giovedì 26 dicembre 2013

SIAMO DENTRO UN CAMBIO VIBRAZIONALE. IL SISTEMA DI CONTROLLO NON SOPRAVVIVERA’!







DAVID ICKE: SIAMO DENTRO UN CAMBIO VIBRAZIONALE. IL SISTEMA DI CONTROLLO NON SOPRAVVIVERA’!


“Una nuova consapevolezza sta emergendo, per decodificare un NUOVO MONDO. Questo cambio vibrazionale sta entrando nei luoghi oscuri delle società segrete, nelle fogne del sistema di controllo, che sta andando verso la sua fine. Pensiamo che il sistema di controllo stia aumentando il suo potere e si, in superficie cosi’ appare… ma in realtà sta gettando le sue ultime carte. La verità è che non ha chance di sopravvivenza, perchè c’è una nuova energia che è stata “soffiata” in questo sistema di controllo, che sta anzando a pezzi.

Si, in questo processo di risveglio, non è ancora la maggioranza, ma il numero di coloro che si stanno risvegliando è fantastico.

Mentre veniamo colpiti da questa nuova energia… non deve esserci piu’ paura e complicità sottomessa. Ecco perchè tutta questa gente del sistema di controllo, data la loro arroganza e apparente potere, è terrorizzata dal risveglio della umanità. Il predatoreè terrorizzato dal risveglio umano.

“Loro” possono vedere oltre la timeline (la linea del tempo) e sapevano percio’ che questo tempo sarebbe arrivato. In passato l’umanità non sapeva di essere controllata da quella forza, che poteva percio’ andare avanti in modo indefinito.

Ma quel che è successo è che… sapendo che questo cambiamento vibrazionale sarebbe arrivato … ora “loro” cercano di buttare tutto all’aria. Ecco anche perchè stanno manipolando il nostro campo magnetico: per far deviare la frequenza di questo cambiamento che ci risveglierà.

OGM, medicine, microchip, inquinamento magentico, cellulari… tutti sono per destabilizzare il nostro computer-corpo, per impedirci di ricevere le nuove frequenze di questo bellissimo cambiamento che si sta dispiegando.

I nostri figli e nipoti non vivranno in uno stato orwelliano, in una dittatura globale fascista. Questo è il periodo in cui tutto questo se ne sta andando.: se ne sta andando una base informativa (una serie di infomazioni inscritte, ndt).

Quel che penso è che questa tecnologia HAARP , con base iniziale in Alaska e ora diffusa anche in altre parti del mondo, quel che essa fa… è far rimbalzare le onde radio oltre l’atmosfera, nei suoi strati superiori, per poi ritornare sulla terra. Si, si puo’ manipolare il clima ed anche creare terremoti ed altro, ma lo scopo primario per cui esiste è per essere di supporto alla soppressione del cambo vibrazionale della terra, cosi’ da impedirci ancora di ricevere l’impatto di questa energia di cambiamento.

Anche con le scie chimiche cercano di creare una realtà, che funga da barriera per quelle vibrazioni di cambiamento.

Il cambio è epocale ed è arrivato naturalmente. Questo cambio vibrazionale, queste vibrazioni ti guariscono dentro e quindi guariscono la scissione nella psiche umana, che ha causato cosi tanto caos e che si manifesta nella olografia delle guerre, delle liti, delle ossessioni, dell’affamare un mondo di abbondanza, della frustrazione, ed è questa scissione su cui si basa questo meccanismo di controllo”



Vedi ache video qui: www.thelivingspirits.net

sintesi e traduzione: Cristina Bassi, www.thelivingspirits.net Foto http://consciouslifenews.com/wp-content/uploads/2013/09/CLN-600X400-600x240.jpg

domenica 15 dicembre 2013

CASTANEDA PARTE 1° LA MAGIA TOLTECA






foto fonte http://www.carloscastaneda.it/Struttura/Immagini/Aquila-Castaneda-4.jpg









L’arte degli stregoni non sta nello scegliere quanto nell’essere abbastanza sottile da acconsentire”.
(Castaneda)

“Ho desiderato allontanarmi
dal sibilo delle trascorse menzogne
e dall’urlo eterno degli antichi terrori
che più mostruoso ingigantisce mentre il giorno
s’inabissa oltre le colline del mare profondo…
Ho desiderato allontanarmi ma ho paura:
un alito di vita, ancora non spento, potrebbe esplodere
dalla vecchia bugia che brucia ai miei piedi,
e, scoppiando alto nell’aria, spegnermi lo sguardo.”
Dylan Thomas





Noi compiamo sempre un movimento dal visibile all’invisibile, pur restando nel campo delle possibilità umane, ma c’è chi ha fatto di più e ha tentato di oltrepassare anche il mondo a misura umana. Questo avanzamento oltre ogni limite del conoscibile, è sciamanesimo, possiamo considerarlo l’estremo tentativo della mente di penetrare l’ignoto. C’è un ricercatore, o forse un sognatore, che ha affermato di essere penetrato per 37 anni nella visione magica di una civiltà perduta, prima come apprendista e poi come sciamano, Carlos Castaneda, uno degli scrittori più famosi del mondo. La sua opera consiste in tredici libri e forma un progressivo diario di iniziazione magica, un vero e proprio testo esoterico, uno sconcertante manuale di magia che ha affascinato milioni di lettori in tutto il mondo. I libri sono:
1971 – Una realtà separata
1972 – Viaggio a Ixtlan
1974 – L’Isola del Tonal
1977 – Il Secondo Anello del Potere
1981 – Il Dono dell’Aquila
1984 – Il Fuoco dal Profondo
1987 – Il Potere del Silenzio
1993 – L’arte di Sognare
1997 – Tensegrità
1997 – Il lato attivo dell’infinito
1998 – La Ruota del Tempo.
Non abbiamo abbastanza elementi per dire se egli ci abbia realmente descritto il sistema magico dei Toltechi, popolo ormai scomparso dal Messico, il che farebbe dei suoi libri un documento eccezionale sull’esoterismo antico, o se abbia creato dal nulla in modo immaginifico una complessa e sistematica visione metafisica. Non abbiamo sufficienti elementi di scelta o giudizio, ma su un piano sottile forse questa precisazione non ha nemmeno importanza.
Nei tredici libri si costruisce un vero sistema filosofico. Se funzioni come sistema magico non saprei; come sensitiva, posso affermare di aver trovato qua e là straordinarie precisazioni che hanno definito cose che ho vissuto anche io come esperienze straordinarie.
Castaneda è morto il 27 aprile 1998, a 73 anni, è vissuto lontano dal mondo e dalla curiosità della gente, sempre circondato da un alone di mistero. Solo dopo la sua morte si è conosciuto il suo viso, perché la moglie ha pubblicato la sua fotografia, era un uomo di cui non si sapeva nulla, ma che dal suo eremo ogni tanto pubblicava una tappa del suo straordinario diario personale, diario che in tutto il mondo milioni di lettori fedeli hanno letto avidamente.
Castaneda era peruviano, etnologo e antropologo all’Università della California, uno studioso universitario di tipo occidentale. Nel ’68 a 43 anni andò nel deserto del Messico (a Sonora) per studiare una pianta allucinogena, il mescal o meztcal, considerato dagli indigeni uno dei 12 dèi messicani.
Castaneda arriva nel deserto messicano per studiare il peyote. Gli viene indicato come esperto un vecchio indio Yaqui, di nome DON JUAN MATUS, uno yerbero, cioè un conoscitore di piante. L’indio ha il viso cotto dal sole, la pelle molto scura e profonde rughe, i suoi capelli sono corti e bianchi. All’inizio parla un dialetto assurdo poi il suo eloquio diventa sempre più fluido ed esatto. Castaneda è in crisi per suo conto. L’indio gli chiede: Cosa sai della conoscenza?”, lui risponde che ha una laurea universitaria ma l’indio parla della diretta conoscenza del mondo:“Sai qualcosa del mondo attorno a te? Senti mai il mondo attorno a te? Devi sentire tutto altrimenti il mondo perde il suo senso”. Comincia il primo insegnamento, cambiare la percezione può voler dire cambiare il senso della vita. Quando Castaneda avanza dei dubbi, l’indio gli dice: “Tu parli come uno stupido. Vuoi tenerti stretto ai tuoi argomenti anche se non ti sono di nessuna utilità. Vuoi rimanere te stesso o vuoi stare meglio?” “… tu non sei completo. Tu non hai pace. Pensi troppo a te stesso. E questo ti dà una strana stanchezza e ti lascia solo problemi”.
Un anno dopo Don Juan rivelerà di essere un brujo, uno stregone, un uomo di conoscenza magica. Don Juan è un nagual, uno degli ultimi iniziati dell’antichissima conoscenza magica tolteca. I due uomini sono molto diversi ma forse lo stregone vede qualcosa nell’aura di Castaneda che gli fa capire che può prenderlo come allievo. Un veggente sa capire quando un altro può diventare veggente, c’è un’affinità per cui due nature simili si riconoscono. Dunque da studioso esterno Castaneda diventa un apprendista stregone e comincia a studiare “l’arte di plasmare l’universo”.
Don Juan è lo sciamano. Lo sciamanesimo è un insieme di credenze diffuso ovunque nel mondo. ‘Scia man’ vuol dire uomo di conoscenza, uomo che sa, uomo di sapere ma anche di potere. Il termine ‘sciamano’ nasce in Siberia presso i Tungusi ma la sua funzione si ripete inalterata presso molti popoli dell’Asia, America, Oceania ecc. Lo sciamano è un medium che nella sua comunità gode di alta considerazione perché ha capacità cognitive superiori, è guaritore, sacerdote e messaggero degli spiriti. Noi siamo circondati da energie intelligenti, invisibili, forze spirituali consapevoli, che possono essere evocate e controllate e stanno in altre dimensioni, parallele alla nostra. Lo sciamano è un viaggiatore interdimensionale, un essere di energia straordinaria che riesce a entrare in altri mondi e a contattare forze aliene, un intermediario tra dimensioni, che usa il viaggio mentale o lo spostamento dell’energia per attingere o manifestare poteri, per avere la vera conoscenza del mondo o per aumentarne il benessere.
Carlos inizia così il suo viaggio iniziatico con lo stregone, un viaggio all’interno della magia tolteca, l’antico sciamanesimo, come fu tramandato attraverso lunghissime generazioni. Con vari rituali, nel tempo, gli sciamani hanno perfezionato l’arte di arrivare a uno stato di consapevolezza intensa, in cui è possibile spostarsi nell’energia e contattare altri mondi.
L’iniziazione di Castaneda dura 13 anni e la sua applicazione nello sciamanesimo dura 37 anni, oltrepassando la morte del maestro.
Castaneda è l’ultimo allievo, quello che chiude la serie degli sciamani toltechi. Egli non era stato scelto dallo stregone ma dalle forze impersonali dell’universo. Così Castaneda avanzò nel sistema di conoscenza e i suoi libri descrivono le tappe della sua iniziazione.
Dapprima lo stregone gli provocò rapide modificazioni di coscienza con tre piante psicotrope, peyote, herba del diablo e psylocybe, un fungo allucinogeno, poi gli insegnò tecniche più elaborate per destrutturare la mente e posizionarla su una nuova percezione di realtà.
Ingerendo il peyote, Castaneda entrava in uno stato di realtà modificata. Don Juan gli spiegache non ha allucinazioni ma vede gli aspetti concreti di un’altra realtà. Il mescal lo guida a incontrare certi poteri, è un maestro che sconnetteva la coscienza dalla parte corporea, ma quello che Castaneda percepisce è così assurdo che non ha categorie per capirlo e deve trovare ‘nuove unità di significato’. Le piante psicotrope mostrano in modo rapido che c’è non una sola realtà ma tante.
Nel lungo diario, per 37 anni, Castaneda descrive puntualmente tutto quello che avviene tra lo stregone e lui con la progressiva apertura di nuovi livelli di realtà. Dapprima è spettatore, poi lentamente diventa protagonista, cioè stregone, entrando in una realtà separata. I suoi libri vanno letti in ordine, come capitoli successivi di un apprendistato e formano una delle opere più originali del mondo, lo studio della magia di una civiltà perduta attraverso l’esperienza di un uomo moderno, un diario progressivo, molto dettagliato, che apre a poco a poco all’attenzione una struttura stupefacente, un sistema di percezione modificata, una realtà parallela.
Noi abbiamo molti scritti su taoismo, tantrismo, lamaismo ma non sappiamo nulla della magia tolteca e, se questi libri di Castaneda fossero veritieri, avremmo qui per la prima volta un intero sistema sciamanico, la testimonianza di un sistema sapienziale ormai scomparso, un’opera unica nel suo genere.
Don Juan è uno strano personaggio, brusco ma anche amorevole, beffardo ma anche paziente, a poco a poco conduce l’americano sulle soglie di un altro mondo possibile. Castaneda è l’allievo perfetto, testardo, tenace, profondo, ubbidiente, coraggioso. L’ambiente è il deserto sassoso collinare del Messico nord occidentale, luogo primitivo e povero, spoglio e pauroso, con secchi cespugli, sole a picco, coyote, serpenti, aquile… Gli altri personaggi sono indios poveri e macilenti, soprattutto donne indie selvagge dalle personalità potenti, vere streghe inquietanti in grado di operare trasformazioni terribili.
Castaneda dice “Don Juan minacciava la mia idea del mondo”. Lo stregone lo destrutturava. Ciò che chiamiamo ‘REALTA’ ’’ non è un dato oggettivo che ci limitiamo a ricevere ma un costrutto mentale, il risultato di un lavoro sociale di elaborazione del pensiero, frutto di cultura e abitudine, in cui anche le modalità percettive più elementari sono condizionate. Noi non riceviamo la percezione oggettiva del mondo, ma costruiamo un mondo per induzione sociale e culturale. Un albero è una interpretazione non una percezione, e l’intero mondo è un repertorio infinito di interpretazioni. “Noi lanciamo sguardi distratti alle cose ma sappiamo ben poco dell’intero flusso di energia che ci viene da esse… Tutti guardano, ma ben pochi vedono, essi sono i veggenti… Lo sciamano è un uomo che mette tutto se stesso in ciò che fa e qualunque cosa faccia lo fa per la conoscenza. Ogni sciamano segue la sua via della conoscenza. Può darsi che conosca ballando, ma allora non ballerà come un uomo comune, ballerà con tutto quello che ha, e ballare sarà il suo particolare modo di conoscere, cioè di essere nell’energia.”
Tutto ciò che siamo, tutto ciò che vediamo, l’uso dei sensi più ordinari, tutto viene imparato, è frutto dell’imprinting continuo che viene esercitato su di noi. Siamo strutturati e programmati come un computer, per cui impariamo ad usare le nostre funzioni, i nostri organi, la nostra mente in un modo prestabilito e non in un altro. Questo ci fa costruire una certa visione della realtà. Don Juan mostra a Castaneda come questa percezione sia relativa. Ma, per cambiare visione ,occorre prima di tutto cambiare comportamento, lasciarsi andare ad una nuova mobilità e leggerezza. “Tu ti sei spaventato – gli dice- perché ti senti troppo maledettamente importante. Sentirsi importanti fa diventare pesanti, sgraziati e vani. Un uomo di conoscenza deve essere leggero e fluido”.
La nostra mente crea la configurazione di un mondo possibile, uno degli infiniti mondi percepibili, ma soggetti di cultura o tradizione diversa possono percepire realtà diverse. Se poi si confrontano le visioni di culture molto lontane tra loro nel tempo o nello spazio le differenze aumentano, e differenze enormi esistono tra la visione ordinaria del mondo e una visione sciamanica. Mentre l’uomo comune usa la percezione in modo superficiale, attingendo scarsamente al flusso di energia che forma le cose, lo sciamano cerca di raggiungere una realtà completa, vive nell’energia, attingendo a una forza universale molto difficile da definire che Don Juan chiama l’intento, “qualcosa che non appartiene alla fisicità dei sensi né a quella del cervello e trascende il mondo come lo conosciamo… una forza dell’universo smisurata e indescrivibile”. L’Intento è uno strumento diretto di conoscenza all’interno dell’energia, la visione diretta di essa da parte del nostro corpo energetico. “Il corpo- dice lo stregone- è un’unità energetica, un’onda, ed è con esso che possiamo percepire gli altri corpi come unità energetiche.”
Lo stregone usa strumenti conoscitivi diversi da quelli ordinari e percepisce realtà diverse, passa da un mondo a un altro, anch’esso coeso e intrinsecamente necessario, dimostrando che quella che crediamo realtà oggettiva è solo una costruzione mentale, una delle tante possibili. Noi non sapremo mai cosa sia l’energia in sé, possiamo solo sapere come il nostro pensiero costruisce il mondo. Cambiare le coordinate conoscitive apre mondi alternativi. Noi costruiamo un certo tipo di realtà, ma potremmo costruirne altre. Non c’è nulla di oggettivo, la realtà è il frutto di una programmazione mentale. Se cambia il programma, cambia la percezione della realtà. Qualche volta noi siamo in grado di fare questa variazione, altre volte essa semplicemente accade, senza che abbiamo fatto nulla.
La magia è il potere di comunicare con altre realtà. “Mag” è una radice antichissima che vuol dire “potere”. Lo stregone, come lo sciamano, come lo yogi o il guru, è un “uomo di potere”. Non abbiamo qui solo un sistema di conoscenza, ma un sistema di potere.
“La magia è uno stato di consapevolezza intensa. E’ l’abilità di concepire qualcosa che sfugge alla percezione ordinaria…Non c’è bisogno che venga nessuno a insegnarci la magia. Occorre solo che un maestro ci convinca dell’incalcolabile potere che abbiamo sulla punta delle dita.”
Il passaggio dalla sensazione come abitudine alla percezione come viaggio è un evento magnifico ma rischioso. Modificare il programma mentale può portare alla follia e alla disgregazione psichica. Anche un folle percepisce altre realtà come un tossico, la differenza con lo sciamano è che il folle o il tossico sono dominati dalle loro visioni mentre lo sciamano le controlla. Ma per entrare nella via del controllo occorre un maestro, affinché l’uomo si muova attraverso forze che non lo distruggano. Il potere è creativo ma anche distruttivo, è una energia terribile i cui limiti confinano con la follia, con la morte e col non ritorno.
In questa iniziazione vengono spostati i confini tra materia e spirito, soggetto e oggetto, dentro e fuori, energia densa e sottile, come avviene nel Buddhismo tantrico o tibetano, che implica grandi destrutturazioni della realtà psichica.
Si parte da tecniche apparentemente fisiche e si arriva a effetti trasformativi profondi.
Sotto la guida dello stregone, Castaneda si apre a nuove percezioni e le sue esperienze diventano strane, abnormi, gli producono disorientamento e nausea, anche un vero terrore, mentre Don Juan ride di lui e della sua ignoranza. Dapprima Castaneda si aiuta col mescalito, poi impara pratiche rituali atte a modificare il lavoro della mente senza la droga. Questo richiede un impegno fortissimo, non è una via logica, ma una via di esperienza dove si può solo essere testimoni o protagonisti. Lo stregone gli dice: “Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore/ Lungo questo io cammino /e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza”( y la unica prueba che vale es attraversar to su largo!) “E qui io cammino guardando, guardando senza fiato!” ( y por hai recorro, mirando, mirando sin aliento!)”
All’inizio è solo la contemplazione, limitarsi a guardare. Non si può far altro, si guarda la direzione della strada e si dà testimonianza di quello che si vede. A più riprese lo stregone fa entrare Castaneda in stati di coscienza modificata che gli fanno percepire realtà non ordinarie. Castaneda penetra in altri esseri, animali o pinte, corvi o peyote, impara a volare o a diventare invisibile. L’alleato è l’energia che prende una forma di animale per aprirgli altre esperienze. Ritroviamo qui un equivalente delle siddhi indiane del 4° chakra, o chakra del cuore: essere invisibili, entrare nel corpo di un animale, volare.
La prima prova sembra semplice: i due sono nel patio della povera casa dello stregone e questi dice a Castaneda di cercarsi il “suo” posto, il posto dove si sentirà forte e sicuro, e poi se ne va. La cosa sembra senza senso, Castaneda impiega 6 ore per cercare, in quei pochi metri quadri, questo “suo” posto di cui non ha nessuna idea. Si mette in tutte le posizioni, si sdraia, si rotola, sentendosi sciocco e stanco, ma non cede. Alla fine, a forza di storcersi e guardare sopra e sotto e di lato, intravede nell’aria sopra il pavimento due punti, una piccola luminescenza verde (energia buona) e una piccola luminescenza rossa (energia cattiva). Quando sta nel secondo punto si sente male, gli si rizzano i capelli e le mani gli diventano artigliate. Ma nel primo cade in un sonno profondo. Il sitio buono è il luogo del suo benessere, il semplice fatto di stare lì lo fa stare bene, accresce la sua conoscenza e il suo equilibrio.
La sua ostinazione paziente ha avuto un risultato, il premio della ricerca sarà ogni volta “vedere” l’energia. Ma nessun progresso è facile. Ci sono progressi che arrivano dopo anni di sforzo. Carlo ha paura e allora lo stregone gli dice: “Così hai paura? Non c’è nulla di nuovo nell’aver paura. Non pensare alla tua paura, pensa alle meraviglie del vedere. La tua ragione non è la paura.. Il modo migliore per vivere è vivere come un guerriero. Preoccupati e pensa prima di prendere una decisione, ma una volta deciso segui la tua strada libero da preoccupazioni o pensieri. Ci saranno ancora milioni di altre decisioni ad aspettarti”.
Un altro ostacolo è l’attaccamento all’ego; quando si cerca di riportare tutto a sé stessi la strada si ferma e il cammino non procede, il movimento verso se stessi è contrario al movimento in avanti, c’è nella mente una forza progressiva ma anche una forza conservativa. L’evoluzione richiede un certo grado di spersonalizzazione. Bisogna saper lasciare indietro l’io vecchio e non è facile.
Don Juan è maestro della magia dei Toltechi, grandi guerrieri di una civiltà guerriera, insegna dunque al suo allievo a “diventare un guerriero spirituale”, addestrandolo come se dovesse andare alla guerra e insegnandogli a essere “vigile, con giusto timore, rispetto e assoluta sincerità”.
Per procedere l’iniziato ha bisogno di “un alleato”, ma la droga non è un buon alleato, il mescalito è veloce, produce rapidi movimenti di coscienza, ma è infido e pericoloso, non è controllabile, occorre suscitare un “alleato interno”, una precisa disposizione dell’energia, l’INTENTO, solo l’intento porterà l’uomo oltre i confini di sé, aprendo il contatto con una energia universale, ma questo è un lavoro lungo e paziente che nessuno ha voglia di fare, perché ognuno è pigro, non ama lavorare su se stesso e cerca miracoli veloci e a buon mercato. Più veloce il miracolo, più inconsistente. Ciò che non cambia nel profondo non cambia affatto. La vera ricerca è faticosa, è un lavoro di pazienza e ostinazione, che solo pochi riescono a reggere; l’adepto è colui che è più forte degli altri, si impegna più a lungo, dà tutto se stesso, resta umile, non si perde al primo ostacolo, non si ferma mai. Quel che raggiungerà alla fine è un sapere esoterico, cioè limitato a pochi, indicibile, interiore, modificativo, un sapere d’anima, non trasmissibile e inesplicabile.
Ogni cosa di grande valore comporta un gran costo in termini di energia, e il costo dei veri beni non ha un prezzo economico, è un costo interiore che impegna profondamente il cuore, richiedendo dedizione totale, lungo tirocinio, capacità di affrontare il dolore e grande pazienza.
Quando Castaneda trova il “suo” posto nel patio, ha realizzato una conquista personale. Lo stregone avrebbe potuto dirgli subito quale era il posto giusto, tanto che lo aveva segnato da subito con una piccola pietra, ma il buon maestro non è quello che dà la soluzione, è quello che spinge a cercarla. Il novizio deve trovare cercando perché ciò che non entra nella sua esperienza non entra nella sua vita, la ricerca fa parte del risultato, e senza ricerca personale non si trova nulla che abbia significato. Solo ciò che esce dal nostro travaglio, dai nostri errori, dal nostro sforzo, diventa “POTERE”, e quello è l’unico “SAPERE” vivente perché è il potere dell’energia.
A volte potere e potenza si mescolano e abbiamo cattivi stregoni, molto potenti ma molto pericolosi, che possono plagiare gli altri e farne dei servi, creature affascinanti ma infide, come serpenti. Il maestro non deve essere piacevole. Il maestro è duro, così farà scappare i falsi allievi.
Il percorso iniziatico che l’allievo deve compiere è molto difficile e implica la perdita di tutte le sue sicurezze, la sua destabilizzazione estrema, dunque la paura di morire. La conoscenza è terribile, ma cosa più terribile ancora è vedere un uomo senza conoscenza, perché costui vive vegetando in un sonno profondo, in uno stato di nescienza, simile a un morto vivente. Un uomo senza conoscenza è un uomo senz’anima, può avere potenza sul mondo ma non ha potere sul proprio mondo e agisce infine contro l’uomo stesso perché lo illude e lo addormenta. L’uomo che sviluppa la Vera Conoscenza ha invece il giusto potere e lo esercita su se stesso. L’uomo vive per imparare, è lo scopo che ha avuto in sorte ma non impara mai ciò che si aspetta di trovare. Ogni passo verso la conoscenza è una fatica nuova verso l’ignoto, nella trasmutazione di se stesso e dunque nell’abbandono di ciò che non serve più. Per questo tanti si fermano alla prima cosa che imparano diventando fanatici di quella, con una nuova forma di radicamento. Imparare è fatica, la fatica è più grande della bellezza, ma se l’uomo fugge da questo compito, o per terrore, o per stanchezza, per pigrizia, superficialità o presunzione, non vedrà mai la bellezza. L’iniziato deve sfidare la paura, vincere l’inerzia, superare la pochezza, rendere più forte l’intento, solo così acquisterà la vera consapevolezza e diventerà un vero guerriero.
Un altro ostacolo è LA POTENZA, cioè l’uso del potere per gestire gli altri ed aumentare il proprio EGO. Solo colui che rifiuta la potenza esteriore per il potere spirituale e capirà che egli è solo uno strumento dell’energia e diventerà “Uomo di Conoscenza”. Solo alla fine si evidenzierà “l’escogìto”, colui che è stato scelto, ovvero l’iniziato. Essere guerrieri è una forma di autodisciplina in cui l’uomo ha profondo rispetto per tutto ciò che inerisce alla conoscenza “in quanto nel suo percorso si confronta con l’Ignoto ed è egli stesso un Ignoto.”
La paura è necessaria perché dà il senso della grandezza di ciò che si sta facendo; chi non ha paura è nell’incoscienza, la paura genera rispetto ed è necessaria come la morte. L’iniziato è colui che sta per cambiare e la morte è il grande cambiamento. Ogni nostro mutamento si nutre di morte. Per questo l’iniziato sa che la morte gli cammina a fianco e che per trasformarsi deve morire. “Nel suo cammino il guerriero è solo e procede attento, oltre i suoi limiti, equilibrando terrore e ammirazione. “
“Ma perché entrare in mondi paralleli?” chiede Castaneda e Don Juan risponde: “Perché sei una creatura magica di consapevolezza, il cui viaggio evolutivo è stato momentaneamente interrotto da forze esterne che hanno trasformato gli uomini in vortici e li hanno fissati nel loro girare attorno”, perché partiamo da confini angusti ma miriamo all’assoluto, in quanto siamo creature luminose. Energia interna ed esterna possono unirsi creando l’insperato. Il fine del viaggio è l’ampliamento della coscienza.
Don Juan dice che nella stregoneria c’è una parte concreta, rituali e tecniche, e una parte astratta che è la ricerca della libertà, la libertà di percepire senza condizionamento tutto quello che è possibile percepire, percepire l’essenza energetica delle cose, vedere.
Non ha molta importanza che il viaggiatore sia già un sensitivo, importa che arrivi alla purezza del guerriero, col giusto lavoro del tempo e con la totalità di se stesso. Non è lui che procede verso il sapere, è il sapere che lo cerca e che lo trova se resta puro. Occorre che egli sia fluido, duttile e non rigido, che sappia abbandonare gli schemi percettivi e conoscitivi, e si apra lasciando il riflesso distorto delle sue idee; occorre che si abbandoni al nuovo che si rivela, tenendosi vigile ma duttile, paziente ma inflessibile, mettendo da parte ciò che non comprende e lasciando che tutto si faccia chiaro nella necessità del tempo.
Il suo dovere è l’impeccabilità. L’azione più umile è significativa se rafforza la sua impeccabilità. Impeccabilità vuol dire perfezione. Con la perfezione l’energia si focalizza e diventa una forza formidabile che raggiunge il sapere, e il sapere non significa nulla se non diventa ‘potere’ cioè trasformazione. Perfezione vuol dire dare importanza a ciò che si fa e non essere mai superficiali, cialtroni, frettolosi, impazienti o pigri. Qualunque cosa deve essere fatta bene.
Lo sciamanesimo è un sistema magico. Qui la parola più semplice può produrre molto se diventa energia pura, mentre il sistema più sapienziale resta morto se cade in un’anima morta. Ma se il potere esterno e il potere interno si incontrano e si alimentano abbiamo grandi cose. Parola o azione o rito non sono magici di per sé, ma solo se entrano nel fuoco dell’anima e la trasformano. Un’ostia è solo farina e acqua, è solo pane, ma l’ostia assunta dal puro durante la Messa ha nella sua anima una forza catartica immensa. Nulla senz’anima.
Lo stregone insegna a Castaneda a “modificare lo sguardo”, accorciando la messa a fuoco: occorre camminare fissando l’aria o guardare con la coda dell’occhio, così da cogliere gli impercettibili guizzi di ciò che si muove fuori dalla nostra portata visiva. In questo modo si può cominciare a vedere le luminescenze che circondano i corpi fisici, cioè le aure sottili. Se il guerriero cancella la propria storia personale, le proprie aspettative, i propri schemi egoici, le abitudini interpretative, le percezioni ordinarie… se è attento e aperto, coraggioso e paziente, allora gli può accadere di superare lo spazio e il tempo e l’apparenza delle cose e può diventare ciò che realmente egli è: un essere luminoso in un mondo luminoso. Vedere l’energia vuol dire vedere ‘con’ l’energia e ciò che appare è il corpo splendente della vita. “Quando l’uomo libererà la sua consapevolezza dai legami d’ordine sociale, l’intento potrà avviarla su una nuova via evolutiva”
Noi siamo a un passo di distanza dal mondo. Tra noi e la realtà vera c’è il VELO DI MAIA, di cui parlano le tradizioni indiane, il compito è squarciare il velo che ci separa dall’energia assoluta così da contattarla direttamente.

http://www.fuoriradio.com/2004/12/castaneda-e-la-presunta-magia-tolteca-parte-prima/

 

giovedì 5 dicembre 2013

LA REALTA' E' UN ILLUSIONE.





Negli anni '40, Dennis Gabor, premio Nobel per la fisica, sviluppò una teoria matematica che solo venti anni dopo, grazie allo sviluppo tecnologico, poté essere meglio esposta e compresa. Essa infatti richiedeva l'invenzione del laser, per apparire in tutta la sua strabiliante originalità. Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente l'una con l'altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di dieci metri o di dieci miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse cosa stiano facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. Parlando della non-località applicata alla forza gravitazionale: come fa la terra a sapere che io ci sono, per tirarmi verso il basso?! Oppure riguardo all'interazione nucleare forte: perché un elettrone rimane intorno al nucleo piuttosto che andarsene altrove? Cioè, come fanno a comunicare? Arrivare però a dire che la realtà è un'illusione confermando quanto vanno dicendo da millenni le tradizioni esoteriche, sia Occidentali che Orientali, è veramente rivoluzionario. È addirittura esageratamente oltraggioso, quasi ridicolo agli occhi di qualche scienziato legato a modelli di comprensione tradizionali - o forse verrebbe da dire "superati" David Bohm da tempo scomparso scomparso, e già fortemente rimpianto, Bohm, fu uno dei più illustri scienziati dell'era contemporanea. Costui, grazie al concetto di "ologramma" è riuscito a spiegarci in termini scientifici che cos'è il velo di maya di cui la filosofia indiana, ha sempre parlato, illuminando gli occhi di chi ha orecchie attente. Dalle teorie di Bohm, si evince che le energie elettromagnetiche e l'intera realtà fisica, sono create dalla prodigiosa e "magica" natura delle particelle subatomiche, le quali, incredibilmente, si presentano sotto il duplice aspetto di particelle e di onde. Ciò permette a tali particelle di rimanere in contatto e di venire quindi informate a vicenda, indipendentemente dalla distanza che le separa, la quale dunque, a questo punto, è una pura illusione. Le distanze quindi, servirebbero alla mente, per organizzare meglio i dati sensoriali provenienti dal mondo "esterno", esse però, tranne che nella costruzione di questo ordine mentale, non esistono in realtà. In sostanza, secondo Bohm, le particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso organismo; il fatto che appaiano separate, deriva dalla nostra incapacità di vedere la realtà nella sua interezza. Noi vediamo solo la parte e non il tutto, non riuscendo dunque a capire che il tutto è la parte e la parte è il tutto.... La stessa capacità umana di attingere all'istante, ad un qualsiasi ricordo, tra miliardi e miliardi di informazioni contenute nel nostro cervello, non fa che avvalorare la "non-localizzazione" dei ricordi, e quindi la non "catalogabilità" del tempo. Queste importanti rivelazioni, di parte del mondo scientifico contemporaneo, che per chi ha familiarità con l'energia e le sue incredibili manifestazioni, non sono che l'ennesima conferma di saggezze antiche, possono dunque dirigere il mondo intero verso una convivenza migliore. Se tutto è connesso infatti, è assolutamente controproducente da parte di un essere, provocare il dolore o addirittura la morte di un altro essere... Ad un livello profondo di realtà infatti, Bohm direbbe "implicito", è come far male a se stessi. Gli indiani parlavano di karma, ma ne parlavano già 3500 anni fa. Dobbiamo aspettare ancora?


di: Scienza di Confine