martedì 27 novembre 2012

TAGLIO DEL CORDONE OMBELICALE,UN RITUALE DA EVITARE.Squilibri energetici causati dal taglio del cordone ombelicale.





Anche la procedura del taglio del cordone ombelicale e' fatta in modo da creare squilibri energetici negli esseri umani.

Clair Lotus Day è stata la donna che ha avuto la percezione che il taglio del cordone ombelicale fosse una violenza sul corpo fisico ed eterico del bambino.

Clair, infermiera californiana, aveva il dono particolare di vedere l'aura* delle persone.
Proprio per via di questa sua capacità aveva potuto rendersi conto di come l'aura di chi non aveva subito il taglio del cordone fosse vibrante e integra. Iniziò quindi a porsi delle domande sull'effettiva necessità di recidere di routine il cordone ombelicale e, quando rimase incinta, ebbe la ferma convinzione che non lo avrebbe fatto per suo figlio: era il 1974.

Da allora la modalità di non recidere il cordone, che prende il nome da Clair Lotus, è stata sostenuta strenuamente dalla visione saggia di Jeannine Parvati Baker negli Stati Uniti e da Shivam Rachana in Australia.

Rachana è anche autrice dell’unico libro pubblicato su questa nascita:
Lotus Birth: il parto integrale- nati con …la placenta
E’ grazie a questo testo che il messaggio della nascita Lotus Birth ha potuto raggiungere i cuori di tante persone nel mondo.

Con questa pratica dolce, dal '74 a oggi, sono nati moltissimi bambini, sia in casa che in ospedale, in acqua e non, con parto naturale e anche con parto cesareo.


* L'aura è il campo energetico che circonda ogni essere vivente e che viene percepita da persone particolarmente sensibili.
http://www.lotusbirth.it/origini_lb.html


              Placenta nella foto possiamo notare anche la forma che ricorda l'albero della vita.






L'energia vitale

Fin qui abbiamo analizzato gli aspetti "materiali" della placenta e i vantaggi fisici che derivano dal lasciare il cordone intatto, questi vantaggi si manifestano nelle prime ore, cioè fino a quando vi è un passaggio di sangue e altre sostanze.

Ma allora perché aspettare addirittura finché il distacco avviene in modo naturale?

Molte discipline olistiche affermano che esiste un'energia vitale in ognuno di noi e che sia il calo di questa energia a determinare lo stato di malattia.

La placenta durante la gravidanza è il centro dell'energia del bambino e, dopo il parto, questa energia impiega qualche giorno a trasferirsi interamente al bambino.

Sembra quasi che sia il bambino stesso a sapere quando è il SUO momento per lasciare andare la SUA placenta.

Il bambino determina quando separarsi da quella parte di sé che lo ha accompagnato per nove mesi, supportandolo nella sua crescita, nutrendolo e proteggendolo.

D'ora in avanti saranno le braccia della mamma a confortarlo e rassicurarlo, almeno fino a quando (dopo altri nove mesi circa) non sarà lui stesso ad allontanarsi da lei gattonando, per poi ritornare e riallontanarsi ancora e ancora fino alla sua completa indipendenza.



Pensate se, quando comincia a muovere i primi passi, gli venisse subito a mancare la sua sicurezza e non ritrovasse più, voltandosi, lo sguardo dolce della mamma.



http://www.miobambino.it/articolo/lotus-birth-nascere-senza-fretta_816.html


Se il cordone resta intatto il bambino riceve una consistente quantità di sangue che altrimenti resterebbe nella placenta: si tratta di un terzo o addirittura del 50% del volume totale che ha prodotto nei nove mesi.

Questo non è sangue in più, ma sangue che la natura ha designato per il buon funzionamento organico del neonato: il sistema cardio-respiratorio richiede una buona dose di sangue per potersi attivare pienamente.

Quando il bambino riceve tutto il sangue previsto, accoglie una quantità di ferro che lo preserva dall’anemia per alcuni anni.

Riceve anche l’ossigeno, importantissima garanzia di protezione per il cervello.

La transizione della nascita che avviene in modo graduale e nel rispetto dei tempi fisiologici del bambino fornisce le basi ottimali per un positivo imprinting di nascita. In questo passaggio dolce è più facile stabilire le basi del futuro legame madre-padre-bambino e il buon successo nell’allattamento al seno.

La memoria di nascita resta per sempre nel subconscio e il dolce approccio di questo modo di nascere, assicura creature più serene e meno aggressive.

Nella transizione graduale del Lotus Birth il corpo energetico del bambino si completa e si rinforza con la presenza della placenta che continua ad inviare i suoi messaggi energetici al neonato. Abbiamo visto pulsazioni nella placenta anche al quinto giorno dopo la nascita.

http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo_for_print.php?id=22620






Sequenza filmata del taglio del cordone ombelicale. Le immagini parlano da sole! :http://www.youtube.com/watch?v=3cGfvKv8Myo

Il taglio del cordone ombelicale
La funzione mediatrice del cordone ombelicale nell’adattamento del neonato al mondo esterno

Sul ventre di tutti noi umani c’è un segno, considerato un po’ il centro del nostro essere: l’ombelico.

Può assomigliare a un minuscolo cratere, a un bocciolo, a una piccola spirale di carne, ma è una cicatrice, che ricorda il momento in cui, dopo la nascita, abbiamo cominciato a respirare coi nostri polmoni e siamo stati fisicamente separati da nostra madre, inaugurando un contatto diretto e personale col mondo.

Attualmente, solo nell’assistenza al parto a domicilio e nelle Case Maternità è in uso il taglio “ritardato” del cordone.

Si aspetta, cioè, che il cordone abbia smesso da solo di pulsare, senza interrompere mediante il taglio la circolazione sanguigna feto-placentare, e con essa l’apporto di ossigeno che arriva ancora al bambino attraverso il sangue del cordone. Si è osservato, infatti, che appena nato, il bambino, sebbene ancora unito alla placenta mediante il cordone, tenta da solo e subito, ma progressivamente, di respirare.

Il primo soffio d’aria è brevissimo e ad esso segue un piccolo grido, poi il bambino smette, riprova due o tre volte ed entro pochi minuti ha imparato a respirare senza paura. A questo punto i suoi atti respiratori sono efficaci e il bambino riceve l’ossigeno di cui ha bisogno direttamente dai propri polmoni, e non più dalle arterie ombelicali.

I polmoni neonatali, come due piccole spugne compresse, hanno potuto assorbire aria a poco a poco, dolcemente, sfruttando quel legame con la mamma che ancora garantiva ossigeno.

Il cordone ombelicale, esaurita la sua funzione smette di pulsare e nel tagliarlo allora, come dice Leboyer, “non si taglia più niente, è un legame già morto: madre e figlio possono essere divisi senza trauma”.

Un’assenza di trauma che si rivela nel volto sereno e disteso del bambino, privo di quell’espressione contratta e sofferente che in un altro contesto ci sembrerebbe “normale”.

L’altro contesto è quello ospedaliero, dove tutti i tempi sono diversi e il cordone ombelicale viene reciso al massimo dopo quattro minuti dalla nascita, quando ancora pulsa.

Anche in quel contesto il sangue cordonale viene ritenuto prezioso: si è scoperto infatti che contiene cellule staminali totipotenti che, se prelevate alla nascita, congelate e conservate in “banche”, possono essere efficacemente utilizzate nella cura di leucemie e di altre gravi malattie del sangue.

Molti ospedali in Italia si stanno attrezzando per questo prelievo che consente di mettere a disposizione di vite umane in pericolo, una risorsa preziosa. Ma i tempi del taglio del cordone ombelicale devono essere ulteriormente abbassati: massimo entro 10 secondi dalla nascita, altrimenti le cellule staminali raccolte non saranno in quantità sufficiente a essere conservate.

Il neonato è un essere meravigliosamente adattabile e riesce a imparare la respirazione anche senza fare affidamento sull’ossigeno di riserva dato dal sangue del cordone; ma innegabilmente in questo modo scegliamo di privarlo della funzione mediatrice della placenta, sottoponendolo a uno stimolo molto forte al quale dovrà rispondere, con tutto il suo sistema, in modo forte.

Sotto il profilo fisiologico è come se lo “scaraventassimo” nel mondo senza accompagnarlo.

Forse dovremmo chiederci quali conseguenze a lungo termine, sia sul sistema endocrino e immunitario del nuovo essere, che sulla sua relazione futura col mondo, si possono provocare decidendo di cambiare direzione a un disegno della natura che aveva riservato le risorse del prezioso sangue cordonale a “quel” neonato.

Non sarebbe più semplice comprendere e rispettare appieno il valore della fisiologia naturale, per favorire in ognuno, fin dalla nascita, la capacità di vivere in salute?





Lotus Birth: una procedura in cui il cordone ombelicale non viene reciso


Oggi voglio parlarvi di una pratica non molto diffusa in Italia ma che in altre parti del mondo viene invece praticata più di frequente: il Lotus Birth.

Che cos’è esattamente il Lotus Birth?

E’ un rituale del dopo-parto, dei primi giorni di intimo isolamento. La nostra cultura occidentale ha perduto in gran parte questi rituali importantissimi del dopo-parto e i nostri bambini mostrano segni di essere cresciuti troppo in fretta, spinti verso una fase di crescita successiva prima di essere essenzialmente pronti, con l’inquietudine e la dissociazione che tutto ciò comporta. – Jeannine Parvati Baker-

Ed ancora:

Lotus Birth è il modo più dolce, sensibile e rispettoso per entrare nella vita.
E’ la procedura di nascita in cui il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta collegato alla sua placenta. Pochi giorni dopo la nascita (dai 2 ai 10, ma di media 3/4) il cordone si separa in modo naturale dall’ombelico del bambino. Il distacco avviene quando entrambi, bambino e placenta, hanno realmente concluso il loro rapporto e decidono sia giunto il momento della separazione

Queste sono le parole esaustive tratte dal sito Lotus Birth che spiegano in maniera più che esaustiva cosa si intende con questa pratica che concretamente consiste nel “non fare”.


Ed ora un po’ di storia.



Clair Lotus Day è stata la donna che ha pensato che il taglio del cordone fosse un gesto violento verso il corpo fisico ed eterico del bambino. Era un’infermiera e quando rimase incinta di suo figlio nel 1974 decise di non fare recidere il cordone ombelicale. Questa modalità di non recidere il cordone ombelicale, che appunto prende il nome da Clair Lotus è stata sostenuta da Jeannine Parvati Baker negli Stati Uniti e da Shivam Rachana in Australia.

Ho cercato maggiori informazioni sul web per capire se in Italia ci sono strutture che praticano il Lotus Birth; ho trovato un interessante articolo all’interno de La Stampa (e che potete leggere in maniera integrale a questo link) in cui viene intervistata Susanna Swapana Hinnawi, Breathworker e Counselor ICC (Inner Child Codependency) e referente per l’Italia della nascita Lotus Birth. Spiega che nel nostro paese il Lotus Birth è stato introdotto nel 2004 quando è stato tradotto e pubblicato il libro, Lotus Birth: il parto integrale, nati con la placenta scritto da Shivam Rachana. Spiega come sebbene gli ospedali abbiano un protocollo da seguire in alcune strutture di provincia, medici particolarmente sensibili hanno inserito il Lotus Birth in maniera ufficiale all’interno del protocollo ospedaliero. Lotus Birth che ora avviene anche in strutture grandi come il Sant’Anna di Torino; il primo Lotus Birth è avvenuto a Mantova nel 2006.

Tornando al nostro sito ufficiale sul Lotus Birth ho notato che esiste una pagina dedicata alle domande più frequenti: una guida molto utile per dissipare eventuali dubbi.
 Così, ad esempio alla domanda:

In che modo la nascita Lotus Birth protegge la salute del neonato?

La risposta fornita è:

nella nostra cultura moderna, in cui sono presenti malattie significative connesse allo stress, il Lotus Birth offre ai bambini e ai genitori, dei miglioramenti considerevoli in armonia fisica e stabilità metabolica, un eccellente fondamento per la salute di tutta la vita.
 I bambini Lotus Birth non perdono, nelle prime ore dopo la nascita, le energie nel tentativo di stabilizzare il proprio sistema.
 Ostetriche, medici e genitori hanno constatato che sono bambini visibilmente più rilassati e pacifici, che spesso, non hanno nemmeno l’usuale calo di peso. Sono totalmente aperti allo sviluppo ottimale dimostrando rilassamento, migliori capacità motorie e un’osservazione vigile del mondo che li circonda. Potrebbe sembrare uno sviluppo accelerato, ma non è così: sono semplicemente bambini pienamente sbocciati, che non hanno subito violenza e stress e, pertanto, affrontano la dentizione e gli altri stadi dello sviluppo, in maniera più rilassata.
 Si potrebbe dire che il Lotus Birth dia ai bambini gli strumenti di una lunga vita.





Sempre sull'argomento altri articoli interessanti,SCARICA QUESTO PDF: http://www.aipro.info/drive/File/89.pdf di seguito troverai anche l'articolo completo,alla voce IL NEONATO E LA PLACENTA NELLE ALTRE CULTURE.

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 26.http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo_for_print.php?id=22620

Proseguendo


Alla fine degli anni ’70 è stato coniato il termine Lotus Birth per indicare un metodo di parto che prevede di non recidere il cordone ombelicale e nel lasciare il bambino collegato alla placenta dopo il secondamento, fino al distacco spontaneo alcuni giorni dopo la nascita. Abbiamo intervistato Susanna Swapana Hinnawi dell'associazione Lotus Birth Italia, per avere una panoramica di questa pratica di nascita dolce e delle prospettive che essa apre sia nel mondo scientifico che culturale e sociale.



S&C - Anche nel nostro paese si sta diffondendo lentamente ma con costanza una pratica di nascita naturale che prende il nome di “Lotus Birth” e che è stata descritta nell'unico libro in assoluto oggi esistente sul tema e che è a cura di Shivam Rachana, Lotus Birth: il parto integrale. Ci potresti riassumere di cosa si tratta e qual è l'origine del suo nome?

S.H. - Come hai ben detto nella tua introduzione, Lotus Birth è la modalità di nascita nella quale non si recide il cordone ombelicale. Questo significa che il neonato per alcuni giorni resta collegato alla propria placenta fino al momento del distacco naturale. In genere, di media, occorrono 3-4 giorni.

Il Lotus Birth parte da un semplice concetto, ovvero che la placenta sia un organo, una parte del bambino stesso. Se pensiamo che si è formata dalle stesse cellule che hanno formato il feto e che quindi ha lo stesso identico DNA del bambino, non possiamo non considerare che, per il neonato, la separazione da essa, e quindi da una parte di sé, sia una sorta di amputazione.

La modalità di questa nascita rispetta la funzione di questo organo, che, quando il bambino vede la luce, è ancora vitale e si esaurirà piano, piano nel corso dei giorni successivi.

Lasciare che il bambino riceva tutti i nutrienti e l’ossigeno del sangue che la placenta contiene, fino a trasfusione completa, non fa altro che rinforzare il suo sistema immunitario e, soprattutto, dà al bambino una buona garanzia di protezione cerebrale. La respirazione prosegue da due fonti, quella placentare e quella polmonare, fino alla completa stabilizzazione del sistema cardio-polmonare che alla nascita è ancora immaturo.

Osservare un bambino nel periodo del LB, conferma tangibilmente quanto questo processo sia fisiologico. Il distacco spontaneo del cordone ombelicale avviene nel giro di pochi giorni dopo la nascita e lascia un bellissimo bottoncino ombelicale, perfettamente chiuso.

Potrebbe sorgere il dubbio che la placenta, a distanza di giorni, sia a rischio batterico, un ipotetico veicolo di infezioni…in realtà, essa si prosciuga seccandosi e non ha mai generato alcun tipo di sintomatologia infettiva.

A dire il vero, è molto più rischiosa la recisione del funicolo ombelicale che lascia una ferita aperta e che richiede medicazioni.

La modalità di non recidere il cordone alla nascita sembra sia stata praticata anche dai primi pionieri americani che ha prodotto una generazione di persone forti, sane e molto longeve.

È stato solo alla fine degli anni ’70 che la pratica ha preso il nome dall’americana Clair Lotus Day che l’ha voluta per il proprio bambino.

Clair, in grado di vedere l’aura (campo energetico) delle persone, aveva visto i danni provocati dal taglio del cordone proprio nell’aura di chi lo aveva subito.



Ci sono molte culture che tradizionalmente ricorrono o sono ricorse nel passato a questo tipo di parto, ma esistono dati scientifici a ulteriore sostegno di questa pratica? Quali sono i benefici che se ne possono trarre?

Al momento non ci sono delle evidenze scientifiche che ne attestino la validità o i benefici a lungo termine, ossia nella crescita del bambino nato con il Lotus Birth. Del resto non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di tagliare di routine il cordone ombelicale.

Ci sono invece tantissimi studi che dimostrano i danni derivati da un taglio immediato, pratica purtroppo ancora largamente diffusa negli ospedali.

Finora, da quello che sappiamo, il Lotus Birth si è sviluppato principalmente in Australia, grazie a Shivam Rachana e negli Stati Uniti e Canada per merito di Jeannine Parvati Baker, soprattutto in nascite avvenute a domicilio o in Centri di Nascita tenuti da ostetriche. In questi casi, quindi, non si può avviare nessuno studio che abbia una valenza scientifica.

È forse solo ora che la nostra associazione si sta occupando di introdurlo nelle strutture pubbliche perché non resti una possibilità fruibile solo da pochi fortunati. Attraverso il percorso delle istituzioni ospedaliere si apre quindi la possibilità per avviare, quando i numeri saranno un po’ maggiori, un vero e proprio studio scientifico.

Per il momento abbiamo le testimonianze delle mamme e delle ostetriche che sono già molto significative.

Il Lotus Birth richiede un certo impegno (forse più mentale che reale) nei giorni in cui la placenta è con il bambino, ma ricambia con una serie di vantaggi importanti.

Se il cordone resta intatto il bambino riceve una consistente quantità di sangue che altrimenti resterebbe nella placenta: si tratta di un terzo o addirittura del 50% del volume totale che ha prodotto nei nove mesi.

Questo non è sangue in più, ma sangue che la natura ha designato per il buon funzionamento organico del neonato: il sistema cardio-respiratorio richiede una buona dose di sangue per potersi attivare pienamente.

Quando il bambino riceve tutto il sangue previsto, accoglie una quantità di ferro che lo preserva dall’anemia per alcuni anni.

Riceve anche l’ossigeno, importantissima garanzia di protezione per il cervello.

La transizione della nascita che avviene in modo graduale e nel rispetto dei tempi fisiologici del bambino fornisce le basi ottimali per un positivo imprinting di nascita. In questo passaggio dolce è più facile stabilire le basi del futuro legame madre-padre-bambino e il buon successo nell’allattamento al seno.

La memoria di nascita resta per sempre nel subconscio e il dolce approccio di questo modo di nascere, assicura creature più serene e meno aggressive.

Nella transizione graduale del Lotus Birth il corpo energetico del bambino si completa e si rinforza con la presenza della placenta che continua ad inviare i suoi messaggi energetici al neonato. Abbiamo visto pulsazioni nella placenta anche al quinto giorno dopo la nascita.



C'è qualche controindicazione al Lotus Birth? Si può utilizzare anche nel caso di parto cesareo?

Risposta: Non abbiamo potuto notare delle controindicazioni specifiche per un LB se non in caso di vere e accertate patologie della placenta.

Ma questo è ovvio.

E direi che potrebbe essere controindicato anche quando viene vista da parte dei genitori solo come una “tecnica” finalizzata all’ottenimento di vantaggi, senza una vera e propria consapevolezza di ciò che significa la nascita a livello spirituale ed emozionale.

Quando il cesareo viene richiesto dalla donna, come a volte succede, per non avere la percezione del parto e svegliarsi con il bimbo già fatto…lo sconsiglierei vivamente!

Ma non per il fatto che non si possa fare dopo un cesareo, anzi. Il bambino che nasce da cesareo, o i bambini nati pretermine, sono quelli che ne beneficiano maggiormente per via delle maggiori difficoltà respiratorie che presentano.

Ci sono state in Italia due o tre nascite LB in seguito a cesareo.



Nel mondo della medicina si parla delle applicazioni dal punto di vista delle cellule staminali che è possibile isolare anche dal cordone ombelicale. Qual è la situazione concreta a riguardo del Lotus Birth? Quali le prospettive? Ci sono pericoli di un uso degenerativo di queste pratiche?

Innanzi tutto il Lotus Birth è in antitesi con la raccolta delle cellule staminali che prevede il prelievo del sangue cordonale.

È ovvia la riflessione: “Ma se il sangue del cordone è così prezioso, cosa comporta al neonato il venirne privato?”.

Cellule staminali o sangue del cordone sono eufemismi per dire sangue del neonato.

Il prelievo delle cellule staminali per la raccolta deve essere di 80/100 cc., l’equivalente di un terzo del sangue del neonato e deve avvenire entro i primi 10 secondi dalla nascita. Quindi è esattamente come tagliare il cordone entro 10 secondi invece che consentire la trasfusione al bambino.

Primum non nocére: il nostro dovere è quello di aiutare in ogni modo possibile il bambino che viene al mondo, facendo tutto il nostro meglio… e questo non vuol proprio dire richiedergli di essere un donatore e, tra l’altro, non consenziente!

Nel consenso informato che la madre firma viene detto “…sono stata inoltre rassicurata che la raccolta del sangue placentare, dal cordone non comporta alcun rischio per il bambino perché viene effettuata dopo la sua nascita”.

Ma è proprio così? Mi chiedo quale madre lascerebbe che qualcuno prelevasse il sangue dal braccio del bambino appena nato, perché è come fosse la stessa cosa...



Come esponente di Lotus Birth Italia ci puoi informare su quali sono gli scopi della vostra associazione?

Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare le persone sull’importanza del contatto prolungato bambino-placenta. Il Lotus Birth è solo un’ulteriore estensione di questo contatto.

Per arrivare a questa consapevolezza è necessario conoscere l’importanza dell’organo placenta, troppo spesso dimenticato, ignorato e comprendere quanto l’imprinting della nascita sia presente nella nostra vita.

Per questo siamo disponibili ad incontrare genitori, ostetriche e medici per diffondere questo messaggio al quale crediamo profondamente.

Da quando è uscito il libro di Shivam Rachana, che abbiamo fatto pubblicare nel 2004, sono nati diversi bambini con questo metodo, anche in ospedale.

Il nostro compito consiste anche nell’essere un “ponte di congiunzione” tra il mondo degli addetti ai lavori e i genitori che si rivolgono a noi per consigli, indirizzi, documenti da presentare, avere contatti con altre mamme che hanno fatto l’esperienza e via dicendo.

Ora, alcune istituzioni, su richiesta della coppia, si sono rese disponibili a facilitare questa pratica, inserendolo nel loro protocollo di nascita.

E comunque la risposta alla domanda iniziale, ossia qual è la motivazione di base, viene ben espressa dalle parole di Ibu Robin Lim, l’ostetrica di Bali che ha vinto il premio Langer per la pace: «Credo che l’inizio della vita dolce e sano sia il vero fondamento di una vita felice. La pace nel mondo può venir costruita a partire da oggi, un bambino alla volta».



Come si fa nel concreto a scegliere il Lotus Birth? Quali sono le difficoltà che solitamente si incontrano e come si superano?

Spesso, il LB non viene nemmeno scelto… credo sia qualcosa di già presente in molte persone alle quali appare da subito, come la cosa più naturale del mondo.

È solo una questione di “riuscire ad andare oltre le abitudini e i condizionamenti”. E questo per quanto riguarda i genitori, le ostetriche o i medici.

Questo è quanto cercavo di spiegare prima dicendo che il suo senso non è quello di considerarlo alla stregua di una “tecnica”.

In genere, quando la scelta è motivata da un impulso di consenso e determinazione interiore, le difficoltà oggettive vengono superate: i condizionamenti della famiglia, le paure di alcuni operatori, gli ostacoli burocratici o i falsi impedimenti giuridici.

Anche l’ostacolo di avere il proprio bimbo ancora collegato alla placenta per qualche giorno, non è allora un vero e proprio ostacolo.

C’è ancora molto da fare per poter rendere la nascita, in tutti i suoi aspetti, più amica del bambino e della mamma. Ma ogni mamma che si interroga trova una risposta importante dentro di sé.

Queste risposte sono quelle che creano i cambiamenti.

E il Lotus Birth è un profondo e potente cambiamento.



Chi è chi

Susanna Swapana Hinnawi

E’ insegnante di Breathwork e Counseling ICC (Inner Child Codependency) da quindici anni e, dal 2002, si dedica con particolare dedizione alla consapevolezza della nascita, promuovendone l’aspetto educativo e informativo. È referente per l’Italia della nascita Lotus Birth - www.lotusbirth.it

   Nascita con la Placenta - LOTUS BIRTH: Cosa ne pensa il dottor MICHEL ODENT?





IL NEONATO E LA PLACENTA NELLE ALTRE CULTURE

A cura di Lotus Birth-Italia, www.lotusbirth.it

“Il neonato umano ha molte più competenze emotive e conoscitive di quanto si pensasse in passato.
Gli studi moderni attestano infatti che i neonati umani vengono al mondo preparati a percepire
eventi dell’ambiente circostante, a seguire movimenti con carattere di intenzionalità, a mantenere
rapporti emotivi e motivati con persone e oggetti.”

da F. Baldissera, “Fisiologia e biofisica medica”, Ed. Paletto,1996

"Il taglio del cordone tardivo o nessun taglio sono la procedura fisiologica.
Il taglio immediato è una procedura invasiva che deve essere giustificata.
Nel parto fisiologico non è giustificata."
OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità
La placenta è un'organo stupefacente che si forma durante le prime dieci settimane e si completa entro il terzo mese di gravidanza. E' lo stesso materiale genetico che,suddividendosi dopo la fecondazione, da una parte diventa bambino e dall'altro placenta.
Quindi bambino e placenta sono formati dalle stesse cellule, hanno lo stesso DNA e,
pertanto, condividono un'unica risonanza.
Nell' utero, la placenta svolge le funzioni di polmoni, reni, fegato, apparato digerente, ghiandola endocrina e pelle. Il sangue affluisce a questi organi in forma minima fino a quando il bambino compie il primo respiro: sino ad allora, placenta e bambino sono una cosa sola.
E' grazie alla placenta che il bambino nell' utero si sviluppa e cresce.
Che riceve gli ormoni di cui necessita.
Che respira.
Che le due circolazioni del sangue, quella materna e quella fetale, si mantengono separate.
E' sempre grazie alla placenta che il bambino sviluppa il primo contatto tattile e la prima relazione empatica.

Perché si taglia il cordone ombelicale?
Per quanto si possa cercare, non si trovano studi scientifici che ne dimostrino la necessità o il beneficio. In un lontano passato sembra che la recisione del cordone venisse praticata solo in circostanze disperate. Poi, come spesso accade nelle procedure mediche, ciò che nasce per la patologia, si estende anche alla fisiologia, diventando una prassi consolidata. In sintesi, il cordone viene tagliato di routine per praticità e per velocizzare i tempi.
Separato dalla sua placenta, il bambino diventa più facilmente "maneggevole", può essere spostato subito in un'altra stanza o su un tavolo, per essere misurato,
esaminato, controllato.
A questo punto c'è da chiedersi:"Ma se la Natura, nella sua perfezione, ha previsto che il bambino nasca collegato alla sua placenta, perché mai deve venir separato forzatamente per mano dell'uomo? "
Il cordone prima o poi cadrà e si separerà dell'ombelico, (proprio come avviene con il moncone, ma in modo più veloce) senza bisogno di forbici e pinze, in un processo del tutto naturale che preserva l'integrità e non fa uso della violenza di un taglio. Il taglio del cordone è una vera e propria violazione fisica, emozionale e spirituale, dolorosa per il bambino.
Inoltre, l'allontanamento forzato e innaturale dalla mamma, infrange per sempre l'opportunità che è propria di questi primi minuti di vita: il rilascio dell'ormone dell'amore, l'ossitocina, che è la base fondamentale del rapporto di relazione e dell'attaccamento madre-figlio. Questo rilascio ormonale avviene solo se mamma e neonato sono vicini, si guardano negli occhi e mantengono il contatto pelle a pelle.
E la riduzione di movimento che ha il bambino quando è ancora attaccato alla sua placenta, non è forse previsto dalla natura, proprio perché stia con la madre?
Quando, con la recisione del cordone, si interviene nel momento critico, prima che il bambino abbia ricevuto tutto il sangue placentare ricco di ossigeno, il nuovo organismo è sottoposto ad un forte stress per riprodurre il sangue che gli è stato negato, sangue necessario per l'attivazione del sistema polmonare ancora immaturo.
Nel mondo animale Tra i mammiferi del mondo animale, gli scimpanzè, considerati gli animali più
evoluti, dotati di uno spiccato spirito di collaborazione e monogami, non recidono il cordone ai loro piccoli. La madre porta tra le braccia il cucciolo e la placenta,muovendosi piano fino a quando il cordone si stacca spontaneamente e la placenta,cadendo al suolo, diventa nutrimento per il terreno della foresta.
E' interessante notare che gli scimpanzè adulti hanno un senso della famiglia molto sviluppato… ci sarebbe di che riflettere!

La maggior parte degli altri mammiferi poi, mangia la propria placenta e passa ai cuccioli, attraverso l'allattamento, il suo contenuto energetico.
Attraverso alcuni racconti sappiamo che i primi pionieri americani non tagliavano il cordone ombelicale, come misura di protezione del neonato, contro i rischi di infezione da ferita aperta. Questa gente sembra abbia raggiunto un'età ragguardevole,in condizioni di salute molto buone.
in attesa del secondamento,fase in cui nasce la placenta

LA NASCITA SI CONCLUDE CON LA NASCITA DELLA PLACENTA

Il secondamento, ovvero la nascita della placenta, viene raramente rappresentato e se ne parla poco. Spesso, ci si dimentica che la nascita non è conclusa fino a quando non è uscita anche la placenta. La posizione supina in cui abitualmente si partorisce in ospedale, non contribuisce a far si che la donna possa vedere la placenta: spesso viene gettata senza che essa le abbia dato nemmeno uno sguardo. Nella nostra cultura tecnologica e frettolosa la celebriamo, del tutto inconsapevolmente, con il rituale del compleanno, dove la torta simboleggia, appunto, la placenta.

LA SACRALITA' della PLACENTA

Nel mondo, molte popolazioni non hanno praticato la recisione del cordone.
Nel Vecchio Testamento nel libro del Profeta Ezechiele, c'è la menzione a non tagliare il cordone ombelicale: "alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l'ombelico e non fosti lavata con l'acqua..."
In un altro libro del Vecchio Testamento, la placenta viene definita "l'anima esteriore".
E' stata descritta come "nonna interiore", "il dolce della mamma","la casa del
bambino", "il gemello interiore".

Ci si potrebbe chiedere se la definizione "anima gemella", che ognuno di noi ricerca nel corso della vita, non sia proprio riferibile ad una delle definizioni date alla placenta.
Sono proprio le culture più arcaiche che ci invitano a ricontattare il pianeta Terra.
Culture nelle quali i miti e le tradizioni legate alla placenta sono ancora molto vivi.
Placenta e cordone ombelicale sono considerati organi sacri e vengono usati per celebrare dei rituali che associano la nascita alla vita futura del bambino. La placenta rappresenta la relazione che quel bambino avrà con la famiglia, la tribù e la sua terra.
Placenta e bambino, nell' utero, hanno avuto una relazione di simbiosi per nove lunghi mesi.
Il modo in cui viene trattata la placenta, dopo la sua nascita è altrettanto importante del modo in cui viene trattato il bambino.
Le levatrici di un tempo usavano il potere ormonale e nutrizionale della placenta come ricostituente per la madre che aveva avuto un parto difficile oppure per prevenire emorragie e depressione post- partum.
Rituali nelle altre culture: il Continente Africano.
Nell'antico Egitto, il faraone guidava le processioni preceduto dalla sua placenta,fissata in cima a una lunga asta da cui pendeva il cordone ombelicale.
I Tanda del Madagascar, quando una donna partorisce, osservano un silenzio perfetto.
Soltanto quando anche la placenta è nata, battono le mani gridando "vita! vita!"- che vuol dire "finito".
In Kenia, la tribù nomade dei Gabbra seppellisce la placenta del neonato maschio nel recinto dei cammelli e quella della femmina sottoterra per far si che il futuro di entrambi abbia una connessione con queste collocazioni. Nel linguaggio di questo popolo, il termine placenta e ostetrica è "aku". E' la stessa parola per entrambi, perchè entrambi aiutano a portare al mondo il bambino.
Si dice che la popolazione Ibo della Nigeria e del Ghana, tratti la placenta come il gemello morto del bambino, dedicandole un vero e proprio rito funebre.
in una tomba egizia l’immagine in cui la placenta veniva celebrata.


Nel Continente Americano presso alcune tribù dell'Arizona, sul cordone ombelicale essiccato,vengono infilate delle perline di vetro. Questo braccialetto viene dato al bambino da mordere, quando
inizia a mettere i dentini.
Alle Hawaii, la placenta viene sotterrata sotto un albero che diventa poi l'albero del bambino.
I Kwakiutl della Columbia Britannica seppelliscono la placenta della figlia femmina al livello dell'alta marea, per fare in modo che diventi una brava raccoglitrice di molluschi. Quella del figlio maschio viene data in pasto ai corvi, nella credenza che il bambino, crescendo, acquisisca una visione profetica.
Per gli indiani Navajo seppellire la placenta entro i quattro angoli sacri della riserva,assicura il collegamento del bambino con la propria terra e fa in modo che egli possa sempre tornare a casa.
In Nicaragua si seppellisce la placenta tra le radici di un grande albero perché questi possa dare dei frutti e porti bene alla terra e alla famiglia: questo rituale viene eseguito di notte, dal padre del neonato, insieme alla partera (levatrice), che solleva il bambino verso la luna, in segno di ringraziamento.
In Costa Rica la si avvolge nella carta e la si seppellisce in una buca che viene cosparsa di cenere. Questo rituale serve a proteggere la madre da infezioni e crampi.
Gli indiani Mixtechi del Messico dicono: " I bambini arrivano come la pioggia."
Senza pioggia, il raccolto morirebbe così come senza bambini, la vita della comunità non potrebbe continuare. La fertilità della terra viene collegata alla fertilità della donna.
Gli indigeni Aymara e Quecha della Bolivia credono che la placenta abbia un suo proprio spirito. Deve essere lavata e seppellita dal padre del bambino in un posto segreto. Credono che se questo rituale non viene eseguito, la madre o il bambino potrebbero ammalarsi seriamente e perfino morire.

                                         cerimonia di sepoltura della placenta

                                                 


                                                  Nel continente europeo.


In Sicilia, ancora oggi, il cordone ombelicale viene bruciato e la placenta gettata nel mare, facendo attenzione che nulla venga mangiato dai cani.
In Umbria, si mette la placenta a seccare sopra un albero di fico per aiutare la montata lattea; per lo stesso scopo, in Polesine, il padre la sotterra nell'aia della casa.
In Veneto, se il bambino non mangia, il padre seppellisce la placenta in una buca profonda.







                           questa rosa è cresciuta dove è stata sotterrata una placenta






In Transilvania, la coppia che non desidera più avere bambini, brucia la placenta del neonato ed il padre ne beve la polvere mescolata con la cenere, per divenire sterile.
In Turchia, dove è considerata l'amico del bambino, viene avvolta in un panno pulito e sotterrata. Il cordone, invece, viene interrato nel cortile di una moschea per far crescere la devozione in quel figlio. Similmente, se i genitori desiderano che cresca ben educato, gettano il cordone al di là del muro di una scuola.
Molti simboli di comando e di rango derivano dalla nascita.
Il simbolo della medicina, il bastone caduceo di Ippocrate, sui cui si avvolgono due serpenti rappresenta l'immagine dei tre vasi ombelicali.

                                                 Nel Continente Asiatico

Una curiosa credenza dello Yemen vuole che la placenta sia lasciata sul tetto di casa affinchè possa essere mangiata dagli uccelli. In questo modo crescerà l'amore tra i genitori del bambino.
In Cina, dove la medicina tradizionale ha da sempre valorizzato le doti terapeutiche della placenta e dei suoi preparati, c'è chi la sotterra piantandovi sopra un pino, un sempreverde, come augurio di lunga vita per il piccolo. La conformazione di questo albero, diritto e slanciato, contiene l'augurio di saggezza, rettitudine e forza d'animo.
In Nepal la placenta viene chiamata "bucha-co-satthi" che vuol dire "amico del bambino".
Il popolo della Malesia la considera il fratello maggiore del bambino. Quando il neonato sorride, dicono che stia giocando con il fratello- placenta.
In Cambogia, dove i guaritori tradizionali chiamano la placenta "la sfera in cui l'anima ha origine", deve essere seppellita nel luogo giusto per proteggere il bambino.
Sopra viene piantata una pianta grassa spinosa, per evitare le interferenze dei cani e degli spiriti maligni. I bambini sono considerati al sicuro, fintanto che non si allontanano troppo dal luogo in cui è sepolta la placenta.
Le madri filippine la seppelliscono insieme ai libri, nella speranza che il bambinocresca colto e intelligente.
Per gli Hmong del Laos, nascere con la camicia vuol dire che il bambino, nella vita
precedente, è stato un monarca dal mantello regale.
L'amnio (la camicia), è un segno di prosperità per questa vita. Viene fatto essicare e dato a quel bambino, quando sarà diventato grande.
Per questa popolazione, la parola placenta viene tradotta allo stesso modo di "casacca", dal momento che viene considerata il primo e miglior vestito del bambino.
Essi seppelliscono la placenta all'aperto, nella convinzione che dopo la morte, l'anima possa ripercorrere il viaggio intrapreso nella vita, fino a raggiungere il luogo di sepoltura della propria "casacca-placenta".
In Indonesia l'ostetrica Ibu Robin Lim racconta:"A Bali si aspetta sempre a tagliare il cordone fino a quando l'Ari-Ari (la placenta) è nata. La tradizione è di non uccidere mai la placenta, sorellina o fratellino del bambino, prima che muoia di morte naturale.
L'Ari-Ari muore poco dopo la nascita, ma continua a vivere nello spirito del bambino come angelo custode, per tutta la sua vita. Dopo la morte, l'Ari-Ari va in paradiso e da qui verifica se quell'essere umano, farà o meno il suo dovere nella vita.
Un bambino di Bali saluta la sua placenta quando si sveglia al mattino, di notte la prega perché lo protegga dalle tenebre, e ad ogni luna nuova o piena, così come in ogni giorno considerato sacro, mette delle offerte sul luogo dove è stata sepolta."


          Tomba in cui, nel 1445, venivano sotterrate le placente della famiglia reale coreana




                                                Nel Continente Oceanico

Gli Aborigeni usano il cordone secco per fare una collana che facilita la crescita del bambino ed elimina i suoi malesseri.
A volte, viene macinato e utilizzato come rimedio per la dentizione o per la guarigione dell'ombelico,perché chiude l'ingresso agli spiriti maligni.
Questi popoli credono che la sede dell'anima si trovi all'interno della placenta e che questa sia il
canale attraverso cui l'anima continua il suo viaggio.
I Maori della Nuova Zelanda, per tradizione, seppelliscono la placenta nel suolo nativo. Nella loro lingua, la parola placenta e la parola terra, si equivalgono:"whenua".
Il whenua (la terra) nutre la gente, così come fa il whenua (la placenta) della madre.
Seppelliscono la placenta in un luogo particolare del marae ancestrale, con una
cerimonia. Là dove è seppellita la placenta, c'è il punto di collegamento con la terra
da cui sono nati e a cui ritorneranno.


                                     
                                     urna in argilla per la sepoltura della placenta





Fonte:http://www.lotusbirth.it





Posto qui sotto altri video dove l'argomento e' trattato molto approfonditamente da Jeanice Barcelo intervistata dallo straordinario team di Read Ice Radio

                               
       Red Ice Radio - Jeanice Barcelo - Hour 1 - Hospital Birth Trauma & Baby Mutilation




Jeanice Barcelo; Birth Trauma Mind Control



Red Ice Radio - Jeanice Barcelo - Hour 1 - Conscious Conception & Possession in the Womb

Jeanice Barcelo - Hour 1 - Hospital Birth Trauma & Baby Mutilation
December 25, 2011
Jeanice Barcelo, M.A., is a birth doula and independent childbirth educator, specializing in the prevention and healing of birth trauma. She is an international speaker, TV and radio show host, and founder of the forthcoming "Birth of a New Earth Preparatory School for Conscious Procreation." Jeanice has been an independent childbirth educator for the past 7 years, offering educational seminars and teacher trainings. During the first hour we discuss the disturbing aspects of standard baby delivery protocols and procedures within the hospital. Jeanice will talk about the pain and torture that a baby endures during the birthing process as well as the interference that occurs between baby/parent bonding. Many unnecessary and insane procedures are now commonly acceptable during the birthing process. Where did this begin and why? Later, Jeanice talks about satanic occult rituals that require the blood of infants and the mysterious discarding of "medical waste" of umbilical cord blood and placenta.

Red Ice Radio http://www.redicecreations.com/radio/2011/12/RIR-111225.php

       1/21/11 Jeanice Barcelo: Conscious Conception & Birth Trauma - Justine Arian Show




                                   Respiro Normale o Respirazione Normale



Diamo per scontato questo fenomeno la "respirazione" senza mai porci la nostra attenzione più di tanto.

Questa è quella che chiamiamo la "RESPIRAZIONE NORMALE"

Ebbene questa nostra distrazione è abbastanza pericolosa e deleteria.

La maggior parte delle persone respira lo stretto necessario per irmanere viva per "Sopravvivere", e quando sopravviene qualcosa, un dolore, una arrabbiatura, un imprevisto di qualche genere a volte si respira ancora di meno o si trattiene il respiro per non sentire, quello che si sta smuovendo

Legato al respiro c'è tutto un mondo sommerso e sconosciuto che la maggior parte di noi non immagina, finchè non sperimenta sulla propria pelle le conseguenze che possono produrre alcuni modi di respirare, sia in senso positivo che in senso negativo del termine.

Passiamo il 90-95 % del nostro tempo inconsapevoli del Respiro

http://www.scuoladirespiro.com/Respirazione.htm

Fine.


                                                                PARTO NATURALE





3 commenti:

  1. Ciao! mi piace molto l'immagine della donna aborigena(?) che ha appena partorito con bimbo ancora attaccato al cordone.
    Per favore potresti dirmi se è coperta da copyright e a chi bisogna chiedere autorizzazione per usarla?
    Ti ringrazio
    con affetto,
    soleada mamma e Birth Keeper soleadams@hotmail.com

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    1. Ciao.Devi chiedere a Lotus Brith Italia http://www.aipro.info/drive/File/89.pdf

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