lunedì 25 marzo 2013

IL GESUITA PAPA FRANCESCO E LUCIFERO






IL GESUITA PAPA FRANCESCO E LUCIFERO - LE ORIGINI DELL'ORDINE MILITARE DEL NUOVO PONTEFICE: FRANCESCO BORGIA, IGNAZIO DI LOYOLA E FRANCESCO SAVERIO


LUCIFERO

Elementi Chiave

Altri Nomi: Fr. Francesco Borgia

Anno di Origine del Culto: 71 dopo Cristo, ripristinato e riformato tuttavia dai Gesuiti nel 1571

Collocazione: Roma, Chiesa del Gesù

Principali Luoghi di Culto: Roma, Chiesa del Gesù; tutte le Chiese Gesuite fondate sullo stesso design della Chiesa del Gesù

Adorazione: dal 1571 ad oggi


Background

Lucifero rappresenta una delle più comuni denominazioni ai nostri giorni per indicare la personificazione del Male - altrimenti nota come Satana, o il Diavolo. Si ritiene inoltre che Lucifero rappresenti la specifica divinità a cui è diretta la segreta devozione dei Gesuiti, ovvero quella della più potente organizzazione militare e spirituale della storia umana.

Il termine "Lucifero", e il suo utilizzo indirizzato a descrivere il supremo tra gli spiriti del male, è relativamente recente (risale a meno di 700 anni fa) - avendo avuto origine nel XIV secolo ed avendo acquisito popolarità a partire dal 1667 in avanti, successivamente alla pubblicazione del poema epico "Il Paradiso Perduto" ad opera di John Milton.

Etimologia del termine "Lucifero"

Lucifero è un termine Latino che significa 'portatore di Luce (colui che porta la Luce)' (Light-Bringer/Luci-fero)(derivante dal termine 'lux', ovvero luce, e dal verbo 'ferre', ovvero 'portare con sè, portare'). Era comunemente utilizzato per indicare il pianeta Venere, detto anche la "Stella del Mattino".

Cicerone (106-43 avanti Cristo) scrisse:

"La stella Venere è nota come Φωσφόρος (phosphoros) in Greco e Lucifero in Latino quando precede il Sole, e come Espero quando segue il Sole."

Plinio il Giovane (23-79 dopo Cristo) scrisse:

"La stella nota come Venere... quando sorge al mattino (prima del Sole), viene definita Lucifero... mentre quando risplende al tramonto (dopo il Sole), viene definita Vespro."

Contrariaramente alla disinformazione in atto a livello popolare, tale termine non è mai stato associato al male sino alla fase finale del secolo XVI.

Ad esempio, San Girolamo (347-420 dopo Cristo) utilizzò il termine in due occasioni nella sua traduzione e principale rielaborazione della Bibbia di Nicea in Greco nell'ottica della creazione della Bibbia Cattolica nota come Vulgata.

La prima occasione in cui Girolamo utilizzò il termine è in Isaia 14:12, in cui il titolo 'Stella del Mattino' viene attribuito a un tirannico re Babilonese.

La seconda occasione in cui Girolamo utilizzò il termine, è nel suo riadattamento di Pietro 2 1:19, allo scopo di tradurre il termine Greco 'Phosphoros', che ha appunto lo stesso significato letterale, quello di 'portatore di luce' (light-bringer), attribuito a Lucifero.

Primo caso in assoluto di testo scritto in cui viene operata l'associazione tra Lucifero e il Principe delle Tenebre

La prima registrazione storica accertata relativa all'utilizzo del termine "Lucifero" quale denominazione attribuita alla suprema incarnazione del male è riconducibile a Dante Alighieri, che scrisse il suo poema epico "La Divina Commedia" utilizzando quel termine quale denominazione ulteriore di Satana.

La Divina Commedia non era nè ben nota, e neppure un'opera famosa all'epoca di Alighieri, nè lo fu nei decenni successivi. Fu soltanto con la ristampa dell'ultimo manoscritto sopravvissuto, noto come la "Divina", ad opera di Giovanni Boccaccio (1313-1375), che il mondo ebbe la possibilità di conoscere Dante e la sua visione relativa al paradiso, al purgatorio e ai cerchi dell'inferno.

Sfortunatamente, nessun manoscritto originale de "La Divina Commedia" esiste, se non quello che dobbiamo all'opera di Giovanni Boccaccio. In ogni caso, ci sono evidenti prove a suggerire che l'opera fu progressivamente rieditata e perfezionata nel corso dei secoli successivi allo scopo di incorporare gli ultimissimi aggiornamenti a proposito di Papi e di famiglie papali dalle attitudini sinistre - tra le quali nessuna poteva stare alla pari dei "Borgia".

Sebbene le moderne traduzioni della Divina Commedia abbiano oramai deliberatamente modificato la denominazione dei livelli più infimi dell'inferno o 'Borge' (Borgia), nel termine mai adeguatamente descritto e privo di significato di 'Bolge', è praticamente accertato che il poema abbia acquisito considerevole notorietà solo successivamente all'osceno Papato di Rodrigo Borgia (Papa Alessandro VI, 1492-1503).

Non vi sono dubbi sul fatto che l'opera sia stata ben nota tra i circuiti dell'elite nel corso della vita di Francesco Borgia (1510-1572) - l'effettivo finanziatore e fondatore dei Gesuiti. Allora come oggi, i Papi Borgia sono e restano sinonimi della manifestazione stessa del male.

La vendetta dei Borgia - il revival di Lucifero

Tramite la creazione dell'Ordine Gesuita successivamente al reclutamento di Ignazio di Loyola, di Francesco Saverio e di altri, il Cardinale Borgia si dimostrò una potenza politica di rilevanza assoluta. Tuttavia, nella costituzione di un esercito di sacerdoti vincolati ad una lealtà assoluta ed alla condotta di operazioni in cui fosse concesso di utilizzare ogni mezzo possibile, il Cardinale Borgia preparò inoltre il campo per la vendetta definitiva dei Borgia contro le famiglie papali rivali, ed inoltre contro le divinità pagane tradizionalmente adorate in Vaticano, quali Moloch e Cibele - successivamente alla morte, egli sarebbe divenuto la più grande tra le divinità - Borgia sarebbe divenuto Lucifero.

Piuttosto che perseguire l'opera di fiction di Dante, e gli innumerevoli attacchi al nome dei Borgia, il Cardinale Borgia utilizzò la segretezza e la lealtà dell'Ordine Gesuita, e la fase in cui operò in qualità di Superiore Generale dell'Ordine, per collocare sè stesso al vertice, rispetto a tutti gli altri oggetti di adorazione, per ogni singolo Gesuita .

I sacerdoti Gesuiti avrebbero espresso la propria devozione e pregato utilizzando il loro simbolo, IHS, inscritto su una stella risplendente - il simbolismo più importante nelle più rilevanti chiese dell'Ordine (quali la stessa Chiesa del Gesù) - simbolo che sarebbe stato attribuito a Ignazio di Loyola, ma che in verità aveva avuto origine grazie all'opera del Cardinale Borgia.

Non Dio, nè Loyola, nè Francesco Saverio (Francisco Xavier) - bensì Borgia, è lui la chiave essenziale per comprendere il senso e l'importanza del simbolo dell'IHS - anche nell'ambito delle stesse mura della Chiesa del Gesù. In basso viene mostrata un'opera d'arte essenziale, che presenta tale simbolo del Cardinale Borgia, collocato immediatamente a ridosso dell'altare principale, ed in grado di mostrarci quanto la sua rilevanza sia maggiore di quella del Papa e di quella dello stesso Gesù.

Consapevolezza popolare relativamente alla denominazione Lucifero

Sebbene i Gesuiti di livello più elevato adorino il proprio fondatore trapassato come "Lucifero", è stato solo successivamente alla pubblicazione dell'opera "Il Paradiso Perduto" di John Milton, nel 1667, che il termine "Lucifero" quale denominazione attribuita alla suprema incarnazione del male ha cominciato a divenire comune tradizione.

Ai nostri giorni, il termine è comunemente noto - seppure erroneamente - quale sinonimo di Satana o del Diavolo.

Il defunto spirito di Francesco Borgia, l'effettivo fondatore dei Gesuiti, è e resta il primo ed unico Lucifero.


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FRANCESCO BORGIA (S.J.)

Elementi Chiave

Anno di Nascita: 1510

Luogo di Nascita: Gandia, Spagna

Linea di Sangue: Borgia

Moglie: Eleonora di Castro Melo e Menezes

Figli: 8 figli

Carica: Superiore Generale (Preposto Generale della Compagnia di Gesù) (1565-1572)

Anno di Morte: 1572, il 30 Settembre


Background

Francesco Borgia (anche noto come Borja e Borga) nacque nei pressi di Gandia, Valencia, figlio di Juan de Borja (Giovanni Borgia), 3° Duca di Gandia, e di Giovanna d'Aragona, a sua volta figlia di Alfonso d'Aragona, Arcivescovo di Saragozza, il quale, a sua volta, era il figlio illegittimo di Ferdinando il Cattolico (Ferdinando II d'Aragona) e della sua amante Aldonza Ruiz de Iborra y Alemany. Francesco era tra l'altro anche il pro-nipote di Papa Alessandro VI.

Già da bambino fu inviato presso la Corte dell'Imperatore Carlo V. Nel Settembre del 1926, all'età di 16 anni, sposò Eleonora di Castro Melo y Menezes, appartenente alla nobiltà portoghese. Dal matrimonio nacquero 8 figli: Carlos nel 1530, Isabella nel 1532, Juan nel 1533, Alvaro intorno al 1535, Fernando nel 1537, Dorotea nel 1538, e Alfonso nel 1539.

Fu nominato Vicerè di Catalogna e, alla morte di suo padre, Duca di Gandia.

I Borgia, nonostante la notevole ricchezza e le cariche acquisite, avevano continuato a perdere prestigio e influenza nell'ambito dei salotti di potere Papali, soprattutto a partire dalla pubblicazione, per loro tristemente nota, del poema epico "La Divina Commedia" (1316) ad opera di Dante Alighieri, e la relativa presentazione dei Borgia stessi tanto come frequentatori dell'Ottavo Girone dell'Inferno, quanto come dei suoi più noti ospiti, lì impegnati al servizio di Lucifero.

L'utilizzo da parte di Dante di un termine decisamente esoterico ed assai raramente utilizzato, quale Lucifero, nella denominazione dell'entità demoniaca suprema, si dimostrò decisamente singolare e provocatorio, dato che i nomi più comuni per indicarla erano a quei tempi il Diavolo, Satana o Belzebù. Detto questo, buona parte del pubblico a cui era destinata la lettura delle copie della "Divina Commedia" era costituita da ricchi mercanti o dagli stessi vescovi, per cui il termine "Lucifero" rappresentò più che altro un giochino ad uso interno, considerato il riferimento esplicito a Venere e di conseguenza all'adorazione della Dea Madre.

Borgia ebbe inizialmente modo di conoscere Ignazio di Loyola in occasione del complotto mirato all'eliminazione di Papa Clemente VII e dell'Imperatore Carlo V. Nel 1537, Borgia viaggiò personalmente in compagnia dei Gesuiti in direzione di Roma - non appena Loyola e i suoi compagni fecero ritorno da Venezia - allo scopo di incontrare Papa Paolo III. Nel giro di tre anni, i Gesuiti furono ufficialmente riconosciuti quali speciale "Ordine militare" della Chiesa Cattolica, in base alla Bolla "Regimini militantis" (27 Settembre 1540). Essi sono restati una organizzazione militare a partire da tale Bolla Papale, e continuano ad esserlo ai nostri giorni.

Dopo la morte di sua moglie Eleonora, nel 1546, Borgia fu maggiormente coinvolto nella progressiva strutturazione del suo nuovo Ordine, coadiuvato di Ignazio. Borgia ebbe un rilevante ruolo strumentale nell'assistenza fornita alle missioni Gesuite in Oriente e nella creazione della prima missione Gesuita con relativa colonia, a San Paolo, che ricorreva largamente a manodopera composta da schiavi, nel 1554, e più tardi con il porto di Rio de Janeiro, adibito al traffico di schiavi, con relativa colonia, nel 1565, grazie a personaggi quali Emanuel Nòbrega (S.J.) e Joseph Anchieta (S.J.), e relativa milizia Gesuita.

Quando le condizioni di salute di Ignazio cominciarono irrimediabilmente a peggiorare, Francesco Borgia decise che era necessario divenisse lui stesso il Secondo Superiore Generale dell'Ordine che egli aveva contribuito a fondare.

Nel 1554, annunciò che sarebbe entrato a far parte dei Gesuiti e fu prontamente nominato Cardinale da Papa Giulio II. Tuttavia, gli eventi non favorirono Francesco Borgia. Ignazio morì nel Luglio del 1556, durante il Papato di Giovanni Pietro Carafa, in carica come Papa Paolo IV (1555-1559). I Carafa erano stati da sempre i principali avversari di Papa Borgia, Alessandro VI, per cui ad essere nominato Superiore Generale fu, di lì a poco, Diego Laynez (Jaime Lainez).

Papa Paolo IV morì nell'Agosto del 1559, e fu sostituito da Angelo de'Medici (Papa Pio IV). In ambedue i casi, il Superiore Generale Diego Laynez sposò la linea politica del potere dominante, risultando virtualmente intoccabile.

Tuttavia, quando Pio IV fece arrestare, torturò e ordinò l'esecuzione di Benedetto Accolti e di altri membri delle famiglie Papali, in seguito a quello che venne definito un tentativo di attentato, il Cardinale Borgia compì la mossa decisiva, e Pio IV fu avvelenato a morte il 9 Dicembre del 1565. A pochi giorni di distanza, al Superiore Generale Diego Laynez toccò la stessa sorte, e nella fase immediatamente successiva il Cardinale Borgia fu all'unanimità eletto 3° Superiore Generale.

Borgia rafforzò i già notevolissimi poteri del Superiore Generale Gesuita, fino al punto di farli divenire di gran lunga i più elevati tra quelli concessi nell'ambito di qualsivoglia ordine nella storia della Chiesa Cattolica. Nei fatti, sono appunto tali norme, contenute nella Costituzione (Statuto) dei Gesuiti, che hanno portato ad attribuire al Superiore Generale dei Gesuiti il nomignolo di 'Papa Nero'.

Esattamente come il Papa, il Superiore Generale dei Gesuiti poteva ora assolvere i sacerdoti e le nuove reclute da tutti i loro peccati, anche dai peccati di eresia e di scisma, così come dalla falsificazione di scritti apostolici. Inoltre, ai Superiori Generali, dai tempi di Borgia in avanti, è stato concesso il potere "ufficiale", in base a una serie di Bolle Papali e di norme ad esse riconducibili, di modificare sentenze di scomunica, di sospensione e di interdizione ed inoltre di assolvere sacerdoti Gesuiti colpevoli di omicidio e bigamia.

In ogni caso, una delle più straordinarie vittorie del Superiore Generale Borgia fu quella di assicurarsi, sotto il Papato di Gregorio XIII, nel 1572, il diritto per i Gesuiti di condurre attività commerciali e bancarie - un diritto che non era più stato concesso ad alcun ordine della Chiesa Cattolica sin dai tempi dei Cavalieri Templari, 400 anni prima.

Borgia morì in quello stesso anno, il 1572, e viene venerato come Santo della Chiesa Cattolica.


http://one-evil.org/content/people_16c_borga.html



IGNAZIO DI LOYOLA S.J.

Elementi Chiave

Altri Nomi: Inigo Onaz Lòpez de Loyola

Anno di Nascita: 1491

Luogo di Nascita: Castello dei Loyola, Navarra, Spagna

Linea di Sangue: Lòpez

Sposato: No

Figli: Nessuno

Carica: Superiore Generale dei Gesuiti

Anno di Morte: 1556, 31 Luglio


Background

Inigo Lòpez de Recalde nacque in una nobile e benestante famiglia presso il Castello dei Loyola, nel Regno di Navarra, nell'odierna provincia Basca di Guipùzcoa, in Spagna.

Nel 1511, (Giuliano Della Rovere) Papa Giulio II dichiarò una riformata Lega Santa contro la Francia, ordinando ai feudi a lui fedeli di fornire le truppe necessarie. Re Giovanni III di Navarra (1484-1516) rifiutò di aderire dichiarando neutrale il suo regno. Il risultato fu che numerose famiglie nobili (quali quella di Inigo) fecero fronte comune con gli spagnoli (rispondendo alla chiamata alle armi del Papa) contro il loro stesso re e il loro stesso popolo.

Nel 1512, le forze di Ferdinando II d'Aragona, affiancate dalla milizia della Castiglia e dai nobili ribelli della Navarra, unirono le proprie forze sotto il comando del Generale Fadrique Alvarez de Toledo di Castiglia contro Re Giovanni III di Navarra, sconfiggendolo ed annettendo le regioni meridionali della Navarra al Regno di Castiglia.

Inigo di Loyola si comportò egregiamente in battaglia e fu nominato Comandante alle dipendenze di Antonio Manrique de Lara, Duca di Najera e Vicerè per conto della Castiglia (Spagna) nella Navarra occupata, operando a partire dalla base principale di Pamplona - con il compito di rendere più sicuro il dominio spagnolo, e soprattutto allo scopo di condurre attività di Inquisizione nei confronti della popolazione della Navarra.

Sebbene nessun resoconto ufficiale sia giunto sino ai nostri giorni, il dominio di Manrique de Lara, in qualità di Vicerè Spagnolo (Castigliano), pare si sia dimostrato particolarmente duro e crudele, dato che nel 1516 si scatenò una rivolta generale in tutta la Navarra occupata, inclusa Pamplona, nella quale lo stesso Manrique del Lara rimase ucciso. Inigo di Loyola e le truppe della Castiglia sotto il suo comando, tuttavia, si riorganizzarono e diedero la caccia ai nobili ribelli, incendiando le loro città e distruggendo i loro castelli.

Nel 1516, all'età di 25 anni, Inigo di Loyola fu nominato nuovo Vicerè della Navarra occupata, al comando di numerose migliaia di soldati. Nella fase iniziale dell'incarico, egli si dimostrò particolarmente cruento nei confronti delle diverse centinaia di ribelli, a cui diede la caccia servendosi delle proprie truppe e dei suoi inquisitori di fiducia, condannandone infine a morte la quasi totalità. Dopo aver ricevuto l'incarico, Inigo ordinò al suo luogotenente Alfonso Salmeron da Toledo di dare il via alla costruzione di una nuova Cittadella spagnola a Pamplona, una fortezza in grado di dimostrarsi inespugnabile di fronte ad ogni possibile attacco.

Tuttavia, fu l'invenzione ad opera di Inigo di un concetto innovativo noto come "forza professionale di polizia segreta", in termini di gerarchia, rigoroso codice di condotta, normative ed ordini, e di contro-spionaggio, a rappresentare il suo principale e relativamente poco noto contributo alla civiltà.

Al fine di controllare una popolazione decisamente ostile con risorse limitate, Inigo commissionò al suo più affidabile responsabile di polizia segreta, Francisco Xavier (Francesco Saverio) - anch'egli originario della Navarra - il compito di dare vita a rigorose istruzioni, o "regole", grazie alle quali, tali forze di polizia segreta avrebbero garantito la propria assoluta devozione ed addirittura il sacrificio della "propria volontà", allo scopo di assumere tanto il ruolo di soldati di una milizia segreta, quanto il ruolo di guardie del corpo e quello di assassini di "nemici dello Stato", conducendo tuttavia la propria esistenza in mezzo al popolo, e non all'interno di caserme.

Tale concetto riconducibile a bande comprendenti un numero ristretto di uomini ben addestrati in grado di vivere tra la popolazione comune e in numerosi casi di abbigliarsi come rappresentanti di quest'ultima per poter meglio applicare e gestire la legge e l'ordine, piuttosto che condurre la propria esistenza in caserme in gruppi più ampi, rappresentò un'idea assolutamente rivoluzionaria per quei tempi, dato che contraddiceva buona parte delle più "tradizionali" teorie militari legate all'applicazione del principio della “forza preponderante” (overwhelming force).

In senso stretto, Francisco Xavier (Francesco Saverio) non può essere tecnicamente considerato il primo "Capo della Polizia", dato che il termine "Polizia" (dal Latino Polus= "minore" e ice="forza d'attacco") non fu coniato che ai tempi di Re Francesco I, nel 1527, grazie alla fusione delle antiche cariche di Connestabile (Constable) e Maresciallo Sovrintendente (Marshal Provost) che diedero vita a una nuova forza da allora nota come Polizia.

Di così grande successo di dimostrò tale forza di polizia segreta che Inigo di Loyola riuscì a tenere sotto controllo la Navarra con il pugno di ferro per 4 anni, con l'aiuto dei suoi fedeli compagni, Francisco Xavier (Francesco Saverio), Alfonso Salmeron, e Diego Laynez dalla corte di Castiglia.

Nel 1520, numerose importanti città del Regno di Castiglia si ribellarono contro l'Imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero, il nipote di Ferdinando II - incluse le città di Valladolid, Tordesillas e Toledo. Sebbene il compito principale del Vicerè Inigo di Loyola fosse quello di utilizzare le sue migliaia di soldati per difendere la Navarra oramai sotto il controllo della Spagna dagli attacchi francesi, Carlo ordinò al Vicerè che il grosso delle sue truppe fossero spostate in direzione sud per contribuire a domare la ribellione interna alla Castiglia passata alla storia come la "Rivolta dei Comuneros".

Enrico II di Navarra, percependo una possibilità unica, si impegnò a reclutare immediatamente un'armata francese di oltre 14.000 uomini guidati dal Generale Asparros, che avviò l'invasione nel 1521. Nella Navarra occupata, scoppiarono immediatamente le prime rivolte, che misero in decisa difficoltà Inigo di Loyola, il quale si ritrovò soltanto con poche migliaia dei suoi soldati, circondato nella propria Cittadella a Pamplona, oltre a poter contare sulle forze costituite dalla sua polizia segreta. Contrariamente alla storia successivamente rivista e corretta, la Cittadella riuscì a resistere nel corso della Battaglia di Pamplona - nell'ambito della quale il Vicerè Inigo di Loyola rimase gravemente ferito - battaglia che terminò intorno al Maggio del 1521, in parte grazie alla contro-guerriglia coordinata da Francisco Xavier (Francesco Saverio), nel suo ruolo di capo delle forze di polizia segreta e responsabile dei leali membri della propria compagnia resasi praticamente "invisibile" nell'ambito della locale popolazione.

In ogni caso, l'occupazione francese di Pamplona non sarebbe durata a lungo. Nel Luglio del 1521, un grande esercito, proveniente dalla Castiglia, sconfisse il Generale francese Asparros, riconquistando la Navarra meridionale, inclusa Pamplona. Gravemente ferito, Inigo non fu più in grado di ricoprire la carica di Vicerè e fece ritorno al feudo di famiglia per riprendersi e curarsi.

Viene sostenuto che Inigo si sia avvicinato alla religione a partire dal 1522, nel corso del suo periodo di riposo e recupero forzato. Considerato il suo passato di tiranno brutale e sadico, è assai più probabile che, nel corso di tale periodo, egli abbia decisamente raffinato le proprie teorie a proposito dell'utilizzo di corpi miliari segreti, agenti ed assassini da impiegare per mantenere l'ordine, oltre a quelle relative all'utilizzo della forza militare diretta in senso stretto.

A partire dal 1523, Inigo di Loyola si era ripreso a sufficienza dalle ferite subite tanto da poter tornare in servizio, e tra il Maggio e il Giugno di quello stesso anno, egli fu nominato, dallo stesso Carlo V, ambasciatore a Venezia, allo scopo di concludere un trattato con gli astuti manovratori politici veneziani, successivamente all'elezione di un distinto diplomatico e Generale, Andrea Gritti, quale nuovo Doge in quello stesso anno.

Contrariamente alle fiabe in base alle quali si sostiene che Loyola si fosse fermato a Venezia solo per un periodo limitato di tempo, prima di recarsi in Terra Santa, è quasi certo che, in occasione della conclusione del trattato, Loyola abbia trovato il clima e l'ospitalità dei Veneziani particolarmente adatti al suo recupero fisico, oramai in progresso, e che abbia protratto con tutta probabilità la sua permanenza, ospite del Doge Andrea Gritti, almeno sino all'inizio del 1524.

Quando fu richiamato in Spagna da Carlo V nel 1524, non esiste prova alcuna del fatto che Loyola abbia conosciuto una qualsivoglia "conversione", se non una crescente frustrazione e ostilità nei confronti di Carlo stesso, dopo aver ricevuto l'incarico di Governatore di Salamanca, in Spagna, ed inoltre per lo scarso interesse mostrato dall'Imperatore in riferimento alle tecniche raffinate elaborate da Inigo di Loyola e finalizzate alla creazione e alla gestione di una vera e propria forza di polizia segreta in grado di soggiogare qualsiasi nemico.

La goccia che fece traboccare il vaso fu probabilmente il fatto che Loyola fosse stato relegato ai margini nel corso della campagna coronata da successo ai danni di Re Francesco I di Francia, successivamente alla Battaglia di Pavia del 1525, nell'ambito della quale fu semplicemente nominato accompagnatore del re sconfitto in Francia, in occasione del suo rilascio, avvenuto nel Marzo del 1526.

Contrariamente all'assoluta mancanza di interesse da parte di Carlo V riguardo alla "regola della compagnia" promossa da Loyola, in relazione a forze di polizia segreta e di sezioni di assassini specializzati da infiltrare nell'ambito della popolazione comune, Re Francesco, così come i Veneziani, quasi certamente considerarono tali nuove teorie decisamente utili per perfezionare ulteriormente l'arte di "governare".

In cosa consistettero in effetti i rapporti tra Loyola e Francesco I, probabilmente non sarà mai reso noto. In ogni caso, ciò che appare chiaro, è che, da quella fase in avanti, Loyola non si considerò più un leale soldato dell'Imperatore, era oramai divenuto un agente e un maestro per quelli che erano stati in precedenza i suoi nemici, i Francesi, i Veneziani e gli Inglesi.

La crescente ricchezza e arroganza della Spagna sotto il regno di Carlo V, anche grazie all'appoggio dei Medici da Firenze, e di Genova, continuò ad innervosire le altre potenze d'Europa, in particolare gli antichi alleati di Roma, tanto Venezia, quanto l'Inghilterra. Consapevole di aver individuato innovative possibilità nelle nuove tattiche militari impiegate da Loyola, Francesco I di Francia convocò quindi un consiglio di ambasciatori a Cognac, promuovendo la creazione della Lega di Cognac nel 1526, che vedeva Francia, Venezia e Inghilterra fare fronte comune contro la crescente ricchezza e potenza della Spagna oltre che dei Medici e delle famiglie Lombarde all'opera per il Vaticano. Nella stessa fase, la "Rivolta dei Contadini" (Peasants Revolt) si scatenò in Germania, forzando Carlo a destinare il grosso delle sue truppe a contenere la potenziale perdita di feudi dal notevole valore economico.

Mentre Carlo veniva distratto dai problemi legati alla Germania, nel 1527, la Lega di Cognac fece giungere un significativo contingente militare in Italia, e si mosse per attaccare Roma, a tale attacco corrisposero ribellioni in numerose città italiane, quali Milano e Firenze, guidate dai Colonna, contro Giulio de'Medici (Papa Clemente VII). Le numerose migliaia di truppe comandate da Lorenzo d'Anguillara, inclusa la Guardia Svizzera Papale, non riuscirono a far fronte agli eserciti uniti di Francia, Inghilterra e Venezia.

Le susseguenti tattiche di guerriglia della milizia papale, che si era progressivamente occultata tra i civili, nel 1527, costarono assai care alla popolazione di Roma, tanto da ridurre la popolazione romana da 98.000 a 32.000 abitanti in appena 8 giorni. In ogni caso, Giulio de'Medici (Papa Clemente VII) riuscì a fuggire.

Successivamente, le forze della Lega concentrarono le loro attenzioni più a sud, in direzione di Napoli. In ogni caso, l'assedio non ebbe gli esiti sperati, e tanto l'esercito francese, quanto quello inglese, subirono notevoli perdite a causa della peste, fu così che ebbero fine le speranze di una campagna d'Italia rapida e di successo.

L'intero resoconto storico relativo a tali eventi è stato deliberatamente mistificato, se non addirittura riportato travisando tuttavia le parti in lotta, tanto che è stata attribuita allo stesso Carlo V di Spagna la responsabilità del cosiddetto "Sacco di Roma" del 1527, e non alla Lega di Cognac. In ogni caso, Carlo riuscì ad utilizzare tali eventi a proprio vantaggio, tenendo per sè una parte ancora maggiore del prezioso bottino rappresentato dal Nuovo Mondo con tanto di "legale" Autorizzazione Papale (Papal Charter).

Al contrario della mitologia riguardante Inigo di Loyola, in base alla quale egli è stato definito una sorta di "soldato itinerante", che in maniera quasi "magica" pare si sia assicurato una istruzione di livello elevato presso l'Università di Parigi, appunto presso i suoi precedenti nemici, Loyola si rese invece responsabile diretto della creazione della prima Forza di Polizia ufficiale della storia, nell'occasione in cui Francesco I nel 1527 fuse le antiche cariche di Connestabile (Constable) e di Maresciallo Sovrintendente (Provost Marshal) creando una nuova forza nota come "Marèchaussè", o più formalmente come Connestabile e Maresciallo di Francia (connètablie et marèchaussè de France) – e comunemente nota come Polizia.

Per assicurarsi l'effettività e l'auto-regolamentazione in relazione a tale nuovo concetto di "forza di polizia" professionale, Inigo affidò agli stessi effettivi la responsabilità di aderire alla propria "Costituzione", rispetto alla quale ogni singolo membro della "marèchaussè" doveva prestare giuramento in base al principio di "E Spiritus De Corpus" - vale a dire in base allo "Spirito di Corpo/della Compagnia", nel linguaggio comune indicato semplicemente come "spirito di corpo".

In definitiva, nel 1529, Carlo V offrì alla Lega di Cognac una tregua, a patto che ritirasse le proprie truppe dall'Italia. Tale tregua è passata alla storia come il Pace (Trattato) di Cambrai, dato che fu firmata nella omonima località nel nord della Francia.

Il trattato fornì a Carlo ancora più potere, riconducendo inoltre Giulio de'Medici (Papa Clemente VII) in Vaticano, a Roma, tuttavia la condizione posta fu che i membri della Lega fossero assolti dalla colpa legata al "sacco di Roma".

In ogni caso, Carlo V e Giulio de'Medici (Papa Clemente VII) non riuscirono ad ottemperare a quelle che erano le proprie intenzioni iniziali, ed alla fine Papa Clemente VII si decise a lanciare un'offensiva per vendicarsi del tradimento di Venezia, mentre Carlo rinnovò le proprie pretese presso Enrico VIII in relazione al Nord America.

Nonostante la propria frustrazione in riferimento ai limiti imposti progressivamente rispetto alla propria visione, Inigo di Loyola restò alle dipendenze di Francesco I, almeno fino al 1534. Tuttavia, pare che Loyola ricevette infine una "più alta chiamata", in forma di allettante proposta, da parte di alcuni emissari di Alessandro Farnese e del Doge Veneziano Andrea Gritti, all'inizio del 1534, proposta che, riassumendo, sarebbe consistita nel fatto che, se fosse stato possibile "liberarsi" dell'Imperatore (Carlo V) e di Papa Medici, ebbene a quel punto il sogno di Loyola sarebbe potuto divenire realtà.

Fu l'avanzamento di questi piani segreti che portò per la prima volta a stabilire i primi contatti tra Loyola e Francesco Borgia, il pro-nipote, per via paterna, di Papa Alessandro VI. Utilizzando l'esperienza acquisita presso Re Francesco I, Loyola modificò quelle originarie Costituzioni allo scopo di creare un nuovo Ordine - un Ordine di "Soldati di Cristo", tra loro legati da uno Spirito di Corpo caratterizzato da obbedienza e lealtà assolute nei confronti dei propri Superiori, pronti a morire senza esitazione "Per la Maggior Gloria di Dio" ("A Maggior Gloria di Dio"), o AMDG, "Ad Maiorem Dei Gloriam".

A partire dall'estate del 1534, Loyola aveva già convocato i propri vecchi compagni a Parigi affinchè lo assistessero nella creazione di tali nuovi "Soldati di Cristo", tra questi vi erano Francisco Xavier (Francesco Saverio), Alfonso Salmeron, Diego Laynez, e Nicola Bobadilla, tutti spagnoli, Peter Faber, un francese, e Simao Rodriguez dal Portogallo.

Il "Giorno dell'Assunzione", il 15 Agosto 1534, Inigo e gli altri 6 suoi compagni si incontrarono nella cripta della Cattedrale di Saint Denis (San Dionigi), presso Montmartre, a Parigi, e fondarono la Compagnia di Gesù - "per attaccare i nemici della Chiesa ricorrendo a qualunque mezzo possibile, e per recarsi senza porre alcuna obiezione ovunque il Generale dell'Ordine avrebbe ordinato".

In ogni caso, quest'ultimo non fu semplicemente un giuramento, e un rito. Poichè in questa prima segretissima cerimonia relativa alla creazione dei Gesuiti, vi sono le origini delle stesse cerimonie segrete della Massoneria, che risalgono indietro nel tempo sino al culto di Osiride. Qui, nella cripta, ogni iniziato "moriva" rispetto al proprio vecchio sè, giurando assoluta lealtà allo Spirito di Corpo (Esprit De Corps), la propria lealtà assoluta e senza limiti temporali a Ignazio stesso, in qualità di "Illuminato". E' così che ebbe origine il codice di condotta morale più rigoroso tra le organizzazioni che hanno fatto la storia dell'umanità - uno Spirito di Corpo che solo in casi rarissimi è stato rotto nel corso dei numerosi secoli della sua esistenza.

Successivamente alla cerimonia, un gruppo, che includeva Loyola, si spostò a nord, nei Paesi Bassi, per pianificare e porre in atto il tentativo di omicidio ai danni dell'Imperatore, mentre un altro gruppo si diresse verso Roma per occuparsi, tramite il veleno trattato nel tristemente noto libro sui Borgia, del destino di Giulio de'Medici (Papa Clemente VII).

Loyola, e il gruppo che con lui si era spostato nei Paesi Bassi, fallì nel tentativo di assassinare l'Imperatore, tuttavia, appena 40 giorni giorni più tardi, il 25 Settembre del 1534 (a 41 anni), Papa Clemente VII trovò la morte, e Alessandro Farnese fu eletto nuovo Papa.

Dopo essere sfuggito alla cattura, Inigo di Loyola non fece ritorno a Parigi, si diresse invece in direzione di Venezia dove fu calorosamente accolto dal suo vecchio compagno, il Doge Andrea Gritti di Venezia. Tuttavia, prima che Venezia sponsorizzasse, con l'appoggio decisivo del nuovo Papa Paolo III, la creazione della "Forza di Polizia" internazionale di Loyola, lo stesso Loyola avrebbe dovuto dimostrare nuovamente il proprio talento fornendo aiuto a Venezia nella creazione di una nuova forza militare "che operasse sul mare".

Fino a questa fase storica, i Veneziani avevano fatto ricorso alle abilità militari di altri e alle proprie brillantissime capacità a livello bancario e finanziario per stringere accordi riconducibili a tematiche di carattere militare, o anche ricorrendo al pagamento di mercenari al fine di garantirsi adeguate capacità belliche, utilizzando truppe storicamente note come i "lagunari". Tuttavia, la potenza militare dell'Impero Ottomano e gli eserciti professionali sempre più numerosi dei paesi d'Europa, implicavano che tale capacità bellica "in affitto" non costituisse più un sentiero strategicamente percorribile - soprattutto in relazione al fatto che le minacce nei confronti della potenza veneziana si facevano sempre più numerose.

La soluzione proposta da Inigo di Loyola ai Veneziani fu la creazione delle prime unità militari professionali permanenti di Venezia, denominati ufficialmente Reparti di Marina (Marine Corps) - un esercito limitato costituito da poche miglia di soldati altamente addestrati, altamente motivati, legati da un sacro giuramento di assoluta e incrollabile fedeltà e onore. Il termine "Marine" (di marina), stava ad indicare appunto il "mare", mentre il termine "corps" (reparti) stava ad indicare, in tale contesto, un "banco di cavalieri" (bank of knights), per cui il primo corpo dei "marine" della storia era riferito, letteralmente, a una "banda di cavalieri di mare" - la denominazione "Fanti da mar" (fanteria di marina) rappresenta una deliberata mistificazione per occultare la loro denominazione ufficiale.

Nel frattempo, a Venezia, nel 1537, all'età di 46 anni, Inigo di Loyola e i suoi più fedeli compagni presero i voti, e furono resi Frati Francescani presso la Basilica dei Frari, giurando fedeltà al "Papa Grigio", ovvero al Ministro Generale (dell'Ordine dei Frari/Frati Minori Francescani), e di conseguenza a Venezia e alla sua partnership con Roma nota come SANTA SEDE.

Nel 1537, questi neo-membri dell'Ordine dei Frati Minori (Francescani) viaggiarono in direzione di Roma per incontrare Papa Paolo III, con Loyola ansioso di onorare la propria promessa e garantirgli i servizi offerti da tale nuova Polizia, ovvero dalla "Compagnia di Gesù", operando per conto dei Veneziani e del Culto Romano che controllava, e controlla oggi, la Chiesa Cattolica. Tuttavia, le sue ambizioni furono immediatamente frustrate. In poche parole, un'entità in tale maniera strutturata, rappresentava decisamente uno strumento di potere troppo grande, e i Cardinali si dimostrarono decisissimi ad opporsi alla sua costituzione con ogni mezzo.

Loyola fu costretto a restare a Roma, alle prese con giochi diplomatici e politici, impegnato ad offrire concessioni e condizioni, quali quella in base alla quale il nuovo Ordine avrebbe avuto la propria sede a Roma e non a Venezia, e fissando regole per l'Ordine che assicurassero la sua assoluta affidabilità rispetto allo status quo, delimitando inoltre con precisione i poteri di tale Ordine oramai in rampa di lancio. Alla fine, dopo tre anni di trattative lunghe e difficili, quelle concessioni furono sufficienti, a Papa Paolo III, per emanare in tutta tranquillità una Bolla Papale appositamente dedicata.

Papa Paolo III fissò i poteri dell'Ordine tramite la Bolla Papale "Regimini militantis" (27 Settembre, 1540), tuttavia limitò il numero dei suoi membri a 60. Tale limite numerico ostacolò decisamente il ruolo che Loyola si era augurato per i Gesuiti, e rese il proprio principale proposito, quello di rappresentare la più potente forza di Polizia mai concepita, solo teorico. In ogni caso, esercitando l'arte della pazienza e ricorrendo ad ulteriori negoziati, tale limite numerico fu successivamente rimosso grazie alla Bolla Papale "Injunctum nobis" del 14 Marzo 1543.

Un'altra rilevantissima vittoria, nel corso del processo che condusse alla attuale struttura dell'Ordine Gesuita, è riconducibile al fatto che Paolo III emanò una Bolla Papale nel 1545 che permise loro di predicare, confessare e dispensare i sacramenti ed inoltre di celebrare la messa senza fare riferimento ad un vescovo - collocando così i membri dell'Ordine al di fuori del controllo esercitabile da parte del clero regionale.

Inoltre, sebbene tecnicamente da considerare dei monaci, la Costituzione di Loyola era unica nel proprio genere, dato che esentava tali nuovi sacerdoti (frati) dalla regola della clausura (ovvero dalla vita in monastero). Al contrario, i monaci Gesuiti erano incoraggiati a "vivere nel mondo".

Nel 1546, Papa Paolo III affidò ai Gesuiti la loro prima missione politica, nominando Lainez e Salmeron come propri rappresentanti ufficiali presso il Concilio di Trento, in qualità di Teologi Pontifici. Lainez, con l'aiuto del Cardinale Monroe, con successo sconfisse praticamente ogni singola iniziativa in agenda indirizzata alla riforma della Chiesa Cattolica, assicurandosi che il potere del Papa rimanesse sostanzialmente intatto se non potenziato.

Inigo (Ignazio di Loyola) morì a Roma, il 31 Luglio del 1566.

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FRANCISCO XAVIER (FRANCESCO SAVERIO) S.J.

Elementi Chiave

Altri Nomi: Francisco de Jaso y Azpilicueta

Anno di Nascita: 1496

Luogo di Nascita: Javier, Navarra

Linea di Sangue: Casato di Javier

Sposato: Sì

Figli: Jerome Javier

Anno di Morte: 1552, Dicembre (all'età di 56 anni)


Background

Francisco de Jaso y Azpilicueta (altrimenti noto come Francisco Xavier, o Francesco Saverio) era il figlio più giovane del nobile basco Juan de Jasso ed erede del titolo dei Javier, derivante da sua madre, Maria de Azpilicueta y Javiera. Suo padre era noto per essere un nobile di alto lignaggio presso la Corte di Re Giovanni III di Navarra (1484-1516).

Nel 1512, quando Francesco aveva appena 16 anni, la parte meridionale del Regno di Navarra fu annessa dalle forze di Ferdinando II d'Aragona, comandate dal Generale Fadrique Alvarez di Toledo dalla Castiglia - una rappresaglia legata al fatto che la Navarra aveva rifiutato di aderire alla Lega Santa promossa da Papa Giulio II contro la Francia. Il feudo dei Javier fu in quella fase annesso dal Regno di Castiglia.

Nel 1516, quando Francesco aveva 20 anni, suo padre e i suoi fratelli ebbero un ruolo rilevante nella rivolta, poi fallita, ai danni del giogo di Manrique de Lara, riuscendo tuttavia a riconquistare Pamplona per un breve periodo di tempo, ed eliminando lo stesso de Lara. In ogni caso, il Comandante dei Castigliani (Spagnoli), Inigo di Loyola, riuscì a riorganizzare le sue truppe, mettendo in rotta e catturando i ribelli, inclusi Francesco e la sua famiglia.

Come ricompensa per aver riguadagnato il controllo dell'area, Inigo (Ignazio) di Loyola, all'età di appena 25 anni, fu nominato nuovo Vicerè, ed immediatamente intervenne elargendo pesantissime condanne ai danni delle famiglie nobili ribelli, distruggendo i loro castelli e massacrandone la massima parte. Ma prima di dare il via a tali atti, offrì ai leader del movimento dei ribelli la possibilità di cambiare fronte, collaborando con lui, principalmente allo scopo di creare una locale "forza di polizia".

La concezione che prevedeva piccoli gruppi di uomini ben addestrati in grado di vivere in mezzo al popolo e di abbigliarsi appunto come rappresentanti di quest'ultimo per meglio controllare la legge e l'ordine, piuttosto che risiedere in caserme in gruppi di dimensioni maggiori ,rappresentava un'idea radicalmente rivoluzionaria per quei tempi, dato che andava contro buona parte della "tradizionale" strategia militare legata al principio della "forza preponderante" (overwhelming force). A ragione, Loyola riteneva che la pura forza bruta non sarebbe stata sufficiente per conservare il controllo dell'annessa Navarra.

Quando toccò al padre di Francesco, egli accettò tale ruolo, trasformandosi nel primo "commissario di polizia". I resoconti storici in base ai quali Loyola avesse distrutto il castello dei Javier rappresentano pura e semplice disinformazione. E' quasi certo, invece, che il castello dei Javier sia stato preso di mira da altre famiglie nobili, che vedevano in Francesco e nella sua stessa famiglia dei traditori. Francesco fu l'unico a sopravvivere.

Mentre Loyola dava la caccia e progressivamente provvedeva ad eliminare i nobili ribelli che si erano resi responsabili del fatto, a Francesco Saverio fu offerta, ed egli l'accettò, la carica di secondo "commissario di polizia".

Nel senso proprio del termine, Francesco Saverio non può essere considerato a tutti gli effetti un "Capo della Polizia", dato che il termine "Polizia", (dal Latino Polus= "minore" e ice="forza d'attacco") non fu coniata che ai tempi di Re Francesco I, nel 1527, grazie alla fusione delle antiche cariche di Connestabile (Constable) e Maresciallo Sovrintendente (Marshal Provost) al fine di creare una nuova struttura operativa, da quel punto in avanti nota come Polizia.

Dopo che la sua famiglia fu massacrata dai nobili ribelli, Francesco Saverio si dimostrò risolutamente dedito al proprio nuovo ruolo, e al servizio da prestare a beneficio di Loyola. Fu così efficiente nel suo ruolo che quando Enrico II tentò di riconquistare il resto del Regno di Navarra nel 1521, scatenando la propria offensiva con decisione, furono Francesco Saverio e le sue forze di polizia a sottrarre, tramite la propria condotta, ingenti contingenti militari dalle forze impegnate a porre sotto assedio la Cittadella di Pamplona, iniziative che ebbero come effetto la possibilità per le truppe di Loyola di guadagnare tempo a sufficienza per organizzare una reazione e sconfiggere i francesi.

Tuttavia, quando Loyola fu rimpiazzato da Diego di Avellaneda in qualità di Vicerè, nel 1521, a causa delle gravi ferite ricevute, anche la sua forza di polizia appena costituita fu congedata, e Francesco Saverio fu costretto ad abbandonare la Navarra e a viaggiare sotto mentite spoglie, prima in direzione nord, verso la sezione della Navarra controllata dai francesi, raggiungendo infine la Francia.

Nel 1522, mentre il recupero di Loyola lentamente proseguiva, Saverio fece richiesta diretta di assistenza e ausilio, che Loyola prontamente gli concesse, assicurando a Saverio fondi a sufficienza per viaggiare sino a Parigi ed essere ammesso alla locale e prestigiosissima Università, presso la quale aveva intenzione di completare i propri studi. A partire dal 1526, Saverio non solo aveva condotto a termine in maniera eccellente i propri studi, ma era divenuto addirittura docente presso quella stessa Università.

In quell'anno, Loyola giunse a Parigi quale rappresentante ufficiale dell'Imperatore Carlo V, impegnato a ricondurre in patria Re Francesco I. Saverio e Loyola si ricongiunsero ed anche lo stesso Loyola frequentò per un breve periodo l'Università di Parigi, allo scopo di perfezionare ulteriormente le proprie strategie ed idee.

A partire dal 1527, Loyola, grazie all'aiuto di Saverio, con successo contribuì alla creazione della prima Forza di Polizia ufficiale della storia, quando Francesco I, nel 1527, fuse le antiche cariche di Connestabile (Constable) e Maresciallo Sovrintendente (Marshal Provost) in una nuova forza, nota come Marèchaussè, in termini più formali definita i Connestabili e Marescialli di Francia (Constabulary and Marshalcy) di Francia (connètablie et marèchaussè de France) – e comunemente noti da allora come Polizia.

Quando Francesco Borgia, quale alleato ed emissario di Alessandro Farnese e dei Veneziani, avvicinò Loyola per affidargli una pericolosa missione, al successo della quale era condizionato il finanziamento della visione di Loyola relativa a una innovativa ed imponente forza di polizia, Francesco Saverio fornì il suo contributo in termini di pianificazione strategica e logistica.

Il "Giorno dell'Assunzione", il 15 Agosto del 1534, con la benedizione di Francesco Borgia, Inigo (Ignazio) e gli altri 6 suoi compagni si incontrarono nella cripta della Basilica di Saint Denis (San Dionigi), presso Montmartre, a Parigi, e fondarono la Compagnia di Gesù - "allo scopo di attaccare i nemici della Chiesa e dargli la caccia ricorrendo a ogni mezzo, e di essere pronti a dirigersi senza porre obiezioni ovunque il Papa avrebbe comandato".

E' praticamente certo che Saverio abbia accompagnato Loyola nei Paesi Bassi in occasione del fallito attentato che prevedeva l'assassinio dell'Imperatore Carlo V nel 1534, così come nel successivo tentativo di sottrarsi agli arresti, viaggiando in direzione di Venezia subito dopo.

Di nuovo, pare certo che Francesco Saverio di sia dimostrato fondamentale, in riferimento alla consulenza fornita a Loyola nell'ottica della creazione del Corpo dei Marines Veneziani nel 1537, ovvero della "banda dei cavalieri di mare", tra l'altro l'antesignano diretto del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. In quello stesso anno, con altri compagni di Loyola, detti anche i "leali", Saverio prese i voti, divenendo Frate Francescano presso la Basilica dei Frari (Frati Minori Francescani), giurando fedeltà al "Papa Grigio", ovvero al Ministro Generale (dei Frati Minori Francescani), e di conseguenza a Venezia e alla sua partnership con Roma, ovvero alla SANTA SEDE.

Nel 1537, Saverio viaggiò quindi con Loyola ed altri membri dell'Ordine dei Frati Minori in compagnia del loro principale promotore, Francesco Borgia, allo scopo di ottenere l'approvazione papale per il proprio Ordine. Papa Paolo III approvò quindi l'Ordine dei Gesuiti con la Bolla Papale "Regimini militantis" (27 Settembre, 1540), ma limitò il numero dei suoi membri a 60. Tale limite numerico fu successivamente aggirato grazie alla Bolla Papale "Injunctum nobis" del 14 Marzo 1543.

Tra le prime missioni chiave strategiche per i Gesuiti, vi fu quella orientata a stabilire relazioni a numerosi livelli con le emergenti dinastie dell'Oriente, le quali (anche con un limitato appoggio militare) avrebbero potuto contribuire a contenere l'espansione dell'Impero Ottomano. Le principali priorità erano e restavano i rapporti con l'Impero Mughal (Moghul) e gli interventi atti ad incidere sul vuoto di potere determinatosi nella regione della Persia.

Francesco Saverio fu scelto per condurre tale essenziale missione, accompagnato da un gruppo di Gesuiti, a partire dal 1541, per ci egli viaggiò attraverso il Mediterraneo, passando per Il Cairo, quindi per Suez e di lì in direzione del Mar Morto e lungo le coste dell'Arabia, sino a giungere in Persia. Per occultare tale missione, e il ruolo chiave in relazione ad essa ricoperto dai Gesuiti, questo episodio è stato completamente cancellato dalla storia. La tradizione riporta invece la versione di un viaggio ridicolo e assolutamente privo di senso caratterizzato dalla circumnavigazione del continente africano per giungere infine in Madagascar - in pratica trascurando completamente le antichissime e più comuni rotte in direzione dell'Iran e dell'India (che prevedevano il passaggio attraverso l'Arabia) operative da migliaia di anni.

Nonostante l'assurdità e la natura assolutamente illogica di tale "primo viaggio" tradizionale di Saverio e dei Gesuiti – un viaggio radicalmente in contraddizione con le più comuni e tradizionali rotte commerciali e di transito di quella fase storica - i Gesuiti e il Vaticano continuano ancora ai nostri giorni a rifiutare di ammettere che Saverio, o qualsivoglia Gesuita, abbia mai messo piede in Iran, se non qualche decennio più tardi.

Saverio e i suoi Gesuiti giunsero infine in India nel 1542, area in cui stazionarono sino al 1545, per tornare successivamente in Iran. Nuovamente per nascondere la tappa in Iran, i Gesuiti hanno sin da quel tempo elaborato la fantasiosa storia in base alla quale Francesco Saverio avesse viaggiato avanti e indietro lungo lo Stretto di Malacca.

Nel 1548, i disciplinatissimi Ottomani, consapevoli della crescente potenza del Safavide Tahamasp I, che ora beneficiava del contributo dei suoi consiglieri militari Gesuiti, attaccò e temporaneamente conquistò Tabriz. Tuttavia, grazie a un "miracolo" ancora più grande, i Safavidi ebbero successo, in maniera quantomeno singolare, nella propria controffensiva, riuscendo a ricacciare indietro gli assai più disciplinati Ottomani. Come ricompensa per il servizio fornito, ai Gesuiti furono concessi titoli su tutte le terre che circondavano le antiche rovine di Ray, mentre Tahamasp I si impegnò nella costruzione della sua nuova capitale Qazvin circa a 145 km a nord-ovest del primo possedimento Gesuita in Asia.

I Gesuiti denominarono la loro prima stazione commerciale e possedimento terriero in Asia quale "Ter'gan" dell'Ordine, termine che in ebraico significa "giardino benedetto" - un anagramma per "Eden". Noi conosciamo oggi le terre concesse ai Gesuiti come la città di Teheran.

Francesco Saverio fece quindi ritorno in India nel 1548, questa volta fornendo al Mughal (Moghul) Indiano ciò che egli desiderava - un trattato ed un accordo commerciale con Tahamasp I.

Fresco del successo diplomatico riconducibile all'aver costituito rapporti commerciali tra l'Iran e l'India, Saverio giunse in Giappone nel 1549, paese in cui sostò fino al 1551, fallendo tuttavia nel suo tentativo di raggiungere accordi diplomatici di rilievo. Diresse invece le proprie attenzioni nei confronti della Cina, e, nel Dicembre di quello stesso anno, approdò sull'isola cinese di Shangchuan, morì tuttavia nel Dicembre del 1552, all'età di 56 anni.

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sabato 16 marzo 2013

COME AVVIENE LA PERCEZIONE DEL MONDO ORDINARIO?





Come avviene la percezione? Dalla fonte non emanano solo le uova luminose, ma anche delle grosse fasce di energia. Dei flussi di energia che si estendono ovunque, in ogni direzione. All’interno delle uova luminose c’è un punto che risplende maggiormente, e si trova più o meno nella stessa posizione in tutti gli esseri umani, una trentina di centimetri alle spalle della scapola destra, circa quindici gradi più in alto. In quel punto si «assembla» la percezione del mondo. Per questo veniva chiamato «punto di unione» o «punto di assemblaggio». La percezione si ha quando il punto di unione allinea le fibre luminose delle grandi fasce di emanazione dell’Aquila. In quel punto particolare, l’energia si traduce in fibre luminose, facendo sì che nascano i ricordi di un essere umano. Il punto di unione è solitamente reso fisso dalla consuetudine, perché nessuno ci ha mai insegnato a spostarlo. E nessuno ci ha mai insegnato perché spostarlo. Un movimento del punto di unione «allinea» nuove fibre di energia, e si percepiscono cose differenti. Di solito eventi traumatici sbalzano il punto di unione in una nuova posizione, per qualche tempo. In questo modo i nuovi ricordi appena creati vengono «immagazzinati» in una posizione non consueta, per cui quando il punto di unione ritorna al posto originale, dimentichiamo quanto accaduto. È questo il motivo per cui tendiamo a non ricordare gli eventi tragici e improvvisi. Le donne lo sperimentano all’atto del parto. Durante il parto, il punto di unione viene spostato inconsciamente a causa del dolore e della tensione. Sono momenti molto «forti», ma dopo qualche giorno la madre tende a dimenticare quanto ha vissuto, per poi ricordarsene al parto successivo. Questo è anche il motivo per cui nessuno di noi ricorda la maggior parte dei sogni avuti durante la notte. Durante i sogni il punto di unione si sposta, creando percezioni e ricordi in posizioni inconsuete, troppo lontane dalla nostra soglia di coscienza durante la veglia. Uno spostamento laterale e profondo del punto di unione porterà all’allineamento di mondi differenti, ma pur sempre umani (è quanto accade durante la maggior parte dei sogni comuni). Uno spostamento del punto di unione verso il basso, all’interno dell’uovo luminoso, può allineare modi di percepire non umani. Gli sciamani in grado di operare consapevolmente questo tipo di spostamento venivano chiamati «diableros». È proprio questo uno dei punti fondamentali. Tutto ciò che percepiamo è in qualche modo reale, ma al contempo non è la realtà. La realtà (in qualche modo è emersa in Matrix, anche se in forma distorta) è che tutti noi siamo delle bolle luminose «agganciate» a delle fasce di emanazione. Tutti gli esseri quindi (a parte la differenziazione tra organici e inorganici, che vedremo dopo) si differenziano non tanto per la dimensione dell’uovo luminoso, ma per la posizione del loro punto di unione. È questo il principio utilizzato da quegli sciamani in grado di assumere la forma di corvo, puma, orso. I diableros. Quando qualcuno di noi ha ricordi di altre vite, sta semplicemente allineando il suo punto di unione con parte di quelle fibre luminose che hanno composto il suo «bozzolo» all’atto della nascita.



http://www.fuocosacro.com/pagine/articoli/visionecastaneda.htm


L'ARTE DEL SOGNARE.








PADRONEGGIARE "L'ARTE DEL SOGNARE"



Sogno = Varco Verso l'infinito

Sognare = l'arte di spostare a volontà dalla sua posizione abituale il punto d'unione per intensificare e ingrandire la portata di quel che si può percepire

intendere il corpo energetico [privo di massa, è pura energia] è lo scopo del sognare e' l'arte dell'ATTENZIONE poiché mediante ad essa riusciamo a trattenere le immagini di un sogno così come tratteniamo le immagini del Mondo 

ritorno al Punto di Partenza [evitare scarica di energia ad ogni sguardo, nella ricerca di altri "esploratori" sconosciuti, flussi di energia aliena; ]

l'Arte del Sognare tratta dello spostamento del "P.DI.U (PUNTO DI UNIONE,e'il punto di percezione all'interno del nstro corpo)punto di unione,definito cosi' dagli sciamani toltechi.

l'Agguato è larte che si occupa della "Fissazione" del p. di u. in qualsiasi posizione si sia spostato - per far acquistare coesione (al nuovo p. u... rederlo sia stazionario sia FLUIDO,  così da percepirlo con coerenza)
Più è chiara la visione nei sogni e maggiore è la nostra coesione
Vedere e Sognare accadono solo se il guerriero è capace di interrompere il dialogo interiore


SBATTI gli OCCHI con oggetti davanti (es. mani) e ricorda le impressioni

OGNI GUERRIERO HA IL PROPRIO MODO DI SOGNARE...
Secondo le istruzioni di don Juan, non appena I'immagine delle mie mani avesse cominciato a dissolversi o a mutare in qualcosa d'altro, avrei dovuto spostare lo sguardo dalle mani a qualsiasi altro elemento circostante... quando l'immagine dell'elemento si fosse dissolta, spostare lo sguardo su qualcos'altro e cosi via...


La spiegazione degli stregoni del modo in cui sceglier un argomento per il sognare, è che un guerriero sceglie I'argomento, imponendosi deliberatamente un'immagine nella menre e facendo tacere il dialogo interno. In altre parole, se è capace di non parlare con se stesso e, anche solo per un istante, afferra l'immagine o il pensiero di cui vuole sognare, l'argomento desiderato verrà a lui... Se si è capaci di troncare il flusso di  immagini e di pensieri dentro di noi e se si smette di parlare con  noi stessi, si acquistano certi poteri, come questo di imporre un’immagine e di fare che essa si presenti esteriormente a noi

Ma questa fluidificazione del reale non va senza sofferenze e nausee.

il doppio (che è la nostra consapevolezza del nostro stato di esseri luminosi), sebbene lo si raggiunga sognando, è certamente reale


E' il nostro "gemello energetico / luminoso" , nel senso di copia esatta del conglomerato di energia definito corpo.
Sinonimi: Corpo del Sogno, l'Altro sé, o soltanto l'Altro

Il corpo fisico ed energetico vengono generati insieme e costituiscono una unità, tuttavia alla nascita vengono separati da forze esterne, così che oggi non abbiamo più alcuna idea della sua esistenza.

Sognare  è il culmine degli sforzi degli stregoni, l'uso conclusivo del Nagual...

"Il doppio possiede corporeità?" chiesi.
 “Certo”, disse don Juan. “Solidità, corporeità, sono memorie. Perciò, come ogni altra cosa che noi sentiamo del mondo, sono memorie che accumuliamo. Memorie della descrizione”.

Don Juan a Carlos Castaneda - L'isola del Tonal 




TECNICA DEL GUARDARE LE MANI (O ALTRI PARTICOLARI SOGGETTIVI)
Ogni volta che guardi le mani rigeneri  il potere necessario per sognare, perciò all'inizio non guardare troppe cose. Sono sufficienti quattro oggetti ogni volta. Più avanti puoi allargare il campo fino a coprire tutto quello che vuoi, ma appena le immagini cominciano a spostarsi e senti che stai perdendo il controllo torna alle mani

TECNICA DEL DECIDERE UNA DESTINAZIONE E CONTROLLARE IL VIAGGIO
Il passo successivo nel costruire la capacità di sognare consiste nell'imparare a viaggiare, così come hai imparato a guardarti le mani, puoi desiderare di muoverti , di andare in alcuni luoghi. Prima di tutto devi fissare una meta. Scegli un posto che conosci bene, la tua scuola, o un parco, o la casa di un amico, poi dovrai desiderare di andarci.... Col tempo dovrai imparare a controllare la durata precisa del viaggio.

DESIDERARE NO, però SOGNARE SI' 
in questa maniera si evitano gli eccessi, non si abusa di niente e di nessuno.
Non "attaccarsi" a nulla e a nessuno, significa che tutto lo si cerca di tirar fuori da se stessi, non esaurendo le cose che si amano.


L'autore ha scritto i seguenti libri, pubblicati in quest'ordine:

Gli Insegnamenti di don Juan (Milano, Rizzoli, 1999, ISBN 88-17-86027-1)
Pubblicato anche con il titolo A scuola dallo stregone (Roma, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, 1970)
Una realtà separata (Milano, Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86200-2)
Viaggio a Ixtlan (Milano, Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86368-8)
L'isola del Tonal (Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-11509-6)




Perché dormiamo


Sono numerose le teorie che tentano di spiegare perché l’uomo trascorra un terzo della sua vita dormendo. Si è passati dal considerare il sonno alla stregua di altri adattamenti evolutivi, riconoscendogli la funzione di recupero energetico e quindi d’inattività mentale e fisica ad un’idea di sonno attivo, caratterizzato da sotto-processi indispensabili per la vita dell’essere umano. Questa breve panoramica permetterà di cogliere più chiaramente l’evoluzione delle teorie sul sonno.

Lo studioso D.B. Cohen asserisce che i nostri antenati si dovevano nascondere durante la notte per proteggersi dai predatori e questa coercizione avrebbe originato la tendenza al sonno.

Allison e Cicchetti parlano, invece, di conservazione dell’energia: essi, in particolare, affermano che le specie con accentuate difficoltà a far fronte ai bisogni energetici del loro stato di veglia, a causa di problematiche inerenti al lungo metabolismo o alla scarsità di cibo, sono le specie che dormono maggiormente. Tale ipotesi è stata supportata da studi che hanno confrontato il fabbisogno energetico di diverse specie, evidenziando il tempo che ognuna di esse è solita dedicare al sonno.

Lo scienziato Piero Angela afferma che l’uomo, come altri esseri viventi, è dotato di un orologio biologico che regola il ciclo sonno-veglia, indipendentemente da fattori ambientali.

Il funzionamento di questo orologio corrisponde al ciclo circadiano (dal latino circa diem= circa un giorno) il quale regola, attraverso l’azione di messaggeri chimici e nervosi i processi organici che avvengono ogni giorno nel nostro corpo. Quello legato al sonno non è l’unico orologio che ci portiamo dentro: il nostro corpo, nel corso delle 24 ore,è regolato da molti altri cicli circadiani come, ad esempio quello della temperatura o quello della secrezione di ormoni (entrambi collegati al sonno, come vedremo oltre).



Viaggio guidato nel sonno dalla A alla Zzzz

In questo approfondimento riportiamo un vero e proprio viaggio guidato alla scoperta di ciò che accade di notte, tra sonno e sogno, analizzando i sei parametri più indicativi:

1. temperatura corporea
2. tipo di onde cerebrali
3. battito cardiaco
4. movimenti oculari
5. respiro
6. movimenti muscolari

Dalla veglia all’assopimento

La temperatura corporea si abbassa leggermente, le rilevazioni delle onde cerebrali mostrano dapprima le onde rapide della veglia (beta) e, in seguito, quelle più lente del rilassamento (alfa).

Il battito cardiaco comincia gradualmente a rallentare e il movimento degli occhi è rapido, come di norma quando ci si trova nello stato di veglia o semiveglia. Il respiro si fa più lento e la mente comincia vagare; la muscolatura si rilascia man mano che si procede con l’addormentamento.

…dall’assopimento allo stadio1 del sonno

La temperatura continua ad abbassarsi leggermente e le onde cerebrali Alfa si trasformano in onde Theta, più lente. I battiti cardiaci rallentano notevolemente e i bulbi oculari si muovono lentamente da una parte all’altra, sotto le palpebre. Il respiro è lento e profondo e la muscolatura continua rilassarsi.

…dallo stadio1 allo stadio 2

Mentre la temperatura continua ad abbassarsi, nelle rilevazioni cerebrali compaiono i cosiddetti “fusi del sonno” e i complessi k, onde cerebrali la cui presenza garantisce che la mente è completamente addormentata. Gli occhi non si muovono, il respiro è lento e profondo e il corpo è sempre più immobilizzato.

…dallo stadio 2 al 3, il primo di “sonno profondo”

La temperatura progressivamente si abbassa e le onde cerebrali registrate sono le Delta, le più ampie, regolari e meno frequenti. Esse si affiancano dapprima alle onde già presenti (Theta, fusi del sonno e complessi k) fino a sostituirle del tutto nel passaggio successivo. I battiti cardiaci sono lenti e regolari e gli occhi oscillano lentamente sotto le palpebre. Il respiro è profondo e relativamente lento e il corpo è quasi completamente rilassato.

…dallo stadio 3 al 4, il “sonno a onde lente”

Anche se di pochi centesimi di grado, la temperatura scende e le sole onde cerebrali che si riscontrano sono quelle di tipo Delta. Il battito del cuore è lento e regolare. Gli occhi oscillano lentamente da destra a sinistra, dal basso verso l’alto e il respiro continua ad essere lento e profondo. La muscolatura è quasi completamente rilassata.

…ritorno dallo stadio 4 al 2

il sonno da pesante si fa più leggero, la persona si sta preparando ad un altro tipo di sonno, quello in cui fanno la loro comparsa i sogni (sonno REM). La temperatura si abbassa, anche se di poco e ricompaiono le onde cerebrali tipiche dello stadio 2 di sonno, ovvero le Theta, i fusi del sonno e i complessi k. Il battito del cuore è lento e regolare; gli occhi non si muovono ancora, ma presto lo faranno. Il respiro è lento e rilassato e il tono della muscolatura volontaria è ridotto
…sonno REM: cominciano i sogni!

Il sonno REM, acronimo che sta per Rapid Eye Moviment (movimenti rapidi degli occhi), è un tipo di sonno in cui è concentrata l’attività onirica. Ogni notte si susseguono più periodi di sonno REM, di cui il primo non dura più di 10-15 minuti.

In questa fase la temperatura continua ad abbassarsi e, per quanto riguarda le onde cerebrali rilevate si nota che le onde lente, i fusi e i complessi k hanno lasciato il posto alle più “agitate” onde Theta, di ampiezza però ridotta rispetto allo stadio 2, accompagnate da brevi apparizioni delle onde Alfa e Beta (presenti anche nello stato di veglia). I battiti cardiaci sono irregolari: il cuore alterna bradicardia (battiti più lenti) a tachicardia (battiti sempre più veloci). Gli occhi cominciano a muoversi velocemente e il respiro diventa più rapido e irregolare. Tutti i muscoli volontari sono immobilizzati mentre l’attività del cervello aumenta vertiginosamente.

…dal mondo dei sogni al sonno profondo e ritorno

dopo essere stata spettatrice di visioni incredibili, la persona sprofonda di nuovo nel sonno pesante dello stadio 3 e 4. Nel corso della notte, questo ciclo viene ripercorso quattro o cinque volte, passando dal sonno profondo a quello leggero, da quello NON REM a quello REM.

La temperatura continua ad abbassarsi molto leggermente ed, accanto alle onde cerebrali Theta, ricompaiono i fusi del sonno e i complessi K. Il battito cardiaco rallenta e gli occhi si muovono lentamente o non si muovono per niente. Il respiro è profondo e rilassato e rilassati sono anche tutti i muscoli volontari.
nel punto più profondo del sonno

in questo momento si è la prima metà di un ciclo di sonno; nella seconda parte della notte, la persona sognerà con maggiore intensità, poiché i periodi REM tendono ad allungarsi.

La temperatura corporea tocca il punto più basso del termometro notturno, il battito cardiaco rallenta e ricompaiono le onde cerebrali Theta, i fusi del sonno e i complessi K. Gli occhi non si muovono, il respiro è profondo e rilassato e tutti i muscoli volontari sono rilassati.

…si torna a sognare!

In una notte si susseguono più periodi di sonno REM, sempre più lunghi.

Il termometro comincia a risalire e, come nella precedente fase REM, le onde cerebrali Delta lasciano il posto alle onde Theta, a più elevata frequenza, accompagnate da brevi apparizioni delle onde Alfa e Beta (presenti anche nello stato di veglia). Il battito cardiaco è meno lento e regolare e gli occhi cominciano a muoversi velocemente; il respiro si fa più corto e rapido mentre tutti i muscoli volontari sono immobilizzati e l’attività cerebrale aumenta notevolmente.

…nuovamente nel sonno medio-profondo

nella seconda parte della notte, le fasi di sonno profondo (3 e 4 NON REM), in cui non si sogna, sono più rare e più brevi. La temperatura continua risalire molto lentamente e ricompaiono le onde cerebrali Theta, i fusi del sonno e i complessi K. Il battito cardiaco rallenta, gli occhi si muovono lentamente, il respiro è profondo e rilassato e tutti i muscoli volontari sono come paralizzati.

...un nuovo ciclo di sogni

La persona attraversa una fase REM del sonno più lunga delle precedenti; una volta terminata, ripiomberà in un sonno profondo (fase 3) per poche decine di minuti poi, di nuovo sogni nell’ultima fase REM del sonno.

La temperatura diventa via via più elevata, le onde cerebrali Delta hanno lasciato il posto alle onde Theta, con apparizioni anche di onde Alfa e Beta (presenti nello stato di veglia). Il battito del cuore è meno lento e regolare, gli occhi cominciano a muoversi velocemente, il respiro è più corto e rapido e i muscoli volontari sono immobilizzati.

…suona la sveglia!

La temperatura torna ai valori medi di quando si è svegli e ricompaiono le onde cerebrali Alfa e Beta tipiche dello stato di veglia. Il battito cardiaco si normalizza, gli occhi si aprono gradualmente, il respiro riacquista il ritmo dello stato di veglia e la muscolatura riprende forza e vigore.



LE FASI DEL SONNO

Un sonno a scalini

Attraverso la registrazione delle onde cerebrali, del battito cardiaco, del ritmo respiratorio, del tono muscolare e di vari altri parametri è possibile seguire il cammino del sonno.

Gli studiosi hanno evidenziato che il sonno non è uguale per tutta la sua durata ma è caratterizzato dalla presenza di due fasi principali:

la fase NON-REM o sonno ortodosso

la fase REM o sonno paradosso

La fase non REM può essere suddivisa in quattro stadi, che segnano la progressiva discesa nel sonno profondo, caratterizzato da un abbassamento della temperatura corporea, un rallentamento del battito cardiaco e del respiro, il rilassamento della muscolatura e dalla comparsa di onde cerebrali (Theta, fusi del sonno e complessi K) più lunghe e meno rapide rispetto a quelle tipiche dello stato di veglia (Alfa e Beta). Lo stadio 4 è un sonno profondamente ristoratore ed è in questa fase che, secondo gli studi, il cervello libera gli ormoni della crescita. In questa fase è molto difficile svegliare una persona: è il momento, infatti, in cui i collegamenti nervosi con l’esterno sono ridotti al minimo.

La fase REM è definita sonno paradosso perché è una fase del sonno caratterizzata da eventi che denotano una situazione tutt’altro che tranquilla e rilassante, associabile all’idea canonica di riposo notturno. E’ in questa fase che le persone sognano. Il termine REM sta per Rapid Eye Moviment (movimenti rapidi degli occhi) ponendo l’attenzione sul fatto che in questa fase si assiste a bruschi movimenti degli occhi accompagnati da un aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria. Dalle rilevazioni riguardanti l’encefalogramma si rileva la comparsa di onde Delta, più “agitate” rispetto a quelle del sonno profondo, accompagnate da brevi apparizioni di onde Alfa e Beta, tipiche dello stato di veglia. In contrasto con l’aumentare dell’attività dei muscoli involontari (cuore e polmoni), i muscoli volontari vengono letteralmente paralizzati….mentre la nostra mente viaggia sempre più velocemente.

Nel corso dell’intera nottata si ha un’alternanza di sonno NON REM e REM (4-5 cicli in media). La prima fase di sonno profondo (stadio 4 della fase NON REM) interviene nella prima ora dopo l’addormentamento e non si ripeterà più nella notte, con uguale intensità. Ad essa, infatti, seguirà la prima fase REM, caratterizzata da caratteristiche fisiologiche completamente diverse e, da questo momento si alterneranno fasi NON REM sempre più brevi a fasi REM sempre più lunghe e caratterizzate da una maggior articolazione dell’attività onirica.


ZOOM : "Decine di microrisvegli inconsapevoli"

Una delle scoperte più sorprendenti, derivanti dall’osservazione del sonno è che, durante la notte, ci si sveglia in continuazione, pur non conservandone il ricordo.

I ricercatori hanno diviso questi risvegli in due categorie: nella prima vi sono dei veri e propri risvegli della durata di pochi secondi, brevissimi quindi ma molto numerosi (varie decine per notte); la seconda categoria, invece, riguarda non proprio dei risvegli ma delle “fluttuazioni” verso la veglia, una sorta di pre-risveglio. Queste fluttuazioni verso la veglia sono addirittura centinaia nel corso della notte e si verificano nelle fasi di sonno NONO REM (nella fase REM il corpo è immobile).



CURIOSITA’ : "Paralizzati per difenderci meglio"

Durante ogni fase REM (per quattro o cinque periodi, che sommati insieme durano circa 80-90 minuti), la muscolatura involontaria è totalmente paralizzata, non possiamo muoverci e perdiamo completamente il comando dei nostri muscoli: una situazione allucinante e traumatica se fosse vissuta quando si è svegli. Questa paralisi è verosimilmente destinata a difendere l’individuo dai movimenti inconsulti provocati dal sonno; esistono, infatti, persone che non hanno questa “difesa” e gridano, si agitano, al punto di cadere dal letto.

…ma la ragione di questa difesa è probabilmente molto più profonda, legata ad antichissimi meccanismi evolutivi ancora non ben chiariti. Alcuni ritengono, per esempio, che restare immobili di notte, nei momenti in cui i cicli del sogno possono indurre l’individuo a gridare ed agitarsi, era un vantaggio perché, in questo modo, si evitava di attrarre predatori notturni proprio in un momento di massima vulnerabilità

Foto fonte : http://www.panorama.it/images/scienza/n/16569657-2/Insonnia-dieci-consigli-per-dormire-bene_h_partb.jpg 


Fonte articolo


I sogni lucidi

Aver un sogno lucido vuol dire semplicemente essere consapevoli di star sognando. Con abbastanza esperienza, si può essere in grado di accrescere il proprio controllo sugli stessi - possiamo fare qualcosa come volare, plasmare persone, creare posti, insomma dar forma al nostro mondo onirico, nonché tramutarci in animali. Sperimentare questo tipo di esperienza è come essere il regista del proprio film!

Esperimenti scientifici hanno comprovato l'esistenza di questo tipo di sogni. Stephen LaBerge del The Lucidity Institute ha portato avanti diverse ricerche usando un macchinario speciale che segue le traccie dei movimenti oculari che compiamo all'interno del sogno. Chiedeva ai sognatori lucidi, una volta che questi fossero diventati "coscienti" nei loro sogni, di puntare gli occhi a sinistra e a destra in rapida successione, e questo movimento era registrato sulla macchina. Per maggiori informazioni su questo e altri esperimenti, si può leggere il libro di LaBerge: Exploring the World of Lucid Dreaming .

http://it.wikibooks.org/wiki/Sogno_lucido/Introduzione   











sonno
Uno studio finanziato dal National Institute of Neurological Disorder and Stroke (NINDS), parte del NIH (National Institut of Health), ha scoperto che durante il sonno il cervello è in grado di liberarsi delle tossine. La cosa accade perché lo spazio fra le cellule cerebrali, mentre dormiamo, aumenta, permettendo l’eliminazione di sostanze dannose. Durante le ore di veglia si possono accumulare un certo numero di tossine, che possono essere l’anticamera di malattie o declino cognitivo.
Sembrerebbe un aspetto da non sottovalutare nella cura e nella prevenzione delle malattie: il sonno avrebbe un ruolo molto importante se lo studio in questione, condotto su modelli murini, trovasse ulteriori conferme.
“Il sonno cambia la struttura cellulare del cervello. Sembra essere uno stato completamente diverso”, ha detto Maiken Nedergaard, dell’Università di Rochester di New York, e primo autore dello studio.
Per secoli, gli scienziati e filosofi si sono chiesti perché le persone dormono e come questo influenzi il cervello. Solo di recente gli scienziati hanno dimostrato che il sonno è importante per la memorizzazione dei ricordi. In questo studio, il dottor Nedergaard e i suoi colleghi inaspettatamente hanno scoperto che il sonno può essere anche il periodo in cui il cervello si purifica dalle molecole tossiche.
I loro risultati, pubblicati su Science, mostrano che durante il sonno, un sistema chiamato glinfatico si può aprire, lasciando che il flusso attraversi il cervello. Nedergaard ha recentemente scoperto che il sistema glinfatico aiuta a controllare il flusso del liquido cerebrospinale, un liquido che circonda il cervello e il midollo spinale.
“È come se il dottor Nedergaard e i suoi colleghi avessero scoperto una rete di tunnel nascosti e questi risultati entusiasmanti evidenziano la potenziale importanza della rete nelle normali funzioni del cervello”, ha detto Roderick Corriveau, direttore del programma di NINDS.
Pubblicato sulla rivista Science, lo studio è stato condotto su modello animale iniettando del colorante nel liquor di un gruppo di topi, per poi osservare come questo scorreva nel cervello. Al tempo stesso, veniva monitorata l’attività elettrica cerebrale.
Ciò che è immediatamente apparso era la differenza nello scorrere del colorante nelle due diverse situazioni: durante la veglia e durante il sonno. Nello specifico, i ricercatori hanno scoperto che durante il sonno il liquido scorreva rapidamente, mentre scorreva a malapena durante la veglia.
Inizialmente i ricercatori hanno studiato il sistema iniettando colorante nel liquido dei topi per vederlo scorrere attraverso il loro cervello monitorando contemporaneamente l’attività elettrica del cervello. Il colorante scorreva rapidamente quando i topi erano inconsci, sia addormentati che anestetizzati. Al contrario il liquido a malapena scorreva quando gli stessi topi erano svegli.
“Siamo rimasti sorpresi da quanto poco il flusso scorresse nel cervello quando i topi erano svegli”, ha detto il dottor Nedergaard . Inoltre, ha aggiunto l’esperto “la posizione delle cellule del cervello cambia notevolmente tra stati di coscienza e inconsci”.
Per verificare questa idea i ricercatori hanno utilizzato elettrodi inseriti nel cervello per misurare direttamente lo spazio tra le cellule cerebrali. Essi hanno scoperto che lo spazio all’interno del cervello è aumentato del 60 per cento quando i topi erano addormentati o anestetizzati.
“Questi sono alcuni dei cambiamenti nello spazio extracellulare”, ha detto Charles Nicholson, professore presso la New York University.
Alcune cellule cerebrali, chiamate glia,controllano il flusso attraverso il sistema glinfatico. La noradrenalina è un ormone eccitante che controlla anche il volume delle cellule. Gli scienziati hanno poi trattato i topi con farmaci che bloccano la noradrenalina inducendo un aumento del flusso del liquido cerebrale e lo spazio tra le cellule, sostenendo ulteriormente il legame tra il sistema glinfatico e la coscienza.
Precedenti studi suggeriscono che le molecole tossiche coinvolte nei disordini neurodegenerativi si accumulano nello spazio tra le cellule cerebrali. In questo studio, i ricercatori hanno testato se il sistema glinfatico controllasse questo accumulo iniettando nei topi con la proteina beta amiloide fra le cause dell’Alzheimer. I ricercatori hanno potuto osservare che nei topi svegli la proteina non veniva smaltita, mentre nei topi che dormivano la proteina veniva smaltita durante il sonno.
“Questi risultati possono avere vaste implicazioni per molteplici disturbi neurologici”, ha detto Jim Koenig, direttore del programma di NINDS. “Questo significa che le cellule che regolano il sistema glinfatico possono essere nuovi obiettivi per il trattamento di una serie di disturbi”.
Fonte scientifica http://www.sciencedaily.com

http://www.dionidream.com/dormite-il-cervello-espelle-le-tossine-durante-il-sonno/










STREGONERIA, SCIAMANISMO, NOMI LIMITANTI

«Negli ultimi vent'anni (1993) ho scritto una serie di libri sul mio apprendistato con uno Sciamano messicano, don Juan Matus, un indio Yaqui. In quei libri ho raccontato come egli mi abbia insegnato lo Sciamanismo, ma non ciò che noi intendiamo per Sciamanismo nel contesto del nostro mondo quotidiano, cioè l'uso sull'uomo di poteri che travalicano l'umano, o l'evocazione degli spiriti con incantesimi, amuleti o rituali che creino un effetto soprannaturale. Per don Juan la stregoneria era l'atto di incarnare alcune speciali premesse teoriche e pratiche sulla natura e il ruolo della percezione nel plasmare l'universo intorno a noi. Seguendo i suggerimenti di don Juan, mi sono astenuto dall'usare una categoria propria dell'antropologia, lo Sciamanismo, per classificare la sua conoscenza. Ho sempre continuato a chiamarla come la chiamava lui: stregoneria. Tuttavia, a un più attento esame, mi sono accorto che chiamarla stregoneria rende ancora più oscuri i già oscuri fenomeni che egli mi aveva illustrato nelle sue lezioni.»

«Nei testi di antropologia, lo Sciamanismo è descritto come un sistema di credenze proprio di alcuni popoli originari dell'Asia settentrionale, diffuso anche presso qualche tribù indiana autoctona del Nordamerica secondo cui noi siamo circondati da tutto un mondo di invisibili, ataviche forze spirituali, buone e cattive; queste forze spirituali possono essere invocate o controllate dagli interventi degli iniziati che fanno da intermediari fra la dimensione del reale e del trascendente.»

«Don Juan era infatti un intermediario fra il mondo naturale della vita di ogni giorno e un mondo invisibile che egli non chiamava soprannaturale ma Seconda Attenzione. Suo compito come mio Maestro era rendermi accessibile la configurazione che gli Sciamani chiamano Seconda Attenzione. Nelle mie opere precedenti ho descritto il suo metodo d'insegnamento per raggiungere questo fine, e le arti magiche a cui mi iniziò, la più importante delle quali è chiamata l'Arte del Sognare. Don Juan sosteneva che il nostro mondo, da noi ritenuto unico e assoluto, non era che un componente di un insieme di mondi consecutivi, disposti come gli strati di una cipolla. Asseriva che, nonostante la nostra condizione dal punto di vista dell'energia ci consentisse di percepire solo il nostro mondo, noi avevamo tuttavia la capacità di penetrare in quegli altri; e si trattava di mondi reali, unici, assoluti e coinvolgenti quanto il nostro.»



IL SOGNARE DEGLI SCIAMANI: LA PERCEZIONE DI ALTRI MONDI

«Don Juan mi spiegò che, per poter percepire quegli altri regni, non basta il desiderio ma è necessaria un'energia sufficiente ad afferrarli. La loro esistenza è costante e indipendente dalla nostra consapevolezza disse, ma la loro inaccessibilità dipende interamente dal nostro condizionamento energetico. In altre parole, solo ed esclusivamente per quel condizionamento, noi siamo costretti ad assumere che il mondo della vita quotidiana sia in assoluto l'unico mondo possibile. Don Juan mi rivelò che gli antichi stregoni, convinti che la nostra condizione energetica fosse modificabile, avevano messo a punto una serie di pratiche atte a ricondizionare le potenzialità percettive della nostra energia. Le avevano chiamate l'Arte del Sognare.»




«Nella prospettiva offertami dal tempo, m'accorgo che la miglior definizione del Sognare resta quella di don Juan: varco verso l'Infinito. Ma quando la pronunciò gli confessai che quella metafora per me non aveva alcun significato. «Allora lasciamo perdere le metafore» concesse. «Diciamo che il Sognare per gli Sciamani rappresenta un modo pratico per utilizzare i sogni comuni.»

«Ma come si possono utilizzare i sogni comuni?» domandai. «Noi siamo sempre ingannati dalle parole» rispose. «Nel mio caso, il mio Maestro tentò di descrivermi il Sognare dicendomi che era il modo in cui gli Sciamani auguravano la buonanotte al mondo.»

«Naturalmente, cercava di adattare la descrizione alla mia mentalità. E io faccio ora lo stesso con te.»

«In un'altra occasione don Juan mi disse: «II Sognare si può solo sperimentare direttamente. Il Sognare non è solo fare sogni, e neppure fantasticare o desiderare o immaginare. Con il Sognare possiamo percepire nuovi mondi che siamo certo in grado di descrivere, mentre non riusciamo a descrivere quello che ce li fa percepire. E pure sentiamo come il Sognare ci spalanchi quegli altri regni. Il Sognare sembra una sensazione eclatante una trasformazione dei nostri corpi, una consapevolezza nelle nostre menti».

«Nel corso delle sue lezioni, don Juan mi spiegò in modo esauriente i princìpi, i fondamenti logici e le consuetudini dell'Arte del Sognare. I suoi insegnamenti erano divisi in due parti: una riguardava le procedure del Sognare, l'altra le spiegazioni puramente astratte di queste procedure. Il suo metodo d'insegnamento consisteva nell'alternanza fra allettare la mia curiosità intellettuale con i princìpi astratti del Sognare e guidarmi a cercare una via d'uscita nelle sue pratiche. Ho già descritto tutto questo, quanto più dettagliatamente mi è stato possibile, e ho anche descritto l'ambiente sciamanico in cui il Maestro mi introdusse per insegnarmi le sue arti. La mia interazione in questo ambito rivestì un interesse particolare per me in quanto ebbe luogo solo nella Seconda Attenzione.» (Carlos Castaneda, L'Arte di Sognare, pagg. 7-8)


CITAZIONI DAL TESTO PER ARGOMENTO

INDICE del libro L'Arte di Sognare

1 - Il particolare Seguito del Nagual Carlos Castaneda

2 - L'Arte di Sognare custodita nella Seconda Attenzione

FONTE 
http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/L-Arte-di-Sognare.htm








mercoledì 13 marzo 2013

VUOI IL CAOS? A TE LA SCELTA





Coloro che desiderano la liberazione hanno una sola cosa da fare: voltare radicalmente le spalle a questo mondo straniero.
Per sentimentalismo, molti idealisti si sono identificati nella massa senza accorgersi che, inconsciamente, si stanno abbandonando al gioco dei titani di questo mondo. Prendere partito, significa abdicare. Bisogna ormai uscire dal gioco.
Un esame serio della politica occulta può convincere soltanto un essere intelligente della necessità di liberarsi definitivamente dal circuito terrestre, ossia il campo della morte.
Quando molti esseri avranno imboccato questa via, i controllori occulti, devitalizzati per mancanza d’energia, si dissolveranno per sempre. Ecco perché continuano a resistere e a condurre una lotta spietata contro i transfughi che si organizzano per sfuggire alla zona di internamento planetario.
Per tornare al tema iniziale, possiamo capire perché la cultura umana, con la sua filosofia, la sua religione e la sua scienza, costituisce un sistema di lavaggio del cervello: si vuole impedire che gli esseri incarnati scoprano che la porta della loro gabbia è spalancata.
Questa porta, è quella del cuore: è il desiderio di libertà assoluta. Colui che la cerca con sincerità finirà necessariamente per trovarla.

Fonte: http://www.crom.be/it/documenti/giuda-ignazio-e-il-complotto-mondiale 




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