sabato 3 dicembre 2016

Pagine gnomoniche sconosciute di Giovanni Regiomontano

PAGINE GNOMONICHE SCONOSCIUTE DI GIOVANNI REGIOMONTANO

NICOLA SEVERINO – www.nicolaseverino.it luglio 2009


Regiomontano fu uno dei primi matematici Europei che si impegnarono nel mirabile compito di un grande rinnovamento nell’astronomia e nella matematica. L’insperato successo che meritò è da attribuirsi, in qualche misura, alla possibilità di frequentare gli ambienti e gli studiosi italiani di Umanesimo, in relazione diretta con la sua principale amicizia il Cardinale Bessarione che gli aprì letteralmente la strada alla popolarità.
La letteratura su Regiomontano è davvero tanta e molti spunti possono essere trovati semplicemente in internet. Da Wikipedia traggo la seguente completa nota biografica che riporto “per dovere di cronaca” e che può essere saltata da chi è interessato direttamente alla nostra nuova notizia.
Regiomontano - pseudonimo di Johannes Müller da Königsberg - (Unfinden, 6 giugno 1436 – Roma, 6 luglio 1476) è stato un matematico, astronomo e astrologo tedesco.
Quello che ora consideriamo il suo cognome, Müller, gli proviene dall'essere figlio di un mugnaio. Unfinden, il villaggio della Bassa Franconia dove nacque, si trova nei pressi della cittadina di Königsberg, (da non confondere con la più famosa città di Königsberg (oggi Kaliningrad), nella Prussia Orientale, né con Königsberg nella regione della Neumark (ora in polacco Chojna).
Egli fu quindi chiamato Johannes Müller, der Königsberger; inoltre egli, secondo l'usanza del tempo, si fece chiamare con il corrispondente latinizzato Joannes de Regio monte, pseudonimo che fu semplificato in Regiomontanus; quando visse in Italia fu chiamato Regiomomtano. Ai suoi tempi era piuttosto usuale che gli studenti latinizzassero i loro nomi quando pubblicavano le proprie opere.
Egli ebbe fama di matematico e astronomo prodigio fin dalla prima giovinezza ed a undici anni divenne studente all'Università a Lipsia, in Sassonia. Tre anni dopo continuò gli studi in Austria, all'Alma Mater Rudolfina, l'Università di Vienna. Là divenne pupillo ed amico di Georg von Peurbach. Nel 1457 ottenne il titolo di "magister artium" (Maestro delle Scienze) e tenne lezioni di ottica e letteratura antica. Costruì astrolabi per Mattia Corvino, re di Ungheria e per il cardinale Giovanni Bessarione; nel 1465 costruì una meridiana portatile per Papa Paolo II.
La sua collaborazione con Peurbach lo portò agli scritti di Nicola Cusano che sostenevano la visione eliocentrica dell'Universo. Regiomontano rimase tuttavia un geocentrico, un seguace di Claudio Tolomeo. Dopo la morte di Peurbach egli continuò la traduzione dell'Almagesto di Tolomeo, che Peurbach aveva iniziato dietro suggerimento di Giovanni Bessarione.
Dal 1461 al 1465 Regiomontano visse e lavorò nell'abitazione del cardinale Bessarione a Roma; qui scrisse il De Triangulis Omnimodus (nel 1464) e l'Epytoma in almagesti Ptolemei.
Il De Triangulis fu uno dei primi libri a presentare in Europa lo stato delle conoscenze del tempo sulla trigonometria, e ad includere liste di domande che richiamavano le nozioni presentate in ciascuno dei singoli capitoli. In esso egli scrisse:




"Coloro che intendono studiare queste magnifiche cose, e che si interrogano sul movimento delle stelle, devono leggere questi teoremi sui triangoli. La conoscenza di queste idee aprirà la porta ad alcuni problemi geometrici e a tutti quelli dell'astronomia."
Nell'Epytoma egli criticò la traduzione dell'Almagesto, indicandone le inesattezze. Più tardi Nicolò Copernico ricorderà quanto questo libro abbia influenzato il suo lavoro. Nel 1467 Regiomontano lasciò Roma per lavorare alla corte di Mattia Corvino di Ungheria. Là egli lavorò al calcolo di tavole astronomiche complete ed alla costruzione di strumenti astronomici.
Nel 1471 si recò nella città libera di Norimberga, in Franconia, una delle più importanti città del Sacro Romano impero per gli studi, l'editoria, le arti ed il commercio. Qui Regiomontano fu in stretto contatto con il mercante ed umanista Bernard Walther, che sponsorizzò le sue osservazioni astronomiche e la sua attività di stampatore.
Regiomontano divenne famoso per aver costruito a Norimberga il primo osservatorio astronomico disponibile in Germania. Nel 1472 pubblicò il primo libro di testo stampato di astronomia, il "Theoricae Novae Planetarum", scritto dal suo maestro Georg Von Peurbach.
Peurbach lavorò all'osservatorio di Oradea in Transilvania, il primo in Europa, e nella sua "Tabula Varadiensis" assunse che l'osservatorio di questa cittadina si trovasse proprio sul meridiano di riferimento terrestre.
Nel 1475 andò a Roma chiamato da Papa Sisto IV per lavorare alla riforma del calendario. Lungo il tragitto ebbe modo di pubblicare le sue "Effemeridi" a Venezia. Il 6 luglio 1476 a Roma Regiomontano morì misteriosamente un mese dopo il suo quarantesimo compleanno. Alcuni sostengono che ciò fosse dipeso dalla peste, altri probabilmente più nel giusto, propendono per un assassinio.
Autore prolifico, Regiomontano fu noto a livello internazionale già nel corso della sua vita. Nonostante abbia concluso solo un quarto di ciò che si era prefisso di scrivere, egli lasciò ai posteri una imponente mole di lavoro. Domenico Maria Novara da Ferrara, il maestro di Copernico, affermò che Regiomontano fosse stato suo insegnante.
Regiomontano è anche conosciuto per aver costruito uno dei più celebri automi, l'aquila di legno di Regiomontano, che volò dalla città di Konigsberg per incontrare l'imperatore, salutarlo e tornare indietro.
Costruì inoltre una mosca di ferro della quale egli stesso ebbe a dire che ad una festa si fosse levata dalle sue mani, avesse volato in cerchio e fosse ritornata a lui.
Regiomontano e l'Astrologia
Un biografo sostiene di aver rilevato una progressiva diminuzione dell'interesse verso l'Astrologia di Regiomontano nel corso della la sua vita, arrivando quasi ad asserire che egli l'avesse totalmente disprezzata. Studiosi più recenti hanno invece suggerito che le occasionali espressioni di
scetticismo riguardo ai pronostici astrologici riflettevano i dubbi che Regiomontano nutriva sul rigore procedurale di quell'arte piuttosto che sui principi su cui essa si basava. Sembra plausibile che, come molti altri astronomi del suo tempo, Regiomontano concentrasse i propri sforzi sulla astronomia matematica perché si rendeva conto che l'astrologia non potesse avere solide basi fino a quando i moti celesti non fossero stati accuratamente modellati.
In gioventù Regiomontano aveva redatto oroscopi (carte natali) per varie persone influenti. Il suo Tabulae Directionum, completato in Ungheria, venne progettato per un utilizzo astrologico, e comprendeva una discussione riguardante vari modi di determinare le carte astrologiche. I calendari per gli anni dal 1475 al 1531 che egli fece stampare a Norimberga contenevano limitate informazioni astrologiche; in particolare presentavano un metodo per trovare i momenti migliori per effettuare i salassi in base alla posizione della Luna; editori successivi aggiunsero altro materiale.
Forse i lavori più indicativi delle speranze di Regiomontano per rendere l'astrologia empiricamente più fondata, furono i suoi almanacchi e le sue effemeridi, prodotti dapprima a Vienna per il proprio uso personale, quindi dati alle stampe a Norimberga per gli anni dal 1475 al 1506. Osservazioni e previsioni meteorologiche furono alternate da Regiomontano nei suoi almanacchi manoscritti, e la forma del testo stampato permise agli studenti di aggiungere le proprie osservazioni meteorologiche al fine di verificare le previsioni astrologiche; le copie giunte fino a noi testimoniano che molti studenti lo fecero. Le Effemeridi di Regiomontano furono usate nel 1504 anche da Cristoforo Colombo, allora di stanza in Giamaica, per spaventare i nativi al fine di costringerli a rifornire di cibo fresco lui ed il suo equipaggio; in quella circostanza egli predisse con successo una eclisse lunare per il 29 febbraio del 1504.
Regiomontano non visse abbastanza per produrre gli speciali commenti alle effemeridi che egli stesso aveva promesso; questi sarebbero stati decisivi per dimostrare i vantaggi degli almanacchi in una moltitudine di attività dei fisici, per le nascite umane e per predire il futuro, per le previsioni del tempo meteorologico, per la stesura di contratti e per una varietà di altre attività umane. Questa mancanza fu ancora una volta colmata da editori successivi.
In ogni caso, la promessa di Regiomontano lascia supporre che egli fosse convinto della validità e della utilità dell'astrologia quanto i suoi contemporanei, oppure che egli fosse disposto a mettere da parte i suoi dubbi per ottenere successi commerciali.


Ricordo come fosse ora l’incredibile sensazione di smarrimento che provai quando ebbi per la prima volta tra le mie mani l’incunabulo “Kalendarium Magistri” del Regiomontano. Lo maneggiavo come una reliquia, immergendomi in quel tesoro visivo e tattile che mi provocava così tante emozioni, inspiegabili a parole. Un tesoro che custodiva nel tempo, il significato stesso del tempo, in quanto “libro maestro” dell’insegnamento di come si doveva misurare il tempo. Era il 1990 e la gnomonica era appena rifiorita in Italia e nel mondo. Internet era ancora solo un sogno come lo era ancora di più la speranza di poter usufruire alla portata di un semplice “click” del mouse, di intere collezioni di libri antichi digitalizzati. Non solo non era possibile crederci, ma neppure immaginarlo! In quel tempo, maneggiare un così antico volume, anteriore alle pubblicazioni a stampa con la consapevolezza che si ha tra le mani l’ultimo baluardo della gnomonica medievale scritto dal più importante astronomo e matematico del XV secolo; un’opera che fu la guida di Amerigo Vespucci nei suoi viaggi e che fu consultata da tutti gli astronomi e matematici fino a tutto il XVI secolo…beh, significa fare un’esperienza che per intimità e profondità, potrebbe definirsi quasi mistica.
Per non parlare poi dell’incredibile immagine dell’orologio rettilineo universale, normalmente detto “Regiomontano” appunto perché da lui descritto forse per la prima volta e che ha in tutte le copie dell’incunabulo lo gnomone a braccio pieghevole. Probabilmente si tratta della prima volta di una realizzazione di immagine di strumento matematico con sovrapposizione delle parti da cui poi ebbero sviluppo le figure degli “equatorium”, delle sfere mobili e degli strumenti descritti da Apiano nella sua Cosmografia.
I disegni degli orologi solari inclusi del Kalendarium è tutto ciò che ai nostri tempi si conosce sulla “gnomonica di Regiomontano”, almeno della gnomonica come noi la intendiamo. Cioè, attualmente non è conosciuto alcun libro di Regiomontano, pubblicato anche postumo da altri autori, in cui si vedano descrizioni di orologi solari normali che non siano quelli del Kalendarium.
Come per la mia scoperta delle prima immagini delle ore Planetarie secondo Giovanni di Sacrobosco, anche qui ora questo è cambiato. Un po’ per caparbietà di ricerca, un po’ per aver “naso” nel dove cercare (ricordando un po’ la definizione del “cane da tartufi” di un vecchio nostalgico amico), un po’ per fortuna, sono riuscito a trovare un manoscritto risalente al 1475 che reca la firma di Giovanni Regiomontano:


E’ una sorta di Kalendarium con effemeridi, ma più completo. Vi sono descritte le fasi delle eclissi di Luna e di Sole che si ebbero dal 1374 fino al 1430; una tabella del numero Aureo del Ciclo Solare, della Lettera Domenicale e dell’Indizione ed altri dati e tabelle calendariali. Dal foglio 27v, iniziano le pagine dedicate alla misura del tempo e agli orologi solari, quindi alla gnomonica.
Regiomontano inizia così la descrizione, la costruzione e la dimostrazione dell’orologio solare orizzontale ( “horologium orizontale” ).


In questi ritagli di immagine si leggono almeno due passi, credo i più antichi conosciuti nella letteratura gnomonica, in cui si parla esplicitamente di un assostilo, cioè di uno stilo eretto parallelamente all’asse terrestre per un orologio solare in piano orizzontale e di uno gnomone parallelo al piano equatoriale (orologio polare). Siamo nel 1474-1476.
Nel primo passo, per l’orologio orizzontale, la posizione dell’assostilo (et stilo erigitur ad elevaz. poli…) è riferita per una elevazione di polo pari alla città di Heidelberg, approssimata qui da Regiomontano in 50 gradi (reale 49° 26’). Nel terzo passo sotto riportato, si può leggere la più antica citazione letteraria della linea di proiezione delle linee orarie nella costruzione geometrica degli orologi solari, denominata fino ad oggi “Linea della Contingenza”. Regiomontano usa con frequesta questo termine che sembra essere quindi già ben consolidato ai suoi tempi, come anche per la parola “stilo”, sinonimo di “gnomone”.
Citazione di gnomone parallelo all’asse terrestre per orologio orizzontale alla latitudine di Heidelberg, approssimata da Regiomontano a 50 gradi.




Citazione di gnomone parallelo al piano equinoziale (equatore) per orologio polare.
La più antica citazione letteraria della linea di Contingenza per la costruzione degli orologi solari
Nel passo seguente invece è possibile leggere come Regiomontano spieghi al lettore la posizione e la tipologia dei vari stili/gnomoni a seconda della tipologia ed orientamento degli orologi solari. Anche questo è un passo importante per la storia della gnomonica, tra i più antichi che si conoscano. Vediamo come l’orologio meridiano orientale sia semplicemente detto “horologio verso meridiem”




Qui sotto il disegno dell’orologio solare orizzontale con le ore dalle 4 del mattino alle 8 di sera







Sopra: disegno di orologio solare orizzontale per la latitudine di 50°. Sotto: “intreccio” di due orologi solari probabilmente orizzontali. Si tratta di uno schema approssimativo perché gli angoli tra le linee orarie non sono progressivi e i disegni sembrano essere stati eseguiti al di fuori del contesto testuale, senza alcuna didascalia.

Nell’immagine sotto si vedono due disegni per due orologi solari diversi. Il primo a sinistra è un orologio solare di tipo “polare”, cioè il cui piano giace nel piano dell’asse di rotazione della Terra, o asse polare, e il cui gnomone, ortostilo, impiantato nel punto centrale del diagramma orario, evidenziato da Regiomontano con il colore rosso, è parallelo al piano equatoriale. Qui si nota un uso diverso della numerazione oraria, sebbene le linee orarie siano uguali ad un moderno orologio polare per la latitudine di 50 gradi nord. Sulla linea contraddistinta dal punto rosso si leggono i numeri 6-6, dove invece dovrebbe essere segnata l’ora 12. L’ordine della numerazione doppia è inverso, cioè progressivo da 3 a 10 da sinistra a destra mentre l’altra è discendente, da 9 a 2. L’autore ha voluto così indicare non la numerazione oraria normale, ma due numerazioni che danno in luogo dell’indicazione oraria diretta, cioè “l’ora nel momento della lettura”, il numero di ore trascorse dall’alba (numerazione superiore), e il numero di ore che manca al tramonto del sole (numerazione inferiore). Così si spiega la presenza dei numeri 6-6 riportati al centro del quadrante e che stanno ad indicare che nel giorno degli equinozi (linea equinoziale), quando l’ombra dello stilo marca quella linea, sono trascorse 6 ore dal sorgere del sole e mancano 6 ore al suo tramonto. E’ un modo molto inconsueto di mettere le indicazioni orarie di un quadrante, specie per noi italici, ma che ha molto a che fare con le tradizioni della zona di Norimberga.




Sopra: Schema di orologio equatoriale con gnomone centrale e/o alidada (potrebbe trattarsi di una “piastra” di tipo astrolabica.
Sotto: un altro disco con indicazione dei mesi e del rispettivo numero di giorni che ciascun mese contiene. Insieme i due dischi potrebbero formare una sorta di orologio equatoriale calendariale.


Il testo procede con altre pagine in cui si parla della descrizione e della teoria degli orologi solari visti e si auspica che presto possa essere integralmente trascritto e tradotto in italiano. Nel nostro piccolo abbiamo gettato le basi per una ricerca più approfondita, sperando che possa avere un seguito e l’approfondimento che merita.




Nella figura sopra si può vedere uno “schema madre” per la costruzione degli orologi “indiretti”, cioè declinanti, per la latitudine di 51 gradi. Il cerchio sulla sinistra è riferito al complemento della latitudine, cioè 39°. La linea inclinata è una sorta di linea di contingenza inclinata dell’angolo di declinazione del muro. Dal cerchio, nella parte inferiore, si dipartono le linee di suddivisione dalla linea meridiana che sono idealmente prolungate fino alla linea verticale tangente al cerchio dove sono notati i punti per le linee orarie dell’orologio declinante sulla destra.


Le quattro figure sopra mostrano schemi di dischi per un orologio del tipo “notturnale” con dischi calendariali mensili, per le ore italiche da 0 a 24, ecc.


Più avanti nel testo, troviamo l’ultima stupenda rappresentazione a colori di un quadrante orario. Il tracciato orario, ricavato per punti, come è ben evidente, è quello delle ore astronomiche. Si nota il caratteristico “pendolino” a filo, sotto la quarta di cerchio graduata


LE OPERE
Ioannis de Monteregio et Georgii Purbachii
Epitome in cl. ptolemaei magnam compositionem, continens propositiones & anotationes, quibus totum almagestum…Basileae apud enrichum petrum, M D XL III
Come si è visto dalla nota biografica, il cardinale Bessarione voleva che si preparasse una nuova traduzione dell’Almagesto di Tolomeo, ma direttamente dal greco ed aveva incaricato per questo Georg Peurbach, in Vienna. Ma questi dovette fare recedere dall’incarico per la difficoltà di curare una traduzione dal greco e quindi Bessarione decise di fare una “epitome”, letteralmente un compendio dell’Almagesto da una delle prime traduzioni latine. Il lavoro rimase però incompiuto per l’immatura scomparsa di Peurbach. Fu però portato a termine da Regiomontano ed il risultato è ciò che si vede in questo libro. Un grande contributo che ha molto aiutato gli astronomi a capire le teorie di Tolomeo. L’opera fu stampata a Venezia nel 1496 e fu letta da Copernico che lo aiutò a capire il sistema tolemaico dei moti planetari e preparare la sua “Rivoluzione” astronomica.



LE OPERE
Johannes Regiomontanus,
De Triangulis Omnimodis Libri Quinque, Norimbergae, 1533
M. Ioannis Regiomontani, George von Peuerbach, Joachim Heller,
Scripta Clarissimi Mathematici, Norimbergae, 1544
Johannes Regiomontanus,
Kalendarius Teutsch, Augspurg, 1512
Johannes Regiomontanus,
Tabulae Directionum Profectionumque, Witebergae, 1584
Johannes Regiomontanus, Thomas Vanatorius,
de Cometae magnitudine, longitudineque ac de loco eius vero, problemata XVI, Norimbergae, 1531
Johannes Regiomontanus, Johannes Schoner,
Tabulae Astronomicae, Norimbergae, 1536
Johannes Regiomontanus, Johannes Schoner, Iordanus Nemorarius,
Algorithmus Demonstratus, Norimbergae, 1534
Johannes Regiomontanus,
De Triangulis Omnimodis Libri Quinque, Norimbergae, 1533
Johannes Regiomontanus,
Almanach magistri Johannis de monte regio ad anos .xviij acuratissime calculata 1488
Johannes Regiomontanus,
Kalender, 1532
Johannes Regiomontanus,
Tabulae Directionum et Profectionum, 1559
Johannes Regiomontanus,
Eyn newer Kalender von allerhandt artznei, 1537
Johannes Regiomontanus,
Temporal, 1550
Johannes Regiomontanus,
De Triangulis Planis et Sphaericis, libri quinque. 1561
Johannes egiomontanus,
Disputationum Ioanni de monte regio contra cremonensia in planetarum theoricas deliramenta praefatio…1488; altra ed. 1490
www.nicolaseverino.it

Si ringrazia per la gentile concessione di pubblicazione il sito web di Nicola Severino:

mercoledì 30 novembre 2016

5 milioni di uomini all'anno sono vittime di donne






Non si tratta di violenze fisiche, ma di umiliazioni, ricatti e questioni economiche che possono portare alla povertà.


la violenza non è solo da parte degli uomini

Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare di stalking e di violenze di genere, fino al femminicidio, questioni sovente affrontate da politici, media ed una vasta pletora di associazioni. Sentiamo parlare poco invece del fenomeno inverso: ovvero quando il violento indossa la gonnella. Donne che talvolta compiono violenze fisiche - seppure generalmente meno pericolose rispetto alle violenze commesse dagli uomini - oppure praticano violenze psicologiche, utilizzando strumenti quale il ricatto, l'umiliazione e sopratutto la leva economica, talvolta portando alla rovina il malcapitato. Di questo esercito per lo più invisibile sentiamo parlare poco, eppure è più consistente di quanto sembrerebbe, visto lo scarso risalto mediatico che ha. Un articolo di Barbara Benedettelli su "Il Giornale" ha riportato un po' di dati sul fenomeno.
Quando la vittima è il maschio

Le indagini e gli approfondimenti su questa realtà sono pochi, e per trovare statistiche in merito è necessario ripescare un interessante studio condotto dall'Università di Siena nel 2012, che all'epoca passò praticamente inosservato. La ricerca, condotta con la stessa metodologia utilizzata dall'Istat nei rapporti sulla violenza sulle donne, prese in esame uomini di età compresa tra i 18 ed i 70 anni, scoprendo che nel 2011 sarebbero stati più di 5 milioni gli uomini vittime di violenze da parte di donne, concretizzata nelle seguenti azioni: minacce di praticare violenza (63,1%); graffi e morsi (60,5%); cazzotti e pedate (58,1%). Azioni che nell'8,4% dei casi sono di una gravità tale da mettere a repentaglio la vita di chi le subisce, una percentuale notevolmente inferiore a quella registrata nelle violenze degli uomini sulle donne.


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Violenze psicologiche e pretese economiche

Il 75% degli intervistati rivela di essere stato bersagliato da insulti e denigrazioni, mentre il 50% lamenta di essere stato vittima di violenze psicologiche riguardanti aspetti economici, come vedersi rimproverare di avere un lavoro malpagato, sentirsi rinfacciare la vita modesta consentita al partner e paragoni umilianti con altri uomini che guadagnano di più. Il 68,4% degli intervistati afferma di essere stato minacciato di vedersi portare via la casa ed i propri beni fino alla rovina, mentre il 58,2% racconta di essere stato minacciato di portargli via la prole e di vedersi ostacolare nei rapporti con i figli. La minaccia di non lasciargli più avere contatti con i figli riguarda invece il 43,8% del campione. Il 29,3% avrebbe ricevuto critiche anche per difetti fisici.
La ricerca del progetto europeo Daphne III

Nel 2015 in 5 paesi europei tra cui il nostro si è svolta una ricerca sulle violenze nei rapporti di coppia, nell'ambito del progetto europeo Daphne III, che ha preso in esame un campione di giovani di età compresa tra i 14 ed i 17 anni. Le ragazze che sono state vittima di qualche forma di violenze sessuali di grave entità sono il 17%, percentuale che cresce fino al 41% se consideriamo anche atti di minore entità. Tra i ragazzi le percentuali scendono al 9% e 25%.

Seppure di gravità inferiore a quelle commesse dagli uomini, la violenza femminile è una realtà, pertanto "bisognerebbe ripensare il problema della #violenza di genere da un nuovo punto di vista", conclude la Benedettelli, che sottolinea come le violenze commesse dalle donne sugli uomini siano una realtà, seppure di entità più lieve. Invece ad oggi la maggioranza dei centri antiviolenza sono orientati verso le donne, e talvolta non sarebbero nemmeno in grado di trattare una richiesta di aiuto proveniente da un uomo. Gli uomini inoltre sono meno propensi a denunciare o chiedere aiuto, in quanto si vergognano, come se denunciando una donna dimostrassero debolezza, rispetto allo stereotipo di "maschio forte e virile" . E quando lo fanno, corrono il rischio di non essere creduti, in quanto c'è la tendenza a pensare che un uomo sia in grado di difendersi da una donna.

http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/11/sorpresa-5-milioni-di-uomini-all-anno-sono-vittime-di-donne-001268167.html

sabato 26 novembre 2016

STORIA PROIBITA: I CRISTIANI ERANO ROMANI E CRISTO IL ROMANO ESPULSE I GIUDEI DA ROMA



Il vaso di pandora è stato scoperchiato completamente, e quello che si nascondeva sotto la vera storia e identità di Gesù è qualcosa di incredibile da credere. Gesù era di sangue imperiale romano e suo figlio Paolo di Tarso promosse il cristianesimo sfruttando abilmente la sua liberazione nel processo sotto Ponzio Pilato facendo credere che resuscitò da una mai avvenuta morte.

I Cristiani erano un movimento politico promosso da Romani di sangue imperiale che contrastavano il Giudaismo fino alla loro espulsione da Roma promossa proprio da Gesù quando era imperatore suo cugino Claudio, mentre la famosa persecuzione dei Cristiani fu dovuta alla scoperta del tentato colpo di stato dei Pisoni contro Nerone, che vide coinvolti Paolo di Tarso, suo fratello Rufo, Costobaro II, Lucio Anneo Seneca, i Pisoni e altri contro l’imperatore, nonostante fosse cugino di Gesù. Ma iniziamo la storia dall’inizio.

Siamo nel 34 d.C. e dopo la morte del tetrarca Erode Filippo il Tetrarca, fratellastro di Gesù in quanto figlio di Erode I il Grande e di Cleopatra di Gerusalemme (identificata con Maria Boeto, alias la Maria dei vangeli) – mentre Gesù nacque dalla relazione di Maria Boeto con Giuseppe figlio di Heli, cioè figlio di Alessandro Helios e di Ottavia minore, sorella di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (nato Gaio Ottavio) – l’imperatore Tiberio mandò uno dei suoi messi, Carios, a dire che la successione della tetrarchia di Erode Filippo fosse data a Gesù.

A questo punto Erode Antipa il Tetrarca si mise d’accordo con Erodiade, moglie di Gesù, per unirsi in matrimonio con lei e si recò da Tiberio a Roma per farsi assegnare la tetrarchia di Erode Filippo, dicendo all’imperatore che spettava a lui in quanto egli era figlio di Erode I il Grande e non Gesù nato dalla relazione adulterina di Maria con Giuseppe figlio di Heli.

Tiberio recedette dalla decisione iniziale assegnando la tetrarchia a Erode Antipa, e Gesù promosse una rivolta insieme al suo parente Giovanni Battista, figlio di Elisabetta Boeto, contro Erode Antipa che lo aveva disonorato sposando sua moglie Erodiade. Erode Antipa chiamò in suo soccorso il prefetto Ponzio Pilato, che, dopo aver sedato la sommossa, uccise Giovanni Battista e processò Gesù, che si discolpò dicendo che il suo non era stato un tentativo di rivolta contro le nuove decisioni di Tiberio, ma contro il tetrarca che lo aveva disonorato sposando sua moglie.

La moglie di Ponzio Pilato, Claudia Procula, santa per la Chiesa ortodossa orientale e per la Chiesa ortodossa etiopica (Chiesa quest’ultima che annovera anche Ponzio Pilato fra i suoi santi), membro della gens Claudia, intercesse in favore di Gesù.

Tertulliano riporta, nella sua opera Apologetico, i seguenti tre brani:

Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entrò nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria Palestina, che colà la verità avevano rivelato della Divinità stessa, sottomise al parere del senato, votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poiché quei fatti non aveva esso approvati, li rigettò. Cesare restò del suo parere, pericolo minacciando agli accusatori dei Cristiani1.


Da codesta vostra trascuranza si eccepisce contro di voi che non esiste quello che neppur voi mettere in chiaro osate. Un ben diverso ufficio al carnefice imponete nei riguardi dei Cristiani: a far si che essi, non già quello che fanno, dicano, ma che quello che sono, neghino. L’origine di questa dottrina, come già abbiamo esposto, risale al tempo di Tiberio. La verità ha avuto origine insieme con l’odio contro di essa: appena appare, è nemica. Tanti sono i suoi nemici, quanti gli estranei: e propriamente i Giudei per ostilità, i soldati per ricatto, quelli stessi di casa nostra, anche, per natura2.


Tutti questi avvenimenti riguardanti Cristo, Pilato, egli pure dentro di sè cristiano, al Cesare di allora, Tiberio, annunziò. Ma anche i Cesari avrebbero in Cristo creduto, se o i Cesari non fossero necessari al mondo, o i Cesari essere anche cristiani avessero potuto3.


Pertanto Tertulliano fa sapere che Pilato comunicò all’imperatore Tiberio i fatti di Gesù Cristo. Inoltre sappiamo che Tiberio sottomise al parere del Senato, se il nuovo culto a Gesù dovesse o meno essere ammesso nel pantheon degli dei romani. Il Senato però rigettò l’accettazione del nuovo culto e lo dichiarò illecito.

Dopo che suo padre Giuseppe d’Arimatea lo salvò da Ponzio Pilato, lo nascose facendo credere che fosse svanito il suo corpo come attestato dai vangeli:

Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto4.

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò5.

C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto6.

Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino7.

I sinottici concordano nel racconto, ma l’evangelista Marco aggiunge delle informazioni importanti.


Giuseppe era un autorevole membro del sinedrio e discepolo di Gesù.


Ponzio Pilato si meraviglia del fatto che era già morto, essendo Gesù stato crocifisso solamente da poche ore, quando in realtà passavano anche giorni prima di morire tramite questa esecuzione.


Ponzio Pilato manda a chiamare il centurione per verificare se Gesù fosse morto.


Giuseppe trasporta la salma di Gesù e fa rotolare da solo il masso enorme all’entrata del sepolcro.

Se ci fu corruzione per salvare Gesù ancora in vita, da questi versi dei vangeli veniamo a sapere che, forse, bastava corrompere un solo centurione che era di guardia; ma anche se anche fossero stati più d’uno non ci sarebbero stati problemi a corromperli.

Dal papiro copto di Torino delle Memorie di Nicodemo II (papiro copto di Torino):

Dopo la condanna, Pilato aveva ordinato di scrivere il titulus in lettere greche, Romane ed ebraiche, in base a ciò che era stato detto dagli Ebrei, cioè: «Egli è il re degli Ebrei». Anna e Caifa dissero: […] «Il fatto è invece che i discepoli hanno dato molto denaro ai soldati e hanno preso il corpo di Gesù»8.

Dopo la liberazione vediamo le apparizioni di Gesù per cercare di scoprire se gli evangelisti si sono lasciati sfuggire qualche indizio che ci fa capire che il “Cristore” non era un essere di luce, ma una persona in carne ed ossa che continuò ad interagire con i suoi amici e parenti.


Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro9.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un pò del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». Enessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?».10

Dal Vangelo degli Ebrei:

Inoltre, il vangelo detto degli Ebrei, che ho tradotto recentemente in greco e latino, che Origene usa spesso, dichiara, dopo la risurrezione del Salvatore: «Ora il signore, dopo aver dato i suoi indumenti sepolcrali al servo del sacerdote, apparve a Giacomo, poiché Giacomo aveva giurato che non avrebbe mangiato pane dal momento in cui aveva bevuto dal calice del signore fino a che lo avrebbe visto risorto dai morti». E poco tempo dopo il Signore dice: «Portare una tavola e del pane». E subito si aggiunge [nel testo]: «Egli prese il pane e lo benedisse, lo spezzò e lo diede a Giacomo il Giusto e gli disse: “Fratello mio, mangia il tuo pane, poiché il Figlio dell’Uomo è risorto dai i morti”».

Un uomo in carne ed ossa che dice di toccarlo: quindi non è un fantasma, dal momento che mangia insieme ai suoi amici che lo davano per morto e che interagisce con loro in tutti i sensi come un qualsiasi uomo mortale. I Giudei volevano Gesù morto in quanto di sangue romano imperiale, inoltre Gesù li osteggiò in più di un’occasione, sia quando scaraventò a terra i tavoli dei cambiavalute che praticavano l’usura prestando il denaro nel Tempio di Gerusalemme sia in altri passi dei vangeli dove li chiama “razza di vipere”, “adoratori del diavolo” ecc.

Gesù si vendicò dei Giudei facendoli espellere da Roma, quando il “Cristo Re” era nell’Urbe sotto suo cugino l’imperatore Claudio, come raccontato da Svetonio nel testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii (Vita di Claudio), che recita:

Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit11.

La traduzione in italiano è:

[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine12.

Espulsione confermata dagli Atti degli Apostoli dove leggiamo:

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo13.

Nel 68 d.C. i Giudei si vendicarono infine di Gesù crocifiggendolo, come riportato da Tito Flavio Giuseppe Flavio nella versione della sua Guerra giudaica in russo antico:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio14.

Nel passo russo antico di Guerra giudaica, viene imputata ai Giudei la crocifissione materiale di Gesù; nel testo greco leggiamo invece:

In breve li presero e li uccisero; poi, accalcandosi presso i loro cadaveri, beffeggiavano Anano per il suo amor di patria e Gesù per il suo discorso dalle mura. Giunsero a tal punto di empietà, da gettarli via insepolti, mentre i giudei si danno tanta cura di seppellire i morti, che finanche i condannati alla crocifissione vengono deposti e sepolti prima del calar del sole. Non credo di sbagliare dicendo che la morte di Anano segnò l’inizio della distruzione della città, e che le sue mura caddero e lo stato dei giudei andò in rovina a cominciare dal giorno in cui essi videro scannato in mezzo alla città il loro sommo sacerdote e il capo della loro salvezza15.

Perché parlare del fatto che i Giudei seppellivano anche le persone uccise per crocifissione in questo frangente e nel passo di Guerra Giudaica russa si dice che furono i Giudei a crocifiggerlo? Sappiamo che Giudei e Idumei accusarono Gesù di aver chiamato i romani in loro soccorso e T. Flavio Giuseppe ci fa sapere che Anania chiamò effettivamente Vespasiano, sappiamo inoltre che Gesù era romano e che i Giudei lo sapessero è scontato; quindi la loro vendetta su Gesù fu quella di applicare su di lui una pratica romana come la crocifissione per cercare di denigrarlo e deriderlo così come in molti passi dei testi talmudici dove leggiamo:

Viene chiamato cristiano colui che segue i falsi insegnamenti di quell’uomo, che aveva loro insegnato a celebrare la festa il primo giorno del Sabato, cioè, di rendere il culto a Dio il primo giorno dopo il Sabato16.

Di tutti coloro che sono colpevoli di morte secondo la Legge, egli solo viene preso con uno strattagemma. In che modo? Accendono una candela in una stanza interna e mettono dei testimoni in una stanza accanto da dove, senza essere visti, possono vederlo e udirlo. Poi quello che egli aveva cercato di sedurre gli dice: «Per favore, ripeti qui privatamente quello che mi hai detto prima». Se il seduttore ripete quello che aveva detto, l’altro gli chiede : «Ma come possiamo lasciare il nostro Dio che è nei cieli e servire degli idoli?». Se il seduttore si pente, allora tutto è a posto. Ma se egli dice: «È nostro dovere e diritto di farlo», allora i testimoni che l’hanno sentito dalla stanza accanto lo portano davanti al giudice e lo uccidono con la lapidazione. Questo è ciò che fecero al figlio di Stada a Lud, ed essi lo appesero alla viglia della pasqua. Perché questo figlio di Stada era il figlio di Pandira. Infatti il rabbino Chasda ci dice che Pandira era il marito di Stada, sua madre, ed egli visse durante la vita di Paphus, il figlio di Jehuda. Ma sua madre era Stada, Maria di Magdala (una parrucchiera per signore) che, come dice il Pumbadita, aveva lasciato il marito17.

Maria era chiamata Stada, cioè prostituta, perché, secondo l’insegnamento del Pumbadita, aveva lasciato il marito (Erode) e commesso adulterio. Questo appare anche nel Talmud di Gerusalemme.


Il rabbino Eliezer disse agli Anziani: «Non è vero che il figlio di Stada esercitava la magia egizia incidendosela nella carne?». Essi risposero: «Era un pazzo, e noi non prestiamo attenzione a quello che fanno i pazzi. Il figlio di Stada, il figlio di Pandira […] [cfr. Talmud, Sanhendrin, 67a]18.

Il testo Beth Jacobh così spiega la magia del figlio di Stada:

I Magi, prima di lasciare l’Egitto, prestarono particolare attenzione a che la loro magia non fosse messa per iscritto per evitare che altri la imparassero. Ma egli aveva escogitato un nuovo modo di scriverla nella pelle, o di fare dei tagli nella pelle inserendovela. Quando le ferite si rimarginavano, non era possibile vederne il significato19.

Essi [gli anziani] dissero a lui [Eliezer, parlando di Gesù]: «Era un folle, e nessuno presta attenzione ai folli»20.


E Gesù disse: «Non è vero che Isaia e Davide, miei antenati, profetarono su di me? Il Signore mi ha detto, tu sei mi o figlio, oggi ti ho concepito, ecc. In maniera simile, in un altro punto: Il Signore ha detto al mio Signore, siedi alla mia destra. Ora io ascendo al Padre mio che è in cielo e siederò alla sua destra, come potrete vedere con i vostri occhi. Ma tu, Giuda, non arriverai mai a quell’altezza. Allora Gesù pronunciò l’alto nome di Dio (IHVH) e continuò a farlo fino a che venne un vento che lo portò in alto fra la terra e il cielo. Anche Giuda pronunciò il nome di Dio e in simil modo fu preso dal vento. In questa maniera entrambi fluttuarono nell’aria fra lo stupore degli astanti. Poi Giuda, pronunciando di nuovo il Nome Divino, prese Gesù e lo spinse in basso verso la terra. Ma Gesù cercò di fare lo stesso a Giuda e così lottarono l’uno contro l’altro. E quando Giuda vide che non poteva averla vinta sulle arti di Gesù, gli urinò addosso, ed entrambi, divenuti immondi caddero a terra; e nemmeno poterono di nuovo usare il nome Divino fino a che non si furono lavati»21.


[Le parole «Nessun flagello verrà mai vicino alla tua casa»22 sono spiegate come segue] Che tu non possa mai avere un figlio o un discepolo che sali il suo cibo tanto da distruggersi il gusto in pubblico, come Gesù il Nazzareno. «Salare troppo il proprio cibo, o distruggere il proprio gusto», viene detto proverbialmente di chi corrompe la sua moralità o si disonora, o che cade in eresia ed idolatria e le predica apertamente ad altri23.



Mar disse: «Gesù sedusse, corruppe e distrusse Israele»24.



Nello Zohar si legge che Gesù morì come un animale e fu seppellito in quel «mucchio di immondizie […] dove gettano le carcasse dei cani e degli asini, e dove i figli di Esaù e di Ismaele, inclusi Gesù e Maometto, non-circoncisi e immondi come carcasse di cani, sono seppelliti»25.


Nonostante questo si è diffusa una concezione unitaria del concetto di divino espresso in Antico e Nuovo Testamento, senza tener conto delle influenze sulla religione proveniente dall’esterno, presentando la religione come qualcosa di statico e monolitico nei secoli, dalle storie dei Patriarchi e di Mosè fino a quelle su Gesù.


Andrea Di Lenardo26


Alessandro De Angelis27


1TERTULLIANO, Apologetico, V, 2.


2Ibid., VII, 2-3.


3Ibid., XXI, 24.


4Mc 15, 43-47.


5Mt 27, 57-60.


6Lc 23, 50-53.


7Gv 19, 38-42.


8Memorie di Nicodemo, Vangelo di Nicodemo, II, 3-6.


9Lc 24, 13-43.


10Gv 21, 9-15.


11SUETONIUS, Vita Claudii, XXV, 4.


12SVETONIO, Vita di Claudio, XXV, 4.


13At 18, 1-5.


14T. FLAVIO GIUSEPPE, Guerra giudaica, versione russa.


15Ibid., versione greca, IV, 316-318.


16Talmud, Abhodah Zarah, 6a.


17Ibid., Sanhedrin, 67a.


18Ibid., Shabbath.


19Ibid., Beth Jacobh.


20Ibid., Shabbath, 104b.


21Toledoth Yeshu.


22Sal XCI, 10.


23Talmud, Sanhedrin, 103a.


24Ibid., Sanhedrin, 107b.


25Zohar, III, 282.


26A. DI LENARDO, Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia, Kimerik, Patti (Me) 2016; A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici, Altera Veritas, Roma 2016.


27A. DE ANGELIS, Cristo il Romano, Altera Veritas, Roma; A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, op. cit.


giovedì 24 novembre 2016

NWO IN CORSO - Obbligo di vaccinazioni antipolio, antidifterite, antitetanica e antiepatite B in Emilia Romagna



L’Emilia Romagna ha da oggi una nuova legge regionale che riforma i servizi educativi per la prima infanzia, dall’Assemblea legislativa con 27 voti favorevoli (Pd), 5 no (M5s) e 10 astenuti (Sel, Ln, Fdi, Fi). In particolare l’articolo 6, quello che introduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni antipolio, antidifterite, antitetanica e antiepatite B come requisito d’accessoper i bambini a quegli stessi servizi, pubblici e privati, è tato votato daPd, Sel, Fdi, Fi; contrario il M5s, astenuta la Ln.

Contrariamente a quanto affermato dagli esponenti della giunta regionale, questo provvedimento non ha nulla a che fare con la tutela della salute pubblica e dei bimbi più deboli, né è fondamentale per la prevenzione. È un provvedimento inutile e demagogico, che serve solo a mostrare i muscoli di una amministrazione sorda alle istanze della cittadinanza e prona verso logiche di prevenzione anacronistiche che si basano sull’equazione indimostrabile vaccinazione=immunizzazione, che servono solo a ricattare i genitori obiettori negando un diritto e un servizio fondamentale, un atto di pura violenza contro la famiglia.

Ci chiediamo semplicemente come l’Assessore Venturi e il Presidente Bonaccini intendono tutelare la salute dei bambini più deboli al di fuori dei nidi: si facciano questa domanda e ci diano una risposta credibile.

La vaccinazione è un atto medico importante che comporta rischi documentati da reazioni avverse certificate da organi istituzionali: l’ultimo Rapporto di sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia riguarda il 2013 [1].

In quel rapporto furono dichiarate 3.727 reazioni avverse, che in realtà – semplicemente rendendo omogeneo il tasso di segnalazione al livello del Veneto – dovevano essere almeno 15.000. Rispetto all’anno precedente, l’indagine rivelava un forte aumento della segnalazione nella fascia di età da 1 mese a meno di due anni (dal 34% al 63%). Nel rapporto OSMED 2015 [2], per la stessa fascia di età si è passati da 2.341 (2013) a 6.273 segnalazioni (quasi l’80% del totale), quindi con un incremento del 168% (2.68 volte). Gli alunni con disabilità nel sistema scolastico italiano erano nel 2013 complessivamente 222.917, pari al 2,5% dell’intera popolazione.

Si presume che nel 2015 questo numero abbia raggiunto le 250.000 unità [3]. Con questi numeri, a tutte le persone di buon senso, appare chiaro che qualsiasi provvedimento o misura di carattere pubblico si debba prendere in campo vaccinale, questa non può prescindere da una adeguata valutazione del rischio, sulla base di una altrettanto adeguata analisi del contesto. Tutto questo viene semplicemente IGNORATO da questa amministrazione.

Ribadiamo che questo provvedimento contrasta in modo evidente con la legge regionale DGR 256 del 13 marzo 2009, “Indicazioni alle Aziende sanitarie per promuovere la qualità delle vaccinazioni in Emilia-Romagna” e con il DPR 355/1999 (Regolamento recante modificazioni al DPR 1518/67 in materia di vaccinazioni obbligatorie, normativa nazionale). Va in direzione diametralmente opposta alla Convenzione di Oviedo (Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina – Convenzione di Oviedo – Consiglio d’Europa, 1996) a cui il nostro paese ha aderito pienamente.

COMILVA utilizzerà ogni forma possibile di opposizione civile e giudiziaria verso questa deriva autoritaria, pericolosamente inutile, irrispettosa e lesiva delle libertà fondamentali e dei diritti della famiglia.

Direttivo Associazione COMILVA ONLUS



1 http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/rapporto-sulla-sorveglianza-postmarketing-dei-vaccini-italia-anno-2013; http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/RapportoVaccini2013.pdf

2 http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/luso-dei-farmaci-italia-rapporto-osmed-2015

3 http://www.istruzione.it/allegati/integrazione_scolastica_degli_alunni_con_disabilita.pdf


http://www.comilva.org/comunicato-stampa-8/

martedì 22 novembre 2016

Gesù ucciso per crocifissione dai Giudei nel 68 d.C. Le sconvolgenti prove e i motivi


Sembra che essere razzista sia qualcosa di negativo, vi dico invece che è esattamente il contrario. La nostra razza proviene da quell'impero romano che portò la civiltà in tutta l'area del mediterraneo e nella quasi totalità dell'Europa. Una sorta di antica globalizzazione dove però si costruivano strade, monumenti, sistemi idrici e fognari, e palazzi al posto di fatiscenti abitazioni. La globalizzazione attuale invece è sotto l'egida dei banchieri sionisti che sin dai tempi dell'impero provarono a prendere il potere attraverso l'usura, tanto che lo stesso Gesù, romano e di sangue imperiale, sbaraccò i tavoli dei cambiavalute giudei. Le multinazionali sono sotto il loro controllo, cosi hanno deciso di far invadere i nostri stati da clandestini per generare future guerre tra poveri che dovranno lavorare per pochi spiccioli. Hanno generato la crisi attraverso la moneta debito, grazie ai politici corrotti che hanno venduto loro la sovranità monetaria. Hanno finanziato entrambi le fazioni nelle guerre da loro volute, compresa prima e seconda guerra mondiale, quando dichiararono nel 1933 guerra alla Germania di Hitler che aveva osato stampare certificati in cambio di ore di lavoro, uscendo così dal perverso meccanismo di potere del denaro che questi usurai controllavano sin dalla nascita della banca d'Inghilterra. Popolo italiano, non basta votare NO, andiamo oltre riprendendoci la nostra patria e processiamo banchieri e traditori politici che ci hanno venduto nelle loro mani. Non permettiamo che i nostri figli diventino loro schiavi. La storia l'hanno scritta loro, i sionisti che hanno generato guerre di potere sin dalla rivoluzione francese. Noi produciamo ricchezza con il nostro lavoro, loro sono solamente parassiti che vanno messi nelle condizioni di non nuocere.40 famiglie di banchieri sionisti comandano la quasi totalità del pianeta creando dal nulla denaro carta straccia da cui tutti si fanno corrompere senza un minimo di dignità e mettendo in pericolo la libertà delle generazioni future. Votiamo no e liberiamo il paese dai clandestini, banchieri, sionisti e politici corrotti.

Alessandro De Angelis 


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 Gesù ucciso per crocifissione dai Giudei nel 68 d.C. Le sconvolgenti prove e i motivi



Riassumiamo le sconvolgenti scoperte, storicamente documentate, che ci hanno permesso di scoprire che Gesù non era ebreo, ma di sangue tolemaico in quanto nipote di Cleopatra e imperiale romano, legato a stretti vincoli di parentela a tutta la gens Giulio Claudia con Cesare Augusto zio, e Claudio e Nerone cugini. Ci hanno raccontato che fu crocifisso dai romani nel processo con Pilato quando sono stati invece i Giudei a crocifiggerlo nel 68 d.C., un Gesù che li attaccava dicendogli “razza di serpenti” “adoratori del diavolo”, che sbaraccò i tavoli dei cambiavalute usurai nel Tempio di Gerusalemme e che infine li espulse da Roma, quando sotto suo cugino l’imperatore Claudio, era nell’urbe. Un Gesù antigiudeo che rischia di minare l’aberrante patto di non belligeranza tra chiesa e giudei, con quest’ultimi che sanno che Cristo si salvò dal processo sotto Pilato e che furono loro ad ucciderlo nel 68 d.C. e il vaticano che sa che lo Yahweh della Bibbia altri non era che il dio egizio Aton-Adonay che fu promosso a capo del pantheon degli dei egizi proprio da Mosè, alias Tuthmosè e da suo fratello Akhenaton.

Siamo partiti da Maria Boeto, moglie di Erode il Grande, per scoprire che tutti i personaggi della casata Boeto sono gli stessi personaggi dei vangeli, compreso Gesù che nel 62 d.C. sposerà sua zia Marta Boeto, sorella di Maria dei vangeli e moglie di Erode, e con le stesse relazioni di parentela. Oltre a Gesù, Maria e Marta, troviamo inoltre, Simone, Anna, Elisabetta, Giovanna, Lazzaro, nicodemo ed altri. Ma vediamo le falsificazioni fatte per coprire le identità di Gesù al fine di non farlo riconoscere, giochetto riuscito per quasi 2000 anni.

Lo storiografo Tito Giuseppe Flavio scrisse due libri importantissimi, Guerra Giudaica e Antichità Giudaiche. In questo passo di Guerra Giudaica sta raccontando della lotta a Gerusalemme tra gli zeloti, frangia oltranzista combattente del popolo giudaico e il popolo di Gerusalemme, vessato dalle loro angherie, tanto che Anano e Gesù furono costretti a chiamare in soccorso Vespasiano:

Libro IV:218 Anano aveva rotto gli indugi e, d’accordo con il popolo, aveva spedito messi a Vespasiano invitandolo a venire al più presto a prendere possesso della città.

Gesù ed Anano riuscirono inoltre a far aizzare il popolo contro gli zeloti che si rifugiarono nel Tempio di Gerusalemme:

Guerra Giudaica Libro IV:159-160: Le personalità più eminenti, quali Gorion figlio di Giuseppe e Simeone figlio di Gamaliel, li incitavano infatti sia tutt’insieme nelle assemblee, sia recandosi a visitarli ad uno ad uno, perché una buona volta punissero i traditori della libertà e purificassero il santuario da quegli empi assassini. Nello stesso tempo i più autorevoli dei sommi sacerdoti, Gesù figlio di Gamala e Anano figlio di Anano, biasimando senza posa nelle assemblee il popolo per la sua apatia, lo istigarono contro gli Zeloti;

Il Gesù in oggetto è Gesù Boeto che sposa Marta Boeto, sorella di Maria moglie del re Erode il Grande. Gesù Boeto divenne sommo sacerdote grazie a Marta che diede 72 talenti d’oro ad Agrippa II e qui ha l’epiteto di Gamala. Gamala non era un nome di uomo ma di una città famosa per aver dato i natali a Giuda di Gamala e a suo figlio Giovanni, come dimostriamo nel libro “Cristo il Romano”, epiteto che gli fu dato dopo la rivolta insieme a Giovanni Battista contro il re Antipa che aveva sposato la moglie di Gesù, ovvero Erodiade.

Ora analizziamo il passo sopra riportato, possiamo notare che G. Flavio parla di Simeone figlio di Gamaliel e di Gesù figlio di Gamala, che abbiamo visto essere invece una città. Ora vediamo come i falsificatori cambieranno paternità a Gesù nel libro, sempre di G. Flavio di Antichità Giudaiche per cercare di nasconderne la vera identità:

Antichità Giudaiche Libro XX:213 Il re poi depose Gesù, figlio di Damneo, dal sommo sacerdozio e designò suo successore Gesù, figlio di Gamaliel.

A dimostrazione che stiamo parlando dello stesso personaggio, sia Gesù Gamala che Gesù Gamaliel sono sommi sacerdoti dal 63 al 65 d.C., ovviamente se Gesù fosse stato figlio di Gamaliel, nel passo di Guerra Giudaica lo scrittore avrebbe messo Simeone e Gesù figli di Gamaliel, mentre abbiamo visto che così non è. Quindi per quale motivo è stato falsificato questo passo per cambiare la paternità a Gesù? La risposta è semplice, pochi passi prima G. Flavio aveva parlato di Giacomo fratello di Gesù soprannominato il Cristo:

Libro XX:200 Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un’occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito , e li consegnò perché fossero lapidati.

Chrestos era un epiteto che aveva anche Giulio Cesare e Osiride-un nefer come ci riferisce Plutarco. Anano non aveva il potere di convocare il Sinedrio senza l’autorizzazione dei romani, per cui:

Libro XX:201 Ma le persone più equanimi della città, considerate le più strette osservanti della Legge si sentirono offese da questo fatto. Perciò inviarono segretamente (legati) dal re Agrippa supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano che il suo primo passo non era corretto, e ordinandogli di desistere da ogni ulteriore azione.

A questo punto il re Agrippa II rimosse Anano e diede il sommo sacerdozio a Gesù figlio di Damneo, ma poco dopo:

Libro XX:213 Il re poi depose Gesù, figlio di Damneo, dal sommo sacerdozio e designò suo successore Gesù, figlio di Gamaliel.

Questo fatto accade quando Marta Boeto diede al re Agrippa II 72 talenti d’oro per far dare il sommo sacerdozio a Gesù Boeto, che abbiamo visto essere il Gesù dei vangeli figlio di Maria Boeto moglie del re Erode il Grande. Era pericolosissimo collegare Gesù Boeto a Gesù soprannominato Cristo, fratello di Giacomo, quindi i falsificatori cambiarono il suo nome in figlio di Gamaliel per nascondere il fatto che era ancora in vita e che fu lui a salvare suo fratello Giacomo. Agrippa II era il figlio di Agrippa I, fratello di Erodiade moglie di Gesù dalla cui relazione nacquero Salomè e Paolo di Tarso, alias Saul:

Da parte loro, Costobaro e Saul, raccolsero bande di malviventi; loro stessi erano di stirpe reale e raccolsero favori a motivo della loro parentela con Agrippa, ma erano sfrenati e pronti a spogliare le proprietà dei più deboli. Fu da quel momento, in particolare, che la malattia piombò sulla nostra città e ogni cosa andò scadendo di male in peggio1.

Ed ecco come saluta Paolo di Tarso suo cognato Aristobulo, marito di sua sorella Salomè, nella Lettera ai Romani: Salutate i familiari di Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente.


Saul, o Paolo di Tarso era parente di Agrippa II in quanto sua madre Erodiade era la zia del re e quindi Saul era cugino di Agrippa II. Saul e Costobar verranno poi spediti in Grecia da Nerone, cugino di Gesù per ritrovarsi poi insieme all’imperatore nell’urbe l’anno successivo implicati nella congiura dei Pisoni contro il loro parente. Giuseppe Heli, padre di Gesù, era nato dalla relazione tra Alessandro Heli e Ottavia Minore. Alessandro Heli era il fratello gemello di Cleopatra Selene e dopo la morte di Cleopatra e Marco Antonio, genitori dei due gemelli, furono adottati da Antonia Minore sorella dell’imperatore Cesare Augusto. Cleopatra Selene fu data in sposa al re numida Giuba II e da questa relazione nacque Cleopatra IX che sposò il procuratore Gessio Floro, vera causa della rivolta a Gerusalemme per le sue angherie contro il popolo:

Libro XX:252 – XI, I. – Gessio Floro, inviato da Nerone quale successore di Albino, portò al colmo le molte disgrazie dei Giudei. Costui era nativo di Clazomene e portò con sé la moglie Cleopatra che quanto a cattiveria non era da meno di lui. Fu sotto l’influsso di lei che egli ottenne il posto in quanto era amica di Poppea, moglie di Nerone.

Cleopatra Selene e Alessandro Heli erano fratellastri da parte della madre Cleopatra regina d’Egitto, di Maria Boeto, per cui Cleopatra IX era la cugina di Gesù, a sua volta cugino di Nerone tramite sua madre Antonia Maggiore, figlia di Marco Antonio e Ottavia Minore. Abbiamo scoperchiato il vaso di pandora, e per finire ecco ulteriori prove di come Gesù fu crocifisso dai Giudei nel 68 d.C.:

Giuseppe Flavio Guerra Giudaica russo antico:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio.

Nel passo russo antico di Guerra Giudaica, viene imputata ai Giudei la crocifissione materiale di Gesù, nel testo greco leggiamo invece:

Libro IV:316-318 In breve li presero e li uccisero; poi, accalcandosi presso i loro cadaveri, beffeggiavano Anano per il suo amor di patria e Gesù per il suo discorso dalle mura. Giunsero a tal punto di empietà, da gettarli via insepolti, mentre i giudei si danno tanta cura di seppellire i morti, che finanche i condannati alla crocifissione vengono deposti e sepolti prima del calar del sole. Non credo di sbagliare dicendo che la morte di Anano segnò l’inizio della distruzione della città, e che le sue mura caddero e lo stato dei giudei andò in rovina a cominciare dal giorno in cui essi videro scannato in mezzo alla città il loro sommo sacerdote e il capo della loro salvezza.

Dopo aver parlato della morte di Gesù e di Anano si dice che i giudei seppelliscono i morti dopo la crocifissione. Ma perché nominare la crocifissione in questo frangente? Il motivo è semplice, sono state cambiate le vere frasi di G. Flavio, cosa sfuggita nel testo in Guerra Giudaica in russo antico, dove vengono incolpati i Giudei della crocifissione di Gesù. Un Gesù che volevano crocifisso nel processo con Pilato e che espulse i Giudei da Roma sotto l’imperatore, suo cugino Claudio, come riferito da Svetonio. Il testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”.

E per chiudere l’ennesima prova di come gli evangelisti retrodatarono la crocifissione di Gesù di 35 anni per creare la sua finta resurrezione. Quando morì Gesù Boeto, Giuseppe Flavio parla di tre eventi, uno sopramenzionato dallo storiografo è l’annunciazione della distruzione del Tempio di Gerusalemme e della città, che va sotto il nome di abominio della desolazione che l’evangelista Matteo mette in bocca a Gesù durante il suo ministero, la seconda il terremoto che avvenne la notte prima che Gesù venisse crocifisso dai Giudei ancora in Guerra Giudaica:

Durante la notte scoppiò un violento temporale con venti impetuosi, piogge torrenziali, un terrificante susseguirsi di fulmini e tuoni e spaventosi boati di terremoto. Sembrava la rovina dell’universo per la distruzione del genere umano, e vi si potevano riconoscere i segni di un’immane catastrofe2.

Vediamo come ancora una volta l’evangelista Matteo ha ricopiato e traslitterato questo passaggio di Guerra giudaica nei vangeli nell’inventata morte per crocifissione di Gesù:

E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di dio!»3.

Ed infine poco dopo la morte di Gesù, Giuseppe Flavio parla della morte di Zaccaria che verrà messa in bocca a Gesù, ancora dall’evangelista Matteo durante il suo ministero:

Di fronte alla sentenza di assoluzione gli Zeloti scoppiarono in schiamazzi e, mentre tutti inveivano contro i giudici per non aver capito che si era trattato solo di una burla, due dei più facinorosi si avventarono su Zaccaria, lo uccisero in mezzo al tempio e ne schernirono il cadavere dicendo: “Eccoti anche il nostro voto per essere più sicuro di andartene”; poi dall’alto del tempio lo gettarono nel sottostante burrone.

La citazione di Zaccaria figlio di Barachia è inserita nei vangeli in un contesto di una lunga invettiva che Gesù pronunciò a Gerusalemme contro gli scribi e i farisei4. Durante il discorso riecheggia più volte il monito: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti”. Poi giunge all’epilogo in Mt 23:34, 35:

Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare.

Gesù, ultimo faraone d’Egitto della dinastia tolemaica e di sangue imperiale romano, la cui morte fu retrodatata di 35 anni dagli evangelisti per creare una resurrezione mai avvenuta, che si scagliò contro i giudei, sbaraccando i tavoli dei cambiavalute che praticavano l’usura e che li espulse da Roma per essere infine crocifisso da essi, a chi da fastidio se non all’elite dei banchieri sionisti che hanno messo in ginocchio e sotto dittatura interi stati, Italia compresa, attraverso la truffa del denaro debito? Questo è il vero motivo per cui le nostre scoperte vengono fatte oggetto di congiura del silenzio da parte di tutti i mass media e cercate di essere screditate dall’admin di Biglino, Steve Null, nel suo gruppo ufficiale fb, costringendoli a togliere il post dopo la mia confutazione alle loro tesi? Un admin che si permette di andare dai blogger a chiedere di togliere i miei articoli, come riferitomi dai blogger stessi. Il possibile motivo? Dopo la sconfitta di Hitler i banchieri sionisti, che finanziavano entrambi gli schieramenti, cooptarono scienziati e tecnologia tedesca, compresi UFO in stato embrionale che sfruttavano antigravità. Prova ne è il fatto che i primi veicoli ebbero numerosi incidenti, come quello di Roswell, che mai avrebbero avuto Ufo provenienti da altre stelle. Non solo, abbiamo assistito al loro sviluppo fino a quelli triangolari, come se esseri provenienti da altri sistemi stellari, con tecnologia di milioni di anni più avanti rispetto alla nostra si potesse essere sviluppata tecnologicamente in pochi decenni sulla terra. Tutto questo andava coperto. Ecco allora che i mass media e la cinematografia in mano a questi personaggi, iniziò a produrre film e documentari su invasioni aliene e incontri ravvicinati, corroborati da Ebrei, come Sitchin e Rael, che iniziarono a parlare di UFO e alieni nella Bibbia, negli scritti dei Sumeri, dei Veda ecc, senza che ve ne sia traccia. Percorso poi ripreso da Biglino, il cui mentore Giuseppe Tedesco era del partito sionista ebraico. Un caso? Noi non facciamo finta che…, ma portiamo prove storiche ed archeologiche sia sull’Antico Testamento che sul Nuovo, sia su Gesù che su Mosè e Yahweh che altri non era che il dio egizio Aton Adonay. Perché quindi non fare un confronto per vedere chi ha ragione? Troppo comodo cercare di denigrare le nostre scoperte dicendo alle persone che non sono attendibili in quanto si è cambiato idea sull’identità di Gesù, come se dopo decine di migliaia di ricercatori, per quasi due millenni che hanno cercato la verità storica era d’obbligo fare centro al primo colpo. No, non si plaude alle scoperte che riscrivono la storia, ma si cercano di denigrarle perché non sono state fatte al primo colpo. Noi siamo disponibili a confrontarci con chiunque, vediamo gli altri. Chiedetevi come mai i mass media danno spazio agli inesistenti alieni nella Bibbia e non a scoperte che vedono Gesù imparentato con tutta la gens Giulio Claudia e nipote di Cleopatra; di Mosè figlio primogenito del faraone Amenhotep III e fratello di Akhenaton e di Smenkhare alias Aronne; di Yahweh nato dal sincretismo degli dèi egizi Aton e Iah. Quali dei due argomenti merita più attenzione?

Alessandro De Angelis ricercatore di storia comparata del Nuovo e Antico Testamento

1ag XX, 214.
2
3
4 mt 23:2

http://apocalisselaica.net/gesu-ucciso-per-crocifissione-dai-giudei-nel-68-d-c-le-sconvolgenti-prove-e-i-motivi/

sabato 19 novembre 2016

Una realta separata - Il vedere e gli alleati.







- Come è vedere, Don Juan?

- Per sapere quello devi imparare a vedere. Io non posso dirtelo.

- È un segreto che io non dovrei sapere?

- No. È nient'altro che non posso descriverlo.

- Perché?

- Non avrebbe senso per te.

- Lei faccia la prova, Don Juan. Chissà l'abbia.

- No. Devi farlo tu solo. Una volta che impari, puoi vedere ogni cucia del mondo in forma differente.

- Allora, Don Juan, lei non vede oramai il mondo nella forma abituata.

- Vedo dei due modi. Quando voglio guardare il mondo lo vedo come te. Dopo, quando voglio vederlo, lo guardo come io so e lo percepisco in forma distinta.

- Si vedono le cose dello stesso modo ogni volta che lei li vede?

- Le cose non cambiano. Uno cambia la forma vederli, quello è tutto.

- Voglio dire, Don Juan, che se lei, per esempio, vedi lo stesso albero, continua ad essere lo stesso
ogni volta che lei lo vede?

- No. Cambia, e tuttavia è lo stesso,

- Ma se lo stesso albero cambia ogni volta che lei lo vede, il vedere può essere una semplice
illusione.

Rise e stette un momento senza rispondere; sembrava stare pensando. Finalmente disse:

- Quando tu guardi le cose non li vedi. Solo le mire, io credo che per accertarti che qualcosa sta lì.

Come non si preoccupa vedere, le cose sono abbastanza la stessa cosa ogni volta che le mire.
invece, quando impari a vedere, una cosa non è mai la stessa ogni volta che la vedi, e tuttavia è la
stessa. Ti dissi, per esempio, che un uomo è come un uovo. Ogni volta che vedo lo stesso uomo
vedo un uovo, ma non è lo stesso uovo.

- Ma non potrà lei riconoscere niente, perché niente è la stessa cosa, cosicché quale è il vantaggio di imparare a vedere?

- Puoi distinguere una cosa di un'altra. Puoi vederli realmente sono come.

- Non vedo io le cose realmente sono come?

- No. I tuoi occhi hanno imparato solo a guardare. Per esempio, quelli tre che ti trovasti. Me li
descrivesti in dettaglio, e fino a mi dicesti che vestiti portavano. E solamente quello mi dimostrò che non li vestì per niente. Se fossi capace di vedere avresti saputo nell'atto che non erano gente.

- Non erano gente? Che cosa erano?

- Non erano gente, quello è tutto.

- Ma quello è impossibile. Erano esattamente come lei o come me.

- No, non erano. Sono sicuro.

Gli domandai se erano fantasmi, spiriti, o anime di defunti. La sua risposta fu che ignorava quello
che erano fantasmi, spiriti ed anime.

Gli tradussi la definizione che il New World Dictionary di Webster assegna al parola fantasma: "Il
supposto spirito desencarnado di una persona morta che, come si concepisce, appare ai vivi come
un'apparizione pallida, penumbrosa." E dopo la definizione di spirito: "Un essere soprannaturale,
specialmente uno al quale si considera. . . fantasma, o abitante di una certa regione, possessore di un
certo carattere, buono o brutto.
Disse che forse marcirebbe llamárseles spiriti, benché la definizione del dizionario non fosse molto
adeguata per descriverli.

- Sono alcuno specie di portinai? - domandai.

- No. Non conservano niente.

- Sono sorveglianti? Stanno vigilandoci?

- Sono forze, né buone né brutte; solo forze che un stregone impara a metterloro redine.

- Sono quelli gli alleati, Don Juan?

- Sì, sono gli alleati di un uomo di conoscenza.

Questa era la prima volta, negli otto anni della nostra relazione che Don Juan si era avvicinato ad
una definizione di "alleato." L'ho dovuto chiedere dozzine di volte. In generale ignorava la mia
domanda, dicendo che io sapevo che cosa un alleato era e che risultava stupido definire quello che
io sapevo già. La dichiarazione diretta di Don Juan sulla natura degli alleati era tutta una novità, e
mi vidi costretto ad aguijarlo.

- Lei mi disse che gli alleati stavano nelle piante - dissi -, nel toloache e nei funghi.

- Non ti ho detto mai tale cosa - disse con gran convinzione -. Tu sempre sali con le tue proprie
conclusioni.

- Ma lo scrissi nelle mie note, Don Juan.

- Puoi scrivere quello che ti sia dato la voglia, ma non mi uscire con che dissi quello.

Gli ricordai che, in un principio, mi ero detto che l'alleato del suo benefattore era il toloache e che il
suo proprio era il fumo, e che più tardi aveva chiarito dicendo che l'alleato si trovava contenuto in ogni pianta.

- No. Quello non è corretto - disse, corrugando il cipiglio -. Il mio alleato è il fumo, ma quello non
significa che il mio alleato stia nel miscuglio di fumare, o nei funghi, o in da sballo mio. Tutti
devono unire si ferma potere portarmi con l'alleato, ed a quell'alleato gli dico fumo per ragioni
proprie.
Don Juan disse che le tre persone che aveva trovato che chiamò "quelli che non sono gente" erano in realtà gli alleati di Don Vicente.
Gli ricordai la sua premessa che la differenza tra un alleato e Mescalito era che un alleato non poteva verta, mentre risultava facile vedere a Mescalito.

Allora ci mettemmo in una lunga discussione. Egli disse avere stabilito l'idea che un alleato non
poteva verta perché adottava qualunque forma. Quando segnalai che in un'occasione mi ero detto
che anche Mescalito adottava qualunque forma, Don Juan desistè dalla conversazione, dicendo che
il "vedere" al quale si riferiva non era l'ordinario "guardare le cose" e che la mia confusione nasceva
dalla mia insistenza in parlare.
Ore più tardi, egli stesso ricominciò il tema degli alleati. Sentendolo qualcosa di fastidioso per le
Ci sediamo ed incominciò a parlare. Disse che ovviamente io non potevo comprendere niente a
meno che parlasse di ciò, e che le mie domande non lo disturbavano ed andava a parlarmi degli alleati.

- L'alleato non sta nel fumo - disse -. Il fumo si porta dove sta l'alleato, e quando ti fai uno con
l'alleato non devi oramai tornare a fumare. Di d'ora in poi puoi convocare lì al tuo alleato quante
volte vuoi, e fare che faccia quello che ti sia supposto.

"Gli alleati non sono buoni né brutti; gli stregoni li usano per qualunque proposito che convenga
loro. A mio mi piace il fumo come alleato perché non mi esige gran cosa. È costante e giusto."
- Che aspetto ha per lei un alleato, Don Juan? Per esempio, quelle tre persone che vidi che mi
sembrarono gente comune, che cosa sarebbero sembrati per lei?

- Sarebbero sembrati gente comune.

- Allora come lei li distingua in realtà della gente?

- Quelli che sono in realtà gente appaiono come uova luminose quando uno li vedi. Quelli che non
sono gente appaiono sempre come gente. A quello mi riferivo quando dissi che non c'è maniera di
vedere un alleato. Gli alleati adottano forme diverse. Sembrano cani, coyote, uccelli, fino a
huizaches, o quello che sia. L'unica differenza è che, quando li vedi, appaiono come quello che stanno fingendo essere. Tutto ha il suo modo di essere, quando uno vedi. Come gli uomini si vedono come uova, le altre cose si vedono come più qualcosa, ma gli alleati nient'altro possono
verta nella forma che stanno tentando di essere. Quella forma è la cosa abbastanza buona per
ingannare agli occhi; dico, ai nostri occhi. Ad un cane non l'ingannano mai, né ad un corvo.

- Perché vogliono ingannarci?

- Credo che quegli ingannati sono noi. Diventiamo tonti soli. Gli alleati nient'altro adottano
l'apparenza di quello che abbia per di là ed allora noi li prendiamo per quello che non sono. Non è la
sua colpa che abbiamo insegnato solo ai nostri occhi a guardare le cose.

- Non ho chiara la funzione degli alleati, Don Juan. Che cosa fanno nel mondo?

- Quello è come se mi domandassi che cosa facciamo noi gli uomini nel mondo. Parola che non so.
Qui stiamo, quello è tutto. E gli alleati stanno qui come noi, e forse stettero prima di noi.

- Come prima di noi, Don Juan?

- Noi gli uomini non siamo stati sempre qui.

- Vuole lei dire qui in questo paese o qui nel mondo?

In questo punto ci mettemmo in altro lungo dibattito. Don Juan disse che per lui c'era solo il mondo,
il posto dove collocava i suoi piedi. Gli domandai come sapeva che non eravamo stati sempre nel
mondo.

- Molto semplice - disse -. Gli uomini sanno molto poco del mondo. Un coyote sa molto più che
noi. Ad un coyote non l'inganna quasi mai l'apparenza del mondo.

- Ed allora come possiamo acchiapparli ed ammazzarli? - domandai -. Se le apparenze non li

ingannano, come è che muoiono tanto facilmente?
Don Juan mi fu rimasto guardando fino a scomodarmi.

- Possiamo acchiappare o avvelenare o balacear ad un coyote - disse -. In qualunque forma che lo
facciamo, un coyote è preda facile per noi perché non sta al tanto delle macchinazioni dell'uomo.


Ma se il coyote sopravvive, puoi avere la sicurezza che non torneremo mai a dargli raggiunga. Un
buon cacciatore sa quell'e non mette mai la sua trappola due volte nello stesso posto, perché se un
coyote muore in una trappola tutti gli altri coyote vedono la sua morte che rimane lì, ed evitano la trappola o fino alla rotta dove la misero. Noi, invece, vediamo mai la morte che rimane nel posto
dove uno dei nostri simile muore; forse arriviamo a sospettarla, ma non la vediamo mai.

- Può un coyote vedere un alleato?

- Chiaro.

- Che cosa sembra un alleato per un coyote?

- Io dovrei essere coyote per sapere quello. Posso dirti, tuttavia, che sembra un cappello appuntito

per un corvo. Rotondo e largo per sotto, finito in una punta lunga. Alcuni brillano, ma la
maggioranza sono opachi e sembrano molto pesanti, sembrano un pezzo di tessuto inzuppato di acqua. Sono forme imponenti.

- Come che cosa appaiono quando lei li vede, Don Juan?

- Ti dissi già: appaiono come quello che stiano fingendo essere. Prendono il volume e la forma che
sistema loro. Possono essere pietre o montagne.

- Parlano, ridono, o fanno qualche rumore?

- Tra uomini si comportano come uomini. Tra animali si comportano come animali.

 Gli animali normalmente ne hanno paura, ma se sono abituati a vedere alleati, li lasciano in pace. Noi stessi facciamo qualcosa di simile. Abbiamo mucchi di alleati tra noi, ma non li disturbiamo. Come i
nostri occhi possono guardare solo le cose, non li notiamo.

- Vuole lei dire che alcune delle persone che vedo per strada non sono in realtà gente? - domandai,
autenticamente sconcertato per la sua asseverazione.

- Alcune non lo sono - disse con enfasi.

La sua affermazione mi somigliavo strampalata, ma non mi era possibile concepire seriamente che
Don Juan dicesse così una cosa solo per spettacolarità. Gli dissi che mi suonava ad un racconto di
fantascienza su esseri di un altro pianeta. Disse che non gli importava come suonasse, ma che
alcuno gente per strada non era gente.

- Perché devi pensare che ogni persona in una moltitudine in movimento è un essere umano? -
domandò con aria di serietà estrema.

Non mi era possibile, in realtà, spiegare perché; ma mi trovavo abituato a crederlo come un atto di
fede pura da parte mia.

Don Juan continuò a dire quanto gli piaceva osservare posti agitati, con molta gente, e come a volte
vedeva una moltitudine di esseri che sembravano uova, e tra la massa di creature oviformi
localizzava una che aveva tutte le apparenze di una persona.

- Si gode molto facendo quello - disse, ridendo -, o almeno io lo godo. Mi piace sedermi in parchi
ed in terminali ed osservare. A volte localizzo nell'atto ad un alleato; altre volte posso vedere solo in
realtà gente. Una volta vidi due alleati seduti in un autobus, lato a lato. Quella è l'unica volta nella
mia vita che ho visto insieme due.

- Aveva qualche senso speciale che lei vedesse due?

- Chiaro. Tutto quello che fanno ha senso. Delle sue azioni un stregone può, a volte, tirare fuori il
suo potere. Benché un stregone non abbia alleato proprio, finché sa vedere può maneggiare il potere
osservando le azioni degli alleati. Il mio benefattore mi insegnò a farlo, e per anni, prima di avere il
mio proprio alleato, io cercavo alleati tra le moltitudini, ed ogni volta che vedeva uno quello mi
abituavo qualcosa. Tu trovasti insieme tre. Che magnifica lezione sprecasti.

Non disse nient'altro fino a che avevamo appena armato la trappola per conigli. Allora diventò
verso me e disse improvvisamente, come se l'appena avesse ricordato che un'altra cosa importante

degli alleati era che, se uno trovava insieme due, erano sempre due della stessa tipo. I due alleati
che egli vide erano due uomini, disse, e come io avevo visto due uomini ed una donna, concluse che
la mia esperienza era ancora più insolita.

Gli domandai se gli alleati potevano fingersi bambini; se i bambini potevano essere dello stesso
sesso o di differenti; se gli alleati fingevano gente di diverse razze; se potevano simulare una famiglia composta di uomo, donna e figlio, e finalmente gli domandai sé aveva visto qualche volta ad un alleato maneggiare un'automobile o un autobus.


Don Juan non rispose in assoluto. Sorrise e mi lasciò parlare. Sentendo la mia ultima domanda si mise a ridere e disse che mi stava io trascurando che sarebbe stato più proprio domandargli se aveva
visto ad un alleato maneggiare un veicolo di motore.

- Non vorrai dimenticare le motociclette, verità? - disse con una lucentezza maliziosa nello sguardo.
Il suo scherzo delle mie domande mi sembrò spiritosa e leggera, e risi insieme a lui.

Quindi spiegò che gli alleati non potevano prendere l'iniziativa né agire direttamente su niente;potevano, tuttavia, agire sull'uomo in forma allusione. Don Juan disse che entrare in contatto con un
alleato era pericoloso perché l'alleato poteva tirare fuori la cosa peggiore da una persona.


Tratto da; Una Realtà Separata - Nuove conversazioni con Don Juan
Carlos Castaneda










Leucemia mieloide acuta, “malattia aliena”. Studio italiano: “Dna non umano in un malato su due”



Un alieno si nasconde tra i miliardi di lettere dell’alfabeto della vita. Fornisce ordini inconsueti alle cellule del corpo, rimanendo ben nascosto. “Dna non umano” si annida in un malato su due di leucemia mieloide acuta, una patologia oncologica che colpisce le cellule del sangue. È la sorprendente scoperta fatta dai ricercatori dell’Università Statale di Milano e dell’Ospedale Niguarda. Che per la prima volta, in uno studio appena pubblicato su Scientific Reports – una delle riviste del gruppo Nature è riuscito a stanare sequenze aliene nelle cellule tumorali.


Tutto nasce da un’anomalia nelle cellule leucemiche, che ha insospettito gli studiosi italiani. La produzione eccessiva di una specifica proteina, associata alla proliferazione cellulare incontrollata, tipica delle cellule cancerose. “Siamo andati a ritroso e ci siamo chiesti chi impartisse questo ordine in grado di attivare una proliferazione senza interruzione – spiegano Alessandro Beghini, dell’Università degli Studi di Milano, e Roberto Cairoli, direttore dell’ematologia del Niguarda -. E, grazie a una serie di tecniche di biologia molecolare, siamo riusciti a identificare una variante dell’oncogene WNT10B”. I ricercatori svelano anche un curioso retroscena, che li ha aiutati nell’identificazione dell’intruso. “A giocare un ruolo fondamentale l’uso di sequenziatori automatici un po’ vintage – rivelano gli studiosi -. È stata la nostra fortuna, perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico, senza analizzarle”.


Ma chi è l’alieno che impartisce gli ordini, traviando le cellule sane? “È ancora presto per avere un identikit preciso”, sottolineano i ricercatori milanesi. Ma la pista seguita dai detective del Dna è quella “microbiologica”, che vede virus e batteri tra i principali responsabili dei meccanismi patologici della leucemia mieloide acuta.

In base alle stime dell’Associazione Italiana Registri Tumori ogni anno in Italia si contano poco più di 2.000 nuovi casi di leucemia mieloide acuta: 1.200 tra gli uomini e 900 tra le donne. La malattia è, secondo gli esperti, più comune negli uomini che nelle donne e, in genere, negli adulti con più di 60 anni. E nel nostro Paese rappresenta il 13% delle leucemie tra i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni.


L’intruso è stato trovato nel 56% dei 125 pazienti il cui Dna è stato sottoposto ad analisi. Questa importante scoperta apre, secondo gli autori, a nuovi possibili filoni di ricerca. Gli studiosi hanno, ad esempio, scoperto la stessa alterazione genetica anche in alcune cellule di tumore alla mammella. Una correlazione che deve essere ancora indagata a fondo. Lo studio potrebbe, inoltre, indicare un nuovo target per future terapie mirate contro la leucemia mieloide acuta, grazie a nuovi farmaci sviluppati per stoppare in modo selettivo la proliferazione mediata dalla sequenza aliena. “È una scoperta importantissima – concludono i ricercatori -, che negli anni a venire richiederà una serie di approfondimenti per risalire alla specie a cui il Dna appartiene, e per chiarire i meccanismi che hanno portato alla sua incorporazione nell’uomo”.

Lo studio su Scientific Reports

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/17/leucemia-mieloide-acuta-malattia-aliena-studio-italiano-dna-non-umano-in-un-malato-su-due/3200094/