, 103a.


24Ibid., Sanhedrin, 107b.


25Zohar, III, 282.


26A. DI LENARDO, Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia, Kimerik, Patti (Me) 2016; A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici, Altera Veritas, Roma 2016.


27A. DE ANGELIS, Cristo il Romano, Altera Veritas, Roma; A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, op. cit.


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