sabato 22 ottobre 2016

La Via dei Chakra


Foto;http://www.enricoguala.it/wp-content/uploads/2014/11/sidpa-korlo.jpg


"E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli.
Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce:
«Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?».
Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo.
Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo.
Uno dei vegliardi mi disse:
«Non piangere più; ecco, ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide; egli dunque aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato.
Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.
E l`Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono.
E quando l'ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi.
Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi.
Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L'Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all'Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen».
E i vegliardi si prostrarono in adorazione."

Nella tradizione Buddhista il Samsara si svolge nei sei regni della rinascita.
Questi sei reami, i sei lokas, sono così suddivisi:
Loka degli esseri infernali
Loka degli spiriti famelici
Loka degli animali
Loka degli esseri umani
Loka degli Asura
Loka dei Deva.

Ciascuno di noi, a seconda delle tracce karmiche lasciate dalle incarnazioni precedenti, rinasce incarnandosi in uno dei sei loka.
Sempre nella tradizione Buddhista ci viene ricordato che tutta la manifestazione sorge dalla nostra mente ed in essa si dissolve.
Riteniamo quindi che i sei loka siano regni al di là di noi, ma allo stesso tempo dentro di noi.
In diversi momenti della nostra vita attraverso le nostre emozioni manifestiamo gli attributi degli esseri di ciascuno dei sei reami e sperimentiamo la stessa sofferenza che essi provano.
In questo senso i sei loka del Samsara possono essere associati ai chakra del corpo umano.
I sette chakra dividono il regno della manifestazione in due dimensioni con due livelli vibrazionali differenti.
Guardiamo ad essi in questa ottica: 3 + 1 + 3 con un punto di fuga per ognuno.
Nella prima triade, primi tre loka, vivono gli esseri infernali (Muladhara), gli spiriti famelici (Svadhistana) e gli animali (Manipura).
Nella seconda triade, 4° - 5° e 6° loka, vivono gli esseri umani (Anahata), gli Asura (Vishudda) ed i Deva (Ajna).
Ancora nella tradizione buddhista si fa notare che non v'è differenza tra i regni di incarnazione, in quanto tutti sono soggetti ad ignoranza e sofferenza.
In questo senso chi si incarna nel sesto loka non sperimenta minor ignoranza e sofferenza di chi si incarna nel primo.
Ma esiste una distinzione per quanto riguarda il quarto loka, quello degli esseri umani, in quanto viene definito il solo dal quale sia possibile giungere alla liberazione.
In questo senso, siamo fortunati, in quanto incarnati nell'unico reame in cui c'è la porta d'uscita!

Una delle pratiche preliminari, da intraprendere prima di pratiche più avanzate, è la pratica di purificazione dei sei loka.
Purificando i sei loka dentro di noi, bruceremo le tracce karmiche più grossolane e raffineremo la nostra consapevolezza.

Consideriamo ora il viaggio dell'iniziato attraverso le porte.
Prendiamo come oggetto di osservazione il modello più semplice della scala.

Muladhara - il primo regno - esseri infernali - rabbia
L'emozione negativa che sta alla radice del primo loka è la rabbia.
Gli esseri infernali passano il tempo ad odiarsi, uccidersi, farsi violenza l'un l'altro.
Mettiamoci nel primo chakra, cosa sentiamo?
Avvertiamo il nostro legame con la terra, sentiamo un punto di congiunzione unico con essa.
Ma più di questo non riusciamo a scorgere.
Siamo consapevoli che è il nostro punto di contatto con la terra, siamo consapevoli che è lì che ci troviamo e da lì non possiamo sfuggire.
Dall'interno di questo chakra non ci è dato di comprendere il perchè della nostra situazione.
Per quanto indaghiamo, troviamo solo un senso di unione con la materia ed a tratti questo senso è coercitivo, perchè non c'è luce, dentro questa sfera, in cui possiamo riconoscere la nostra consapevolezza.
Cosa possiamo fare? Possiamo attaccarci a quest'unico punto di terra che riconosciamo con tutte le nostre forze, perchè è l'unica sicurezza che quì abbiamo.
Restiamo legati ad esso e godiamo di questo possesso. Ci siamo seduti sul nostro trono.
Ma la realtà è che non abbiamo idea di cosa sia questo trono (ricordate, vi siete messi nel primo chakra, se lo avete fatto, non avete ricordo di quel che c'è oltre).
E' la prima porta, il primo sigillo.
Siamo fermi in essa, questa terra ferma e densa e non sappiamo perchè.
Dentro di noi, col tempo, si forma una granda paura: paura di rimanere bloccati, paura di non respirare, che non vi sia luce, che non vi sia uscita.
E allo stesso tempo attaccamento a questa condizione, perchè l'unica che abbiamo, l'unica che possiamo ciecamente difendere.
Qualunque movimento in noi sarà paura. Qualunque movimento fuori di noi genererà rabbia.

MA

Possiamo sentire diversamente.
Questa terra nera in cui siamo immersi cos'è?
Questo buio, questo silenzio, cosa sono?
Perchè è tutto così denso, così fitto?

Cosa sentiamo adesso?
Il silenzio non è più un'ordine muto, ma è stasi e pace.
Non siamo rinchiusi, siamo solo fermi.
Questa sosta è per assimilare gli elementi del terreno in cui siamo immersi.
L'insegnamento è: assimila, sedimenta, trasuda la tua sostanza all'esterno, in uno scambio mutuo e lento.

L'antidoto è amore.

Svadhisthana - il secondo regno - spiriti famelici - avidità
Abbiamo oltrepassato la prima porta, abbiamo acquisito conoscenza ed imparato che l'ambiente attorno a noi non è lì per minacciarci ma ci fa crescere e ci fa bene.
Ora siamo bravissimi ad assimilare dall'esterno e sappiamo che ci dà soddisfazione.
L'incarnazione nel secondo loka è data dall'emozione negativa detta avidità.
Gli esseri famelici hanno bocche piccole ed uno stomaco enorme, mai pieno.
Cercano insaziabili ed insaziati fuori di sè qualcosa che riempia il loro ventre senza fondo, ed un senso di vuoto lacerante li divora.
Mettiamoci nel secondo chakra, cosa sentiamo, chi siamo lì?
Sentiamo che siamo acqua, un fluido bacino di acqua. Una sensazione languida ci avvolge, siamo immersi nella fonte stessa del desiderio.
E' così piacevole che non potremmo farne a meno.
Qualunque cosa cada in quest'acqua o tocchi quest'acqua ci muove, ci avvolge, ci scioglie di piacere.
Ma se solo pensiamo che possa finire e che ritorneremo al secco e all'immobilità siamo terrorizzati, ci sentiamo svuotati, abbandonati, disperati.
Ne accumuliamo famelicamente.
Vogliamo vogliamo vogliamo.

MA

Possiamo capire cos'è questa voglia e da dove ci giunge il suo soddisfacimento.
Cos'è che è così dolce?
Cos'è che è così piacevole?
Cosa fa muovere di delizia questa stessa acqua?
E perchè crediamo che questa delizia possa avere fine?
Non avrà fine se la lasciamo muovere, l'acqua ferma soltanto è morta.
Lasciarla muovere ci dà delizia, non fermarla.
Quest'acqua è in tutto/i, è per tutto/i e non avrà fine.
Il dare ci restituirà gioia. Concediamo.

L'antidoto è generosità.


Manipura - il terzo regno - animali - ignoranza
Superata la seconda porta viviamo in uno stato di apertura totale verso l'esterno. Diamo e riceviamo elementi ed energia.
Ma siamo come animali che non sanno perchè questo accade.
Ciò che affligge gli esseri di questo loka è l'ignoranza.
Vivono una vita intensissima, sentono emozioni continue, vengono impressionati da tutto quello che li circonda.
Ma non sanno perchè! Non sanno cos'è questo continuo movimento, queste sensazioni, quello che in essi si agita gli è sconosciuto.
Entriamo nel terzo chakra: cosa sentiamo?
Un nodo, un fulcro, un qualcosa di forte che ci tira dentro.
Ma cos'è? Cos'è?? Fa male tanto è forte. Fa paura quanto è intenso. Cosa sarà mai!!??
Ci fa ripiegare in noi stessi per la paura.
Come animali selvatici impauriti ci rintaniamo.

MA

Se io non mi chiedo cos'è, se mi metto lì buono buono e ascolto, questo nodo cos'è?
Se non scappo per la paura ma rimango quì, fermo, sereno, che trovo?
Sono io!
Io!
Questo nodo è la mia potenza, la mia forza, il mio essere quì e ora, la mia presa di possesso del mio essere.
Sono io, e questo corpo è mio!
Mi sono conosciuto.
Ho acquisito consapevolezza del mio essere uno.

L'antidoto è: conoscenza.

A questo punto avviene il primo salto dimensionale.
Entriamo in un nuovo paradigma.

Anahata - il quarto regno - esseri umani - gelosia
Acquisendo la consapevolezza del mio essere, sono entrato nel mondo degli esseri umani.
Entriamo nel quarto chakra: abbiamo imparato che io sono quì e il resto è fuori di me.
Siamo ben piazzati, abbiamo il nostro potere, la nostra forza, una gran soddisfazione ci pervade quando pensiamo "io sono".
E' così piacevole e così soddisfacente questa appropriazione che cominciamo ad aggiungere qualità a questo io sono: "io sono così e non così, io sono questo e non quest'altro".
E sì! E' proprio bello! Come siamo funzionali! Tutto, ora va benissimo!
Se non fosse che mi accorgo che se qualcuno mi toglie quello di cui mi sono con così tanta fatica appropriato, me ne dispiaccio.
Questo pensiero che gira nella mia testa è così bello, che non voglio rinunciarci.
L'oggetto del mio pensiero è così importante per me, è il gioco su cui dimostro che ho imparato a giocare.
Se me lo tolgono, impazzisco.
Ho passato anni a definire come è fatto il mio io (che non è come il tuo!) e se mi tolgono una di queste definizioni soffro.
La mia vita, se penso che un giorno tutto o qualcosa di questo mi sarà tolto, è un inferno.

MA

Puoi anche sentire diversamente.
Puoi accorgerti che quello che hai lo puoi condividere, che la sostanza di quel che sei è fatta perchè anche divisa per due o per mille sia sempre intera.
Puoi accorgerti poi che se un oggetto del tuo pensiero ti viene tolto, ti rimane comunque il pensiero.
Puoi accorgerti che se ti tolgono anche quel pensiero, rimani ugualmente uno, non perdi lo stato che con così tanta fatica hai conquistato.
Se anche ti togliessero questa unità, dov'è il problema? L'hai conquistata una volta, la potrai, se vuoi, riconquistare quando vuoi.
Questo è solo uno stadio in cui ti senti così. Sei anche negli altri stati. Solo che sei diverso.
Ma di che ti preoccupi? Tieni presente la qualità innata dentro di te, essa soltanto non può variare.
L'insegnamento è: la fonte di vita, luce e amore è inesauribile e non risiede nè varia nell'oggetto in cui si specchia, ma è assoluta.

L'antidoto è una grande apertura del cuore.

Vishudda - il quinto regno - Asura - orgoglio
Compreso che siamo esseri così grandi e che nel nostro cuore alberga una fonte di vita inesauribile possiamo ancora cadere fascinati.
L'orgoglio è il male che affligge i semi-dei, impegnati tutto il tempo in battaglie nei cieli.
La sua sede è nel chakra della gola, il quinto chakra.
Superato il reame del quarto troveremo un blocco proprio all'altezza della gola.
Entriamo.
Crediamo di essere potenti, forti. Abbiamo realizzato in effetti qualcosa di molto grande nel nostro precedente passaggio.
Siamo convinti di avere la soluzione in tasca a tutti i mali che affliggono gli altri e che ormai il nostro territorio sia molto importante.
Finiamo per imporci, nel bene e nel male.
Ci imponiamo agli altri nell'azione.
Ci imponiamo proferendo ordini e dictat, regole per tutti: sappiamo di aver ragione.
O ci imponiamo col nostro silenzio, gli altri non meritano le nostre perle.
Semineremo guerra o paura o isolamento.

MA

Se solo per un attimo cerchiamo di ricordare quanta ignoranza, dolore e paura e senso di isolamento abbiamo sofferto, ci sembrerà stupido affliggere chi è attorno a noi con la nostra superbia.
Se solo ci connettiamo nuovamente con quella fonte di vita che abbiamo trovato, scopriamo che non c'è alcuna verità per cui lottare, alcun nemico da abbattere.
Ci rendiamo conto che come il tempo ha agito su di noi, dandoci la possibilità di comprendere, agirà sugli altri, dando loro modo ugualmente.
Se sappiamo che nella tempesta in molti soccombono ed aumentano le loro sofferenze, non semineremo più vento.
Ma giunti alla fascinazione di questo reame sarà molto arduo per noi capire... abbiamo lasciato alle nostre spalle, l'unico reame da cui potevamo giungere a liberazione e dovremo attendere una nuova incarnazione umana per mettere in pratica l'insegnamento del cuore.

L'antidoto è l'umiltà ed il senso di pace interiore.


Ajna - il sesto regno - Deva - tutte le emozioni negative centrate nell'io
Gli esseri di questo regno sono gli Dei.
Sono immortali.
Vivono indugiando con piacere un po' in tutte le emozioni negative, in una versione blanda e soddisfacente.
Giochiamo e ci divertiamo, liberi di fare ogni cosa desideriamo, senza peccato, senza morale.
Ogni cosa desideriamo si realizza.
Senza sforzo, senza pena.
Siamo il centro del piacere stesso.
Conosciamo ogni legge ed ogni capriccio ci è dato.
Ogni cosa si materializza a nostro piacimento.
Non scorgiamo più gli altri mondi, quelli in cui v'è sofferenza.
Stiamo così bene, così tranquilli e soddisfatti, nella nostra corte di dei a noi simili.
Non vogliamo cambiare il nostro stato, è così bello!

MA

Gli dei sono gli esseri più sciagurati, in quanto la sofferenza non li ha mai colti nella loro gabbia dorata, dandogli la possibilità di capire.
Il ciclo degli dei avrà fine.
La nostra immortalità, la nostra vita durata un eone avrà fine.
E quando quella fine giungerà e la nostra forma si estinguerà finiremo nel bardo.
E lì la scoperta degli altri mondi e della realtà di illusione in cui abbiamo vissuto fino a quel momento sarà terribile.
Immaginate: dopo una vita eterna di colpo scoprire che era solo illusione, che siamo anime cresciute nell'ignoranza.
E che i mondi che ci aspettano pullulano di sofferenza, di cui avevamo dimenticato qualunque memoria.
La disperazione sarà lancinante.

L'antidoto a questa gioia egoistica è la totale compassione per tutti gli esseri senzienti che sorge dalla consapevolezza di sè.

Sahasrara - il settimo regno
Termino con le parole di un maestro.
"Attraverso ciascuna di queste emozioni negative che sorgono dai semi karmici soffriamo nello stesso modo degli esseri di ciascuno dei sei loka.
Praticando con fiducia le meditazioni sui sei loka, le cause radice della nostra sofferenza si dissolveranno gradualmente e tutti gli esseri senzienti ne trarranno beneficio."


Chiaramente, il percorso quì descritto, per fini esemplificativi, è stato molto semplice.
Ma nella vita di tutti i giorni nulla è così lineare, ed i sei regni si manifestano in noi in ogni singolo pensiero.
Sta a noi ricordare la luce pura e chiara che tutto indiscriminatamente illumina.

L'Agnello si sacrifica nel bagno di dolore dei peccati del mondo, per condurre attraverso ogni luogo la luce.
L'Agnello è l'uomo che porta nel suo petto chiara questa luce.
Ripercorre ciascuno dei reami portando in essi sempre più consapevolezza.
Con generosità, fiducia, consapevolezza, pace e amore egli "è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione".

Ricordiamoci che l'unica via d'uscita è nell'essere umano, nel 4° chakra, nel nostro cuore.

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