venerdì 22 settembre 2017

Le Gerarchie Spirituali - Rudolf Steiner



 Introduzione

Se vogliamo parlare delle cosiddette gerarchie spirituali, dobbiamo elevarci con l'occhio dell'anima agli esseri che hanno la loro esistenza al di sopra dell'uomo vivente sulla Terra. Occhi visibili possono contemplare una scala di esseri che rappresentano soltanto quattro gradini di una gerarchia: il mondo minerale, il mondo vegetale, quello animale e quello umano. Ma sopra l'uomo comincia un mondo di esseri invisibili, e all'uomo è dato, grazie alla conoscenza di ciò che trascende i sensi fisici e fin dove essa gli è possibile, di salire per un certo tratto alle potenze ed entità che, nell'invisibile mondo soprasensibile, sono la continuazione dei quattro gradini che si trovano sulla Terra stessa. Queste potenze ebbero dapprima le immaginazioni, le ispirazioni, le intuizioni, le idee e i pensieri secondo i quali è formato il nostro mondo, quale lo vediamo stendersi intorno a noi. L'uomo, trova a sua volta in questo mondo quei pensieri e quelle idee; e quando si eleva alla contemplazione chiaroveggente, trova pure le immaginazioni, le ispirazioni e le intuizioni per mezzo delle quali egli penetra nuovamente nel mondo delle entità spirituali. Perciò possiamo dire: prima che il nostro mondo fosse, esisteva la saggezza della quale dobbiamo appunto parlare; essa è il disegno del mondo. Il compito della moderna scienza dello spirito, o antroposofia è ritrovare il nesso tra il fisico e lo spirituale, tra il mondo terrestre e le gerarchie spirituali.
Regni: Umano Animale Vegetale Minerale
“ Terra”
Come esempio della difficoltà di comprendere gli scritti provenienti dall'antichissima sapienza, citerò un passo dal canto divino della Bhagavad-Gita*, un passo che tocca profondamente l'esistenza umana nei suoi rapporti con le gerarchie. Il passo, (cap. VIII, versetto 23) dice:
« Io ti spiegherò, o uomo che cerchi la verità, (così viene tradotto di solito), a quali condizioni sottostanno gli eletti da Dio quando abbandonano la Terra, varcando la soglia della morte per rinascere o non rinascere più. Voglio dirti: Guarda il fuoco, guarda il giorno, guarda la quindicina della Luna crescente, guarda i mesi nei quali alto splende il Sole. Coloro che muoiono nel fuoco, nel giorno, nel periodo della Luna crescente, nel periodo in cui alto sta il Sole, varcando la soglia della morte vanno a Brahma; quelli invece che muoiono nel segno del fumo, nella notte, nel periodo della Luna calante, durante i mesi in cui basso sta il Sole, quando si dipartono da questa Terra e varcano la soglia della morte, vanno solo nella luce della Luna e ritornano ancora su questa Terra ».
Ogni cosa che circonda l'uomo nel mondo fisico si riconduce ai cosiddetti quattro elementi. Oggi la nostra moderna scienza materialistica non bada più a quei quattro elementi. Tutti sanno che quei quattro elementi si chiamano: terra, acqua, aria e fuoco.


Le Gerarchie Spirituali
Come la terra o il solido si trasforma in liquido, così per la scienza dello spirito l'aeriforme si trasforma in fuoco; il fuoco è un elemento tanto sottile da compenetrare tutti gli altri elementi; esso compenetra l'aria e la rende calda; e così l'acqua, e anche la terra. Mentre dunque gli altri tre elementi sono per così dire separati, vediamo l'elemento del fuoco compenetrare ogni cosa. Noi possiamo percepire il calore anche senza toccarlo esternamente. L'essenziale è che possiamo avere la sensazione del calore toccando un corpo che ha un dato grado di calore; possiamo percepire il calore esternamente come percepiamo i tre altri elementi, ma percepiamo il calore anche nelle nostre condizioni interiori. Perciò l'antico sapere, già presso gli Indiani, faceva notare: la terra, l'acqua e l'aria si percepiscono solo nel mondo esterno; il calore è il primo elemento che può essere percepito anche interiormente. Il calore o fuoco ha dunque, per così dire, due lati: uno esterno che ci appare quando lo percepiamo esteriormente, uno interno quando noi stessi ci sentiamo in un dato stato di calore. L'uomo sente il suo grado di calore interno, ha caldo, oppure ha freddo; invece non si occupa gran che, coscientemente, delle sostanze aeriformi, liquide o solide che sono in lui, ossia degli elementi aria, acqua e terra esistenti in lui. Per così dire, egli incomincia a sentire se stesso soltanto nell'elemento del calore. L'elemento calore ha un aspetto interno e uno esterno. Così per la scienza dello spirito il fuoco formò sempre il ponte fra l'esterno materiale e l'animico che può essere percepito solo interiormente dall'uomo. Si dice anche: il fuoco sta al confine tra il mondo esternamente percepibile, materiale, e ciò che è eterico, spirituale, che non si può più percepire esteriormente. Che cosa fa dunque un corpo consunto dalla fiamma, dal fuoco? Che cosa accade quando un oggetto brucia? Quando un oggetto brucia vediamo da un lato sorgere la luce, la prima cosa non esteriormente percepibile che già opera nel mondo spirituale. Se il calore è tanto forte da divenire una sorgente di luce, esso produce qualcosa che non è più materiale, cede qualcosa all'invisibile, a ciò che non può più essere percepito esteriormente; ma deve acquistarlo a prezzo del fumo, deve cioè lasciare che da quanto prima era trasparente, illuminato, si sviluppi l'opaco, il fumo. Così vediamo come si differenzi di fatto il calore o fuoco, come si bipartisca. Una parte diviene la luce, con la quale il fuoco si schiude la via al mondo soprasensibile; in compenso, della parte che invia come luce nel mondo soprasensibile, deve abbandonare qualcosa al mondo materiale, al mondo dell'opaco, ma visibile. Nulla nasce unilateralmente nel mondo. Tutto quanto nasce ha due lati: se dal calore si produce luce, dall'altro lato si sprigiona oscurità, materia caliginosa. Questo insegna l'antichissima dottrina spirituale. Se ora il calore diviene tanto forte da produrre luce e formare fumo, allora una parte della spiritualità che era nel calore deve penetrare nel fumo. Ma la spiritualità che stava nel calore, che trapassa ora nel fumo, in materia aeriforme, dunque in uno stato che è al di sotto del calore, rimane ora chiusa come per incantesimo nel fumo, in ciò che appare più opaco. Esseri spirituali che stanno nel calore, sono per così dire costretti, come per incantesimo, a passare in ciò che si condensa, che diviene fumo. Immaginiamo, cosa che oggi è già possibile, di portare l'aria allo stato liquido. L'aria per se stessa non è altro che calore condensato; è nata dal calore quando si è prodotto il fumo. Quello che di spirituale vorrebbe esistere nel fuoco è stato chiuso per incantesimo nel fumo. Esseri spirituali, che si chiamano anche esseri elementari sono come stregati in tutta l'aria, e vengono stregati sempre più, e sempre più esiliati in un'esistenza ancora più bassa, quando l'aria si tramuta in acqua. Perciò la scienza dello spirito vede in ciò ch'è esteriormente percepibile qualcosa che è derivato da uno stato originario di fuoco o di calore; così prima il calore divenne aria o fumo o gas, perché si condensò fino a trasformarsi in gas; questo si trasformò in liquido, e il liquido in solido. Se dunque gettiamo ora uno sguardo sul mondo che ci circonda, se guardiamo le pietre solide, i fiumi che scorrono, se consideriamo quanto si condensa dall'acqua e s'innalza come nebbia, se guardiamo l'aria, e tutto il solido, il liquido, l'aeriforme e il fuoco, in realtà in tutto ciò non abbiamo null'altro che fuoco. Tutto è fuoco, solo appunto fuoco condensato; oro, argento, rame, sono fuoco condensato. Tutto era fuoco in origine; tutto nacque dal fuoco. Ma in tutta questa materia solidificata vi è un mondo spirituale che è incantato in essa. Come possono dunque le entità divino-spirituali che ci attorniano far sì che si produca il solido, il liquido, l'aeriforme, quali esistono sul nostro pianeta? Esse inviano giù i loro spiriti elementari che vivono nel fuoco, e li imprigionano nell'aria, nell'acqua, nella terra: sono i messaggeri elementari degli spiriti creatori, degli architetti spirituali. In origine gli spiriti degli elementi vivono nel fuoco. Possiamo noi come uomini fare qualcosa per questi spiriti degli elementi? Questa è la grande domanda che si ponevano i santi Risci. Possiamo fare qualcosa per scioglierli dall'incantesimo? Sì, lo possiamo, perché anche ciò che noi uomini facciamo qui nel mondo fisico non è altro che l'espressione esterna di processi spirituali. Tutto quel che facciamo ha al tempo stesso il suo significato nel mondo spirituale. Mentre percepisce gli oggetti che lo circondano, una schiera di spiriti elementari, che fu condannata all'incantesimo e che continuamente vien resa prigioniera a causa dei processi di condensazione del mondo, passa senza posa nell’uomo.


F EEsseri Elementari A
Forze Spirituali
Astrale
Eterico
Fi s i co
I O
Manas
Budhi
A t ma

Le Gerarchie Spirituali
In quanto si limita a guardare gli oggetti esterni, egli lascia semplicemente entrare in sé gli spiriti senza mutarli; se cerca invece di elaborare le cose del mondo esterno nel suo spirito, per mezzo di idee, concetti, sentimenti di bellezza e così sia, egli salva e libera quegli spiriti elementari. Che cosa accade ora degli spiriti elementari che sono per così dire passati dalle cose nell'uomo? Che cosa avviene di essi? Restano intanto nell'uomo; anche quelli da lui liberati devono a tutta prima rimanere nell'uomo, ma solo fino alla sua morte fisica. Quando l'uomo passa la soglia della morte, allora si manifesta una differenza tra gli esseri elementari che sono solamente penetrati nell'uomo, ch'egli non ha ricondotto a un elemento più alto, e quelli che con la sua stessa spiritualizzazione egli ha riportato al loro precedente elemento. Gli esseri elementari che l'uomo non ha modificati non hanno per ora guadagnato nulla nel loro passaggio dalle cose all'uomo; gli altri invece hanno guadagnato la possibilità di far ritorno, alla morte dell'uomo, nel loro mondo originario. Nella sua vita l'uomo è come un punto di transito per gli spiriti degli elementi. Quando poi, compiuto il suo soggiorno nei mondi spirituali, egli rinasce in un'incarnazione successiva, lo accompagnano nella sua rinascita tutti gli spiriti elementari ch'egli non ha liberato prima, e con lui ritornano nel mondo fisico; invece quelli che ha liberati non deve più riportarli con sé quando ridiscende; essi hanno fatto ritorno al loro elemento originario.
Mediante la saggezza che l'uomo sviluppa in sé, egli libera continuamente gli spiriti degli elementi all'epoca della sua morte; con la sua ignoranza, rimanendo attaccato solo agli oggetti dei sensi, egli lega a sé gli spiriti elementari e li costringe a far sempre ritorno con lui su questa Terra, a rinascere con lui. Che l'uomo possa godere il giorno, egli lo deve alla circostanza che gli esseri spirituali divini scacciarono gli spiriti elementari dal giorno e li imprigionarono nella notte. Se l'uomo è pigro, allora questi spiriti elementari passano continuamente in lui, ma egli li lascia come sono. Con la sua pigrizia l'uomo lascia immutati e riconduce spiritualmente al giorno quelli invece ch'entrano in lui mentre è diligente e attivo, mentre lavora. Quando varchiamo la soglia della morte, gli esseri che abbiamo riportati al giorno possono ritornare nei mondi spirituali; quelli che abbiamo lasciati nella notte, a causa della nostra pigrizia, restano a noi vincolati e li riportiamo con noi nella nostra successiva incarnazione. Una vasta schiera di esseri elementari dovette cooperare per mettere in moto la Luna affinché potessero svolgersi le nostre fasi lunari, e perché tutto ciò che ha relazione con le fasi lunari potesse svilupparsi sulla nostra Terra visibile. A questo scopo altri esseri dovettero anch'essi venir sottoposti a un incantesimo, condannati e imprigionati da entità spirituali superiori. Con la sua armonica comprensione dell'universo, col suo intimo sentimento di soddisfazione riguardo al mondo, l'uomo diventa il liberatore di esseri elementari spirituali. Con la sua irritabilità, col suo malumore, diviene invece un incatenatore di esseri elementari che potrebbero invece essere liberati dalla sua serenità.
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Le Gerarchie Spirituali
Esiste infine una quarta categoria di spiriti elementari. Sono quelli che devono cooperare a produrre il corso solare dell'anno, affinché durante l'estate il Sole possa splendere vivificando e fecondando la Terra, e ciò che deve crescere dalla primavera fino all'autunno possa appunto giungere a maturazione. A questo fine dati spiriti devono venir incatenati nell'inverno, devono subire l'incantesimo durante il periodo del Sole invernale. Pensiamo un uomo che verso la festa di Natale coltivi in sé sentimenti sempre più devoti, che impari a conoscere tutto il significato del Natale, quando la vita del mondo esteriore fisico è ridotta al minimo, e in compenso lo spirito deve essere tanto più vivo. Supponiamo che l'uomo voglia realmente sperimentare intimamente il periodo invernale fino alla Pasqua: egli ricorderà che con la risurrezione della vita esterna è congiunta la morte dello spirituale, e passerà la Pasqua con comprensione. Quest'uomo non ha una religione solo esteriore, ma ha una comprensione religiosa dei processi della natura, della spiritualità che vi domina, e con questa speciale sua devozione, con la sua spiritualità, egli libera quella quarta classe di spiriti degli elementi che sempre entrano nell'uomo e ne escono, e che sono legati col corso del Sole. In un uomo che è scettico in questo senso, che nega lo spirito o non lo sente, che s'impaluda nel caos materialistico, penetrano gli spiriti degli elementi di questa quarta categoria e rimangono quali sono. Alla sua morte avverrà ancora che questi spiriti elementari della quarta categoria potranno, o venir liberati e restituiti al loro elemento, oppure rimanere incatenati all'uomo, per ricomparire quando questi si reincarnerà.
« Guarda il fuoco ed il fumo! Se ti unisci al mondo esterno in modo che il tuo processo spirituale-animico somigli a ciò che avviene quando si produce fuoco e fumo, in modo che tu stesso spiritualizzi le cose nel tuo processo di conoscenza e di sentimento, allora tu aiuti certi spiriti degli elementi ad ascendere; se ti unisci invece col fumo, li condanni alla rinascita. Se ti unisci al giorno, liberi ancora gli spiriti del giorno. Guarda la luce, il giorno, la Luna crescente, la metà assolata dell'anno! Se agisci in modo da ricondurre gli spiriti degli elementi alla luce, al giorno, alla Luna crescente, all'estate, allora, alla tua morte, liberi questi spiriti degli elementi che ti sono tanto necessari, ed essi ascenderanno al mondo spirituale. Ma se ti unisci al fumo, se passi ottusamente dinanzi a ciò ch'è solido, se ti unisci alla notte con la tua pigrizia, se ti unisci agli spiriti della Luna calante col tuo malcontento, se ti unisci agli spiriti che furono incatenati durante l'inverno col tuo negare Iddio, con la tua assenza di spiritualità, allora condanni questi spiriti degli elementi a rinascere con te ».
Qui ci appare in tutta la sua importanza l'enigma umano, quando diveniamo consci che con tutte le nostre azioni, persino col nostro umore, influiamo su tutto un cosmo, che il nostro piccolo mondo interno è di un'importanza immensa per tutto ciò che avviene nel macrocosmo. Proprio questo accrescimento del senso di responsabilità è la cosa più bella e più importante che possiamo ricavare dalla scienza dello spirito.

————  I quattro stati planetari
Come l'uomo passa da un'incarnazione all'altra, come passa da una metamorfosi all'altra, così tutti gli esseri dell'universo, dal minimo al massimo, passano attraverso a reincarnazioni; ed anche un essere qual'è la nostra Terra stessa, ossia un essere planetario, passa attraverso reincarnazioni. La nostra Terra non è nata già come Terra, ma fu preceduta da un'altra condizione. Già spesso abbiamo detto che come l'uomo in questa sua esistenza è la reincarnazione di una vita precedente, così anche la Terra è la reincarnazione di un antico pianeta che l'ha preceduta. Noi denominiamo Luna quel pianeta precedente la Terra, e con ciò non intendiamo la Luna di oggi, ch'è solo un frammento, un residuo della Luna antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo chiamare pralaja, così come l'uomo passa per uno stato spirituale dopo la morte. Quel pianeta lunare è poi rinato, come rinasce l'uomo. A sua volta però lo stato planetario della Luna è la reincarnazione di uno stato planetario precedente che chiamiamo Sole. Questo Sole, che però non è il Sole attuale ma un essere del tutto diverso, è la reincarnazione dell'ultimo pianeta al quale dobbiamo guardare, quando parliamo delle diverse reincarnazioni della nostra Terra, e cioè l'antichissimo Saturno. Abbiamo così quattro reincarnazioni successive: Saturno, Sole, Luna, Terra.
SATURNO
pralaja
SOLE
pralaja
LUNA
pralaja
TERRA

Se contiamo in senso spirituale i gradini della scala dei regni cosmici, possiamo quindi dire di avere, visibili sulla Terra, il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e quello umano; poi si passa all'invisibile, e si ha il regno degli angeli, degli arcangeli o spiriti del fuoco, delle archai (principati, spiriti della personalità). Mentre queste entità, riguardo al loro essere e divenire inferiore, progredivano così da uomini a dei o a messaggeri divini (è questa una denominazione giusta per tali entità), mentre dunque esse così salivano a un'esistenza spirituale, si modificavano pure le condizioni del pianeta sul quale e per il quale esse vivevano. Se guardiamo indietro all'antico Saturno sul quale le archai erano uomini, lo troviamo ben diverso dalla nostra Terra.
L'antico Saturno era dunque costituito unicamente dall'elemento del fuoco o del calore. La nostra esistenza terrestre cominciò, nella sua prima metamorfosi, come pianeta di calore. L'uomo di Saturno, lo spirito della personalità, doveva formarsi di fuoco, di calore, tutto il suo corpo. E così faceva infatti: lo spirito della personalità sull'antico Saturno aveva soltanto un corpo di calore; il suo corpo consisteva unicamente di fuoco. Questa è la peculiarità dell'evoluzione di Saturno: per così dire, il calore gradualmente si trasforma dall'inizio di Saturno, quando è calore puramente interiore, fino all'epoca finale, quando diventa calore esteriore, percepibile. Di questa condizione si può ben dire: «E gli spiriti covarono nel calore e portarono veramente a maturazione i primi corpi di fuoco». Dallo spazio cosmico vennero « covati » i primi corpi di fuoco. Se ci è lecito usare l'espressione, possiamo dire: dall'interiorità si coagularono nello spazio di calore le «uova» di calore esteriore. In realtà gli spiriti della personalità generavano di continuo quelle uova di calore, e nuovamente le facevano sparire. Avremmo percepito come una respirazione dell'intero Saturno, ma una respirazione di fuoco. Vogliamo anche adoperare un'espressione alla buona che ci renderà la cosa più chiara: a taluni spiriti della personalità piacque meglio, per così dire, di non riassorbire tutto il calore espirato ma di lasciarne via via indietro una parte, sicché al momento dell'inspirazione non tutte le « uova» di Saturno scomparvero, ma alcune rimasero. Così a poco a poco si produsse su Saturno una dualità: si ebbe del calore interno e, accanto a questo, il calore esterno incorporato nelle « uova» di Saturno. Non tutto venne riassorbito. Gli spiriti della personalità abbandonarono per così dire a se stesso una parte del calore espirato, lo lasciarono esistere fuori di loro. E perché lo fecero? Dovettero farlo, poiché altrimenti non sarebbero potuti diventare uomini su Saturno. Che cosa significa infatti diventare uomo? Significa arrivare alla coscienza dell'io. Non lo si può, se non si è in grado di distinguersi, come Io, da un mondo esterno. Solo per questo fatto si è un io. Per il fatto che gli spiriti della personalità spinsero in basso una parte degli esseri di Saturno, in un'esistenza di calore puramente esteriore, essi giunsero al loro io, raggiunsero la loro autocoscienza. Essi dissero: « Io devo emanare qualcosa fuori e lasciarlo fuori di me per potermene distinguere, affinché la mia coscienza dell'io si accenda al contatto con l'elemento esterno». Così crearono accanto a sé un regno; si crearono per così dire esternamente un'immagine della loro interiorità. Ne derivò pure che, quando la vita di Saturno fu compiuta, gli spiriti della personalità non furono affatto in condizione di far scomparire Saturno. Se essi avessero inspirato tutto il fuoco, Saturno sarebbe scomparso; ma così essi non furono in grado di reinspirare ciò che avevano esteriorizzato. Dovettero abbandonare a sé il campo che aveva loro data la possibilità di giungere all'autocoscienza. Gli spiriti della personalità avevano raggiunto l'autocoscienza, avevano riassorbito in sé una parte del calore, avevano accolto l'autocoscienza nel loro punto centrale, e lasciato indietro in cambio un regno inferiore. Gli spiriti della personalità impressero la loro impronta sull'antico Saturno anche più intensamente di quanto avrebbero dovuto, lasciando indietro qualcosa di sé, non riassorbendo tutto, ma abbandonando i corpi di calore esteriormente percepibili. Qual è dunque la forza che domina negli spiriti della personalità sull'antico Saturno? Semplicemente quella che oggi conosciamo nell'uomo come forza del pensiero, perché in realtà gli spiriti della personalità non fanno altro sull'antico Saturno che esercitare la loro facoltà di pensiero. Producono quelle « uova » di calore formando in sé la rappresentazione delle medesime; dunque si tratta del potere di rappresentazione degli spiriti della personalità, il quale però è molto maggiore che nell'uomo odierno. In sostanza, era dunque la forza degli stessi spiriti della personalità quella che lasciò dietro di sé i residui dell'antico Saturno; questi resti riapparvero sempre di nuovo, alla fine persino durante l'evoluzione solare. Ora intervenne il regno dei troni a disciogliere quel regno inferiore lasciato indietro dagli spiriti della personalità, dopo di che Saturno entrò in una specie di notte planetaria. Seguì l'alba planetaria.

— — —   “Sole”
Sole.
Spuntò un'alba planetaria, e cominciò la trasformazione planetaria di Saturno, il secondo stato, lo stato del
In Saturno risorto dalle uova di calore nacque così da un lato il nuovo pianeta come gas, aria o fumo, come lo abbiamo chiamato, e dall'altro lato si formò la luce, mentre il calore risaliva per così dire a stati superiori. Dentro, nel trasformato Saturno, abbiamo dunque fumo, gas o aria, e dall'altro lato luce! Così il globo di calore s'è trasformato in un globo luminoso: è nato un Sole. Nel calore dell'antico Saturno, poterono diventar uomini gli spiriti della personalità. Nella luce che ora irradiava dal Sole potevano diventar uomini le entità delle gerarchie spirituali che chiamiamo arcangeli. Gli arcangeli, che potevano diventar uomini soltanto sul Sole, trovarono allora fumo e gas sul Sole che dovevano abitare. Però gli arcangeli avevano in sé anche fuoco. La loro entità totale consisteva dunque di luce, fumo e fuoco. Avremmo veduto quegli arcangeli in corpi tessuti di gas, fuoco e luce. Grazie alla luce vivevano una vita rivolta all'esterno, proiettavano negli spazi la forza luminosa; grazie al fuoco vivevano una vita nella propria interiorità, avevano il senso piacevole del calore. Grazie alla vita nel corpo gassoso, essi vivevano un'esistenza nel pianeta solare stesso. Ora potevano per così dire distinguere nel pianeta solare il proprio corpo gassoso dalla sostanza generale del pianeta. Contro questa urtavano, e da ciò s'accendeva per loro una specie di autocoscienza. Ora gli arcangeli inspiravano tutto il gas e si produceva la calma atmosferica, ma anche la tenebra, la notte solare... ora essi espiravano, e allora il Sole si riempiva di fumo fluente; ma in compenso irradiava luce al di fuori e spuntava il giorno solare. Si aveva così un vero processo respiratorio di tutto il corpo solare. Espirazione: giorno solare, illuminazione dello spazio circostante. Inspirazione: notte solare, oscuramento in tutto lo spazio circostante. Consideriamo lo stato dell'espirazione: si diffondeva luce, ma in cambio il Sole si riempiva di fumo. Le forme di fumo, le correnti di fumo, erano formazioni regolari. Veniva per così dire inserita nella sostanza solare, a ogni nuova espirazione, una somma di regolari configurazioni. Ciò che prima aveva una semplice forma ovoidale, che era un uovo di calore, si era trasformato in ogni specie di regolari figure. Erano sorte singolari figure di fumo dotate di vita interiore e d'interiore regolarità. E sul Sole gli arcangeli trovarono la possibilità di percorrere il loro stadio umano. Essi divennero i messaggeri dell'universo e poterono dire: « Noi siamo stati preceduti dalle archai, dagli spiriti della personalità. Nella luce raggiante, come messaggeri dell'universo, noi annunciamo l'esistenza passata di Saturno, compenetrata di calore interiore. Noi siamo i messaggeri, gli annunciatori delle archai. Messaggero è in greco angelo; archai vuol dire « primi princìpi »; gli arcangeli non erano dunque altro che i messaggeri delle azioni dei « primi principi » o archai.
————   L’evoluzione dell’uomo
Sappiamo che l'uomo, quale oggi ci sta dinanzi, è composto delle quattro parti costitutive della natura umana che abbiamo spesso menzionate e che sono la chiave di ogni sapere spirituale. L'uomo si compone cioè di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e io. Sappiamo come egli proceda nel suo sviluppo, come l'io agisca dall'interno modificando per primo il corpo astrale per sottometterlo al suo completo dominio. Quando il corpo astrale è modificato fino al punto che l'io lo domina completamente, diciamo che il corpo astrale è diventato tale da contenere ormai il sé spirituale o manas. Dunque un corpo astrale che sia dominato dall'io, è sé spirituale o manas. Lo stesso avviene del corpo eterico. Quando l'io opera con forze ancor più possenti, vince le resistenti energie del corpo eterico, e il corpo eterico trasmutato è spirito vitale o budhi. Quando poi l'io signoreggerà il corpo tisico, quando vincerà le forze che più fortemente oppongono resistenza, quelle del corpo fisico, allora l'uomo avrà in sé anche l'uomo-spirito o atma. Avremo così un uomo composto di sette parti costitutive, un uomo che avrà persino trasmutato il suo corpo fisico in atma, in uomo-spirito. All'esterno il corpo fisico apparirà come corpo fisico, internamente sarà del tutto dominato e infiammato dall'io; sarà allo stesso tempo corpo fisico e atma. Il corpo eterico sarà allo stesso tempo corpo eterico e spirito vitale o budhi, e il corpo astrale sarà contemporaneamente corpo astrale e sé spirituale o manas. In tutti l'io sarà divenuto dominatore. Quando l'uomo è giunto tanto in alto da essere completamente padrone di sé, da aver totalmente dominato il corpo fisico, allora ha davanti a sé gradini ancora più elevati da raggiungere. In sostanza lo spirito e il senso dell'evoluzione sta nel procedere dal prendere al dare. Si ha qualcosa di analogo già sulla Terra nello sviluppo umano tra la nascita e la morte: il bambino è incapace di provvedere a se stesso, deve accettare l'aiuto di chi lo circonda; ma a poco a poco perde quella sua incapacità e si emancipa fino a divenire egli stesso un aiuto nella sua cerchia. Così avviene nella grande evoluzione umana nell'universo. Sull'antico Saturno l'uomo esisteva come primo germe fisico umano; doveva ancora farsi dare il primo germe umano; lo stesso avvenne durante il periodo del Sole e il periodo della Luna. Sulla Terra ricevette il suo io, ed ora si prepara gradatamente a far agire il suo io nel corpo astrale, nel corpo eterico e nel corpo fisico. Con ciò diviene a poco a poco un essere che può cosmicamente dare. L'essere progredisce via via fino al « dare » cosmicamente, universalmente, progredisce dal prendere al dare. Ne abbiamo un esempio anche negli arcangeli dei quali abbiamo parlato. In un certo senso già sul Sole si evolsero al punto di poter proiettare luce nello spazio. L'evoluzione procede dunque dal prendere al dare. Il dare va però molto lontano. Se qualche entità, poniamo, può dare soltanto i suoi pensieri, non è dare molto, perché chi dà i suoi pensieri, per quanti ne dia, resta quel ch'era prima. Non ha dato nulla di visibile, nulla di sostanziale in un senso più alto. Ma arriva un tempo in cui gli esseri possono dare non solo pensieri o simili, ma molto di più; in cui ad esempio possono dare ciò che occorreva appunto agli spiriti della personalità sull'antico Saturno: la sostanza del fuoco-calore.
I troni emanano la sostanza del calore dal loro corpo e la offrono sull'altare dell'antico Saturno. Dobbiamo riguardare la vita degli spiriti della personalità o archai, sull'antico Saturno, così da intendere che essi dànno alla sostanza del calore solo la personalità, la coscienza dell'io. La sostanza del calore, del fuoco, proviene dall'universo, dal cosmo; è emanazione di elevati esseri spirituali, dei troni. Abbiamo così sull'antico Saturno una graduatoria di entità. Gli spiriti della personalità, che iniziano e portano a compimento la coscienza dell'io; i troni che stanno di quattro gradi più in alto degli spiriti della personalità e che emanano la sostanza del fuoco. E tra i due ordini, affinché tutta la vita su Saturno possa essere regolata e guidata, cominciando dal basso e procedendo verso l'alto abbiamo: potestà, virtù, dominazioni, ossia exusiai, dynameis e kyriotetes. Questa, se così possiamo chiamarla, è la popolazione dell'antico Saturno. Ora vorrei caratterizzare, anche questo in modo semplice, quasi familiare, la natura degli arcangeli. Piace loro assai, per così dire, d'espandersi nell'universo; piace loro assai più espandersi ed effondersi nella spiritualità dell'universo, che non il tornare a ritirarsi, a restringersi. Questa è per loro un'esistenza soffocante e bassa. La vita nell'etere della luce è per loro assai più piacevole. Non potrebbero estendere però la vita nell'etere luminoso oltre un dato limite, se qualcosa non venisse loro in aiuto. Se immaginiamo che questo circolo (vedi disegno) sia l'antico globo solare, gli arcangeli si diffondono nello spazio in tutte le direzioni da quell'antico globo solare; l'essere degli arcangeli si espande spiritualmente nell'universo. In questa loro espansione viene in aiuto agli arcangeli la circostanza che altri esseri si fanno loro incontro dall'universo. Come prima, sull'antico Saturno, penetrarono dall'universo gli elementi del fuoco dei troni, “ Sole” così altre entità vengono ora a incontrare gli arcangeli che si espandono, entità che sono ancora più in alto dei troni e che aiutano gli arcangeli affinché possano fermarsi nei mondi spirituali più a lungo di quanto avrebbero potuto fare altrimenti
Le entità che vengono incontro agli arcangeli dallo spazio spirituale, sono chiamati cherubini. È una categoria di entità spirituali particolarmente elevata, poiché hanno il potere di accogliere a braccia aperte gli arcangeli. Le scuole dei primi iniziati dell'epoca post-atlantica designarono i cherubini che si avvicinavano all'antico Sole da quattro lati, con i nomi che divennero poi quelli del Toro, del Leone, dell'Aquila e dell'Uomo. Ma allorché i cherubini si avvicinavano al Sole, la loro influenza dovette palesarsi anche altrimenti. Vi erano anche le notti solari, durante le quali la luce non si diffondeva, ma i cherubini erano ancora nel cielo. Durante il tempo nel quale il pianeta solare si oscurava, esso era solo gas-calore, non era risplendente: correnti gassose e caloriche si diffondevano nell'interno del globo solare. A questo influsso si deve attribuire il fatto che dalla nebbia solare si formarono i primi germi di quello che chiamiamo oggi regno animale. Come sull'antico Saturno erano sorti i primi principi del regno umano nel corpo fisico umano, così sul Sole, dal fumo, dal gas, venne formata la prima base del regno animale. Potrà ora colpire il fatto che nel disegno abbiamo segnato solo quattro nomi dello zodiaco. Queste sono appunto le principali espressioni per i cherubini, perché in realtà ogni figura di cherubino a destra e a sinistra ha una specie di seguace o d'accompagnatore. Pensando ognuno dei quattro cherubini seguito da due accompagnatori, si avranno allora dodici forze e poteri circondanti il Sole; appena accennati, essi erano già presenti anche sull'antico Saturno. Abbiamo dodici forze che appartengono al regno dei cherubini e che devono compiere la loro missione nell'universo nel modo che si è detto. Vediamo dunque che elevate entità spirituali, elevate gerarchie, i troni, sull'antico Saturno emanarono anzi tutto dalla loro propria sostanza la sostanza fuoco, e vediamo anche come spiriti ancora molto più elevati, che chiamiamo cherubini, poterono accogliere in sé la luce che emanava da quella sostanza di fuoco e come poterono rischiararne ed elevarne l'esistenza luminosa. Ma ogni volta che nell'universo si verifica un innalzamento, a che il necessario equilibrio si mantenga deve pure verificarsi un abbassamento. Affinché durante il giorno gli arcangeli potessero trovare l'opportunità di prolungare la loro esistenza spirituale, durante la notte i cherubini dovettero continuare ad agire per portare ad espressione, nella sostanza di calore condensatasi in fumo e in gas, gli esseri animali sottostanti all'umanità. Per così dire nel senso della saggezza antichissima abbiamo così acquistato un concetto importante, la prima idea della cooperazione di talune entità spirituali dell'universo col nostro pianeta, e abbiamo anche visto come quel che ci appare esteriormente fisico sia sempre da ricondursi a entità spirituali. Quello che oggi così materialmente si chiama lo zodiaco va riconnesso alla cerchia dei cherubini che dallo spazio celeste agirono sull'antico Sole il quale irradiava nell'universo la sua forza, come forza di luce.
————  La creazione di un universo. I cori angelici.
Si può pensare che nell'antico Saturno esisteva già in germe tutto ciò che fa parte dell'intero nostro sistema solare attuale: il nostro Sole, la nostra Luna, il nostro Mercurio, la nostra Venere, il nostro Marte, il nostro Giove; tutti questi corpi cosmici erano contenuti nell'antico Saturno e sono usciti dal suo seno. Infatti i sette gradi evolutivi del nostro sistema sono: Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere, e Vulcano. Nell'evoluzione di Vulcano tutti gli esseri che per così dire sono proceduti da piccoli principi su Saturno, nel più alto senso sono spiritualizzati; tutti insieme sono divenuti non più soltanto Sole, ma super-Sole. Vulcano è più che Sole, e con ciò ha raggiunto la maturità al sacrificio, la maturità a dissolversi. In un siffatto sistema, in cui da un certo punto di partenza nasce un Sole, l'evoluzione si compie così: prima il Sole è debole e deve espellere i suoi pianeti per potersi evolvere. Quindi acquista forza, riaccoglie in sé i suoi pianeti, diventa Vulcano. Allora tutto l'insieme si dissolve, e dalla sfera di Vulcano si forma in seguito una sfera cava; si forma un coro simile a quello di troni, cherubini e serafini. Dunque il Sole si dissolverà nell'universo, si offrirà in sacrificio, irradierà la propria entità, e diventerà così esso stesso un coro di entità quali sono i serafini, cherubini e troni, un coro che procederà a nuove creazioni nell'universo.
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“Serafini, “Seraphin, Amore,
Cherubini, Cherubim, Armonia,
Troni” Thronoi” Volontà
Perciò queste entità: serafini, cherubini, troni, sono innanzi tutto per noi la somma gerarchia tra gli Esseri divini, perché hanno già compiuto la loro evoluzione di sistema solare, e sono ascesi fino a compiere il grande sacrificio cosmico.
Così facendo, queste entità sono pervenute davvero nell'immediata vicinanza della suprema Divinità di cui per ora noi possiamo parlare, della Trinità, della Divinità trina. Al di là dei serafini dobbiamo dunque vedere la Divinità suprema che troviamo espressa presso quasi tutti i popoli, quale Trinità di Brahma, Shiva, Vishnu, oppure di Padre, Logos e Spirito Santo. Da questa Divinità suprema, dalla suprema Trinità, scaturiscono per così dire i piani per ogni nuovo sistema cosmico. Se guardiamo indietro all'antico Saturno, possiamo dire: prima che ne venisse qualcosa ad esistenza, nella divina Trinità ne sorse il disegno. Ma alla Trinità occorrono delle entità che eseguano il disegno; esse devono anzitutto rendersene mature. Le prime entità che per così dire circondano la Divinità stessa, che come esprime così bene l'esoterismo cristiano occidentale, « godono l'immediata visione di Dio», sono i serafini, cherubini e troni. Questi ricevono dunque i piani di un nuovo sistema cosmico dalla divina Trinità da cui hanno origine. Serafini è un nome che, se inteso nel suo giusto significato anche secondo l'antico esoterismo ebraico, fu sempre interpretato nel senso di esseri che hanno il compito di ricevere dalla Trinità le somme idee, gli scopi di un sistema cosmico. Il grado immediatamente inferiore della gerarchia, i cherubini, ha il compito di elaborare e sviluppare in saggezza le mète e le idee ricevute dalle Divinità supreme. I cherubini sono dunque spiriti di suprema sapienza, capaci di tradurre in disegni eseguibili i suggerimenti dati loro dai serafini. A loro volta i troni, il terzo gradino della gerarchia a partire dall'alto, hanno il compito (s'intende, parlando molto figuratamente) di dar mano all'opera, affinché ciò che fu pensato in sapienza, i sublimi pensieri cosmici che i serafini ricevettero dagli Dei, e che i cherubini elaborarono nel pensiero, possano venir tradotti in realtà. Vediamo così, purché vogliamo guardare con l'anima, come grazie all'emanazione della sostanza fuoco per opera dei troni, avvenga il primo grado di realizzazione dei disegni divini. I troni ci appaiono come entità che hanno la forza di tradurre in una prima realizzazione ciò che era stato pensato dai cherubini. Questo accade con l'emanazione da parte dei troni della propria sostanza, del fuoco cosmico originario, entro lo spazio che per così dire è stato preso in considerazione per un nuovo sistema cosmico. Se vogliamo farcene un'immagine proprio evidente, possiamo dire: Un antico sistema solare è scomparso, è svanito; in quell'antico sistema solare avevano raggiunto il massimo grado di maturità le schiere dei serafini, cherubini e troni. Ora questi, secondo i cenni della suprema Trinità, si cercano negli spazi una sfera e dicono: qui vogliamo cominciare. Allora i serafini ricevono i piani, le mète del sistema cosmico, i cherubini li elaborano, e nella sfera prescelta i troni emanano dalla loro sostanza il fuoco primordiale e lo fanno fluire. Così possiamo intendere l'inizio del nostro sistema cosmico.
Ma esistono anche altre entità che in certo modo erano pure presenti nel sistema solare precedente il nostro. Esse non hanno però raggiunto l'altezza dei serafini, cherubini, troni; sono rimasti a un livello più basso, sono giunti al nostro sistema in modo da dover essi stessi attraversare ancora una certa evoluzione prima di poter esplicare un'azione creativa, di potersi offrire in sacrificio. Queste entità sono quelle della seconda triplice gerarchia. La prima di queste triplici gerarchie è stata considerata or ora. Le entità della seconda sono quelle di cui pure abbiamo già indicato i nomi: kyriotetes o dominazioni o spiriti della saggezza. Poi le cosiddette virtù o dynameis, come le chiamò Dionisio l'Areopagita e, dopo di lui, i maestri dell'occidente. Questo è il secondo grado della seconda gerarchia. II terzo grado sono le cosiddette potestà, o spiriti della forma, o exusiai. Ora vogliamo chiederci: se guardiamo indietro all'antico Saturno, poiché abbiamo trovato la prima gerarchia tutt'intorno all'antico Saturno, dove troviamo le entità della seconda gerarchia? dove dobbiamo cercare le dominazioni, le virtù, le potestà? Dobbiamo cercarle all'interno dell'antico Saturno. Se i troni arrivano per così dire solo fino al confine, le dominazioni, le virtù, le potestà vanno cercate all'interno. Sicché nell'antico Saturno, inserite nella sua massa, nella sua sostanza, operano a loro volta altre tre schiere di entità spirituali: le potestà, le virtù, le dominazioni. Noi abbiamo ora enumerato le forze spirituali che lavorano dall'esterno e all'interno. Quelle che stanno all'intorno, che hanno acquistato le loro capacità in sistemi antecedenti, lavorano da fuori, mentre all'interno si trovano entità meno avanzate che differenziano la massa nell'interno, e producono il fenomeno delle formazioni e configurazioni di calore che abbiamo indicato. Sono entità di elevatissima intelligenza che dispongono e organizzano tutto ciò che accade. Quali compiti hanno anzitutto le prime entità della seconda gerarchia? Le dominazioni o kyriotetes accolgono ciò che i troni portano per così dire giù dall'universo, e lo dispongono in modo che possa regnare una concordanza tra il singolo corpo celeste che sta nascendo, cioè Saturno, e l'intero universo. É pur necessario che nell'interno di Saturno tutto venga disposto in modo da corrispondere a ciò che sta al di fuori. Quel che serafini, cherubini e troni ricevono dalla mano di Dio e portano giù su Saturno deve esser disposto in modo che nell'interno di Saturno quegli ordini vengano veramente eseguiti e quegli impulsi realizzati. Le kyriotetes o dominazioni ricevono dunque dallo spazio circostante Saturno quello che vi discende attraverso la gerarchia superna, per trasformarlo in modo che si adatti al nuovo pianeta. Quello che le dominazioni accolgono viene elaborato ulteriormente dalle virtù o dynameis. Mentre su Saturno le dominazioni prendono per così dire i provvedimenti d'ordine superiore, le virtù si assumono l'esecuzione ulteriore di quei provvedimenti. Le potestà invece (ne parleremo più diffusamente in seguito; per ora vogliamo solo caratterizzare la cosa a larghi tratti) provvedono a che l'edificio fin qui costruito secondo gli intenti dell'universo abbia stabilità finché è necessario, a che non scompaia subito. Esse sono le conservatrici. Vediamo dunque nelle dominazioni le ordinatrici di Saturno, nelle virtù le esecutrici di quegli ordinamenti, e nelle potestà le conservatrici di ciò che le virtù hanno costruito. Ma con le cognizioni ora acquistate, vogliamo considerare ancora il trapasso dall'antico Saturno all'antico Sole. Ne ho già descritto i processi essenziali; ho detto che quando l'antico Saturno diventa Sole il fuoco primordiale passa allo stato di gas o aria, sicché l'antico Sole consiste di ciò che si può chiamare il residuo del fuoco primordiale. Questo si trova ora frammischiato e interpenetrato di ciò che s'è condensato in gas o fumo; dunque vi sono due sostanze: il fuoco primordiale, e una parte del medesimo condensato in aria, o gas o fumo, come si voglia chiamarlo. Quali sono dunque le entità spirituali che producono la condensazione della sostanza, nel trapasso dall'antico Saturno all'antico Sole? Sono le entità che abbiamo chiamate dominazioni. Sono le dominazioni che ora premono dall'esterno e restringono l'immensa massa originaria di Saturno, sì che diventi più piccola. E premono tanto a lungo, finché il Sole diviene grande come un globo che si può immaginare esteso fino a Giove, pensando il Sole nel centro. Dunque Saturno era grande come un globo che, avendo come centro il Sole, arrivi fino all'attuale Saturno; un globo immenso, grande come tutto il nostro sistema solare, fino a Saturno. II Sole, del quale ora parliamo, era un globo cosmico che si estendeva fino all'attuale Giove. Questo è il segno di confine dell'estensione dell'antico Sole. Sarà bene vedere nei pianeti dei segni di confine fino ai quali si estendevano gli antichi corpi celesti. In questo modo andiamo avvicinandoci alla teoria dei pianeti, derivandola dall'attività delle gerarchie. Ma ora continuiamo. Sappiamo che lo stato successivo è di nuovo una ulteriore condensazione. Il terzo stadio del nostro sistema solare è quello dell'antica Luna. Chi ha studiato le comunicazioni della “Cronaca dell'Akasha", sa che l'antica Luna è sorta per un'ulteriore condensazione della sostanza solare fino allo stato liquido. La Luna non ha ancora in sé terra solida, ma ha fuoco, aria, acqua. Si è aggiunto e inserito in essa l'elemento liquido, una condensazione dell'elemento aria o gas. Chi ha compiuto questo processo? II secondo gruppo della seconda gerarchia di entità spirituali, e precisamente quelle che chiamiamo virtù. Fu dunque opera delle virtù il restringersi della massa dell'antico Sole fino al confine dell'attuale pianeta Marte. Marte è dunque il segno di confine per l'estensione dell'antica Luna. Pensando un globo che abbia per centro il Sole e la cui massa vada fino a dove attualmente Marte percorre la sua orbita, si ha l'antica Luna in tutta la sua grandezza.
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“Principati, “Archai, Egoità,
Arcangeli, Archai Angeloi, Fuoco,
Angeli” Angeloi” Vita

Vogliamo procedere nel nostro studio abbozzando per ora una descrizione anche degli altri esseri delle gerarchie spirituali ai quali prima abbiamo accennato, ma che non abbiamo menzionati. Sono le entità che, partendo dall'uomo, incontriamo per primi, che stanno più vicini all'uomo, e che nell'esoterismo cristiano vengono chiamati: angeli, arcangeli e archai o principati. Nella letteratura antroposofica gli arcangeli si chiamano anche spiriti del fuoco, e i principati spiriti della personalità. Possiamo dunque dire: gli esseri angelici stanno un grado più su degli uomini, hanno il compito di vegliare su tutto lo svolgimento del filo umano che per la singola individualità passa attraverso alle successive reincarnazioni. In un'anima di popolo vive e opera quello che chiamiamo uno spirito del fuoco o un arcangelo. Esso regola per così dire il rapporto del singolo uomo con l'insieme di un popolo o di una razza. Gli spiriti del tempo comprendono qualcosa che trascende un singolo popolo, una singola razza. Lo spirito di un'epoca non è limitato a questo o a quel popolo, sorpassa i limiti dei popoli. Ebbene, quello che si chiama realmente lo spirito del tempo, lo spirito di un'epoca, è il corpo spirituale delle archai, o principati, o spiriti della personalità.

Agli spiriti della personalità deve ascriversi ad esempio il fatto che in certe epoche sorgano sulla nostra Terra ben determinate personalità umane. Ma v'è dell'altro che deve ora essere regolato: l'umanità deve venir condotta da uno stato planetario a un altro. Anche qui devono esservi entità spirituali che durante tutta l'evoluzione terrestre provvedano affinché, quando essa sarà giunta al suo termine, l'umanità possa passare nel giusto modo attraverso un altro pralaja e trovare la via alla mèta seguente, a Giove. Gli spiriti che provvedono affinché tutta l'umanità venga condotta da uno stato planetario all'altro, sono le potestà, o exusiai, o spiriti della forma. Teniamo presenti le condizioni spirituali quando diciamo: fino alla Luna dominano gli angeli; fino a Mercurio gli arcangeli; fino a Venere gli spiriti della personalità, fino al Sole le potestà, fino a Marte le virtù; poi vengono le entità che chiamiamo dominazioni e finalmente vengono i troni. Per le attività spirituali nel centro del sistema non sta affatto il nostro Sole, ma la Terra. Le entità che sono più vicine alla Terra, che operano nella cerchia più immediata intorno alla Terra, sono gli angeli. Da questa sfera guidano la vita della singola individualità che passa da un'incarnazione all'altra. Ma occorre una potenza maggiore per distribuire in modo conveniente intere masse di popoli sulla Terra, assegnando le loro diverse missioni. Che a questo debbano concorrere influenze provenienti dagli spazi cosmici può essere mostrato da una semplice riflessione. Non è forse vero che non dipende solo da condizioni terrene, ma cosmiche, che una popolazione abbia queste o quelle disposizioni nel suo carattere? Consideriamo come agisca diversamente dall'altra una razza che sia diversa per il colore della pelle e dei capelli; in ciò operano condizioni cosmiche che devono essere regolate dagli spazi celesti. Questo avviene per un influsso proveniente dalla sfera che giunge fino a Mercurio, fino al confine degli arcangeli. Se poi cerchiamo donde provenga all'umanità intera, quale si evolve sulla Terra, la direzione che la guida e la conduce, troviamo che questa direzione proviene da sfere celesti ancor più lontane, cioè dallo spazio cosmico che giunge fino a Venere. Quando poi deve venire diretto e guidato il compito della Terra stessa, questa direzione deve partire dal punto centrale di tutto il sistema. Abbiamo dunque a che fare con sfere spaziali, e i pianeti sono i segni di confine dell'attività spaziale delle entità superiori.

Vogliamo ora occuparci più a fondo della natura di quegli esseri delle gerarchie che sono immediatamente superiori all'uomo. Sappiamo che l'uomo, quale è apparso e si è sviluppato sulla Terra, consiste in sostanza di quattro parti costitutive, e cioè: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e io. Vogliamo disegnare uno schema, quale appunto ci occorre oggi, di queste quattro parti costitutive dell'essere umano. Disegniamo prima il corpo fisico come un cerchio, e così pure il corpo eterico e quello astrale e infine l'io come un più piccolo cerchio (v. disegno che segue). Sappiamo già come proceda l'evoluzione umana. Nel corso della sua evoluzione terrestre, l'uomo comincia a modificare il suo corpo astrale partendo dall'io; la parte del corpo astrale che l'uomo ha elaborato e modificato per opera dell'io, in modo ch'essa si ponga sotto il dominio dell'io, si chiama manas o sé spirituale. II manas o sé spirituale non ò quindi da considerare come una nuova aggiunta da fuori, ma semplicemente come un prodotto modificato del corpo astrale umano. Ricordiamo però che tutto ciò che ora dico vale solo per l'uomo. É importante non generalizzare la cosa, e comprendere bene che gli esseri del mondo sono molto diversi gli uni dagli altri. Disegniamo ora con un circolo speciale la quinta parte costitutiva, il corpo astrale modificato, ossia il manas; (veramente dovrebbe venir disegnato dentro il corpo astrale). Allo stesso modo dobbiamo disegnare più in su il corpo eterico modificato, perché chiamiamo budhi o spirito vitale quel tanto del corpo eterico che è già trasformato; e quando sarà modificato tutto allora sarà tutto budhi. Così pure il corpo fisico sarà trasformato in atma nell'uomo perfetto; perfezione ch'egli potrà raggiungere passando tutta l'evoluzione attraverso Giove, Venere e Vulcano. Quando dunque nello stato di Vulcano l'uomo avrà raggiunta la sua massima perfezione, potremo disegnarlo schematicamente come segue: avremo il suo atta, il suo budhi, il manas, l’io, il corpo astrale, il corpo eterico e il corpo fisico. In questo schema dovremo dunque osservare come caratteristico il fatto che l'uomo con i suoi sette principi costituisce un tutto, che questi sette principi sono tutti l'uno nell'altro. Questo è l'essenziale. Se infatti passiamo ai membri della successiva gerarchia, agli angeli, non è più la stessa cosa. Possiamo applicare questo schema agli uomini, ma non a un angelo. Per l'angelo dovremo dire: esso ha sviluppato un corpo fisico (1), un corpo eterico (2), un corpo astrale (3), ed essi costituiscono in certo senso un tutto. Ma poi dobbiamo segnare l'io (4) separato, e poi manas (5), budhi (6) e atma (7). Se vogliamo farci un chiaro concetto della natura di un angelo, dobbiamo pensare che i corpi superiori che esso ha e che ancora potrà sviluppare, (in realtà non ha completamente sviluppato che il manas, gli altri due li svilupperà più tardi), per così dire aleggiano in un mondo spirituale al disopra di ciò che dell'angelo esiste nel fisico. Volendo dunque studiare la natura di un angelo, si dovrebbe dire: l'angelo non ha un io che dimori direttamente in un corpo sulla Terra, come lo ha l'uomo; né evolve sulla Terra il suo manas durante il suo attuale grado di evoluzione. Perciò la parte di un angelo che sta sulla Terra non ha affatto l'apparenza di appartenere a un essere spirituale. Incontrando un uomo si vede bene ch'esso ha i suoi princìpi in sé, e che per conseguenza tutto in lui è organicamente disposto. Se vogliamo cercare un angelo, dobbiamo prendere in considerazione che il suo fisico quaggiù non è che una specie di riflesso dei suoi princìpi spirituali, i quali si possono vedere solo nel mondo spirituale. Nell'acqua che scorre, nell'acqua che si scioglie in vapore, nei venti dell'aria, nel balenio dei lampi e in altri fenomeni simili dobbiamo cercare il corpo fisico degli angeli. La difficoltà per l'uomo sta in primo luogo nella sua convinzione che un corpo debba avere contorni ben delimitati. Gli è difficile dirsi: « Ho dinanzi a me una nebbia che s'innalza o che cala, una cascata d'acqua spumeggiante; sto in mezzo al mugghiare del vento; vedo il lampo che si sprigiona dalle nuvole e so che queste sono le manifestazioni degli angeli. Dietro a quel corpo fisico, che appunto non è delimitato al pari di quello dell'uomo, devo vedere una realtà spirituale L'uomo deve sviluppare tutti i suoi principi racchiusi in lui, e da ciò dipende il fatto ch'egli non possa comprendere come un corpo fisico possa essere evanescente, fluttuante, come non sia necessario neppure che abbia struttura determinata. Dobbiamo pensare che più angeli fra loro collegati possono avere la parte più densa del loro corpo fisico in una unica parte di questa o quella superficie d'acqua. Non occorre affatto concepire che il corpo fisico degli angeli debba necessariamente essere delimitato; una data superficie d'acqua può costituirne una parte, mentre un'altra parte potrà essere molto lontana dalla prima. In breve vediamo come tutto ciò che ci attornia: acqua, aria, e fuoco terrestri, si debba considerare come contenente in sé i corpi delle gerarchie immediatamente superiori all'uomo. Si deve penetrare con l'occhio chiaroveggente nel mondo astrale per scorgere l'io e il manas degli angeli. Essi ci guardano dal mondo superiore. E la sfera del nostro sistema solare, dove possiamo cercare gli esseri angelici, si estende fino al confine segnato dalla Luna. Se vogliamo ora disegnare la gerarchia seguente, quella degli arcangeli, la cosa si modifica ancora. Negli arcangeli, quello che abbiamo disegnato qui come corpo astrale non è affatto congiunto col corpo fisico e col corpo eterico; ciò che di essi possiamo rintracciare come loro parte inferiore dobbiamo disegnarla così: corpo fisico, corpo eterico, queste due parti stanno disgiunte dalle altre, e tutti i princìpi più elevati stanno nei mondi superiori. Possiamo così avere l'immagine completa degli arcangeli solo se cerchiamo in due punti, e diciamo: qui non è tutto unito in un singolo essere, come nell'uomo; qui troviamo in alto lo spirituale e in basso il suo riflesso; un corpo fisico e un corpo eterico possono unirsi per sé soli, soltanto quando quel corpo fisico sia composto unicamente di aria e di fuoco. Dunque non è possibile sentire i corpi fisici degli arcangeli scrosciare in qualche massa d'acqua; si possono percepire solo nel vento e nel fuoco; e del vento che soffia o del fuoco che fiammeggia bisogna cercare con l'occhio chiaroveggente la controparte spirituale nel mondo spirituale; essa non ò congiunta col suo corpo fisico e neppure col suo corpo eterico. Finalmente giungiamo alle entità che chiamiamo archai, principati, spiriti della personalità. Qui possiamo segnare in basso solo il corpo fisico; tutto il rimanente è in alto nei mondi spirituali. Un simile corpo fisico non può vivere che nel fuoco. Solo nelle fiamme del fuoco si può percepire il corpo fisico delle archai o principati. Ogni volta che vediamo il rapido folgorare del fulmine possiamo pensare: là dentro v’è qualcosa del corpo dei principati, ma su nel mondo spirituale ne troveremo la controparte spirituale, che in questo caso è separata dal suo corpo fisico. Appunto osservando gli spiriti della personalità, la facoltà chiaroveggente può vedere la cosa relativamente facile. Pensiamo che gli spiriti della personalità sono nel dominio che giunge fino al Mercurio astronomico, vale a dire fino a Venere, secondo i misteri. Poniamo che qualcuno sia giunto alla possibilità di osservare ciò che avviene lassù su Mercurio; può dunque percepire quelle altissime entità, gli spiriti della personalità. Se dirige l'occhio chiaroveggente a Venere, per osservarvi il consesso degli spiriti della personalità, e vede poi folgorare il fulmine attraverso alle nubi, in quei baleni vedrà il riflesso degli spiriti della personalità perché ivi essi hanno il loro corpo fisico. Arriviamo poi a quelle entità spirituali più elevate il cui dominio giunge fino al Sole. Oggi non vogliamo trattenerci a parlare delle potestà o exusiai; rileveremo solo che i loro organi esecutivi sono gli esseri di Venere e quelli di Mercurio: gli esseri di Venere che hanno il loro corpo fisico nel fuoco, gli esseri di Mercurio che lo hanno nel fuoco e nel vento. Traduciamo queste parole così: le entità che vivono nel Sole hanno come organi subordinati gli spiriti di Venere nelle fiamme e nel fuoco, e gli spiriti di Mercurio nel soffiare dei venti.
L'evoluzione dell'uomo sulla Terra si va svolgendo da tempi antichissimi, e l'uomo, in tutta questa sua evoluzione sulla Terra, si trova in relazioni analoghe a quelle che esistono tra un bambino e un uomo adulto: l'uomo insegna al bambino. Così procedono anche le gerarchie nell'universo. L'uomo, incatenato alla Terra, può solo a poco a poco innalzarsi alla conoscenza che gli è necessaria, alle capacità che gli occorrono sulla Terra; le entità superiori devono istruirlo. Che cosa deve accadere a questo scopo? Entità che altrimenti non sarebbero incatenate alla Terra devono scendere da più alte sfere all'inizio della vita terrestre. E così avviene davvero! Entità che per conto loro potrebbero vivere nello spazio che sta intorno alla Terra, devono scendere per comunicare all'uomo quello che esse già sanno e possono, quali membri più anziani e più perfetti della gerarchia. Esse devono incarnarsi in corpi umani, non per la propria evoluzione, perché non ne hanno bisogno, così come l'uomo adulto non si occupa dell'abbicì per il suo progresso, ma per insegnarlo ai bambini. Così vediamo che nei remoti tempi dell'Atlantide e della Lemuria dallo spazio circostante la Terra discesero entità che appartengono a quelle regioni e che s'incarnarono in corpi umani per divenire maestri degli uomini. Sono entità che appartengono a gerarchie spirituali superiori, a quelle di Mercurio e di Venere. I figli di Venere e i figli di Mercurio scendono sulla Terra e divengono i maestri della giovane umanità. Abbiamo dunque visto come queste tre gerarchie che stanno per prime sopra di noi siano connesse con la nostra esistenza. L'uomo è l'essere che è, perché ha accolto in sé qualcosa dell'elemento solido, della Terra. É questo che lo rende un essere così separato da tutti gli altri, che ne fa un essere in sé completo, costituito da singole parti costitutive. Ancora sulla Luna l'uomo era un essere simile agli altri, e subiva dei mutamenti come le masse d'acqua che hanno un corpo in continua trasformazione. Soltanto sulla Terra egli fu per così dire racchiuso entro la sua pelle e divenne un essere delimitato; possiamo così dire di lui che è costituito di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e io. Questa delimitazione non data in verità da tempi lontani. Se risaliamo indietro agli antichi tempi dell'Atlantide, troviamo ancora nel primo periodo atlantico uomini che non sentivano l'io completamente in loro stessi, che in certo modo attendevano ancora di ricevere completamente l'io. Se risalissimo ancora più indietro nell'evoluzione, dovremmo dire: sulla Terra d'allora l'uomo è solo costituito di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Se retrocediamo fino ai primordi della Lemuria, troviamo un uomo che sul piano fisico non ha corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, come non li hanno sul piano fisico gli angeli. Mentre l'uomo viene in possesso dell'io, a partire da quel momento e durante il periodo atlantico, si produce il congiungimento. Dunque nel periodo lemurico dimoravano sulla Terra uomini che avevano solo un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale; ma questi non erano uomini che pensavano nel senso odierno della parola; non erano uomini che potessero evolversi umanamente nel senso odierno. Allora sulla nostra Terra accadde un fatto molto singolare. Gli uomini che nel periodo lemurico avevano solo un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale, non potevano venire in aiuto a se stessi, non si orientavano sulla Terra, non sapevano che cosa fare su di essa. In mezzo a quegli uomini scendono allora dalle regioni celesti prima gli abitatori di Venere i quali, perché hanno un certo rapporto col corpo fisico dell'uomo, appunto perciò possono pervadere e animare il corpo fisico dei primi abitatori della Terra. Per il fatto che un uomo simile dell'antica epoca lemurico albergava nel suo corpo fisico uno spirito di Venere, esercitava un possente influsso tutt'intorno a sé. Esteriormente questi Lemuri non differivano molto dai loro compagni, ma siccome nel loro corpo fisico vi era uno spirito della personalità, questi individui eletti operavano suggestivamente sul loro ambiente nel senso più alto della parola. La stima, la venerazione e l'obbedienza che si tributava loro, non trovano paragone ai nostri tempi. Tutte le migrazioni sulla Terra che furono intraprese per popolarne le singole regioni, furono guidate da simili esseri nei quali erano penetrati spiriti della personalità. Non occorreva il linguaggio, che ancora non esisteva; non occorrevano nemmeno dei segni; bastava la presenza di una simile personalità. Quando essa riteneva necessario guidare grandi masse da un luogo all'altro, quelle masse umane la seguivano senza nemmeno pensarci. Neppure la facoltà di pensare esisteva ancora a quei tempi; si sviluppò solo più tardi. L'evoluzione umana continuò il suo corso. Sorse la necessità che vi intervenissero anche arcangeli, spiriti di Mercurio. Ora questi dovettero vivificare e animare quel che stava giù sulla Terra. Ciò avvenne principalmente durante l'epoca dell'Atlantide. Discesero allora spiriti di Mercurio, arcangeli, che potevano pervadere di anima e di spirito il corpo fisico e il corpo eterico degli uomini. Dunque anche fra gli Atlanti vi furono uomini che esteriormente non si distinguevano gran che dagli altri, ma che nel loro corpo fisico ed eterico erano animati da un arcangelo. Se riflettiamo che gli arcangeli hanno il compito di dirigere interi popoli, come ieri abbiamo detto, capiremo che un tale
uomo, che portava in sé un arcangelo, poteva realmente dare senz'altro a una data popolazione dell'Atlantide le leggi ad essa corrispondenti ch'egli aveva lette nei cieli. É importante sapere che nell'antica Atlantide esistevano uomini che in realtà erano arcangeli, che nel loro corpo fisico e nel loro corpo eterico portavano incarnato un arcangelo. Quando questi uomini morivano, il corpo fisico andava distrutto secondo le leggi dell'Atlantide. Quel corpo fisico, sebbene fosse stato naturalmente anch'esso ispirato dall'arcangelo, si dissolveva; ma non si dissolveva il corpo eterico. Esiste un'economia spirituale che esige delle eccezioni riguardo ai processi ordinari, quali vengono esposti generalmente dalla scienza dello spirito. Noi diciamo, e in generale è assolutamente vero, che quando un uomo muore, egli depone il suo corpo fisico, e dopo qualche tempo anche il suo corpo eterico; che questo si disintegra e ne rimane solo un estratto. Così avviene però solo in generale. Vi è un’immensa differenza tra un corpo eterico comune e il corpo eterico che possedevano gli iniziati degli oracoli atlantici che erano compenetrati da un arcangelo. Un simile prezioso corpo eterico non va perduto; viene conservato nel mondo spirituale. Dal supremo capo degli oracoli atlantici furono conservati i sette più eminenti corpi eterici dei sette grandi capi di questi oracoli. L'iniziato atlantico dell'oracolo solare non è altri che quello che spesso vien chiamato « Manu »; egli condusse i resti delle popolazioni dell'Atlantide in Asia per fondare le civiltà postatlantiche. Egli radunò il suo piccolo gruppo e lo condusse in Asia. Durante molte generazioni coltivò quegli uomini, e quando ebbe educati e istruiti sette uomini adatti, egli intessé nei loro corpi eterici i corpi eterici che erano stati conservati, che erano stati intessuti dagli arcangeli durante l'antica Atlantide. Quei sette che furono inviati dal grande capo a fondare la prima civiltà postatlantica, i sette santi risei della civiltà indiana, portavano nella loro struttura i corpi eterici dei grandi capi dell'Atlantide, i quali a loro volta avevano ricevuto quei corpi dagli stessi arcangeli. Questo è il fatto meraviglioso che ci appare quando guardiamo indietro agli uomini primitivi, non ancora evoluti: fra loro ne troviamo alcuni attraverso ai quali parlano veramente dal cosmo le grandi gerarchie fin giù nei pianeti; e solo gradualmente gli spiriti delle gerarchie superiori, che agivano già prima della formazione della nostra Terra, affidano poi gli uomini a loro stessi man mano che divengono maturi. Penetriamo con lo sguardo in un'immensa saggezza, ed è straordinariamente importante che penetriamo questa saggezza appunto in questo senso, come fu insegnato in tempi antichissimi quando all'umanità s'insegnava ancora la saggezza primordiale.


Lo Zodiaco proiezione dell’Uomo.
Noi non consideriamo i globi celesti nel modo in cui si studiano oggi, cioè come masse materiali di una data grandezza che si muovono nello spazio e nelle quali la moderna mitologia astronomica non vede che globi materiali; noi li consideriamo nella loro esistenza animico-spirituale vivente; in altre parole, noi li consideriamo nella loro totalità. Potrei quindi dire altrettanto bene: da principio non vi era che lo spazio il quale venne come delimitato; ora fu immessa nella sua superficie quella che si può chiamare sostanza di calore dell'antico Saturno. Nella prima conferenza abbiamo detto che si può distinguere il fuoco interiore, animico, che si sente come un benefico senso di calore interno, dal fuoco che si percepisce esteriormente. In mezzo tra i due sta il calore neutro. Quest'ultimo sta veramente nella forma ovoidale. AI di sopra si estende invece il calore animico, come irradiazione dall'esterno, che però si trattiene. E come se dall'esterno irradiasse verso l'interno il calore animico, ma trattenendosi dinanzi a quello che, come fuoco neutro, è entro le forme ovoidali; dall'interno poi viene emanato il calore realmente percepibile. Così quello che prima è disegnato come un uovo di calore resta preso in mezzo tra due correnti: una corrente di calore animico esterno e una corrente di calore interno che sarebbe percepibile ai sensi esterni. Dunque solo quello che sta nell'interno è calore fisicamente percepibile. Da questa collaborazione del calore esterno con quello interno ognuna di quelle uova di Saturno comincia una vera e propria rotazione. Ogni uovo di Saturno percorre tutto il giro, e passa sotto l'influenza di ognuno dei troni, dei serafini, dei cherubini che stanno tutt'ingiro. Ora si produce un fatto molto strano. Immaginiamo che nel suo rotare un uovo pervenga alla fine allo stesso punto dove era stato originariamente prodotto. “ Saturno” (Come ho detto, io riferisco fatti che risultano all'osservazione spirituale). Mov i men t o Quando dunque un uovo perviene al suo punto di origine, si ferma, non può più avanzare, è trattenuto. Ogni uovo è stato generato in un dato punto, percorre poi il circolo e si ferma quando arriva al punto nel quale fu generato. La generazione dura però solo fino a un dato momento, poi cessa; non vengono più generate altre uova di calore. Quando dunque tutte quelle uova si sono fermate in un dato punto, si riuniscono e coprendosi formano tutte insieme un solo uovo. Dunque, nel punto nel quale originariamente sono state generate, quelle uova alla fine si fermano, giungono al riposo. E naturalmente, dal momento in cui non se ne producono più delle nuove, tutte quelle che esistono si uniscono nello stesso punto, e alla fine si coprono l'una con l'altra. In questa circonferenza si forma così un globo; naturalmente solo nel corso del tempo. Esso è per così dire la sostanza-fuoco più densa; è anche quello che in senso più ristretto si può chiamare Saturno, perché sta nel punto dove è l'odierno Saturno. Siccome poi tutto in un certo senso si ripete, così anche alla nascita della nostra Terra l'intero processo si è ripetuto. Anche l'odierno Saturno è sorto così, perché è stato realmente fermato in un dato punto; non proprio nello stesso punto dove fu fermato l'antico Saturno, perché per certe ragioni le cose si spostano; ma il processo della genesi dell'odierno Saturno è lo stesso. Dal grande complessivo Saturno originario nasce dunque, con la cooperazione di tutte le potenze cosmiche che appartengono alle gerarchie, un globo più piccolo, il globo di Saturno. Vogliamo ora considerare il punto nel quale per ultimo si fermarono tutti i globi del Saturno primordiale. Di questo punto i cultori dell'antichissima sapienza dicevano che sull'antico Saturno era stato formato il primo embrione del corpo fisico umano; nella sua primissima forma era veramente fatto di calore, ma in quel corpo di calore erano per così dire già disposti in germe tutti gli organi che si svilupperanno più tardi. Nel punto dove giunge al termine il movimento prima suscitato e ritorna alla quiete, sorge il germe di quell'organo del corpo umano che più tardi, quando il suo movimento si arresta, fa arrestare tutto il funzionamento del corpo fisico: il cuore. Qui, dal primo impulso al movimento, ha origine il cuore; ma nasce nel suo primo germe solo per il fatto che in quello stesso punto il moto dovrà tornare alla quiete. Perciò il cuore diviene l'organo che quando cessa di battere fa arrestare tutte le funzioni del corpo fisico. Nell'antico linguaggio si designava ogni parte del corpo umano con un nome ben determinato. Il cuore era chiamato il Leone nel corpo. Perciò l'antichissima sapienza diceva: quale direzione dello zodiaco dobbiamo segnare se vogliamo indicare la regione dalla quale furono posti i primi germi del cuore umano? S'indicava un punto nello spazio e si denominavano troni, serafini e cherubini che agivano da quel punto, regione del Leone. L'uomo ha proiettato fuori nello spazio cosmico la sua disposizione, e col nome di Leone (con cui era solito chiamare quella parte interna del suo corpo, il cuore) ha denominato anche esternamente, nello zodiaco, la regione a quello corrispondente. Così si collegano questi fatti. Anche tutti gli altri organi nell'uomo sono stati formati in germe dallo zodiaco. Il cuore è stato formato dalla regione del Leone. Ciò che sta in vicinanza del cuore, i germi della corazza che deve proteggere il cuore, si denominava nel corpo umano torace. Esso doveva naturalmente formarsi in germe in una regione precedente a quella dove si compi la formazione del cuore. Si formò un altro nome per il torace, prendendolo da un animale che la natura ha dotato di una simile corazza, cioè dal Cancro (granchio). Il vero nome di quella regione dello zodiaco è il « torace », ma prese la denominazione di Cancro, perché questo animale porta una corazza naturale. Esso sta da uno dei lati del Leone. Seguendo la stessa norma furono denominate anche le rimanenti regioni dello zodiaco. In realtà è l'uomo proiettato nello spazio quello che ha dato origine ai nomi delle diverse regioni dello zodiaco. Però non staremo a considerare come Saturno finisca, scompaia, si dissolva; passeremo invece subito a vedere come l'evoluzione proceda dopo il pralaja. Dopo che la formazione di Saturno si è dissolta, inizia una nuova evoluzione, una nuova formazione. I primi eventi sono precisamente uguali a quelli che si erano prima svolti su Saturno. Poi, quando tutta la vita di Saturno si è ripetuta in tal modo, s'inizia in direzione del centro una seconda formazione. Si procede a quel gradino dell'evoluzione che generalmente chiamiamo I'antico Sole. Questa avviene in modo analogo: come prima si erano sacrificati i troni, ora si sacrifica un altro ordine delle gerarchie spirituali; le entità che chiamiamo dominazioni o spiriti della saggezza. I troni sono esseri più potenti, possono emanare da sé sostanza fisica, “ Sole” sostanza di calore; perciò possono, come ho già detto, emanare dal loro V it a stesso corpo la sostanza di Saturno. Le dominazioni o spiriti della saggezza possono offrire solo un corpo eterico che è più sottile. L'uomo possedeva già allora in germe il corpo fisico, e ora gli viene aggiunto dalle dominazioni o spiriti della saggezza il corpo eterico. Questo avviene per così dire in una seconda zona circolare. Disegniamo dunque un altro circolo. Questa sarebbe la grandezza originaria dell'antico Sole, ed è più ristretta in paragone della prima più vasta sfera; essendo stato ristretto,il Sole è divenuto anche più denso, e con ciò è stata data la possibilità che nell'interno dell'antico Sole esista non solo sostanza di calore, ma anche sostanza di calore condensata, sostanza aereo-gassosa. Ora, dalla zona che circonda il sole, in unione con le altre entità già nominate agiscono anche le dominazioni; dentro la sfera solare stanno ormai solo le potestà e le virtù, ossia gli spiriti della forma e gli spiriti del movimento. Gli altri operano dallo spazio esterno circostante. In modo analogo a come era avvenuto per l'antico Saturno ora si formano date correnti prodotte dagli spiriti che sono tutt'intorno, fra i quali stanno ora anche le dominazioni. Per questo fatto le correnti sono alquanto più dense di quelle che prima erano state prodotte dai soli troni. Nell'interno la massa si restringe, e un globo gassoso dopo l'altro vien compresso tra queste correnti. Questi globi differiscono dunque da quelli di Saturno per il fatto che Saturno con tutte le sue entità consisteva solo di sostanza-calore; era per così dire come un fantasma nello spazio, mentre la sfera solare è ora pervasa da etere, da una corporeità eterica. Sebbene abbia la densità del gas, è permeata di corporeità eterica; perciò tutto questo globo vive, è un essere internamente vivente. Mentre Saturno era un essere interiormente dotato di movimento, tutto mobilità, finché dal Leone non venne portato ad arrestarsi, questo secondo pianeta, Giove, (l'antico Sole) è un essere internamente dotato di vita. Si può chiamare l'antico Sole anche col nome di Giove, perché Giove che brilla ora in cielo è una ripetizione di quello che si formò allora come parte del Sole. Ora i globi cominciano a rotare intorno, sono globi viventi, grandi esseri viventi. Ora si deve pensare un'altra regione dello zodiaco dove originariamente vengono suscitati, generati questi globi; non più la regione del Leone, bensi quella che all'inizio ho chiamata la regione dell'Aquila. In questa ha originariamente principio l'impulso alla formazione della sfera solare, di quest'essere vivente nello spazio cosmico. Ebbene, dopo che ogni globo vivente ha compiuto una volta la sua rotazione, dopo che ha percorso tutta la sua orbita, ritorna ancora nella regione dell'Aquila. Ma qui subentra un fatto nuovo. Mentre prima a questo posto il globo aveva cominciato a vivere internamente, quando ritorna al medesimo punto, dalla stessa influenza che in origine l'ha chiamato alla vita, esso viene ucciso. L'uno dopo l'altro i globi vengono uccisi, e quando tutti sono stati uccisi e non se ne produce più nessuno di nuovo, allora anche la vita dell'antico Sole giunge al suo termine. La vita consiste nel fatto che qui nascono nuovi globi che alla fine vanno ad accumularsi là dove, per l'azione proveniente dallo spazio cosmico, ricevono la morte. Fu perciò sentito come puntura dello Scorpione questo colpo mortale che dallo spazio cosmico uccide la vita dell'antico Sole. Questa regione venne chiamata la regione dello Scorpione perché dà anche la morte. A questo posto è da vedersi la costellazione dell'Aquila che sveglia alla vita la materia morta, ma anche la costellazione dello Scorpione che mette in azione le forze che uccidono. Possiamo dunque dire: nella regione del Leone stanno le forze dello zodiaco che hanno portato al riposo l'originaria vita dei germi fisici umani; nella regione dello Scorpione stanno le forze che hanno il potere d'uccidere la vita come tale.
Ed ora procediamo ancora, per farci in modo analogo un concetto di Marte. Dobbiamo descriverlo come una vasta sfera raffreddatasi fino allo stato liquido, ed anche qui, in un dato punto, vediamo separarsi dalla massa generale d'acqua molto fluida un globo d'acqua compresso in un punto. Anche questo si forma per il fatto che i singoli globi acquei, che sorgono alla periferia, vengono da ultimo fermati in un dato punto. Come sull'antico Saturno il moto viene ridotto alla quiete dal Leone, come su Giove la morte vien portata dallo Scorpione, cosi vengono fermati i globi d'acqua su Marte; naturalmente, i particolari su Marte sono alquanto diversi che su Saturno e su Giove. L'odierno Marte è dunque una ripetizione dell'antica Luna; esso sta allo stesso punto fino al quale giungeva la Luna; è, l'altra parte dell'antica Luna; una è la nostra Luna attuale che è scoria; la parte viva, che rappresenta il polo opposto, nella ripetizione del processo è rimasta nell'odierno Marte. “ Luna” Parliamo di Marte come del terzo stadio della nostra evoluzione planetaria; è Cosc i enza lo stato che corrisponde a quello dell'antica Luna. Marte è dunque essenzialmente un corpo acqueo. All'uomo, su quell'antica Luna o antico Marte, si aggiunse il corpo astrale, cioè la prima coscienza; il corpo dell'uomo consisteva allora della sostanza acquea della Luna o di Marte. Come ora il corpo umano è composto delle sostanze della Terra, così allora il corpo umano era composto di fuoco, di aria e di acqua. Secondo la sostanza più densa che lo costituiva, l'uomo avrebbe potuto chiamarsi allora uomo acqueo; lo divenne specialmente perché gli fu inserito il corpo astrale. Non era ancora un uomo dotato di un io, ma un uomo dotato dell'astrale. Anche questo era accaduto perché da un determinato punto era stato dato un nuovo impulso, dopo il quale il pianeta cominciò a percorrere un'orbita per tornare alla fine al punto dal quale era partito. Era la regione dello zodiaco che vien designata come
Acquario. Così nell'Acquario si deve vedere il segno dello zodiaco che, dopo che fu compiuta una rotazione durante lo stadio dell'antica Luna o dell'antico Marte, portò all'uomo la coscienza. Arriviamo così alla Terra. Essa è il quarto stato dell'evoluzione. Si ripetono anzitutto i tre stati precedenti: si forma un Saturno; si forma un Sole che lascia dietro a sé Giove, il quale è la ripetizione del Sole; si forma una Luna che lascia dietro a sé Marte; e da ultimo nasce la Terra con tutto ciò che ho descritto, con la separazione dal Sole e con quella parte che si separa come scoria lunare. Sappiamo che il primo germe dell'io fu dato durante l'epoca lemurica, quando l'attuale Luna si separò dalla Terra. Ciò poté accadere solo perché dalla zona circostante parti un impulso che provocò un nuovo moto di rotazione. Poi quello di cui era stato dato l'impulso si maturò, dopo compiuto un giro, a ricevere in sé i primi germi dell'io. Il che avvenne negli antichi tempi lemurici. Allora si dovette indicare nel cielo il punto dello zodiaco che oggi chiamiamo Toro, perché al tempo in cui vennero create quelle denominazioni, l'uomo sentiva in modo molto evidente e concreto. Questa denominazione proviene sostanzialmente dalle dottrine occulte degli Egizi e dei Caldei. Là stanno le origini di questa designazione, e solo le vere dottrine occulte serbano ancora una coscienza del reale significato delle parole. La primissima disposizione all' « io sono » si esprime nel linguaggio, nella voce. Ma la formazione del suono, della voce, sta in un certo rapporto con gli organi della riproduzione, come si può rilevare dal fatto che negli uomini, all'uscire dall'adolescenza, avviene un cambiamento “ Terra” nella voce. Esiste qui un rapporto occulto, e l'antica coscienza riassumeva Io sono tutto quanto si riferisce a queste facoltà e a questi processi umani parlando della natura del Toro nell'uomo. Da ciò proviene la denominazione di questa speciale costellazione che per la Terra ha lo stesso significato che il Leone aveva per Saturno, lo Scorpione per Giove e l'Acquario per Marte. Quando poi sopravvenne il tempo egizio si ebbe il terzo periodo di civiltà postatlantica. Il primo fu l'antica civiltà indiana, il secondo l'antica civiltà persiana, e il terzo la civiltà egizia. Queste civiltà furono le ripetizioni corrispondenti a tutti i processi evolutivi della Terra. L'epoca lemurica è la terza terrestre; perciò l'insegnamento occulto egiziano ripete essenzialmente, in un riflesso spirituale, gli avvenimenti dell'epoca lemurica. I sacerdoti dei misteri egizi sapevano meglio di ogni altro ciò che si era svolto nell'epoca lemurica, poiché si rispecchiava nella singolare civiltà egizia. Per questo la civiltà egizia si sentiva in stretto rapporto con la costellazione del Toro e in genere col culto del toro. Se dunque ricapitoliamo quanto abbiamo descritto, dobbiamo dire: mentre si formava l'antico Saturno, mentre si configurava in origine, come antico Saturno, la poderosa massa di fuoco dalla quale in sostanza è sorto tutto il nostro sistema solare, passarono il loro stadio umano gli spiriti della personalità; durante la formazione del Sole passarono la loro condizione umana gli arcangeli o spiriti del fuoco; durante l'evoluzione lunare, gli angeli, e sulla Terra passa la sua condizione umana l'uomo. Sussiste però il fatto che l'uomo ha avuto a che fare con tutto quel ch'è accaduto in precedenza. Ciò che oggi chiamiamo corpo fisico ebbe la sua prima origine nel primo periodo della formazione di Saturno. A quel tempo il corpo fisico non era ancora permeato da un corpo eterico, né da un corpo astrale; ma già allora fu organizzato in modo che, dopo le trasformazioni subìte in seguito, poté divenire il portatore dell'attuale uomo terrestre spirituale. Molto lentamente e gradatamente furono predisposti i germi delle future possibilità nel corpo fisico durante l'antica evoluzione di Saturno; mentre si formava l'antico Saturno stesso, rotando lungo i singoli segni dello zodiaco, sorsero in germe, l'uno dopo l'altro, gli organi del corpo umano. Come durante l'epoca in cui Saturno stava sotto il segno del Leone fu disposto il germe del cuore, così fu posto il germe del torace mentre Saturno era sotto il segno del Cancro; la disposizione alla formazione simmetrica, cioè il fatto che l'uomo abbia una struttura uguale nei due lati, venne data mentre stava sotto il segno dei Gemelli. Così potremmo seguire parte per parte tutto il corpo umano. Se alziamo lo sguardo alla regione dello zodiaco dove sta l'Ariete, possiamo dire: il germe della parte superiore della nostra testa fu disposto in noi per la prima volta quando l'antico Saturno era sotto il segno dell'Ariete. Il germe del nostro organo vocale fu immesso in noi quando Saturno era sotto il segno del Toro. Immaginando l'uomo così ripartito, possiamo scorgere nello zodiaco le forze creatrici per tutti gli organi umani. Anticamente non si disegnava lo zodiaco rappresentandolo nelle sue corrispondenti forme animali, ma disegnando nelle rispettive regioni gli organi umani. Al posto dell'Ariete la testa; al posto del Toro, la laringe; al posto dei Gemelli, ciò che meglio esprime la simmetria, le due braccia; il torace al Cancro; il cuore al Leone; e così via fino alla parte bassa delle gambe al posto dell'Acquario; e i piedi ai Pesci. Ora, se ricordiamo che i singoli corpi cosmici mantengono il loro moto dopo aver trovato per se stessi la loro conclusione, dopo essersi completati in se stessi, allora comprenderemo quel che si deve chiamare il karma di quei corpi cosmici. Dal momento in cui il pianeta è giunto al suo compimento, le entità che gli appartengono devono già fare i conti col suo dissolvimento, con la sua scomparsa dall'insieme del cosmo. Dal momento nel quale Saturno comincia a muoversi da sé, (parlo ora della prima evoluzione di Saturno) si costituisce la sfera di Saturno, e allora avvengono i fatti di cui parliamo. Se gli spiriti vi hanno preso parte, quando viene il periodo del dissolvimento, essi saranno vincolati a tutto ciò che fu costruito durante la formazione, e questo è karma. Non se ne può sfuggire: tutto quanto è stato formato deve venire allo stesso modo dissolto. Così il karma della prima metà dell'evoluzione si compie nella seconda metà. Nella seconda metà dell'evoluzione vien demolito a poco a poco ciò che era stato costruito nella prima. Il sorgere di un mondo produce karma; il dissolversi di un mondo, nel più vasto senso della parola, non è altro che sofferenza sotto l'azione del karma; in pari tempo cancellazione del relativo karma. Avviene così in grande, ma anche in piccolo per ogni pianeta, perché ogni pianeta rispecchia fedelmente i processi che avvengono nell'universo.

————  L’evoluzione dell’Uomo.
Ma questi riflessi si estendono ancora di più. Abbiamo visto che -i troni poterono divenire troni solo perché da creature divennero creatori, perché pervennero alla condizione di dare invece che ricevere. E un punto più elevato di sviluppo quello nel quale si può dare, si può offrire in sacrifizio, invece di accaparrare per sé ciò che esiste nel cosmo. Questo fatto si ripete come riflesso nell'uomo. In qual modo procede infatti l'evoluzione umana? Gettiamo uno sguardo indietro all'epoca atlantica, all'epoca lemurica, e poi guardiamo al futuro. L'uomo riceve il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l'io, poi comincia l'azione dell'io sulle diverse parti costitutive, e si compie la modificazione del corpo astrale, del corpo eterico, del corpo fisico, in manas, budhi e atma, cioè in sé spirituale, in spirito vitale, in uomo-spirito. Prendiamo un uomo che non abbia ancora raggiunto il punto d'evoluzione in cui il suo corpo astrale sia completamente pervaso dall'azione dell'io (e in questo caso si trovano ancora, in sostanza, tutti gli uomini, tranne poche eccezioni); quella parte di sé che l'uomo ha già trasformato lo accompagna per l'eternità, mentre ciò che non ha ancora trasformato, perché l'io non vi ha ancora preso parte, quando l'uomo è passato per il kama-loka, deve allontanarsi come una specie di guscio astrale, dissolversi nel mondo astrale, non senza causare rilevanti perturbazioni se è un corpo astrale che ha nutrito in sé cattivi desideri e basse passioni. Possiamo dunque dire che l'evoluzione dell'uomo consiste nell'abbandonare sempre minor parte di sé nel mondo astrale. Quanto più perfetto è l'uomo, tanto minori saranno i resti che egli abbandona nel mondo astrale, fino a che raggiungerà il punto in cui nulla più del suo corpo astrale rimarrà nel kamaloka e sarà tanto perfezionato da non poter più danneggiare nessuno sulla Terra, con i resti che abbandona sul piano astrale. Un uomo siffatto ha anche la possibilità di guardare nei mondi spirituali, poiché non è possibile raggiungere questa condizione senza essere giunti a un certo grado di chiaroveggenza nell'astrale. L'intero corpo astrale è allora spiritualizzato, è diventato sé spirituale, e l'io lo porta con sé attraverso l'eternità. Ora procediamo. L'uomo può progredire sempre più; finalmente trasforma anche il suo corpo eterico, anche il corpo fisico. Che cosa avviene quando il corpo eterico e quello fisico sono trasformati tanto da venir sottoposti al dominio dell'uomo? Quando si è trasformato il corpo eterico, quando dunque l'uomo non ha nel corpo astrale solo il sé spirituale, ma sviluppa a poco a poco anche nel suo corpo eterico il budhi o spirito vitale, quando poi questo s'imprime nel corpo fisico, allora raggiungiamo un gradino successivo dell'evoluzione, una specie di gradino intermedio. In questo gradino intermedio l'uomo raggiunge il punto in cui non deve abbandonare dietro di sé più nulla nemmeno del suo corpo eterico, ma può conservare quel corpo eterico nella medesima forma per tutti i tempi, perché è divenuto budhi o spirito vitale. Egli può dirsi: per il fatto di aver trascorso col mio io tutte le incarnazioni che mi hanno insegnato a trasformare fino a questo punto il mio corpo astrale e il mio corpo eterico, per quando dovrò far ritorno sulla Terra, ho acquistato il potere di foggiarmi con la sostanza eterica e con quella astrale un nuovo corpo astrale e un nuovo corpo eterico altrettanto perfetti. Appunto perché un tale essere ha imparato a costruirseli da sé, è in grado di offrire in sacrificio (come si dice) il proprio corpo astrale ed eterico, di trasmetterli ad altri. Quando poi vorrà nuovamente far ritorno alla Terra, si costruirà a nuovo un corpo astrale e un corpo eterico con la sostanza astrale ed eterica corrispondente. Ciò che tali esseri hanno portato alla perfezione, è trasmesso ad altre personalità che hanno certi còmpiti da eseguire nel mondo. Così tali corpi astrali ed eterici appartenenti a esseri di epoche precedenti vengono incorporati in personalità di epoche successive; quando ciò accade vediamo un essere di tempi precedenti agire non solo là dove si trova, ma agire con quel che esiste in lui anche nel futuro.
Consideriamo ora tutta la molteplicità di ciò che in questi giorni si è svolto dinanzi a noi. Una domanda potrà sorgere impellente nella nostra anima: che cosa abbiamo in realtà chiamato finora « uomo » ? Abbiamo chiamato uomo un certo gradino di evoluzione. Abbiamo visto che gli spiriti della personalità furono uomini sull'antico Saturno; abbiamo visto che persino i troni debbono essere stati uomini una volta; abbiamo visto che l'uomo procede nella sua evoluzione, che sale a entità superiore; abbiamo persino imparato a conoscere le prime tappe della vita ascendente, negli angeli e negli arcangeli; in essi abbiamo imparato a conoscere esseri capaci di offrire qualcosa in sacrificio; abbiamo veduto l'inizio del sacrificio che si manifesta nel senso più alto nei troni. Troviamo il primo albore dell'attività creatrice in coloro che sono le guide dei popoli e delle razze, che furono capaci di elaborare i loro corpi in modo che qualcosa potesse emanarne. Così si va organizzando in noi il concetto dell'evoluzione, dal punto nel quale si riceve, fino a quello nel quale si emana, si crea. Vediamo sorgere dinanzi ai nostri occhi spirituali il concetto del creatore e possiamo dire che ogni essere si evolve dunque da creatura a creatore. Gli arcangeli sono divenuti uomini sull'antico Sole; gli spiriti della personalità sull'antico Saturno; gli angeli sull'antica Luna; noi uomini sulla Terra. Ma si può veramente porre la grande domanda: lo stato umano di Saturno in cui vissero gli spiriti della personalità, lo stato umano degli arcangeli sul Sole; quello degli angeli sulla Luna è forse uguale al nostro, a quello in cui viviamo noi qui sulla Terra? Considerando la natura degli angeli possiamo vedere in essi solo l'immagine di ciò che noi saremo nell'epoca successiva, nell'epoca di Giove? dobbiamo vedere negli spiriti del fuoco solo l'immagine di ciò che saremo noi su Venere?
È già chiaro come proceda spiritualmente l'evoluzione: le entità ascendono a gradi più elevati, e salendo debbono abbandonare l'antica dimora che per un certo tempo è servita loro per sviluppare certe facoltà che altrimenti non avrebbero potuto sviluppare. Quando nel corso dell'evoluzione si avvicinò l'epoca che chiamiamo lemurica, nel suo sviluppo complessivo l'uomo era proceduto fino al punto di aver ripetuto tutto ciò ch'era possibile raggiungere attraverso l'evoluzione di Saturno, Sole e Luna. Giunse allora a dimorare sulla Terra che si era appena formata per dargli la possibilità di una ulteriore evoluzione. Ma verrà un giorno in cui l'uomo dovrà nuovamente abbandonare la Terra, perché essa non potrà più dargli nulla, perché non gli offrirà più nessuna possibilità di evoluzione. In genere i pensieri degli uomini che hanno importanza oggi per la Terra, che scaturiscono da un cervello, non hanno naturalmente alcuna importanza per i mondi superiori, ma solo per la Terra. In realtà un pianeta, nel corso della sua evoluzione, diviene sempre più piccolo, si restringe. Questo è il destino della materia dei pianeti, ma non è tutto; è solo ciò che dei pianeti può esser osservato da occhi e da strumenti fisici. Esiste anche uno sviluppo della materia al di là di questo punto. Ed ora dico, naturalmente in piena consapevolezza, che esiste sì una legge della conservazione dell'energia; ma affermo anche, con piena coscienza dei fatti, noti del resto a ogni occultista, che la materia si concentra sempre più nel punto centrale; lo strano è poi che nel centro essa scompare. Possiamo così immaginare che tutta la Terra, quando le sue parti materiali si raggrupperanno nel centro, vi scomparirà. Ma c'è di più! Via via che la materia scompare nel centro, riappare alla periferia; ricompare all'esterno tutt'intorno. In un dato punto dello spazio la materia scompare e ricompare tutt'intorno all'esterno. Tutto ciò che scompare nel punto centrale, ricompare fuori, alla periferia, e precisamente così che la materia è ora compenetrata di tutto quanto vi hanno impresso gli esseri che dimoravano e lavoravano sul pianeta; naturalmente non nella forma attuale, ma in una forma che verrà conferita appunto da quella trasmutazione. Così vedremo il duomo di Colonia riapparire dall'altro lato, mentre da questo lato le sue particelle materiali scompariranno nel centro. Nulla di quanto si lavora e si produce su di un pianeta va perduto, ma riappare dall'altro lato. Ciò che era giunto al principio della nostra evoluzione terrestre, prima dell'evoluzione di Saturno, dobbiamo situarlo esteriormente, fuori dello zodiaco. L'antichissima sapienza lo chiamò « cielo cristallino », e in esso erano deposte le azioni degli esseri di un'evoluzione antecedente. Esse formavano ciò sulle cui basi le nuove entità cominciarono a edificare. Abbiamo detto che la formazione del nostro pianeta inizia con l'antico Saturno; poi procedette a Giove (antico Sole). Quando principiò la creazione di Giove, come sappiamo vi collaborarono tutti gli esseri della sua periferia. Ma come agiscono e avanzano nell'evoluzione gli esseri ripartiti nell'interno del sistema planetario, così avviene anche per gli esseri che stanno fuori, e dalla periferia agiscono verso il centro. Come dunque certe entità si ritirano dal centro, così si ritirano pure entità che stanno nello spazio cosmico. E come è stato condensato Giove, si condensò pure, per l'allontanarsi di talune entità, qualcosa che non ha alcun rapporto con la nostra evoluzione terrestre. In rapporto però con l'allontanamento di quelle entità, si formò prima Urano, e poi Nettuno durante l'evoluzione di Marte (antica Luna). Naturalmente i nomi di Urano e Nettuno non sono più scelti nel modo in cui gli antichi sceglievano i loro nomi adattandoli alle cose; sebbene, proprio nel nome di Urano, vi sia ancora un significato; esso è stato dato quando si aveva ancora una vaga idea della giusta nomenclatura; perciò si è riassunto sotto il nome di Urano quanto sta al di fuori della nostra sfera. Qual è dunque la speciale caratteristica dei serafini, dei cherubini e dei troni, ch'essi soli possiedono sopra le altre entità del mondo? Hanno ciò che si è chiamato « la visione immediata della Divinità ». Essi possiedono fin dal principio quello che l'uomo per mezzo della sua evoluzione deve conquistarsi a poco a poco. È dunque d'immensa importanza sapere che quelle entità, quando cominciano a esistere, vedono Dio, e mentre vivono continuamente contemplano la Divinità. Quanto esse operano, quanto fanno, è suscitato dalla loro visione di Dio; Dio agisce attraverso ad esse. Non sarebbe loro possibile fare diversamente, non sarebbe loro mai possibile agire diversamente da come agiscono, perché la visione divina è una forza tanto possente, agisce su di loro in tal modo, che esse con immediata sicurezza, con immediato impulso, eseguiscono gli ordini della Divinità. Se scendiamo alla successiva gerarchia, a quelle entità che chiamiamo dominazioni, virtù e potestà, o anche spiriti della saggezza, del movimento e della forma, dobbiamo dire: esse non hanno più così direttamente la visione della Divinità, non vedono più Dio nella sua forma immediata quale Egli è, ma nelle sue rivelazioni in cui Egli (se così si può dire) si rivela per mezzo della sua faccia, della sua fisionomia. Naturalmente è loro impossibile non riconoscere che quella è la Divinità; hanno anche loro un impulso immediato di seguire le rivelazioni della Divinità, come è per serafini, cherubini e troni. L'impulso non è più tanto possente, ma è ancora immediato. Per serafini, cherubini e troni sarebbe impossibile dire che essi potrebbero non eseguire ciò che vedono essere prescritto da Dio; sarebbe impossibile a motivo della loro prossimità a Dio. Ma sarebbe pure assolutamente escluso che le dominazioni, le virtù e le potestà intraprendessero qualcosa che non fosse voluto dalla Divinità stessa. Nel periodo intermedio tra l'evoluzione di Giove e quella di Marte (tra l'antico Sole e l'antica Luna), a un certo numero di entità appartenenti alla sfera delle virtù fu dato l'ordine, se mi è lecito esprimermi così, d'intervenire in modo da porre ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo. Questo fatto è quello che abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come introdotta nell'evoluzione l'opera di certe virtù a cui era stato impartito quel comando; le gerarchie imperanti dovettero infatti dirsi: « Mai potrebbe avverarsi ciò che deve avverarsi, se la via continuasse a procedere diritta. Mète più alte devono esser raggiunte! » Per il bene dell'umanità si doveva dare quel comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come virtù malefiche; si può dire persino ch'esse si sacrificarono opponendosi quali ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al contrario le grandi force promotrici dell'evoluzione, in quanto contrastavano l'evoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono, furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque il male. Durante l'evoluzione lunare, esse divennero sotto certi riguardi le seduttrici delle entità che chiamiamo angeli. Questi angeli, a un dato momento dell'evoluzione lunare, si sottrassero alle virtù che gettavano gli ostacoli nell'evoluzione lunare. Invece altri tra gli uomini-angeli della Luna dissero: « Noi non seguiamo quelli; se li seguissimo, l'evoluzione dovrebbe ora retrocedere, nessun nuovo elemento potrebbe venirle incorporato » . Appunto perché esistevano quegli ostacoli fu introdotto nell'evoluzione lunare un nuovo fattore. Quelle entità si ritirarono dalla massa lunare durante l'antica evoluzione della Luna, e divennero esseri seguaci di tutto ciò che vi è sul Sole. Non si occuparono di quanto accadeva sull'espulsa Luna nella quale appunto vi erano gli ostacoli. Invece gli altri, quelli che vi affondarono, dovettero allora accogliere in tutta la loro corporeità, in tutto quanto prendevano dalla Luna, gli elementi che costituivano gli ostacoli all'evoluzione; dovettero per così dire condensarsi più di quanto avrebbero dovuto altrimenti. Tutto ciò fece sì che durante l'evoluzione terrestre vi fossero uomini-angeli più avanzati e altri rimasti indietro. Gli uomini-angeli più avanzati si accostarono all'uomo all'epoca lemurica, quando egli divenne maturo a ricevere il germe dell'io umano, e rimisero al suo arbitrio il salire subito nei mondi spirituali, non occupandosi più di quanto, dall'epoca lunare, si era frammischiato al corso regolare dell'evoluzione cosmica. Furono gli esseri che allora erano rimasti indietro, e che chiamiamo le entità luciferiche, quelle che vennero a influenzare il corpo astrale dell'uomo (all'io non potevano accostarsi), e innestarono nel corpo astrale tutte le conseguenze della lotta nei cieli. Mentre dunque le virtù erano state comandate a provocare la lotta nei cieli, erano state create Divinità degli ostacoli, le conseguenze delle loro azioni s'insinuarono ora nel corpo astrale umano, e qui ebbero un significato diverso; qui significano la possibilità dell'errore e la possibilità del male. Ormai l'uomo aveva acquistato la possibilità dell'errore e la possibilità del male, ma al tempo stesso anche la possibilítà d'innalzarsi per forza propria al di sopra dell'errore e al di sopra del male.

Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù ricevettero quell'ordine, fu data all'uomo la possibilità di raggiungere per forza propria la mèta che neppure i più elevati serafini potevano raggiungere per forza propria. Questo è l'essenziale. Serafini, cherubini, troni non possono assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono agire diversamente. Delle virtù, una parte ricevette il comando di opporsi all'evoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero come ostacolo sulla via dell'evoluzione, non potevano fare altro che seguire i comandi divini. Anche in quello che si potrebbe chiamare l'origine del male, anche in ciò esse eseguiscono solo il volere divino. Facendosi serve del male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare il più forte bene. Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anch'esse, da sé, non avrebbero mai potuto giungervi. Anch'esse non avrebbero potuto divenire « cattive » per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e neppure gli spiriti del fuoco. Quando questi infatti erano uomini sul Sole, le virtù non avevano ancora ricevuto quel comando, e non esisteva ancora la possibilità di divenire cattivi. I primi che ebbero la possibilità di divenire cattivi, furono gli angeli, perché questa possibilità cominciò ad esistere soltanto a partire dall'evoluzione lunare. Fu allora, tra l'evoluzione del Sole e quella della Luna, che si svolse la lotta celeste. Una parte degli angeli rifiutò questa possibilità, non si lasciò per così dire sedurre dalle forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbarono fedeltà all'antica natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere divino. Questo è l'essenziale. Giungiamo ora a due categorie di entità: anzitutto agli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù durante la lotta nei cieli; sono quelli che, a cagione delle loro azioni seguenti, chiamiamo esseri luciferici. In seguito, durante l'evoluzione terrestre, queste entità si accostarono al corpo astrale dell'uomo e gli diedero la possibilità del male, ma insieme anche quella di svilupparsi per propria libera forza. In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà solo in una parte degli angeli e negli uomini. Per così dire nella schiera degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nell'uomo essa si sviluppa del tutto e nel giusto modo. Quando l'uomo scese sulla Terra, egli dovette anzitutto cadere in balia della grande potenza degli spiriti luciferici. Essi compenetrarono con le loro forze il suo corpo astrale, per la qual cosa anche l'io venne poi impigliato. Durante l'evoluzione lemurica e atlantica, e ancora più tardi, abbiamo così l'io come avvolto e nascosto in una nuvola che è stata prodotta dalle forze di Lucifero. L'uomo è stato salvato dall'esser sopraffatto dalle forze che lo attiravano in basso, solo per il fatto che entità preesistenti lo protessero, che gli angeli rimasti in alto e gli arcangeli s'incarnarono in individui speciali e lo guidarono. Ciò avvenne fino al tempo in cui subentrò qualcosa di speciale, in cui un essere che fino allora era stato congiunto soltanto con l'esistenza solare, raggiunse un punto tanto elevato da poter penetrare non solo, come i precedenti esseri spirituali dei mondi superiori, nel corpo fisico, nel corpo eterico, e nel corpo astrale dell'uomo, ma fin dentro l'io.
Si ricorderà che ho descritto come in tempi passati entità spirituali superiori siano discese ad animare il corpo fisico umano, l'eterico e l'astrale. Ora, in un tempo a ciò destinato, sorse un'individualità che accolse in sé l'essere più sublime che prima era congiunto con la nostra esistenza solare, e poi penetrò ad agire inspirando fino all'io, fin dentro tutte le forze dell'io. Prendiamo gli antichi Santi Risci: come abbiamo visto, nel loro corpo eterico dimorava lo spirito di un essere superiore, perché essi avevano ereditato quel corpo eterico da grandi predecessori atlantici, nei quali quell'essere superiore aveva dimorato. Quel corpo fu loro trasmesso, e col loro corpo astrale e col loro io essi non potevano assolutamente seguire ciò che sorgeva dall'ispirazione del corpo eterico. Così avvenne d'epoca in epoca. Quegli uomini venivano ispirati, e in quei momenti vi era sempre come una potenza superiore in loro, vi era qualcosa che potentemente li afferrava. Si modificava in parte per loro quello che era il destino dell'uomo (di essere abbandonato a se stesso) e ciò per renderli migliori, poiché allora venivano ispirati da un essere superiore. Così fu per tutti i fondatori di religioni: s'incorporava in loro un essere che viveva ancora in sfere superiori alla lotta celeste, sicché non fossero completamente abbandonati a loro stessi. Poi nel Cristo apparve un essere di natura del tutto differente, un essere che anzitutto non fece nulla, assolutamente nulla per attrarre a sé gli uomini in virtù di una qualsiasi costrizione. Questo è l'essenziale! Considerando tutta la diffusione del cristianesimo, essa sarà una prova vivente del fatto che il Cristo, durante la sua vita, non fece in realtà ciò ch'è avvenuto per la diffusione del cristianesimo. Guardiamo i fondatori di religioni dell'antichità! Essi sono i grandi maestri degli uomini; essi insegnano a cominciare da una data epoca della loro evoluzione, e i loro insegnamenti agiscono in modo portentoso sugli uomini. Guardiamo invece il Cristo. Agisce Egli forse per mezzo delle sue dottrine? Chi crede che le dottrine siano la cosa principale, non comprende il Cristo. Il Cristo non agì affatto per virtù dei suoi insegnamenti, ma per virtù della sua azione. E l'azione più grande del Cristo fu quella che fini con la morte: fu la sua morte. L'essenziale è che il Cristo agì per mezzo di un'azione, per diffondere la quale nel mondo Egli non doveva più essere fisicamente presente. Altri sistemi religiosi agiscono per mezzo dei loro insegnamenti, e i loro insegnamenti sono gli stessi che anche il cristianesimo contiene; ma nel cristianesimo non si tratta delle dottrine, bensì di ciò che è accaduto; si tratta dell'azione. E l'azione è tale che nessuno la subisce se egli medesimo non si decide da sé a lasciarla operare su di sé, vale a dire se non è conciliabile col carattere assolutamente libero del suo io individuale. Non basta infatti che il Cristo divenga presente nel corpo astrale; per essere veramente compreso Egli deve venire a dimorare nell'io dell'uomo. L'io deve liberamente decidersi ad accogliere in sé il Cristo. Prescindendo dal corpo eterico e dal corpo fisico, poniamo per un momento che il corpo astrale dell'uomo, durante l'evoluzione lemurica, sia il circolo esterno nel disegno e il suo io sia un circolo incluso nel corpo astrale. L'io si insinuò lentamente nel corpo astrale. Che cosa accadde allora? Durante l'evoluzione lemurica le forze luciferiche penetrarono dappertutto nel corpo astrale dell'uomo e lo compenetrarono con le loro azioni, che in lui si estrinsecarono come basse passioni. Ciò per cui egli può soccombere all'errore e al male ha la sua sede nel corpo astrale: gli spiriti luciferici gliel'hanno innestato. Se non gliel'avessero innestato, l'uomo non avrebbe mai avuto la possibilità dell'errore, del male; si sarebbe elevato a ricevere il suo io intatto dalle influenze ostacolatrici. Invece l'uomo ha questa possibilità; ma le grandi guide lo proteggono, per quanto è necessario, dallo sprofondare troppo in basso. Ora ha luogo l'evento del Cristo. Poniamo qualcuno che accolga volontariamente in sé il Cristo. II cristianesimo è appena al suo inizio, ma prendiamo il caso ideale che l'io umano abbia volontariamente fatto entrare in sé la forza del Cristo. Quando l'io è compenetrato dal Cristo, la forza del Cristo s'irradia anche nel corpo astrale. Nello stesso corpo astrale, nel quale hanno precedentemente innestato le loro azioni le forze luciferiche, irradia da dentro la forza del Cristo. E che cosa avviene in seguito? Per il fatto che con l'aiuto del Cristo e solo con l'aiuto del Cristo, noi cancelliamo tutte le qualità umane che provengono da Lucifero, come uomini noi liberiamo a poco a poco anche le forze luciferiche. Verrà poi un tempo nel quale le forze luciferiche, che durante l'evoluzione lunare dovettero scendere a un'evoluzione inferiore per dare all'uomo la libertà, e non ebbero l'occasione di sperimentare esse stesse sulla Terra la forza del Cristo, verrà un tempo nel quale esse, per opera dell'uomo, conosceranno la forza del Cristo e saranno redente. L'uomo redimerà Lucifero, accogliendo in sé, nella maniera voluta, la forza del Cristo. Con ciò l'uomo diverrà a sua volta più forte di quanto sarebbe stato altrimenti, poiché se l'uomo non avesse ricevuto le forze luciferiche, la forza del Cristo, irradiando, non avrebbe incontrato gli ostacoli delle forze luciferiche, e all'uomo sarebbe stato impossibile progredire nel bene, nel vero, nella saggezza, nell'alto grado che potrà raggiungere avendo avuto quelle forze avverse da superare. Nell'universo non vi sono ripetizioni, ma ogni volta che un ciclo è compiuto, un elemento nuovo s'introduce nell'evoluzione del mondo, e l'introduzione dell'elemento nuovo e sempre missione della gerarchia che si trova al gradino della sua umanità. Con ciò vediamo pure come in realtà l'evoluzione universale non si ripeta semplicemente, ma accolga in sé del nuovo, perché un'umanità quale la vive l'uomo non era ancora mai esistita, né fra gli angeli, né fra gli arcangeli, né fra i principati. Tocca all'uomo compiere una missione completamente nuova nel mondo, la missione che abbiamo ora caratterizzata. Per compierla egli è disceso nel mondo terreno, e come libero aiutatore è sorto nel mondo il Cristo, non come un Dio che agisce dall'alto, ma come il primogenito fra molti. Solo così comprendiamo tutta la dignità e l'importanza dell'uomo tra i membri delle nostre gerarchie, e guardando verso lo splendore e la grandezza delle gerarchie superiori, possiamo dirci: Siano esse pur grandi, siano pur sagge e buone tanto da non poter mai deviare dalla retta via, grande è pure la missione dell'uomo, poiché egli deve portare nel mondo la libertà, e con la libertà quello che si chiama amore, nel vero senso della parola. Senza libertà, l'amore è infatti impossibile. Un essere che sia incondizionatamente costretto a seguire un impulso, lo segue senz'altro; ma per un essere che può anche agire in modo diverso, vi può essere una sola forza motrice: l'amore. Libertà e amore sono due poli fra loro connessi. Se nel nostro cosmo doveva entrare l'amore, ciò non poteva quindi avvenire che per mezzo della libertà, vale a dire per mezzo di Lucifero e del suo superatore; allo stesso tempo, per mezzo del Redentore dell'uomo, il Cristo.



COMPENDIO DEL TESTO
LE GERARCHIE SPIRITUALI - DI RUDOLF STEINER
http://www.cazzanti.net/bsi/letture/Rudolf%20Steiner/Rudolf%20Steiner%20-%20Le%20gerarchie%20spirituali.pdf

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