martedì 18 settembre 2012

L'ARTE DEL NON FARE.

PRATICARE IL "NON FARE"


Ho raccolto alcune informazioni che penso siano utili a cambiare l'ologramma e quindi ad avere una versione differente del mondo,anche soprattutto in relazione alla vita che facciamo,l'abiitudine e le azioni meccanicistiche sono sinonimo di squilibrio,qualcosa che sicuramente non e' naturale per un essere consapevole,quindi l'arte del non fare e' un ottima disciplina per cambiare veramente il mondo,buona lettura.

«Giungere all’essere in noi  che deve morire è il non fare della persona»

 (Agire senza credere, avere aspettative, senza certezze di fede)- >

interrompere le proprie abitudini... concentrare l'attenzione su aspetti del mondo che generalmente si trascurano; imparare ad avviare comportamenti diversi, ampliare i margini di libertà: e allenare la persona a essere presente a se stessa Per Smontare abitudini si possono inventare esercizi-attività inutili come -->  Sali e scendi da una sedia per 15 volte con quanta maggiore consapevolezza e impegno possibile + apri una scatola di cerini e rovescia il suo contenuto a terra e poi raccoglili tutti, uno per volta... etc.
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 Il mondo è il mondo perché tu conosci il "fare" implicato nella sua creazione... Se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe diverso... Per fermare il mondo devi smettere di fare... Non-fare sarebbe come comportarsi come se qual qualcosa fosse qualcos'altro di molto diverso... ad es. trasformare quell'oggetto in un oggetto di potere...
Un guerriero se sa che le cose sono vere, agirà per "fare"; se sa che non sono vere, agirà per "non-fare"



--> Il mondo ordinario è sostenuto dal “fare”, cioè da una visione coerente della realtà, prodotta dall’ancoraggio del punto d’unione di tutti gli uomini nella medesima posizione; la pratica del “non fare” è incentrata su una multiforme serie di esercizi, tutti tesi a incrinare la nostra assoluta credenza nell’effettiva realtà della visione del mondo costruita dai nostri sensi.
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Il non fare + (interruzione dialogo) sono tecniche che implicitamente favoriscono il "Sognare"
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eseguire qualcosa senza alcuna aspettativa non deve essere intesa come un far nulla in ogni caso, ma al contrario - agire senza interferire con la naturalezza delle cose...


(Assemblaggio -> Il "Punto di Unione" (Arte Sognare, pag. 11)

http://www.animalibera.net


Fare – Non Fare

· Fare: percezione del mondo nel modo in cui siamo soliti fare, le cose che ognuno di noi racconta a sé stesso; il dialogo interno è la conversazione mentale che sosteniamo con noi stessi ogni giorno, la descrizione assimilata da ciascuno di noi.
· Proteggiamo la nostra descrizione, l’0alimentiamo coni nostri pensieri e generiamo inoltre il “fare” che la rinforza
· Questo tende a confermare il contenuto del dialogo interno della descrizione stessa
· L’estremo è sostituire la realtà esterna a noi con i nostri pensieri
· Solo fermando questo dialogo interno si trova la chiave per accedere al mondo degli stregoni.
· Il primo anello del potere, è il risultato della percezione ordinaria: il secondo anello del potere è la percezione di un altro mondo, quello degli stregoni

· Non-fare: qualsiasi tipo di azione che non sia coerente con la nostra descrizione del mondo o di noi stessi.
· Il non-fare interrompe il flusso della descrizione e sospende il fare del mondo conosciuto
· Il non-fare è il mezzo che apre il cammino verso io lato ignoto della realtà, è la porta di accesso del nagual (la realtà separata, la consapevolezza dell’altro io)
· Il non-fare praticato nella consapevolezza del lato destro, possiede la facoltà di portarci verso il lato sinistro; praticarlo in modo costante porta all’integrazione delle due forme di consapevolezza, portandoci alla “totalità di sé stessi”.
· Il non-fare dell’io personale interrompe il flusso della descrizione della nostra persona, ci liberiamo dall’incantesimo dell’ego, che continua a farci credere di essere lui a costruire la nostra unica realtà
· Interrompere il flusso della descrizione è una porta verso la libertà ed i cambiamento:possiamo reinventare noi stessi!
· Ogni automatismo è per gli stregoni un fare; il non-fare significa invece evitare consapevolmente tutti gli automatismi, interrompendo queste sequenze e permettendo a sé stessi di fare nuove esperienze e riacquistare vera spontaneità.
· Evitiamo fin dal mattino di cadere nella catena di automatismi e nella trance della quotidianità: ci si deve affidare soprattutto ala nostra fantasia
· Il non-fare ci dà sempre forza perché allenta la fissazione del punto di assemblaggio ed attiva nuovi campi energetici
· Il non-fare distoglie la nostra percezione dallo specchio dell’autocontemplazione per rivolgerla di nuovo verso il mondo
· Nel non-fare dobbiamo semplicemente comprendere al di là dell’intelletto razionale, che le nostre sensazioni si basano su convenzioni arbitrarie, che possono benissimo essere sostituite

· I non-fare dell’Io personale:
strategia dello stregone per entrare nella realtà separata
· Mira alla destrutturazione dell’ego individuale del guerriero ed alla sua visione ordinaria del mondo
· Tre forme principali:
usare la morte come consigliera
(la morte non è la negazione della vita, ma la negazione dell’ego. La vita invece si sostiene con la morte)
perdere l’importanza
(destrutturate il proprio ego, smontarlo e fargli perdere la sua continuità)
cancellare la storia personale
(cancellare le azioni passate e le relazioni che abbiamo avuto con esse)
· L’ego è solo una descrizione. Nient’altro. Parole, solo parole. Non ha una realtà specifica, la cui quasi-realtà deriva dalla nostra insistenza a comportarci come se fosse tale
· Esistono una quantità enorme di azioni considerate impossibili in quanto non incluse nella descrizione. Il non-fare ci permette di scoprirle.Smettiamo di resistere al cambiamento
· Dobbiamo cancellarci fino a diventare sconosciuti anche per noi stessi (don Juan). E’ il campo delle libertà !
· I non-fare personalizzati:
Tecniche fra le più potenti.(devastanti per l’ego personale)
· Travestimenti ; cambiare facciata.
Una grande forza di cambiare l’illusione, tale da sostituire completamente la realtà ordinaria
· Solo quando l’ego si ferma prendiamo coscienza della nostra vera natura: siamo esseri luminosi, la cui energia può creare qualsiasi effetto e la realtà dell’ego è un’illusione
· Questo tipo di non-fare deve essere completamente diverso da ciò che l’individuo conosce (mandare un manager famoso e chiedere l’elemosina, ecc).
· Caratterizzarsi fino all’ultimo dettaglio sull’attività scelta (abiti, modo di parlare, ecc). praticare almeno 4 ore al giorno. Produrre un livello efficiente, interazione con il mondo quotidiano, non evitare persone conosciute, ecc……….Non informare amici e conoscenti di quello che stimo facendo.

Carlos Castaneda http://www.ilcerchiodellavita.com/home.html

Sviluppare l'arte del "non fare"
Un bellissimo estratto dal libro "La Fisica dei Miracoli" di Richard Bartlett (Macro Edizioni, 2010)...
Richard Bartlett - 05/11/2010


Meglio non ritrovarsi nella condizione di dover fare qualcosa, perché fin troppo spesso si rivela essere una condizione in cui non possiamo fare un granché. Consentiamo invece la manifestazione dello stato di coscienza del "non fare", e trasformiamola nel nostro migliore amico. Dedichiamo coscientemente un po' di tempo ed energia alla realizzazione di tale stato, ponendone le premesse, ben consapevoli che spesso nel momento in cui è più importante che accada qualcosa, non accade proprio nulla, mentre quando coscientemente non facciamo proprio niente, tutto può accadere.
Meno facciamo maggiore è il potere a cui possiamo accedere. Quando ci sforziamo di fare o di far succedere qualcosa, quel nostro "fare" è condizionato da una consapevolezza limitata delle possibili soluzioni. Quando seguiamo il flusso e siamo in armonia con la corrente degli eventi, non stiamo più resistendo ai benefici del loro potenziale quantistico. A quel punto tutto diventa possibile e ci sono maggiori probabilità che si manifestino eventi miracolosi.

http://www.scienzaeconoscenza.it

Zen in the City

Pratiche di consapevolezza per la città e per il mondo digitale

L’arte di non fare niente in particolare
31 marzo 2011

Non avere niente o poco da fare, oppure starsene senza fare niente: sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Ma guardate questa coppia di leoni oziosi: non vi sembra che stiano facendo la cosa migliore, per loro? Anche per noi potrebbe esserlo, a volte. E non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice, proposito, uno dei miei preferiti, Thich Nhat Hanh.

Nella nostra società, abbiamo la tendenza a considerare il non fare niente come qualcosa di negativo, se non addiruttura di malvagio. Ma quando ci perdiamo nelle attività, non facciamo altro che diminuire la qualità della nostra vita. Facciamo a noi stessi un disservizio. È importante, invece, preservare noi stessi, la nostra freschezza e il buon umore, la nostra gioia e la compassione. Nel Buddhismo, coltiviamo la “assenza di scopo”, ed infatti, nella tradizione buddhista, la persona ideale, un “arhat” o “bodhisattva”, è una persona poco occupata, qualcuno che senza un posto di preciso dove andare o qualcosa da fare. La gente dovrebbe imparare come stare lì semplicemente, non facendo niente. Provate a passare una giornata senza fare niente; non la chiamiamo una “giornata pigra”. Eppure, per molti di noi, abituati a correre da una parte all’altra , una giornata pigra è realmente un compito arscite arduo! Non è facile essere e basta. Se riuscite ad essere felici, rilassati e sorridenti, quando non state facendo qualcosa, siete abbastanza forti. Non fare nienteporta qualità nell’esistenza, che è molto importante. Così, non fare niente è veramente qualcosa. Per favore, scrivetelo ed mettetelo in evidenza all’interno della vostra casa: Non fare niente è qualcosa.

Il brano è tratto da: Thich Nhat Hanh, Answers from the Heart, Parallax, 2009. La traduzione è mia. L’ho trovato in questa pagina del blog di Lilian Cheung.

Lo stesso maestro dice, in un altro brano: “Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere”. (i neretti sono miei)

Allego infine altri due brani, uno è tratto da “Walden, ovvero La vita nei boschi”, un libro del 1854 di Henry David Thoreau. Il volume è il resoconto dell’avventura di Thoreau, che dedicò oltre due anni della propria vita presso una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden, a “cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile” (cfr. Wikipedia).

L’altro è tratto dal vangelo di Luca, nel quale si narra la storia di Marta e Maria, figure paradigmatiche del contrasto tra vita attiva e vita contemplativa. La posizione di Gesù, a riguardo, non lascia spazio a dubbi.

Poi c'e' anche Osho sul argomento e la disciplina del non fare ed e' questo;Colui che non fa è un individuo rilassato rispetto al fiume, che fluisce con il fiume, scorre con esso; è diventato parte del fiume, non si pensa come minimamente separato, è qualcuno che non ha alcun destino individuale. Ecco il significato di non fare. Ora il destino del Tutto è il suo destino.
Paura, angoscia, agonia nascono dall'avere un destino individuale. Fare significa avere un'idea di ciò che si dovrebbe essere. Non fare significa lasciar cadere l'idea di essere separati dall'esistenza. Osho
Aggiunta da FUORI DI MATRIX. 

http://zeninthecity.org/2011/03/31/arte-di-non-fare-niente/

"Se riesci a passare un pomeriggio assolutamente inutile in modo assolutamente inutile, hai imparato a vivere."
Lin Yu-t’ang

"Una strana follia si è impadronita delle classi lavoratrici nelle nazioni ove regna la civiltà capitalistica... Questa follia è l'amore per il lavoro, la moribonda passione per il lavoro spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie..."

Tratto da: "Il Diritto alla Pigrizia", celeberrimo testo "maledetto" scritto dal genero di Marx, Paul Lafargue.


Cito a proposito queste parole;L'ozio non e' solo relax,e'uno stile di vita,gli oziosi respingono i principi base della civilta':il lavoro inteso come mezzo di schiavitu',il consumismo di beni materiali totalmente inutili,la carriera e l'arrivismo che obbligano a privarsi del tempo necessario ad alimentare la propria creativita' e le proprie passioni.


Chiunque segua la via del non-attaccamento può arrivare alla meta di tutta una vita alla ricerca della verità. Piuttosto che aggrapparti alla ricchezza, sarebbe meglio che la buttassi via, e non permetterle di avvelenarti il cuore. Ma se non ti aggrapperai e ne farai saggio uso, allora potrai essere una benedizione per le altre persone. Non sono la ricchezza e il potere in sé a rendere l'uomo schiavo, bensì l'attaccamento ad essi.

Majjhima Nikaya






2 commenti:

  1. sovente accade che sincronicamente, mi capitano davanti i tuoi pensieri, dandomi ulteriori stimoli di crescita fantastici. Mi sarebbe piaciuto averti come prof.. ahah.. a quest'ora mi sarei presa anche il master.. :D
    Grazie Infinite per i preziosi strumenti che ci stai fornendo.. Ti garantisco che di quelli da me presi, ne sto facendo un ottimo uso..

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