venerdì 21 febbraio 2020

The Mysteries Of The Yuga Cycle - I misteri del ciclo Yuga


yuga
Il ciclo dei vari Yuga secondo Sri Yukteswar, attraverso le ere zodiacali: oro–argento–bronzo–ferro discendenti dall'alto in basso; di nuovo ferro–bronzo–argento–oro ascendenti dal basso verso l'alto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Yuga
KALI YUGA
(profezia di 4000 anni a.C. sull'età oscura)

Razze di servi, di fuori-casta e di barbari si renderanno padroni dei governi del mondo....
I capi che regneranno sulla terra, come nature violente....si impadroniranno dei beni dei loro soggetti.
Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente.
Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri, ed essi saranno spietati.
I popoli di vari paesi, mescolandosi ad essi, ne seguiranno l'esempio.
La casta dei servi sarà prevalente.
Coloro che posseggono abbandoneranno agricoltura e commercio e trarranno da vivere passando a servi o professando professioni meccaniche.
I capi, invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti.
La sanità interiore e la legge diminuiranno di giorno in giorno finché il mondo sarà interamente pervertito.
Solo i beni conferiranno il rango.
Solo movente della devozione sarà la salute, solo legame fra i sessi il piacere, sola via di successo nelle competizioni la falsità.
La terra sarà apprezzata solo per i suoi tesori minerali.
Le vesti sacerdotali faranno le veci della qualità di sacerdote.
La debolezza sarà la sola causa del dipendere.
Una semplice abluzione significherà purificazione.
La razza sarà incapace di produrre nascite divine.
Deviati da empi, gli uomini chiederanno: Che autorità hanno i testi tradizionali? Chi sono questi Dei, cos'é la via per diventare veri uomini?
Il rispetto delle caste, dell'ordine, e delle istituzioni verrà meno nell'età oscura.
I matrimoni in questa età cesseranno di essere un rito e le norme che legano un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza.
Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato del rigenerato; gli atti di devozione che potranno ancora essere eseguiti non avranno alcun risultato. Il tipo di vita sarà uguale promiscuamente per tutti.
Chi distribuirà più denaro dominerà gli uomini e la discendenza cesserà di essere un titolo di preminenza. Gli uomini concentreranno il loro interesse sull'acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza.
Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari ad un Brahmana (Sacerdote).
La gente avrà quanto mai terrore della morte ed avrà paura della povertà: solo per questo conserverà un'apparenza di cielo (spirito religioso).
Le donne non obbediranno ai mariti e ai genitori. Saranno egoiste, abiette, discentrate, mentitrici - e sarà a dei dissoluti che esse si attaccheranno. Esse diverranno semplici oggetti di soddisfazione sessuale.
L'empietà prevarrà fra gli uomini deviati dall'eresia e la durata della loro vita sarà conseguentemente più breve........
.........Quando i riti insegnati dai testi tradizionali e le istituzioni della legge staranno per cessare e il termine dell'età oscura sarà vicino, una parte dell'essere divino esistente per la sua propria natura spirituale secondo il carattere di Brahman, che é il Principio e la Fine... scenderà sulla terra...
Gli uomini, così trasmutati in virtù di tale speciale epoca, costituiranno quasi una semenza di esseri umani nuovi e daranno nascita ad una razza che seguirà le leggi dell'età primordiale.(Krta-yuga).
La stirpe degli Shambhala.
Sulla terra ristabilirà la giustizia: e le menti di coloro che saranno vivi alla fine dell'età oscura verranno destate ed acquisteranno una trasparenza cristallina.
(Brano tratto dal VISHNU PURANA)

Quasi tutti i conti ci dicono che la virtù e la giustizia diminuisce man mano che ci si sposta dalla Golden Age nei secoli successivi. 

Nell'era del Ferro - Infero - in ferro - (Kali Yuga) il sole raggiunge il punto della sua orbita più lontano dal grande centro. Più il sole è lontano dal grande centro e più l'umanita cade nell'ignoranza.

«Gli almanacchi indù non indicano correttamente che oggi [1894 d.C.] il mondo si trova nell'era del Dvāpara Sandhi. Gli astronomi e gli astrologi che compilano gli almanacchi, essendo stati fuorviati dalle annotazioni errate di alcuni studiosi di sanscrito (ad esempio Kulluka Bhatta) vissuti nell'oscura età del Kali Yuga, sostengono che la durata di tale yuga sia di 432.000 anni, che fino ad oggi (1894 d.C.) siano trascorsi soltanto 4.994 anni dal suo inizio e che ne debbano passare ancora 427.006. 
Una cupa prospettiva, fortunatamente inesatta! [...] L'errore degli almanacchi venne individuato da alcuni esperti dell'epoca, i quali scoprirono che i calcoli degli antichi Rishi avevano fissato la durata di un Kali Yuga in soli 1.200 anni. Ma poiché il loro intelletto non era ancora sufficientemente evoluto, essi riuscirono soltanto ad individuare l'errore, ma non le cause che lo avevano determinato. Per risolvere il problema partirono dall'ipotesi che i 1.200 anni della durata effettiva del Kali Yuga non corrispondessero ai normali anni della nostra terra, ma andassero intesi come altrettanti anni divini (daiva, ovvero "anni degli Dèi"), suddivisi in 12 mesi daiva, ciascuno di 30 giorni daiva; un giorno daiva corrispondeva quindi a un normale anno solare della nostra Terra. Pertanto, secondo il parere di quegli esperti, i 1.200 anni del Kali Yuga equivalevano quindi a 432.000 anni terrestri.»
(Swami Sri Yukteswar, The Holy Science, 1894 [7])

Sri Yukteswar, maestro del più noto Paramahansa Yogananda, ha sostenuto come i 12.000 anni divini siano da intendere in realtà come 12.000 anni effettivi, perché le quattro età andrebbero collegate ad un evento cosmico reale, cioè al periodo terrestre di precessione degli equinozi, della durata di 24.000 anni, diviso in una fase ascendente e una discendente di 12.000 anni ciascuna.[4] Secondo la sua Scienza sacra, scritta nel 1894, questi 12.000 anni sarebbero composti da:

4800 anni di età dell'oro, caratterizzati da armonia col piano divino;
3600 d'argento, caratterizzati dalla capacità di annullare il tempo;
2400 di bronzo, caratterizzati dall'annullamento dello spazio;
1200 di ferro, in cui prevalgono ignoranza e materialismo.
Il punto più alto raggiunto ultimamente dall'umanità sarebbe stato l'anno 11500 a.C., a partire dal quale sarebbe iniziata un'età dell'oro discendente, seguita da una d'argento e una del bronzo discendenti, fino ad una del ferro discendente cominciata nel 700 a.C. e terminata nel 500 d.C. Alle soglie del Medioevo dunque l'umanità avrebbe raggiunto il suo punto più basso, per ricominciare a percorrere una nuova età del ferro ma stavolta ascendente, conclusasi nel 1700.
A partire da questa data l'umanità avrebbe quindi già superato l'epoca oscura del Kali Yuga, e sarebbe entrata in un'età del bronzo o Dvapara Yuga a sua volta ascendente, contraddistinta da conoscenze innovative delle forze elettriche ed energetiche in grado di annullare lo spazio: Sri Yukteswar previde che «la materia si scoprirà essere energia» e che «il nostro Sole ha una stella gemella».[5] Seguiranno dal 4100 un'età d'argento ascendente, e dall'8900 una d'oro ascendente.[6]

«Sri Yukteswar scoprì l'applicazione matematica di un ciclo equinoziale di 24.000 anni all'epoca attuale. Il ciclo è suddiviso in un arco ascendente e uno discendente, ciascuna della durata di 12.000 anni. Ciascun arco comprende quattro Yuga o epoche, denominate Kali, Dwapara, Treta, e Satya, che corrispondono alla concezione greca delle età del ferro, del bronzo, dell'argento, e dell'oro.»

(Paramhansa Yogananda, Autobiografia di uno yogi, 1946)

“… nella Cosmologia degli Edda è data in chiave astronomica la durata del Kali Yuga, o Epoca del Ferro dei greci, l’ultima, l’attuale. Alla fine dei tempi, nel Crepuscolo degli Dei, ottocento Einherier dell’ultimo battaglione di Wotan usciranno dalle cinquecentoquaranta porte del Walhalla per combattere il lupo Fenrir. il Kali Yuga. Gli ariani dell’India conoscevano questa chiave degli Edda (Edda è quasi eguale a Veda …)”
Miguel Serrano: “Manu – per l’uomo che verrà” – pag. 46-47


Per Sri Yukteswar nel 499 d.C, dopo 1200 anni di Kali Yuga discendente, il nostro sistema solare raggiunse il punto più lontano dal grande centro della Via Lattea.

Decoding Hindu Mithology

Lo Shrimad Bhagavatam afferma che il Kali yuga iniziò sulla terra dopo che Shri Krishna lasciò il pianeta. Mentre l'incarnazione del dio camminava su questa terra, l'oscurità non aveva potere ed è solo dopo la sua partenza per la sua dimora Vaikunth che questa attuale Era di Kali potè iniziare.


Krishna lasciò la responsabilità della civiltà nelle mani dei Pandav e, a tempo debito, fu il turno del nipote di Arjun, Parikshit, a diventare il dominatore del mondo conosciuto. Un giorno, quando il nuovo imperatore era nel suo giro per il regno, incontrò il demone Kali (NON imparentato con Ma Kaali in alcun modo) come un goon riccamente vestito che stava picchiando senza pietà un bue.
Parikshit fermò il suo carro e si diresse immediatamente verso il punto, ma l'uomo continuò fino a quando tre delle quattro zampe del povero animale furono rotte. Infuriato da questa dimostrazione di barbarie quando Parikshit sollevò la spada per punire il bruto, cadde in ginocchio e implorò di risparmiargli la vita. Disse all'imperatore che non era altri che Kali, l'incarnazione del Kaliyuga e che il suo tempo sulla Terra era iniziato. Per diffondere il suo dominio, Kali ha dovuto rompere i pilastri del Dharma che il bue rappresentava e, di conseguenza, aveva distrutto tre delle sue gambe che rappresentavano austerità, pulizia e misericordia.
Parikshit sapeva che non poteva fermare il progresso di Kali ma poteva impedirgli di dominare completamente il Dharma. Ha permesso al demone di risiedere in QUATTRO luoghi - case da gioco e taverne, persone con desideri sessuali sfrenati, macelli dove animali innocenti vengono uccisi e in oro e ricchezza. Si ritiene che la primissima cosa che il demone fece dopo aver ottenuto la clemenza fu di entrare nella corona di Parikshit, portandolo così a compiere un atto che alla fine portò alla sua morte!
Ho sentito da molte persone che non esiste un concetto di diavolo nell'induismo, ma Kali sembra essere un buon candidato! I suoi truanti sono simili a quelli di Satana del Cristianesimo e di Shaitan dell'Islam e lo incontriamo anche nella storia di Nal-Damyanti nel Mahabharat. Si crede che il re Nal abbia finalmente intrappolato lui nell'albero Vibhidak, il cui frutto è stato usato per creare dadi in tempi antichi. Non è quindi un caso che la fine di Dvapar Yuga sia stata determinata da un gioco di dadi fatto dello stesso albero giocato dai Kaurav e dai Pandav!

Parte 1: Svelare linea temporale del ciclo Yuga

La dottrina del ciclo Yuga ci dice che stiamo vivendo nel Kali Yuga, l'età delle tenebre, quando la virtù morale e le capacità mentali raggiungono il loro punto più basso del ciclo.

"il Kali Yuga è iniziato non appena Krishna lasciò questo mondo"

Yukteswar ha inoltre chiarito nel libro La scienza sacra (1894), che un ciclo completo Yuga dura 24.000 anni, ed è costituito da un ciclo ascendente di 12.000 anni in cui la virtù aumenta gradualmente e un ciclo discendente di altri 12.000 anni, in cui la virtù si riduce gradualmente . Quindi, dopo aver completato un ciclo di 12000 anni discendente dal Satya Yuga al Kali Yuga, la sequenza si inverte, e un ciclo ascendente di 12.000 anni comincia partendo dal Kali Yuga al Satya Yuga. Yukteswar afferma che "Ciascuno di questi periodi di 12.000 anni porta un cambiamento completo, sia esternamente nel mondo materiale, e internamente nel mondo intellettuale o elettrico, e si chiama Yuga Daiva o Coppia elettrica".
I 24.000 anni cge compongono la durata del ciclo completo Yuga si avvicina molto al moto di precessione che compie un giro completo ogni 25.765 anni circa! Ossia è il tempo impiegato dal sole a percorrere una "precessione", cioè tornare indietro, attraverso le 12 costellazioni dello zodiaco. Interessante notare che il Surya Siddhanta specifica un valore di 54 secondi d'arco all'anno per precessione, contro il valore corrente di 50,29 secondi d'arco all'anno. Questo si traduce in un Anno Precessionale di esattamente 24 mila anni!
Ciò solleva la possibilità che il valore di corrente rilevato della precessione può essere semplicemente una deviazione temporanea dalla media.

La dottrina del ciclo Yuga ci dice che stiamo vivendo nel Kali Yuga, l'età delle tenebre, quando la virtù morale e le capacità mentali raggiungono il loro punto più basso del ciclo.
Il poema epico indiano Mahabharata descrive il Kali Yuga, come il periodo in cui l '"anima del mondo" è nero in tinta, solo un quarto della virtù rimane, che diminuisce lentamente a zero alla fine del Kali Yuga.
i pianeti visibili ad occhio nudo) - Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno - sono stati allineate a 0 ° di Ariete
Surya Siddhanta afferma esplicitamente che questa congiunzione di pianeti a 0 ° di Ariete si svolge alla fine della Golden Age (Satya / Krita Yuga). Il testo afferma: "Ora, alla fine della Golden Age (Krita Yuga), tutti i pianeti, con la loro moto medio - salvo comunque i loro nodi e le absidi - sono in congiunzione nel primo dell'Ariete"

Similmente, nella tradizione indù si parla dei demoni Koka e Vikoka, contro cui Kalki combatterà l’ultima battaglia dell’età oscura. Koka e Vikoka secondo alcune interpretazioni starebbero a simboleggiare i guerrieri degradati e disgiunti dal sacro (i mleccha), i “figli della rivolta impotente”. Questi sarebbero alleati di Kâlî demone dell’ultima èra, e collegati simbolicamente al demonismo delle masse e ad una forma “feminile” di spiritualità. Non a caso Guénon attribuirà alla deriva teosofica di Madàme Blawatskij, fautrice di una forma di spiritualità da “donne fallite”, il contagio di molte menti smarritesi tra le “fessure della grande muraglia”.

"Il Krita Yuga, chiamata così perché vi era una sola religione, e tutti gli uomini sono stati santo: quindi non erano tenuti a svolgere cerimonie religiose ... uomini né comperare né vendere, non c'erano poveri e non ricchi, non c'era bisogno di manodopera , perché tutto ciò che gli uomini richiesti è stato ottenuto con la forza di volontà ... Il Krita Yuga era senza malattia, non vi era alcuna diminuzione con gli anni, non c'era odio, o la vanità, o il male pensò di sorta,. nessun dolore, nessuna paura Tutta l'umanità potrebbe giungere alla beatitudine suprema L'anima universale era bianco ... l'identificazione di sé con l'anima universale era la religione tutta l'età perfetta Nei sacrifici Treta Yuga iniziata, e l'anima del mondo è diventato rosso,.. virtù diminuito quarto umanità ha cercato. verità ed eseguito cerimonie religiose, hanno ottenuto ciò che desideravano dando e facendo nel Dvapara Yuga l'aspetto l'anima del mondo era giallo:. religione diminuita la metà I Veda è stato diviso in quattro parti, e anche se una certa conoscenza aveva di. i quattro Veda, altri sapevano ma tre o uno Mente diminuita, la Verità è diminuito, e ci è venuto il desiderio e malattie e calamità,. causa di questi uomini ha dovuto subire penitenze E 'stato un età decadente in ragione della prevalenza del peccato "..
Lord Hanuman in Mahabharata


La tradizione ci dice che il GOLDEN AGE era popolato da persone che avevano realizzato il Sé - proprio come sarà la prossima volta. Quando l'ultimo Golden Age sbiadì, la Terra iniziò ad allinearsi con una nuova stella polare - Cygnus, il Cigno. Era iniziato un ciclo in declino degli affari umani. Mentre la stagione cosmica della caduta si avvicinava, Vega (la parola araba per "caduta") divenne la stella polare successiva. Durante questo periodo, il mito parla del declino di Lemuria e dell'affondamento di Atlantide (circa 12.000 anni fa). Vega è anche associata al declino del principio femminile nel mondo. Vega regnò sull'Era della Vergine (la vergine). Quando le stelle di quella costellazione sono unite da linee per identificarne il contorno, si vede una figura femminile cadere all'indietro.

Tradition tells us that the GOLDEN AGE was populated by people who had realized the Self - just as it will be next time around. When the last Golden Age faded, Earth began to align with a new pole star - Cygnus, the Swan. A declining cycle of human affairs had begun. As the cosmic season of the fall drew closer, Vega (the Arabic word for "fall") became the next pole star. During this time, myth speaks of the decline of Lemuria and the sinking of Atlantis (around 12,000 years ago). Vega is also associated with the decline of the female principle in the world. Vega ruled over the Age of Virgo (the virgin). When the stars of that constellation are joined up by lines to identify its outline, a female figure is seen falling backwards.
Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Atlantide

"Se l’uomo moderno fino a ieri aveva concepito e esaltato come una evoluzione il senso della storia a lui nota, la verità conosciuta dall’uomo tradizionale è stata l’opposta. In tutte le antiche testimonianze dell’umanità tradizionale si può sempre ritrovare, nell’una o nell’altra forma, l’idea di un regresso, di una caduta: da stati superiori originari gli esseri sarebbero scesi in stati sempre più condizionati dall’elemento umano, mortale e contingente. Un tale processo involutivo avrebbe preso inizio in tempi lontanissimi e il termine èddico ragna-ròkkr, “oscuramento degli dei”, è quello che meglio lo caratterizza. Né si tratta di un insegnamento che nel mondo tradizionale sia restato in una forma vaga e generica: esso si definì invece in una dottrina organica, ritrovabile essa stessa con un largo margine di uniformità, nella dottrina delle quattro età. Un processo di decadenza graduale lungo quattro cicli o “generazioni”, tale è, tradizionalmente, il senso effettivo della storia, epperò anche quello della genesi di ciò che, in universale, abbiamo chiamato “mondo moderno”. Questa dottrina potrà dunque servire da base a quel che segue.
La forma più nota nella dottrina delle quattro età è quella propria alla tradizione greco-romana. Esiodo parla appunto di quattro ere, contrassegnate dai metalli oro, argento, bronzo e ferro, inserendo poi fra le due ultime una quinta era, l’era degli “eroi”, che però si vedrà aver solo il significato di una parziale e speciale restaurazione dello stato primordiale. La tradizione indù ha la stessa dottrina nella forma di quattro cicli chiamati rispettivamente satyà-yuga (o krtà-yuga), tretà-yuga, dvdpara-yuga e kali-yuga (cioè “età oscura”), insieme all’immagine del venir meno, in ciascuna di esse, di ciascuno dei quattro piedi o sostegni del toro simboleggiante il dharma, la legge tradizionale. La redazione iranica è affine a quella ellenica: le quattro età sono conosciute e contrassegnate da oro, argento, acciaio e “mescolanza di ferro”. L’insegnamento caldaico riprende tale veduta quasi negli stessi termini".
- Julius Evola, brano tratto da “Rivolta contro il mondo moderno”:

martedì 18 febbraio 2020

Crypteia: le squadre della morte di Sparta

Crypteia
La agoghé (il sistema di educazione dei giovani spartani) prevedeva una pratica che ha generato numerosi dibattiti tra gli storici moderni, discussioni che gravitano attorno alla sua vera natura: la Crypteia (o Krypteia), un’istituzione composta principalmente da giovani spartani, era al limite tra una polizia segreta, un corso speciale d’addestramento particolarmente violento e un rito di passaggio all’età adulta

Gli spartani “purosangue” costituivano la minoranza a Sparta. La maggior parte della popolazione era composta da Iloti, prigionieri di guerra della Laconia e della Messenia che avevano subito una sorte differente dal tradizionale trattamento che gli Spartiati (di discendenza dorica) riservavano agli sconfitti in battaglia: sterminio della popolazione maschile e schiavitù per le donne.

Tabella dei contenuti

La minaccia costante degli Iloti

Gli Iloti erano sostanzialmente servi con un certo grado di libertà personale: non avevano diritto di voto, ma non erano schiavi veri e propri; potevano sposarsi, ma la metà dei frutti del loro lavoro doveva essere versato come tributo a Sparta; avevano il diritto di mantenere i propri riti religiosi e possedere piccole proprietà personali; alcuni, dopo anni di sacrifici o dopo aver militato nell’esercito spartano come fanti leggeri, riuscivano addirittura a riscattare la propria libertà.

Il rapporto numerico tra Iloti e Spartiati non è noto con certezza, ma sappiamo da Erodoto che intorno al V secolo a.C., più precisamente nella battaglia di Platea (479 a.C.), ogni oplita Spartiate aveva assegnati sette combattenti Iloti; nei territori sotto il dominio di Sparta, è quasi certo che le proporzioni tra cittadini e servi fosse maggiore.

La relazione tra Iloti e Sparta non fu sempre felice: la rivolta del 464-463 a.C., avvenuta poco dopo un terremoto, fece realizzare agli Spartiati di dover tenere costantemente sotto controllo i loro servi per evitare che si potessero verificare ribellioni potenzialmente disastrose per lo status quo.
La Crypteia, il culmine dell’educazione spartana

Addestramento alla Crypteia
Iniziò così una tradizione annuale che prevedeva che gli efori (magistrati supremi di Sparta), una volta insediati in autunno, dichiarassero una guerra rituale contro gli Iloti, concedendo il diritto ad ogni spartano di ucciderli senza subire alcuna conseguenza. In questa circostanza entrava in gioco la Crypteia, l’ultimo passo dell’ agoghé spartana e un rito di passaggio necessario per accedere alle più alte cariche politiche.
Affini a "Crypteia: le squadre della morte di Sparta":

La agoghé era un regime obbligatorio d’istruzione e di addestramento che iniziava a 7 anni per ogni cittadino maschio spartano: il bambino veniva separato dalla famiglia, gli veniva insegnato ad essere leale nei confronti dei suoi compagni ma, allo stesso tempo, a rubare o mentire a chiunque non fosse Spartiate in caso di necessità o in situazioni di sopravvivenza.

I ragazzi potevano lavarsi solo poche volte l’anno, avevano a disposizione solo un mantello per coprirsi dai capricci del clima, camminavano a piedi nudi e si nutrivano come e quando potevano. Era loro consentito rubare cibo, ma se fossero stati colti nell’atto di rubare avrebbero ricevuto una punizione severa, non tanto per il furto ma per aver dimostrato di non essere stati sufficientemente scaltri da farla franca.

Al raggiungimento dei 18 anni, i giovani Spartiati che avevano terminato il loro addestramento e che si erano dimostrati particolarmente brillanti nel combattimento o intelligenti nel comando dei loro compagni venivano arruolati nella Crypteia.
La Crypteia e la caccia agli Iloti

Quando gli efori dichiaravano ufficialmente guerra agli Iloti, i kryptes (membri della Crypteia) venivano inviati nelle campagne sotto il dominio di Sparta, armati di coltello e dotati di qualche razione di cibo, con il preciso scopo di uccidere ogni Ilota che incontravano e rubare ogni briciola di cibo necessario alla loro sopravvivenza.

L’ordine impartito ai kryptes era chiaro: uccidere ogni Ilota, specialmente i più forti, i più problematici o quelli coinvolti nell’organizzazione di dissenso o rivolte. Chiunque fosse stato colto nell’atto di uccidere, tuttavia, sarebbe stato punito con la fustigazione, proprio come accadeva quando si veniva sorpresi a rubare nelle fasi precedenti dell’ agoghé.

Era quindi necessario che gli omicidi fossero condotti in segreto, possibilmente dopo aver studiato il bersaglio e averlo seguito per comprendere la sua routine quotidiana. I kryptes uscivano generalmente di notte, dedicando le ore diurne al riposo e allo studio dei loro bersagli.

Polizia segreta, rito di passaggio o parte dell’addestramento?

La Crypteia è molto distante dal combattimento di opliti: si prediligeva l’operatività in piccoli gruppi rispetto ad uno schieramento compatto e massiccio; si combatteva e si uccideva ad ogni ora del giorno e non solo dall’alba al tramonto; l’armamentario a disposizione era minimo, contrariamente alla dotazione pesante dell’ oplita.

E’ possibile che attraverso la Crypteia i giovani spartani ottenessero competenze nel combattimento che non avrebbero potuto apprendere combattendo in una falange: eseguire ricognizioni rimanendo invisibili, uccidere senza lasciare traccia o condurre operazioni di intelligence raccogliendo informazioni dettagliate sul nemico.

Secondo alcuni storici, invece, la Crypteia non era altro che un rito di passaggio con lo scopo secondario di cementare la posizione di supremazia degli Spartiati: sfruttando la gioventù spartana per compiere omicidi dai risvolti politico-sociali, si mantenevano gli Iloti al loro posto e si evitava quanto possibile il nascere di ribellioni.

Altri storici, infine, sostengono che la Crypteia fosse una vera e propria polizia segreta, un corpo speciale creata e mantenuta per il preciso scopo di tenere in riga gli Iloti creando un clima di terrore e annientando ogni possibilità di organizzazione dei servi contro l’elite degli Spartiati.

Non esistono molte fonti storiche in grado di determinare con certezza la vera natura della Crypteia. Sappiamo per certo che l’organizzazione era reale grazie a Platone e a Plutarco, ma non abbiamo molti dettagli sull’obiettivo di questa istituzione.

Secondo gli storici Robert J. Bonner e Gertrude Smith, la Crypteia era sotto il controllo diretto degli efori, che tra i loro poteri avevano la gestione delle forze di polizia. Attraverso la dichiarazione di guerra nei confronti degli Iloti, la Crypteia poteva operare come un’unità di polizia militare senza incorrere nel rischio che uno dei suoi membri fosse considerato un semplice assassino.

Krypteia: A Form of Ancient Guerrilla Warfare

L'atmosfera terrestre si estende oltre la luna

La parte più esterna dell'atmosfera terrestre - chiamata geocorona - si estende verso l'esterno quasi il doppio fino all'orbita della luna. Il concetto dell'artista tramite l'ESA.

L'Agenzia spaziale europea (ESA) ha dichiarato il 20 febbraio 2019 che i dati di 20 anni dell'osservatorio SOHO basato sullo spazio hanno rivelato un fatto sorprendente sulla Terra. 

I dati hanno dimostrato che la parte più esterna dell'atmosfera terrestre - chiamata geocorona - si estende oltre l'orbita lunare. Questa geocorona gassosa - una nuvola di atomi di idrogeno, resa debolmente luminosa nel lontano ultravioletto dalla luce solare diffusa - era nota per esistere. 
Ma nessuno sapeva che arrivasse così lontano nello spazio. 
Si estende quasi il doppio dell'orbita lunare, circa 400.000 miglia (630.000 km) o 50 volte il diametro della Terra.

lunedì 10 febbraio 2020

Il Dio greco Helios (Zeus) e l'elemento chimico Elio.

esce dal mare
Metopa raffigurante Elio che esce dal mare. Rinvenuta all'angolo Nord-Est del tempio di Atena a Troia da Heinrich Schliemann nel 1872, e risalente al IV secolo a.C., è oggi conservata presso il Pergamonmuseum di Berlino. La raffigurazione di Elio che esce dal mare può riprendere quanto riportato in Ateneo (469c e sgg.) dove viene raccontato il modo in cui Elio, dopo aver attraversato il cielo da oriente verso occidente, torni col suo cocchio al suo punto di origine: entro un'enorme coppa attraversa l'oceano
I versi 820-885 trattano della Tifonomachia, ovvero dell'ultima battaglia condotta da Zeus prima della sua totale supremazia. L'evento è causato dalla nascita di Tifeo (υφωεύς, anche Tifeo), generato da Gea e da Tartaro "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini. I versi 886-1022 concludono il poema.

«La Teogonia esiodea sembra riflettere la dottrina teogonica dei sacerdoti di Apollo delfico. In origine sarebbe stato il Χάος, il "vuoto primordiale" e poi Γαῖα, la Terra, ed Ἔρως o amore, come attrazione reciproca e principio di unione ed armonia»

(Ilaria Ramelli e Carlo del Grande. Teogonia in Enciclopedia filosofica vol.11. Milano, Bompiani, 2006, pag.11416)

La Teogonia (in greco antico: Θεογονία, Theogonía) è un poema mitologico opera di Esiodo, in cui si raccontano la storia e la genealogia degli dèi greci. Si ritiene che sia stato scritto intorno all'anno 700 a.C. ed è una fonte fondamentale per la mitografia greca.

L'opera è composta da 1022 esametri. Ripercorre gli avvenimenti mitologici dal Caos primordiale venuto ad essere, fino al momento in cui Zeus diviene re degli dèi.

Nell'universo L'elio è il secondo elemento più diffuso dell'universo dopo l'idrogeno, forma più del 25% in massa nelle stelle e gioca un ruolo importante nelle reazioni responsabili della quantità di energia che esse producono. L'abbondanza di elio è troppo grande per essere spiegata dalle sole reazioni all'interno delle stelle, ma è coerente con il modello del Big Bang e si ritiene che la maggior parte dell'elio presente nell'universo si sia formata nei tre minuti successivi al big bang.

nei primi pochi minuti dopo il Big Bang, dal brodo iniziale di protoni e neutroni liberi che è stato inizialmente creati in proporzione 6:1 una volta raffreddati al punto che era possibile formare dei nuclei, quasi tutti i primi nuclei composti formati erano nuclei di Elio

L'elio prende il nome dal dio greco del sole, Helios.

Dopo l'idrogeno, l'elio è il secondo elemento più leggero e il secondo più abbondante nell'universo osservabile,[1] essendo presente in circa il 24% della massa totale elementare, che è più di 12 volte la massa di tutti gli elementi più pesanti insieme. La sua abbondanza è simile a questi dati sia nel Sole che su Giove. Ciò è dovuto all'altissima energia nucleare di legame (per nucleone) di elio-4

«Zeus padre, signore dell'Ida, grande e glorioso,
Sole che tutti vedi e tutto ascolti,
fiumi e terra, e voi che sotto terra
punite da morti coloro che giurano il falso,
siate testimoni, e custodite i patti.»

(Iliade III, 276-280. Traduzione di Guido Paduano. Milano, Mondadori, 2007, p.91)

La inusuale stabilità del nucleo di elio-4 è anche importante in cosmologia: spiega il fatto che nei primi pochi minuti dopo il Big Bang, dal brodo iniziale di protoni e neutroni liberi che è stato inizialmente creati in proporzione 6:1 una volta raffreddati al punto che era possibile formare dei nuclei, quasi tutti i primi nuclei composti formati erano nuclei di elio-4. Era così forte il legame elio-4 che la produzione di elio-4 ha consumato quasi tutti i neutroni liberi in pochi minuti, prima che potessero avere il decadimento β, e anche lasciandone molti pochi che potessero formare elementi più pesanti come il litio, il berillio e il boro. Infatti l'energia di legame per nucleone dell'elio-4 è maggior di quella di tutti questi elementi, in effetti una volta che l'elio è formato dal punto di vista energetico non è possibile formare gli elementi 3, 4 e 5. È appena possibile da un punto di vista energetico che due atomi di elio si fondano nel prossimo elemento con più piccola energia per nucleone il carbonio. Tuttavia, questo processo, a causa della mancanza di elementi intermedi, richiede che simultaneamente tre atomi di elio collidano tra di loro (vedi processo tre alfa).

divinità
Gas incolore, sottoposto ad un campo elettrico presenta emissioni porpora
Dopo l'idrogeno, l'elio è il secondo elemento più leggero e il secondo più abbondante nell'universo osservabile,[1] essendo presente in circa il 24% della massa totale elementare, che è più di 12 volte la massa di tutti gli elementi più pesanti insieme. La sua abbondanza è simile a questi dati sia nel Sole che su Giove.

in un atomo un nucleo centrale a carica positiva agisce sugli elettroni negativi in modo analogo a quello con cui il Sole agisce sui pianeti del sistema solare.

Il Nucleo dell Atomo è composto da protoni e neutroni.



La manifestazione del Cosmo

Dopo il proemio (vv.1-115) inerente alle Muse, le dee "olimpiche" a cui si deve l'intera opera religiosa, la Teogonia racconta l'origine del mondo:
(v. 116) all'inizio, e per primo, "venne a essere" Caos (Χάος, "Spazio beante", "Spazio aperto"[16], "Voragine"[17])[18];
(v. 117) segue Gea (Γαῖα, anche Gaia, Ghe, Terra) che corrisponde sia all'entità "fisica", sia alla personificazione come "dea"[19], sede sicura ed eterna di tutti gli dèi che abitano l'Olimpo;
(v. 119) quindi Tartaro (Τάρταρος), la realtà tenebrosa e sotterranea (katachthónia);
(vv. 120-122) poi Eros (Ἔρως), il più bello (κάλλιστος) tra gli dèi[20], il dio primordiale che "scioglie le membra" (λυσιμελής), e che condiziona l'esistenza dei mortali come quella degli immortali, principio generatore che non genera[21][22];
(v. 123) da Caos ("Spazio beante") sorgono, per partenogenesi, Erebo (Ἔρεβος, le Tenebre)[23] e Notte (Nύξ, Nyx)[24];
(v. 124-125) e dall'unione di Notte con Erebo nascono Etere (Ἀιθήρ, la Fiamma del cielo) ed Emera (Ἠμέρα, il Giorno)[25];
(vv. 126-132) da Gea ("Terra") nasce per partenogenesi Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, "Cielo stellante") pari alla Terra[26]; quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφαι) dei monti[27] e il Ponto (Πόντος, il Mare)[28];
(vv. 133-138) unendosi a Urano ("Cielo"), Gea ("Terra") genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός)[29], Ceo (Κοῖος, anche Coio), Crio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Giapeto (Ἰαπετός, anche Iapeto), Teia (Θεία, anche Tea o Tia)[30], Rea (Ῥέα), Temi (Θέμις, anche Themis), Mnemosine (Μνημοσύνη), Febe (Φοίβη), Teti (Τηθύς) e Crono (Κρόνος)[31].
Verso l'ordine di Zeus[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'origine del mondo:
(vv. 139-153) Dopo i Titani, l'unione tra Gea e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Bronte, Sterope e Arge[32])[33]; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile[34];
(vv.154-182) Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gea, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori[35] nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gea, costruisce dapprima una falce dentata e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Crono, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gea, Crono, nascosto[36] lo evira;
(vv.183-187) il sangue versato dal membro reciso di Urano goccia su Gea producendo altre divinità: le Erinni[37] (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera[38]), le dee della vendetta[39], i terribili Giganti (Γίγαντες)[40][41] e le Ninfe Melie (Μελίαι)[42][43];
(vv. 188-210) Crono getta nel mare il membro di Urano e dal seme "uranico" mischiato al liquido marino si forma la "spuma del mare"[44] da cui nasce Afrodite (Aφροδίτη), dea dell'amore, della fertilità e della bellezza, al cui seguito si pongono il dio Eros[45] e il dio Himeros (Ἵμερος)[46];
(vv. 211-212) da Notte (Nύξ, Nyx), nata per partenogenesi da Caos, sorgono, sempre per partenogenesi, Moros (Μόρος, il Destino inevitabile); Chere (Κήρ, la Morte violenta); Tanato (θάνατος, la Morte); Ipno (Ὕπνος, il Sonno); gli Oneiroi (Ὄνειροι, la stirpe dei Sogni);
(vv.213-225) successivamente Notte genera, sempre per partenogenesi, Momo (Μῶμος, Biasimo); Oizys (Ὀϊζύς, Afflizione); le Esperidi (Ἑσπερίδες) che hanno cura delle mele auree[47] e dei loro alberi posti al di là dell'Oceano[48]; le Moire (Μοῖραι)[49]; le Chere (Κῆρες)[50]; Nemesi (Nέμεσις, Colei che distribuisce[51]); Apate (Ἀπάτη, Inganno) e Philotes (Φιλότης, Affetto o Tenerezza[52]); Geras (Γῆρας, Vecchiaia rovinosa); Eris (Ἔρις, Discordia);
(vv. 226-232) Eris, la Discordia odiosa, genera Ponos (Πόνος, Fatica), Lete (Λήθη, Oblio), Limós (λιμός, Fame), Algea (Ἄλγεα, Dolori che fanno piangere), Hysminai (Ὑσμίναι, Mischie), Machai (Μάχαι, Battaglie), Phonoi (Φόνοι, Assassinii), Androctasiai (Ἀνδροκτασίας, Massacri), Neikea (Νείκεά, Conflitti), Pseudea (Ψεύδεά, Menzogna), Logoi (λόγους, Discorsi) e Amphillogiai (Ἀμφιλλογίας, Controversie), Dysnomie (Δυσνομία, Anarchia) e Ate (Ἄτη, Sciagura) che vanno insieme, Horkos (Όρκος, Giuramento) che grande sciagura procura a chi lo tradisce;
(vv. 233-239) Ponto (Πόντος, il Mare) genera[53] Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, unitosi a Gea, genera Taumante (Θαῦμας)[54], quindi Forco (Φόρκυς, Phorkys)[55], Ceto (Κητώ) [56] dalle "belle guance"[57], ed Euribia (Εὐρύβια)[58];
(vv. 240-264) dall'unione di Nereo con Doris (Δωρίς)[59], figlia del titano Oceano, il fiume che perfettamente termina in sé stesso, nascono le Nereidi (Νηρεΐδες)[60];
(vv. 265-269) Taumante, figlio di Ponto e di Gea, unendosi a Elettra (Ἠλέκτρα), figlia di Oceano, genera Iris (Ἶρις)[61] e le due Arpie (Ἅρπυιαι)[62];
(vv. 270-279) Forco e Ceto generano le due canute Graie (γραῖαι)[63] e le tre Gorgoni (γοργόνες)[64] abitanti come le Esperidi al di là di Oceano, a Occidente;
(vv. 280-286) quando Perseo[65] taglierà la testa a una delle Gorgoni, Medusa (Μέδουσα), l'unica di queste mortale e che ebbe come amante Poseidone, dal suo corpo sorgerà Crisaore (Χρυσάωρ, anche Chrysaor) dalla spada d'oro, e il cavallo alato Pegaso (Πήγασος) che volò al servizio di Zeus;
(vv. 287-294) Crisaore, unendosi all'oceanina Calliroe (Καλλιρόη), genera il tricefalo Gerione (Γηρυών)[66] che sarà ucciso dall'eroe Eracle[67];
(vv. 295-318) Forco e Ceto o Crisaore e Calliroe o Ceto per partenogenesi[68] genera Echidna (Ἔχιδνα) il mostro metà fanciulla e metà serpente divoratore di carne, la quale, unendosi[69] a Tifone (Τυφάων, anche Tifeo)[70], genera Ortho (Ὀρθός), il cane di Gerione, Cerbero (Κέρβερος)[71], il cane di Ade, e Idra (Ὕδρα) che conosce tristi cose e che sarà uccisa da Eracle;
(vv. 319-325) Echidna e Tifone generano anche Chimera (Χίμαιρα)[72] spirante fuoco, che sarà uccisa da Pegaso e da Bellerofonte (Βελλεροφόντης)[73];
(vv. 326-332) Echidna o Chimera[74] unendosi a Orto[75] genera Fiche (Φίξ)[76] e il leone Nemeo (Λέων τῆς Νεμέας) che sarà abbattuto da Eracle;
(vv. 333-336) Forco e Ceto generano, per ultimo, il serpente Ladone (Λάδων) che tra le sue spire custodisce le greggi d'oro;
(vv. 337-370) i titani Oceano e Teti (Tethys) generano i venticinque Fiumi (Ποταμοί)[77] e le quarantuno[78] Oceanine (Ὠκεανίδες), tra cui Stige (Στύξ), la più illustre, le quali con il loro elemento acquatico nutrono di giovinezza gli uomini;
(vv. 371-374) i titani Teia (Theia) e Iperione generano Elio (Ἥλιος, Helios, Sole), Selene (Σελήνη, Luna) ed Eos (Ἠώς, Aurora);
(vv. 375-377) il titano Crio e la figlia di Ponto e Gea, Euribia, generano Astreo (Ἀστραῖος), Pallante (Παλλάς)[79] e Perse (Πέρσης);
(vv. 378-382) Astreo ed Eos generano i tre venti[80] Zefiro (Ζέφυρος)[81], Borea (Βορέας)[82] e Noto (Νότος)[83]; poi generano Eosforo (Ἑωσφόρος, Stella del Mattino) e le altre Stelle del firmamento;
(vv. 383-403) Stige (una delle figlie di Oceano) e Pallante, generano Zelos (Ζῆλος, Rivalità) e Nice (Νίκη, Vittoria), Cratos (Κράτος, Potere) e Bia (Βία, Forza); e con questi suoi figli, Stige, divenuta dea custode del giuramento tra gli dèi, parteciperà per prima alla glorificazione di Zeus, rappresentando i figli il seguito del futuro re degli dèi;
(vv. 404-410) i titani Febe e Ceo generano la dolce Latona (Λητώ, anche Latona)[84] dal peplo azzurro, Asterie (Ἀστερία, anche Asteria) che Perse condusse al suo palazzo come consorte;
(vv. 411-452) Asterie e Perse generano Ecate (Ἑκάτη)[85]; i versi 404-52 della Teogonia corrispondono all'Inno a Ecate la dea di stirpe titanica che qui possiede un rango particolarmente elevato, assegnatole da Zeus in persona; la sua zona di influenza è la terra, il mare e il cielo[86] dove ella appare a protezione dell'uomo oltre che nel ruolo di intermediaria tra questi e il mondo degli dèi.
La nascita e il dominio di Zeus

Dopo l'ordine di Zeus:
(vv. 453-491) I titani Crono (Kronos) e Rea generano: Istie (Ἱστίη, ionico; anche Estia dall'attico Ἑστία), Demetra (Δήμητρα), Era (Ἥρα, anche Hera), Ade (Ἅιδης) ed Ennosigeo (Ἐννοσίγαιον, Scuotitore della terra, da intendere come Poseidone o Poseidone Ποσειδῶν[87]); ma tutti questi figli sono divorati da Crono che, avvertito dai genitori Gea e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell'ultimo figlio avuto da Crono, Zeus (Ζεύς), e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire nascostamente a Lycto (Creta)[88], consegnando a Crono una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio;
(vv. 492-500) Zeus cresce in forza e intelligenza e infine sconfigge il padre Crono facendogli vomitare[89] gli altri figli che aveva divorato, e il primo oggetto vomitato da Crono è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[90];
(vv. 501-506) quindi Zeus scioglie dalle catene i tre Ciclopi[91] così costretti dallo stesso Crono, i quali lo ricambieranno consegnandogli il tuono, il fulmine e il lampo[92];
(vv. 507-616) il titano Giapeto e l'oceanina Climene (Κλυμένη) generano Atlante (Ἄτλας) dal cuore violento, Menetio (Μενοίτιος), Prometeo (Προμηθεύς) e Epimeteo (Ἐπιμηθεύς): il destino di Atlante e di Menetio sono decisi da Zeus il quale costringe il primo a sorreggere la volta celeste con la testa e facendo forza sulle braccia, mentre il secondo, per via della sua tracotanza, lo scaglia con il fulmine nell'Erebo. Complessivamente, a parte la vicenda di Epimeteo ("colui che pensa dopo", a differenza del fratello Prometeo "colui che pensa prima") il quale accoglierà improvvidamente il dono di Zeus consistente nella "donna", "portatrice di guai" per l'uomo, i versi 507-616 narrano la vicenda di Prometeo, il titano campione degli uomini il quale avendo cercato di ingannare Zeus durante la spartizione del bue sacrificale, e successivamente per aver rubato il fuoco agli dèi donandolo agli uomini, viene condannato dallo stesso Zeus a essere eternamente legato a una colonna, dove un'aquila di giorno gli mangia il fegato[93] che di notte gli ricresce, questo finché Eracle, figlio di Zeus e con il suo permesso, non lo libererà dal tormento.
I versi 617-720 si occupano della Titanomachia, la lotta tra i titani residenti sul monte Othrys[94] e gli dèi dell'Olimpo (figli di Crono e di Rea): da dieci anni la lotta tra i due schieramenti prosegue incerta quando Zeus, su consiglio di Gea, libera i tre Centimani precedentemente costretti nella terra da Urano e, dopo averli rifocillati con nettare e ambrosia, li coinvolge nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Posidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani;
seguono versi 720-819 che sono una descrizione del Tartaro, di difficile collocazione e interpretazione[95], nel cui ambito si pongono oltre che i Titani prigionieri e i tre Centimani loro sorveglianti (Cotto, Gige e Briareo, e la moglie di quest'ultimo la figlia di Posidone, Kymopoleia, Κυμοπόλεια), anche Notte e Atlante che regge il cielo, Hypnos e Thanatos, Ade e Persefone (Περσεφόνη), Cerbero e Stige.
I versi 820-885 trattano della Tifonomachia, ovvero dell'ultima battaglia condotta da Zeus prima della sua totale supremazia. L'evento è causato dalla nascita di Tifeo (υφωεύς, anche Tifeo), generato da Gea e da Tartaro "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini. I versi 886-1022 concludono il poema.
(vv. 886-900) Zeus vincitore delle forze divine ostili agli dèi olimpici prende in sposa l'oceanina Metis (Μῆτις), figlia di Oceano e di Teti (Tethys); ma, avvertito da Gea e da Urano che il loro erede maschio avrebbe potuto conquistare il suo stesso trono regale, Zeus la inghiottisce incorporando con Metis, la sua caratteristica unica, la "saggezza profetica". Zeus incorpora Metis, prima che questa partorisca la sua primogenita:[96] la dea glaucopide[97], Atena (Ἀθηνᾶ).
(vv. 901-906) Successivamente Zeus sposa Temi, la dea, sorella dei titani, figlia di Urano e Gea, che genera le tre Ore (Ὥραι): Eunomie (Εὐνομία), Dice (Δίκη) e Eirene (Eἰρήνη), le quali vegliano sulle opere degli uomini. La coppia Zeus e Temi genera anche le tre Moire (Μοῖραι): Cloto (Κλωθώ), Lachesi (Λάχεσις) e Atropo (Ἄτροπος) che consegnano il destino ai mortali[98].
(vv. 907-911) Poi, Zeus, sposa l'oceanina Eurynome (Εὐρυνόμη), anch'essa figlia di Oceano e di Teti (Tethys), che gli genera le tre Chariti (Χάριτες): Aglaie (Ἀγλαΐα), Euphrosyne (Εὐφροσύνη) e Thalie (Θαλία).
(vv. 912-914) Quindi Zeus sposa la sorella Demetra che partorisce Persefone (Περσεφόνη) dalle "bianche braccia"[99], che sarà concessa da Zeus ad Ade come consorte e quindi rapita da quest'ultimo[100];
(vv. 915-917) Zeus prende anche Mnemosine dalle "belle chiome"[101], figlia di Gea e di Urano, che gli genera le nove Muse (Μοῦσαι) dal diadema d'oro;
(vv. 918-920) con Latona, Zeus genera Apollo (Ἀπόλλων) e Artemide (Ἄρτεμις) "arciera"[102];
(vv. 921-923) infine, per ultima, Zeus sposa Era con cui genera Ebe (Ἥβη), Ares (Ἄρης) e Ilizia (Εἰλείθυια);
(vv. 924-926) dalla sua testa Zeus genera Atena, signora invincibile di eserciti;
(vv. 927-929) Era, adirata con Zeus, genera per partenogenesi Efesto (Ἥφαιστος) valente nelle arti;
(vv. 930-933) da Anfitrite (Ἀμφιτρίτη), nereide quindi una delle cinquanta figlie di Nereo e Doris, congiunta a Ennosigeo (Posidone), nasce Tritone (Τρίτων) vigoroso che abita il fondo del mare insieme ai suoi genitori;
(vv. 933-937) da Ares e Citerea (Κυθέρεια, appellativo Afrodite[103]) nascono Fobo (Φόβος) e Deimo (Δεῖμος) divinità terribili che ineriscono al terrore che agita gli uomini durante le guerre; Ares e Afrodite generano quindi Armonìe (Ἁρμονία), futura sposa di Cadmo (Κάδμος);
(vv. 938-939) Zeus e la figlia di Atlante Maia (Μαίη) generano Ermete (Ἑρμῆς, anche Ermes), il messaggero degli dèi;
(vv. 940-942) La figlia di Cadmo, la mortale Semele (Σεμέλη), genera con Zeus l'immortale e ricco di gioia Dioniso (Διόνυσος), divenendo successivamente anche lei una dea;
(vv. 943-944) La mortale Alcmena genera con Zeus l'eroe Eracle[104];
(vv. 945-946) Efesto, figlio di Era, sposa la più giovane della Chariti, Aglaie;
(vv. 947-949) Dioniso dai capelli d'oro sposa la mortale Arianna (Ἀριάδνη anche Ariadne), figlia di Minosse (Μίνως), ma che Zeus renderà immortale;
(vv. 950-955) Ebe, figlia di Zeus e di Era, sposa Eracle dopo che fu reso immortale;
(vv. 956-957) Elio e l'oceanina Perseide (Περσηίς, anche Perseis) generano Circe (Κίρκη) e Aiete (Αἰήτης, anche Eeta);
(vv. 958-962) Aiete sposa l'oceanina Iduia (Ἰδυῖα) e genera Medea (Μήδεια);
I versi 963-968 consistono dapprima in un saluto agli dèi olimpi e alle entità del mondo, per poi procedere ad una nuova invocazione alle dee Muse per avviare il Catalogo delle donne (γυναικῶν κατάλογος; anche Eoie, Ἠοῖαι) dove si celebra l'amore di dèi per delle donne mortali. A tal proposito occorre riportare quanto considerato da Aristide Colonna[105] quando riferisce delle conclusioni, inequivocabili, di Edgar Lobel[106] secondo le quali dopo lo studio del papiro di Ossirinco 2354 risulta evidente che la fine della Teogonia coincide, ovvero si salda, con l'avvio del Catalogo delle donne;
(vv. 969-974) Demetra unitasi all'eroe Iasio (Ἰάσιος, anche Iasìone) genera Pluto (Πλοῦτος, anche Ploutos) dio della ricchezza e dell'abbondanza delle messi;
(vv. 975-978) Armonìe e Cadmo generano Inó (Ἰνώ), Semele (Σεμέλη), Agavé (Ἀγαύη), Autonoe (Αὐτονόη), che divenne sposa di Aristeo (Ἀρισταῖος), e Polidoro (Πολύδωρος);
(vv. 979-983) l'oceanina Calliore e Crisaore (Chrysaor) generano Gerione[107] che verrà ucciso da Eracle a Eritea (Erytheia) per via dei buoi;
(vv.984-985) la dea Eos (Aurora), figlia dei titani Teia (Theia) e Iperione, e l'eroe Titono (Τιθωνός, anche Titono)[108] generano l'eroe Memnone (Μέμνων)[109] armato di bronzo e re degli Etiopi, e il re Emathione (Ἠμαθίων, anche Ematione);
(vv. 986-991) la dea Eos (Aurora) e Cefalo (Κέφαλος), generano Fetonte (Φαέθων) che verrà rapito da Afrodite che lo condurrà in un suo tempio dove lo designerà "guardiano" del penetrale, trasformandolo in dèmone divino;
(vv. 992-1002) la figlia di Aiete[110] fu condotta via dal figlio di Esone (Αἴσων)[111] costretto a queste vicende dal violento Pelia (Πελίας). Dal matrimonio di Giasone con Medea nasce Medeio (Μήδειος) che fu allevato da Chirone (Χείρων) figlio di Philyra (Φιλύρα anche Filira);
(vv. 1003-1005) la nereide Psamate (Ψάμαθη), unitasi a Eaco (Αἰακός), genera Phoko (Φώκος);
(vv. 1006-1007) la nereide Thetis (Θέτις, anche Teti)[112] unitasi all'eroe Peleo (Πηλεύς), genera l'eroe Achille (Ἀχιλλεύς) dal cuore di leone;
(vv. 1008-1010) Citerea (Afrodite) unitasi all'eroe Anchise (Ἀγχίσης) genera l'eroe Enea (Αἰνείας);
(vv. 1011-1016) la dea Circe, figlia del dio Elio, unitasi all'eroe Odisseo (Ὀδυσσεύς), genera Agrio (Ἄγριος), Latino (Λατῖνος) e Telegono (Τηλέγονος) che regnano sui Tirreni;
(vv. 1017-1018) l'oceanina Calipso (Καλυψώ), unitasi a Odisseo, genera Nausithoo (Ναυσίθοος) e Nausinoo (Ναυσίνοος);
Gli ultimi versi della Teogonia, (vv. 1019-1022) aprono al Catalogo delle donne (γυναικῶν κατάλογος; anche Eoie Ἠοῖαι).

martedì 21 gennaio 2020

Miðgarðsormr - il serpente della terra di mezzo


terra di mezzo
Miðgarðr
Miðgarðr (talvolta anglicizzato Midgard, Midjungards in gotico e Middangeard in antico inglese) è un antico nome nordico, usato nella mitologia norrena per indicare la terra degli uomini e dei Troll che può essere tradotto letteralmente come recinto nel mezzo o anche terra di mezzo.
Miðgarðr è situato in Mannheimr, uno dei nove regni, letteralmente regno degli uomini. Nel tempo, tuttavia, è divenuto comune chiamare il regno degli uomini Miðgarðr, invece di Mannheimr.

Descrizione mitologica
Miðgarðr è sito in uno dei nove mondi tenuti uniti dall'albero Yggdrasill, creato dai tre dèi fratelli Víli, e Odino, dai resti del gigante Ymir che essi stessi hanno ucciso.[1] Miðgarðr fu creata dalla carne e dal sangue del gigante Ymir, le sue carni divennero le terre emerse e il suo sangue i mari;[2] Miðgarðr è connessa con Ásgarðr attraverso il Bifrǫst, sorvegliato dal dio Heimdallr. Dipinto come posto da qualche parte nel mezzo di Yggdrasill, Miðgarðr è circondata da un mondo d'acqua, un oceano, che è impenetrabile. L'oceano è abitato da un gigantesco serpente marino Miðgarðsormr, così grande da circondare completamente il mondo, mordendosi la coda.[3]


Originariamente, nella mitologia norrena, con Miðgarðr si intendeva ciò che è delimitato dal muro (o recinto) costruito dagli dèi con le ciglia di Ymir e che separa il regno Mannheimr dal regno Jǫtunheimr, situato a est. Con Mannheimr, invece, si intendeva il mondo in cui vivono gli uomini, al cui interno vi è proprio Miðgarðr. Mannheimr è inteso come un mondo intermedio tra il paradiso (Ásaheimr e conseguentemente Ásgarðr) e l'inferno (Hel).
Secondo la leggenda, Miðgarðr sarà distrutta durante il Ragnarǫk, la battaglia alla fine del mondo. Il Miðgarðsormr si alzerà dall'oceano, avvelenando la terra e il mare con il suo veleno e causando uno scontro tra le terre e il mare. La battaglia finale si terrà nella pianura di Vigrond, dopodiché Miðgarðr e quasi tutte le forme di vita in essa saranno distrutte, con la terra che affonderà nel mare, per poi riemergere nuovamente, fertile ricominciando il ciclo dell'esistenza con una nuova creazione.
Etimologia e radici
Il nome italiano che meglio può rappresentare Miðgarðr è Terra di Mezzo, tradotto spesso letteralmente dalla forma inglese Middle Earth.
Il concetto di Miðgarðr compare diverse volte nel medio inglese come Middel-erde. Il nome fu reso comune nella forma Terra di Mezzo da J. R. R. Tolkien, autore della saga de Il Signore degli Anelli, nonché studioso di inglese antico. Egli si basò fortemente su questo termine e su altri concetti germanici nelle sue opere.

Il Miðgarðsormr abbocca alla testa di toro usata da Thor come esca
Il Miðgarðsormr è un enorme e mostruoso serpente che compare nella mitologia norrena. Miðgarðsormr non è tanto un nome quanto un epiteto, che significa: "Serpe di Miðgarðr". È altresì chiamato Jǫrmungand ['jœrmuŋgandr]: "demone cosmicamente potente". La leggenda narra che egli sia talmente lungo che se si stendesse diritto potrebbe abbracciare il mondo e infine mordersi la coda.
https://it.wikipedia.org/wiki/Miðgarðsormr

"Nelle profondità oscure in mezzo agli oceani furono scagliati,
Crescettero ogni giorno a dimensioni di giganti,
Il serpente presto inclinò il mondo,
Con la coda in bocca, in senso circolare;
Tenuto ancora innocuo
Per volontà di Odino.
-Valhalla: J. C. Jones -The Myths of the Norseland

https://archive.org/details/valhallamythsofn00jone/page/n6
https://books.google.it/books…