martedì 8 gennaio 2013

ABBANDONARE LA RIPETITIVITA' E GLI SCHEMI.






























Uscire dal condizionamento sociale,dalla schiavitu' del mondo cosi' concepito collettivamente discriminato in oggetti e dalla visione di questi ultimi pensando siano esattamente la realta'. 

Dobbiamo abbandonare la ripetitivita' e gli schemi,in quanto esseri umani e non robot al servizio di macchine,imperatori e sacerdoti. 





Capitolo VIII° 

 
Conseguimento dell’Auto-Realizzazione 

 

Allora Mahamati disse al Bhagavan: “Per favore, puoi dirci qualcosa in più su ciò che costituisce lo stato dell’auto-realizzazione?” 

Il Beato rispose: “Nella vita di un bravo discepolo, bisogna distinguere due aspetti: ossia, lo stato di attaccamento all’auto-natura derivante dalla discrimi-nazione di se-stesso e del suo campo di coscienza a cui egli si riferisce; e lo stato elevato ed eccellente di auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Lo stato di attaccamento alle discriminazioni dell’auto-natura di cose, idee e di ‘sé’, è accompagnato da emozioni di piacere o di avversione, secondo l’esperienza o come è impostato nei libri di logica. Adattandosi all'assenza-di-ego delle cose e mantenendo retrovisioni errate riguardo al suo ego, egli dovrebbe abbandonare questi pensieri e dovrebbe mantenersi fermamente al percorso continuamente ascendente dei livelli del Sentiero. 

Lo stato esaltato di auto-realizzazione, come è riferito ad un bravo discepolo, è uno stato di concentrazione mentale nel quale egli cerca di identificarsi con la Nobile Saggezza. In quello sforzo, egli cerca di annichilire tutti i pensieri e le nozioni vaganti che appartengono all'esteriorità delle cose, e tutte le idee di individualità e generalità, di sofferenza e di impermanenza, e coltiva invece le più nobili idee di assenza-di-ego, vacuità e non-immaginazione; in questo modo egli otterrà una realizzazione di verità, che è libera da passione, e sarà sempre sereno. Quando questo attivo sforzo alla concentrazione mentale avrà avuto successo e sarà seguito da un più passivo e ricettivo stato di Samadhi, in cui il bravo discepolo entrerà nella felice dimora della Nobile Saggezza, egli sperimenterà la sua consumazione delle trasformazioni di Samapatti. Questa è la prima esperienza di un bravo discepolo dello stato esaltato di realizzazione, ma siccome non c'è ancora eliminazione dell'energia-abitudine, non è giunto ancora alla esenzione dalla trasformazione della morte. 

Avendo raggiunto questo stato esaltato e felice di realizzazione, così come può essere raggiunto dai discepoli, il Bodhisattva non deve cedere al godimento della sua beatitudine, perché ciò significherebbe la cessazione, ma dovrebbe pensare compassionevolmente agli altri esseri e dovrebbe tener fede ai suoi voti originari; egli non dovrebbe mai rilassarsi né far uso della beatitudine del Samadhi. 

Però, Mahamati, siccome i bravi discepoli continuano a cercare di avanzare sul sentiero che conduce alla piena realizzazione, c'è un pericolo contro cui essi devono essere messi in guardia. I discepoli possono non apprezzare il fatto che il sistema-mente, a causa della sua energia-abitudine accumulata, sia sempre in funzione, più o meno inconsapevolmente, finché essi vivono. Talvolta essi potrebbero pensare di poter accelerare il conseguimento della mèta verso la tranquillizzazione sopprimendo completamente tutte le attività del sistema-mente. Questo è un errore, perché perfino se le attività della mente fossero soppresse, la mente funzionerebbe ancora perché i semi di energia-abitudine rimarrebbero ancora in essa. Essi pensano all’estinzione della mente, ma in realtà, essi non dovrebbero più attaccarsi al funzionamento della mente che crede nel mondo esterno. Vale a dire, la mèta è la tranquilizzazione che deve essere raggiunta non sopprimendo le attività della mente, ma sbarazzandosi delle discriminazioni e degli attaccamenti. 

Poi vi sono altri che, impauriti dalla sofferenza inerente alle discriminazioni sulla vita e la morte, incautamente cercano il Nirvana. Essi sono giunti a vedere che tutte le cose soggette alla discriminazione non hanno alcuna realtà e così immaginano che il Nirvana debba consistere nell'annientamento dei sensi e dei loro campi di sensazione; essi non apprezzano il fatto che nascita-e-morte e il Nirvana non siano disgiunti uno dall'altro. Essi non sanno che il Nirvana è la Mente Universale nella sua purezza. Perciò, questi stupidi che si aggrappano alla nozione che il Nirvana sia un mondo in se stesso aldifuori di ciò che è visto dalal mente, ignorando tutti gli insegnamenti del Tathagata concernenti il mondo esterno, continueranno a rotolarsi nella ruota di nascita-e-morte. Ma quando essi finalmente sperimenteranno la "rivoluzione" nella loro coscienza più profonda, che porterà con sé la perfetta auto-realizzazione della Nobile Saggezza, allora essi capiranno. 

Il vero funzionamento della mente è molto sottile e difficile da essere capito dai giovani discepoli, perfino i maestri con tutti i loro poteri di corretta-conoscenza e Samadhi spesso lo trovano confuso. Soltanto i Tathagata ed i Bodhisattva che sono fermamente stabiliti al settimo livello possono pienamen-te comprendere il suo operato. Quei bravi discepoli e maestri che desiderano capire pienamente tutti i differenti aspetti dei livelli della Via del Bodhisattva, con l’aiuto della loro corretta-conoscenza devono diventare totalmente convinti che gli oggetti della discriminazione sono visti e considerati così dalla mente e, così, tenendosi fuori da tutte le discriminazioni e falsi ragionamenti che sono anch’essi della mente, devono cercare sempre di vedere veramente le cose (yatha-bhutam), e piantare radici di bontà nelle Terre del Buddha, che non conoscono i limiti creati dalle differenziazioni. 

Per fare tutto ciò, il Bodhisattva deve tenersi fuori da ogni tumulto, dalle agitazioni sociali e dalla pigrizia; deve tenersi fuori da tutti i trattati e scritture filosofiche mondane, e dai rituali e cerimonie del clericalismo professionale. Si ritiri in un luogo appartato nella foresta e ivi si dedichi alla pratica delle varie discipline spirituali, perché è solo facendo così che in questo mondo delle molteplicità, egli diverrà capace di ottenere una vera intuizione profonda dell’operato della Mente Universale nella sua Essenza. Là, circondato dai suoi buoni amici del Dharma, tutti i Buddha, il bravo discepolo diventerà capace di comprendere il significato del sistema-mente e del suo compito come agente intermediario tra il mondo esterno e la Mente Universale, e diverrà capace di attraversare l'oceano di nascita-e-morte che sorge dall'ignoranza, dal desiderio e dalle azioni. 

Il Bodhisattva, avendo ottenuta una completa comprensione del sistema-mente, delle tre auto-nature, la duplice assenza-di-ego, e stabilitosi nell’auto-realizza-zione successiva a quel conseguimento, tutto ciò che può essere ottenuto dalla sua corretta-conoscenza, avrà chiara la Via all'ulteriore avanzamento lungo gli stadi del Sentiero del Bodhisattva. Quindi i discepoli dovrebbero abbandonare poi la comprensione della mente da essi ottenuta tramite la loro conoscenza corretta, che rispetto alla Nobile Saggezza è come un asino zoppo vicino ad un puledro stupendo, ed entrando nell’ottavo stadio del Sentiero del Bodhisattva, egli deve poi disciplinarsi nella Nobile Saggezza secondo i suoi tre aspetti. 

Questi aspetti sono: il primo, la non-immaginazione che giunge quando tutte le cose appartenenti alla condizione di discepolo, maestro, e filosofo sono completamente padroneggiate. Secondo, il potere aggiunto da tutti i Buddha in ragione del loro voto originario che include l'identificazione delle loro vite, la condivisione delle loro vite e la condivisione di tutti i loro meriti con tutti gli esseri senzienti. Terzo, la perfetta auto-realizzazione che quindi è stata solo  compresa in una certa misura. Poiché il Bodhisattva riesce nel distaccarsi dal vedere tutte le cose, incluso il suo proprio ego immaginato, nella loro evidente fenomenalità, e realizza gli stati di Samadhi e Samapatti, da cui egli osserva il mondo come una visione ed un sogno, ed essendo sostenuto da tutti i Buddha, egli sarà capace di superare in pieno il conseguimento del livello di Tathagata, che è la stessa Nobile Saggezza. Questa è la caratteristica della nobile vita, e essendo provvista di questi tre aspetti, la perfetta auto-realizzazione della Nobile Saggezza è stata raggiunta. 

* * * 

Allora Mahamati chiese al Bhagvan: “O Beato, la purificazione dal male che fuoriesce dalla mente, e che deriva dall’attaccamento alle nozioni di un mondo oggettivo ed un'anima empirica, è graduale o istantaneo?” 

Il Beato rispose: “Vi sono tre flussi caratteristici che fuoriescono dalla mente, e cioè il male che fuoriesce a causa del sorgere di brama, attrazione e attacca-mento; il male che fuoriesce a causa del sorgere delle illusioni della mente e dalle infatuazioni dell'egoismo; ed il bene non-fuoriuscente che deriva dalla Nobile Saggezza. 

Il male fuori-uscente che ha luogo dal riconoscere il mondo come esterno, che in verità è solo una manifestazione della mente, e dal divenire attaccati ad esso, viene purificato gradualmente e non istantaneamente. Un buon comportamento  può venire solo da un processo di sforzi e auto-limitazione. È come quando un vasaio crea dei vasi, fatti gradualmente con attenzione e sforzo. È come quando si diventa bravi a recitare, a ballare, cantare, suonare il liuto, scrivere, e in ogni altra arte; deve essere imparata gradualmente e faticosamente. La ricompensa sarà un aumento della chiara comprensione della vacuità e transitorietà di tutte le cose. 

Il male fuori-uscente che sorge dalle illusioni della mente e dalle infatuazioni dell'egoismo, riguarda più direttamente la vita mentale e si manifesta in cose come paura, rabbia, odio ed orgoglio; queste sono purificate da meditazione e studio, che pure devono essere raggiunti gradualmente, e non istantaneamente. È come il frutto dell’amrita che matura lentamente; è come l’erba, gli arbusti, e gli alberi che crescono gradualmente dalla terra. Ognuno dovrebbe seguire il percorso di studio e meditazione da sé, gradualmente e con sforzo, ma grazie al voto originario di tutti i Bodhisattva e dei Tathagata che dedicarono i loro meriti ed identificarono le loro vite con quella di tutti gli esseri animati che possono venir emancipati, nessuno rimane senza aiuto ed incoraggiamento; tuttavia perfino con l'aiuto dei Tathagata, la purificazione del flusso malvagio della mente è tutt’al più lento e graduale, e richiede zelo e pazienza. Però, la ricompensa è la graduale comprensione della duplice assenza-di-ego e la sua paziente accettazione, ed i piedi ben si stabiliscono sul cammino dello stato di Bodhisattva. 

Ma il bene non-fuoriuscente, che giunge con l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza, è una purificazione che arriva istantaneamente per grazia dei Tatha-gata. È come uno specchio che riflette tutte le forme e le immagini in modo istantaneo e senza discriminazione; è come il sole o la luna, che rivelano ogni forma istantaneamente e le illuminano spassionatamente con la loro luce. Nello stesso modo i Tathagata conducono i bravi discepoli ad uno stato di non-imma-ginazione; tutte le accumulazioni del karma e di energia-abitudine che si erano raccolte da tempi senza inizio a causa dell'attaccamento a visioni erronee e che erano state intrattenute riguardo ad un'ego-anima ed al suo mondo esterno, alla fine sono spazzate via, rivelando istantaneamente il reame della 'Intelligenza Trascendente’ che appartiene allo stato di Buddha. Proprio come la Mente Universale contaminata da accumulazioni di karma ed energia-abitudine rivela la molteplicità di ego-anime ed i loro mondi esterni della falso-immaginazione, così la Mente Universale purificata dalle sue contaminazioni tramite le graduali purificazioni dei flussi malvagi, provenienti da sforzo, studio e meditazione, e dalla graduale auto-realizzazione della Nobile Saggezza, all’ultimo, risplende istantaneamente come la Dharmata-Buddha che risplende spontaneamente coi raggi provenienti dalla sua pura auto-natura. Per questo la mente di tutti i Bodhisattva è maturata istantaneamente: essi si trovano nelle dimore celestiali dei paradisi Akanistha, essi che irradiano spontaneamente i vari tesori della ricchezza spirituale”. 

ESTRATTO DAL: LANKAVATARA SUTRA 
L’AUTO-REALIZZAZIONE DELLA NOBILE SAGGEZZA
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Basato sulla Traduzione del Lankavatara  del Professor D.T. Suzuki

Foto: http://unbornmind.com/myblog/wp-content/uploads/2012/11/BuddLotus.jpg




AGGIORNAMENTO 


PRATICARE IL "NON FARE"


Ho raccolto alcune informazioni che penso siano utili a cambiare l'ologramma e quindi ad avere una versione differente del mondo,anche soprattutto in relazione alla vita che facciamo,l'abiitudine e le azioni meccanicistiche sono sinonimo di squilibrio,qualcosa che sicuramente non e' naturale per un essere consapevole,quindi l'arte del non fare e' un ottima disciplina per cambiare veramente il mondo,buona lettura.

«Giungere all’essere in noi  che deve morire è il non fare della persona»

 (Agire senza credere, avere aspettative, senza certezze di fede)- >

interrompere le proprie abitudini... concentrare l'attenzione su aspetti del mondo che generalmente si trascurano; imparare ad avviare comportamenti diversi, ampliare i margini di libertà: e allenare la persona a essere presente a se stessa Per Smontare abitudini si possono inventare esercizi-attività inutili come -->  Sali e scendi da una sedia per 15 volte con quanta maggiore consapevolezza e impegno possibile + apri una scatola di cerini e rovescia il suo contenuto a terra e poi raccoglili tutti, uno per volta... etc.
....
 Il mondo è il mondo perché tu conosci il "fare" implicato nella sua creazione... Se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe diverso... Per fermare il mondo devi smettere di fare... Non-fare sarebbe come comportarsi come se qual qualcosa fosse qualcos'altro di molto diverso... ad es. trasformare quell'oggetto in un oggetto di potere...
Un guerriero se sa che le cose sono vere, agirà per "fare"; se sa che non sono vere, agirà per "non-fare"



--> Il mondo ordinario è sostenuto dal “fare”, cioè da una visione coerente della realtà, prodotta dall’ancoraggio del punto d’unione di tutti gli uomini nella medesima posizione; la pratica del “non fare” è incentrata su una multiforme serie di esercizi, tutti tesi a incrinare la nostra assoluta credenza nell’effettiva realtà della visione del mondo costruita dai nostri sensi.
 ....
Il non fare + (interruzione dialogo) sono tecniche che implicitamente favoriscono il "Sognare"
....
eseguire qualcosa senza alcuna aspettativa non deve essere intesa come un far nulla in ogni caso, ma al contrario - agire senza interferire con la naturalezza delle cose...


(Assemblaggio -> Il "Punto di Unione" (Arte Sognare, pag. 11)

http://www.animalibera.net




Fare – Non Fare

· Fare: percezione del mondo nel modo in cui siamo soliti fare, le cose che ognuno di noi racconta a sé stesso; il dialogo interno è la conversazione mentale che sosteniamo con noi stessi ogni giorno, la descrizione assimilata da ciascuno di noi.
· Proteggiamo la nostra descrizione, l’0alimentiamo coni nostri pensieri e generiamo inoltre il “fare” che la rinforza
· Questo tende a confermare il contenuto del dialogo interno della descrizione stessa
· L’estremo è sostituire la realtà esterna a noi con i nostri pensieri
· Solo fermando questo dialogo interno si trova la chiave per accedere al mondo degli stregoni.
· Il primo anello del potere, è il risultato della percezione ordinaria: il secondo anello del potere è la percezione di un altro mondo, quello degli stregoni

· Non-fare: qualsiasi tipo di azione che non sia coerente con la nostra descrizione del mondo o di noi stessi.
· Il non-fare interrompe il flusso della descrizione e sospende il fare del mondo conosciuto
· Il non-fare è il mezzo che apre il cammino verso io lato ignoto della realtà, è la porta di accesso del nagual (la realtà separata, la consapevolezza dell’altro io)
· Il non-fare praticato nella consapevolezza del lato destro, possiede la facoltà di portarci verso il lato sinistro; praticarlo in modo costante porta all’integrazione delle due forme di consapevolezza, portandoci alla “totalità di sé stessi”.
· Il non-fare dell’io personale interrompe il flusso della descrizione della nostra persona, ci liberiamo dall’incantesimo dell’ego, che continua a farci credere di essere lui a costruire la nostra unica realtà
· Interrompere il flusso della descrizione è una porta verso la libertà ed i cambiamento:possiamo reinventare noi stessi!
· Ogni automatismo è per gli stregoni un fare; il non-fare significa invece evitare consapevolmente tutti gli automatismi, interrompendo queste sequenze e permettendo a sé stessi di fare nuove esperienze e riacquistare vera spontaneità.
· Evitiamo fin dal mattino di cadere nella catena di automatismi e nella trance della quotidianità: ci si deve affidare soprattutto ala nostra fantasia
· Il non-fare ci dà sempre forza perché allenta la fissazione del punto di assemblaggio ed attiva nuovi campi energetici
· Il non-fare distoglie la nostra percezione dallo specchio dell’autocontemplazione per rivolgerla di nuovo verso il mondo
· Nel non-fare dobbiamo semplicemente comprendere al di là dell’intelletto razionale, che le nostre sensazioni si basano su convenzioni arbitrarie, che possono benissimo essere sostituite

· I non-fare dell’Io personale:
strategia dello stregone per entrare nella realtà separata
· Mira alla destrutturazione dell’ego individuale del guerriero ed alla sua visione ordinaria del mondo
· Tre forme principali:
usare la morte come consigliera
(la morte non è la negazione della vita, ma la negazione dell’ego. La vita invece si sostiene con la morte)
perdere l’importanza
(destrutturate il proprio ego, smontarlo e fargli perdere la sua continuità)
cancellare la storia personale
(cancellare le azioni passate e le relazioni che abbiamo avuto con esse)
· L’ego è solo una descrizione. Nient’altro. Parole, solo parole. Non ha una realtà specifica, la cui quasi-realtà deriva dalla nostra insistenza a comportarci come se fosse tale
· Esistono una quantità enorme di azioni considerate impossibili in quanto non incluse nella descrizione. Il non-fare ci permette di scoprirle.Smettiamo di resistere al cambiamento
· Dobbiamo cancellarci fino a diventare sconosciuti anche per noi stessi (don Juan). E’ il campo delle libertà !
· I non-fare personalizzati:
Tecniche fra le più potenti.(devastanti per l’ego personale)
· Travestimenti ; cambiare facciata.
Una grande forza di cambiare l’illusione, tale da sostituire completamente la realtà ordinaria
· Solo quando l’ego si ferma prendiamo coscienza della nostra vera natura: siamo esseri luminosi, la cui energia può creare qualsiasi effetto e la realtà dell’ego è un’illusione
· Questo tipo di non-fare deve essere completamente diverso da ciò che l’individuo conosce (mandare un manager famoso e chiedere l’elemosina, ecc).
· Caratterizzarsi fino all’ultimo dettaglio sull’attività scelta (abiti, modo di parlare, ecc). praticare almeno 4 ore al giorno. Produrre un livello efficiente, interazione con il mondo quotidiano, non evitare persone conosciute, ecc……….Non informare amici e conoscenti di quello che stimo facendo.






Carlos Castaneda http://www.ilcerchiodellavita.com/home.html

Sviluppare l'arte del "non fare"
Un bellissimo estratto dal libro "La Fisica dei Miracoli" di Richard Bartlett (Macro Edizioni, 2010)...
Richard Bartlett - 05/11/2010


Meglio non ritrovarsi nella condizione di dover fare qualcosa, perché fin troppo spesso si rivela essere una condizione in cui non possiamo fare un granché. Consentiamo invece la manifestazione dello stato di coscienza del "non fare", e trasformiamola nel nostro migliore amico. Dedichiamo coscientemente un po' di tempo ed energia alla realizzazione di tale stato, ponendone le premesse, ben consapevoli che spesso nel momento in cui è più importante che accada qualcosa, non accade proprio nulla, mentre quando coscientemente non facciamo proprio niente, tutto può accadere.
Meno facciamo maggiore è il potere a cui possiamo accedere. Quando ci sforziamo di fare o di far succedere qualcosa, quel nostro "fare" è condizionato da una consapevolezza limitata delle possibili soluzioni. Quando seguiamo il flusso e siamo in armonia con la corrente degli eventi, non stiamo più resistendo ai benefici del loro potenziale quantistico. A quel punto tutto diventa possibile e ci sono maggiori probabilità che si manifestino eventi miracolosi.

http://www.scienzaeconoscenza.it

Zen in the City

Pratiche di consapevolezza per la città e per il mondo digitale

L’arte di non fare niente in particolare
31 marzo 2011

Non avere niente o poco da fare, oppure starsene senza fare niente: sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Ma guardate questa coppia di leoni oziosi: non vi sembra che stiano facendo la cosa migliore, per loro? Anche per noi potrebbe esserlo, a volte. E non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice, proposito, uno dei miei preferiti, Thich Nhat Hanh.

Nella nostra società, abbiamo la tendenza a considerare il non fare niente come qualcosa di negativo, se non addiruttura di malvagio. Ma quando ci perdiamo nelle attività, non facciamo altro che diminuire la qualità della nostra vita. Facciamo a noi stessi un disservizio. È importante, invece, preservare noi stessi, la nostra freschezza e il buon umore, la nostra gioia e la compassione. Nel Buddhismo, coltiviamo la “assenza di scopo”, ed infatti, nella tradizione buddhista, la persona ideale, un “arhat” o “bodhisattva”, è una persona poco occupata, qualcuno che senza un posto di preciso dove andare o qualcosa da fare. La gente dovrebbe imparare come stare lì semplicemente, non facendo niente. Provate a passare una giornata senza fare niente; non la chiamiamo una “giornata pigra”. Eppure, per molti di noi, abituati a correre da una parte all’altra , una giornata pigra è realmente un compito arscite arduo! Non è facile essere e basta. Se riuscite ad essere felici, rilassati e sorridenti, quando non state facendo qualcosa, siete abbastanza forti. Non fare nienteporta qualità nell’esistenza, che è molto importante. Così, non fare niente è veramente qualcosa. Per favore, scrivetelo ed mettetelo in evidenza all’interno della vostra casa: Non fare niente è qualcosa.

Il brano è tratto da: Thich Nhat Hanh, Answers from the Heart, Parallax, 2009. La traduzione è mia. L’ho trovato in questa pagina del blog di Lilian Cheung.

Lo stesso maestro dice, in un altro brano: “Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere”. (i neretti sono miei)

Allego infine altri due brani, uno è tratto da “Walden, ovvero La vita nei boschi”, un libro del 1854 di Henry David Thoreau. Il volume è il resoconto dell’avventura di Thoreau, che dedicò oltre due anni della propria vita presso una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden, a “cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile” (cfr. Wikipedia).

L’altro è tratto dal vangelo di Luca, nel quale si narra la storia di Marta e Maria, figure paradigmatiche del contrasto tra vita attiva e vita contemplativa. La posizione di Gesù, a riguardo, non lascia spazio a dubbi.

Poi c'e' anche Osho sul argomento e la disciplina del non fare ed e' questo;Colui che non fa è un individuo rilassato rispetto al fiume, che fluisce con il fiume, scorre con esso; è diventato parte del fiume, non si pensa come minimamente separato, è qualcuno che non ha alcun destino individuale. Ecco il significato di non fare. Ora il destino del Tutto è il suo destino.
Paura, angoscia, agonia nascono dall'avere un destino individuale. Fare significa avere un'idea di ciò che si dovrebbe essere. Non fare significa lasciar cadere l'idea di essere separati dall'esistenza. Osho
Aggiunta da FUORI DI MATRIX. 

http://zeninthecity.org/2011/03/31/arte-di-non-fare-niente/

"Se riesci a passare un pomeriggio assolutamente inutile in modo assolutamente inutile, hai imparato a vivere."
Lin Yu-t’ang

"Una strana follia si è impadronita delle classi lavoratrici nelle nazioni ove regna la civiltà capitalistica... Questa follia è l'amore per il lavoro, la moribonda passione per il lavoro spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie..."

Tratto da: "Il Diritto alla Pigrizia", celeberrimo testo "maledetto" scritto dal genero di Marx, Paul Lafargue.


Cito a proposito queste parole;L'ozio non e' solo relax,e'uno stile di vita,gli oziosi respingono i principi base della civilta':il lavoro inteso come mezzo di schiavitu',il consumismo di beni materiali totalmente inutili,la carriera e l'arrivismo che obbligano a privarsi del tempo necessario ad alimentare la propria creativita' e le proprie passioni.


Chiunque segua la via del non-attaccamento può arrivare alla meta di tutta una vita alla ricerca della verità. Piuttosto che aggrapparti alla ricchezza, sarebbe meglio che la buttassi via, e non permetterle di avvelenarti il cuore. Ma se non ti aggrapperai e ne farai saggio uso, allora potrai essere una benedizione per le altre persone. Non sono la ricchezza e il potere in sé a rendere l'uomo schiavo, bensì l'attaccamento ad essi.

Majjhima Nikaya


                  
L'ATTACCAMENTO ALLE COSE CHE NON ESISTONO SE NON NELLA MENTE.




Le false-immaginazioni sorgono dalla considerazione delle apparenze; le cose sono discriminate come forme, segni e figure; come aventi colori, umidità o calore, mobilità o rigidità. L’immaginazione falsa consiste nel diventare così attaccati a queste apparenze ed ai loro nomi. Per attaccamento agli oggetti si intende, diventare attaccati alle cose esterne ed interne come se esse fossero veramente reali. Per attaccamento ai nomi si intende, in queste cose interne ed esterne, il riconoscimento di caratteristici segni di individualità e generalità, ed a considerarli definitivamente appartenenti ai nomi degli oggetti.

La falsa-immaginazione insegna che poiché tutte le cose sono collegate alle loro cause e condizioni dell’energia-abitudine accumulata da tempi senza inizio col non riconoscere che il mondo esterno è la mente stessa, tutte le cose sono comprensibili sotto gli aspetti di individualità e generalità. A causa dell’ag-grapparsi a queste false-immaginazioni vi è una moltitudine di apparenze che sono immaginate come essere vere, ma in realtà esse sono solo immaginarie.


Quando è chiaramente capito che non vi è niente nel mondo, se non ciò che è visto dalla mente stessa, la discriminazione non sorge più, e tutti i saggi si stabilizzano nella loro vera dimora, che è il reame della quiete. Gli ignoranti discriminano e operano tentando di adattarsi alle condizioni esterne, e sono costantemente perturbati nella mente; ogni irrealtà è immaginata e discriminata mentre è ignorata e non-vista la realtà.


Quando questo intero universo è considerato come una concatenazione e come nient’altro che una concatenazione, allora la mente, con la sua paziente accettazione della verità che tutte le cose sono non-nate, ne guadagna in tranquillità.

Lankavatara Sutra.

Gli umani lavorano 10 ore al giorno per produrre cose che non esistono,sono non nate,e credendole reali fanno sorgere un attaccamento che li rende ancora piu' schiavi.

Fuori di Matrix.

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