sabato 16 febbraio 2013

I SIGNORI DEL SISTEMA SOLARE





Là al di sotto dei fiori della Vita che sempre vive, io cercai i cuori e i segreti degli uomini. Lì io trovai quell’uomo ma egli viveva nell’oscurità, la luce del grande fuoco è nascosta all’interno. Di fronte agli Dei dell’ignota Amenti io imparai la saggezza che portai agli uomini. Loro sono i Signori della grande Segreta Saggezza, portata da un futuro infinito. Loro sono Sette, gli Dei di Amenti i signori supremi dei Figli del Mattino, Soli dei cicli, Signori della Saggezza. Loro non sono fatti come i figli degli uomini? Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto e Nove sono i titoli dei Signori degli uomini. Lontano dal futuro, amorfi eppure in formazione, loro divennero come insegnanti per i figli degli uomini. Loro vivono per sempre, eppure non viventi, non legati alla vita e liberi dalla morte. Essi regnano per sempre con infinita saggezza, limitati eppure liberi dalle scure Sale della Morte. Loro hanno in loro la Vita, eppure una vita che non è vita, liberi da tutto sono i Signori del Tutto. Prima di loro venne il Logos, strumento del loro potere sopra ogni cosa. Vasta è la loro espressione, eppure nascosta nel piccolo, formata nella formazione, conosciuta eppure ignota. Il Tre porta la chiave di tutta la magia ignota, lui è il creatore delle sale della Morte; mandando avanti il potere, avvolgendo un cadavere nel sudario dell’oscurità, legando le anime dei figli degli uomini; inviando l'oscurità, legando la forza dell'anima; dirigendo il negativo ai figli degli uomini. Quattro è colui che scioglie il potere. Lui, Dio di Vita ai figli degli uomini. Di Luce è il suo corpo, di fiamma la sua espressione; liberatore delle anime dei figli degli uomini. Cinque è il Signore, il Dio di tutta la Chiave magica è la Parola che echeggia fra gli uomini. Sei è il Dio della Luce, il sentiero ignoto, percorso dalle anime dei figli degli uomini. Sette è colui che è il Dio della vastità, Signore dello Spazio e chiave dei Tempi. Otto è colui che ordina l’evoluzione; pesa e equilibra il viaggio degli uomini. Nove è il padre, vasto nella Sua espressione, formando e cambiando dal fuori del Senza Forma. Medita sui simboli che ti do, loro sono le Chiavi, nascoste dagli uomini. Non andare sempre direttamente verso l'alto, O Anima del mattino. Volgi i tuoi pensieri verso l'alto alla Luce e alla Vita. Cerca nelle chiavi dei numeri che ti do, luce sul sentiero da vita a vita. Cerca con saggezza. Volgi i tuoi pensieri all’interno. Non chiudere la tua mente al fiore della Luce. Metti nel tuo corpo un immagine della forma-pensiero. Pensa ai numeri che ti condurranno alla Vita. Chiaro è il sentiero per colui che ha la saggezza. Apri la porta al Regno della Luce. Versa la tua fiamma come un Sole del mattino. Chiudi fuori l'oscurità e vivi nel giorno. Prenditi, o uomo! Come parte dell’essere, i Sette che sono non sono ciò che sembrano. Apriti, o uomo! Hai la mia saggezza.

Segui il percorso nel modo che ti ho indicato. Signori di Saggezza, Sole della Luce del Mattino e Vita per i figli degli uomini.

Tratto dalla pagina 9 e 10 delle Tavole Smeraldine di Thot.


lunedì 11 febbraio 2013

I DODICI APOSTOLI DELLO ZODIACO.






"Acquario è un segno d'Aria, è Aria Fissa, per cui la sua natura è molto diversa rispetto all'Acqua Mutabile dei Pesci. Siamo rimasti in una 'croce mutevole' per 2000 anni. Gli equinozi sono stati posizionati finora nei segni mutevoli dei Pesci (equinozio del 21 Marzo), e della Vergine (equinozio del 21 Settembre); e i solstizi posizionati nei segni dei Gemelli (solstizio di Giugno 21) e del Sagittario (solstizio del 21 Dicembre). Ciò che sta accadendo ora è che, mentre quegli equinozi si spostano su quell'orologio cosmico e raggiungono i 'segni fissi', l'equinozio d'inverno inizierà a cadere in Acquario (aria fissa), l'equinozio d'autunno cadrà in Leone (fuoco fisso), il solstizio d'estate cadrà in Toro (terra fissa) e il solstizio d'inverno cadrà nello Scorpione (acqua fissa). Ora, questi 4 segni sono i segni fissi, per cui la sacra croce, la croce divina nei cieli, verrà posizionata nella sua casa più 'naturale', quella caratterizzata dai segni fissi. In quest'era è situata nei Pesci, ovvero un'era mutevole, e prima di questo era in Ariete, un segno cardinale. Adesso diventerà fissa. Ed è QUELLO l'allineamento. E' questo ciò che sta accadendo. Perché quei segni fissi sono molto potenti nella trasformazione della coscienza umana. E nella Bibbia, e nei testi sacri, questi segni sono rappresentati dal Leone, dal Toro, dall'Uomo (l'uomo con la brocca d'acqua dell'Acquario) e dall'Aquila (l'antico simbolo dello Scorpione): nell'Apocalisse Dio viene descritto con una faccia da Uomo, da Toro, da Aquila e da Leone. Beh, quelli sono i segni fissi dello zodiaco. Stanno tornando a casa, i solstizi e gli equinozi stanno tornando a casa".

Santos Bonacci - 2012 Crossing Over, A New Beginning (min.18:17)

Si ringrazia Moksha75 per la traduzione. 

Il sito di Santos Bonacci:
http://universaltruthschool.com/

                            Bonacci nella foto alle sue spalle lo zodiaco con gli "apostoli".






sabato 9 febbraio 2013

GLI ELETTI SONO SPARSI IN TUTTO IL MONDO E VI AIUTERANNO A USCIRE DALLA SCHIAVITU' DEL SISTEMA.


























Pochi sono consapevoli dei tempi eccezionali che stiamo vivendo: pochi ma sufficienti per aiutare se stessi e l' intera umanità; sono quelli che Vangeli e film come ''Matrix'' chiamano gli ''eletti'', quelli che cercano la verità.
Gli eletti si sentono diversi fin dalla nascita, non si adeguano alla ''realtà'' di questo mondo vorrebbero cambiarlo ma non sanno come fare.
Imboccare la via dell' evoluzione è un ''cambiare'' che è in realtà diventare se stessi; è ESSERE, ovvero: RIFLETTERE NEL MONDO IL PROPRIO MESSAGGIO GENETICO IN TUTTA LA SUA INTEGRITA'.

L' incontro fatale con un professionista, che ristabilisce il contatto con il vero sè, è il passo necessario per chi cerca la via.
E' un evento che imprime una svolta all' esistenza del potenziale ''eletto'';l' evidenza che TUTTO CIO' CHE HA SEMPRE SAPUTO E SENTITO E' VERO e non solo sogno o vaga fantascienza.
Tuttavia ''per imboccare la via'' dice Morpheus (il professionista di ''Matrix''), ''sapere non basta''. Bisogna aprire la porta interna, sciogliere quella barriera che è la paura di essere diversi e quindi non accettati dagli altri.
Gli ''eletti'' sono pochi, ma non pochissimi: forse alcuni milioni o decine di milioni. Sparsi come il sale ovunque nel pianeta, immersi in ''realtà'' familiari e sociali che negano tutto ciò che gli ''eletti'' sentono. La sfida è CREDERE IN SE STESSI, OSARE ESSERE DIVERSI, RISPETTARE LE PROPRIE ABILITA', SVILUPPARE I PROPRI TALENTI; NON ADATTARSI quindi al sistema che organizza ogni attimo della così detta ''vita''. Gli ''eletti'' sono ''enzimi'' di una trasformazione planetaria che consentirà a tutti LIBERTA',PROSPERITA',UNITA' e COMUNIONE CON LA NATURA.

Dal libro: ''Il gioco cosmico dell' uomo'' di Giuliana Conforto

lunedì 4 febbraio 2013

SIETE AFFETTI DA TAUROCTONIA? SCOPRIAMOLO NELL'ETA' DELL'ORO.







La   tauroctonia   è   “l’uccisione”   della   mente   che   crede   ai   limiti   di   energia   e   perciò   lavora   come   una   bestia,   per   sopravvivere   in   un   mondo   che   crede   senza   risorse.   “Ucciderla”   significa   tacitarla   e   scoprire   la   Risorsa   infinita:   la   Vita.




Il ritorno all’età dell’oro   

Dopo il 21 dicembre 2012, molti hanno tirato un sospiro di sollievo.   Il mondo non è finito e la profezia dei Maya non si è avverata.   Eppure qualcosa è successo.   L’evento è stato invisibile, ma sensibile, toccante non solo per   l’attesa che ha suscitato a livello mondiale, ma anche perché ha   segnato il definitivo tramonto di una vecchia era e l’inizio della   notte che precede l’alba di quella nuova.   È una sensazione diffusa, per me una certezza: il mondo non   funziona, è in preda a una follia sempre più acuta, in una crisi   che coinvolge tutti i livelli, umano, sociale e politico.   La “democrazia” significherebbe “governo del popolo”.   Quali “democrazie” fanno gli interessi dei popoli, garantiscono   la distribuzione equa delle risorse, le pari opportunità, la salute   dell’uomo e dell’ambiente? Sono di fatto paralizzate da schieramenti   “opposti”, poli che discutono sempre e non trovano mai i   modi per realizzare la reale giustizia, la prosperità e il benessere,   il bene di tutti e di tutto.   Vogliamo l’utopia.   È impossibile? No, oggi è possibile e realizzabile. Dobbiamo   “penetrare le pieghe sublimi della natura” come scriveva Giordano   Bruno e “porgere l’altra guancia” come diceva Gesù Cristo.   Questi suggerimenti servono non a fare i buoni, i santi, gli eroi o   magari i navigatori, come si dice di noi italiani, ma ad abbandonare   le armi utili all’esercizio del potere. Sono le vie da percorrere   se vogliamo scardinare in modo pacifico, utile al bene comune,   l’inganno alla base del sistema mondiale: una “conoscenza”   che ignora il significato della Vita.   Qui in Europa abbiamo gli strumenti e lo spessore culturale   necessari per comprendere che la “conoscenza” è un enorme   bluff di cui siamo tutti responsabili in un modo o nell’altro.  


 Siamo una singolarità dell’universo osservato, membri della   specie umana, capace di creatività e di opere mirabili, ridotta   però in servitù, a sfruttare le risorse naturali e a combattersi.   Perché siamo in un mondo che affama i popoli e scarica su di   loro i “debiti” delle banche? Perché diamo credito alla loro   presunta realtà e non solo. Anche perché scambiamo per   “certezze” le interpretazioni di una scienza che può osservare   una porzione minuscola – il 4% di tutta la massa che la fisica   calcola - e, di fatto, ha osservato non più dell’1%. Forse non a   caso il 99% degli uomini ha rapporti difficili con l’ambiente in   cui è immerso.   La società moderna ci consente di riconoscere la vera piaga che   ci affligge: la comunicazione. Quella che domina la società nel   suo complesso avviene attraverso il linguaggio verbale e le   immagini statiche.   

Fig.   1A     L’energia   oscura   è   presente   anche   nel   cervello   umano.   La   scoperta   è   ormai   unanime   e   riportata   su   Scientific   American   nel   2012




Qui   accanto   la   copertina.




  La comunicazione tra gli esseri umani è fatta anche di gesti,   attenzioni, azioni, sguardi, linguaggi non verbali che dicono   molto di più delle parole usate dai politici per farsi eleggere. A   volte sono anche giuste e belle, ma volano al vento perché la   logica bipolare o, meglio parlamentare, non consente la loro   attuazione pratica.   Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.   La comunicazione che, al di là delle parole, ci offre la politica è   vacua e vana. Il fatto ora riconosciuto, ma poco diffuso, è che   anche quella del cervello umano è simile.   La sua porzione più cospicua - la materia bianca – svolge una   serie di compiti importanti ed essenziali al funzionamento del   nostro sistema nervoso e di tutto il corpo. Tuttavia comunica in   modi che la scienza non riesce a decifrare. La convinzione   unanime è che lì, nella materia bianca, ci sia il segreto della   coscienza, la chiave di tutti i rapporti umani e anche di una   conoscenza degna del suo nome.   

Fig.   2A     La   ricetta   cosmica,   compilata   dagli   astrofisici,   mostra   i   vari   ingredienti   che   compongono   la   massa   calcolata.   




Solo   il   4%   è   la   materia   normale   che   compone   l’universo   osservabile.   Il   22%   è   la   materia   oscura   di   cui   osserviamo   gli   effetti   gravitazionali   e   ben   il   74%   è   energia   oscura   che   sta   accelerando   l’espansione   del   4%   osservabile.

  “Conosci te stesso” diceva Socrate millenni fa e, oggi, è evidente   che il passaggio cruciale per l’evoluzione è l’auto riflessione.   L’uomo non sa come funziona il proprio cervello e per farlo ha   una sola possibilità: osservarsi. Oggi la cecità della scienza è   messa in luce dalla scienza stessa, ma c’è ancora chi la scambia   per certezza, chi ha bisogno di un partito o un ideale con cui   identificarsi. Il guaio è che gli ideali non sono tradotti in pratica,   né rispondono alle domande di fondo.   Sono in questo mondo, ma non sono di questo mondo. Lo dico con   tranquillità perché so di non essere un’eccezione. Sono una dei   tanti che amano la Vita e sentono il Suo Disegno: l’evoluzione   genetica del corpo umano, evoluzione che coinvolge soprattutto   il cervello emozionale e quella MADRE premurosa, fatta di fili, che   lo lega all’infinito e all’eternità. È la Materia Bianca, nascosta   nell’inconscio e ignorata dalla porzione conscia, la materia grigia.   Questa è bipolare e tanto “logica” da credersi dipendente dal   potere e disposta a subire i suoi soprusi.   “Un altro mondo è possibile”, dicono quelli che, come me, anelano   all’utopia, vogliono contribuire a un’era di prosperità e saggezza,   capace di riconoscere l’Intelligenza vera, la Vita.   “Un altro mondo già esiste” ed è qui, svela la ricerca dei tre   protagonisti di questo libro. Tutto sta a percepirlo, a sciogliere il   vincolo che ha paralizzato il cervello emozionale, lo ha inchiodato a   una vista limitatissima e alla paura del domani.   La fede nelle religioni vacilla, mentre quella nella scienza è   indiscussa, favorita dai suoi successi tecnologici e dalla   convinzione che, prima o poi, arriverà a scoprire la verità.   Invece non potrà. Il metodo scientifico è formulato in modo tale   da escludere le prerogative umane, inclusa quella di cui ha   assoluto bisogno: la Coscienza. Un sentire nuovo sta fiorendo   nell’umanità, una comunione che sta emergendo a ritmi sempre   più accelerati, soprattutto dopo il 21/12/2012.  

 La Vita comunica con le emozioni, le intuizioni, le azioni, si fa   sentire in quei momenti cruciali in cui compiamo le nostre   scelte. La Vita è maestra, una serie di esperienze irripetibili; si   rigenera in attimi ultra celeri, troppo brevi per essere osservati   scientificamente, attimi che possono però essere vissuti.   Gesù Cristo parlava di “figlio dell’uomo”, Karl Marx di “uomo   nuovo”, Friedrich Nietzsche di “uomo superiore”. Sono alcuni dei   grandi che hanno annunciato la Rivelazione, la liberazione   dall’inganno che ci rende schiavi.   È il potere temporale e non è solo quello esercitato dal Vaticano che   almeno lo dichiara pubblicamente. Riguarda ciò che domina il   mondo: il nostro stesso credo in un tempo unico e lineare, in base al   quale si “deve” calcolare tutto, dai moti degli astri a quelli delle   finanze, dai salari ai profitti e, anche, agli interessi delle banche   che determinano i “debiti” dei popoli.   Il baratro è finanziario? No, è la follia in cui è caduta la   mentalità comune, la confusione tra virtualità e realtà, il motivo   per cui l’uomo è disposto a svendersi, a sacrificare la qualità   della propria vita per un pugno di dollari, euro o yen.   Il tempo lineare è per le discipline ortodosse una sorta di “dio”,   unico, immutabile ed estraneo. Lo sostengono la teoria del Big   Bang e l’altra, mai provata, che sostiene la nostra discendenza   dalle scimmie. Gli spirituali ora credono alla saggezza   dell’Oriente, magari “ricordano” anche le loro vite passate, ma   “dimenticano” di chiedersi che cos’è la Vita e perché si sente   come senso di identità, come Coscienza.   Il 22 e il 23 dicembre 2012, l’Italia si è incantata di fronte a   tramonti eccezionali, ha sentito il fascino de “l’ora che ai naviganti   intenerisce il core”, come cantava Dante Alighieri, ha ammirato la   bellezza della natura e sentito che il cielo, con i suoi tanti colori,   ci sta comunicando qualcosa…   La Vita non fa elezioni. La Vita fa selezione.   

 Oggi abbiamo l’opportunità di evolvere, riconoscere le nostre   vere origini, discernere tra i tanti modi di comunicare, liberarci   dalla schiavitù del tempo unico e lineare. È il credo in un “dio” che   rende la vita umana una corsa a ostacoli verso la morte e la   società impietosa verso la sofferenza. Per paura, solo per paura   di un futuro che non ricalchi il conosciuto.   Tutti i processi vitali del nostro corpo, dall’orgasmo alla   fecondazione, dalla secrezione ormonale alla rigenerazione   cellulare hanno, infatti, tempi miliardi di volte più celeri di quelli   del presunto “dio unico”.   Sono fatti e dimostrano che il “dio” non è unico.   Non solo. La natura sta mutando con ritmi ultra celeri, citati   solo di sfuggita in TV. Un esempio è l’estate 2012: i ghiacci ai   poli si sono sciolti a un livello che, secondo i modelli scientifici,   sarebbe stato raggiunto solo nel 2020.   Gli “esperti” non sanno cosa sta succedendo alla Terra.   Le religioni hanno sempre parlato di pace e mai promosso il   disarmo. Le spiritualità parlano di meditazioni, preghiere e   olismo, propongono idee sagge, ma… cos’è la Vita?   Se la Vita è una Forza nucleare come qui propongo, si spiega   perché evolve con eventi puntuali, repentini, provocando la   scomparsa di vecchie specie e la comparsa di nuove, più evolute   di quelle precedenti. È l’evoluzione genetica che ora non   coinvolge il corpo, bensì la mente dell’uomo, incastrata nei   solchi obsoleti della ripetizione. Una macchinazione. Non si   tratta però di combattere le macchine, ma solo di capire che   devono essere al servizio degli uomini e non al governo.   La “fine del mondo” non c’è stata il 21 dicembre 2012 né ci sarà   mai una fine, secondo me.   Possiamo, se vogliamo, contribuire all’estinzione del potere che   ci ha afflitto per millenni, quello della mente bipolare, schiava   del “dio unico”, il tempo, e dei suoi derivati.   


  Il problema del mondo è l’economia? No, è l‘ignoranza.   Non sappiamo come la Vita si riproduce, perché nasciamo,   viviamo e moriamo, perché soffriamo per raggiungere mete che   poi svaniscono come miraggi nel deserto, tramontano di fronte a   quel grande “mistero” che è la Vita. Sappiamo che l’universo   osservato - il 4% di tutta la massa che gli astrofisici calcolano -   sta accelerando la sua espansione da pochi decenni.   La causa è una “misteriosa” energia oscura - il 74% – un’immane   forza universale che non ha confini né limiti, tanto da operare in   modi “misteriosi” nel nostro corpo.   L’espansione sta vincendo l’attrazione di gravità.   Vari libri parlano della legge d’attrazione, utile all’avere. Qui si   propone l’espansione a chi vuole essere.   La Coscienza è, infatti, la Via per partecipare all’Evento ormai   imminente: la Rinascita di se stessi e di tutta l’umanità.   Il cervello umano ha potenzialità straordinarie, ma è   imprigionato in un orizzonte temporale angusto. L’universo   osservato dovrebbe avere un’età di 13 miliardi di anni, secondo   la teoria del Big Bang. E accelera la sua espansione in pochi   decenni? Basterebbe questo dato per capire che siamo prossimi   alla fine dei tempi, cioè all’inizio di una nuova era.   È il ritorno all’età dell’oro, annunciato da tanti saggi, tra cui   Giordano Bruno. “Un’unica Forza, la Vita, unisce e anima infiniti   mondi”, egli scrive, nel ‘500.   Ebbene la Forza è stata scoperta verso la fine del secolo scorso e   ha un nome scientifico come illustrerò, in tanti diversi modi, in   questo libro. È stata nascosta però dalla convinzione falsa che   non abbia effetti sulle specie viventi.   La Forza è possente, scorre come un “Fiume impetuoso” in ogni   corpo e si manifesta in attimi fuggenti… Siamo vittime e artefici   di una mentalità meccanicista che consuma energia perché non   riconosce l’Intelligenza organica del vivente.   


  Oggi possiamo farlo e il passaggio si profila rapido perché non   riguarda il corpo, bensì la mente minore afflitta dagli “dei”, cioè   corrosa dalle idee dominanti. Sono le concezioni comuni dello   spazio, del tempo e della materia, i pilastri portanti di una   “conoscenza” mai verificata, anzi smentita.   C’è una Mente Superiore capace di comunicare in diretta con la   Vita che, come ogni Forza, è eterna, indipendente dallo spazio e   dal tempo. La Vita si manifesta in ciò che molti si sentono in   diritto di disprezzare, la materia, in particolare in quella   bellissima, organica, che compone il nostro corpo ed è dotata di   straordinarie qualità e sensibilità. L’estinzione della mente minore è   quella di una mentalità che crede ai “limiti delle risorse” tanto   temuti e tanto sbandierati da qualsiasi potere.   Se la Vita è la Forza che i fisici chiamano “Elettrodebole”, come   propongo, si può capire perché i “limiti” sono tutti falsi, derivati   dal credo nel “dio” unico, il tempo lineare, e in tutte le idee o dei che   si prostrano di fronte alla sua presunta sovranità.   La povera mente minore oggi arranca, non si ritrova più nel quadro   consueto e ormai obsoleto, si attacca a “nuove” spiritualità, a   “nuove” idee che, però, in molti casi non affrontano né risolvono   il grande mistero: quello della Vita e dei suoi modi invisibili di   comunicare con tutto e tutti.   La mente minore è la “bestia trionfante”, come la chiamava Giordano   Bruno, oggi di fronte a una situazione che le appare   drammatica: la “morte” delle idee con le quali si è identificata. È   simile alla “morte seconda” citata nei Vangeli, effetto di   un’operazione che i primi cristiani chiamavano “tauroctonia” e   che scolpivano nei tanti mitrei dell’epoca.   Erano i luoghi dove si coltivavano le grandi eresie.   Gesù era un uomo, un re di un altro mondo.   Così dichiara egli stesso nei Vangeli. Il primo Concilio di Nicea,   325 d.C. lo decreta consustanziale al Padre, a Dio.   


 Il toro è la mente minore che lavora come una bestia, è vincolata   all’idea dei limiti e del peccato, alla convinzione che siano gli   effetti di una punizione divina. “L’uccisione del toro” è l’atto   necessario per chi vuole la libertà e, perciò, mette a tacere la   propria mente robotica e impara a usare la Mente Superiore. Non è un   mito: è la materia bianca, la porzione più cospicua e nobile del   cervello umano, la sede della Coscienza.   La scienza ha riconosciuto le sue funzioni cruciali, ma non i suoi   modi di comunicare, diversi da quelli che la stessa scienza sa   usare: elettricità, matematica e la tanto decantata fisica quantica.   Quest’ultima serve a molte tecnologie, ma non risolve la vera   crisi che non è affatto finanziaria come si crede.   La vera crisi riguarda la dignità umana, soppressa da una   “conoscenza” che venera idoli falsi e ignora il linguaggio con cui   uomo e universo comunicano.   Simile a quello cinematografico, fatto di azioni e scenari,   dialoghi e passioni, bisogno di amore, amicizia e giustizia vera,   oltre che di musica e canto, il linguaggio è quello della Vita che ci   anima. Riconoscendolo e “uccidendo il toro”, i protagonisti, tre   fisici e amici di vecchia data, riscoprono il Sol Invictus.  
  La   tauroctonia   è   “l’uccisione”   della   mente   che   crede   ai   limiti   di   energia   e   perciò   lavora   come   una   bestia,   per   sopravvivere   in   un   mondo   che   crede   senza   risorse.   “Ucciderla”   significa   tacitarla   e   scoprire   la   Risorsa   infinita:   la   Vita.  

 È il Cuore vivente, al centro della Terra, il Baby Sun.   Il confronto con i dati sismici consente loro di riconoscere che   non è solo un antico culto caduto nell’oblio, il mitraismo. È il   Sole cantato dai poeti e dai musicisti, il Core Cristallino al   centro della Terra, il Baby Sun che si sta svelando all’uomo.   Quindi “l’uccisione del toro” è necessaria per compiere una   pacifica e radicale rivoluzione culturale e riportare il mondo   all’età dell’oro. Non è il collasso della ricerca autentica, ma delle   interpretazioni false che finora hanno prevalso.   La grande Opera è composta dal Sole Cristallino al centro della   Terra ed è stata occultata. Con la loro ricerca trasversale i   protagonisti riscoprono le Sue tante tracce, tra cui il Flauto   Magico di Mozart. AscoltarLa è riconoscere i Suoi tanti tempi,   ritrovare memorie perdute, usare la comunicazione vitale che i   musicisti, artisti e poeti hanno sempre cantato, le scienze tuttora   ignorano e le religioni hanno sempre represso.   Questo libro non è consigliato a chi cerca la sintesi tra scienza e   spiritualità o sente il bisogno delle “certezze” scientifiche.   Il sistema solare qui viene sconvolto e… capovolto.   Tutti credono alla rivoluzione copernicana, ignorando che i suoi   calcoli si basano su un principio, quello copernicano appunto,   che non è affatto confermato dai voli spaziali. Le sonde con   equipaggi umani non hanno mai superato la fascia esterna di   Van Allen (50.000 km) e, in prevalenza, gli astronauti si limitano   a girare sotto quella interna. Questa è a un’altezza media di 500-   700 km e, in vaste zone del pianeta, è scesa a quote ancora più   basse. Le sonde senza uomini a bordo, invece, le hanno superate  entrambe. Le due Voyager, lanciate nel 1977, hanno raggiunto i   confini del sistema solare. Li hanno anche superati? Non è   affatto chiaro e la questione è discussa dagli stessi tecnici NASA. L’astronomia tolemaica qui è rivalutata, riconosciuta come la   base di un’astrologia che, come il tutto, sta evolvendo.

   La rivoluzione copernicana è un altro credo posto sul piedistallo   dell’indiscutibilità. È facile oggi mostrare che le famose “sfere   cristalline”, di cui parlavano gli astronomi tolemaici, non sono   affatto ingenuità. Sono le popolazioni di plasma osservate con le   sonde spaziali. Certo non sono minerali solidi, bensì cristalli   liquidi, confinati dai campi magnetici e simili a specchi che   riflettono le immagini e creano così quegli effetti speciali che ci   appaiono come distanze tra i corpi celesti.   Il cielo è una sala di specchi.   I saggi hanno anticipato la tesi qui suggerita e narrata. Il cervello   umano può divenire ciò per cui è stato progettato: un’antenna   dell’iperspazio, capace di usare anche il lato luminoso della Forza e   superare le illusioni create dal lato oscuro. Il cervello oggi può   “vedere” e “sentire” ciò che artisti, musicisti e poeti, nonché   tanti scienziati illustri hanno già testimoniato con le loro opere.  


Fig.   4A     La   maggior   parte   dei   voli   spaziali   con   equipaggi   umani   si   svolge   tra   la   superficie   solida   e   la   fascia   interna   di   Van   Allen   che   prima   distava   1000   km   e   ora   sta   scendendo   a   quote   più   basse.   













 Il lato oscuro è il campo elettromagnetico che possiamo osservare,   mentre il lato luminoso è il campo nucleare debole, fulmineo come   l’eros, fugace come l’intuizione, cocente come l’Amore.   Non invito a credermi. Come avrete capito non amo i credenti.   Mi rivolgo a quelli che vogliono superare i confini, riattivare la   propria antenna, usare a pieno le potenzialità di cui sono dotati,   per contribuire all’utopia. È una società organica senza privilegi   e con tanta prosperità, capace di placare la sete d’amore   dissetandosi all’eterna Fonte della Vita: il Piccolo Sole Cristallino   al centro della Terra, il Baby Sun.   Per questo scopo servono due “catastrofi”: una riguarda la   percezione e, l’altra, la “conoscenza” ortodossa.   Sono entrambi indolori per chi ama la Vita.   Questo libro è rivolto a chi è disposto ad affrontarle.   Mi auguro di essere utile,   Giuliana Conforto






Fonte: http://www.giulianaconforto.it/wp-content/uploads/2013/02/07_18_Il-ritorno-all’età-dell’oro.pdf

http://www.giulianaconforto.it/?page_id=12


venerdì 1 febbraio 2013

GLI ESSERI INORGANICI.







GLI ESSERI INORGANICI

Tratto dal libro Il Fuoco Dal Profondo; Dilaoghi tra Carlos Castaneda,Don Juan Matus e Genaro.


Gli stregoni toltechi e gli esseri inorganici che possono manifestarsi tramite l'uso di uno specchio nell'acqua.


Il testo che state per leggere rappresenta una testimonianza diretta approfondita e conoscitiva della questione che riguarda le forme di vita presenti nei reami a noi per ora invisibili,viviamo secondo me come se fossimo dentro un mare,condividiamo questo mare su piu' livelli formati da diversi tipi di materia,noi percepiamo il 5 % in media di quello che esiste,il restante e' ignoto,ma come potremo leggere non per tutti.  




Il giorno seguente chiesi più volte a don Juan di spiegarmi il motivo della nostra frettolosa partenza dalla casa di Genaro. Lui si rifiutò perfino di menzionare l’incidente. E neppure Genaro mi fu di aiuto. Ogni volta che glielo chiedevo, mi strizzava l’occhio facendo un sorrisetto idiota.
Nel pomeriggio don Juan venne nel patio posteriore della casa dove io stavo chiacchierando con i suoi apprendisti. Come se avessero ricevuto un segnale, tutti se ne andarono immediatamente.
Don Juan mi prese per un braccio e cominciammo a camminare sotto il portico. Non disse nulla e per un ò camminammo soltanto, come fossimo sulla pubblica piazza.
A un tratto don Juan smise di camminare e si voltò verso di me. Mi girò intorno una volta, squadrandomi da capo a piedi. Io sapevo che mi stava vedendo. Provai una strana stanchezza, uno sfinimento che non avevo sentito finché i suoi occhi non si erano posati su di me. Prese a parlare all’improvviso.
“Credo che ieri Genaro e io abbiamo sbagliato con te” cominciò “e dico così perché ti sei spaventato troppo entrando nell’ignoto. Genaro ti spinse molto dentro e lì ti accaddero cose stranissime.”
“Quali don Juan?”
“Cose che ora risulterebbero difficili, se non impossibili, da spiegare. Non hai energia in sovrappiù per entrare nell’ignoto e capirne il senso. Quando i nuovi veggenti regolarono l’ordine delle verità della consapevolezza, videro che la prima attenzione consuma tutto il fulgore della consapevolezza dell’uomo e che non lascia libera neanche un’ombra di energia. E’ questo il tuo problema, lo stesso problema di tutti i guerrieri. Così i nuovi veggenti proposero che se i guerrieri avessero voluto penetrare nell’ignoto avrebbero dovuto conservare la propria energia. Ma da dove avrebbero preso l’energia se fosse stata già usata tutta? L’avrebbero presa, dissero i nuovi veggenti, eliminando abitudini non necessarie.”
Smise di parlare e sollecitò le mie domande. Gli chiese che effetto avesse sullo splendore della consapevolezza l’eliminare abitudini superflue.
Rispose che eliminare abitudini distacca la consapevolezza dall’interesse verso di sé e le concede la libertà di concentrarsi su altre cose.
“L’ignoto è eternamente presente,” proseguì “ma rimane fuori della nostra normale portata. L’ignoto è la parte superflua dell’uomo comune. Ed è superflua perché l’uomo comune non ha abbastanza energia libera per comprenderla.
“Poiché hai passato anni interi sulla via del guerriero hai ora sufficiente energia libera per captare l’ignoto ma non abbastanza per capirlo o quantomeno per ricordarlo.”
Mi spiegò che nel posto della roccia piatta io ero entrato molto a fondo nell’ignoto. Ma avendo il vizio dell’esagerazione avevo fatto la cosa peggiore che si potesse fare: mi ero spaventato oltre misura. Così ero uscito dal lato sinistro con la fretta di un’anima dannata, portandomi purtroppo dietro un’orda di strani esseri.
Dissi a don Juan di non menare il can per l’aia, e di dirmi chiaro e tondo cosa volesse dire “Un’orda di strani esseri”.
Scrollò le spalle e continuò a passeggiare con me.
“Spiegando la consapevolezza,” disse “dovrai mettere tutto o quasi al posto giusto. Prima di parlare di questi esseri, parliamo un po’ degli antichi veggenti.”
Mi portò allora nella sala grande. Ci sedemmo e cominciò la sua delucidazione.
“I nuovi veggenti avevano sempre avuto timore della conoscenza accumulata dagli antichi veggenti nel corso del tempo” disse don Juan. “Questo è naturale. I nuovi veggenti sapevano che tale conoscenza porta solo alla distruzione totale. Eppure ne furono sempre affascinati, specialmente nelle loro pratiche.”
“In che modo seppero di queste pratiche i nuovi veggenti?” chiesi.
“Sono l’eredità degli antichi tolte chi” disse. “I nuovi veggenti le apprendono man mano che vanno avanti. Non le usano quasi mai, però le pratiche sono lì, parte della conoscenza in generale.”
“Che pratiche sono don Juan?”
“Sono formule inscrutabili, incantesimi, lunghe procedure che prevedono l’uso di una forza molto particolare ed enigmatica. Almeno era misteriosa per gli antichi tolte chi che la mascherarono e la resero più spaventevole di quanto non sia nella realtà.”
“Che cos’è questa forza misteriosa?” domandai.
“E’ una forza presente in tutto quel che esiste” disse. “Gli antichi veggenti non tentarono mai di investigare il mistero della forza che gli faceva creare le loro pratiche segrete; ‘accettarono con semplicità, come qualcosa di sacro. Però i nuovi veggenti la osservarono da vicino e la chiamarono volontà, la volontà delle emanazioni dell’Aquila, o intento.”
Don Juan continuò a spiegare che gli antichi tolte chi avevano diviso la loro conoscenza segreta in cinque gruppi di due categorie ognuno: la terra e le regioni di tenebra, il fuoco e l’acqua, il sopra e il sotto, il rumore e il silenzio, il mobile e lo stazionario. Secondo lui dovevano esserci state migliaia di tecniche differenti, diventate sempre più complicate col passar del tempo.
“La conoscenza segreta della terra” proseguì “aveva a che vedere con tutto ciò che sta sul terreno. C’erano particolari serie di movimenti, parole, unguenti e pozioni che si applicavano a persone, animali, insetti, alberi, piantine, pietre e tutto il resto.
“Queste furono tecniche che trasformarono gli antichi veggenti in esseri orrendi. Le usavano per conservare o per distruggere qualunque essere animato o cosa inanimata.
“La controparte della terra era conosciuta col nome di regione delle tenebre. Queste pratiche erano di gran lunga le più pericolose. Trattavano con entità prive di vita organica. Creature viventi che sono presenti sulla terra e la abitano insieme a tutti gli esseri organici.
“Senza alcun dubbio una delle scoperte più importanti degli antichi veggenti, almeno per loro, fu che la vita organica non è l’unica forma di vita presente sulla terra.”
Non lo capii completamente. Aspettai che mi chiarisse quello che aveva detto.
“Gli esseri organici non sono le sole creature che hanno vita” disse facendo un’altra pausa, quasi per darmi tempo di valutare le sue affermazioni.
Io risposi con un lungo sproloquio sulla definizione di vita ed essere vivente. Parlai della riproduzione, del metabolismo e della crescita: i processi che distinguono gli organismi viventi dalle cose inanimate.
“Stai attingendo tutto questo solo dall’organico” disse. “Ma questa non è l’unica categoria. Non dovresti basare tutto quello che dici su una categoria sola.”
“Ma come può essere diversamente?” chiesi.
“Per i veggenti, essere vivi vuol dire essere consapevoli” rispose. “Per l’uomo comune, essere consapevole significa essere un organismo. Qui è dove dissentono i veggenti. Per loro, essere consapevoli significa che le emanazioni che creano la consapevolezza sono racchiuse in un ricettacolo.
“Gli esseri organici viventi hanno un bozzolo che racchiude le emanazioni. Però ci sono altre creature, esseri inorganici, i cui ricettacoli al veggente non sembrano bozzoli, tuttavia contengono le emanazioni della consapevolezza e mostrano le caratteristiche di vita che non sono la riproduzione e il metabolismo.”
“Come quali, don Juan?”
“Come le emozioni laceranti, la tristezza, l’allegria, l’ira eccetera eccetera. E che non mi dimentichi la migliore: l’amore; un tipo di amore che l’uomo non riesce neanche a concepire.”
“Dice sul serio, don Juan?” gli chiesi con tutta sincerità.
“Inorganicamente serio” rispose senza alcuna espressione e poi cominciò a ridere.
“Se consideriamo come chiave quel che vedono i veggenti” continuò “la vita è davvero straordinaria.”
“Se quelli sono esseri viventi, perché non si fanno riconoscere dall’uomo?”
“Ma certo che si fanno riconoscere, sempre. E non solo dai veggenti, ma anche dall’uomo comune. Il problema è che tutta la nostra energia utilizzabile è consumata dalla prima attenzione. L’inventario dell’uomo non solo la usa tutta ma indurisce talmente il bozzolo da renderlo rigido. In queste circostanze, non c’è interazione possibile.”
Mi ricordò che nel corso del mio apprendistato presso di lui, avevo avuto una visione diretta degli esseri inorganici, innumerevoli volte. Risposi che mi ero spiegati razionalmente quasi tutti quei casi. Avevo perfino formulato l’ipotesi che i suoi insegnamenti, mediante l’uso delle piante allucinogene, fossero costruiti per forzare gli apprendisti a considerare come norma una interpretazione primitiva del mondo. Gli dissi che non l’avevo chiamata formalmente una interpretazione primitiva ma che in termini antropologici l’avevo definita “una visione del mondo più appropriata per società di cacciatori e raccoglitori di cibarie”.
Don Juan rose finché non gli venne a mancare il fiato.
“Davvero non so se tu sei peggio nel tuo stato di consapevolezza normale o in uno di consapevolezza intensa” disse. “Nel tuo stato normale non sei diffidente, solo razionale sino alla noia. Credo di preferiti quando sei ben dentro al alto sinistro, nonostante tu abbia una tremenda paura di tutto, come t’è successo ieri.”
Prima che io potessi dire niente, dichiarò che stava mettendo ciò che facevano gli antichi veggenti contro le conquiste dei nuovi veggenti, in una sorta di contrappunto con cui cercava di darmi una visione più ampia della consapevolezza.
Continuò a spiegare le pratiche degli antichi veggenti. Disse che un’altra delle loro grandi scoperte aveva a che fare con il gruppo del fuoco e dell’acqua. Avevano scoperto che le fiamme avevano una qualità molto peculiare: potevano trasportare il corpo di un veggente proprio come l’acqua.
Don Juan la definì una scoperta brillante. Io gli feci notare che esistono leggi fondamentali che provano l’impossibilità. Mi chiese di aspettare che avesse spiegato tutto, prima di arrivare a una conclusione. Mi disse che dovevo frenare la mia eccessiva razionalità perché mi colpiva in modo costante quand’ero in stato di consapevolezza intensa. Non si trattava di mie reazioni a influenze esterne, ma di soccombere alle mie stesse trovate.
Andò avanti spiegando che gli antichi tolte chi, benché vedessero sicuramente, non comprendevano ciò che vedevano. Usavano  solo le loro scoperte senza prendersi la briga di porle in relazione a una visione più vasta. Nel caso della categoria del fuoco e dell’acqua, divisero il fuoco in calore e fiamma, e l’acqua bagnato e fluido. Correlarono il calore con il bagnato e le chiamarono proprietà minori. Credevano che le fiamme e il fluido fossero proprietà magiche, superiori, e le usavano come mezzi per trasportare i corpi nel regno della vita inorganica. Tra la loro conoscenza della vita inorganica e le loro pratiche con fuoco e acqua, gli antichi veggenti restarono troppo a lungo intrappolati in un pantano senza uscita.
Don Juan mi assicurò che i nuovi veggenti convenivano che la scoperta di esseri viventi inorganici era davvero straordinaria anche se non esattamente quanto la consideravano gli antichi veggenti. Avere un rapporto diretto con altri con altri tipi di vita aveva dato agli antichi veggenti un falso senso di invulnerabilità che aveva segnato il loro destino.
Gli chiesi di spiegarmi più dettagliatamente le tecniche di fuoco e acqua. Disse di no, asserendo che la conoscenza degli antichi veggenti era tanto intricata quanto inutile e lui l’avrebbe appena delineata.
Poi iniziò a riassumere le pratiche del sotto e del sopra. Il sopra riguardava conoscenze segrete sul vento, la pioggia, i lampi, le nubi, i tuoni, la luce del giorno e il sole. La conoscenza dl sotto aveva a che fare con la nebbia, l’acqua delle sorgenti sotterranee, i pantani, i fulmini, i terremoti, la notte, la luce lunare e la luna.
Il rumore e il silenzio formavano una categoria che riguardava la manipolazione dei suoni e del silenzio. Il mobile e lo stazionario erano pratiche che si occupavano di aspetti misteriosi del movimento dell’immobilità.
Gi chiesi di darmi un esempio di una qualsiasi delle tecniche che aveva delineato. Mi rispose che in tutti gli anni della nostra frequentazione mi aveva dato decine di dimostrazioni. Insistei che ciò aveva per me molto poco valore perché avevo già spiegato razionalmente a me stesso tutto quello che mi era successo.
Non mi rispose. Pareva fosse adirato con me perché gli facevo domande, oppure sembrava teso seriamente a cercare un esempio efficace. Dopo un attimo sorrise e disse che aveva visualizzato l’esempio giusto.
“La tecnica che ho in mente può essere posta in atto in un ruscello non molto profondo. Ce n’è uno vicino alla casa di Genaro.”
“Che cosa devo fare?”
“Dovrai procurarti uno specchio di medie dimensioni.”
La sua richiesta mi sorprese. Gli feci notare che i tolte chi non conoscevano gli specchi.
“Certo che non li conoscevano” ammise sorridendo. “Lo specchio fu aggiunto alla tecnica dal mio benefattore. L’unica cosa di cui avevano bisogno gli antichi veggenti era una superficie che riflettesse la loro immagine.”
Spiegò che la tecnica consisteva nel sommergere una superficie brillante nell’acqua poco profonda di un ruscello. Questa superficie poteva essere un qualsiasi oggetto piatto che avesse la minima capacità di riflettere le immagini.
“Voglio che tu faccia una solida cornice di metallo per uno specchio di medie dimensioni” disse. “Deve essere impermeabile, perciò devi sigillarla con il catrame. Devi farla tu stesso, con le tue mani. Quando l’avrai fatta, portamela e andremo avanti.”
“Cosa accadrà, don Juan?”
“Che c’è, hai già paura? Sei stato tu a chiedermi un esempio dell’antica pratica tolteca. Anch’io chiesi la stessa cosa al mio benefattore. Credo che a un certo punto si chieda tutti lo stesso. Il mio benefattore mi disse che anche lui aveva chiesto una prova. Il suo benefattore, il nagual Elias, gliene diede una. A sua volta il mio benefattore diede la stessa prova a me e ora voglio darla a te.
“Quando il mio benefattore mi diede quell’esempio io non sapevo come facesse. Ora lo so. Un giorno anche tu saprai come funziona questa tecnica, capirai cosa c’è dietro tutto questo.”
Pensai che don Juan volesse che io tornassi a casa mia a Los Angeles per fare la cornice dello specchio. Gli feci notare che mi sarebbe stato impossibile andare a Los Angeles e ricordare il compito, visto che andando a casa avrei cambiato livelli di consapevolezza.
“C’è qualcosa che non va in ciò che hai detto” disse. “Il Messico non è la luna. Possiamo andare a Oaxaca e comprare qualsiasi cosa ti serva.”
Il giorno seguente andammo in città in macchina e io comprai i pezzi per la cornice. La misi insieme io stesso in un’officina meccanica, lasciando un compenso minimo. Don Juan mi disse di metterla nel portabagagli della macchina e non voltò neanche la testa per vederla.
Nel tardo pomeriggio partimmo per tornare alla casa di Genaro e vi arrivammo all’alba. Chiusi la macchina e cercai Genaro. Non c’era. La casa sembrava deserta.
“Perché Genaro ha questa casa?” chiesi a don Juan. “Non vive forse con lei?”
Don Juan non rispose. Mi guardò in modo strano e andò ad accendere il lume a petrolio. Restai solo nella stanza in un’oscurità totale. Sentii una grande stanchezza, che attribuii al viaggio lungo e stressante. Volevo sdraiarmi. Nell’oscurità non potevo vedere dove Genaro avesse messo le stuoie. Ce n’era un mucchio e io andai a sbatterci contro. Capii allora perché Genaro avesse questa casa; si prendeva cura degli apprendisti maschi, Pablito, Nestor e Benigno, che abitavano lì quando erano in stato di consapevolezza normale.
Mi sentii euforico, non ero più stanco. Quando don Juan entrò con il lume gli raccontai quello che era successo. Scrollò le palle e disse che non importava, che non lo avrei ricordato per molto.
Mi chiese di mostrargli lo specchio. Sembrò soddisfatto e notò che, nonostante non fosse pesante, era ben solido. Osservò che avevo usato viti e dadi per unire la cornice di alluminio a un pezzo di lamiera stagnata che avevo usato come retro per uno specchio di 45 cm di lunghezza per 35 cm di larghezza.
“Io feci una cornice di legno, per il mio specchio” disse. “Questa sembra migliore della mia. La mia cornice era molto pesante e fragile nello stesso tempo.
“Lasciami spiegare quel che stiamo per fare” proseguì quando ebbe terminato di ispezionare lo specchio. “O forse dovrei dire quel che stiamo cercando di fare. Tu e io insieme metteremo questo specchio sulla superficie del ruscello, quello lì sull’altro lato della casa. E’ perfetto per i nostri scopi, è sufficientemente largo e poco profondo.
“L’idea è: lasciare che la fluidità dell’acqua eserciti una pressione su di noi e ci trasporti via.”
Prima che potessi fare qualche commento o chiedere qualcosa, mi ricordò che nel passato avevo usato l’acqua di un ruscello molto simile e avevo ottenuto risultati straordinari con la mia percezione. Si riferiva a ciò che io consideravo gli effetti conseguenti alla ingestione di piante allucinogene. Avevo sperimentato varie volte delle distorsioni percettive mentre ero immerso nel canale d’irrigazione dietro la casa che ui possedeva nella parte settentrionale del Messico.
“Serba le tue domande finché non ti avrò spiegato un po’ più di quello che i veggenti sanno sul fulgore della consapevolezza” disse. “Allora capirai, in modo diverso, tutto ciò che stiamo facendo. Però prima andiamo avanti con il nostro procedimento.”
Camminammo fino al ruscello a lui scelse un posto dove i sassi erano lisci e non erano coperti d’acqua. Disse che lì il ruscello era poco profondo, ed era ideale per i nostri scopi.
“Cosa s’aspetta che succeda?” gli chiesi, preso da una forte apprensione.
“Non so. L’unica cosa che posso descriverti è il procedimento. Sosterremo lo specchio con molta attenzione ma anche molto saldamente. Lo collocheremo adagio sulla superficie dell’acqua e lo faremo sommergere. Dopo lo terremo sul fondo. Ho controllato questo posto. Ci sono sedimenti sufficienti per affondare le dita sotto allo specchio e tenerlo ben fermo.”
Mi chiese di accovacciarmi su un sasso liscio, a centro della lente corrente del ruscello. Mi fece tenere lo specchio con tutte e due le mani da due angoli e si accoccolò di fronte a me tenendo lo specchio allo stesso mio modo. Lasciammo che lo specchio andasse a fondo e poi lo afferrammo mettendo le braccia nell’acqua fin quasi ai gomiti.
Mi ordinò di annullare tutti i miei pensieri e guardare fisso la superficie dello specchio. Ripeté parecchie volte che il punto era non pensare a nulla. Guardai fisso allo specchio. La lieve corrente scomponeva appena i riflessi del volto di don Juan e del mio. Dopo qualche minuto di ininterrotta contemplazione mi sembrò che a poco a poco l’immagine del suo viso e del mio si facessero più nitide. Le dimensioni dello specchio crebbero fino ad arrivare almeno a un metro quadro. Sembrava che la corrente si fosse fermata e lo specchio si vedeva così chiaramente come se fosse posato sul pelo dell’acqua. Quel che mi sembrava ancora più strano era la precisione e il nitore delle nostre immagini. Era come se avessero ingrandito la mia faccia non nelle dimensioni ma mettendola meglio a fuoco. Potevo vedere i pori della pelle della fronte.
Don Juan mi sussurrò di non fissare i miei occhi o i suoi, ma di lasciar vagare lo sguardo senza mettere a fuoco nessuna parte delle nostre immagini.
“Guarda con intensità senza fissare!” ordinò ripetutamente, sussurrandomelo all’orecchio.
Feci come diceva, senza soffermarmi a pensare all’apparente contraddizione. In quel momento qualcosa dentro di me era intrappolato in quello specchio e la contraddizione aveva un senso. “E’ davvero possibile guardare intensamente senza fissare” pensai; e nel momento in cui ebbi formulato questo pensiero, un’altra testa apparve accanto a quella di don Juan e alla mia, nella parte inferiore dello specchio, alla mia sinistra.
Tremavo in tutto il corpo. In un bisbiglio, don Juan mi ordinò di calmarmi e di non mostrare paura o sorpresa. Mi ordinò anche di guardare il nuovo venuto intensamente senza fissarlo. Dovetti fare uno sforzo inimmaginabile per non restarmene a bocca aperta e lasciar andare lo specchio. Tremavo da capo a piedi. Con un sussurro don Juan tornò a dirmi di controllarmi. Mi sfiorò la spalla più volte, appena appena.
Molto lentamente ripresi il controllo delle mie paure. Guardai intensamente la terza testa e poco alla volta mi accorsi che non si trattava di una testa umana e nemmeno della testa di un animale. Non era affatto una testa. Era una forma che non aveva movimento interno. Mentre formulavo questo pensiero, mi resi subito conto di non averlo pensato io. E il rendermene conto non era neanche un pensiero. Provai un attimo di terribile ansia e allora qualcosa di incomprensibile mi divenne chiaro. I pensieri erano una voce all’orecchio!
“Sto vedendo!” urlai in inglese, però non si udì alcun suono.
“Sì, stai vedendo!” mi disse all’orecchio la voce, in spagnolo.
Sentii che una irrefrenabile forza mi aveva incastrato e mi incalzava. Non provavo dolore e nemmeno angoscia. Non provavo nulla. Però sapevo, senz’ombra di dubbio perché me lo diceva la voce, che non avrei potuto infrangere la stretta di quella forza mediante un atto di volontà o di fermezza. Sapevo di stare morendo. Sollevai lo sguardo automaticamente, per guardare don Juan e nell’istante in cui i nostri occhi si incontrarono la forza mi lasciò andare. Don Juan mi sorrideva quasi sapesse con esattezza quel che mi stava capitando.
Mi accorsi di essere in piedi. Don Juan teneva lo specchio inclinato per far sgocciolare via l’acqua.
Tornammo a casa camminando in silenzio.
“Gli antichi tolte chi erano semplicemente ipnotizzati dalle proprie scoperte” disse don Juan.
“Non mi meraviglia affatto” dissi.
“Neanche io” rispose don Juan.
La forza che mi aveva avviluppato era stata così poderosa che per ore non fui capace di parlare e nemmeno di pensare. Mi aveva congelato in una totale mancanza volontà.  Mi stavo disgelando molto lentamente.
“Senza alcun deliberato intervento da parte nostra,” proseguì don Juan “questa antica tecnica tolteca è stata divisa in due per te. La prima fu appena sufficiente a farti familiarizzare con quanto stava accadendo. Nella seconda cercheremo di riuscire in quello cui aspiravano gli antichi veggenti.”
“Ma cosa è veramente successo là fuori, don Juan?” domandai.
“Ci sono due versioni. Prima ti racconterò la versione degli antichi veggenti. Essi credevano che la superficie riflettente di un oggetto luccicante immerso nell’acqua amplificasse il potere della fluidità dell’acqua. Quel che erano soliti fare era guardare intensamente in specchi d’acqua e la superficie riflettente sommersa in quell’acqua serviva d’aiuto per accelerare il processo del contemplare. Credevano che i nostri occhi fossero la chiave che apre le porte dell’ignoto; che, fissando l’acqua, gli occhi fossero in grado di aprire la via.”
Don Juan disse che gli antichi veggenti osservavano che il bagnato dell’acqua inumidisce o inzuppa soltanto, mentre la fluidità dell’acqua fa muovere. Essi pensarono che la fluidità corresse in cerca di altri livelli sotto di noi. Credevano che l’acqua non ci fosse stata data solo per la vita ma anche come tramite, via d’accesso ad altri livelli da basso.
“Ci sono molti livelli da basso?” chiesi.
“Gli antichi veggenti ne contarono sette.”
“Li conosce, don Juan?”
“Io sono un veggente del nuovo ciclo e di conseguenza ho una visione diversa” disse. “Ti sto ampiamente dimostrando quel che facevano gli antichi veggenti e ti sto spiegando in cosa credevano.”
Affermò di avere punti di vista differenti, ma questo non invalidava la pratica degli antichi veggenti: essi sbagliavano nelle loro interpretazioni ma le loro verità avevano un valore pratico. Nel caso della pratica dell’acqua, erano convinti che fosse umanamente possibile essere trasportati con tutto il corpo dalla fluidità dell’acqua, a qualsiasi livello tra il nostro e gli altri sette da basso; o essere trasportati in essenza in un qualsiasi luogo al nostro livello, seguendo il corso naturale di un fiume nelle sue due direzioni. Così, essi utilizzavano la corrente dei fiumi per farsi trasportare in essenza a questo nostro livello e le acque dei laghi profondi o delle fonti sorgive per essere trasportati con il corpo a grandi profondità.
“Con la tecnica che ti sto mostrando aspiravano a due cose” continuò. “Da una parte usavano la fluidità dell’acqua per essere trasportati con il corpo al primo livello da basso, e dall’altra la usavano per avere un incontro faccia a faccia con un essere vivente di questo primo livello. La forma di testa che abbiamo visto nello specchio era una di queste creature che cercava di darci un’occhiata.”
“Allora esistono realmente!” esclamai.
“Ma certo, figurati!” rispose.
Disse che gi antichi veggenti furono molto danneggiati dalla assurda insistenza con la quale si attaccavano ai propri procedimenti, ma ciò non voleva dire che ciò che trovavano non fosse valido. Essi scoprirono che la maniera più sicura di incontrare una di queste creature era attraverso uno specchio d’acqua. La dimensione del tratto d’acqua non importava: un oceano o una laguna compivano la stessa funzione. Egli aveva scelto un fiumiciattolo perché non gli piaceva bagnarsi. Avremmo ottenuto gli stessi risultati in un lago o in un grande fiume.
“Queste altre vite cercano di scoprire quel che succede quando chiamano gli esseri umani” proseguì. “La tecnica tolteca è come bussare alla loro porta. Gli antichi veggenti dicevano che la superficie scintillante nel fondo dell’acqua serviva da esca e da finestra. Così che gli esseri umani e queste creature si incontravano in una finestra.”
“Fu quel che accadde a me?” domandai.
“Gli antichi veggenti avrebbero detto che ti aveva attirato il potere dell’acqua e il potere del primo livello, oltre all’influenza magnetica della creatura alla finestra.”
“Ma io sentii una voce che mi diceva all’orecchio che stavo per morire” dissi.
“La voce aveva ragione. Tu stavi morendo, e saresti morto davvero se non ci fossi stato io. E’ questo il pericolo di praticare le tecniche dei tolte chi. Sono estremamente efficaci ma, per la maggior parte dei casi, mortali.”
Gli dissi che mi vergognavo di confessare che ero stato terrorizzato. Vedere quella forma nello specchio e avere la sensazione di una forza avvolgente tutt’intorno a me, era stato troppo davvero, il giorno prima.
“Non voglio allarmarti,” disse “ma non ti è successo ancora niente. Se quel che è successo a me deve essere il punto di riferimento di quanto succederà a te, tanto vale che ti prepari a uno shock mortale. Meglio che tremino le ginocchia ora, anziché morire dallo spavento domani.”
Il panico che mi prese fu tale che non fui neanche in grado di dar fiato alle domande che mi venivano in mente. Mi feci forza per ritrovare la voce. Don Juan rise tanto che cominciò a tossire. Il viso gli si fece viola. Quando recuperai la voce, ognuna delle mie domande provocò un nuovo accesso di risa e di tosse.
“Tu non sai quanto mi sembri buffo tutto questo” disse alla fine. “Non rido di te. E’ solo la situazione. Il mio benefattore mi fece passare le stesse cose e vedendoti non posso fare a meno di vedere me.”
Gli dissi che avevo i crampi allo stomaco. Rispose che andava bene così, che era naturale avere paura e che controllare la paura era un errore madornale. Gli antichi veggenti erano stati intrappolati quando avevano soppresso il terrore mentre sarebbe stato naturale impazzire dallo spavento. Avevano controllato le loro paure invece di cambiare o abbandonare i loro comodi schemi.
“Cosa faremo ancora con lo specchio?” chiesi.
“Lo useremo per un incontro faccia a faccia tra te e la creatura che ieri abbiamo solo intravisto.”
“Che cosa accade in un incontro faccia a faccia?”
“Accade che una forma di vita, la forma umana, si incontra con un’altra forma di vita. Gli antichi veggenti direbbero che, in questo caso, è una creatura del primo livello della fluidità dell’acqua.”
Mi spiegò che gli antichi veggenti supponevano che i sette livelli che esistevano da basso al nostro erano i livelli della fluidità dell’acqua. Per loro una sorgente aveva un’importanza incalcolabile poiché credevano che in un caso così la fluidità dell’acqua si invertisse e andasse dal profondo fino alla superficie. Ritenevano che fosse questo il mezzo attraverso cui le creature degli altri livelli, queste altre forme di vita, venissero a nostro piano a scrutare, ad osservare.
“A questo riguardo gli antichi veggenti non si sbagliavano” proseguì. “Colpirono nel segno. Entità che i nuovi veggenti chiamarono “alleati” appaiono con certezza in vicinanza di pozzi e sorgenti.”
“La creatura nello specchio è un alleato?” domandai.
“Certo, però non uno che si possa utilizzare. La tradizione degli alleati che ti avevo insegnato a conoscere nel passato viene direttamente dagli antichi veggenti. Fecero meraviglie con gli alleati, ma tutto quel che avevano non valse nulla quando si presentarono i veri nemici: i loro simili.”
“Poiché questi esseri sono gli alleati, devono essere molto pericolosi” dissi.
“Pericolosi come noi uomini, non di più, non di meno.”
“Ci possono uccidere?”
“Non direttamente, ma di certo possono farci morire dallo spavento. Hanno energia sufficiente per affacciarsi alla finestra o attraverso confini tra i livelli. Sono sicuro che ormai ti sarai accorto che gli antichi tolte chi non si fermarono solo alla finestra. Escogitarono strane maniere per passare dall’altra parte.”
La seconda fase della tecnica trascorse in modo simile ala prima, tranne che impiegai quasi il doppio per calmarmi e dominare l’agitazione interna. Una volta ottenuto ciò, i riflessi delle immagini di don Juan e mia si fecero più chiari. Li guardai intensamente senza fissarli almeno per un’ora. Aspettavo che l’alleato apparisse di momento in momento ma non accadde nulla. Mi faceva male il collo. Avevo la schiena irrigidita e le gambe addormentate. In un bisbiglio, don Juan mi assicurò che ogni sensazione di disagio sarebbe svanita nell’attimo in cui fosse apparso l’alleato.
Aveva proprio ragione. L’impressione di veder formarsi una bolla sul margine dello specchio scacciò via ogni disagio.
“E ora, che facciamo?” chiesi.
“Non esser così teso e non fissare lo sguardo su niente, nemmeno per un solo istante” rispose. “Osserva tutto ciò che appare nello specchio. Guarda intensamente ma senza fissare.”
Gli obbedii. Osservai tutto quanto era racchiuso dalla cornice dello specchio. Avevo un particolare ronzio nelle orecchie. Don Juan mi disse a bassa voce che avrei dovuto girare gli occhi nel senso delle lancette dell’orologio se mi fossi sentito avvolgere da una forza insolita, ma che in nessuna circostanza avrei dovuto sollevare la testa per guardare lui.
Dopo un attimo mi accorsi che lo specchio non rifletteva solo i nostri volti e la bolla rotonda. La superficie si era oscurata. Erano apparse macchie di intensa luce violetta.
“Attento!” urlò don Juan. “Eccolo che viene!”
Lo strattone si tramutò in una spinta dal basso. Qualcosa stava afferrando lo specchio e non dal bordo estremo della cornice che tenevamo don Juan e io, ma dall’interno del vetro. Era come se la superficie del vetro fosse veramente una finestra e qualcosa o qualcuno si stesse arrampicando per uscirne.
Don Juan e io lottammo con disperazione, sia per tener sott’acqua lo specchio quando veniva sospinto verso l’alto, sia per spingerlo verso l’alto quando cercavano di farlo andar sotto. Adagio, stando sempre curvi, ci spostammo più in basso. Lì il ruscello era più profondo e il fondale coperto di sassi scivolosi.
“Tiriamo fuori lo specchio dall’acqua e liberiamoci dell’alleato” disse don Juan con voce rauca.
La violenta agitazione dell’acqua non accennava a placarsi. Era come se avessimo preso con le mani un pesce gigantesco che stesse facendo folli volteggi.
In fondo, pensai, lo specchio era una botola quadrata. Decisamente una strana forma stava cercando di uscirne, arrampicandosi da basso. Si appoggiava sul bordo della botola con un peso formidabile ed era abbastanza grande per impallare le immagini di don Juan e mia. Riuscivo solo a distinguere una massa che premeva per portarsi su.
Lo specchio era sott’acqua ma non poggiava sul fondo del ruscello. Le mie dita non erano schiacciate contro i ciottoli Lo specchio era a mezz’acqua, tenuto dalle opposte forze nostre e dell’alleato. Don Juan disse che avrebbe allungato le mani sotto lo specchio e io avrei dovuto afferrarle rapidamente per aver così un miglior punto d’appoggio per sollevare lo specchio con gli avambracci. Quando lo lasciò andare, lo specchio s’inclinò verso di lui. Cercai subito le sue mani, ma non c’era nulla lì sotto. Titubai un secondo di troppo e lo specchio mi volò dalle mani.
“Afferralo! Afferralo!” gridò don Juan.
L’agguantai proprio quando stava per fracassarsi contro i sassi. Lo tirai fuori dall’acqua ma non con sufficiente rapidità. L’acqua sembrava gomma. Tirando fuori lo specchio, tirai fuori anche un po’ di una pesante sostanza gommosa che mi strappò lo specchio dalle mani riportandolo nell’acqua.
Mostrando un’agilità straordinaria, don Juan ripescò lo specchio e lo sollevò di lato senza difficoltà.
In vita mia non avevo mai sofferto un simile attacco di malinconia. Era una tristezza che non aveva un fondamento preciso; io l’associavo al ricordo della profondità che avevo visto nello specchio. Era un misto di puro rimpianto per quelle profondità e un orrore assoluto di quella agghiacciante solitudine.
Don Juan commentò che nella vita dei guerrieri era estremamente naturale essere tristi, senza alcun apparente motivo e che, come campo di energia, l’uovo luminoso pre-sente il proprio destino finale ogni volta che si spezzano le barriere del conosciuto. Una sola occhiata all’eternità che resta fuori del bozzolo è sufficiente a infrangere la sicurezza del nostro inventario. In certe occasioni la malinconia risultante è così intensa che può provocare la morte.
Disse che il miglior modo di liberarsi della malinconia è prenderla a ridere. Con tono burlone disse che la mia prima attenzione faceva di tutto per restaurare l’ordine che era stato sconvolto da mio contatto con l’alleato. Poiché non c’era di ristabilirlo con mezzi razionali, la mia prima attenzione lo faceva concentrando tutto il suo potere sulla tristezza.
Gli dissi che secondo me era innegabile che la mia malinconia fosse reale. Abbandonarmici completamente, sentirmi abbattuto, essere taciturno, non facevano parte del senso di solitudine che mi veniva addosso ricordando quelle profondità.
“Alla fine stai imparando qualcosa” disse. “Hai ragione. Non v’è nulla di più solitario dell’eternità. E per noi nulla è più comodo della condizione umana. Questa è di certo un’altra contraddizione: come può l’uomo conservare i vincoli della propria umanità e allo stesso tempo avventurarsi, con gusto e di proposito, nella totale solitudine del’eternità? Quando sarai riuscito a risolvere questo enigma, sarai pronto per il viaggio definitivo.”
Seppi allora con assoluta certezza il motivo della mia malinconia.
C’era in me un sentimento ricorrente, qualcosa che dimenticavo sempre fino a quando non me lo trovavo ancora di fronte: l’insignificanza dell’umanità dinanzi alla immensa grandezza di questa cosa-in-sé che avevo visto riflessa nello specchio.
“Gli esseri umani, a dire il vero, non sono proprio niente, don Juan” dissi.
“So esattamente a cosa stai pensando” fece lui. “Certo, non sono proprio nulla, però che meravigliosa contraddizione! Che sfida! Che dei nulla come noi possano far fronte alla solitudine dell’eternità!”
D’improvviso cambiò argomento, lasciandomi a bocca aperta. Cominciò a parlare del nostro incontro con l’alleato. Disse che, in primo luogo, la lotta con l’alleato non era uno scherzo. Non era stata proprio una questione di vita o di morte, ma neanche una passeggiata.
“Ho scelto questa tecnica,” proseguì “perché me la insegnò il mio benefattore. Quando gli chiesi di darmi un esempio delle tecniche degli antichi veggenti, schiattò quasi dalle risa: la mia domanda gli ricordava tanto la sua stesa esperienza. Il suo benefattore, il nagual Elìas, aveva dato anche a lui una dura dimostrazione della stesa tecnica.”
Don Juan disse che, poiché lui e il suo benefattore avevano usato il legno per fare la cornice dello specchio, avrebbe dovuto chiedermi di fare lo stesso, ma lui avrebbe voluto sapere cosa sarebbe successo se la mia cornice fosse stata più resistente della sua o di quella del suo benefattore. Le loro si erano rotte e, in tutte e due le occasioni, l’alleato era uscito.
Spiegò che nel suo caso l’alleato aveva fatto a pezzi la cornice. Lui e il suo benefattore si erano ritrovati con due legnetti in mano mentre lo specchio andava a fondo e l’alleato ne veniva fuori. Commentò che nel riflesso degli specchi gli alleati non sono così terrificanti perché si vede solo una forma, una specie di bolla. Ma quando sono fuori, oltre a essere orribili a vedersi, sono un vero cataplasma. Mi avvisò che quando gli alleati escono dal proprio livello, gli risulta molo difficile tornarci. Lo stesso accade agli uomini. Se i veggenti si addentrano al livello di queste creature, è possibile che non se ne sappia più nulla.
“Il mio specchio andò in pezzi per la forza del’alleato” disse. “Così la finestra non c’era più, l’alleato non poteva tornare al proprio livello e quindi si buttò su di me. Correva per afferrarmi, roteando come una palla. Fuggii carponi a una velocità inverosimile. Urlando come un demonio salii e scesi per declivi e colline, sembravo un ossesso. Per tutto quel tempo, l’alleato si mantenne a pochi centimetri da me.”
Don Juan disse che il suo benefattore corse dietro a lui e all’alleato ma, essendo avanti con gli anni, non poteva muoversi con sufficiente rapidità. Comunque ebbe il buonsenso di urlare che avrebbe fatto un falò per disfarsi dell’alleato e che don Juan doveva correre in tondo finché tutto non fosse stato pronto. Si mise a raccogliere rami secchi mentre don Juan correva intorno a una collina, pazzo di paura.
Don Juan confessò che, a un dato momento, si rese conto che il suo benefattore, un guerriero capace di sfruttare ogni concepibile situazione, si stava divertendo enormemente a sue spese. Si adirò tanto che l’alleato smise di corrergli dietro e don Juan, furibondo, gli diede del malvagio in faccia. Il benefattore non rispose, però ebbe una smorfia di genuino terrore nel vedere dietro don Juan l’alleato che incombeva su di loro. Visto il pericolo, don Juan dimenticò la sua ira e riprese a correre in tondo.
“A dire il vero, il mio benefattore era un vecchio diabolico” disse don Juan ridendo. “Aveva imparato a ridere di dentro. Non gli si vedeva dal viso, e così poteva fingere di piangere o di infuriarsi quando in realtà stava morendo dal ridere. Quel giorno, mentre l’alleato correva in tondo inseguendomi, il mio benefattore se ne stava braccia conserte a difendersi dalle mie accuse. Ogni volta che passavo correndo davanti a lui, ascoltavo solo frammenti della sua lunga difesa. Quando ebbe finito, cominciò a discutere il sistema per liberarci dell’alleato: bisognava ammucchiare rami secchi in quantità, l’alleato era grande e grosso e il falò doveva essere grande quanto lui, e la manovra avrebbe potuto anche non riuscire.
“Solo la mia paura matta mi teneva in piedi. Quando vide finalmente che ero sul punto di cadere morto di stanchezza, diede fuoco al falò e con le fiamme mi protesse dall’alleato.”
Don Juan disse che rimasero davanti al falò per tutta la notte. Per lui, il peggior momento fu quando il benefattore dovette andar via in cerca di rami secchi e lo lasciò solo. Ebbe tanta paura che promise a Dio di abbandonare la via del guerriero e darsi all’agricoltura.
“Al mattino, quando avevo esaurito tutta l‘energia, l’alleato riuscì a spingermi nel fuoco e riportai gravi ustioni” aggiunse don Juan.
“Che ne fu dell’alleato?” chiesi.
“Il mio benefattore non mi disse mai quel che gli accadde” rispose. “Però sento che continua a vagare senza meta, cercando di trovare la via del ritorno.”
“E la sua promessa fatta a Dio?”
“Il mio benefattore mi disse di non preoccuparmi: c’erano molte altre cose che io non comprendevo ancora. La mia promessa era stata fatta seriamente ma non c’era nessuno ad ascoltare tali promesse perché non c’era un Dio. Tutto quel che c’è sono le emanazioni dell’Aquila, e a loro non c’è modo di fare promesse.”
“Cosa sarebbe successo se l’alleato fosse riuscito ad afferrarla?”
“Forse sarei morto di paura” disse. “Se avessi saputo cosa accade a chi è catturato, avrei lasciato che mi afferrasse. A qui tempi ero un temerario. Una volta che l’alleato ti cattura, o ti fa venire un attacco di cuore e muori di colpo, o lotti con lui. Dopo un attimo di violenta agitazione, l’energia dell’alleato declina. Oltre a spaventarci, gli alleati non possono farci nulla con quella loro imitazione di ferocia; anche noi simuliamo molto. Siamo veramente separati da un abisso.
“Gli antichi veggenti credevano che, nel momento in cui l’energia dell’alleato diminuiva, i suoi poteri passassero all’uomo con il quale stava lottando. Poteri, e che poteri! Agli antichi veggenti gli alleati uscivano dalle orecchie e il potere degli alleati non valeva un cavolo!”
Don Juan spiegò che ancora una volta fu compito dei nuovi veggenti chiarire quest’altra confusione. Scoprirono che l’unica cosa che conta è l’impeccabilità, cioè l’energia che si libera. Era certo che ci fossero, tra gli antichi tolte chi, casi di veggenti che furono salvati dai loro alleati, però questo non aveva nulla a che vedere con il potere degli alleati, ma piuttosto con l’impeccabilità di quei veggenti che avevano permesso loro di usare l’energia di quelle altre forme di vita.
I nuovi veggenti scoprirono qualcosa ancora più importante sugli alleati: ciò che li rende utilizzabili o inutili per l’uomo. Gli alleati inutili, dei quali esiste una quantità straordinaria, sono quelli da emanazioni che non hanno equivalenti negli esseri umani. Sono così diversi da noi che risultano incomprensibili in assoluto. L’altra categoria di alleati, numero assai limitato, è composta da esseri che possiedono emanazioni corrispondenti alle nostre.
“Come utilizza l’uomo questa categoria di alleati?”
“Dovremmo usare un altro lemma invece di “Utilizzare”” rispose lui. “Io direi che quel che accade tra veggenti e alleati di questo tipo è un adeguato interscambio di energia.”
“Come avviene l’interscambio?”
“Attraverso le emanazioni che coincidono” disse. “Naturalmente questa emanazioni appartengono al lato sinistro dell’uomo, il lato che non si usa mai. Per questo motivo gli alleati sono totalmente vietati al mondo della consapevolezza normale, cioè al lato della razionalità”
Disse che le emanazioni che coincidono danno a tutti e due un terreno in comune, Poi, con la familiarità, si stabilisce un legame così profondo da beneficiare tutte e due le forme di vita. I veggenti cercano la qualità eterea degli alleati, possono essere guide e custodi favolosi. Gli alleati cercano la forza dell’ampio campo energetico dell’uomo e con questo riescono perfino a materializzarsi.
Mi assicurò che esperti veggenti manipolano queste emanazioni coincidenti fino a farle unire; in questo momento ha luogo l’interscambio. Gli antichi veggenti non sapevano che esistesse un tale processo e svilupparono complesse tecniche, simili a quella che mi aveva mostrato, per scendere nelle profondità che io avevo visto nello specchio.
“Per aiutarsi nella discesa, “ continuò “gli antichi veggenti avevano una corda di fibra speciale che si legavano alla vita. Aveva un’estremità ammorbidita nella resina che s’inseriva nell’ombelico come un tappo. I veggenti avevano uno o più assistenti che reggevano la corda mentre essi erano assorti nelle loro contemplazioni.”
“Ma arrivarono a scendere con il corpo?” chiesi.
“Gli uomini, in genere, hanno una capacità enorme, specialmente se controllano la consapevolezza” rispose. “Gli antichi veggenti erano meravigliosi. Nelle loro escursioni trovarono meraviglie nelle profondità. Per loro era normale incontrare alleati.
“Sì. Ora sai che dire “le profondità” è usare una metafora. Non c’è nessuna categoria di profondità. L’unica a esistere è l’Aquila con le sue emanazioni. Il segreto è maneggiare la consapevolezza. Eppure gli antichi veggenti non lo capirono mai.”
Dissi a don Juan che, basandomi su quel che lui mi aveva raccontato della sua esperienza con l’alleato e sulla mia personale impressione nel sentire la violenza del’alleato nell’acqua, avevo concluso che gli alleati sono molto aggressivi.
“Neanche tanto” disse. “Non che non abbiano abbastanza energia per essere aggressivi, ma perché hanno un diverso tipo di energia. Sono simili a una corrente elettrica. Gli esseri organici sono come onde caloriche.”
“Perché l’alleato le corse dietro tanto tempo?” domandai.
“Non è affatto un mistero” disse. “Gli alleati sono attratti dalle emozioni. Il terrore animale è quel che li attira di più; libera il tipo di energia che meglio gli si confà. Il terrore animale unifica le emanazioni interiori. Poiché il mio terrore era ininterrotto, l’alleato incominciò a seguirlo o meglio, il mio terrore agganciò l’alleato e non lo fece scatenare.”
Disse che gli antichi veggenti, scoprendo che ciò che piace di più agli alleati è il terrore animale, giunsero all’estremo di fornirgliene intenzionalmente, spaventando a morte la gente. Gli antichi veggenti erano convinti che gli alleati avevano sentimenti umani, ma i nuovi veggenti videro che l’energia liberata dalle emozioni è ciò che attira gli alleati; l’affetto è egualmente efficace, o l’odio o la tristezza o l’allegria.
Don Juan disse che se avesse provato affetto per quel’alleato, questi gli sarebbe corso comunque dietro, ma l’inseguimento avrebbe preso una piega diversa. Gli chiesi cosa sarebbe successo se avesse controllato il suo terrore. L’alleato avrebbe forse smesso di corrergli dietro? Rispose che controllare il terrore era uno degli stratagemmi degli antichi veggenti. Avevano imparato a controllarlo fino a punto di poterlo suddividere. Con il loro terrore personale attiravano gli alleati e distribuendolo in modo graduale, come se si trattasse di cibo, in realtà assoggettavano gli alleati.
“Gli antichi veggenti erano uomini terrificanti” aggiunse don Juan con un sorriso ironico. “Non dovrei usare un tempo passato riferendomi a loro” continuò “perché sono terrificanti ancora oggi. La loro intenzione è dominare, spadroneggiare su tutti e su tutto.”
“Ancora oggi, don Juan?” domandai, cercando di indurlo a ulteriori spiegazioni.
Cambiò argomento, disse che avevo perso l’occasione di provare un terrore animale smisurato. Mi disse che il modo in cui avevo sigillato la cornice dello specchio con il catrame aveva impedito all’acqua di passare oltre il vetro. Secondo lui era stato questo il fattore decisivo che aveva impedito all’alleato di mandare in frantumi lo specchio.
“Che peccato” disse. “In fondo, quell’alleato sarebbe potuto anche riuscirti simpatico. Di certo non era lo stesso che era venuto alla finestra il giorno prima. Il secondo era perfettamente utilizzabile e aveva molte affinità con te.”
“Vero, don Juan, che lei ha degli alleati?” gli domandai.
“Come sai, ho gli alleati del mio benefattore” disse. “Non posso dire di condividere l’affetto che il mio benefattore provava per loro. Lui era uomo sereno ma ricco di passioni, che regalava generosamente tutto quel che poteva, energia inclusa. Amava i suoi alleati. A suo modo di vedere, se gli alleati usavano la sua energia per materializzarsi, ciò non costituiva una perdita o un inconveniente. Ce n’era uno in particolare che riusciva perfino ad assumere grottesche forme umane.”
D’un tratto don Juan cominciò a ridere. E mi assicurò che, visto il non grande affetto da lui nutrito per gli alleati, non mi aveva mai spaventato parlandomi di loro come invece aveva fatto l suo benefattore con lui. Mi raccontò che, mentre era immobilizzato a letto convalescente della ferita al petto, aveva avuto molto tempo per elucubrare e il suo benefattore gli era risultato un vecchietto proprio strano. Essendo appena riuscito a sfuggire faticosamente alle grinfie di un pinche tirano, don Juan temeva di essere caduto in un’altra trappola. Aveva intenzione di aspettare fino a quando non avesse recuperato le forze e poi darsela a gambe quando il vecchio fosse fuori casa. Però il vegliardo dovette leggergli nel pensiero perché un giorno, in tono confidenziale, gli sussurrò di guarire più in fretta possibile in modo che tutti e due potessero sfuggire a un uomo mostruoso che lo aveva catturato e lo teneva in cattività. Tremando di paura e di impotenza, il vecchio gli aveva indicato la porta. La porta s’era spalancata e un uomo orribile, con la faccia da pesce, s’era precipitato nella stanza con macabra furia. Era di color verde grigiastro, aveva un solo enorme occhio senza palpebre ed era tanto alto che passava appena dalla porta. Don Juan mi disse che il suo terrore, la sua sorpresa furono così intensi da farlo svenire e gli ci vollero anni per liberarsi da quell’incantesimo di paura.
“Le sono utili i suoi alleati, don Juan?” chiesi.
“E’ molto difficile a dirsi” rispose. “A modo mio, gli sono affezionato e do loro molto poco mentre essi sono capaci di contraccambiare questo poco con un inconcepibile affetto. Ma anche così per me restano incomprensibili. Mi furono dati per farmi compagnia in caso fossi rimasto solo e abbandonato nell’eternità delle emanazioni dell’Aquila.”

Si ringrazia per l'elaborazione e trascrizione del testo ; Moksha75